Luiz Scarpelli “I corrotti. Dinamiche sociali e strategie di contrasto”, Paesi Editore

Chi sono “I corrotti”?

Un libro svela dinamiche sociali e strategie di contrasto

Paesi Edizioni, Collana Machiavelli

Le infiltrazioni delle mafie nello Stato, la sfiducia nelle istituzioni, la cittadinanza attiva. Nel saggio dell’avvocato italo-brasiliano Luiz Scarpelli un’analisi approfondita sulla situazione italiana

La pandemia da Covid-19 è stata sfruttata come una grande opportunità dai corrotti e dai corruttori in tutto il mondo: a fronte dell’emergenza, la questione sanitaria e, in seconda battuta, quella socio-economica hanno letteralmente preso il sopravvento su tutto il resto, lasciando campo libero ai fenomeni corruttivi che sono tornati ad aggredire con forza le assegnazioni di appalti e contratti pubblici.

Quali sono le dinamiche sociali dietro a questo fenomeno e quali le strategie di contrasto?

Un’analisi approfondita della questione è quella che propone l’avvocato italo-brasiliano Luiz Scarpelli nel suo libro

Negli ultimi anni l’Italia si è dotata di una serie di importanti strumenti normativi per contrastare la corruzione in modo più efficace rispetto al passato. Con l’approvazione della legge 190/2012, l’istituzione dell’Anac, il primo Piano nazionale anticorruzione, il diritto generalizzato di accesso agli atti e una disciplina a tutela dei whistleblower, la pubblica amministrazione e i finanziamenti alla politica sono stati resi più trasparenti e sono state inasprite le pene per i reati connessi al fenomeno. Questo upgrade non ha però permesso di estirpare alla radice la corruzione che, per sua stessa natura, è legata all’essere umano e ai suoi «difetti» congeniti.

Ci sono però ancora margini per impedire le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione e fermare i corrotti. Come spiega l’autore nel saggio, il problema non è solo di sistema ma anche morale, collegato all’etica, ai comportamenti e alla coscienza dei singoli individui.

Dopo Tangentopoli e gli affari sporchi attorno alla ricostruzione del post terremoto a L’Aquila, il nostro Paese può risalire la china. Per farlo serve da un lato una presa di consapevolezza da parte dei cittadini, chiamati a partecipare attivamente alla vita politica e alla governance delle città in cui vivono; dall’altro una classe politica e dirigente che rispetti il «contratto sociale» stretto con il popolo.

«Possiamo emanare nuove leggi, aggiornare gli ordinamenti giuridici, usare la tecnologia, ma senza persone coscienti del proprio ruolo nella società, la criminalità organizzata continuerà a corrompere e colpire indisturbata lo Stato e la pubblica amministrazione».

Luiz Scarpelli, classe 1973, advogado italo-brasiliano. È iscritto presso i Consigli dell’Ordine degli Avvocati brasiliano di São Paulo, Rio de Janeiro, Minas Gerais, Espírito Santo e Goiás, presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati portoghese di Coimbra, presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma e presso il Council of Bars and Law Societies of Europe di Bruxelles. Ha conseguito un Master of Laws in Corruzione e Sistema Istituzionale e un Master of Laws in Criminologia, Psicologia Giuridica e Psichiatria Forense all’Università La Sapienza di Roma.

Paul Stamets “Funghi fantastici” presentazione

I funghi questi fantastici e misteriosi abitanti di un terzo regno, a metà come sono tra quello animale e quello vegetale.

Oltre ad essere una prelibatezza sulle nostre tavole, sono ancora gli sconosciuti abitanti di un mondo nascosto, una fitta rete di cellule allungate e filamentose, il micelio, la parte del substrato del terreno che costituisce il corpo di quello che noi chiamiamo impropriamente fungo: il corpo nascosto è il micelio e il fungo ne è la parte fruttifera ma non sono due entità separabili.

Un mondo tutto da scoprire e dalle potenzialità notevoli: “hanno la capacità di ripristinare gli ecosistemi danneggiati, possono scomporre sostanze chimiche dannose, neutralizzare tossine e sono già oggi impiegati per affrontare sversamenti di petrolio e contrastare l’estinzione delle api.
Ma non finisce qui: solo da poco in Occidente abbiamo cominciato ad apprezzare le loro incredibili capacità medicinali e curative – il loro effetto sul nostro sistema immunitario è ricco di promesse, e sono sempre più utilizzati per curare le malattie del corpo e della mente” ( da Piano B Edizioni).

