John Connolly “I senza nome”, Fanucci Editore


Uscita in libreria e ebook: 26/01/2024 

CINQUE VITTIME. UN NUMERO NON IDENTIFICATO DI ASSASSINI. SOLO DUE UOMINI POSSONO FARE GIUSTIZIA.

Con l’aiuto di Parker, Louis e Angel cercano vendetta per la morte del vecchio alleato di Louis. Ad Amsterdam, quattro persone vengono massacrate, e i resti disposti intorno alla forma crocifissa del loro patriarca, De Jaager, intermediario e vecchio alleato dell’assassino di nome Louis. I responsabili sono criminali di guerra serbi che credono di poter sfuggire alla giustizia ritirandosi in patria. Si sbagliano. Perché Louis è arrivato in Europa per dare loro la caccia: cinque assassini da stanare e punire prima che si disperdano nell’est. C’è solo un problema. Il sesto.

Con quella prosa “oscura, inquietante e magistralmente eseguita” (Booklist) tipica di John Connolly, per non parlare dei colpi di scena che vi lasceranno a bocca aperta, I senza nome è un thriller irresistibile che vi terrà con il fiato sospeso.

JOHN CONNOLLY è nato a Dublino nel 1968. Per Fanucci Editore è in corso di pubblicazione, nella collana Timecrime, la serie dedicata al detective Charlie ‘Bird’ Parker, composta da Tutto ciò che muore, Il ciclo delle stagioni, Gente che uccide, Palude, I tre demoni, Un’anima che brucia, La rabbia degli angeli, Il lupo in inverno, La canzone delle ombre, Un tempo per soffrire, Un gioco di fantasmi, La donna nel bosco, Il libro di ossa e Sporco Sud. The nameless – I senza nome è il diciannovesimo volume della serie ora disponibile, mentre The Lovers, The Reapers e The Unquiet sono di prossima pubblicazione nella presente collana. Per il catalogo Fanucci Editore, invece, sono previste contemporaneamente la ristampa de Il libro delle cose perdute e il sequel The Land of Lost Things.

Luca Pallanch “Un colpo da pochi milioni”, LdM Press

In libreria il 25 gennaio
Lorenzo de’ Medici Press

In una ricca e sonnolente città di provincia viene rilasciato per buona condotta, dopo vent’anni di detenzione, Vincenzo Sabelli, noto alle cronache per un leggendario e misterioso colpo nella principale banca dell’intera provincia. Fuori lo attendono una tuta da giardiniere comunale e i vecchi complici, rimasti impuniti e perfettamente reinseriti nella vita cittadina. Riuscirà Vincenzo Sabelli, in arte il gentleman, a recuperare la sua parte di refurtiva e a realizzare l’ultimo colpo della sua vita? E il suo rivale, il commissario Tretti, dal quale era stato incastrato, riuscirà prima di andare in pensione a sgominare le due bande di slavi e di cinesi che si contendono il territorio? 

Prologo:

Il rumore dei passi era come un frastuono. Scivolava via alle sue spalle, senza mai armonizzarsi con il suono metallico prodotto dagli stivali della guardia che lo precedeva e soprattutto con il rimbombo delle sbarre, aperte e richiuse in fondo a ogni corridoio. Stridula l’apertura provocata dalla chiave, agghiacciante la chiusura con una robusta spinta. Si era messo a contare i passi, così, per gioco, con lo sguardo dritto in direzione dell’ennesimo cancello, tanto le pareti erano bianche e immacolate, come se solo lì non fosse giunta la mano dell’uomo a commentare il tempo che passa, inesorabile, eppure lentissimo. Vent’anni ci aveva passato lì dentro, fortunato per non essere stato costretto a emigrare in un altro penitenziario, ma ormai chi si faceva vent’anni per reati comuni, anzi comunissimi? Furti, per lo più, mai una rapina, mai un’arma in mano, lavori puliti, però quando sei un delinquente abituale dall’età di diciott’anni o giù di lì, le aggravanti fioccano a ogni condanna e la colpa di essere stato a capo di una banda, sia pure di ladri, pesa ancora di più. Specie in provincia. Quindici passi, ma ormai si era dimenticato quanti corridoi avesse percorso. Erano anni che non riceveva una visita. Non teneva famiglia, come si dice nella mala, solo qualche lontano parente, di quelli che si guardano bene dall’andare a trovare una mela marcia. Le donne con cui era stato si erano ormai sistemate e spesso separate, ma di certo non pensavano a lui. E gli amici, quei pochi che aveva, non erano tipi da entrare in un carcere per diletto. In un mondo sempre più social gli unici a essere tagliati fuori sono i detenuti .

