Olivia Ruiz “Finché tutto resta nascosto in un cassetto”, presentazione

Un comò, tanti cassetti colorati, con i colori dell’arcobaleno, e generazioni di donne con le loro vite, fatte di dolore e di fughe ma anche d’amore, vissute dentro la terribile storia della guerra civile spagnola e delle sue luttuose e terribili lotte e scelte tra restare o espatriare per fuggire alla morte certa. Una storia di sofferenza sorretta da una spinta vitale che non si spegne e conta sul riscatto promosso dagli atti di chi non si è arreso.

“L’idea di riempire i cassetti di quel comò con le nostre vite mi è venuta come una folgorazione […] Voglio che queste donne così diverse, così vive, così complesse possano insegnarti e aiutarti a sapere chi sei […] Spolverare ogni tanto i cassetti del comò permette di mantenere in vita i ricordi, perché non scappino, quei malandrini”

Un romanzo d’esordio in cui l’autrice si ispira in parte alla vita della nonna.

“[…] In ciascun cassetto si cela un oggetto. Un oggetto ordinario che racconta molto più di quello che è. Racconta una storia che le parla della nonna come non l’ha mai conosciuta. Ci sono una medaglietta del battesimo, una chiave, un quaderno di poesie, un atto di nascita, un sacchetto di semi, un foulard azzurro, un biglietto del treno, un barometro e una busta da lettere. Ogni oggetto nasconde una vita intera. Ogni oggetto custodisce un amore profondo, frantumato dalla furia franchista, una donna rimasta sola e incinta che vede la felicità sfuggire sempre più lontano, ma non per questo si arrende. Quella donna era Rita. Solo adesso, lei capisce il vero significato degli insegnamenti della nonna. Solo adesso sa che deve fare in modo che si trasformino in azioni per cambiare la sua vita. Solo adesso decide di avere un suo comò pieno di oggetti importanti, che svelino al mondo la donna che vuole diventare. Perché il monito di Rita abbia un’eco infinita”(da Libri Garzanti)

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Brevi note biografiche

Olivia Ruiz, nata il 1° gennaio 1980 a Carcassonne, è una cantante e attrice francese di origine spagnola. I suoi nonni sono fuggiti dalla guerra civile, ma non ne hanno mai parlato; da questa vicenda prende spunto il suo romanzo d’esordio, Quando tutto resta nascosto in un cassetto. ( da Garzanti Autori )

Vigdis Hjorth “Lontananza” presentazione e con la recensione di Pina Bertoli su il mestieredileggere blog

Vigdis Hjorth, autrice norvegese, nel suo ultimo romanzo “Lontananza” ritorna su tematiche familiari, come nel precedente “Eredità”.

La protagonista è Johanna, affermata pittrice, che torna in Norvegia dopo trenta lunghi anni, dopo aver abbandonato gli studi, il promettente avvocato che ha sposato e la famiglia d’origine che aveva voluto studiasse legge seguendo le orme del padre anch’egli avvocato. Si era trasferita quindi nello Utah con il suo professore d’arte, da cui ha avuto un figlio, seguendo le proprie scelte.

Un allontanamento non indolore, anzi, un conflitto con tutta la famiglia e rimasto insoluto con la madre chiusa nel suo silenzio che, al momento del ritorno in Norvegia della protagonista, è una vedova ottantenne.

Tante le “lontananze” ormai cristallizzate, difficili da colmare anche se il desiderio, di trovare scandagliando i ricordi, è molto forte per assecondare il bisogno di colmare i vuoti dell’anima.

Un romanzo coinvolgente come può esserlo il racconto della ricerca delle motivazioni che conducono agli allontanamenti cercando una risposta all’inspiegabile nelle relazioni umane e affettive.

“Sono tanti gli argomenti rimasti insoluti che hanno condizionato Johanna nella sua vita di figlia, di donna, di artista e di madre: nella sua mente affiorano antichi ricordi di una donna all’apparenza leggera, spensierata, bellissima, ma quando riesce finalmente a spiegarsi alcuni episodi sconcertanti di cui è stata spettatrice, capisce che la madre non faceva che nascondersi dietro una corazza di convenzioni. Finché il lunghissimo silenzio fra le due donne si spezzerà in maniera violenta in un ultimo, spietato confronto”.

