Luigia Veccia “Le vite di Sara”, NeP Edizioni

Una suggestiva raccolta di racconti introspettivi

Dopo il successo del romanzo “Il gazebo dei pini”, pubblicato lo scorso dicembre, Luigia Veccia torna in libreria con “Le vite di Sara”, una raccolta di racconti edita da NeP edizioni.

La protagonista è Sara, che accompagna il lettore nelle mille sfaccettature dell’evoluzione della sua esistenza. I racconti scandiscono gli aspetti delle sue numerose vite interiori, in un oscillare caleidoscopico tra emozioni e stati d’animo.

La donna matura che nel primo racconto, “L’altra faccia del gazebo dei pini”, è inseguita da fantasmi del passato in una sorta di sonnambulismo esistenziale, nel surrealismo de “Il Natale del geco”, si abbandona a iperboli simboliste e ad un fluente sussurro interiore.

“L’uomo della panchina” ci mostra la cinquantenne Sara vicina ad un capolinea esistenziale, tra pathos, musicalità della parola e vibranti emozioni che affiorano dalle pulsioni più segrete dei personaggi.

Ancora Sara, malinconica e invecchiata, ormai alle soglie della pensione, in “Salto nel vuoto”, ripercorre il suo itinerario esistenziale, e i suoi stati d’animo si fondono con la natura intorno a lei, che l’autrice descrive con intensa partecipazione emotiva.

In “Geremia”, il destino di Sara si intreccia quello di Andrea, un uomo infelicemente sposato, e alla narrazione viene impresso il tenore della cronaca famigliare, nella vicenda di amanti clandestini. Come in una vera e propria seduta psicoanalitica, essi sviscerano le sfumature più enigmatiche della loro vita interiore, dove si annidano tante domande destinate a rimanere senza risposta.

Il “Racconto delle amiche di sempre” conclude la traiettoria narrativa dell’autrice: sulla soglia della vecchiaia, le sue riflessioni si addensano in un malinconico struggimento crepuscolare, nel ricordo di un tempo ormai sfuggito.

I racconti di Luigia Veccia si contraddistinguono per la profondità dell’introspezione psicologica, di evidente impronta junghiana, e per la suggestione infusa nelle descrizioni ambientali, che rispecchiano gli stati d’animo dei personaggi.

Luigia Veccia è nata il 2 dicembre 1952 a Caserta, dove ha sempre vissuto insieme ai suoi cari. La sua è un’esistenza come tante.Da sempre appassionata di letteratura, ha letto numerosi libri ma solo recentemente ha deciso di girarsi dall’altra parte del tavolo e di incominciare a scrivere. Sempre con NeP edizioni, ha pubblicato nel dicembre 2023 il romanzo “Il gazebo dei pini”.

Qui l’anteprima

Hermann Broch “Il sortilegio”, presentazione

Traduzione di Eugenia Martinez

Con un’introduzione  di Italo Alighiero Chiusano

Carbonio Editore

Scritto nel 1935, appena due anni dopo la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti, Il sortilegio è un’opera imperitura e straordinariamente attuale. In queste pagine intense e sublimi, Hermann Broch analizza con straordinaria finezza i meccanismi psicologici che portano all’assolutismo, dipingendo una vivida miniatura della deriva fascista che negli anni Trenta ha travolto l’Europa.

Iniziato nel 1935, Il sortilegio fu via via modificato dal suo autore fino alla sua morte avvenuta nel 1951. L’editore Carbonio ripropone in questa nuova edizione la prima stesura conclusa alla metà del 1936 circa.

Voce narrante quella di un medico condotto che ha lasciato la città per rifugiarsi a Kuppron dopo una delusione d’amore “Sono seduto qui, un uomo già avanti negli anni, un anziano medico di camapagna, e voglio scrivere qualcosa che mi è accaduto, quasi potessi, con ciò, impadronirmi della consapevolezza e dell’oblio, i due elementi che penetrano e attraversano tutta la nostra vita, ora affiorando, ora risommergendosi, e a volte riscomparendo del tutto, risucchiati dal tempo e perduti nel nulla”

