“Epitaffi greci. La Spoon River ellenica di W. Peek ” da Il Venerdì La Repubblica 19 aprile 2019

Con il testo a fronte, raccoglie le epigrafi sepolcrali greche, dall’età arcaica a quella cristiana, di Werner Peek, epigrafista tedesco, pubblicate nel 1955, tradotte e commentate da Franco Mosino, grecista; la revisione e l’introduzione sono curate da Emanuele Lelli con un gruppo di studenti del Liceo Tasso di Roma. Prefazione di Giulio Guidorizzi

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Grazia Deledda “Canne al vento”

James Hilton “Addio, mister Chips!”

George Orwell “1984”

Vasco Pratolini “Cronache di poveri amanti”

J.D. Salinger “Il giovane Holden”

Jack London “Martin Eden”

Michail Bulgakov “Il Maestro e Margherita”

e ancora:

Francis Scott Fitzgerald “Il grande Gatsby”

Ernest Hemingway “Il vecchio e il mare”

Primo Levi “Se questo è un uomo”

Boris Pasternak “Il dottor Zivago”

Fred Uhlman “L’amico ritrovato”

Lev Tolstoj “Anna Karenina”

Alessandro Manzoni “I promessi sposi”

Omaggio a Claudio Magris

Omaggio di tuttatoscanalibri a Magris per il suo ottantesimo compleanno:

Claudio Magris, è nato a Trieste 1939. Studioso della cultura della Mitteleuropa è anche autore di opere di narrativa tra cui Danubio (1986, con cui vince il Premio Bagutta); Un altro mare (1991), Il Conde (1993); Microcosmi (1997), con cui ha vinto il Premio Strega; e altri premi prestigiosi, Príncipe de Asturias nel 2004 e nel 2016 il premio Kafka. Docente universitario di letteratura tedesca, iniziò nel 1967 una lunga collaborazione con Il Corriere.

Le opere:

da Consigli.it Cultura a cura di Maurizio Amore

 

 

Da mangialibri la presentazione di alcuni degli scritti

 

Da Panorama Libri on line:

Dalla presentazione di Danubio, un viaggio nella Mitteleuropa datato 1986:

Paesaggi, umori, incontri, riflessioni, racconti di un viaggiatore sterniano che scende con pietas e con humour lungo il vecchio fiume, dalle sorgenti al Mar Nero, ripercorrendo insieme la propria vita e le stagioni della cultura contemporanea, le sue fedi e le sue inquietudini. Un itinerario fra romanzo e saggio che racconta la cultura come esperienza esistenziale e ricostruisce a mosaico, attraverso i luoghi visitati e interrogati, le civiltà dell’Europa centrale – in tutta la complessa varietà dei suoi popoli e delle sue culture – rintracciandone il profilo nei segni della grande Storia e nelle effimere tracce della vita quotidiana. Viaggio esterno, dunque, e avventura interiore, minuziosa documentazione erudita che diventa materia di finzione e di digressione fantastica per un viandante curioso di luoghi, libri e persone che redige un piccolo Decamerone danubiano con storie e vicende, destini individuali e collettivi rimasti impigliati sulle rive del fiume e del tempo. Il Danubio diviene un labirintico percorso alla ricerca del senso della vita e della storia, sull’atlante della vecchia Europa e del nostro presente.

Da Danubio:

Fiume della melodia, lo chiamava Hölderlin presso le sue sorgenti; linguaggio profondo e nascosto degli dèi, strada che univa l’Europa e l’Asia, la Germania e la Grecia, lungo la quale la poesia e il verbo, nel tempo del mito, erano risaliti a portare il senso dell’essere all’occidente tedesco.

Scendo i pochi metri che separano la mia panchina dalla sorgente della Breg e risalgo il prato, bagnandomi calze e scarpe, verso la casa. L’acqua brilla fra l’erba, la sorgente fluisce tranquilla, il verde degli alberi è buono, e anche il suo odore. Il viaggiatore si sente un po’ goffo e meschino e avverte la superiore oggettività della cornice che lo avvolge. È possibile che quei rigagnoli nel prato siano il Danubio, il fiume dei superlativi, com’è stato chiamato, col suo bacino di 817.000 chilometri quadrati e i duecento miliardi di metri cubi d’acqua che esso rovescia ogni anno nel Mar Nero? Il ruscello, qualche centinaio di metri più a valle, fugge e splende veloce, merita già l’epiteto di «belcorrente» col quale Esiodo definisce l’Istro. I passi verso la casa assomigliano alle frasi su un foglio di carta, il piede tasta il terreno acquitrinoso e aggira una pozzanghera come la penna circuisce e attraversa lo spazio bianco del foglio, evita un ingorgo del cuore e del pensiero e procede oltre come se esso fosse una macchia di inchiostro, fingendo di averlo superato, mentre lo ha soltanto schivato e lasciato indietro, irrisolto e scivoloso.

