Maurizio de Giovanni “L’antico amore”, presentazione

Mondadori

L’amore è il ricordo dolce di una tempesta

La frase sopra citata compare in fondo al romanzo ed evidenzia in modo struggente cosa resta nella tempesta del cuore scatenata da Amore: un sentire  dolce e melanconico, come il ricordo.
De Giovanni in questo suo scritto propone tre storie d’amore, tre protagonisti, di età ed epoche diverse, in cui il fil rouge è Amore, che li attraversa e assimila.

Un poeta, mai citato direttamente ma chiaro per la collocazione storica: si tratta di Catullo e del suo amore per Lesbia, così indicata nella finzione letteraria. Un sentimento totalizzante, che travolge e coinvolge: prima appagante nella corrispondenza, poi devastante nel rimpianto.

Il secondo protagonista è un professore universitario con un matrimonio finito e un gruppo di studenti che seguono le sue lezioni distrattamente, situazioni pesanti che non sono riuscite a distoglierlo dall’entusiasmo per lo studio e la ricerca di quanto scritto e ritrovato del “senso di quell’antico amore” che un suo vecchio insegnante al liceo gli aveva trasmesso.

Un Vecchio e la sua badante sono i protagonisti della terza storia che si alterna e inframmezza senza una precisa successione tra le altre due.

Se per il professore universitario  paiono aprirsi nuove possibili strade per una vita affettiva e di studio appagante, nel prosieguo le tre storie saranno accomunate dal ricordo “dolce di una tempesta”: come quello del Vecchio chiuso nel suo passato ma ancora palpitante e vivo; quello del poeta sincero e franco nelle diverse  e contrarie situazioni; quello di Marco, il professore universitario, e della sua giovane studentessa, potente e forte ma rimasto come un fiore nel suo primo rigoglio e mai appassito.

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Volver

Il metodo del coccodrillo

Gli occhi di Sara

Tre passi per un delitto (con Scalia e De Cataldo)

Un volo per Sara

Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi

Sorelle. Una storia di Sara

Soledad. Un dicembre del commissario Ricciardi

Pioggia. Per i Bastardi di Pizzofalcone

David Lagercrantz “Memoria”, presentazione

Traduzione di Katia De Marco

“Claire Lidman è morta da quattordici anni ma Samuel, il marito, non ha mai voluto accettarlo. E quando salta fuori una fotografia scattata di recente in piazza San Marco a Venezia, le sue speranze si riaccendono. Nell’inquadratura, tra piccioni e turisti giapponesi, compare una donna vestita di rosso. Una donna che assomiglia moltissimo a Claire” […] (da libri Marsilio).

Samuel decide di affidare il caso a Hans Rekke, pianista e professore di psicologia a Stoccolma che, novello Scerlock Holmes, ha un talento speciale: riesce a cogliere  luoghi e persone e ricostruire le scene di un crimine da semplici dettagli e non gli manca nemmeno una dipendenza da sostanze stupefacenti, il terribile  Fentanyl. A differenza del grande Holmes ha una collaborazione al femminile, Micaela Vargas, giovane poliziotta di origini cilene con cui torna a indagare.

La ricerca di Claire farà riemergere una vecchia storia che ha coinvolto Rekke e Gabor Morovia, un tempo suo compagno di studi e rivale in amore, con un ritorno a un passato di spie, messaggi cifrati, emissari segreti, omicidi e torture: un’indagine che coinvolgerà i due protagonisti, riaprendo antiche ferite e per Rekke e per la sua conpagna di lavoro.

Dopo Obscuritas l’Autore ripropone la stessa coppia già protagonista nell’indagine per l’omicidio  dell’arbitro di calcio di origini afgane.

