Una collana di classici italiani per l’estate

Arrigo Boito “L’alfier nero”

Arrigo Boito “Il pugno chiuso”

Luigi Capuana “Novelle”

Grazia Deledda “La regina delle tenebre”

Giovanni Verga “Le storie del castello di Trezza”

Igino Ugo Tarchetti “Tre racconti gotici” con una premessa sulla Scapigliatura e note a cura di Alessandro Ferrini

In cartaceo e in ebook

Italo Calvino “Palomar”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Pubblicato per la prima volta nel 1983, due anni prima della morte del suo autore, raccoglie una serie di racconti che hanno come protagonista il signor Palomar nel quale molti hanno rivisto lo stesso Calvino.

I racconti, sebbene separati, costituiscono un corpus e pertanto sono raccolti come romanzo. In una presentazione scritta dall’autore nello stesso anno, ma pubblicata successivamente, si esplicitano particolari legati alla gestazione e alla realizzazione di questo volume: alcuni dei racconti sono stati pubblicati sulla Terza pagina del Corriere della sera, testata per la quale Calvino al tempo era redattore, e precisamente scritti tra gli anni 1975 e 1977, alcuni soltanto però, proprio perché dovevano costituire un volume unico. Nella medesima presentazione l’autore definisce il protagonista “personaggio in cerca d’una’armonia in mezzo a un mondo tutto dilaniamenti e stridori”

Ma chi è Palomar?

Nella Quarta di copertina della prima edizione nella Collana Super Coralli, si legge “ Potremo mai trovarci in pace con l’universo? E con noi stessi? Il signor Palomar è tutt’altro che sicuro di riuscirci, ma, se non altro, continua a cercare una strada”.

Copertina della prima Edizione Einaudi Super Coralli

E sempre nella presentazione di cui sopra, Calvino scriveva che rileggendo il tutto la storia di Palomar potesse essere riassunta in poche frasi: “Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo passo, la saggezza. Non è ancora arrivato”.

Possono queste poche indicazioni chiarire al lettore il contenuto del testo?

No di certo, sarà quanto raccontato nelle pagine, il procedere dei racconti, articolati per aree tematiche, esperienze visive, elementi antropologici e culturali, speculazioni, l’ironia sottile e un certo pessimismo che accompagna le “osservazioni” del protagonista sulla possibilità di poter rispondere alle proprie domande, che ne delineano di nuove non sempre con risposte esaustive, nell’eterna ricerca di un linguaggio che possa avvicinarsi il più possibile a descrivere il reale, a far sentire il protagonista capace del compito, a non precipitarlo, come spesso gli capita, nell’angoscia di scoprire il contrario, scegliendo il silenzio.

Il titolo e il nome Palomar si ispira all’Osservatorio astronomico del monte omonimo (USA) dove è collocato il telescopio Hale per guardare lontano, scrutare l’universo dalla propria piccolezza…

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Fruttero e Lucentini “Enigma in luogo di mare”

Alberto Riva “Ultima estate a Roccamare”

Dello stesso autore in

Omaggio a Italo Calvino

Fruttero e Lucentini “Enigma in luogo di mare”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Un giallo del 1991, datato, prezioso perché come tutte le cose preziose è esemplare e unico. Per oggi forse troppo lento, ma con tanti aspetti positivi che controbilanciano: orchestrato e studiato  anche nei particolari, impeccabile e creativo nell’uso della lingua.

Una carrellata, spesso ironica e sferzante, di tipi umani, tutti protagonisti, raffigurati all’ “interno” di un luogo particolare, quella pineta nel testo denominata della Gualdana, nei pressi di Castiglione della Pescaia, con i suoi 18300 pini piantati nel lontano Settecento per volontà delle studioso Ximenes a protezione del litorale dal vento e dalla salsedine: a Roccamare , alla vigilia di Natale.

Pennellati nella loro quotidianità di vizi e di virtù. Si apre con una situazione che potrebbe diventare essa stessa “gialla” ma che al contrario si risolve per dilatarsi nel tempo e nei luoghi all’interno e nei dintorni, lentamente, ma in modo gustoso, dove il periodare e la lingua, precisa, di piacevole scorrevolezza, immaginifica ed evocativa sa catturare l’attenzione del lettore che ad un certo punto si muove come uno di loro, tra amici e conoscenti, simpatici e antipatici.

