Valeria Parrella “Quel tipo di donna” presentazione

Quattro amiche e un viaggio: da Napoli alla Turchia. Quattro donne diverse di cui una è voce narrante. Non più giovanissime, partono, stringendosi attorno a chi ha subito un lutto terribile. Non semplici donne in un viaggio, ma amiche, come sorelle, che sanno stare accanto le une alle altre, perché il peso del dolore condiviso aiuta a sopravvivere. Ciascuna con il proprio bagaglio di esperienze, di amori, di dolori nel cui vissuto ci sono stratificate le esperienze e le aspirazioni delle donne, di tante, un’intera comunità che non ti fa sentire solo perché la solidarietà ti salva e libera.

Da Harper Collins Editore

[…] L’amicizia è l’amore nella sua prima forma. Ed è questo primigenio tipo di amore, puro e resistente a ogni acciacco, a spingere quattro amiche in una vecchia Mercedes bianca su una strada assolata e polverosa durante un afoso agosto, attraverso una Turchia in pieno Ramadan. Sono partite da Napoli, radunate da una perdita troppo grande per essere affrontata in solitaria dentro un palazzo antico, con le mura scrostate e senza ascensore. E siccome l’amicizia, quella vera, non conosce ostacoli né vacanze, ognuna di loro ha lasciato in attesa un lavoro, un amore, un figlio e si è stretta intorno a quel vuoto, per colmarlo di strada e storie. E così in questo viaggio, che da una metropoli libera e moderna come Istanbul passa ai cunicoli sotterranei dei Camini delle fate in Cappadocia, fino ad arrivare alle coste selvatiche e lucenti di Antalya, le quattro amiche scoprono di non essere sole, perché in realtà di donne con loro ce ne sono molte di più, madri, nonne, figlie. […]

E anche brevi note biografiche

Valeria Parrella (Napoli, 1974), scrittrice e autrice teatrale. Dopo l’esordio con la raccolta di racconti Mosca più balena (2003), ha pubblicato numerosi libri tra cui: Lo spazio bianco (2008), Lettera di dimissioni (2011), Enciclopedia della donna. Aggiornamento (2017), Almarina (2019).

e anche la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Della stessa autrice:

Valeria Parrella “Almarina”

 

Giacomo Pierini “In prima fila non sempre si vede bene” Presentazione sabato 3 ottobre

La Presentazione Sabato 3 alla libreria Marabuk 

 

 

 

 

 

 

La storia si svolge nel centro storico di Firenze a metà luglio, tutto nell’arco di una settimana. Un Architetto, appena passata la cinquantina, annoiato, appassionato di telefilm gialli si siede ogni
mattina in uno storico caffè fiorentino. Un paio di volte la settimana fa quello che chiama il Facebook dal vivo: individua per gioco, senza altri fini, una persona e la segue per vedere cosa faccia. Come sul social network, ma qui in un mondo reale, dal vivo appunto. Quel lunedì vede una bella donna, elegante, e decide di seguirla; coincidenze, consigli di amici, supposizioni lo portano sulla pista di un furto di quadri famosi… forse.
Un giallo armonioso e coinvolgente dalla scrittura che cattura l’attenzione: fluida e naturale rifinisce con precisione la storia e la colora con personaggi ben rappresentati e caratteristici. Tante le influenze dell’ambiente tipico toscano, dal sarcasmo pungente alle descrizioni di posti e locali che non sfuggiranno agli amanti della città dantesca. La storia sviluppa molti interrogativi e l’ottimo ritmo narrativo sostiene una trama coesa e logica. (da La Caravella Editrice)

A questo link la video-trama

 

e anche alcune brevi note biografiche:

Giacomo Pierini Fiorentino, 1970. Laurea e dottorato in Storia contemporanea ha sempre lavorato nell’editoria in Italia e Spagna. Attualmente è Direttore marketing internazionale di una casa editrice.