Ad esempio le proprietà terapeutiche della psilocibina (il principio attivo dei “funghi magici”) per il trattamento di forme depressive, l’alcolismo o i disturbi ossessivo compulsivi.

Il volume a cura di Paul Stamets è una raccolta di saggi che indagano questo regno; pubblicato di recente in Italia è tradotto da Simona Moretti per Piano B Edizioni

“Paul Stamets, il più importante e apprezzato micologo del mondo, ha riunito in questo volume alcune delle personalità più influenti nel campo della micologia, dell’arte, dell’ecologia, della medicina e della ricerca scientifica per illustrare e diffondere le impressionanti capacità di queste creature fantastiche”. (da PianoB Edizioni)

Annet Henneman

NONOSTANTE. Diari dalle terre di conflitto in Medio Oriente

Prefazioni di Laura Silvia Battaglia (RAI), Stijn Postema e Moni Ovadia

Collana di GEOPOETICA (viaggi e reportage)

Pagine: 220 Prezzo: 15.00, Prospero editore

«Annet, hai incontrato e scelto vittime di ingiustizie, di diritti umani violati, di paesi in guerra. Hai deciso di farci vedere di che si tratta. Hai separato il teatro dalla sua separatezza. Hai tracciato confini irregolari senza preoccuparti delle proteste dell’arte. Molti non hanno riconosciuto quel che facevi. Hai saputo resistere e continui a farlo per non essere sopraffatta dall’indifferenza e dall’irriconoscibilità. L’intelligenza nell’arte del resistere è stata la tua dote principale, più ancora della tua tecnica artistica. Per questo ti siamo grati.» Eugenio Barba (Odin Teatret).

Diari, foto e riflessioni su ventitré anni di permanenze in territori di conflitto: Iraq, Kurdistan turco e iracheno, Egitto, Palestina, Iran, Giordania. Tutto ha avuto inizio con il voler raccontare la vita quotidiana di chi vive isolato in situazioni di guerra, occupazione, oppressione, tramite rappresentazioni che mettono l’informazione giornalistica sul palcoscenico: il cosiddetto “teatro reportage”.

Ma da queste esperienze lavorative non è nata solo la raccolta di storie di vita delle persone conosciute negli anni che qui si riporta, ma anche una serie di relazioni intime e famigliari, tenute vive dal racconto quando si è lontani e dall’appagante sensazione di “ritorno in famiglia” quando si riesce nuovamente ad abbracciarsi.

Annet Henneman (Velsen – Olanda, 1955), laureata in arte drammatica, ha fondato insieme ad Armando Punzo l’associazione Carte Blanche e La compagnia della fortezza a Volterra. Nel 1998, sempre a Volterra, ha fondato la compagnia Teatro di Nascosto (Hidden Theatre), che dal 2000 mette in scena lavori di “teatro reportage” con attori provenienti da Medio Oriente ed Europa.

Giustino Ferri “Tra le quinte del cinema. All’origine della critica cinematografica italiana” a cura di Claudio Gallo e Luca Crovi, Oligo Editore

pagine 50 – prezzo 12 euro
In libreria oggi 25 novembre

IL PRIMO ARTICOLO DI CRITICA DEDICATO AL CINEMA, APPARSO IN ITALIA NEL 1906

La prima proiezione pubblica a pagamento di una pellicola dei fratelli Lumière avvenne a Parigi il 28 dicembre del 1895. Già nel marzo dell’anno successivo i due pionieri del cinema riuscirono a organizzare delle serate a Torino, Roma e Milano. Agli italiani la loro invenzione apparve subito come una incredibile meraviglia, ma anche un mondo nel quale poter impiegare il proprio ingegno e la propria originalità. Così, nel giro di pochi anni, anche nel Belpaese sorsero sale cinematografiche e case di produzione, come la Cines (Roma, 1905), la Itala Film (Torino, 1906) e la Partenope Film (Napoli, 1907). Fu un momento particolarmente fecondo per gli sviluppi della cinematografia e quando lo scrittore Giustino Ferri siglò (nel settembre del 1906) sulle pagine de “La lettura” allegata al “Corriere della Sera” il suo testo Tra le quinte del cinema fu probabilmente il primo critico a raccontare in presa diretta lo sviluppo e le suggestioni di quell’arte visiva che tanto stava stupendo il mondo.