Una riscoperta, grazie al volume di Alberto Riva “Ultima estate a Roccamare” un saggio che mi ha trasportato nel tempo alla ricerca di quelle lontane letture e convinto a ripresentarle e tra queste anche Palomar di Calvino di prossima pubblicazione

La copertina della prima edizione

Giancarlo De Cataldo “Colpo di ritorno”, presentazione

Mentre stappava il terzo Franciacorta, Manrico annunciò a Deborah, Orru, Vitale e Brunella che il merito della risoluzione del caso era di Čajkovskij.

In Colpo di ritorno ritroviamo l’aristocratico e melomane  pm romano, Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda, impegnato in un nuovo caso dopo quelli della trilogia Io sono il castigo, Un cuore sleale, Il suo freddo pianto.

Capomagli Giuseppe, in arte Mago Narouz, è stato assassinato nella sua casa di Trastevere con un oggetto contundente che gli ha sfondato la testa. Il caso è delicato, proprio perché il mago aveva strettissimi legami con la Roma che conta, a cui distribuiva a richiesta soluzioni in amore, vincite e carriera con filtri e numeri al lotto vincenti:. È proprio per questo motivo che il procuratore Gaspare Melchiorre affiderà il caso a Manrico Spinori ritenendolo il più idoneo a trattare con le dovute precauzioni una materia difficile evitando le strumentalizzazioni. Così Manrico erediterà il caso insieme alla sua squadra tutta al femminile: sarà poi in parte merito dell’ispettrice Deborah Cianchetti ma anche della di lui eccentrica madre e della lirica, anche se in un primo momento non era riuscito a inquadrare l’opera di riferimento, se il puzzle troverà la composizione definitiva.

“[…]Manrico Spinori ha come l’impressione di girare a vuoto, e talvolta perfino di essere manipolato. Poi, proprio quando la situazione pare sul punto di sfuggirgli di mano, un suggerimento inaspettato gli permette di tirare i fili dell’ingarbugliata matassa. A rimanere un groviglio, in compenso, sono le vite private di Manrico e dei membri della sua squadra, interamente composta da donne. Soprattutto quella dell’ispettora Deborah Cianchetti, elemento dal pessimo carattere eppure utilissimo se invece del fascino e del savoir-faire occorrono metodi piú spicci”.( dal Catalogo Einaudi)

Dello stesso autore su tuttatoscanlibri

Io sono il castigo

Un cuore sleale

Il suo freddo pianto

Gigi Paoli “La voce del buio”, presentazione

Un mistero, forse legato a presenze oscure, e uno studioso cui viene affidato il compito di fare luce sulle inspiegabili scomparse.

Il mistero: sei anziani spariti nello stesso posto, la villa Imperiale, prima albergo poi Casa di riposo, al passo della Mendola, tra Le provincie di Trento e Bolzano, i cui corpi non sono mai stati ritrovati

Lo studioso: il professor Diego Montecchi, ordinario  di Neuroscienze forensi e neuro psicologia presso l’Università di Verona, nonché membro del CICAP, il Comitato Italiano per il controllo delle affermazioni sulle paranormale.

Questi gli ingredienti base per un thriller investigativo dove anche la suspense ne è la costante È proprio durante una lezione che il professore verrà contattato per occuparsi di questo cold case

“Tra foreste silenziose, presenze inquietanti e un antico fatto di sangue che ha sconvolto per sempre il villaggio, lo scettico professore dovrà sciogliere i nodi di una vicenda che sembra trascendere i limiti della razionalità. Perché nessuno meglio di lui sa che l’enigma più contorto non è l’occulto, bensì la mente umana. Un mistero impossibile, macchiato dall’ombra di presenze oscure. Un meccanismo narrativo perfetto. Un nuovo grande protagonista del giallo italiano” ( dal Catalogo Giunti)