(dal Catalogo Fazi Editore)

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Brevi note biografiche

Vigdis Hjorth, nata a Oslo nel 1959, è una delle scrittrici norvegesi più conosciute e stimate. Ha esordito nel 1983 con Pelle-Ragnar i den gule gården, grazie al quale il Ministero della Cultura norvegese le ha attribuito il premio per il miglior romanzo d’esordio. Ha pubblicato più di trenta libri, fra cui una ventina di romanzi, conquistando i premi letterari più svariati. Eredità, vincitore del Norwegian Booksellers’ Prize e del Norwegian Critics Prize for Literature – i due principali riconoscimenti norvegesi –, è il romanzo con cui ha ottenuto la fama internazionale, rientrando nella rosa dei finalisti del National Book Award for Translated Literature nel 2019.(da Autore Fazi Editore)

La recensione su “Il mestiere di leggere” di Pina Bertoli

Morishita Noriko “La mia vita con i gatti” presentazione e vari articoli correlati

“Osservandoli, vivendo insieme a loro, lasciandosi cambiare la vita da questi gatti indimenticabili, Morishita Noriko si avvicina al segreto che unisce tutte le creature. Un legame che, a prescindere dalla loro specie, non si può che definire amore”.( dal Catalogo Einaudi)

Mi piace presentare questo romanzo con quanto si legge sul sito della casa Editrice proprio perché, per esperienza, trovo molto vero quanto esplicitato nella riflessione conclusiva.

Una vita semplice quella di Noriko, una cinquantenne con la crisi dello scrittore forse perché non tutto scorre come dovrebbe e magari farebbe comodo un intervento dal ”cielo”. E i miracoli si sa a volte avvengono e chi non ci crede li chiama coincidenze: una magnolia abbattuta con estremo dispiacere, una gatta randagia con i suoi piccoli, saranno simbolo di cambiamento e rinascita.

“La delicatezza e la bellezza dei libri di Morishita Noriko stanno proprio in questo: attraverso i piccoli e grandi cambiamenti quotidiani, la scrittrice giapponese, già apprezzata e celebrata per il longseller Ogni giorno è un buon giorno, riesce a intessere un racconto fatto di cose semplici e familiari, che diventa un racconto universale in grado di conquistare centinaia di migliaia di lettori in tutto il mondo”. (dal Catalogo Einaudi)

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Brevi note biografiche

Morishita Noriko nasce a Yokohama nel 1956. Laureata in letteratura giapponese alla Japan Women’s University, mentre era ancora una studentessa ha iniziato a lavorare come giornalista e rubricista. Nel 2002 pubblica Ogni giorno è un buon giorno (Einaudi 2020) che da allora diventa un autentico longseller. Nel 2018 il regista Omori Tatsushi ne trae un film di grande successo

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Salvina Pizzuoli “Corti e… fantastici” con quattro racconti sui gatti e i bozzetti ( Gatti, Mafì, Le gatte, Non è facile parlare di gatti)

e anche un racconto completo: Non è facile parlare di gatti in Salvina Pizzuoli Corti e fantastici

Bernardo Zannoni “I miei stupidi intenti” presentazione

I miei stupidi intenti è il romanzo d’esordio di un giovane sarzanese.

Ha per protagonista e voce narrante una faina di nome Archy. Nel mondo di Archy, dove gli animali parlano, vige la lotta per la sopravvivenza e i fragili devono capitolare e arrangiarsi. E così, divenuto zoppo, la madre, intuendone la fragilità, lo scambia con Solomon, una vecchia volpe, per una gallina e mezza.

È con Solomon che Archy conoscerà le regole del mondo e imparerà a pensare come un essere umano, scoprendo il tempo, Dio, la morte e la scrittura che può superare e contrastare la caducità del tempo e con esso la morte stessa.