CLAUDIO GALLO, già bibliotecario, è docente di Storia del Fumetto presso l’Università degli Studi di Verona e direttore de “Ilcorsaronero”, rivista salgariana di letteratura popolare. Tra le sue monografie ricordiamo Emilio Salgari. La macchina dei sogni (BUR 2011, firmata insieme a Giuseppe Bonomi). Per Oligo Editore ha curato l’edizione di Robert Louis Stevenson, L’Isola del tesoroIl mio primo libro, tradotto da Luca Crovi e con la prefazione di Mino Milani.

LUCA CROVI è redattore alla Sergio Bonelli Editore, dove cura le serie del commissario Ricciardi e di Deadwood Dick. Collabora con diversi quotidiani e periodici, ed è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) trasformata nell’omonima trasmissione radiofonica di Radiodue. Per Rizzoli ha pubblicato L’ombra del campione (2018) e L’ultima canzone del naviglio (2020). Per Oligo Editore ha curato i testi del volume illustrato da Paolo Barbieri Draghi, dirigibili e mongolfiereC’era una volta a Milano (2019) e ha tradotto L’Isola del tesoroIl mio primo libro di Robert Louis Stevenson (2020, a cura di Claudio Gallo).

Giorgio Battisti e Germana Zuffanti “Fuga da Kabul. Il ritorno dei talebani in Afghanistan” Paesi Edizioni

 ‘Fuga da Kabul. Il ritorno dei Talebani in Afghanistan’, il racconto crudo di prima mano del generale di corpo d’Armata italiano Giorgio Battisti, il quale ha servito «boots on the ground» nel teatro di guerra afghano contro il terrorismo islamico. Scritto a quattro mani con la giornalista Germana Zuffanti, che da tempo si occupa di questioni sociali e delle problematiche legate all’Afghanistan.
 
Il libro, edito da Paesi Edizioni, offre uno sguardo approfondito e critico senza alcun giudizio ideologico o politicizzato sulla realtà dell’Afghanistan e della sua nuova leadership.

Partendo dai fatti, gli autori raccontano con uno stile fresco e una narrazione incalzante le ragioni del disastro militare, i fatti del 2021 e perché aspettarsi importanti novità in questo Paese indomabile e refrattario alle ingerenze internazionali.

Durante l’esperienza sul campo – ben quattro missioni in Afghanistan subito dopo l’11 settembre e fino al 2016 – il generale Battisti ha avuto modo di comprendere a fondo la realtà di questa regione chiave per la geopolitica mondiale e conoscere i suoi abitanti. Insieme con la giornalista Germana Zuffanti, ecco che si ricostruiscono anni di missioni in prima linea.
 
Alla cornice storica, gli autori affiancano un diario dettagliato delle missioni NATO, dell’importante ruolo svolto dall’Italia, del valore strategico del Paese e di come e perché non sia stato possibile sconfiggere gli studenti/guerriglieri del Corano, pur con una potenza di fuoco molto maggiore. Un libro scritto da un generale che, grazie al suo punto di osservazione privilegiato, oggi è in grado di trasferire la propria esperienza alle nuove generazioni di operatori delle forze armate.
 

Giorgio Battisti – Generale di Corpo d’Armata (Aus.), ha ricoperto diversi incarichi allo Stato Maggiore dell’Esercito. Ha comandato il Corpo d’Armata Italiano di Reazione Rapida della NATO, ha partecipato alle operazioni in Somalia (1993), in Bosnia (1997) e in Afghanistan per quattro turni, tra il 2001 e il 2016.

Germana Zuffanti –  Giornalista pubblicista, funzionario pubblico presso l’Università di Torino, si occupa da tempo di questioni sociali e delle problematiche legate all’Afghanistan. Gestisce un canale youtube e cura una rubrica su Panorama.it

Carla Boroni Donati “Lo sguardo di Ungaretti. Visività e influenza dell’arte figurativa nella poesia ungarettiana” Gammarò/Oltre edizioni


Pagine 200, 18 euro, in libreria dal 20 novembre. Gammarò edizioni (OLTRE)

Nel libro l’autrice affronta il complesso rapporto intercorso tra Ungaretti e le arti figurative cercando innanzitutto di dar conto di una frequentazione e di un’affinità espressiva che trovano la propria ragion d’essere in una ben precisa sensibilità estetica. La pittura, la scultura e l’architettura hanno infatti rappresentato, per Ungaretti, per la sua poetica, non semplici campi di studio e di riflessione, ma veri e propri strumenti per l’elaborazione di una visione del mondo, di una concezione sia tecnica che esistenziale della letteratura, di una pratica poetica che ha costituito le proprie immagini attingendo in primo luogo all’ambito dell’esperienza visiva.