David Lagercrantz Affermato giornalista e scrittore tradotto in quarantasei paesi, vive a Stoccolma. È autore di romanzi e biografie, tra cui la celebre Io, Ibra sulla vita di Zlatan Ibrahimovic.́ Di Lagercrantz, oltre ai tre volumi della saga Millennium creata da Stieg Larsson – un fenomeno editoriale da cento milioni di copie –, Marsilio ha pubblicato i romanzi La caduta di un uomo. Indagine sulla morte di Alan Turing (2016) e Il cielo sopra l’Everest (2018).

[…]Hans Rekke, professore di psicologia ed esperto mondiale di tecniche di interrogatorio, noto per aver trovato in passato la soluzione di enigmi apparentemente indecifrabili. Rekke fa parte dell’alta società di Stoccolma, è sofisticato, colto, grande esperto di logica e musica, ma è anche dipendente dai farmaci, ed è un uomo fragile. Dopo un avvio non particolarmente fruttuoso, si ritrova a collaborare gomito a gomito con Micaela Vargas, giovane poliziotta di origini straniere, cresciuta nei bassifondi della capitale e coinvolta nell’indagine quasi per caso. Una coppia decisamente originale, che viene trascinata nella caccia della Cia ai terroristi e nella guerra dei talebani contro la musica. Chi era davvero l’arbitro ucciso? È ragionevole considerarlo una vittima? La ricerca della verità costringerà Rekke e Vargas a cambiare continuamente prospettiva, in un crescendo di suspense e colpi di scena.(da Marsilio libri)

Cees Nooteboom “Pioggia rossa”, presentazione

Da uno scrittore che ha fatto del viaggio la sua ragione di vita, un omaggio a Minorca, rifugio mediterraneo dove il tempo sembra fermarsi.

“Da oltre cinquant’anni, Minorca, un microcosmo di vento e siccità, è il rifugio mediterraneo di Cees Nooteboom, che vi passa le estati. Tra i pozzi abbandonati e i muretti a secco dell’isola, testimonianze silenziose della sopravvivenza del passato, si aggirano cani, asini e la gatta Pipistrello, confortante emblema dell’eterno ritorno, protettrice domestica della tristezza improvvisa”.(da Iperborea)

Pioggia rossa è una raccolta di racconti, memorie, intermezzi e brani poetici, un vero zibaldone uscito in lingua originale, con il titolo Rode regen nel 2007 e riproposto a giugno del 2025 da Iperborea nella traduzione di Claudia Di Palermo.
I vari testi sono raggruppati in più sezioni: la prima si compone di un solo delizioso e delicato racconto dedicato alla gatta Pipistrello: il ricordo dell’incontro e della sua presenza durante i soggiorni nella casa di Minorca, rifugio estivo dello scrittore, gatta che aveva ereditato  da un casiere irlandese al quale aveva concesso un soggiorno gratuito nella propria abitazione e che non sapeva come portarla con sé alla partenza. Segue quindi quella  dedicata al rapporto tra Nooteboom e Minorca, composta da sei racconti, quindi  un Intermezzo, cui seguono dieci racconti legati ai  viaggi di gioventù  che si apre proprio con Terra rossa che dà il titolo alla raccolta, in cui Nooteboom ricorda appunto le piogge rosse  sull’isola determinate dalla sabbia che arrivava dal Sahara. Con i cinque pezzi successivi si torna al presente e con esso compare la vecchiaia con la sua rilettura del passato, cui segue  un secondo Intermezzo, ambientato a Recanati prima del congedo che con una poesia va a  chiudere il volume.

Un interessante e piacevole memoir il cui centro è rappresentato dall’isola di Minorca, un rifugio in cui fermarsi a scrivere e in cui, come si legge nella presentazione del volume, “Lì, finalmente fuori dal mondo, Nooteboom può badare al suo giardino e riordinare i ricordi. Ripercorrendo il suo passato attraverso un mosaico di poesie, diari e racconti, con Pioggia rossa lo scrittore ed eterno pellegrino tenta di conciliare il paradosso di una vita: per metà dell’anno i viaggi tra il freddo di Amsterdam, i tropici del Sudamerica, l’Estremo Oriente, a bordo di aerei sgangherati, traghetti e automobili; per l’altra metà l’immobilità di un villaggio dove si parla menorquín e neanche la posta sembra arrivare”.

