Margaret Atwood “Moltissimo” a cura di Renata Morresi, recensione di Salvina Pizzuoli

Moltissimo è una raccolta di cinquantasette poesie, con testo a fronte, divise in cinque sezioni che, come l’autrice stessa indica nella presentazione alle lettrici ed ai lettori, sono state scritte tra il 2008 e il 2019.

“Scritte a mano, riposte in un cassetto, battute, riviste. In questi undici anni le cose si sono fatte più scure nel mondo. E poi, sono invecchiata. Sono morte persone che mi erano molto vicine.
La poesia ha a che vedere con la sostanza dell’esistenza umana: la vita, la morte, la rigenerazione, il cambiamento; così come l’equità e l’iniquità, l’ingiustizia e a volte anche la giustizia. Il mondo in tutta la sua varietà. Il clima. Il tempo. La tristezza. La gioia. E gli uccelli. Ci sono tanti uccelli in queste poesie[…] ne vorrei ancora di più nella prossima raccolta […]”

Il titolo è dato dalla composizione inserita nella quinta sezione: una parola antica, che va sbiadendo/ Moltissimo volli/Moltissimo pregai. Io lo amai moltissimo.

E conclude:

“Moltissimo amate, riunite qui insieme/ in questo cassetto chiuso, /ormai sbiadite, mi mancate. Mi manca chi è mancato, chi è partito troppo presto./Mi mancano anche quelli che sono ancora qui./Mi mancate tutti moltissimo./ Moltissimo rimpianto ho di voi/ Rimpianto: ecco un’altra parola/ che non senti più tanto spesso”.

Nostalgiche, descrittive di un pianeta amato nei suoi fiori e nelle sue creature, come in Balene in cui una madre piange la morte del suo piccolo dovuto a “plastica tossica”, e diventato esso stesso tossico, versi di profondo rammarico e di domande impotenti come in “Fogliame”: la plastica nera chi la pianta, chi la miete questa coltura, ma soprattutto l’ultimo verso Chi mette un limite?

E non solo. Versi ironici dettati dal tempo che passa e che lascia il suo segno ne “La donna di latta si fa fare un massaggio” o in “Tradimento” dove i due amanti sorpresi si mostrano nelle loro nudità impietose.

Ma la poesia non si racconta, si legge, si rilegge e ci lascia perplessi, ci strappa un sorriso amaro, ci commuove, ci rallegra o ci rattrista e comunque ci trasporta in un mondo di immagini e di parole tutte da sentire.

Kate Quinn “Fiori dalla cenere” recensione di Salvina Pizzuoli

“Le spie donne della prima guerra mondiale sono quasi del tutto dimenticate, al giorno d’oggi. […] È evidente che vedere donne in ruoli attivi nelle zone di guerra era sconvolgente, per l’epoca. Ma queste donne lasciarono comunque un’eredità. Le ragazze degli anni ‘30 e ‘40 diventarono spie contro i nazisti perché ispirate dai libri e racconti su donne come Louise de Bettignies […] colpite dal suo coraggio, dalla sua forza e dalla sua incrollabile risolutezza, proprio come ho immaginato che succedesse a Charlie di fronte a Eve”. Così, nella Nota dell’Autrice, precisa Kate Quinn.

Eroine sono proprio alcune delle protagoniste nella trasposizione narrativa della Quinn e realmente esistite: Louise de Bettignies, nome in codice Alice Dubois, insieme a Marie-Léonie Vanhoutte fondò la “Rete di Alice”; catturate dai tedeschi, scontarono la pena a Seiburg dove Louise morì di pleurite all’età di 38 anni mentre Léonie sopravvisse diventando una spia pluridecorata; le sue azioni nonché le esperienze e le operazioni di spionaggio vennero descritte dal marito di lei, Antoine Redier, in La Guerre des Femmes. Histoire de Louise de Bettignies et de ses companiones.

Il racconto delle vicende narrate dalla Quinn si articola su due piani temporali, 1915 e il 1947 , e procede attraverso le vicende vissute da Charlie ed Eve, entrambe personaggi d’invenzione; Charlie è alla ricerca di Rose, scomparsa dopo il secondo conflitto mondiale in Francia, l’amata cugina della quale non ha più notizie, Eve è stata una giovane spia della Rete di Alice. La ricerca di Rose porta Charlie a incontrare Eve e ad intraprendere con lei un viaggio di ricerca che ha come fulcro un personaggio, anch’esso d’invenzione, nei panni di un profittatore collaborazionista. Le due donne si scontrano e successivamente si incontrano scoprendo la prima la propria strada e la seconda recuperando un passato che l’aveva distrutta non solo fisicamente ma soprattutto l’aveva resa ruvida, cruda con se stessa e troppo diretta e aggressiva con gli altri.

