Walter Veltroni “C’è un cadavere al Bioparco” presentazione

Ancora un caso per il Commissario Buonvino: una vittima irriconoscibile, il cadavere di un uomo nudo e decapitato nella teca di un’anaconda verde del Sud America al Bioparco a Villa Borghese.

Un caso in sé difficile, con una vittima irriconoscibile da identificare, reso ancora più difficoltoso dalla fobia che sin da bambino lo travaglia, l’ erpetofobia, la paura dei rettili e in particolare dei serpenti.

L’assassino non ha lasciato impronte, ha saputo evitare le telecamere e si è introdotto nel rettilario senza scasso. Sempre all’opera con la sua squadra, quei “magnifici” sette agenti a cui si erano successivamente uniti i due nuovi ingressi, uno dei quali ha conturbato non solo il cuore del commissario Buonvino, piacente e libero cinquantenne, riuscirà con la sua pazienza e con le intuizioni dei suoi collaboratori a risolvere l’intricato rompicapo? Il lettore dovrà attendere, l’agnizione finale lo aspetta in chiusura di questo terzo romanzo che potrebbe andare oltre la trilogia raggiunta.

Da Marsilio Editori

Dopo la felice soluzione del caso del bambino scomparso, il commissario Buonvino si gode la quiete ritrovata del parco di Villa Borghese e le gioie dell’amore. Ma è una tregua di breve durata. Il ritrovamento di un cadavere nel rettilario del Bioparco, il giardino zoologico della capitale ospitato all’interno della Villa, rappresenta una brutta gatta da pelare per Buonvino […] Quasi ci trovassimo nel più classico dei gialli di Agatha Christie, Buonvino dovrà dar fondo a tutto il suo acume e alle sue capacità deduttive per sbrogliare i fili di un’indagine in cui gli indizi scarseggiano e i sospettati abbondano, e smascherare finalmente il colpevole.

Dello stesso autore:

Assassinio a Villa Borghese

Buonvino e il caso del bambino scomparso

Enrico Franceschini “Ferragosto” presentazione

Ritorna all’opera, dopo “Bassa marea”, il giornalista in pensione e investigatore improvvisato Andrea Muratori, detto il Mura, il personaggio creato da Enrico Franceschini a lungo corrispondente dall’estero per la Repubblica, ad indagare su un nuovo caso alla vigilia di Ferragosto nel luogo simbolo delle vacanze agostane: la Riviera romagnola.

Se in un primo momento il “caso” si inserisce tra quelli più scontati nel periodo vacanziero, di una moglie che sospetta che il marito abbia un’amante, successivamente vi s’intrecciano l’omicidio di un fotografo e la sparizione dell’oro di Dongo, una pagina della storia recente in cui oro, gioielli e contante che Mussolini aveva con sé quando fu fermato dai partigiani appunto a Dongo e di cui non si riuscirono a seguire tutte le tracce.

Un nuovo caso ambientato nei luoghi che il bolognese Franceschini conosce molto bene per avervi trascorso molte delle sue vacanze, luoghi conosciuti e amati.

[…]”Mura si ritrova coinvolto in una corsa senza tregua per trovare la soluzione del duplice intrigo e, forse, lo scoop che potrebbe riportarlo in prima pagina.
Tra commedia gialla e fantasmi del passato, Enrico Franceschini torna con una nuova avventura del Grande Lebowski romagnolo: un’indagine su un misterioso episodio della nostra storia, un viaggio erotico e dissacrante attraverso il mito nazionalpopolare dell’estate italiana”(da Rizzoli Libri).

Brevi note biografiche

Enrico Franceschini (Bologna 1956), giornalista e scrittore, ha girato il mondo come corrispondente estero di un grande quotidiano, pur mantenendo uno stretto legame con una località balneare della Riviera romagnola. È autore di saggi e romanzi, tra cui L’uomo della Città Vecchia, Vinca il peggiore e La fine dell’impero. Per Nero Rizzoli ha pubblicato Bassa marea (2019).

Fabio Federici “Il pigiama rosa. Noir” Oligo Editore, in libreria da oggi 2 settembre

Prefazione di Maurizio De Giovanni e postfazione di Franco Binello

Il primo noir del Colonnello Federici. 