Racconta l’arrivo a Kuppron, un tranquillo villaggio alpino, di un giovane enigmatico forestiero, Marius Ratti,.che a poco a poco, con i suoi modi e le sue convinzioni riesce a manipolare le menti e i costumi di vita degli abitanti del villaggio, riuscendo a costruire  attorno a sé una vera e propria setta. E il villaggio quasi ad opera di un sortilegio si trasforma

Hermann Broch (1886-1951) è considerato uno dei maggiori scrittori di lingua tedesca, candidato al Premio Nobel nel 1950. Nacque a Vienna da una famiglia di industriali di origini ebraiche. Portò avanti per gran parte della giovinezza l’azienda di famiglia, e solo intorno ai quarant’anni si dedicò alla letteratura, alla filosofia e allo studio della matematica. Dopo l’occupazione dell’Austria da parte dei nazisti emigrò negli Stati Uniti. Tra le sue opere più importanti: la trilogia I sonnambuli (1931-32), La morte di Virgilio (1945), Gli incolpevoli (1950) e L’incognita (1933, Carbonio 2022). Accanto ai testi di narrativa ha lasciato una notevole produzione saggistica.

Eugenia Martinez (1906-2000) è stata una scrittrice, traduttrice e giornalista. Nella sua lunga attività come traduttrice dal tedesco fu la voce italiana di svariati autori, quali K. Bruckner, C.M. Brentano, W. Hauff e G. Sachse. Nel frontespizio i ringraziamenti ai nipoti per aver permesso la pubblicazione del romanzo tradotto dalla nonna.

Italo Alighiero Chiusano (1926-1995) è stato uno scrittore, critico letterario e rinomato germanista. Svolse un’intensa attività di traduttore e collaborò alle pagine culturali del quotidiano la Repubblica. Tra i suoi scritti ricordiamo La letteratura tedesca: storia e antologia (1969), Heinrich Böll (1974), L’ordalia (1979), Vita di Goethe (1981) e Altre Lune (1987).

Lamberto Salucco “L’arte delle fregature – Prima parte: “Non ci capisco più nulla!” , Edida

Con un approccio colloquiale, disinvolto e scherzoso, l’Autore affronta temi interessanti: i BIAS e nelle relazioni interpersonali e in quelle legate alla interferenza con i Social e ai messaggi subliminali da cui siamo bombardati quotidianamente attraverso la televisione, il cinema, il marketing in senso stretto.

Come fare a difenderci e non esserne vittime inconsapevoli?

Un percorso fatto di esempi, esperienze, confronti, con le realtà possibili del lettore, che ha come obiettivo la comprensione dei meccanismi che producono risposte spontanee o istintive in chi riceve gli svariati input che fanno parte della nostra quotidianità. Un percorso che non offre soluzioni spicciole ma si pone l’intento di aprire riflessioni e confronti nelle proprie risposte per un’interazione più cosciente.

Dall’Introduzione

Sì, ma di cosa si parla in questo libro? Si parla di bias cognitivi e di euristiche in tre diversi ambiti: il marketing (volutamente generico, può riguardare la comunicazione, il copywriting e altro), la disinformazione (fake news e complottame vario) e la vita sentimentale (vita di coppia, sesso etc).

I bias cognitivi e le euristiche sono elementi della psicologia cognitiva e del processo decisionale umano. Il nostro mondo è troppo complesso, incasinato e noi abbiamo sempre meno tempo e voglia di analizzare e di capire. Il nostro cervello, quindi, sviluppa strategie per semplificare e per fornire risposte rapide agli stimoli. E fin qui tutto bene ma queste strategie possono portare a deviazioni dalla razionalità, ai bias cognitivi e all’uso delle euristiche.

I bias cognitivi possono essere definiti infatti come deviazioni dalla razionalità che influenzano la memoria, la percezione e le decisioni. Le euristiche sono invece regole mentali rapide (però approssimative) che possono semplificare il processo decisionale. Sono in pratica scorciatoie cognitive che si rivelano spesso utili ma anche fonte di errori quando vengono applicate male.

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Strade scomparse di Firenze

Roberto Piumini “Panegìmo e altri poemi”, Scalpendi Editore

Scalpendi Editore

C’è un luogo felice della letteratura, in cui scrittura poetica e narrazione sono rimaste unite. Lì, la voce (fiato/ suono/corpo/ritmo) non si limita alla cronaca lirica, all’avvenimento del sé, ma racconta storie, allarga il gioco all’avventurosa diacronia del mondo.