Da Magris, Claudio. Danubio 

 

 

 

Le “traduzioni” dei risvolti di copertina di Piergiorgio Paterlini: Fabio Bacà “Benevolenza cosmica” da Robinson La Repubblica

Presentazione di Benevolenza cosmica

Premio Pilitzer a Richard Power per la narrativa, a Tugnoli per le foto, articoli dal Corriere e da La Repubblica

Pulitzer a Richard Powers e alle foto di Tugnoli

Il romanzo «The Overstory» uscirà in maggio per La nave di Teseo. Riconoscimenti ad Aretha Franklin (memoria) e agli scatti dell’italiano dallo Yemen

 

  • Di Giulia Ziino dal Corriere

Dal 1917

Istituito per volontà e in memoria del giornalista Joseph Pulitzer (1847–1911), il premio che porta il suo nome è stato assegnato per la prima volta nel 1917

È il più importante riconoscimento nel campo del giornalismo

Richard Powers con il romanzo The Overstory è il vincitore del premio Pulitzer 2019 per la narrativa. L’annuncio è arrivato ieri dalla Columbia University di New York: il libro — attualmente finalista al Pen Award e già nel 2018 vincitore del Grand Prix de Littérature Américaine e finalista al Man Booker Prize — uscirà in italiano il 16 maggio per La nave di Teseo con il titolo Il sussurro del mondo.

Powers — classe 1957, al suo dodicesimo romanzo, all’attivo un National Book Award vinto nel 2006 per Il fabbricante di eco — nel libro immagina che un botanico, Pat Westerford, dopo anni passati da solo a studiare gli alberi nella foresta, arrivi a fare una scoperta dalle implicazioni imprevedibili, ossia che gli alberi comunicano tra di loro. Il romanzo è attualmente in corso di pubblicazione in quindici Paesi e ieri è arrivata la consacrazione del Pulitzer, che ne premia l’impianto «innovativo» basato su nove personaggi che intrecciano i loro destini con quello di Westerford e della sua scoperta in una riflessione che coinvolge scienza, natura e umanità. Per la sezione storica, il premio del 2019 va a David W. Blight e alle novecento pagine del suo Frederick Douglass: Prophet of Freedom. Tra i poeti vince Forrest Gander con Be With.

Sul fronte del giornalismo, tradizionale campo di forza del Pulitzer, le inchieste dell’anno sono quelle su Donald Trump condotte da «Wall Street Journal» e «New York Times». Il «Nyt» si aggiudica il riconoscimento per le indagini sulla ricchezza dei Trump mentre il «Wsj» per la copertura della vicenda dei soldi pagati da Trump nel 2016, durante le presidenziali, a due donne che sostengono di aver avuto relazioni con lui.

Una squadra di giornalisti della Associated Press ha vinto per la copertura della guerra civile nello Yemen. E per gli scatti pubblicati dal «Washington Post» che documentano la fame nello Yemen vince invece l’italiano Lorenzo Tugnoli, ravennate di Lugo ma di base a Beirut, rappresentato da Contrasto.

Premiati per la copertura sulla persecuzione della minoranza musulmana dei Rohingya in Birmania i giornalisti della Reuters Wa Lone e Kyaw Soe Oo, arrestati e condannati a 7 anni di prigione dal governo birmano.

Quest’anno viene assegnato anche un Pulitzer onorario: va — postumo — ad Aretha Franklin. La cantante, scomparsa nell’agosto 2018, è la prima donna cui va questo tipo di omaggio del Pulitzer, assegnato per la prima volta nel 1930 e dato in passato tra gli altri a Bob Dylan e John Coltrane. La giuria ha reso omaggio ad Aretha per il suo contributo di oltre 50 anni alla musica e alla cultura americane.