La poesia di Ungaretti è densa di immagini. Di immagini provenienti dalla storia dell’arte e dal paesaggio naturale, ma anche di immagini mentali elaborate, lucidamente, al limite dell’onirico. Immagini evanescenti che in molti casi evocano sentimenti, sensazioni impalpabili e, di contro, immagini che si delineano in modo netto e preciso, in una forma cartesianamente “chiara e distinta”. In questo libro si cerca di non limitare troppo il campo, di non confinare il dato poetico ed esistenziale all’esclusivo punto di vista letterario.

Un approccio esclusivamente letterario rischierebbe infatti di lasciare sullo sfondo proprio l’aspetto più caratteristico del rapporto di Ungaretti con le arti figurative. Rischierebbe di non cogliere tutti i diversi punti di vista che concorrono a fare di tale rapporto un elemento essenziale per il formarsi della poesia ungarettiana, una poesia che si è sempre chiaramente proposta come poesia che nasce dalla vita, dal dato esistenziale.

Laureata in Pedagogia all’Università Cattolica di Brescia e in Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma, Carla Boroni è professore associato alla cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea (Scienze della Formazione) presso l’Università Cattolica di Brescia. Ha pubblicato articoli per riviste di critica letteraria e diversi libri tra i quali: Dall’Innocenza alla Memoria: Giuseppe Ungaretti (1992), Tra Sette e Ottocento. Momenti di critica e letteratura bresciana (1999) e Giuseppe Ungaretti. Amore e Morte, un percorso lirico (1999). Ha curato la raccolta Le parole legate al ditoi racconti di Enrico Morovich, in due volumi pubblicati nel 2009 (anni 1949-1970) e 2010 (anni 1971-1978). Sul rapporto tra sport e letteratura ha scritto Lo sport nella letteratura del Novecento. Il mondo dello sport raccontato dagli scrittori (2005) e Gli scrittori italiani e lo sport (2012). Studiosa di fiabe e favole ha prodotto numerosi volumi fra cui Favoleggiando (2006), Fiabe & favole golose (2009), I mestieri delle favole (2010). Per Vannini editore ha diretto la collana “Didattica e Letteratura”. Negli ultimi anni ha pubblicato Paralipomeni (2016), Appunti per il mio Novecento. Figure, percorsi e temi della letteratura italiana (2016) e Scuola e letteratura (2017). Per la casa editrice Gammarò, nella collana “Maestri e altre storie” diretta con Francesco De Nicola, sono usciti Letteratura fra i banchi di scuola (2018); Figure bresciane nella letteratura tra Otto e Novecento (2019) e Le nostre Favole (2020).

Nella copertina particolare da Gino Bonichi (Scipione), Ritratto di Ungaretti, 1930 ca., Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Chiara Frugoni, “Donne medievali. Sole, indomite, avventurose” presentazione

Chiara Frugoni, docente e medievalista nonché autrice di molti saggi, in questo suo ultimo lavoro propone, tratteggiandole all’interno di una cornice di splendide miniature che costellano le pagine, le figure di cinque donne fuori dai canoni voluti dalla Chiesa cattolica che, ispirandosi ai dettami dell’apostolo Paolo, le vedeva destinate o al chiostro, dov’era comunque possibile imparare a leggere e a scrivere, o alle mura domestiche, sottomesse ai mariti e senza alcuna considerazione.

Cinque donne particolari che non si adeguano pagandone però il prezzo: la prima è Radegonda di Poitiers vissuta nel VI secolo, regina , moglie di Clotario I il re merovingio, poi diaconessa nel monastero da lei fondato; personaggi storici conosciuti e potenti come Matilde di Canossa o umili come Margherita Datini, moglie del commerciante di Prato che sapeva scrivere e poteva comunicare direttamente con il marito sempre in viaggio, ma anche autrici come Christine de Pizan, poetessa e scrittrice, che, rimasta vedova ancora in giovane età, si dedicò allo scrivere anche come mezzo di sostentamento economico; protagoniste potenti ma anche leggendarie come la papessa Giovanna.