 

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di settembre 2020

 

le pagine più visitate nel mese di settembre 2020

Ottessa Moshfegh “La morte in mano”
Dacia Maraini “Trio”
Susanna Tamaro “Una grande storia d’amore”
Vanessa Montfort “Il sogno della crisalide”
Manuel Vilas “La gioia, all’improvviso”
Hans Tuzzi “Nessuno rivede Itaca”
Gianrico Carofiglio “Testimone inconsapevole”
Scott Turow “L’ultimo processo”
Valérie Perrin “Cambiare l’acqua ai fiori”
Lawrence Osborne “L’estate dei fantasmi”
Joe R. Lansdale “Una cadillac rosso fuoco”
George Eliot “Romola”

The Passenger “Svezia” Iperborea

Il progetto The Passenger di Iperborea ci porta con questo numero in Svezia assurta agli onori delle cronache di tutti i nostri telegiornali in tempo di Covid-19 per l’atteggiamento assunto nei confronti della pandemia. E non solo. Un paese che desta curiosità e un po’ d’invidia per quel welfare che accompagna tutti dalla nascita alla fine dei giorni. La raccolta di reportage letterari e saggi narrativi che raccontano il paese e i suoi abitanti, così come è costume della collana The Passenger, permetterà al lettore in questo viaggio di carta di ascoltare voci diverse e avere la possibilità di capire, ad esempio, attraverso i contributi di scrittori, giornalisti ed esperti locali e internazionali, le luci e le ombre di questa società fucina di aziende come Skype o Spotify, dall’alto senso civico, come dimostra il patto tra cittadino e Stato per evitare il lockdown, e ambientale, come Greta Thumberg testimonia, ma anche un partito di ispirazione nazista che potrebbe andare al governo.

Per saperne di più

Iperborea The Passenger Svezia

e anche:

La Collana The Passenger

Jean-Paul Dubois “Non stiamo tutti al mondo nello stesso modo”

 

Vincitore del Premio Goncourt 2019

 

Paul Hansen è il protagonista del romanzo di Dubois: a Montreal divide la cella con un motociclista omicida. Cosa ha fatto per scontare una pena di due anni in prigione? Solo alla fine il lettore ne conoscerà il motivo seguendo la rivisitazione al proprio vissuto che ne fa il protagonista. Partito da Tolosa, pare che in tutti i romanzi l’autore inserisca la città in cui vive insieme ad altre “presenze” ricorrenti, ha svolto nell’ultimo ventennio la funzione di addetto alla manutenzione del complesso residenziale dell’Hotel Excelsior di Montreal, intervenendo e facendosi carico anche  di “aggiustare” le vite dei condomini. Il personaggio a cui si è ispirato l’autore nella realtà si chiama Serge ed è effettivamente il guardiano dell’Hotel e un uomo straordinario come il protagonista, dice Dubois in una recente intervista, e aggiunge di avergli telefonato per avvertirlo di aver vinto il premio letterario francese tra i più prestigiosi, il Goncourt appunto… Curioso particolare: lo scrittore scrive i propri lavori secondo un calendario che egli stesso si è dato. E precisamente: scrive solo nel mese di marzo, dal primo al trentuno, otto pagine minimo per quindici sedici ore di lavoro. Ricorda, anche senza il limite legato al mese, il rigore con cui scriveva Moravia secondo un calendario che si era imposto, quasi da scrivano, che lo vedeva impegnato tutte le mattine per quattro ore.

La sinossi da Ponte alla Grazie Editore

[…] Cos’ha fatto Hansen, cittadino irreprensibile, onesto lavoratore, per finire in galera? E perché rifiuta di pentirsi? Dopo il divorzio e la tragica fine dei genitori, aveva finalmente trovato il suo posto nel mondo come custode e tuttofare di un complesso residenziale, e l’amore di una donna straordinaria. Ora, dalla prigione, ripercorre la propria storia, dalla Francia del Sessantotto alle miniere di amianto del Québec, dalle dune di sabbia della penisola dove il Baltico si mescola al mare del Nord, ai laghi selvaggi in cui si specchiano le montagne canadesi. Rivede i passaggi drammatici, ma forse necessari, che lo hanno reso uomo senza cambiarlo, le conquiste e i doni talvolta insperati che la vita gli ha fatto, fino al momento in cui il destino gli ha messo di fronte qualcuno capace di spezzare il suo equilibrio.[…]

e anche brevi note biografiche:

Jean-Paul Dubois è nato nel 1950 a Tolosa, dove attualmente risiede. Giornalista, ha collaborato con varie testate, fra cui Le Matin de Paris e Le Nouvel Observateur. Autore di oltre venti romanzi, ha ricevuto diversi premi, tra cui il France Télévisions, il Femina e il Fnac.

e anche:

alcune curiosità sul Prix Goncourt su Il mestiere di leggere di Pina Bertoli

Almudena Grandes “La figlia ideale” presentazione

Tre voci narranti: un medico psichiatra Germán Velazquez Martín, Maria un’infermiera ausiliaria, la paziente, Doña Aurora Rodríguez Carballeira, chiusa nel manicomio femminile di Cienpozuelos a poca distanza da Madrid.   Ambientato a metà degli anni ’50 e più precisamente tra il ’54 e il ’56, l’autrice costruisce il romanzo sulla base di un fatto realmente accaduto e la tragica storia della protagonista, Doña Aurora Rodríguez Carballeira,  che nel 1933 aveva ucciso la figlia Hildegart.

L’autrice racconta la Spagna franchista in vari romanzi, come in questo ultimo, il peso della dittatura e il rigido cattolicesimo imposto, che diventano un giogo opprimente per gli spagnoli sui quali le atrocità del regime hanno lasciato segni profondi, determinati dalla paura e dall’indebolimento di ogni volontà personale, per piegarli all’obbedienza, chiudendoli in una gabbia, come può essere un manicomio. Eppure in questa tragica situazione è possibile si accenda anche la speranza.

La trama: da Guanda editore

Nel 1954 Germán Velazquez Martín decide di tornare a casa. Aveva lasciato la ­Spagna un attimo prima della caduta della Repubblica grazie all’aiuto del padre, illustre psichiatra perseguitato dai franchisti. Negli anni dell’esilio in Svizzera, Germán si è laureato e in seguito ha condotto una importante sperimentazione su un nuovo farmaco. Per questo gli hanno offerto un posto nel manicomio femminile di Ciempo­zuelos, vicino a ­Madrid, dove ritrova Aurora Rodríguez Carballeira, che era stata la più enigmatica fra le pazienti di suo padre. Colta e intelligentissima, Aurora era affetta da una grave forma di paranoia che ­l’aveva condotta a compiere il più atroce dei gesti.  […] Gli anni Cinquanta in Spagna furono anni ingrati, in cui tutto era peccato e peccare era reato: una realtà cupa, asfissiante, su cui Almudena Grandes apre uno squarcio, raccontando la storia di un uomo e di una donna che hanno avuto il coraggio di opporsi alla dittatura – anche dei sentimenti – che strangolava il paese.

Brevi note biografiche

Scrittrice spagnola,  ha pubblicato il suo primo romanzo Le età di Lulù, (1989) da cui  è stato tratto l’omonimo film diretto da Bigas Luna come nel 1995 da Malena un nome da Tango, di Gerardo Herrero. Tra i suoi scritti  Gli anni difficili (2003) e Troppo amore (2004) tradotti e pubblicati per la casa editrice Guanda. Sempre per questa casa editrice Cuore di ghiaccio (2008), Inés e l’allegria (2011) e La figlia ideale (2020).