Brevi note biografiche

Gigi Paoli (Firenze, 1971) vive e lavora a Firenze come giornalista del quotidiano La Nazione, dove oggi è caposervizio e per 15 anni è stato il responsabile della cronaca giudiziaria. Le prime tre indagini del reporter Carlo Alberto Marchi, tutte uscite per Giunti – Il rumore della pioggia (2016), Il respiro delle anime (2017), La fragilità degli angeli (2018) – sono adesso raccolte in un unico volume di grande successo, I misteri di Firenze (2020). Della stessa serie fanno parte Il giorno del sacrificio (2021) e Diritto di sangue (2022). Nel 2020 l’autore ha ricevuto il prestigioso Premio La Pira per la cultura.(da Giunti Autori)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Il rumore della pioggia

Stefano Roccio “La Natura non ha copyright”, Beisler editore

Scritto e illustrato da Stefano Roccio, finalista al PREMIO PICCOLO GALILEO*

Età: 14+

Beisler Editore

Come può un uccello aiutare nella progettazione di treni ad alta velocità? Come fa uno scarafaggio a permetterci di coltivare verdure in mezzo al deserto? Come riesce un seme a incrementare la resa delle turbine a vento? Uno straordinario viaggio in un futuro sostenibile che è già attorno a noi, ma che solo ora stiamo imparando a vedere. Una immersione tra le innovazioni che la natura ispira, con applicazioni pratiche che vanno oltre ogni nostra immaginazione: dalla medicina, all’architettura, alla robotica, fino ad arrivare a essere parte della vita di tutti i giorni.

Innovazione ispirata alla natura. Questa la definizione di biomimetica – βίος (bios), vita e μίμησις (mīmēsis), imitazione. Una disciplina innovativa che trae ispirazione dal mondo naturale, dai suoi processi e dalle sue forme, per risolvere i problemi di progettazione dell’uomo in maniera rigenerativa e sostenibile, unendo mondi che solitamente immaginiamo separati: natura e tecnologia, biologia e innovazione, forme di vita e design. Dopo 3,8 miliardi di anni di ricerca e sviluppo, ciò che non ha funzionato è ora un fossile e ciò che ci circonda è il segreto per sopravvivere. Anche noi umani facciamo parte della natura, ma siamo una specie molto giovane, ed in quanto tale, dovremmo mettere da parte la nostra arroganza di predatori, diventando allievi di chi, qui sulla Terra, c’è da molto prima e che meglio di noi sa come produrre, riutilizzare e tutelare. Le migliori idee e soluzioni, infatti, potrebbero essere già state inventate.

Stefano Roccio, nato nel 1994 e cresciuto a Cerano, un piccolo ma speciale paesino della provincia di Novara, vive attualmente ad Amsterdam dove studia e lavora. Biologo e illustratore, i suoi studi lo portano inizialmente a specializzarsi in biologia molecolare e genetica per poi cambiare ambito, trovando nel mondo della biomimetica, disciplina che studia l’innovazione ispirata dal mondo naturale, il tassello mancante per unire il suo amore per la scienza e la natura con la passione per il disegno e l’illustrazione. Collabora con diverse realtà tra cui università, aziende e fondazioni per progetti improntati sulla sostenibilità e la tutela del territorio. Il suo obbiettivo è quello di essere ricordato in futuro come una persona che ha fatto la differenza in positivo, anche per pochi, e non come qualcuno che è stato seduto a guardare. Il suo desiderio è che questo suo primo libro possa essere un punto di partenza per giovani e adulti a osservare, riflettere, creare e a non essere mai sazi di curiosità.

* La giuria scientifica del Premio Il Piccolo Galileo, il primo premio dedicato alla letteratura scientifica a misura di bambine e bambini – ha selezionato La natura non ha copyright di Stefano Roccio tra i tre finalisti per la categoria Young (libri per lettori dagli 11 ai 16 anni) con la seguente motivazione:

Un libro fuori dal comune che si distacca da quelli che sono i codici narrativi più consueti che porta l’attenzione sul concetto della natura e sulla sua osservazione. Le pagine invitano lo sguardo a indagare temi e concetti del futuro, rimettendo anche al centro il processo scientifico, l’atteggiamento, il pensiero, della scienza. Visivamente porta lo sguardo a confrontarsi con una costruzione nuova dell’immagine, producendo un effetto inedito. L’occhio si interroga: è una mano a disegnare? Un robot? L’intelligenza artificiale? Un nuovo device? Un nuovo programma?