Luca Pallanch  ha curato per anni la programmazione del Cinema Trevi, sala d’essai del Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, presso cui lavora dal 2000. Ha scritto il romanzo I fiori di Early (Armando Siciliano Editore, 2000) e vari libri di cinema, oscillando tra sguardi sul cinema d’autore (Luigi Comencini architetto dei sentimenti; Tagli. Il cinema di Dario Argento; Arpino e il cinema; Non solo Gomorra. Tutto il cinema di Matteo Garrone; Divi & antidivi. Il cinema di Paolo Sorrentino) e fughe nel passato alla ricerca di personaggi singolari (Un “idolo” in controluce: Enzo Battaglia; Se non ricordo male. Frammenti autobiografici di Giulio Questi; Il caso Tretti; Fabio e Mario Garriba, i gemelli terribili del cinema italiano). Ha collaborato, con articoli e interviste, a vari quotidiani e riviste di cinema, ed è stato per anni redattore di “Bianco e Nero”, la storica rivista del Csc. Ha curato retrospettive alla Mostra del Cinema di Venezia (La situazione comica, 2010; Orizzonti 1960-1978, 2011) e ai Festival di Roma (Le notti pazze de La dolce vita, 2010; Cinema espanso 1962-1984, 2012; Danze macabre. Il cinema gotico italiano, 2014) e di Torino (Omaggio a Giulio Questi, 2014; Omaggio Augusto Tretti, 2015; Omaggio ai fratelli Garriba, 2016). Ha partecipato (redazione e ricerche storiche) alla serie di 28 documentari I militi ignoti della fede di Pupi Avati, sulle persecuzioni operate dai regimi comunisti nell’Europa dell’Est dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino, trasmessi da Tv2000 nel 2014-2015. Ha curato i documentari Il cinema Kriminal di Umberto Lenzi, presentato al Noir Film Festival di Courmayeur 2002, e Fernando Di Leo. Un pugliese a Roma, presentato al Festival del Cinema Europeo di Lecce 2013; ha collaborato alla sceneggiatura del cortometraggio Fernando, l’ultimo poeta rivoluzionario venuto dal Sud di Cosimo Damato Damiano, presentato al Bif&est di Bari 2019; ha scritto soggetto e sceneggiatura del documentario Profondo Argento di Steve Della Casa e Giancarlo Rolandi, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2023. Nel 2023 ha scritto, insieme a Domenico Monetti, un libro-intervista ai produttori degli anni d’oro del cinema italiano dal titolo Per i soldi o per la gloria. Storie e leggende dei produttori italiani dal dopoguerra alle tv private (Minimum Fax e Centro Sperimentale di Cinematografia), al quale è stato conferito il Premio Diego Fabbri per il miglior libro cinematografico dell’anno. Da anni lavora a un romanzo storico sulla malavita romana.

Jiří Weil “Sul tetto c’è Mendelssohn”, presentazione

Einaudi Editore

Tradotto e curato  da Giuseppe Dierna

Dalla Nota dell’editore

[…]” Nella girandola quasi cinematografica di vicende che si snodano, si arrestano, si intersecano, si concludono non c’è mai una ratio meritocratica, o morale: c’è chi se la cava e chi no, sempre per caso. Né lui, Weil, si sogna di fornirci pareri e parametri di giudizio. Nelle vesti di reporter, se non addirittura di trascrittore, delle vicissitudini dei suoi personaggi, li ritrae imperturbabile mentre cercano di sbrogliarsela in mezzo al molto e al troppo che capita loro. Il pathos – quasi come in un impossibile libro giallo in cui l’assassino sia il lettore – ce lo mette tutto chi legge, e che si ritrova a passare per l’intera gamma delle emozioni, dalla risata al dolore fisico (sì, perché l’epilogo dell’ultima vicenda ha un impatto emotivo pari a quello di un pugno al plesso solare), e anche a parteggire o a sperare, come nella vita. Sarà per questo che uno poi se lo ricorda indelebilmente, questo libro, se ha la fortuna di scegliere di leggerlo. Una fortuna ceca, verrebbe da dire”.