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Verso Santiago. Digressioni sulle strade di Spagna

Venezia, il leone, la città e l’acqua

Riccardo Polacci “Nato vichingo. Blót”, nella traduzione in italiano

Un viaggio sacro. Un’eredità sepolta nell’ombra, maledetta dagli uomini ma sacra agli
dèi. Un destino che chiama.

Traduzione di Alessia Floria

Ogni nove anni, i vichinghi si riuniscono a Uppsala, tra fuochi ardenti e canti rituali, per il blót, un’offerta di sangue e devozione agli dèi. Per Sigurd, giovane norvegese impulsivo e brillante, questo viaggio segnerà la fine dell’innocenza e l’inizio di una trasformazione brutale e inaspettata.
Nel cuore della celebrazione, scopre che suo padre, Eirik, un guerriero segnato da mille battaglie, ha guidato I Dodici, un gruppo di berserker devoti a Odino, ora considerati reietti e traditori. Ma mentre visioni mistiche e realtà si confondono, una rete di tradimento e cospirazione si stringe attorno a lui. Tradimento. Morte. Esilio. Solo e braccato, Sigurd lotta per sopravvivere mentre coloro che vogliono cancellare l’eredità di suo padre gli danno la caccia. Tra alleati inaspettati e il sussurro degli dèi, dovrà affrontare le insidie della realtà in cui vive non solo la brutalità della natura selvaggia, ma anche la feroce lotta per il potere, dove inganni e rivalità celate si rivelano più letali di qualsiasi predatore.
In questo romanzo, misticismo, thriller, romanzo di formazione e avventura si intrecciano per dare vita a un’epica saga vichinga. Con la sua anima da romanzo storico arricchita da un tocco di fantasy, questa storia trascina il lettore tra la realtà brutale dell’epoca e il mistero degli dèi e delle visioni mistiche. Se ti piacciono le atmosfere nordiche, i segreti degli antichi
guerrieri e le storie di crescita personale tra leggenda e realtà, questo libro fa per te.
“Nato Vichingo: Blót” è solo l’inizio di una saga che racconta l’evoluzione di Sigurd: dal bambino inesperto all’uomo forgiato dal destino e dalle prove che lo attendono, tra legami indissolubili e una società pronta a schiacciarlo… o a trasformarlo in ciò che mai avrebbe immaginato di essere.

Riccardo Polacci, esperto Senior Software Engineer, intreccia la sua passione per la cultura e la mitologia norrena in racconti coinvolgenti. Nel suo romanzo d’esordio, Born a Viking. Blót, dà vita a una saga epica che fonde antiche tradizioni vichinghe con la sua immaginazione, trascinando i lettori in un’avventura straordinaria. Oltre alla programmazione, le sue passioni, dalle arti marziali ai viaggi in ogni angolo del mondo,arricchiscono le sue storie con autenticità e dettagli affascinanti. Attraverso i suoi libri, invita i lettori a esplorare miti, battaglie e destini intrecciati, offrendo un nuovo modo di vivere la storia e la narrazione epica.

La Serie in inglese

Filippo Tuena “Valzer con mia madre da ragazza” OLIGO Editore

Prefazione di Chiara Fenoglio, con disegni dell’autore

Collana Ronzinante diretta da Marino Magliani

OLIGO

Dal 6 giugno in libreria

In queste pagine intime e private, Filippo Tuena richiama ricordi e memorie, non suoi, ma della giovinezza della madre, convocata dalle nebbie del tempo a presentare un vero e proprio monologo dalla penombra della terza fila di un teatro in rovina, ultimo erede del rinascimentale teatro della memoria di Giulio Camillo, come Chiara Fenoglio mette in evidenza nella prefazione. 
Anni lontani, tra Roma e l’Istria, Trieste, Fiume e Abbazia, nel delicatissimo contesto del confine orientale italiano tra le due guerre mondiali, alla ricerca di un’identità personale da preservare e tramandare.

