Patrick McGuinness “Gettami ai lupi” recensione di Irene Bignardi da La Repubblica Cultura 26 ottobre

Il nuovo romanzo di Patrick McGuinness

Delitto e castigo ai tempi della Brexit

di Irene Bignardi

Gettami ai lupi dice, a quanto pare, una vecchia massima inglese, «gettami ai lupi e tornerò come capo del branco». Proverbio, o massima, o perla di saggezza, il titolo del romanzo di Patrick Mc-Guinness spaccia forse come antica una sapienza popolare nuova che ricorda “If you can’t beat them, join them”, (se non li puoi battere, unisciti a loro). E mette ingannevolmente in pista sotto questo titolo bislacco non un romanzo gotico, come ci si potrebbe ragionevolmente attendere, ma un thriller o un mystery o un trattatello dialogato con cento sfumature di giallo.

Patrick McGuinness è professore di francese e letterature comparate a Oxford, oltre a essere un romanziere molto premiato. E decide di ambientare il suo libro in una Inghilterra cupa e grigia oltre che insoddisfatta e molto tesa alla vigilia della Brexit, seguendo le tracce del caso di Cristopher Jeffreys, un innocente accusato e massacrato dai media nonostante la sua estraneità ai fatti. Succede dunque che, in questa atmosfera non propriamente allegra, venga ritrovato nei pressi del Tamigi il corpo di una ragazza, che viene subito identificata come la graziosa e simpatica Zalie, amata da tutti e quindi bersaglio improbabile e immotivato. E che venga subito indicato come colpevole dell’omicidio tal Michael Wolphram, un tranquillo, troppo tranquillo ex insegnante del prestigioso college locale, che ha il torto di essere di incerta identità sessuale, e di amare tutte le cose belle, la musica e la letteratura, che la comunità in cui vive ha in grande antipatia. A indagare sono due detective della polizia locale che si sono assunti il ruolo, come da copione, del poliziotto buono e di quello cattivo, di quello aggressivo negli interrogatori e di quello umano e comprensivo. E che lungo tutto il libro si prendono il compito di stanare il presunto colpevole con metodi dialettici opposti, con la finta ma non poi tanto simpatia Alexander, con l’aggressione e la violenza psicologica Gary. Il tutto raccontato in un continuo passaggio tra diversi momenti della storia comune. Perché Alexander è cresciuto nel locale prestigioso college, e condivide con l’accusato molte memorie, e il ritegno a rievocare un comune passato e la beneducata violenza che hanno subito nei loro verdi anni. L’indagine procede tra grandi discussioni sul giusto e l’ingiusto, sul bene e il male, su fino a dove è moralmente lecito spingersi nella violenza per ottenere un risultato, tra l’insistenza e cascami di verità da cui si rischia di essere travolti. Insomma, un mystery singolare, quasi un piccolo manuale sul tema del delitto e del castigo, assieme avvincente e ripetitivo. Avvincente perché c’è un assassino non identificato in circolazione. Ripetitivo perché il dibattito ideologico è più curioso per il suo sviluppo che per la sua conclusione.

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