Il Pulitzer alle foto di Lorenzo Tugnoli

da La Repubblica

Assegnati i riconoscimenti. Altri premi allo scrittore Richard Powers e alle inchieste su Trump

Gli scandali sessuali e familiari dominano anche quest’anno il Pulitzer, il più importante premio giornalistico statunitense. Ma la notizia è che stavolta è stato premiato un italiano: il fotografo Lorenzo Tugnoli autore di un reportage sulla fame in Yemen sul Washington Post. Per il resto le inchieste su Trump la fanno da padrone. Quella del Wall Street Journal che ha svelato come Trump avesse comprato il silenzio della pornostar Stormy Daniels e di altre donne. E quella del New York Times sulle ricchezze del presidente.

Lo Yemen torna invece grazie al lavoro dell’Associated Press sugli orrori della guerra civile. Alla Reuters il premio per aver raccontato il massacro dei rohingya in Myanmar. Mentre il Sun Sentinel vince per l’inchiesta sulla carneficina di Parkland, in Florida. La fiction è verde. Sul podio l’innovativo romanzo di Richard Powers, The overstory, che racconta il mondo dalla prospettiva degli alberi. Per la categoria “storia” si affermano la biografia di David W. Blight dedicata a Frederick Douglass e il libro The New Negro in cui Jeffrey C. Stewart ripercorre la vita di Alain Locke. Pulitzer postumo per Aretha Franklin, la cantante scomparsa lo scorso agosto.

Il fotografo italiano Lorenzo Tugnoli è fra i vincitori del premio Pulitzer. Il prestigioso riconoscimento è andato a un suo reportage sulla fame in Yemen pubblicato dal Washington Post

Aspettando la cinquina. Roberto Cotroneo su La Repubblica: Sì, sono stato escluso dallo Strega questo premio non ha coraggio

Sì, sono stato escluso dallo Strega questo premio non ha coraggio

di Roberto Cotroneo

Lo scrittore risponde all’allarme sulla qualità dei libri lanciato dal presidente della Fondazione Bellonci Giovanni Solimine

Se sei il presidente della Fondazione Bellonci, che tra le altre cose organizza il premio Strega, non puoi parlare di “testi acerbi”, con “sovrabbondanza di schemi”, e lamentarti della letteratura contemporanea italiana, sostenendo che non è all’altezza delle aspettative.

Giovanni Solimine avrebbe forse il dovere di andare oltre, e chiedersi se è davvero così, o se invece le cose stanno in tutt’altro modo.

Mi tocca una premessa: il mio romanzo Niente di personale era tra i 57 che sono stati segnalati per il premio Strega. Non è entrato neppure tra i dodici candidati, ma non è questo il punto. Purtroppo non ho il privilegio di essere acerbo, data la mia età, e neppure di sovrabbondare di schemi, visto che non ne ho mai avuto uno in trent’anni. Inoltre Solimine parla del vizio delle scuole di scrittura, da me mai frequentate, e del cattivo lavoro nelle case editrici, editing malmessi, superficiali, e via discorrendo: e non è sempre vero.

…continua a leggere l’articolo di Roberto Cotroneo autore di Niente di personale

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la risposta di Solimine su La Repubblica

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Premio Strega al via,”Ma metà candidati non erano all’altezza” di Raffaella De Santis

La Fondazione Bellonci dopo la polemica su Repubblica

 

” Dite ciò che volete ma i nostri finalisti sono da Strega”

 

di Giovanni Solimine 

Caro direttore, ho seguito con attenzione la discussione che si è sviluppata dopo l’annuncio dei 12 libri selezionati per l’edizione 2019 del Premio Strega. Gli interventi si sono concentrati su una valutazione della qualità della produzione letteraria italiana, in particolare di quest’anno. Siccome il dibattito ha preso spunto da una mia battuta sul fatto che non tutti i 57 libri segnalati mi sembravano “adeguati” a partecipare al Premio, voglio ricostruire brevemente il tipo di riflessione che avevo proposto durante la conferenza stampa di domenica.

Sono convinto che si stia profilando un’edizione vivace e combattuta. Ne sono lieto, perché a noi interessano innanzi tutto due cose: che partecipino i migliori libri dell’annata e che lo Strega sia contendibile.

Le modifiche introdotte negli ultimi anni vanno esattamente in questa direzione. Avvertendo la responsabilità di gestire il premio letterario più seguito e più atteso, abbiamo voluto che gli Amici della domenica e i quasi mille elettori coinvolti (tra voti singoli e voti collettivi) avessero la possibilità di scegliere tra le novità più significative, e che fin dalla fase iniziale la proposta e la selezione fossero saldamente nelle mani degli Amici della domenica e del Comitato direttivo. Non volevamo rinunciare a molti libri di qualità solo perché pubblicati dallo stesso editore ed infatti il nuovo regolamento, pur non incoraggiando la presenza di candidature plurime sia tra le proposte iniziali sia nella dozzina, semplicemente le rende possibili.