Dove “ceca” non è un errore di ortografia, ma legata al luogo natale dell’autore, nato nel 1900 nei pressi di Praga da una famiglia ebraico-ortodossa.

Antonio D’Orrico su Domani (7 dicembre 2023) scrive “Romanzo straordinariamente portentoso e portentosamente straordinario (crepi l’avarizia dei recensori ordinari), romanzo incredibilmente dimenticato (uscì postumo nel 1960)” e a conclusione del suo articolo aggiunge nel poscritto “Jiří Weil era uno degli scrittori preferiti di Philip Roth. Ammirato dallo stile laconico con cui Weil raccontò la barbarie e il dolore, Roth considerava quella sobrietà il commento più feroce all’apocalisse hitleriana”

Il romanzo racconta infatti una storia singolare e per la trama e per la prosa che la narra: c’è una statua da spostare dal tetto della Casa tedesca delle arti, ex sede del parlamento Cecoslovacco requisita dai nazisti. È Reynar Heydrick, capo delle RSHA (Ufficio Principale di Sicurezza del Reich), a ordinarlo, stigmatizzando il comportamento del Comune. E qui la vicenda si complicherà in quanto gli addetti alla rimozione, inviati dal Comune, non sanno riconoscere la statua incriminata tra le varie che stazionano sul tetto. La conclusione è imprevedibile e comica quasi legata al vecchio adagio, “Chi la fa, l’aspetti”!

Ma chi era Weil?

“Figlio di ebrei ortodossi, ma forse non troppo persuaso né di essere ebreo né di essere ortodosso, sceglie di convertirsi al comunismo, tanto da lasciare la Cecoslovacchia per L’unione Sovietica. […] viene espulso dal Partito ed esiliato in Asia centrale. Torna in Cecoslovacchia nel 1935 […] A Praga lavora per il Museo ebraico quando la città viene occupata dai nazisti. Ebreo comunista o comunista ebreo (o nessuno dei due) rischia di essere catturato e deportato dalle SS, ma finge il suicidio. L’inganno gli riesce e sopravvive alla guerra e ai tedeschi. Nel 1948 i comunisti vanno al potere in Cecoslovacchia, e Weil è persona non grata per la cerchia intellettuale del suo paese. Lavora per il Museo ebraico di Praga (sì, di nuovo) e continua, a dispetto di tutto, a scrivere. Sul tetto c’è Mendelssohn esce nel 1960, un anno dopo la (stavolta vera) morte del suo autore”(dalla Nota dell’editore)

Brevi note biografiche

Jiří Weil nasce a Praskolesy (Boemia centrale) nel 1900. Nel 1937 pubblica il suo primo romanzo, Moskva-hranice (La frontiera di Mosca), che ottiene un buon successo. Inizialmente comunista, dopo un viaggio in Russia critica i processi politici e viene espulso dal partito. Durante l’occupazione nazista scampa alla deportazione simulando il suicidio nel fiume Moldava e poi vivendo nascosto. Dopo la guerra scrive due libri ambientati nella Praga occupata: Una vita con la stella (Rizzoli 1992) e Sul tetto c’è Mendelssohn, uscito postumo, e finora inedito in Italia. Entrambi sono stati molto lodati da Philip Roth.(da Einaudi Autori)

Il flauto magico raccontato da Paolo Menconi, Pan di Lettere Edizioni

Il Flauto magico di Mozart: il nuovo libro di Paolo Menconi per avvicinare i bambini all’Opera lirica.

“Il Flauto magico di Mozart” raccontato ai bambini da Paolo Menconi, e presentato dalla nota soprano Fiorenza Cossotto, con le splendide illustrazioni di Fabiana Castellani.