È proprio ai ricordi che Filippo Tuena dedica queste pagine: non tuttavia ai propri, bensì a quelli della madre. I ricordi dunque si rifrangono, divengono ricordi di ricordi, memorie altrui rivissute attraverso la scrittura: esse alimentano una riflessione sulla madre, certamente, ma anche sull’ars memoriae, sulla connessione di questa con la retorica, col racconto, con la performatività teatrale, infine con la parola letteraria, se è vero – come scrive l’autore nelle prime righe – che «davvero null’altro che l’atto del ricordare si traduce in lingua scritta». (Chiara Fenoglio)

I ricordi che emergeranno o che sono emersi e che io ho riletto in queste antiche pagine e ai quali ho cercato di dare ordine riguardano mia madre e sono quelli che manteneva più cari e che provengono dagli anni dell’adolescenza che trascorse in Istria, ad Abbazia e Fiume. Scrivo di quei luoghi che non ho visitato e ho conosciuto solo attraverso le sue parole. (Filippo Tuena)

Filippo Tuena si è laureato in Storia dell’arte alla Sapienza di Roma e attualmente vive a Milano. Tra i suoi libri ricordiamo Tutti i sognatori (Fazi 1999, Premio Grinzane Cavour), Le variazioni Reinach (Rizzoli 2005, Premio Bagutta), Ultimo parallelo (Rizzoli 2007, Premio Viareggio), In cerca di Pan (Nottetempo 2023, finalista al Premio Campiello).

della stessa Collana su tuttatoscanalibri

Dario Voltolini “Acqua chiusa”

Nella collana Ronzinante, i nuovi titoli di Giorgio Vasta(Sicilia)Pasquale Vitagliano (Puglia)Giorgia Tribuiani (Abruzzo). OLIGO, dall’11 aprile in libreria

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

Einaudi

Con l’ultimo romanzo “Delitto di benvenuto ” Cristina Cassar Scalia  abbandona ( o lascia temporaneamente?) la mitica Vanina per proporre al lettore un protagonista molto diverso: il commissario Scipione Macchiavelli. 

L’ambientazione è sempre siciliana, ma dalla convulsa Catania, la Scalia ci porta nella molto più lenta e provinciale Noto. E questa “lentezza” caratterizza un po’ tutta la narrazione; mancano, rispetto ai romanzi precedenti, quelle dinamiche frizzanti che coinvolgevano il lettore; manca o fa sentire la sua assenza la briosa vitalità di Vanina, compreso quel suo sano e accattivante amore per il cibo “buono”.
L’incedere del nuovo romanzo e del suo protagonista è un po’ lento e sonnacchioso, con un maggiore guizzo e dinamismo nelle battute finali.
Insomma un personaggio quello di Scipione tutto da costruire e da costruirsi. La scrittura sempre eccellente della scrittrice fa sì che il lettore prosegua nella lettura, anche forse nella speranza di ritrovare un po’ delle dinamiche narrative precedenti e quella intrigante vitalità, personale e professionale, a cui era stato abituato dalla protagonista Vanina.

“Delitto di benvenuto” : la presentazione di Salvina Pizzuoli

Giampaolo Simi “Tra lei e me”, presentazione

Due uomini, l’omicidio di una donna, la notte interminabile prima di un interrogatorio e un narratore di razza che inchioda il lettore in una rete ambigua, una storia di ribaltamenti e colpi di scena nella quale è assai arduo decidere da che parte stare. […]Una lunga notte, un palcoscenico in cui serpeggia una doppia tensione: credere a un uomo accusato di aver ucciso la compagna o al suo avvocato che pretende dall’assistito una sincerità che sembra coincidere solo con una piena confessione? Alla fine, dopo il buio, sarà l’alba a portare finalmente la luce.(dal Catalogo Sellerio)