Ambientato a Bologna 

Nella Bologna alla vigilia della pandemia, mentre in piazza si festeggia il carnevale, inizia un viaggio nell’imperscrutabile, nelle paure di ognuno di noi, nel bianco e nero della psiche e nel profondo del dark web. Tra luci e ombre, angosce ed emozioni, una giovane investigatrice dei Carabinieri cerca di fare chiarezza in una storia di provincia da cui emergono realtà oscure, fatte di tradimenti e colme di segreti inconfessabili. Personaggi che si nutrono di narcisismo e vanità si muovono in un intreccio carico di suspense, mentre uomini e donne dal profondo senso di umanità lottano per la verità, fino ad arrivare a un avvincente finale che promette più di un colpo di scena.

Fabio Federici, colonnello dei Carabinieri, criminologo, saggista, docente universitario e giornalista pubblicista, è Medaglia d’Argento al Valor Civile, Medaglia d’Oro della “Fondazione Carnegie”, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Vanta una lunga esperienza investigativa, avendo diretto indagini su crimini efferati dalla vasta risonanza mediatica, nonché inchieste in materia di criminalità organizzata e di contrasto all’immigrazione clandestina. Per Oligo Editore ha pubblicato vari saggi di ambito criminologico vincitori di numerosi premi nazionali, tra cui si segnalano nel 2020 il Premio “Franz Kafka Italia alla Cultura”, nel 2019 il Premio “Paladino delle Memorie”, nel 2018 il Premio Internazionale “Giuseppe Acerbi” e il Premio Speciale “Vitaliano Brancati” sezione Letteratura. Questo è il suo primo romanzo.

Pagine 260, prezzo 16,90.

Cristina Cassar Scalia “L’uomo del porto” recensione di Salvina Pizzuoli

Un nuovo caso complicato per la vicequestore Vanina Guarrasi e la sua equipe, come lo sono quelli di cui non si riesce a configurare un movente. Denso di personaggi, tratteggiati con mano valente, tanto che il lettore costruisce immediatamente con essi un rapporto di simpatica empatia. Come non apprezzare la sagacia del vecchio commissario Patanè in pensione ma ancora in gamba o la disponibilità di Bettina a preparare manicaretti per tutti e non solo per la sua vicina di casa? E poi ci sono i “carusi”, la bella Marta e Lo Faro disponibilissimo e Nunnari che non sa andare al punto velocemente. Solo un accenno al vasto campionario di tipi umani che occupa le pagine di questo nuovo poliziesco della Cassar Scalia, ben congegnato, con una Catania prima donna con le sue strade, i suoi scorci, con l’Etna e i suoi sbuffi, i suoi quartieri, i suoi piatti e la sua lingua che, come una musica orecchiabile, dagli occhi arriva facilmente anche se sconosciuta, macchia di colore locale che non guasta. E poi c’è Vanina, con la sua energia, la sua arguzia, segugio sagace che sa apprezzare i suggerimenti di chi il mestiere ce l’ha nel sangue, Vanina con i suoi problemi di cuore, quelli del batticuore, e la nuova situazione: sotto minaccia di quella mafia che le ha ammazzato il padre. E nonostante i condizionamenti, affiancata dalla sua squadra che sa ubbidire senza tergiversare, la lunga indagine che pareva senza sfondo, si risolverà.
Un finale non scontato, e fin qui si rientra nella giusta norma, ma capace di risolvere tutti i dubbi e le incertezze, le false piste e completare un buon quadro come una bella cornice che lo chiude e lo delimita perfettamente. E poi? E poi, chiuso il caso, si conclude con un colpo di scena anche il periodo che ha visto la vicequestore scortata per proteggerla dalle minacce mafiose e nell’ultima pagina diventa chiaro che la storia continua…

“Catania. Nella grotta di un fiume sotterraneo usata come saletta da un locale molto noto viene ritrovato il cadavere di un uomo: lo hanno accoltellato. Una brutta faccenda su cui dovrà fare luce il vicequestore Vanina Guarrasi che, come se non bastasse, da qualche settimana è pure sotto scorta.

«La migliore scrittrice di storie di poliziotte in circolazione».
Severino Colombo, «Corriere della Sera»” ( dal Catalogo Einaudi Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Cristina Cassar Scalia è originaria di Noto. Medico oftalmologo, vive e lavora a Catania. Ha raggiunto il successo con i romanzi Sabbia nera (2018 e 2019), La logica della lampara (2019 e 2020), La salita dei Saponari (2020 e 2021) e L’uomo del porto (2021) – tutti pubblicati da Einaudi – che hanno come protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi; da questi libri, venduti anche all’estero, è in progetto la realizzazione di una serie tv. Con Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020).