Dopo i suoi sonetti (nostrani ed elisabettiani) raccolte di canti, parodie (il Melangolo, Interlinea, Feltrinelli) dopo la traduzione dei Sonetti e di Macbeth di Shakespeare, di Paradiso perduto di Milton, di poemi di Browning, de l’Aulularia con finale apocrifo di Plauto (Bompiani, Einaudi) e i poemi de “Il piegatore di lenzuoli” (Marietti1820) Roberto Piumini propone ai lettori adulti l’oralità ricca e soddisfacente della poesia narrativa.

A Panegìmo, nella prima storia, accade di scrivere una poesia di tre versi, di assoluta perfezione. Per pubblicarla degnamente, intraprende un lungo viaggio, durante il quale i primi due versi perdono tutta la loro bellezza: nel primo caso salvandolo da una condanna a morte, nel secondo facendo innamorare una persona. Panegìmo raggiunge infine le Edizioni Stellari, dove l’ultimo verso incontra l’incresciosa avidità dell’editore, e sacrifica la perfezione che aveva conservato in un ultimo dono. Nel secondo poema, il solitario traghettatore Nemau trasporta di qua e di là del fiume, a lunghi intervalli, una viaggiatrice, diretta ogni volta a nuovi amori. A ogni passaggio, silenziosamente innamorato di lei, il traghettatore vede diminuire in lei la  bellezza, l’entusiasmo e la vitalità: fino a quando, con decisione sapiente ed efficace, lui risolve la questione. Nel terzo poema, uno straordinario mascheraio è ingaggiato da una duchessa per un carnevale, in cui Bamberto cade vittima innocente di un atroce scherzo di cortigiani, ed è condannato alla decapitazione. Nel buio della cella, con l’inconsapevole aiuto del mite carceriere Sciapignac, il mascheraio prepara quello che, insieme a certe cipolle e a un fedele cavallo, lo porterà a salvezza.

Oltre ai tre poemi, il libro propone un particolare gioco. Generoso è il gioco della lettura di poesia, in cui alla vastità-intensità-intimità della parola, risponde, con risonanze, ardimenti e movimenti, la visione di chi legge. A qualcuno piace prendere appunti, scritti a bordo pagina o in spazi tipografici vuoti, su foglietti inseriti fra le pagine, persino in quaderni di lettura, straordinari libri paralleli, preziosi e personali libri-risposta. In questo libro si dà spazio, nelle pagine di sinistra, ad alcuni dei tanti possibili giochi di lettura come la scelta del verso preferito, o meno apprezzato, la modifica, soppressione o aggiunta di un verso, tra quelli della pagina a destra. Lo stesso può farsi per più versi, in libero esercizio del gusto: avendo l’accortezza di accettare la scommessa metrica, rispettando il ritmo in endecasillabi del poema. Al di fuori di questi (o altri possibili) interventi sul testo, lo spazio di sinistra può servire a osservazioni linguistiche, critiche, riferimenti narrativi, notazione di ricordi o sviluppi di fantasia, e così via, in un’agenda operativa, linguistica e emotiva, pagina dopo pagina, del libro. Un’agenda che, oltre ad arricchire il contenuto espressivo del libro coi suoi momenti di gioco e memoria, lo renderebbe enormemente più ricco in quella situazione che, per un libro di poesia, è tra le più preziose: essere prestato, o regalato, a una persona amica o amata.

Roberto Piumini (Edolo, 14 marzo 1947) vive a Milano, è uno scrittore, poeta e autore televisivo italiano. Per adulti ha pubblicato, presso più di 30 editori, racconti, romanzi, raccolte di poesie, poemi, testi di poesia e prosa su illustrazioni e fotografie. Ha pubblicato prose e poesie su riviste letterarie e giornali. Molti suoi libri per bambini e ragazzi, e alcuni di quelli per adulti, sono tradotti in una ventina di lingue. Ha scritto una ventina di libri a quattro mani con altri Autori, per bambini, ragazzi e adulti. Ha scritto una cinquantina di testi di poesia, in scambio con materiali di memoria locale e personale, tradizioni, esperienze, personaggi, disegni, fotografie, di gruppi di bambini, ragazzi e adulti, in varie località italiane. Oltre a permettere esperienze di poesia-presente, e letture molto partecipi della poesia, ha sviluppato questi testi in mostre di lettura nonché elaborazioni teatrali o filmiche. 