La storia appassionante del capolavoro di Mozart raccontato nel nuovo libro di Paolo Menconi edito dalla Casa Editrice Pan di Lettere ha vinto il Premio Internazionale “Caramelle”. 

Milano, Gennaio 2024 – L’Opera Lirica e la magia delle Fiabe si fondono in un bel libro: “Il Flauto magico” raccontato da Paolo Menconi con la storia, le gioie, le passioni, l’amore, il coraggio e le emozioni dei protagonisti del famoso capolavoro di Mozart. Pubblicato dalla Pan di Lettere Edizioni. 

La famosa Soprano Fiorenza Cossotto, nell’introduzione del libro, parla della magia della Musica e dice: Il Flauto Magico è fiaba meravigliosa, ambientata in un fantasioso e fantastico Egitto che racconta, attraverso i suoi personaggi e la musica, i concetti universali della vita, fatta di sogni, sfide, vittorie, sconfitte e di amore per il prossimo e per la natura che ci circonda. Sono certa che questa pubblicazione possa divenire un ponte ideale tra ciò che ereditiamo da chi ci ha preceduto e ciò che trasmettiamo alle generazioni del domani, in modo che i capolavori musicali possano essere sempre di grande ispirazione per le giovani menti del futuro.  Un grazie di cuore, quindi, a Paolo Menconi, che ha scritto questo libro e a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questa bella pubblicazione che, sono certa, potrà avvicinare i giovani lettori ad un favoloso mondo… quello dell’Opera Lirica.

Paolo MenconiaffermaL’Italia è il Paese dell’Opera Lirica, dove quest’arte è nata e si è sviluppata diventando un’eccellenza della nostra Cultura nel mondo. Per portare sempre più persone a conoscere e ad amare l’Opera è necessario cominciare dai bambini. Per farla conoscere e diffondere, la strada migliore è quella di usare il linguaggio delle fiabe. Da qui è nata l’idea di scrivere e raccontare l’Opera di Mozart sotto forma di fiaba: una storia bellissima e appassionante. E così è stato realizzato questo bel libro (che ha vinto il Premio Internazionale Caramelle per la diffusione dell’Arte e della Cultura), pubblicato dalla Casa Editrice Pan di Lettere, con le belle illustrazioni di Fabiana Castellani che accompagnano i bambini a comprendere lo svolgersi della storia. 

Sara Bontempi “Il Golfo dei Poeti. A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro”, presentazione

Foto di Ruggero Morisco

[…]”questo libro non vuole essere una guida ufficiale, piuttosto un’opera nata dalla passione e dall’amore profondo che nutriamo per il comune di Lerici, il nostro luogo di residenza. Il nostro obiettivo principale è far conoscere queste terre meravigliose a chiunque lo desideri, sperando sinceramente di  catturare i vostri cuori con le nostre parole e le immagini che troverete tra queste pagine” (dall’Introduzione)

E al raggiungimento di questo obiettivo concorrono le foto di Ruggero Morisco che corredano le pagine catturando scorci, baie, spiagge, monumenti e paesaggi, ma non mancheranno le citazioni di quanti poeti, artisti, scrittori, sono rimasti nel tempo incantati da queste bellezze, e la storia dei luoghi e delle architetture, senza dimenticare piatti tipici e ricette speciali che, come altri elementi, appartengono alla cultura di questo specialissimo territorio.

“Il Golfo dei Poeti – A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro” è un invito a immergersi nella magia di un angolo unico della Liguria. Lerici, San Terenzo e Tellaro sono tesori nascosti lungo la costa del Golfo dei Poeti. Le pagine di questo libro vi condurranno per mano attraverso vicoli acciottolati, porticati antichi e lungomari incantevoli. Esplorando gli scorci panoramici che hanno ispirato le opere di poeti del calibro di Percy Bysshe Shelley e Lord Byron, avventurandosi in un viaggio che abbraccia la ricchezza culturale di queste terre bagnate dal mare Ligure”.