La premiazione sarà venerdì 17 novembre a Padova, durante La Settimana della Scienza 2023

Cristina Cassar Scalia “La banda dei carusi”, presentazione

Gradito ritorno di Vanina, la vicequestore palermitana nata dalla bella penna della Scalia, perché ci era proprio mancata: un personaggio ben riuscito e non solo come poliziotta.

In questo settimo romanzo, la vicequestore Guarrasi detta Vanina, è alle prese con un caso che l’accora per più aspetti: il tornare a indagare su possibili legami con la mafia e la conoscenza diretta della vittima, uno dei “carusi” di don Rosario Limoli con il quale ha stretto amicizia per il lavoro encomiabile che svolge e di cui l’ucciso, Thomas Ruscica, era uno dei più convinti collaboratori: recuperare i ragazzi tossicodipendenti e del difficile quartiere di San Cristoforo. Un caso intricato i cui maggiori indizi paiono convergere verso la  medesima persona.

E il lettore rientra nel mondo di Vanina: il divano grigio, le notti insonni, gli amici e i collaboratori, le leccornie che Bettina, la sua padrona di casa nonché confinante, sa preparare e che le lascia abbondanti a tutte le ore nella disordinata giornata della poliziotta quando è alle prese con un caso. Catania sullo sfondo, luoghi e paesaggi che stanno diventando familiari come le figure con cui la vicequestore collabora e lavora: Patané, ormai insostituibile, Spanò, ma anche Lo Faro e i nuovi aggiunti, come i modi di dire e le “catanesate”, e gli immancabili  viaggi continui a Palermo e quei legami con il passato che non riesce a sciogliere sebbene nella distanza.  

“In una mattina di aprile, alla Playa, l’unica spiaggia sabbiosa di Catania, viene scoperto il cadavere di Thomas Ruscica, qualcuno lo ha ucciso con un colpo di rastrello alla testa. Thomas era uno dei «carusi» di don Rosario Limoli, parroco di frontiera che opera nel difficile quartiere di San Cristoforo. Vanina lo conosceva: un ragazzo con una famiglia e un passato pesanti alle spalle, però determinato a rifarsi una vita e ad aiutare altri come lui. Criminalità organizzata o delitto passionale?”(dal Catalogo Einaudi)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

La seconda estate

Gottfried Keller “Specchio il gattino”, presentazione

Giometti & Antonello, Editore

Solo e abbandonato alla morte della sua vecchia padrona, Specchio, il cui nome riflette lo splendore del suo pelo, accetta il patto di  Pineiss, il mastro stregone della città di Seldwyla: sarà rifocillato quotidianamente e quando sarà sufficientemente pingue potrà fornirgli il grasso che è uno degli ingredienti per le sue porzioni magiche. Un patto quindi che deve concludersi con l’uccisione di Specchio. Accettare è stato necessario per non morire di stenti ma da ora in poi occorrerà a Specchio tutta la sua abilità e sagacia per sfuggire a morte certa. Riuscirà nell’intento?

Una fiaba cruda e, nonostante il titolo, non per i più piccoli, corredata dalle belle illustrazioni di Maximilian Liebenwein (Vienna 1869-Monaco di Baviera 1926) di cui una xilografia in copertina.

Tratta dalla raccolta Gente di Seldwyla (1856-1874) viene riproposta nella nuova traduzione di Manlio Mosella, per Giometti&Antonello Editore*

Gottfried Keller (Zurigo 1819-Zurigo 1890) è considerato il più grande scrittore svizzero, il maggiore classico della letteratura di quel paese. Fra le sue opere note in traduzione italiana, ricordiamo il romanzo autobiografico Enrico il verde (1879-80), e i cicli di novelle Sette leggende (1872), Novelle zurighesi (1877), Gente di Seldwyla (1856-1874), da cui è tratta la fiaba di Specchio il gattino che pubblichiamo qui in una nuova traduzione italiana.(da Giometti & Antonello, Editore)