Una storia a lieto fine che riscatta le esperienze di dolore e di soprusi subite dalle protagoniste nella realtà, raccontate con sensibilità femminile, attenta ad evidenziare la loro incrollabile determinazione e una resistenza fisica e psicologica fuori dal comune.

e anche:

la recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno

 

 

 

 

 

 

 

Daniela Alibrandi “I delitti negati. Nei sacri sotterranei” Ianieri Editore, recensione di Salvina Pizzuoli

 

Un commissario, Riccardo Rosco, è protagonista delle pagine di Daniela Alibrandi che portano il titolo I delitti negati, un’espressione che, oltre al titolo, compare tre volte nel romanzo, lasciando aperta al lettore, soprattutto all’inizio, una duplice interpretazione delle maglie investigative che si andranno via via dipanando.

Un personaggio, quello del commissario, che l’autrice tratteggia, delineandone nel corso degli avvenimenti e situazioni la travagliata personalità: solo al termine il lettore conoscerà i suoi caratteri fisici, poche le volte in cui viene indicato con il nome proprio: è schivo, taciturno con una caparbia volontà e capacità di seguire una pista, quella giusta. La sua vita è il suo lavoro, ma solo fino al penultimo caso durante il quale un’ingenuità professionale lo fa destinare ad altra sede. Solo lì, nella distanza, scorge finalmente quanto spazio egli abbia negato a se stesso e alla propria vita di relazione: la moglie, la famiglia, gli stessi collaboratori, la sua squadra, che, in questa nuova situazione, sente vicini e ai quali si scopre legato affettivamente.

Troppo preso e forse troppo presuntuoso, ha accolto nella propria vita solo ciò che potesse mettere in luce il suo acume di investigatore, fino a spingersi oltre e mettere a repentaglio anche la propria incolumità. Ma nella distanza, nel cambiamento totale, senza che la sua perspicacia si spenga, sa ritrovare se stesso e i valori dimenticati.

Uomo e commissario, individuo e segugio: caratteristiche che non possono essere separate dalla vicenda perché il nostro protagonista sa indagare e venire a capo di un’intrigata e sordida storia dove Roma e la Città del Vaticano sono protagoniste, ciascuna con la propria bellezza e grandiosità, a volte anche mostruosa, a volte sprezzante e altezzosa, in un contesto storico preciso, gli anni ‘80, quando la risoluzione dei casi si affidava esclusivamente all’ingegno degli investigatori.

E la vicenda scorre in una forma piana e schietta, tra i molti personaggi, i paesaggi e gli ambienti, in questo romanzo ricco di descrizioni e di scorci filtrati dal sentire di chi lo guarda e lo vive:

Roma, d’estate, d’autunno, di primavera e adesso d’inverno, Roma l’antica, l’infinita, l’impareggiabile. Storia immensa e odore acre di legna bruciata, l’umido del fiume misto al marcio delle foglie cadute dai platani. Un elisir che invadeva le sue vene come un bicchierino di cognac bevuto di mattina.

La cupola di San Pietro sulla destra, maestosa e immensa, brillava in quel momento, colpita dai raggi del sole invernale, che iniziava la sua discesa verso il gelido tramonto. Di fronte le Mura Vaticane, il confine sicuro, il baluardo che assicurava alle anime, anche alle più oscure, la difesa di una cortina impenetrabile.

E, non per ultima, una voce fuori campo.

Compare spesso al termine di vari capitoli con un preciso distacco anche grafico dal testo principale: parole dolorose di peccati e di fede, di volontà di giustizia terrena. Di chi sono?

Salvina Pizzuoli

Dello stesso autore per Ianieri Editore gli altri due della trilogia :

“Delitti Fuori Orario”  

Delitti Postdatati”.

e sempre su tuttatoscanalibri 

Daniela Alibrandi, Quelle strane ragazze

Daniela Alibrandi, Nessun segno sulla neve

Daniela Alibrandi “Una morte sola non basta”

Daniela Alibrandi “Un’ombra sul fiume Merrimack”

Daniela Alibrandi “Il bimbo di Rachele”

Hans Tuzzi “Il Trio dell’arciduca”

                                     Bollati Boringhiri        Milano 2014 

158 pagine

Su Amazon

in ebook euro7,99

in cartaceo euro10,43

 

Su Panorama, la pagina online della cultura inserisce al secondo posto tra i primi 10 libri più belli del 2014, il giallo di Hans Tuzzi, “Il Trio dell’arciduca”.

Lo trovate a questo link.

Qui trovate l’intervista

Con la recensione di Salvina Pizzuoli