“A contraltare, tra le pagine di questo libro, il miracolo di una narrazione trascinante, che accompagna il lettore in una dimensione non più umana, proprio quando lo pone di fronte alle domande essenziali del nostro essere uomini e donne.
I miei stupidi intenti è un romanzo ambizioso e limpido, ed è stato scritto da un ragazzo di soli venticinque anni. Come un segno di speranza, di futuro, per chi vive di libri”.(da Sellerio Editore)

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La storia di un animale, di una faina che scopre il mondo, le sue verità e le sue menzogne. Come fosse un personaggio strappato a Camus, e al tempo stesso a un film della Pixar. Un esordio sorprendente.

«Esistono vari modi di strillare un libro magnifico. Ma solo un modo è giusto per I miei stupidi intenti: leggetelo, leggete questo romanzo in stato di grazia».

Marco Missiroli

Brevi note biografiche

Bernardo Zannoni (1995) è nato e vive a Sarzana. I miei stupidi intenti (Sellerio 2021) è il suo primo romanzo.

Maria Pia Ammirati “Vita ordinaria di una donna di strada” presentazione

Maria Pia Ammirati in questo suo ultimo romanzo propone una storia difficile proprio perché indaga un mondo sconosciuto, scomodo da raccontare perché spesso considerato ai margini, che non ci riguarda: è il mondo del sesso a pagamento, ignorando che quel sesso a pagamento coinvolge giovani donne vittime di soprusi e sfruttamento e che spesso sono finite nelle sue trame e non riescono a liberarsene.

È la storia di Nadia, giovane donna nata nelle campagne povere a nord di Bucarest. Il suo un cammino quasi segnato: una famiglia povera, genitori violenti. Le carezze e le tenerezze le vengono solo da una zia che in effetti abusa di lei. La scoperta da parte degli altri familiari comporterà per la zia la cacciata e per Nadia l’essere venduta ad un uomo che potrebbe farne la moglie ma che presto la cederà invece ad un protettore. E Nadia cerca nella fuga la soluzione, ma non c’è alternativa.

Un romanzo coraggioso che sa dimostrare come la vita di strada possa diventare una vita ordinaria,

“Con Vita ordinaria di una donna di strada Maria Pia Ammirati ha compiuto un viaggio freddo e viscerale nel cuore oscuro dell’Europa della prostituzione. Pochi romanzi avevano sinora mostrato con tale intensità narrativa e rabdomantica intuizione sociologica cosa conduca una giovane donna a diventare prostituta e a sedersi sui gradini più umilianti della società”.(da Libri Mondadori Editore)

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Brevi note biografiche

Maria Pia Ammirati, dopo gli esordi con due saggi di critica letteraria, ha pubblicato i romanzi I cani portano via le donne sole (Empiria, 2001, entrato nella dozzina del premio Strega), Un caldo pomeriggio d’estate (Edizioni Cadmo, 2005), Se tu fossi qui (Cairo, 2011, premio Selezione Campiello, premio Selezione Rapallo e premio Procida), Le voci intorno (Cairo, 2012), La danza del mondo (Mondadori, 2013) e Due mogli. 2 agosto 1980 (Mondadori, 2017).
Nata in provincia di Napoli, vive da tempo a Roma e lavora in Rai.

Flora Fusarelli “Le deboli” presentazione

Un romanzo d’esordio ambientato negli anni ’40 in un piccolo centro tra le montagne dell’Abruzzo. Tre generazioni di donne in un periodo in cui alla miseria già connaturata si aggiungeranno le condizioni precarie legate al conflitto, la violenza maschile o quella paterna o la più vile, per chi la opera e più terribile per chi la subisce, lo stupro.

E le “deboli” affronteranno, facendosene carico, la realtà sociale di cui fanno parte, non remissive, non inconsapevoli, ma capaci di trasformare la loro debolezza nei confronti della condizione sociale che così le costringe nella loro forza. Così Vincenza costretta a sposare un uomo che non ama ritroverà la felicità anche se in una situazione estrema mentre Anna sarà capace di superare le convenzioni sociali decidendo, lei stuprata, di portare avanti la gravidanza.