Maximilian Liebenwein (Vienna 1869-Monaco di Baviera 1926), è l’autore di tutte le illustrazioni di questo libro. Operò in una temperie in bilico fra l’impressionismo e lo stile Liberty, e fece anche parte, dal 1900, della Secessione viennese, di cui, nel 1912, divenne vicepresidente.(da Giometti & Antonello, Editore)


*Giometti & Antonello Casa Editrice di Macerata

PROGRAMMA

In un’epoca in cui la produzione e il consumo di testi conosce un ampliamento senza precedenti, ma al contempo l’autorevolezza di autori e opere vacilla in modo quasi irreversibile e la critica tradizionale e le accademie hanno totalmente smarrito la loro funzione di filtro e di indirizzo, il ruolo dell’editore diviene quanto mai centrale. Per questo motivo azzardiamo la creazione di un nuovo marchio editoriale in cui confluiscono due traiettorie diverse: quella di Gino Giometti, filosofo, co-fondatore e co-direttore per vent’anni della casa editrice Quodlibet, e quella di Danni Antonello, poeta, comparatista, e creatore in pochi anni della libreria antiquaria Scaramouche di Macerata. Questi due tipi di percorso ci consentono di osservare la mutevole natura del testo secondo un’ottica capace di creare uno stacco, una visione in prospettiva rispetto a un mondo che, soprattutto in Italia, sembra conoscere solo la monodimensionalità del consumo, e dove ogni testo nasce, per così dire, già morto. Proveremo a selezionare quei testi che, in tutta la tradizione scientifica e letteraria, trovano proprio oggi – e forse per la prima volta, e forse all’oscuro dei più – il loro momento privilegiato di leggibilità. Scritti che sfuggono di mano al loro autore, pagine postume, anche se “pubblicate in vita”, lettere e diari, “appunti sparsi e persi”, e tutti quei frammenti di scrittura che puntellano le rovine della moderna letteratura d’Occidente. Non è più il tempo dell’editore come archivista, la cui funzione era di riempire le biblioteche di volumi in attesa di un lettore che, non importa quando, li avrebbe salvati dalla polvere. Oramai i magazzini digitali sono più che sufficienti. L’editore deve trovare il coraggio di riproporsi come guida.

Daniela Alibrandi “Delitti sommersi”, recensione di Salvina Pizzuoli

Un giallo ambientato nelle acque sotterranee di Roma nella primavera del 1985. La caccia a un serial killer è l’occasione per scoprire una Roma sconosciuta e affascinante (da Morellini Editore)

Il Commissario Rosco ritorna nelle pagine di Daniela Alibrandi nel nuovo  poliziesco ambientato in una Roma inusitata e sconosciuta, una Roma sommersa, con laghi sotterranei di acque limpide e cangianti, che pochi conoscono “sotto al traffico della Gianicolense […] la grotta grande misura circa 700 metri quadri e il lago è alimentato da una fonte naturale, […]  Il bacino gigantesco, sormontato da un soffitto altissimo e a volta che non incupiva affatto il colore dell’acqua cristallina, di un azzurro che tendeva al verde. Quasi un topazio incastrato nelle viscere della terra”, ma teatro di violenza e di morte.

Una città sconosciuta ai più, tutta da scoprire tra le pagine che la descrivono anche nei diversi luoghi inimmaginabili sotto la superficie di un  intrigo di strade e di traffico, e di monumenti e chiese.

Non manca nessuno della squadra, tutti pronti a seguire le indagini con il loro amato commissario ora felicemente sposato e padre innamorato del piccolo Roberto.

Ingredienti già interessanti cui si aggiungono vicende personali dei membri della squadra di Rosco, il mondo sordido dell’usura, delle sue vittime e dei suoi carnefici, delitti, morti violente, non sempre imputabili alla stessa matrice, che interverranno a complicare le indagini; un omicida seriale, un maniaco che ha fatto dell’assassinio il proprio personale piacere dentro un perseguito disegno di vendetta, il tutto sottolineato dalle scritte in corsivo che concludono alcuni capitoli e che nel corso della lettura accendono la suspense.