Brevi note biografiche

Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979, attualmente vive in Liguria, nel Golfo dei Poeti.  Sposata con Ruggero, il fotografo del libro, con cui gestisce il travel blog Iris e Periplo Travel, dove condividono la loro passione per i viaggi.  Lavora come promoter editoriale, offrendo servizi e promozione ad autori e artisti. Il suo racconto “Sugamo, la Tokyo dei pensionati” è stato scelto per la raccolta “Giappone Desire – Letture per innamorarsi del Sol Levante” (2023) pubblicato da Idrovolante Edizioni. Un altro suo racconto è stato scelto e pubblicato nell’antologia Racconti Vol.3 Alcova Letteraria Quarta Edizione (2023).“Il bacio sulla fronte” (2023) è il suo primo romanzo, scritto con il cuore e i bei ricordi dei tempi andati.  Presente al Salone del Libro di Torino 2024 per il firmacopie del romanzo, presso lo stand della casa editrice.Ha pubblicato il libro di ricette “Cucina senza frontiere: Viaggio gastronomico in versione senza glutine e senza lattosio” (2024) in self publishing.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri “Il bacio sulla fronte”

Giulio Guidorizzi “I miti delle stelle”, presentazione

[…] Mappare il cielo, e cercarne i messaggi attraverso l’astrologia, fu un’attività a cui tutte le culture antiche si dedicarono, a partire dai Babilonesi e dagli Egizi; ma il nostro cielo, quello delle costellazioni, fu creato dai Greci.[…] gli astronomi greci tracciarono le costellazioni, definirono lo zodiaco e diedero loro i nomi che ancora restano. Ma quello dei Greci fu anche un cielo mitico: ogni costellazione ha una storia, e i personaggi del mito popolavano anche i cieli degli antichi.(da Raffaello Cortina Editore)

Giulio Guidorizzi,  studioso di mitologia classica, nel volume ha raccolto i miti greci legati alle costellazioni. In una recente intervista (La stampa 6 gennaio 2024 di Francesco Rigatelli) spiega che il mondo astronomico delle origini, “una specie di grande orologio cosmico”, in cui gli astronomi dall’osservazione hanno identificato le costellazioni, in seguito, quando i Greci conquistarono l’oriente, divenne, da osservatorio astronomico, astrologico: il grande apparato cosmico non era lì per caso ma ci influezzerebbe.

Alle interessanti domande conclusive: E lei che li studia da una vita cosa ha capito dei miti?

La risposta, che riportiamo integralamente:

“Intanto sono dei bei racconti che interpretano il reale in maniera poetica, e questo è già molto. Il mito in sé come dice Freud poi esprime un modo simbolico di pensare. È la storia o la pittura del nostro inconscio. Ci troviamo le forze elementari e irrazionali che si agitano nella nostra mente trasformati in racconto. Ci sono i rapporti famigliari, la vita e la morte, dunque esisteranno finché l’uomo avrà un inconscio. Si vedrà se l’intelligenza artificiale saprà sognare ed emozionarsi guardando le stelle”.

Il mito che li racchiude tutti?

“Ulisse, incarnazione della curiosità e al contempo dell’inquietudine dell’uomo”.

Brevi note biografiche

Giulio Guidorizzi, studioso di mitologia classica e di antropologia del mondo antico, ha insegnato Letteratura greca all’Università degli Studi di Milano e di Torino. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Ai confini dell’anima (2010), Il compagno dell’anima (2013), vincitore del premio Viareggio-Rèpaci, I colori dell’anima (2017), In viaggio con gli dei (con S. Romani, 2019), Il mare degli dei (con S. Romani, 2021), La Sicilia degli dei (con S. Romani, 2022) e I miti delle stelle (2023).(da Raffaello Cortina Editore)

Virginia Woolf e Vita Sackville West

Dalla corrispondenza riunita in queste pagine, dove attimi di riflessione profonda si alternano a prese in giro, slanci sensuali e racconti di vicende ordinarie, emerge la voce più vitale e arguta di Virginia Woolf. Nelle lettere, selezionate fra le oltre cinquecento scambiate dal primo incontro alla morte di Virginia, è davvero possibile cogliere, citando il saggio introduttivo di Nadia Fusini, “come l’amore tra queste due donne non finisca mai. Si incontrano, si separano, si scrivono, smettono di scriversi, riprendono a scriversi, e sempre la tenerezza, l’amicizia, la nostalgia riemergono, e tornano la luce e l’incanto.”(da Feltrinelli Editore)

Sara De Simone e Nadia Fusini traduttrici, con un saggio introduttivo di Nadia Fusini

a cura di Elena Munafò

Due riedizioni che hanno per protagonista Virginia Woolf e come autrice di un romanzo e come corrispondente di Vita Sackville West.