“Nella società medievale, guerriera e violenta, la presenza femminile rimane in ombra: le donne, per lo più analfabete e sottomesse, offese e abusate, a volte addirittura considerate specie a parte rispetto agli uomini, come gli animali, non hanno voce. A meno di non essere obbligate al monastero, dove possono vivere in modo più dignitoso, imparando a leggere e scrivere. Da dove viene tanta misoginia? Una volta affermatosi il celibato dei preti con Gregorio VII, ogni donna è una Eva tentatrice, non compagna dell’uomo ma incarnazione del peccato da cui fuggire”( da Il Mulino Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pisa, Roma e Parigi. Tra i suoi numerosi libri segnaliamo, per il Mulino, «Vivere nel Medioevo. Donne, uomini e soprattutto bambini» (2017), «Uomini e animali nel Medioevo. Storie fantastiche e feroci» (2018), «Paradiso vista Inferno. Buon governo e tirannide nel Medioevo di Ambrogio Lorenzetti» (2019), «Paure medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo» (2020). I suoi saggi sono tradotti nelle principali lingue europee, oltre che in giapponese e in coreano.

Simonetta Robiony “Elogio della nonna. Solidità solidarietà emancipazione”

Prefazione di Cristina Comencini

Fefè Editore

pagg. 140 • € 13 • 2021

Simonetta Robiony è nata a Napoli e vissuta a Roma, fin da bambina, a casa dell’adorata nonna. Questo ELOGIO DELLA NONNA è nato a posteriori, dal confronto tra le infinite riflessioni sulla questione femminile fatte con il suo gruppo e la figura della nonna, donna autonoma, forte, decisa, indipendente, anche se all’epoca non poteva votare, né divorziare, né firmare col suo cognome da ragazza. Un incontro che ha prodotto un racconto di grande fascino letterario, storico e sociale.

«La nonna del libro, come altre di quella generazione, sono fiere della loro femminilità, hanno la sensazione chiara che essere donne è una grande fortuna, malgrado le proibizioni, malgrado la maggioranza non possa ancora lavorare, non voti, non venga riconosciuta. Credo che la mia generazione dovrebbe ricordarsene sempre e portare con sé, nelle nuove libertà acquisite, queste vite ricchissime di intelligenza, di ironia, di fatica e di bellezza» Dalla prefazione di Cristina Comencini

Un elogio della “nonna” che rappresenta un effettivo elogio della femminilità, della forza e della dignità di ogni donna. Un esempio anche e soprattutto per il nostro mondo in cui abbiamo conquistato tante libertà e la nostra vita all’apparenza sembra più facile. 

SIMONETTA ROBIONY Giornalista, ha collaborato con Rizzoli e con il quotidiano La Stampa di cui è stata firma storica per quarant’anni. Partecipò fin dall’inizio al movimento “Se Non Ora Quando?” curando le interviste per www.cheliberta.it. Ha collaborato con la Rai e con Maurizio Costanzo. Ha pubblicato Avevo 20 anni nel ’68 con All Around e Se non ora quando con Castelvecchi (insieme a Rita Cavallari).

CRISTINA COMENCINI Regista, sceneggiatrice, drammaturga e scrittrice tra le più popolari. Da sempre impegnata per diritti civili e parità di genere. Tra le fondatrici di “Se Non Ora Quando?”.

Due presentazioni in breve:

Howard Carter “Tutankhamen. Il mistero di un faraone e l’avventurosa scoperta del suo tesoro”

Paolo Mieli “Il tribunale della Storia. Processo alle falsificazioni”

A quasi cento anni dal ritrovamento della tomba più celebre, più ricca perché quasi inviolata, fino ad ora rinvenuta nella Valle dei Re, Garzanti ripropone il volume in cui lo stesso egittologo raccontò la sua incredibile scoperta.

Era il 1922 e più precisamente il 29 novembre (anche se ufficialmente la tomba fu aperta il 16 febbraio 1923) quando l’egittologo Howard Carter dopo anni di ricerche effettuò la prima discesa nella tomba di Tutankhamon.

Il testo, nella nuova edizione, è introdotto da un saggio di Christian Greco, il direttore del Museo Egizio di Torino.