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“Il piegatore di lenzuoli”

Maurizio de Giovanni “Soledad. Un dicembre del commissario Ricciardi”, presentazione di Salvina Pizzuoli

[…] Anche Erminia Cascetta era diversa, a modo suo.  Aveva troppa voglia di vivere, perciò l’hanno uccisa. In questo tempo che accelera verso l’abisso, spetta al  commissario Ricciardi e al brigadiere Maione scoprire chi è stato. La chiave di tutto, però, è sempre la solitudine. Che, a volte nemmeno lo sappiamo, ci siede accanto.

1939. L’Italia si prepara a vivere l’ultimo Natale di pace, ma un omicidio squassa il ventre della città (dal Catalogo Einaudi)

Ancora Ricciardi e Maione in una Napoli fredda e sferzata dalla pioggia in una stagione che attanaglia i cuori dei suoi abitanti come la situazione stessa che il paese andava vivendo e del pericolo che andava a profilarsi sempre più netto. E tanta solitudine: del dottor Modo, dello stesso vicequestore Garzo, della contessa Bianca, dei suoceri rimasti soli dopo la morte di Enrica, di Bambinella e di Luigi, lo stesso  commissario Ricciardi…

Sì, forse poteva intitolarsi Solitudine, ma c’è un mondo nel romanzo, lontano da Napoli e dall’Italia, dove anche lì la solitudine e la nostalgia hanno fatto breccia: si balla e si canta, ma non basta, racconta la realtà di una donna italiana, Laura, già incontrata in Caminito, ed è Soledad il titolo della nuova canzone, resa famosa da una pellicola con protagonista Carlos Gardel, morto in un incidente aereo nel 1935, che Laura vuole imparare ad interpretare grazie a Diego conosciuto “in una sera di uno strano, gelido luglio, Laura era entrata in un bar e aveva bevuto. Molto. La solitudine la schiacciava sotto il peso di mille rimpianti. Si era messa a cantare sulla musica con cui un’orchestrina stava facendo ballare gli avventori[…]La voce di lei si era rivelata una risorsa straordinaria: Laura era una cantante duttile capace di esibirsi in qualsiasi repertorio; e l’arte di Diego, la sua conoscenza del tango erano per la donna il luogo giusto in cui trovare rifugio”

Piacevole, a chi conosce la serie che Di Giovanni ha costruito con il commissario protagonista, ritrovare le tante figure che la popolano, tratteggiate perfettamente, anche in questi nuovi sviluppi e avvenimenti per i personaggi principali e secondari, solo perché compaiono poco ma sono sempre di spessore. E poi il nuovo caso, con un’agnizione finale davvero imprevista. E la solitudine dei molti, quasi diffusa nell’atmosfera della Napoli del ’39, respirata e palpabile.

Un nuovo romanzo di cui non voglio svelare nulla ma che catturerà come sempre il lettore che avrà vissuto e avuto l’occasione di muoversi insieme ai personaggi tra le strade e i vicoli di una Napoli così vera nelle sue contraddizioni, nella sua miseria, nei suoi colori, nelle sue canzoni, nei suoi panorami struggenti e abbaglianti.

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“Il metodo del coccodrillo”

“Gli occhi di Sara”

“Un volo per Sara”

“Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi”

Cassar Scalia, De Cataldo, De Giovanni “Tre passi per un delitto”

Sorelle. Una storia di Sara

Alessandro Marzo Magno “Casanova”, presentazione

Chi era Giacomo Casanova? Un avventuriero intraprendente, un letterato generoso, un diplomatico accorto, un baro temibile, un viaggiatore instancabile e –ça va sans dire– un grande amante delle donne.(da Editori Laterza)

Ce lo presenta lo studioso veneziano Alessandro Marzo Magno nella biografia che lo ritrae: non solo un libertino, un avventuriero, sempre in giro tra una corte e l’altra, giocatore d’azzardo e spesso baro e frequentatore di carceri, ma anche uno studioso, un letterato, un filologo e non solo un seduttore, anche se spesso l’immgine che si ha di lui si limita spesso a questo aspetto.