Dello steso autore:

La salita dei Saponari

E anche l’intervista all’autore su la Gazzetta del Sud

Scalia De Cataldo De Giovanni “Tre passi per un delitto”

Daniela Alibrandi “Delitti postdatati”, vincitore del Premio Poliziesco Gold 2020, recensione di Salvina Pizzuoli

in libreria da oggi 24 giugno

Ed ecco ancora il commissario Rosco e la sua squadra in azione in queste nuove pagine di Daniela Alibrandi che si leggono bene, scorrono fluide con la sua scrittura piana che rende spedito l’andare avanti facilitando la bramosia del lettore che vuol capire e sapere perché, come in ogni buon giallo che solo giallo non è ma godibile in tutti i suoi risvolti, segreti e misteri si svelano lentamente: personaggi e protagonisti escono dalle pagine animati da una descrizione che li tratteggia vivificandoli, come gli ambienti in cui si muovono di una Roma datata, quella dei quartieri alti e delle sue spettacolari bellezze ed opere d’arte.

E c’è Mariuccia così schiva ma il cui passato ingombrante pesa e continua a pesare nel suo presente; e la signora Luisa così affettuosa e gentile che nasconde un terribile segreto; e l’avvocato così tronfio ma con tanti scheletri nell’armadio; ed Eugenio il manager ombra e Raimondo… ma non solo nuovi protagonisti.

E poi c’è il commissario Rosco alle prese con la sua nuova vita affettiva, spaventato dalle possibili tragedie che potrebbero sconvolgerla tanto che la squadra è così attenta e legata al capo da coadiuvarlo volontariamente pur di vederlo sereno ma, da ottimo segugio qual è, riuscirà ancora ad aver ragione su un caso intricato. E c’è anche la storia infatti, quella con la S maiuscola, quella che recentemente ha mostrato aspetti spietati dell’animo umano, che riaffiora e tinge di nero cose, persone e tutto ciò con cui è venuta a contatto. E c’è una voce fuori campo che si connota per una grafia diversa al termine di alcuni capitoli, non nuova tra le strategie narrative dell’autrice, ma che ha un suo spazio efficace e sa tingersi di un profondo giallo.

Un quadro variegato e ben dosato, tra pause e sospensioni che accendono la curiosità di chi legge così compenetrato nella vicenda da viverla quasi come davanti ai propri occhi.

E poi c’è il finale, in cui l’Alibrandi non delude mai, che conforta il lettore e svela l’autore di quei trafiletti in corsivo, la voce fuori campo che ha accompagnato silenziosa e segreta la sua lettura.

Su tuttatoscanalibri della stessa autrice:

Daniela Alibrandi, “Quelle strane ragazze”

Daniela Alibrandi, “Nessun segno sulla neve”

Daniela Alibrandi “Una morte sola non basta”

Daniela Alibrandi “Un’ombra sul fiume Merrimack”

Daniela Alibrandi “Il bimbo di Rachele”

Daniela Alibrandi “I misteri del vaso etrusco”

Daniela Alibrandi “Delitti fuori orario”

Daniela Alibrandi in Racconti racconti racconti: corti, con brivido, fantastici

Roberto Alajmo “Io non ci volevo venire”, presentazione

Una bella ragazza scomparsa, un investigatore improvvisato, una schiera di donne che lo affianca nella sua indagine e non per ultima la Sicilia, sono i protagonisti di un giallo sui generis il cui autore è Roberto Alajmo non nuovo a ritrarre la sua terra in aspetti caratteristici ancora non del tutto smaltiti dentro un sugo di contraddizioni che condiscono mentalità e costumanze.

Così Giovanni di Dio, detto Giovà, sarà l’investigatore che non ha la stoffa per esserlo ma è stato incaricato da Zzu, eminenza grigia e uomo di punta del rione Partanna di Palermo a cui non si può dire di no, perché stavolta stranamente Zzu ignora i fatti e pertanto è costretto a rivolgersi a Giovà che fa la guardia giurata.

Quale sarà il ruolo allora delle donne coinvolte?