“Anni Quaranta: in un paesino di quattromila anime dell’entroterra abruzzese, si sviluppano i drammi di vita di una famiglia e in particolare delle donne che ne fanno parte.
Nonna, mamma e figlia si trovano a doversi districare tra i problemi che la guerra ha portato con sé, le vicende di tutti i giorni e la balordaggine di alcuni suoi concittadini arroganti. Solo il loro essere donne forti e resistenti le farà risollevare dalla sorte che hanno avuto…”(dal Catalogo 4Punte Edizioni)

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Brevi note Biografiche

Flora Fusarelli è nata ad Avezzano (AQ) nel 1986. Appassionata di letteratura e autrice di numerose recensioni di libri, con Le deboli, pubblicato dalla nostra Casa editrice, si cimenta nel suo primo romanzo.

Emanuele Trevi “I cani del nulla. Una storia vera”, presentazione

“Nella paura cosmica di Gina, cane dalle zampe troppo lunghe e le orecchie enormi, c’è lo sgomento della vita di fronte alla propria nullità. È questo che ci affratella agli animali: il sentimento ineludibile, spaventoso, della nostra imperfezione.

[…] come i cani di D’Annunzio nella poesia che apre il romanzo e ne è il filo rosso, gli esseri umani sono «stupidi e impudichi», e al pari del vecchio poeta capiscono infine di non essere nulla.[…]”

In queste poche righe estrapolate dalla presentazione al romanzo nel Catalogo Einaudi in sintesi la chiave di lettura di questo che solo romanzo non è. Scritto nel 2003 è stato rieditato ora ancora da Einaudi con l’interessante introduzione di Sandro Veronesi.

E Nicola H. Cosentino nel suo articolo sul Corriere (18 luglio 2021) scrive nel sottotitolo:

[…]si tratta di un romanzo-non romanzo, un girovagare tra realtà e letteratura. La morale: si deve incarnare l’amore che si prova”

E poi nel testo

“Perché I cani del nulla (sottotitolo: Una storia vera) è un romanzo, come gli altri di Trevi, sulla letteratura; un’opera che si sbarazza presto delle proprie premesse, della propria primaria ispirazione, del profilarsi di una trama, per farsi guidare, compilare e poi concludere da altri libri e altre voci, e cioè da quel che avviene fuori e dentro l’autore: conversazioni con la moglie, scodinzolii, letture, passeggiate. […]

E capiamo ancora meglio leggendo il ricordo che l’Autore stesso dedica sul Corriere (23 agosto 2021) all’amico carissimo recentemente scomparso, Libero De Renzo, colui che materialmente gli aveva regalato la piccola Gina, prelevata in un canile.

Indirettamente fu anche l’ispiratore del libro:

Picchio (ndr nomignolo con cui l’amico veniva chiamato) era convinto che la presenza di quell’animale nella mia vita avrebbe avuto conseguenze artistiche capitali nella mia carriera di scrittore. Mi incitava a prendere appunti, a redigere una cronaca delle difficili giornate di Gina. E aveva ragione: […] mi ero reso conto che Gina era non tanto l’emblema, ma l’incarnazione vivente e scodinzolante di quello che andavo cercando, e non avevo ancora trovato, con la scrittura.

E così gli appunti, realmente presi seguendone il consiglio, verranno trasformati in un testo.

E conclude:

Picchio e Gina mi hanno insegnato tantissimo, e soprattutto mi hanno insegnato ad imparare, che è la scienza più difficile a prescindere dal suo contenuto apparente e momentaneo.

Un’affermazione importante che fa riflettere a fondo, soprattutto in questo nostro tempo come sottolinea Veronesi:

Chiunque riesca a continuare a imparare anche da adulto, chiunque mantenga la mentalità dell’allievo anche quando non va più a scuola risulta un sapiente, un iniziato. Ed è proprio ciò che viene da pensare di Emanuele Trevi, leggendo questo bellissimo libro, pervaso com’è in ogni pagina dallo strenuo, solitario, e dunque eroico sforzo di capire le cose che l’autore ha sotto gli occhi tutto il giorno, laddove lo schema sociale cui appartiene gli chiede solamente di accumularle e amministrarle. 