Scrivi sempre a mezzanotte edito da Feltrinelli raccoglie un totale di 136 missive, parte inedite, precisamente 78 dalla Woolf a Vita e 58 viceversa. Lo scambio epistolare è introdotto da un interessante saggio della critica letteraria Nadia Fusini appassionata studiosa delle due autrici.

Un amore durato ben quindici anni scaturito per entrambe, così diverse, proprio dalle loro differenze e bisogni affettivi che il saggio della Fusini sa ben mettere in evidenza. Rapporto sicuramente amoroso che determinerà nella Woolf la necessità di trasfonderlo nel romanzo Orlando la cui genesi è possibile rintracciare in una missiva del nove ottobre del 1927 scritta da Virgina a Vita

“«Orlando. Una biografia». «Appena l’ho fatto – confessa ancora a Vita – il mio corpo è stato rapito in estasi e il mio cervello s’è riempito di idee… supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente… ti secca? Di’ sì o no». Orlando nasce così, come uno zampillo di gioia, come un regalo e insieme un guanto di sfida a un’amata troppo vivace (leggi infedele), che procede a grandi falcate nella selva dell’amore e del sesso. Consapevole di non poter gareggiare sullo stesso terreno, Woolf sposta la contesa sul proprio campo di gioco. Farà quello che nessuno ha fatto o potrà fare per Vita: scriverà un romanzo su di lei.”

così si legge nel commento di Sara De Simone, critica letteraria e traduttrice, nonché vicepresidente dell’Italian Virginia Woolf Society (su la Stampa del 5 gennaio 2024) e come la stessa Fusini che traduce Orlando spiega nell’Introduzione all’epistolario e al romanzo.

[…] In quello che potremmo definire il romanzo più gioioso di Woolf, «si celebra senza nessuna reticenza la donna, l’essere umano donna . E semmai, riconoscendone il brio ironico e ludico – questo è un divertissement, insiste Virginia Woolf – si dovrà notare che la mutazione che riguarda il personaggio è in realtà un progresso. Sì che potremmo interpretare così: la donna è la versione piú perfetta dell’essere umano; l’essere umano al suo meglio è donna» come scrive Nadia Fusini, che firma questa nuova traduzione.(da Neri Pozza)

A. Ferrini e S. Pizzuoli “O.D.E.S.S.A.Operazione Obersalzberg”, Edida

Edida

Ancora un’avventura per Leonard Walder, pericolosa come tutte le precedenti che lo hanno visto impegnato contro l’organizzazione O.D.E.S.S.A. che sin dai primi momenti della sua creazione, alla fine del secondo conflitto mondiale, si è votata alla realizzazione del Quarto Reich. Nell’Operazione Obersalzberg Leonard sarà impegnato a neutralizzare il tentativo da parte di O.D.E.S.S.A e dei servizi segreti della Germania est, la DDR, di favorire lo scoppio di una guerra catastrofica e definitiva contro Israele. Nome in codice dell’operazione il toponimo del nido dell’aquila (Obersalzberg), il castello di Hitler in Baviera. Ancora una volta Walder sarà chiamato ad intervenire con le forze del Mossad di Mike e della Cia di Fox, vecchie conoscenze che hanno caratterizzato le sue missioni fino a quest’ultima ambientata a Berlino Est, in Spagna, in Medio Oriente, sullo sfondo della guerra del Kippur (1973).
Come le precedenti missioni (O.D.E.S.SA. L’ora della fuga, O.D.E.S.S.A. Caccia in Argentina, O.D.E.S.S.A. Operazione Damocle, O.D.E.S.S.A. Il tesoro del lago) l’ambientazione è storicamente documentata, ricca di particolari riferiti al periodo, alle vite usi e costumi del tempo dei suoi protagonisti trasposti nelle pagine di un romanzo, una spy story ricca di colpi di scena in un avvincente thriller storico.