La sua autobiografia Histoire de ma vie, nella seconda metà dell’Ottocento venne rivisitata e riabilitata come opera storica, fondamentale per cogliere il Settecento, secolo di grandi aperture sociali e politiche di cui il nostro fu particolare interprete. Molte le città visitate, un centinaio, ma anche cittadine e località varie e in parecchie tornando più volte e molti gli incontri con sovrani regnanti, ma hanno riguardato anche attori, artisti in genere e sicuramente molte donne che nell’autobiografia cita con le iniziali, ma i cui numeri non sono poi così fuori dai canoni e, per citare direttamente dal testo di Magno

“Le donne, ah le donne! Non mancano le sorprese, però: a conti fatti, Casanova non era un gran casanova. Basta fare pochi calcoli. Chi si è occupato della sua biografia sostiene che nell’Histoire siano nominate 116 donne. […] la media di Casanova – pur con tutte le cautele del caso – sarebbe stata di meno di tre donne all’anno: […]. Anche accettando il più benevolo, e più recente, computo di 225 donne citate, sarebbero 5,3 all’anno, media non certo stratosferica e ben lontana da quella del suo concorrente diretto e di fantasia, don Giovanni, il cui catalogo ricorda che soltanto «in Ispagna son già mille e tre».

Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di gennaio 2024

Susanna Trossero “Il male d’amore”, Graphe.it

Le pene d’amore del giovane Werther appaiono ridicole ai giorni nostri? Ci siamo affrancati da tali sofferenze? Un libro-antidoto al male d’amore, perché non succede mai che si sia pronti insieme, a ricominciare da soli.

Illustrazioni di Emiliano Billai e Marti Menta

con interventi di:  Emma Chioccia, psicologa, Omar Soddu, maestro di danza sportiva,Eleonora Carta, giallista, sr Anastasia di Gerusalemme, monaca di clausura

Graphe.it edizioni

A nessuno è estraneo ciò che chiamiamo mal d’amore: se hai la fortuna di non averlo mai provato, di certo conosci qualcuno che ti ha parlato del proprio. È parte della vita, potenziale rovescio di ogni medaglia sentimentale, quale che sia la forma e la maturità della relazione che lo ha prodotto. Questo volume è un buon antidoto: sul tema dell’amor perduto troverai in queste pagine testimonianze reali, pareri di esperti, citazioni letterarie, aforismi, ma anche suggestioni da canzoni, poesie, immagini: l’autrice attinge a tutto ciò che può aiutarti a comprendere e affrontare la sofferenza amorosa e riflettere (come recita il sottotitolo) sul perché capiti così di rado che i componenti di una coppia siano contemporaneamente pronti ad affrontare il futuro separati.

Ho incontrato anime afflitte o nostalgiche, malinconiche o speranzose. Uomini e donne, ragazzi e persone mature, che hanno aderito con slancio a ciò che avevo in mente, dimostrando che ancora oggi – che sia facile o no – si può parlare dello struggimento che un sentimento ci riversa addosso, in bene e in male. E che parlarne, scriverne, regala sollievo. In questa raccolta di storie, vibrante di vita vissuta, io accosto le testimonianze d’oggi sul male d’amore a brani del passato, scritti dai più grandi autori classici. E provo a mostrare quanto si continui a parlare la loro stessa lingua in barba ai grandi cambiamenti. Non dobbiamo sentirci sciocchi, bensì umani. Ed è una vittoria constatare che proprio la nostra umanità, è rimasta intatta.

SUSANNA TROSSERO è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti (di cui è appassionata), romanzi e sta lavorando ad altri progetti. Insegna scrittura narrativa. Attualmente è presente nel catalogo di Graphe.it edizioni con un romanzo (Adele, a quattro mani con Francesco Tassiello, 2013), dei racconti (Un lunedì senza ombrello, 2014; Tutti gli Alfredo del mondo, 2021) e il libro Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana (2019 – seconda edizione) scritto insieme ad Antonella Serrenti.