Omaggio a Moravia

Alberto Moravia (Roma 1907 – Roma 1990)

Una pagina in omaggio ad un  grande della letteratura italiana del Novecento che ha scritto moltissimo e in settori e generi vari, romanzi racconti testi teatrali libri di viaggio saggi  critica letteraria cinematografica e d’arte, e sempre con precisione da scrivano e con orari sistematici, tranne quando era in viaggio ed è stato un grande viaggiatore; scrittore di romanzi e non-poeta, come ebbe a dire di sé, in età avanzata, come di un errore imperdonabile. Era stato raggiunto dal successo e da innumerevoli riconoscimenti in età giovanile con Gli Indifferenti, a soli 22 anni, come Moravia, nome d’arte  per  Alberto Pincherle. Successi coronati dalla vincita del Premio Strega nel 1952  con  I racconti, messi all’Indice dal Sant’Uffizio, e i molti film tratti dai suoi romanzi (La ciociara di Vittorio De Sica, Il disprezzo di Jean-Luc Godard e Il conformista di Bernardo Bertolucci). Nucleo portante della sua narrazione un’umanità incapace di slanci ideali, dal conformismo fascista all’alienazione con il neocapitalismo,  di cui sono espressione Il conformista e La noia, sentimento provato e analizzato nel romanzo con una prosa asciutta e sobria, con cui non si allude ma si chiariscono verità scomode,  sgradevoli, contemplate e scrutate.

Bompiani aveva dedicato a Moravia nel trentennale della morte la riedizione dei racconti nella raccolta “Racconti 1927 – 1951”, pubblicata per la prima volta nel 1952 e che ottenne il Premio Strega. L’ambientazione è spesso medio borghese con tutte quelle pecche che l’autore stigmatizzava: l’ipocrisia, il potere e il valore del denaro, l’indifferenza, le relazioni amorose viziate.

S.P.

Su tuttatoscanalibri dello stesso autore:

Alberto Moravia “Gli Indifferenti”

Alberto Moravia “La noia”

Anna folli “MoranteMoravia. Una storia d’amore”

 

 

Elena Varvello “Solo un ragazzo” presentazione

Protagonista del romanzo della Varvello è un ragazzo adolescente, la sua famiglia, padre e madre e due sorelle, coinvolti tutti, travolti e stravolti a cominciare da una notte di diciannove anni prima  nella quale lui decide di rivelare aspetti di sé che ha sempre taciuto. L’indagine della scrittrice mette a fuoco legami familiari, sensi di colpa, dolori, incomprensioni, scrutando un terreno difficile come l’universo giovanile e non solo, date le fitte relazioni tra i due mondi nell’ambito familiare. La storia si muove nell’arco di vent’anni in un andirivieni legato alle voci che la narrano. La lettura scorre veloce e carica di attesa e tensione: “Il tema è incandescente e misterioso: il vuoto di un figlio che non ha mai trovato il proprio posto nel mondo. Elena Varvello è maestra nell’indagare quel bosco fitto e scuro che è l’adolescenza, e quel terreno scosceso che sono i sensi di colpa dei genitori”(la citazione dal Catalogo Giulio Einaudi Editore)

e anche la recensione su mangialibri

Brevi note biografiche:

Elena Varvello ( Torino 1971) è docente presso la Scuola Holden. Ha pubblicato le raccolte di poesie e racconti: con la raccolta L’economia delle cose (Fandango, 2007) ha vinto il Premio Settembrini.  Nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo, La luce perfetta del giorno (Fandango). Per Einaudi ha pubblicato La vita Felice (2016); tradotto in numerosi Paesi

Ken Follett “Fu sera e fu mattina” Presentazione

 

L’ultimo atteso romanzo di Follett inizia nel 997 e finisce quando il suo più celebre e letto I pilastri della terra ha invece inizio. Quello che viene ormai definito un prequel che l’autore recentemente intervistato da Antonello Guerrera (Il Venerdì 11 settembre 2020) spiega nato non solo dalle richieste dei lettori su che cosa fosse Kingsbridge prima che diventasse una florida cittadina con la sua cattedrale ma anche dal fatto che indagare l’Inghilterra contesa tra anglosassoni, vichinghi e normanni, sarebbe stato molto interessante. Un tema e un periodo storico che, come gli altri, sottolinea l’autore, ha una stretta relazione con la nostra epoca:” i protagonisti chiedono che la Legge venga rispettata anche da re, nobili, arcivescovi che si considerano ‘al di sopra di tutti’. Oggi, nel mondo ci sono leader che sfidano la Legge, come in Polonia o negli Stati Uniti. E, come un millennio fa, ne vediamo le conseguenze negative”. E aggiunge alla domanda successiva che un tema a lui caro è l’emancipazione delle donne tanto che le sue protagoniste “rompono sempre gli schemi” e, chi ha letto i suoi romanzi della serie di Kingsbridge, non può che confermare.