Antonio Manzini “Tutti i particolari in cronaca”, presentazione

Antonio Manzini, il creatore dell’indimenticabile vicequestore Schiavone, entra nel Giallo Mondadori, con una storia serrata e sorprendente che si interroga sull’equilibrio tra legge e giustizia, e su ciò che saremmo disposti a fare pur di guarire le nostre ferite.(dal Catalogo Mondadori)

Il nuovo romanzo di Manzini, per lo storico Catalogo del Giallo Mondadori, è a due voci, quelle dei due protagonisti, diversi per indole e attività, l’uno riservato metodico e archivista del Tribunale Penale, Carlo Cappai laureato in Giurisprudenza; l’altro ex cronista sportivo ma successivamente incaricato di cronaca nera, Walter Andretti: i due si ritrovano perché appassionatosi ai casi che segue e cerca risposte, proprio come l’altro in quei faldoni dove la giustizia langue spesso per motivi diversi, per i casi irrisolti.

Uno di questi, un caso di omicidio avvenuto nel 1977 quando viene uccisa Giada, una diciassettenne, colpita mortalmente a sprangate da un giovane neofascista successivamente assolto “per non aver commesso il fatto”. L’assolutore è Bruno Cappai, giudice e padre del testimone, Carlo Cappai, il protagonista.

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio (Fazi, 2005), La giostra dei criceti (Einaudi, 2007, riedito da Sellerio nel 2017), Gli ultimi giorni di quiete (Sellerio, 2020) e La mala erba (Sellerio, 2022). Nel 2013 pubblica con Sellerio Pista nera, il primo romanzo della lunga serie dedicata a Rocco Schiavone che si compone, con l’ultimo episodio Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? (Sellerio, 2023), di dodici titoli. Con Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (Sellerio, 2016) ha vinto il premio Chiara e il premio della Satira di Forte dei Marmi.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Le ossa parlano

Vecchie conoscenze

Gli ultimi giorni di quiete

Rien ne va plus

ELP

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico scomparso in Sus America?

Antonella Salottolo “Evanthia e altre storie”, Lupi Editore

Evanthia e altre storie racconta le avventure e disavventure estive di due bambini, Andrea e Laura.

Un incidente costringe la famiglia dei due protagonisti a trascorrere le vacanze a Procida, qui i due bambini scoprono le bellezze e la cucina del luogo.Non potendo andare in giro con il papà, bloccato a casa per una frattura al piede, i bimbi occuperanno il tempo con lui ascoltando fiabe. Sentiranno parlare di Graziella e di Alphonse de Lamartine, de L’ombrello magico, una favola ricca di riferimenti a luoghi reali e fantastici, ma tutti unici e sorprendenti e di Evanthia, un regno fatato popolato da elfi e da stregoni.

I due bambini, attraverso le storie, conosceranno, ad esempio, Ventotene, alcune ricette di cucina e impareranno l’importanza della diversità e della cura per l’ambiente. Nella fiaba Evanthia, infatti, con il protagonista Florian e il mago Piras capiranno quanto sia importante il confronto con gli altri. Ascoltando L’ombrello magico rifletteranno su tematiche ambientali e scopriranno il potere dell’immaginazione.

Evanthia e altre storie è un libro adatto a grandi e piccini, che porta un pizzico di magia nella vita degli adulti e, con leggerezza, spunti di riflessione nella quotidianità dei bambini più curiosi.

Brevi note biografiche

Antonella Salottolo, nata nel 1984, napoletana innamorata della sua città, insegna Storia e Filosofia nei licei e ai bimbi più piccini. Specializzata in marketing e web marketing per aziende, oggi si occupa, però, principalmente dei suoi due bambini. Amante del mare, dei viaggi, della buona tavola e della cultura orientale, in particolare del reiki, adora scrivere.Evanthia e altre storie non è il suo primo romanzo, nel 2018 ha pubblicato, infatti, Il fuoco, il vento e l’immaginazione e, recentemente, ha ricevuto il premio Paesi in Lettere – Zungoli, Premio Nazionale – L’inedito sulle tracce del De Sanctis per un romanzo di prossima pubblicazione.