Halldora Thoroddsen “Doppio vetro” recensione di Lidia Ravera da tuttolibri La Stampa

Un’anziana vedova nel centro di Reykjavik viene corteggiata da un chirurgo in pensione la sua esistenza tranquilla e protetta dal doppio vetro delle finestre subisce una scossa

[…] Ascolta scorrere il tempo, lei, la protagonista settantottenne di Doppio vetro, di Halldora Thoroddsen, edizioni Iperborea, e pensa. Pensa come altri parlano, con una foga quasi incontinente. E’ perché ha smesso di vivere?
Al contrario, è nel pieno di una fioritura imprevista: dopo la morte di un marito molto amato anche se un po’ «semplice», (uno di quegli uomini «felici nelle belle giornate» che «non riflettono mai su quello  che provano») ha incontrato Sverrir, chirurgo in pensione, capace di ronzare attorno alla sua casa come un adolescente sperando di vederla uscire.
Essere di nuovo al centro dell’interesse di un’altra persona, la eccita e la innamora. Arrossisce e palpita come una ragazza, ma  non perde un’oncia del suo implacabile acume. […]
Andranno a vivere insieme, ma in un appartamento che fa capo ad una casa di riposo. […] Però poi, una mattina, lei si alza presto, per andare dal parrucchiere (l’amore alza sempre il tasso di civetteria) e quando torna, lui se ne è andato. No, non se ne è andato per disamore, come succede nelle età forti, semplicemente non si è svegliato. E non si sveglierà mai più.
Il dolore, quando hai molto vissuto, veste i panni di una vecchia conoscenza. […]La vita ha, di fatto, la struttura  della tragedia, anche l’eroe perde sempre, pensa Halldòra Thoroddsen, e lo scrive con la stessa delicata ferocia con cui racconta amori e morti, piccole bugie (mai notato che gli anziani si vantano spesso della loro buona salute?) e grandi verità. Implacabile e aggraziata. Come in un viaggio al termine della notte, sereno. Pacificato. (da Lidia Ravera tuttolibri La Stampa )

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