Saranno Antonietta, la madre, Mariella, la sorella, Mariola, la zia, Mariangela, la parrucchiera a svolgere il compito di far luce sulla vicenda e indirizzare lo sguardo di Giovà impegnato in una indagine parallela a quella dei carabinieri.

“La prosa, dialettale solo per le spezie dei dialoghi, è divertente e ironica, in grado di restituire l’allusività e il senso multiforme delle conversazioni in Sicilia. L’autore ne rappresenta tutti i codici di comunicazione, compresa la prossemica di chi parla. È una specie di danza: avvicinarsi, allontanarsi, farsi sotto, restare in disparte.
Roberto Alajmo ha scritto un mystery comico e grottesco, al centro del quale emergono due tematiche molto siciliane: il millenario contrasto che qui regna tra verità e giustizia, e la piaga del vecchio che sempre si aggrappa al nuovo per imprigionarlo e modellarlo. Quasi un tributo a quella che Sciascia chiamava «verità letteraria»”(dal Catalogo Sellerio Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Roberto Alajmo (1959) vive a Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018) e Io non ci volevo venire (2021)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

L’arte di annacarsi

Giancarlo De Cataldo “Il suo freddo pianto. Un caso per Manrico Spinori” presentazione

Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti Albis e santa Gioconda, in breve “il contino”, Pm romano, torna nelle pagine di De Cataldo. Si apre con una seduta fiume in cui il difensore, l’avvocato Raffuciello, intrattiene con la sua arringa presidente e giudici, tra l’attesa snervante che la requisitoria si concluda e le telefonate preoccupanti di Camillo, il fedele maggiordomo della madre non sempre tenuta a bada nel suo essere ludopatica e dilapidatrice di un consistente patrimonio.

Ma subito dopo poche pagine il lettore intuisce la svolta: una lettera riservata che contiene in fieri la riapertura di un vecchio caso, l’assassinio di Veronica, escort transessuale.

“A Manrico era rimasta una ferita nella coscienza. Quel suicidio lo aveva segnato. Non aveva mai più dimenticato che davanti a lui non c’erano soltanto sospetti, indagati, testimoni reticenti, potenziali delinquenti, in qualche caso veri assassini. C’erano innanzi tutto esseri umani. E ora spuntava er Farina”.(dal Catalogo Einaudi)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri;

Un cuore sleale

Io sono il castigo

Quasi per caso

Tre passi per un delitto

Antonio Manzini “Vecchie conoscenze” presentazione

Rocco Schiavone ancora protagonista nel decimo romanzo che Manzini gli dedica e non sarà l’ultimo: l’autore infatti sottolinea che sta già lavorando all’undicesimo perché scrive, “ come dicono quelli bravi” è arrivata un’illuminazione, un’idea da non tralasciare e non perdere. Ma Schiavone è un personaggio particolare, sa farsi amare sulla carta e nelle fiction che ne seguono le vicende tra presente e passato, quello che riaffiora e coinvolge il vicequestore e i suoi amici di sempre, pronto e pronti ad intervenire a qualsiasi richiamo. Un personaggio ruvido, ma se stesso comunque anche nelle situazioni e nelle decisioni più scabrose. In questo decimo affronta un caso nuovo e uno che rispunta dal passato e riguarda Sebastiano, l’amico fraterno. L’altro, quello nuovo, è relativo all’omicidio di un’insegnate di storia dell’arte in pensione, ma conosciuta per alcune importanti scoperte su Leonardo da Vinci. Un cranio fracassato, un gioiello sparito, una relazione finita, un figlio poco presente. E l’indagine del vicequestore e della squadra si sposterà a scandagliare il mondo universitario e ancora una volta non mancherà di coinvolgere incatenando il lettore fino all’ultima pagina.