Un messaggio che è un richiamo forte a mantenere accesa la curiosità e interrogando e leggendo le cose che ci circondano senza essere solo “pastori” accudenti, come sottolinea Trevi, delle proprie cose.

Brevi note biografiche ( da Einaudi Autori)

Emanuele Trevi è nato a Roma nel 1964. Tra le sue opere: Senza verso. Un’estate a Roma (Laterza 2004), Il libro della gioia perpetua (Rizzoli, 2010), Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie 2012), Sogni e favole (Ponte alle Grazie 2019), Due vite (Neri Pozza 2020). Per Einaudi ha pubblicato I cani del nulla (2003 e, in una nuova edizione, 2021) e Il popolo di legno (Einaudi 2015). Sempre per Einaudi, è fra gli autori di Figuracce. Collabora con «Il Corriere della Sera».

Dello stesso autore vincitore del Premio Strega 2021

“Due vite”

Daniela Missaglia “Un colpevole silenzio” presentazione e con la recensione da Libri Panorama

Protagonista di questo romanzo, un esordio nella narrativa per l’avvocato matrimonialista Daniela Missaglia specializzata in Diritto di famiglia e autrice di vari saggi su temi nati dall’esperienza sul campo, è il silenzio.

Perché il silenzio?

È quello assordante che ignora, non vede, non vigila; frastornati dalla fagocitante quotidianità, spesso non vediamo quanto accade attorno a noi. È la storia del gesto terribile e tragico di un ragazzino tredicenne, Giovanni, vittima di quel comportamento violento che chiamiamo bullismo.

“Attraverso la storia di Giovanni, vittima sacrificale designata per il riscatto narcisistico e autoreferenziale dei suoi carnefici, Daniela Missaglia realizza un racconto destinato a scuotere le coscienze”.(dalla descrizione su IBS)

Su Panorama Libri la recensione a cura della Redazione

Gabriele Romagnoli “Cosa faresti se” presentazione

Sette racconti senza titolo se non enumerati in sette giorni anonimi, con un aggettivo che li scandisce da Primo a Settimo. Racconti di personaggi che vivono solo dentro alcune pagine, altri ritornano, come nel Settimo dove ne ricompaiono vari, ma non è una festa, è un funerale. Chi sono, cosa rappresentano? È il titolo che li raccoglie a mettere il lettore sull’avviso. Cosa faresti se? Tutti sono protagonisti alle prese con decisioni importanti, che impegnano il loro presente e il loro futuro non solo immediato. Scelte drammatiche che attraversano la loro vita per durare momenti o giornate o notti. Come scegliamo, chi o cosa ci porta a scegliere o comunque ad accogliere una o l’altra soluzione? Quanti dubbi, quanti tentennamenti, quante richieste di aiuto esterno o nei segni del destino o l’istintività fattasi immediatezza!

È nella scelta che ci sveliamo, è nella scelta che ci indaghiamo o spesso sono immediate e non mediate dalla ragione, ma dal sentimento o forse da un miscuglio perché siamo ragione e sentimento, tra dilemmi morali e scherzi del destino.

Sette racconti che pongono domande.

Sì, ma perché sette e perché nel settimo molti protagonisti ricompaiono? Sette di una stessa settimana dove nel Settimo le scelte degli uni coinvolgono anche altri.

“Esseri umani davanti a un crepaccio. Il passo da fare è scivoloso e irreversibile” scrive Paolo di Paolo nella sua presentazione sul Venerdì (del 16 luglio 2021) enucleando nel titolo una chiave di lettura “Il destino è una reazione a catena”.