Pat Garrett “L’autentica vita di Billy the Kid”, LdM Press

Per la prima volta in traduzione italiana la biografia del più famoso bandito del Far West scritta dallo sceriffo

Pat Garrett

Traduzione, introduzione, note e cura di Aldo Setaioli

Lorenzo De’ Medici Press

Per la prima volta in traduzione italiana la biografia del più famoso bandito del Far West scritta dallo sceriffo Pat Garrett che, dopo avergli dato la caccia, lo uccise nel 1881. Probabilmente il libro più interessante, tra i tanti che sono stati dedicati al Kid, perché fu scritto quasi a ridosso dei fatti e rimane anche il primo a proporsi di offrire una versione autentica della vita e delle imprese del famoso fuorilegge che, dal momento della morte fino ad oggi è stato spesso rappresentato avvolto in un’aura quasi di leggenda, senza tener conto dell’effettiva realtà dei fatti. I motivi che indussero Garrett a pubblicare questa vita di Billy the Kid, indicandola fin dal titolo come “autentica”, sono da ricercarsi in parte nel desiderio di sfatare l’aura di sensazionalismo che subito circondò la figura del fuorilegge, ma anche le accuse moralistiche dei predicatori religiosi, riconoscendo gli aspetti positivi della personalità del Kid. In parte anche maggiore, tuttavia, il motivo di Garrett va ricercato nella volontà di difendersi dalle accuse che gli furono rivolte di averlo ucciso a tradimento.

«Questa “vita” (più che biografia) di Billy the Kid, il famoso fuorilegge eroe di innumerevoli film, che qui presentiamo per la prima volta al lettore italiano, è probabilmente il libro più interessante, tra i tanti che gli sono stati dedicati, perché fu scritto, quasi a ridosso dei fatti, non solo da un testimone oculare delle sue imprese, ma da colui che lo uccise, lo sceriffo Pat Garrett, anche lui celebrato in innumerevoli film. È anche il primo che si propone di offrire una versione autentica della vita e delle imprese del famoso fuorilegge, che dal momento della sua morte fino ad oggi è stato spesso rappresentato avvolto in un’aura quasi di leggenda, senza tener conto dell’effettiva realtà dei fatti. L’autore, Patrick Floyd Jarvis Garrett (1850-1908), fu eletto sceriffo della contea di Lincoln, nel Nuovo Messico, nel 1880. Ebbe anche la nomina a Deputy US Marshal (agente federale aggiunto), che gli permetteva di inseguire i ricercati oltre i confini dello stato. Gli venne quindi affidato il compito di arrestare, o comunque eliminare, il famoso fuorilegge. Occorre precisare che era lui stesso tutt’altro che un santo. Cacciatore di bufali in Texas nel 1876, vi aveva ucciso un uomo, che dopo una zuffa a mani nude tentava di ucciderlo con un’ascia. Si consegnò alle autorità, ma non venne condannato. Si trasferì in seguito a Fort Sumner, nel Nuovo Messico, dove fu barista e successivamente mandriano per conto di Pedro (Pete) Maxwell, nella cui casa avrebbe poi ucciso il Kid. Come sceriffo ebbe l’appoggio del grande allevatore John Chisum. Garrett e il Kid certamente si conoscevano, e del resto il primo dichiara apertamente di averlo non solo conosciuto, ma anche frequentato. Entrambi erano presenti nella zona durante la celebre guerra per il bestiame della contea di Lincoln, nella quale Garrett, a differenza del Kid, non prese parte attiva. Si diceva anche che avessero partecipato insieme a razzie di bestiame, ma, secondo un’autorevole biografia di Garrett, queste voci non sono sostenute da prove documentarie. In ogni caso, parecchi anni dopo il Kid, anche Pat Garrett venne ucciso in un agguato, sebbene non si sia mai saputo con precisione da chi.».

Pat Garrett (1850-1908) è stato uno dei più popolari sceriffi nell’epoca del Far West. Inizialmente cacciatore di bufali e poi barista, divenne sceriffo di Lincoln County nel New Mexico. Ebbe anche la nomina a Deputy US Marshal (agente federale aggiunto), che gli permetteva di inseguire i ricercati oltre i confini di un singolo Stato. Gli venne quindi affidato il compito di arrestare, o comunque eliminare Billy the Kid mettendo fine alle sue imprese criminali e all’attività della sua banda. Nel dicembre del 1901 il Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt lo nominò uno dei tre ‘pistoleri della Casa Bianca’. Dopo alterne vicende, venne ucciso in un agguato, sebbene non si sia mai saputo con precisione da chi.