[…] “Fu il gruppo guidato da Howard Carter e lord Carnarvon a penetrare per primo nelle stanze segrete della sepoltura del faraone, sopravvissute ai secoli e alle razzie dei predoni. Gli scavi misero in luce un tesoro insospettato di arredi funebri e di suppellettili della vita quotidiana di allora, […] il minuzioso racconto di Carter fa rivivere con immediatezza e trasporto le aspettative e le sorprese di un’impresa archeologica che ha fatto storia”.( da Libri Garzanti )

HOWARD CARTER (1874-1939)è stato tra i più celebri archeologi della storia. Fra il 1891 e il 1899 lavorò all’Egypt Expolration Fund e più tardi divenne ispettore capo alla sezione antichità del governo egiziano. A lui si devono le scoperte delle tombe di Thutmosi iv, di Hatshepsut e, in collaborazione con lord Carnarvon, di Tutankhamen e di Amenofi I.(da Garzanti Autori)

Nel suo ultimo saggio, “Il tribunale della Storia. Processo alle falsificazioni” Paolo Mieli spiega in cosa consista il metodo “giudiziario” applicato ai fatti e alle figure del passato: i fatti vanno sempre revisionati e non soltanto perché ne emergono di nuovi, ma per una loro rivisitazione. Nelle tre parti che compongono il volume la rivisitazione segue un processo in cui si immagini un banco degli imputati, l’arringa dell’accusa e le argomentazioni della difesa, il tutto per arrivare non a nuove sentenze, non per raggiungere delle verità ma per aprire nuovi percorsi di ricerca seguendo il metodo che di quest’ultima è proprio: rigore, spirito critico e apertura a nuove verifiche, un processo alle falsificazioni.

“Mieli riesce, con la brillantezza del grande divulgatore e l’acume dell’attento osservatore dei nostri giorni, a spiegare in cosa consista l’applicazione di un metodo «giudiziario» per una rivisitazione dei fatti e delle figure della storia. «A patto che, beninteso, tale metodo sia utilizzato in modo comprovatamente onesto. In caso contrario, tutto sarà stato inutile.»Il vero processo, dunque, necessario e prezioso, è quello contro ogni tipo di falsificazione. Ed è «il risultato del lavoro del tribunale della storia, tribunale che nell’era dell’informazione diffusa è sempre riunito. In seduta permanente».(da Libri Rizzoli)

Brevi note biografiche

Paolo Mieli giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo, è stato all’“Espresso”, poi alla “Repubblica” e alla “Stampa”, che ha diretto dal 1990 al 1992. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 è stato direttore del “Corriere della Sera”. Dal 2009 al 2016 è stato presidente di RCS Libri. Tra i suoi saggi per Rizzoli, oggi disponibili nel catalogo BUR, Storia e politica (2001), La goccia cinese (2002), I conti con la storia (2013), L’arma della memoria (2015), In guerra con il passato (2016), Il caos italiano (2017), Lampi sulla storia (2018), Le verità nascoste (2019) e La terapia dell’oblio (2020) (da Rizzoli Autori)

FABRIZIO CALISSE “Storie di fotografia. Quando il cinema racconta la nostra storia”Armando Editore

Armando Editore

Pagine 208 – Prezzo 17,00

Il libro svolge la storia della partecipazione dell’autore alla nota agenzia fotogiornalistica “Team Editorial Services” di Lefevre – Scalfari negli anni che vanno dal 1968 al 1980, data della sua chiusura, e delle successive avventure fotografiche negli Stati Uniti fino all’anno 2000.

Il racconto tocca i temi della liberazione da un lavoro forzato e da un matrimonio fallito; dei moti del 1968; del mistero della fortuna e della sua ipotetica spiegazione con la teoria Fisica dei quanti; dei sacrifici per realizzare se stessi.

Il tema dello sviluppo di una fotografia più aderente alla scrittura segna tutto il libro, insieme ai rapporti con Lefevre, col partito Radicale, con Pannella, con personaggi famosi, con modelle disponibili, infine con la donna giusta. La tensione per trasformare una carriera giornalistica in una artistica, gli incontri con i critici, le mostre, i libri, fanno da sfondo. La narrazione prosegue con il trasferimento negli USA per nove anni di riprese e di avventure, per finire con una proposta di spiegazione scientifica della preghiera.

Fabrizio Calisse ha collaborato per diversi anni con l’agenzia fotografica “Team Editorial Service” di Franco Lefevre sviluppando una narrazione fotografica simile alla scrittura. Ha pubblicato La Macchina Oscura (Il Fotogramma,1980), Alto Lazio Antico (Studio, 1998), Viandante per Roma (Fabrica, 2002), Deserts of future (north- America) (Fabrica, 2004), Houston Modern Tales (Fabrica, 2007), Polinesia 2011 (Fabrica, 2011), Poesie visive fotografiche (Fabrica, 2014). Tra le altre opere dell’autore, si ricordano Diari di viaggio e Wandering.