Massimo Gezzi “Adriatica”, presentazione

Massimo Gezzi mette assieme generazioni diverse, sogni perduti e ingenue speranze, in una provincia immaginaria, una indimenticabile provincia dell’anima che si affaccia sul mare. E fonde giovinezza e senilità in un affresco misurato, preciso e nitido.( da Feltrinelli)

Due protagonisti, di generazioni diverse: Emilie, una liceale alle prese con il difficile cammino di crescita, in una famiglia difficile, e un’amicizia problematica; Tullio sessantottenne invalido e solo. Cercano entrambi di mettere ordine nei loro pensieri e stati d’animo arruffati dalle contingenze, lungo quel molo che si protende nel mare, in una sera di maggio inoltrato.

Tutto si gioca dentro una sola serata, i due si incontrano, in un confronto di solitudini. Ciascun personaggio è poi ben delineato dal modo di presentarsi nelle pagine, se Emilie si racconta in prima persona, dall’interno, di Tullio l’autore lo fa in terza: due modi che si legano all’interiorità e al vissuto dei due protagonisti, nel primo ancora fragile, contraddittorio e in fieri, nel secondo il trascorso è quasi cristallizzato tra memoria e rassegnazione, diversità da cui emerge evidente il contrasto generazionale.

Massimo Gezzi (1976) ha pubblicato i libri di poesia Il mare a destraL’attimo dopoIl numero dei viviUno di nessuno. Storia di Giovanni Antonelli, poetaSempre mondo, e il libro di racconti Le stelle vicine (Bollati Boringhieri, 2021, finalista Premio Mastercard Letteratura Esordienti). Ha curato per Mondadori il Diario del ’71 e del ’72 di Eugenio Montale e lo Specchio Poesie (1975-2025) di Franco Buffoni. Dirige con Fabio Pusterla la collana di poesia Le Ali di Marcos y Marcos. Ha fondato e coordina il sito letterario “Le parole e le cose”. Vive a Lugano, dove insegna italiano in un liceo. Per Feltrinelli Gramma ha pubblicato Adriatica (2025).

Chiara Montani “Il destino di Sofonisba”, presentazione

«Vedete, Sofonisba, se foste nata uomo, avrei fatto di tutto per avervi nella mia bottega… correndo anche il rischio che la vostra luce finisse per mettermi in ombra. Voi non avete realmente bisogno di me, né di nessun altro. Il dono che possedete è da sempre dentro di voi come una rara gemma, grezza ma già perfetta».

Chiara Montani dipinge l’esistenza straordinaria di Sofonisba Anguissola: un romanzo che, pennellata dopo pennellata, prende vita come un quadro davanti ai nostri occhi, rivelando la storia di un talento che ha sfidato il destino e trasformato la vita in arte».(da Neri Pozza)

Sofonisba Anguissola nasce a Cremona nel 1532 e, sfidando le restrizioni dell’epoca nei confronti delle aspirazioni femminili, si afferma artista anche fuori dal territorio natale: a Milano e nella Spagna degli Asburgo.
Un talento naturale che il padre Amilcare non volle ostacolare favorendone la formazione, anche se fuori dalle botteghe artigiane, e permettendo che la giovane fermasse sulla tela con la sua arte emozioni e i moti dell’anima di coloro che ritraeva. Se ogni affermazione di sé, sfidando le convenzioni, ha un prezzo, la giovane Sofonisba lo pagò rinunciando all’amore e sposando, in un matrimonio di convenienza, colui che Filippo II di Spagna le imporrà. Eppure sarà la sua stessa arte a esserle di sostegno, rifugio e resistenza.
In occasione dei quattrocento anni dalla morte, avvenuta nel novembre del 1625, Chiara Montani ne presenta il ‘destino’ di donna e di artista

Chiara Montani è nata a Milano. Dopo la laurea in Architettura ha lavorato nel mondo del design e della grafica. È specializzata in arteterapia e ama dedicarsi all’arte, soggetto principale anche delle sue opere letterarie. Con Garzanti ha pubblicato una trilogia (Il mistero della pittrice ribelle, La ritrattista, L’artista e il signore di Urbino) ed Enigma Tiziano. È autrice inoltre di Ciò che una donna può fare (UTET), storia dell’arte al femminile. I suoi libri sono tradotti in francese e in spagnolo. 

