Alessandro Barbero “La battaglia di Campaldino” Editori Laterza

in ebook a 0,99 centesimi


11 giugno 1289 ben settecentotrentadue anni fa i fiorentini inauguravano con la vittoria sul campo una nuova epoca: l’egemonia guelfa in Toscana e a Firenze. Una battaglia raccontata da insigni “giornalisti” dell’epoca come Compagni e Villani alla cui Cronica, ricca di dettagli, il testo di Barbero aggiunge un valore in più a questa famosa pagina di storia: risponde a molti quesiti che potremmo porci leggendo le antiche croniche. La Storia quando diventa micro-storia apre un mondo perché ci fa vivere la realtà del tempo descrivendo tutte quelle che erano le effettive difficoltà, esigenze, necessità di quel preciso periodo storico. Scopriamo così che il costo di un cavallo per andare in guerra era davvero esorbitante, ma scopriamo anche le armi, le armature, come si svolgeva un assedio e tanti piccoli particolari che sanno però farci rivivere tempi così lontani.
Le pagine di Storia ci informano e documentano, la micro-storia ci avvicina agli uomini del tempo.
La Storia ci tramanda che nella piana di Poppi, come ancora oggi è segnalato da cartelli che compaiono lungo la strada che conduce al castello, in località Campaldino si affrontarono l’armata aretina ghibellina e quella fiorentina guelfa. Tra i vai cavalieri Dante Alighieri, il “ghibellin fuggisco” combatté tra le file dei guelfi.

I capi ghibellini, tra i quali il vescovo Guglielmo degli Ubertini, Guido Novello dei conti Guidi, Buonconte da Montefeltro, decisero di attendere il nemico allo sbocco della vallata davanti a Bibbiena invece di intercettarlo in luoghi più angusti del percorso, forse per trarre vantaggio dalla geografia del luogo. Così quella mattina dell’ 11 giugno i due eserciti si schierarono sulla piana di Campaldino, nei pressi della chiesa di Certomondo; come scrive Alessandro Barbero, a differenza di quanto accade in epoca moderna, prima di iniziare una battaglia nel medioevo “i comandanti stabilivano una posizione difensiva, di solito appoggiata all’accampamento e ai carriaggi, e suddividevano le loro squadre di cavalieri in un certo numero di reparti o ‘battaglie’, decidendo quali impegnare subito e quali tenere di riserva, perché nello scontro le energie di uomini e cavalli si logoravano in fretta. I comandanti fiorentini selezionarono innanzitutto una forza di 150 ‘feditori’ destinati ad aprire lo scontro, fra i quali secondo la tradizione venne compreso anche Dante; i capitani di ogni sestiere scelsero i cavalieri migliori per questo compito, che era il più pericoloso …” (Alessandro Barbero, 1289. La battaglia di Campaldino, Laterza 2013).

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