Pip Williams “Il quaderno delle parole perdute” presentazione

Le parole danno forma al mondo, chiamando quanto ci circonda e quanto ci appartiene dentro e, come tutto ciò che concerne le creazioni dell’intelletto, non sono neutre e possono dare a quanto chiamano e raffigurano una forma o un’altra, creando una mentalità, un modo di guardare e vedere.

Quando nel 1879 ebbe inizio la compilazione del più imponente dizionario storico della lingua inglese e antica e moderna, l’Oxford English Dictionary, con la direzione di Sir James Murray, le parole entrate a farne parte erano accompagnate da una cronologia che ne indicava la prima comparsa ed erano corredate da citazioni tratte dalla letteratura o da altre fonti. Un lavoro mastodontico che vide la sua pubblicazione quasi cinquanta anni dopo.

Questa la storia vera del dizionario da cui prende spunto l’autrice del romanzo per raccontare delle parole “perdute”. Protagonista è la piccola Esme, figlia di un collaboratore di Murray, che raccoglie le strisce su cui sono scritte le parole scartate e così facendo le salva dalla distruzione. Ma perché sono importanti quelle strisce e da non perdere? Perché sono le voci delle donne, quelle che in un mondo in cui il pensiero era solo maschile, come anche la letteratura ne era appannaggio, significava costruire un dizionario che presentava un univoco punto di vista, nato dalla scelta di uomini con un’esperienza legata ad una precisa società, per colore ed età. Un dizionario delle donne: questo il desiderio della piccola Esme, non da contrapporre, ma da affiancare.

Un romanzo che oltre all’inatteso successo suggella una storia che sa di attualità: una manager italiana ha ottenuto che alcune espressioni sparissero in quanto offensive associate alla parola donna.

Se modifichiamo le parole possiamo davvero migliorare il mondo? Comunque anche una piccola riflessione non guasta.

Da Garzanti Libri

Oxford. Lo Scriptorium nel giardino segreto è il luogo preferito della piccola Esme. Lì, nascosta sotto un immenso tavolo di legno, ruba parole scritte su bianchi fogli. Parole che il padre lessicografo scarta mentre redige il primo dizionario universale. Più Esme cresce, più capisce che le definizioni che non compariranno nel lemmario ufficiale hanno qualcosa in comune: parlano delle donne, del loro modo di essere, delle loro esperienze. Parlano della sorellanza, dell’amore che non è solo possesso, dell’essere compagne in una lotta comune. Escluderle significa non dar loro una voce, guardare il mondo da un unico punto di vista, soffocare possibilità e speranze. Eppure c’è chi fa di tutto per farle scomparire per sempre. Anni dopo, Esme è determinata a fare in modo che questo non accada. Per tutta la vita ha collezionato quelle parole con l’intenzione di proteggerle, perché ha un sogno: scrivere un dizionario delle donne, che restituisca a ciò che è andato perduto il rispetto che merita. Per farlo deve combattere contro chi non la pensa come lei. Ma a darle coraggio ci sono tutte le donne che da secoli non aspettano altro che far parte della storia e non essere dimenticate.[…]

Pip Williams, nata a Londra, è cresciuta in Australia dove vive e lavora come scrittrice e giornalista.

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