Tom Hanlin “Una volta sola nella vita”, Graphe.it Edizioni

Graphe.it Edizioni

Traduzione di Giorgio Manganelli, edizione italiana a cura di Niccolò Brunelli

«Se voi vi sentite tanto superiori da non riuscire a interessarvi di minatori e di serve, smettete di leggere. D’ora in poi, io mi rivolgo ai minatori ed alle serve di tutto il mondo».

Così Tom Hanlin, che sperimentò in prima persona la fatica e i rischi del lavoro in miniera, presenta il suo romanzo, imponendoci di accostarci a esso con il giusto sguardo. Di questo prolifico autore John Steinbeck aveva un’altissima opinione, e definì Una volta sola nella vita «meraviglioso». È in effetti impressionante la modernità e la portata letteraria e sociale di quest’opera che appare subito diversa da ogni altra: una scrittura asciutta nella quale ogni vocabolo pesa di molti significati; così crudelmente precisa da far sembrare il nero delle parole più nero ancora sulla pagina, come carbone.

Dopo aver vinto il primo premio (cinquecento sterline) della BIG BEN BOOKS competition organizzata dalla Wells Gardner, Darton and Company nel 1944, Once in Every Lifetime venne pubblicato a Londra nel 1945 per i tipi della Nicholson & Watson e ne vennero vendute circa 250.000 copie. La fortuna di Hanlin arrivò oltreoceano e, nell’ottobre dello stesso anno, la rivista Woman’s Home Companion pubblicò la prima metà del romanzo, stampato invece per intero dalla casa editrice newyorkese Viking Press. L’edizione statunitense registra, rispetto a quella inglese, un significativo numero di modifiche e sostituzioni all’interno del sistema grafematico e paragrafematico, incidendo talvolta — più precisamente a causa di un diverso ordinamento interpuntivo — sulla sintassi, senza rilevanti alterazioni di senso e contenuto. È probabile che ciò non sia riconducibile a una precisa volontà dell’autore, bensì che faccia parte di comuni meccanismi editoriali, di revisione e adattamento del testo, in accordo con le norme tipografiche dell’editore newyorkese e le esigenze del suo pubblico; ugualmente sono riconducibili agli editori le sporadiche sostituzioni lessicali, spesso appartenenti al registro quotidiano e allo slang. Tuttavia l’edizione statunitense espunge da quella inglese piccole e compatte porzioni di testo. Non è da escludere l’ipotesi che tali espunzioni si debbano a una indicazione d’autore. ma osservandone il contenuto invece sembrerebbe trattarsi di una manovra editoriale ben calcolata: le parti espunte infatti non assolvono indispensabili funzioni narrative, semmai interrompono bruscamente il racconto con considerazioni di natura sociopolitica ed economica; e poiché quando il romanzo venne pubblicato negli Stati Uniti il secondo conflitto mondiale si era concluso da pochi mesi, è plausibile che gli editori della Viking Press abbiano ritenuto opportuno ripulire il testo da frecciate polemiche alle potenze vincitrici. Oppure, più cautamente, è verosimile che le sezioni in questione siano state rimosse per rendere più agile la narrazione. Molto più raramente, l’edizione statunitense si limita ad integrare brevi incidentali o qualche parola con funzione epesegetica, verosimilmente ascrivibili a una seconda redazione del testo. L’unica traduzione in italiano, effettuata da Giorgio Manganelli secondo l’edizione della Viking Press, venne pubblicata da Mondadori nel marzo del 1947. (Niccolò Brunelli)

TOM HANLIN (1907-1953), scozzese, a quattordici anni abbandonò gli studi per lavorare prima in una fattoria e poi in miniera, dove rimase per i successivi venti anni. Al lavoro affiancò lo studio in una scuola di giornalismo di Glasgow. A seguito di un incidente in miniera nel 1945 trascorse tre mesi a riposo e cominciò a scrivere storie che ebbero successo, portando così a compimento il suo sogno di bambino. Morì per problemi cardiaci e respiratori. Scrisse oltre trenta racconti, diversi romanzi, saggi e radiodrammi. Una volta sola nella vita è il suo romanzo più noto.