Edward Wilson-Lee in “Il catalogo dei libri naufragati” presentazione di Janne Perego da Il Tirreno Culture 21 marzo

Fernando, nato da una relazione extraconiugale, raccolse migliaia di volumi in tutto il mondo.
Ne parla Edward Wilson-Lee in “Il catalogo dei libri naufragati”
Il figlio di Colombo e il sapere,
primo “Google” della storia
di Jeanne Perego
La straordinaria biblioteca del figlio di Cristoforo Colombo, precursore di Google nel Rinascimento: fu un visionario con immense ambizioni di cui sono rimaste tracce tangibili. Ad esempio la prima biografia di suo padre: “Historia del almirante don Cristóbal Colón”, tradotto in italiano con “Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo”, cui si deve quasi tutto quello che sappiamo sullo scopritore dell’America.Fernando Colombo (1488 – 1539), figlio di una relazione extraconiugale del grande navigatore con la cordovese Beatriz Enríquez de Arana, ebbe intuizioni potenti come quelle del genitore, ma è finito in un angolo dimenticato della storia. A riscattarlo è arrivato Edward Wilson-Lee, professore all’Università di Cambridge, specialista in storia dei libri nell’età moderna, con il suo “Il catalogo dei libri naufragati” pubblicato da Bollati Boringhieri, libro insolito che fa luce su quello che può essere considerato un precursore di Google nel Rinascimento. Fernando, geniale, “uno dei primi e più grandi visionari dell’era della stampa” immaginò e si dedicò a creare “una biblioteca che contenesse tutto, una biblioteca universale in un senso mai immaginato prima”, dice il professor Wilson-Lee, una biblioteca destinata ad accogliere “tutti i libri, in tutte le lingue e su tutti gli argomenti, che si potevano trovare dentro e fuori il mondo cristiano”. Ci riuscì, grazie anche agli acquisti fatti nel corso del suo viaggiare come ammiraglio e cosmografo che lo portò ovunque, dalla Spagna a Santo Domingo, in Giamaica, a Londra, Basilea, Strasburgo, Magonza, Roma, Milano, Venezia. Intorno al 1530 Fernando Colombo fece costruire una casa per sé ma soprattutto per i suoi 15.000 volumi a Siviglia, vicino alla Porta di Ercole, il luogo ideale e immaginifico per albergare i volumi ma anche i bauli e bauli di stampe -la più grande collezione mai messa insieme -, spartiti, ballate di una sola pagina, pamphlet, oltre che i cataloghi e le liste su cui lavorò senza sosta, in maniera maniacale, ossessiva, per rendere fruibile la sua “creatura”. “Cristoforo Colombo non voleva arrivare alle Indie, ma trovare la via per fare il giro della Terra – dice Wilson-Lee – e Fernando fece lo stesso, nel suo progetto trovò il modo di avere tra le mani il mondo attraverso il dominio delle informazioni. In entrambi i casi si è trattato di progetti a vocazione universale”. Fernando ebbe l’intuizione che “per arrivare dappertutto non era necessario andare ovunque: bastava mettersi nei giusti crocevia e lasciare che fosse il mondo a venirgli incontro”, ovviamente su fogli stampati, e, possibilmente stampati bene, con i caratteri più chiari e leggibili e sulla carta migliore. Di quella straordinaria biblioteca senza confini, la più grande del suo tempo, che Fernando Colombo costituì acquistando volumi o stampati di vario genere che poi contrassegnò meticolosamente per quanto riguardava il luogo e prezzo di acquisto, dei suoi elenchi e sintesi per ridurre ogni argomento a un riassunto che col tempo e col crescere della biblioteca diventava più denso anziché più grande, purtroppo è sopravvissuto molto poco: “Degli originali quindicimila-ventimila volumi ne restano meno di quattromila”. —

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