La trama da Mondadori Libri

17 giugno 997. Non è ancora l’alba quando a Combe, sulla costa sudoccidentale dell’Inghilterra, il giovane costruttore di barche Edgar si prepara con trepidazione a fuggire di nascosto con la donna che ama. Ma i suoi piani vengono spazzati via in un attimo da una feroce incursione dei vichinghi,[…]. Edgar sarà costretto a partire con la sua famiglia per ricominciare tutto da capo nel piccolo e desolato villaggio di Dreng’s Ferry. Dall’altra parte della Manica, in terra normanna, la giovane contessa Ragna, indipendente e fiera, si innamora perdutamente del nobile inglese Wilwulf e decide impulsivamente di sposarlo e seguirlo nella sua terra, contro il parere di suo padre, il conte Hubert di Cherbourg. Si accorgerà presto che lo stile di vita al quale era abituata in Normandia è ben diverso da quello degli inglesi, la cui società arretrata vive sotto continue minacce di violenza e dove Ragna si ritroverà al centro di una brutale lotta per il potere. In questo contesto, il sogno di Aldred, un monaco colto e idealista, di trasformare la sua umile abbazia in un centro di erudizione e insegnamento entra in aperto conflitto con le mire di Wynstan, un vescovo abile e spietato pronto a tutto pur di aumentare le sue ricchezze e il suo potere. Le vite di questi quattro indimenticabili personaggi si intersecano, in un succedersi di continui colpi di scena, negli anni più bui e turbolenti del Medioevo.[…]

Dello stesso autore:

I pilastri della terra

 

Costanza DiQuattro “Donnafugata” presentazione

Protagonista è Corrado Arezzo De Spucches, Barone di Donnafugata, un aristocratico illuminato vissuto nella seconda metà dell’Ottocento,  e del quale l’autrice  ricostruisce, come in un diario privato, articolato in 23 capitoli,  l’infanzia con l’amata balia Annetta, gli anni degli studi a Palermo animati dal furore risorgimentale fino alla delusione per il fallimento dell’amministrazione sabauda, ma anche la sensibilità artistica del protagonista che lo portò a rappresentare l’Italia all’Internazionale di Dublino, e  della sua vita privata di marito, padre e nonno ed è come tale che la sua dinastia si incrocia con quella dell’autrice: il bimbo di nove anni di una delle figlie di Corrado sarà il il suo bisnonno materno. Ed è quindi a questa figura particolare di intellettuale rivoluzionario e senatore del regno che l’autrice  ha dedicato questa ricostruzione nel romanzo storico “Donnafugata”. Non nuova a residenze famose e di pregio come il Palazzo di Donnafugata,  la DiQuattro ha scritto un romanzo ( La mia casa di Montalbano) anche su un’altra abitazione che le appartiene: la casa di Montalbano a Punta Secca, il commissario inventato da Camilleri.

Da Baldini e Castoldi Libri

Donnafugata è un luogo, a due passi da Ragusa, tra carrubi secolari, muri a secco e campagna scoscesa. Donnafugata è un tempo, l’Ottocento, tra dominazione borbonica, moti di fierezza popolare e alba della dignità operaia. Donnafugata è un casato, tra i più antichi di Ibla, che di quella terra e quei giorni incarna gioie, patimenti e futuro. […] In una carezza lunga quasi un secolo, questo è il ritratto intimo di un illuminato uomo pubblico, ma pure la storia frugale e aggraziata di una famiglia unica e insieme qualunque.

Dello stesso autore:

La mia casa di Montalbano

“Giuditta e il monsù”