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Pietro Valvassori è l’avvocato dei deboli e il difensore  di riferimento per donne vittime di violenza: personaggio particolare, è un  ex rugbista, ha 53 anni,  scapolo e solitario. Per la prima volta accetta di difendere un indagato per omicidio e, più precisamente, per il femminicidio di Lorena, agente immobiliare, una giovane donna di 38 anni, molto bella. Il  fidanzato, Leandro, trentacinquenne, è  un ex bancario che dopo essere sfuggito a un omicidio, ora fa il gestore di roulotte che affitta a vacanzieri. La polizia dirige le proprie indagini verso Leandro che, dichiaratosi innocente, affida all’avvocato Valvassori la sua difesa, come già in passato.
La storia si gioca tutta in una notte, quella in cui l’avvocato prepara la linea difensiva insieme all’accusato dalla quale emergerà, tra dialoghi serrati, un mondo di contraddizioni e, nei lunghi flashback, in una narrazione alternata tra tempo trascorso e quello del momento, la sostanziale immagine dei protagonisti: un giallo che di fatto indaga le relazioni umane sullo sfondo della Versilia, tra Torre del lago e Viareggio, quella dei facoltosi, “un’umanità misera e miserabile” come scrive Simone Innocenti su La lettura(25 maggio 2025), un giallo “in cui Simi analizza i rapporti tra esseri umani in maniera implacabile in un’epoca come la nostra in cui l’egoismo sembra essere dominante ovunque. Nei tradimenti, negli omicidi, nei colpi bassi e anche nell’amore. Da questo punto di vista: un giallo che entra a pieno titolo nel territorio del romanzo più puro”.

Giampaolo Simi, soggettista e sceneggiatore di serie come «RIS» e «Crimini», è autore della fiction «Nero a metà». I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann). Con questa casa editrice ha pubblicato Cosa resta di noi (2015, Premio Scerbanenco e 2023), La ragazza sbagliata (Premio Letterario Chianti 2018), Come una famiglia (2018), I giorni del giudizio (2019), Rosa elettrica (2007, Sellerio 2021), Senza dirci addio (2022), Sarà assente l’autore (2023), Il cliente di riguardo (2023) e Tra lei e me (2025).

Antonella Sgherri “L’accompagnamento delle famiglie nel percorso del “Dopo di Noi”, NeP Edizioni

Un valido supporto di tipo emotivo e informativo

La collana “SCIE” *di NeP edizioni

Negli ultimi decenni nell’ambito della disabilità, abbiamo assistito ad importanti cambiamenti, di ordine culturale, sociale e normativo, con una ripercussione anche sulle politiche sociali. Il “Dopo di Noi” è un tema ancora poco esplorato e concretamente realizzato a livello nazionale. La ricerca dottorale da cui nasce questo volume, deriva dalla percezione di un bisogno delle famiglie in cui vi sia un adulto con disabilità di uno spazio in cui poter accedere a tutta una serie di informazioni.

Finora l’attenzione è stata rivolta in via privilegiata agli adulti con disabilità coinvolti in diversi progetti in corso di realizzazione, mentre per i loro genitori e le loro famiglie raramente vengono predisposti spazi in cui poter realizzare una formazione che li sostenga e li aiuti ad essere attori consapevoli di questo passaggio delicato della vita familiare.

La ricerca che viene presentata all’interno del volume ha sperimentato un dispositivo didattico, che possa offrire a un campione di famiglie interessate al “Dopo di Noi” un supporto sia di tipo emotivo che informativo utile per poter affrontare in futuro un percorso di questo genere. I risultati hanno confermato che l’esigenza delle famiglie è quella di essere accompagnate e formate per poter affrontare in modo più sereno e consapevole la fase delicata dello svincolo del figlio con disabilità dal nucleo familiare.

Antonella Sgherri è psicologa-psicoterapeuta ed educatrice professionale. Dal 2006 coordina un Centro Diurno per adulti con disabilità. Nel 2023 consegue il Dottorato di Ricerca presso l’Università Pontificia Salesiana, Facoltà di Scienze dell’Educazione, Curricolo di Pedagogia Sociale. È docente invitato presso l’Istituto Universitario “Progetto Uomo” e insegna in corsi per OEPAC.