Gaye Boralioğlu “Alla tavola del padre”, Edizioni le Assassine

Alla tavola del padre ha ricevuto il prestigioso premio Duygu Asena, riconoscimento dedicato alle opere che promuovono la libertà di pensiero e l’uguaglianza di genere.

Sullo sfondo di una Istanbul in ombra, l’inchiesta sulla vita frammentata di un antieroe tragico si trasforma in un rito laico di sapori e memoria, in cui il patriarcato familiare viene servito a tavola e alla fine sconfitto 

Collana: Sisters

Traduzione dal turco di Nicola Verderame

Dal 15 dicembre

Nel cuore di Istanbul, tra le ombre di Balat e le pieghe della memoria, il romanzo ci trascina nella vita di Hilmi Aydin, un anti eroe tragico e ironico, che incontriamo mentre giace a terra con un foro di proiettile in fronte.
Da quel momento in poi la storia si snoda come una spirale di confessioni, menzogne e rivelazioni per esplorare l’esistenza e l’identità frammentata di Hilmi e le relazioni che lo definiscono, soprattutto quelle familiari, e in particolare con Mehmet Aydin, padre, cuoco e patriarca.
Ogni piatto che esce dalla cucina del suo ristorante è un comandamento, ogni pasto una lezione di vita. Il suo menù non nutre, e il disprezzo del padre verso Hilmi viene servito con la stessa precisione del riso pilaf. Ma questo conflitto padre-figlio, un archetipo universale visto con sguardo contemporaneo e provocatorio, presenta nel capitolo finale un’ammissione sorprendente, in cui si avverte l’eco della Lettera al padre di Kafka e che destabilizza tutto ciò che si è creduto fino a questo punto della storia.
È un colpo alla mitologia del padre, alla sacralità della famiglia e alla linearità della memoria.
Tuttavia Alla tavola del padre è anche un romanzo di carne e sapori, dove il cibo diventa linguaggio emotivo e memoria incarnata. Le pietanze turche ‒ il riso speziato, il pesce fritto, le melanzane affumicate ‒ non sono semplici dettagli di sfondo: sono riti familiari, gesti di cura e di potere, strumenti di seduzione e di esclusione.

Incipit
«L’essere umano è un animale ferito. Io, Hilmi Aydın, sono disteso sotto un cielo in cui galleggiano nuvole bianche di cotone, ai piedi di questo enorme salice dai rami che pendono come per proteggermi. Ho un foro di proiettile in mezzo alla fronte. Sono ferito. E stavolta sul serio. La luce del sole filtra con dolcezza tra le fronde e colpisce il bottone che ho giusto in mezzo alla pancia. Un bottone di metallo dorato, che tempo fa si era staccato e che mia moglie aveva ricucito. Mi si chiudono gli occhi. Li riapro. Da qui riesco a vedermi le gambe mezze sepolte dall’erba. Mi si è sfilata una scarpa. Dal buco nel calzino spunta l’alluce. Cerco di muovere le dita dei piedi, non va. Provo a guardarmi intorno nella speranza di vedere la scarpa, ma non riesco a voltarmi»

Gaye Boralioğlu (Istanbul 1963) è una delle voci più originali e incisive della narrativa turca contemporanea. Laureata in filosofia, ha iniziato la sua carriera come giornalista e sceneggiatrice televisiva, prima di dedicarsi alla scrittura letteraria. Le sue opere esplorano l’identità il genere, la memoria e le tensioni familiari dando voce a personaggi marginali e a prospettive spesso silenziate.

Piccola collana di classici: da leggere, rileggere o regalare

Una piccola collana di classici da inserire nella propria biblioteca.