C’è una giustizia che conosco solo io, ed è quella dell’acqua. L’acqua lava, purifica, scioglie e soffoca, ama e odia, in lei tutto si compie, dall’inizio e senza una fine. Fresca, profonda, insospettabile, in lei il giusto rinasce, il colpevole perisce

Ancora una volta l’Alibrandi ha saputo dosare il racconto degli avvenimenti intercalandolo con le vicende umane legate ai diversi personaggi, con l’ambientazione in una città luminosa nella primavera incipiente, una Roma amata e conosciuta anche nei suoi anfratti sotterranei, con la presentazione di protagonisti ben cesellati e nel sembiante e nel carattere. Un mix ben riuscito e accattivante.

Un poliziesco che, come tutti quelli che meritano l’etichetta, vedrà alla fine la soluzione del caso, intricato e sotterraneo come l’ambientazione che lo ospita. E ancora una volta il Commissario Rosco e la vice ispettrice rivivranno lo scontro, in alcuni momenti plateale, tra logica presunzione e intuito. Un nuovo caso che come l’autrice ci ha ormai abituato si conclude in modo inatteso e con un supplemento di verità.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

“Quelle strane ragazze”

“Nessun segno sulla neve”

“Una morte sola non basta”

“Un’ombra sul fiume Merrimack”

“Il bimbo di Rachele”

Daniela Alibrandi la trilogia ambientata a Roma

“I misteri del vaso etrusco”

Daniela Alibrandi in Racconti racconti racconti: corti, con brivido, fantastici

Mario Dal Bello  “Lorenzo Lotto, un genio in fuga”, Graphofeel Edizioni

Solo, senza fidel governo, et molto inquieto nella mente”, così si definiva Lorenzo Lotto nel suo testamento, confermando la sua figura di artista romantico ante litteram.

Attraverso le lettere di Lorenzo Lotto e altre fonti dell’epoca, Dal Bello scrive un romanzo biografico che restituisce il carattere melanconico di un artista sempre più isolato e incompreso, all’ombra del successo del suo antagonista Tiziano. La storia si snoda tra Venezia, Treviso, Bergamo, Ancona e Loreto, città dove finirà i suoi giorni come oblato della Santa Casa.

Lotto è un artista del Rinascimento veneziano molto originale, ha una poetica assolutamente sua. Il tratto che lo contraddistingue, accanto alle molteplici influenze riscontrabili – dai nordici a Raffaello e Bramante, da Leonardo ai lombardi ad Antonello, a Tiziano, solo per citarne alcune -, è quello di una emotività forte, una ipersensibilità che lo porta ad essere un grande ritrattista di acume psicologico raro, ad essere un autore dal profondo senso religioso nelle opere di soggetto sacro con un pathos acceso insieme ad un realismo molto accentuato: caratteri che saranno accolti da vari artisti lombardi, fra i quali Caravaggio.

Rimane un uomo inquieto ed irrequieto, dalla sensibilità acuta che lo porta a vivere da solo, a cambiare spesso città e casa, però bisognoso di affetto e di amicizia. La sua vita è stata raminga, difficile, ha conosciuto la malattia, la solitudine, anche la difficoltà economica. L’ansia religiosa nella vecchiaia lo ha portato a vivere come oblato a Loreto, dove ha creato gli ultimi capolavori.

Lotto trasmette a noi il valore della indagine sull’animo umano, della attenzione ai sentimenti, anche i più intimi, nascosti e dolorosi, ma sempre espressi con una grande dignità e rispetto.

Così è il Rinascimento, la civiltà che indaga l’uomo, il suo valore, la sua dignità, la sua sete di immortalità e di bellezza. (Prof. Mario Dal Bello)

Mario Dal Bello è storico e critico d’arte.

Insegna storia dell’arte alla Pontificia Università Lateranense e all’Università E- campus di Milano. È autore di 50 saggi, tra cui monografie su Michelangelo, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Bellini, El Greco, Antonello da Messina, Guido Reni, Beato Angelico. Dal 1990 al 2022 è stato responsabile del settore arte e spettacolo della rivista Città Nuova. Collabora con Il Sole 24 ore, la Rivista del Cinematografo ed altri siti e riviste.