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*La collana “SCIE” – acronimo di Scienze dell’Educazione – a cura dell’IPU, Istituto Universitario Progetto Uomo dell’Università Pontificia Salesiana, sede aggregata della Tuscia, è diretta dal Prof. Nicolò A. Pisanu e coordinata dal Prof. Massimiliano Nisati.Ruota attorno alle diverse declinazioni della Pedagogia e delle Scienze Sociali e si occupa dell’educazione e della formazione dell’uomo nella sua interezza e nel suo intero ciclo di vita.

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di maggio 2025

Primo Levi “Se questo è un uomo”

Antonio Manzini “Il passato è un morto senza cadavere”

Roberto Alajmo “Io non ci volevo venire”

Andrea Molesini ” Il rogo della Repubblica”

Alcune novità NeP di aprile 2025

Hans von Trotha “Le ultime ore di Ludwig Pollak

Richard Powell “Vacanze matte”

E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Donato Carrisi “La casa dei silenzi”

Michèle Pedinielli e Valerio Varesi “Il codice della vergogna”

Gerardo Passannante “Appunti di un colloquio interrotto”

Filippo Nanni “Il ciondolo di Alice”, Vallecchi Firenze

Vallecchi Firenze

In libreria il 30 maggio

Una giovane giornalista trovata morta nella sua casa. Un mistero archiviato troppo in fretta. Ma chi era davvero Alice, oltre il lavoro, oltre la fragilità che tutti fingevano di non vedere?

Un giornalista in pensione, un uomo d’altri tempi, decide di non accontentarsi. Né di quello che è stato scritto, né di quello che è stato taciuto.  Inizia così una lenta, ostinata ricerca tra parole lasciate a metà, ricordi che graffiano, e un piccolo ciondolo che forse nasconde più verità di un’intera redazione.  Con lo sguardo disincantato del cronista di razza e una scrittura nitida e sensibile, Filippo Nanni ci accompagna con passo lieve e profondo in una storia che parla di giornalismo, certo. Ma anche di amore per le cose fatte bene, di solitudine, silenzi e di verità dimenticate.  E di quel filo sottile che unisce chi resta a chi se ne è andato.  E di quella domanda che non smette di bruciare: cosa resta di una vita, quando la notizia svanisce? (Maurizio De Giovanni)

Sul citofono ci sono solo le iniziali: AM. Teresa affonda l’indice prima in modo delicato poi, dopo aver atteso invano una risposta, lo tiene premuto per qualche secondo. Niente. È una torrida serata di agosto, nel piccolo giardino che separa il cancello dal portone della palazzina è scattato l’innaffiamento automatico e qualche piacevole schizzo la raggiunge. Si guarda intorno, la strada è deserta intorno a questo edificio di quattro piani in una tipica periferia romana abbandonata a se stessa. Teresa ha lasciato la redazione con qualche minuto di anticipo dopo aver convocato nel suo gabbiotto a vetri i giornalisti che stavano preparando il tg.

Filippo Nanni è nato a Roma il 2 febbraio 1958. Laureato in Giurisprudenza, è stato vicedirettore di Rainews24 e del Giornale Radio Rai. Giornalista professionista dal 1988, ha seguito da inviato grandi avvenimenti in Italia e all’estero. In Rai dal 1991, ha lavorato anche al Tg3 (Caporedattore Cronaca), a Rai Tre (autore di programmi, tra i quali Ballarò) ed è stato Caporedattore degli Esteri al Giornale Radio). Ha vinto il Premio Cronista 1995. Dal 1999 insegna alla Scuola di giornalismo di Urbino. Tra i suoi libri ricordiamo Sopravvivere al G8 (Editori Riuniti, 2001) e Alle mie spalle – Le notizie in tv (Vallecchi, 2022).