Forse qualcuno preferiva un nostro ruolo meno attivo, pensava che ci saremmo accomodati sul sedile posteriore e avremmo lasciato guidare agli altri. Non è così, anche se in questo modo il nostro lavoro di scrematura diventa più faticoso e difficile.

Il nuovo regolamento ha infatti prodotto un incremento del numero di libri presentati e, in alcuni casi, la segnalazione di opere che a me sembrano non adatte a partecipare alla competizione: ho chiarito nella conversazione avuta con Lara Crinò di Repubblica i motivi per cui alcuni libri mi sembravano al di sotto dello standard di qualità che cerchiamo di mantenere.

Nella discussione di questi giorni si è persa però una considerazione altrettanto importante, che vorrei ribadire: a me sembra che almeno metà dei libri proposti siano di qualità molto buona e credo che il Direttivo abbia portato ai nastri di partenza i 12 libri più belli: nel presentare le nostre scelte, Valeria Della Valle e Melania Mazzucco hanno illustrato le peculiarità dei libri in gara.

Comprendo le ragioni per cui alcuni autori esclusi o alcuni proponenti che avevano segnalato libri che non sono stati selezionati abbiano un’opinione diversa, ma questo è naturale in ogni competizione. Forse non tutti gli anni vengono pubblicati capolavori destinati a restare nella storia della letteratura, ma non liquiderei l’intera produzione recente come mediocre. Abbiamo faticato non poco per ridurre il lotto dei partecipanti a 12. Quanto al tempo richiesto per valutare tante proposte, di cui pure si è molto discusso, per fortuna alcuni libri erano stati pubblicati da molti mesi e abbiamo avuto il tempo per valutarli con serenità e attenzione. La giuria del premio si è voluta dare il nome di Amici della domenica, ma tutti noi leggiamo anche negli altri giorni della settimana, tutto l’anno.

– L’autore è presidente della Fondazione Bellonci

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Scelti i dodici concorrenti: ci sono Missiroli, Terranova e Scurati

Il primo passo è una strigliata garbata ma inequivocabile ai giurati dello Strega. Imprevista è arrivata ieri per bocca di Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci, durante la conferenza in cui si annunciavano i dodici finalisti: «Molti dei 57 libri proposti non erano adeguati al premio». Et voilà, chi ha orecchie per intendere intenda. A proporre i romanzi da far scendere nell’arena sono gli Amici della Domenica, un massiccio plotone di 400 giurati tra i quali ci sono scrittori, giornalisti, editori, personalità del bel mondo della cultura italiana. Il pubblico presente ascolta, la frase sembra inizialmente scivolare via. La sala è affollata di agenti letterari, editori, uffici stampa e persone comuni richiamate all’Auditorium Parco della Musica dal festival Libri Come. I dodici apostoli, gli scrittori-messaggeri della Bibbia laica dello Strega, vengono annunciati. Tutto come previsto: Einaudi ha in campo due candidati, Marco Missiroli ( Fedeltà) e Nadia Terranova ( Addio fantasmi) e Antonio Scurati entra nel ruolo incalzante di favorito al podio con M. Il figlio del secolo (Bompiani).

Negli ultimi giorni si era alzata qualche polemica sul fatto che i 57 titoli proposti dagli Amici fossero troppi, insinuando il dubbio che il comitato direttivo, a cui spetta l’arduo compito di selezionare i dodici che si giocheranno a giugno la cinquina, non avesse materialmente il tempo di leggerli tutti. L’editore Elido Fazi interrompe la cerimonia animoso: «Ma come avete fatto a leggerli tutti? Tre libri al giorno?». Fazi non ha quest’anno candidati, interviene a briglia sciolta. Si procede.

Valeria Della Valle e Melania Mazzucco, sul palco in rappresentanza del comitato direttivo del premio, non si scompongono e spiegano le ragioni linguistiche e letterarie delle scelte. Marino Sinibaldi mostra il suo taccuino pieno di appunti come prova di serietà e ci scherza su. Ma se le cose stanno come Solimine sembra aver suggerito, forse la scrematura non deve essere stata difficile. Ci avviciniamo al professore per capire meglio. Non tergiversa: «Tra i 57 c’erano piccolissimi editori e autori non ancora maturi». È chiaro: «L’editoria italiana è in condizioni di difficoltà, molti cercano di godere di quel po’ di luce che lo Strega può dare. La verità? Dei 57 titoli, saranno stati una trentina quelli forti». Che tradotto vuol dire: quasi la metà delle proposte fatte dagli Amici erano mediocri, da scartare senza sensi di colpa.