Dal Catalogo Sellerio


[…]L’inchiesta portata avanti da Rocco Schiavone, con il suo stile inconfondibile di lavoro e di vita, ha due snodi. Il primo riguarda la condotta del figlio della vittima; il secondo è una scoperta che questa aveva fatto scavando nelle opere scientifiche del genio del Rinascimento. «Una svolta nel mondo degli studi leonardeschi».
Improvvisamente, […]rispunta Sebastiano, l’amico di infanzia, e di imprese al limite della legalità, che era scomparso da un bel po’ di tempo […]E non è l’unico, sconvolgente ritorno proveniente dal passato, per trasformare in spettri le vecchie care conoscenze. Un Rocco Schiavone forse più solo, ma a momenti autocritico, che si sorprende quasi quasi a pentirsi della propria scorza di durezza: forse perché aleggia dappertutto un’invitante allusione alla forza emancipatrice dell’amore. Amore di qualunque tipo.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Gli ultimi giorni di quiete

“Rien ne va plus”

Ilaria Tuti “Figlia della cenere”, presentazione

Teresa Battaglia in questo terzo romanzo affronta un salto nel tempo, un passato richiamato alla memoria da un nuovo delitto: Giacomo Mainardi il serial killer che ben ventisette anni prima lei aveva fatto arrestare è evaso per commetterne uno nuovo e ora, costituitosi e tornato in prigione, chiede di parlare con lei, solo con lei. Un nuovo omicidio e un vecchio assassinio sono i punti di partenza di un nuovo percorso del commissario Battaglia, fatto di dettagli ancora non svelati di un passato lontano quando aveva solo trent’anni. Il Prologo si apre con il titolo “27 anni fa. Alla fine di tutto”:

Aveva poco più di trent’anni e si sentiva polvere […] Chiunque avrebbe potuto soffiare su di lei e spazzarla via. Un uomo che aveva amato aveva gettato le sue ossa su un altare nero. Teresa le sentiva ruotare, mosse dal soffio della vita, come a tentare di ricomporre uno scheletro su cui poter posare un nuovo principio. Scricchiolavano con la voce delle paure che la svegliavano in piena notte, Strepito d’ossa spezzate. Le sue.

Per concludersi con le parole rivelatrici di chi le cura le ferite del corpo:

“Eri polvere, ma la sofferenza è divenuta fuoco” […] Ti ha resa incandescente. E dalla cenere della tua vita precedente sei rinata. Questo è il destino dei comandanti, commissario Battaglia”.

Ora, in un nuovo momento drammatico della sua vita in cui è vicina a lasciare il suo lavoro per la malattia che mina la sua facoltà investigatrice, un vecchio caso torna a riaprire i ricordi e con essi quelle ferite che non riescono a rimarginarsi. E non solo, al centro del romanzo c’è Aquileia con la sua storia millenaria.

Da Libri Longanesi

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me.
È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare.
Eppure, nessun sollievo mi è concesso.
Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero.
Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità.
Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.»

Della stessa autrice:

Ninfa dormiente

Alessandro Robecchi “Flora” presentazione

Alessandro Robecchi torna in libreria con una nuova avventura per Carlo Monterossi, l’ottava: sullo sfondo sempre Milano e sempre alla ribalta la trasmissione Crazy Love, di cui è l’ autore, deluso al punto di abbandonare il programma condotto da Flora che ha imparato benissimo a gestire finte lacrime, banali pietismi di storie drammatiche occorse a comuni mortali: è lei stella di quella televisione, detta “commerciale”, che prospera tra grettezza, cinismo e superficialità.

Ma cosa accade?

Flora de Pisis è vittima di un rapimento e sarà chiamato ad indagare proprio l’autore pentito.

Il rapimento non è una trovata propagandistica ma l’ iniziativa strategica dei due rapitori: raccontare, senza interruzioni pubblicitarie, durante un’ora di trasmissione libera, in diretta, nella fascia della massima audience, un grande autore, una pagina di letteratura del passato. Il risultato è un intreccio tra letteratura, storia, suspance: tra le avanguardie surrealiste della Parigi anni Venti, le passioni d’amore e la Resistenza.

“Alessandro Robecchi firma una delle avventure più coinvolgenti di Carlo Monterossi, ricca di tensione noir e passione letteraria, ambientata come sempre in una Milano vista dai banconi dei bar, dai salotti borghesi, dalle scrivanie degli uffici, dai marciapiedi e dalle finestre dei palazzi di periferia. I suoi romanzi – meccanismi precisi, ironia irresistibile nei dialoghi e nelle trovate – gettano sempre uno sguardo disincantato e illuminante sulla nostra società”(da Sellerio Editore)

Brevi note biografiche da Sellerio Editore

Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto QuotidianoPagina99 e Micromega

Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011).
Con questa casa editrice ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento(2016), Torto marcio (2017), Follia maggiore (2018), I tempi nuovi (2019), I cerchi nell’acqua (2020) e Flora (2021).

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