Dal Catalogo Feltrinelli

[…] Una scelta irresolubile eppure necessaria, come quella di Laura e Raffaele, una coppia che desidera adottare un figlio e si ritrova a decidere in poche ore – una lunga, interminabile notte – se accogliere una bambina gravemente malata. O come quella di Adriano, che scopre da un video sul cellulare che il figlio, dopo aver preso in prestito la sua auto, ha investito un uomo senza fermarsi a prestare soccorso. Adriano, che da quando ha perso la moglie e il lavoro è incapace di decidere qualsiasi cosa, esce di casa per cercare fuori da sé, un passo dopo l’altro, una risposta: denunciare il figlio o costituirsi al suo posto per salvarlo? Mentre solo un istante viene concesso a Giovanni, il tassista Urano 4, per prendere la risoluzione più importante.
Seguendo quale ragionamento o intuizione, quale concezione del mondo e di sé, questi e gli altri personaggi, tutti sottilmente connessi fra loro, potranno compiere una scelta nell’arco di sei giorni e ripresentarsi insieme, nel settimo, per il giudizio finale? […]

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Brevi none biografiche

Gabriele Romagnoli (Bologna, 1960) Giornalista professionista, a lungo inviato per “La Stampa”, direttore di “GQ” e Raisport è ora editorialista a “la Repubblica”. Narratore e saggista, il suo ultimo libro è Senza fine (Feltrinelli, 2018). Fra le sue opere: Navi in bottiglia (Mondadori, 1993), Louisiana blues (Feltrinelli, 2001), L’artista (Feltrinelli, 2004), Non ci sono santi (Mondadori, 2006), Un tuffo nella luce (Mondadori, 2010), Domanda di grazia (Mondadori, 2014) e Solo bagaglio a mano (Feltrinelli, 2015), Coraggio! (Feltrinelli, 2016) e Senza fine. La meraviglia dell’ultimo amore (2018).

Djaïli Amadou Amal “Le impazienti” presentazione

Il romanzo di una donna per le donne e non solo del suo Paese: l’autrice è la camerunense Djaïli Amadou Amal che con “Le impazienti” ha vinto il premio Goncourt des Lycéens nel 2020 in Francia che ora è stato pubblicato anche in Italia da Solferino.

Consapevole del destino che opprime le donne del suo paese, essa stessa è stata vittima di una tradizione che le schiaccia prepotentemente, in nome della sopportazione e della pazienza: anch’essa sposa a diciassette anni si libera del primo e del secondo marito fuggendo dal paese natale nella capitale del Camerun, lavorando, scrivendo e fondando un’associazione (Femmes du Sahel) e da lì in America per dare voce alle donne sotto la spinta iniziale, come lei stessa racconta in una recente intervista, di evitare alle proprie figlie il medesimo futuro, invitando quindi le giovani a chiedere di studiare sottraendosi all’educazione delle madri che sono esse stesse le proseguitrici pazienti di quanto loro imposto e vissuto.

Proprio perché, come fa presente nella recente intervista, “nella cultura peul, nella quale ho ambientato il mio romanzo, una delle virtù fondamentali è la pazienza, munyal, intesa come accettazione. Bisogna portare pazienza, accettare il destino che è stato deciso per noi, non c’è altra scelta”(Corriere della Sera 12 agosto 2021, intervista di Stefano Montefiori). Intervista in cui afferma con convinzione che “il problema delle violenze sulle donne riguarda tutti, anche gli europei. Per questo penso che il mio romanzo abbia un valore universale, non va letto come la storia esotica che riguarda una lontana cultura africana”.

La storia racconta di tre donne nella regione del Nord del Camerun e dei loro tre matrimoni imposti senza possibilità di sfuggire alla situazione se non accettarla con pazienza in nome di Allah.

“Con questo romanzo polifonico Djaïli Amadou Amal ci riporta a un universo sommerso, tribale, in cui la femminilità non ha diritti e il rapporto fra i sessi è fondato sulla prepotenza. Scortica, disseziona, riduce all’osso i meccanismi di una cultura patriarcale progettata per schiacciare le donne, mostrandoci i danni irreparabili che produce, la sua intrinseca violenza. Una violenza cui le donne stesse si condannano, nel momento in cui rinunciano ai sogni per abbracciare i doveri, insegnando alle proprie figlie a fare lo stesso. Così Amal ci insegna a guardare con sospetto, sempre e ovunque, chi ci chiede di «pazientare » a ogni costo, mettendoci in guardia contro la subdola minaccia che in questo invito si annida”(da Solferino Libri)