Stempera Stefano Petrocchi, direttore del premio: «Non tutti gli Amici sono critici letterari, qui vince il loro gusto personale».

Tra i dodici in gara ci sono sette donne e ovviamente i grandi gruppi editoriali: Mondadori con Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario; Rizzoli con Il risolutore di Pier Paolo Giannubilo; Ponte alle Grazie con Città irreale, romanzo d’esordio di Cristina Marconi. Dentro due candidati della Nave di Teseo: Mauro Covacich ( Di chi è questo cuore) e Claudia Durastanti ( La straniera).

Gli altri finalisti sono: Nero ananas

di Valerio Aiolli (Voland); Quella metà di noi di Paola Cereda (Perrone); L’età straniera di Marina Mander (Marsilio); Lux di Eleonora Marangoni (Neri Pozza).

Tra le bocciature illustri: Carmine Abate e Mauro Corona, entrambi autori Mondadori, e Roberto Cotroneo (La nave di Teseo).

Lo Strega nello Strega si combatterà però in casa Einaudi, tra Terranova, che va guadagnando consensi , e il favorito della vigilia Missiroli, che ammette: «Sento i fucili puntati contro. Sono timido, devo imparare a danzare». Parte ora la corsa verso la cinquina.

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LO STREGA DEI DERBY DENTRO LE CASE EDITRICI

di Raffaella De Santis

Eccoci al cocktail Strega. con il listone degli aspiranti concorrenti: appena chiusi i termini di partecipazione, sono in tutto 57 le proposte di candidature al premio (sedici più dello scorso anno). Con un ingolfamento di titoli sotto gli stessi marchi. Einaudi aspira al podio con Marco Missiroli (Fedeltà), ma ha in campo anche un libro forte come Addio fantasmi di Nadia Terranova e la new entry Evelina Santangelo (Da un altro mondo).

Affollata Mondadori, cinque gli invitati: Mauro Corona (Nel muro), Benedetta Cibrario (Il rumore del mondo), Piero Sorrentino (Un cuore tuo malgrado), Antonio Dikele Di Stefano (Non ho mai avuto la mia età); Carmine Abate (Le rughe del sorriso).

Tre titoli per Rizzoli: Raffaella Romagnolo (Destino); Michele Vaccari (Un marito); Pier Paolo Giannubilo  (Il risolutore).

Nella galassia Segrate, i due Piemme: Carla Maria Russo

(L’acquaiola) e Emanuela E. Abbadessa (È da lì che viene la luce).

Qualche crepa allo Struzzo? Il fatto che Francesco Piccolo, autore Einaudi, sia lo sponsor di M. Il figlio del secolo (Bompiani) di Antonio Scurati è un segno.

Sarà un bel duello. Gli altri candidati Bompiani sono: Emanuele Altissimo (Luce rubata al giorno), Giulia Caminito (Un giorno verrà) e Roberto Pazzi (Verso Sant’Elena). Mentre Gems propone l’esordiente: Cristina Marconi con Città irreale, Ponte alle Grazie.

Si sta stretti anche tra gli editori indipendenti. Neri Pozza ha Francesca Diotallevi (Dai tuoi occhi solamente), Eleonora Marangoni ( Lux) e Silvio Perrella ( Io ho paura).

Ed è variopinto lo schieramento della Nave di Teseo: Roberto Cotroneo (Niente di personale), Mauro Covacich ( Di chi è questo cuore), Claudia Durastanti ( La straniera), Irene Di Caccamo ( Dio nella macchina da scrivere), Laura Pariani ( Il gioco di Santa Oca). A cui va aggiunta Chiara Ingrao in quota Baldini & Castoldi ( Migrante per sempre).

Tra le piccole novità la prima volta di DeAPlaneta Ghirghis Ramal (La colpa). C’è poi la marea dei piccoli: Fefé, Miraggi, LiberAria, Robin, Armando, Manni. E i medi: e/o (Arenaria di Paolo Teobaldi); Fandango ( Carnaio di Giulio Cavalli); Marsilio ( L’età straniera di Marina Mander); Marcos y Marcos (Ottanta rose mezz’ora) di Cristiano Cavina. È l’inizio.

Poi cadrà la mannaia del comitato direttivo, che il 17 marzo ridurrà a dodici i libri per la semifinale.

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