Belle e immortali pagine di racconti,

pagine da non perdere di grandi autori italiani e stranieri.

con il testo a fronte:

“Il diavolo nella bottigliae “l’Isola delle voci

di Stevenson

il racconto di Poe “Una discesa nel Maelström”

(si consiglia il cartaceo con il testo a fronte, nell’ebook infatti il testo originale non può essere a fronte, ma è inserito in fondo)

Una collana di racconti o una scelta di novelle corredata da prefazione e note:

Arrigo Boito “L’alfier nero”

Arrigo Boito “Il pugno chiuso”

Luigi Capuana “Novelle” (Cinque novelle scelte)

Grazia Deledda “La regina delle tenebre” (Sei racconti)

Giovanni Verga “Le storie del castello di Trezza”

Igino Ugo Tarchetti “Racconti gotici”

Federico De Roberto “La Paura”

I romanzi con prefazione e note

Verne “La sfinge dei ghiacci”,” Il conte di Chanteleine“, “L’inverno tra i ghiacci“”I violatori del blocco e Martin Paz”, “La rivolta del Bounty e Un dramma in Messico”

Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”

Jasmine L. Quan “Zampe in viaggio. Gigia alla scoperta dell’Italia cat-friendly”, Accornero Edizioni

La prima guida per gatti avventurosi e i loro umani!
La guida a misura di gatto

Con fotografie di Gigia

Accornero Edizioni

Dal 12 dicembre

Viaggiare con un gatto è impossibile?
Jasmine L. Quan e la sua gatta Gigia dimostrano il contrario in questa guida unica nel suo genere, unendo il memoir umoristico a un pratico manuale di viaggio. L’opera è il racconto irriverente e divertente di un’avventura attraverso diverse regioni italiane, vissuta tra le “catastrofi” quotidiane (guinzagli spariti, cadute in mare, incontri-scontri con cani e imbarazzanti “bisogni” in ristoranti chic) e la gioia di esplorare il mondo con il proprio felino.

Il progetto nasce con l’obiettivo di esplorare il Bel Paese attraverso gli occhi di un gatto, fornendo una risorsa pratica e dettagliata per chi viaggia con felini. La sezione “Zampe sulla mappa” offre un elenco dettagliato di ristoranti, bar e luoghi d’interesse (divisi in “Food & Drink” e “Scopri”) realmente testati e approvati (o bocciati) dalla severissima Gigia. Il libro mappa e promuove ristoranti, borghi e caffè dove i gatti sono più che benvenuti, svelando un’Italia sorprendentemente accogliente per i viaggiatori a quattro zampe, da Venezia all’Abruzzo. 
Il libro si rivolge non solo agli amanti dei gatti e ai viaggiatori con animali al seguito, ma a chiunque voglia scoprire l’Italia da una prospettiva inedita e baffuta.
«Gigia non è solo la mia gatta: è la mia compagna d’avventura, la mia maestra zen e il mio promemoria quotidiano di quanto sia più bello vivere quando si ha il coraggio di rischiare», afferma l’autrice Jasmine L. Quan. Le pagine raccontano un viaggio che dimostra come, con un po’ di pazienza e spirito d’avventura, sia possibile scoprire le meraviglie d’Italia senza lasciare indietro i propri compagni felini. Questa guida è un invito a guardare il mondo da una nuova prospettiva, celebrando il legame speciale tra umani e animali.
Per seguire le avventure di Gigia e scoprire tutti i luoghi testati, visita GigiaTravelCat.com. Dove potrete anche raccontare le vostre avventure di viaggio con i gatti e scaricare gratis foto di Gigia in giro per Italia! I lettori sono inoltre incoraggiati a condividere le proprie esperienze di viaggio cat-friendly sui social media usando l’hashtag #GigiaCatFriendlyItaly.

Jasmine L. Quan, autrice di “Il Dono di Gigia: Dall’addestramento delle tigri a quello di un gatto” è una donna dalle passioni molteplici e dalla determinazione incrollabile, il cui percorso di vita è un esempio di resilienza e un impegno a lasciare un’impronta tangibile del proprio passaggio su questo mondo. Laureata presso l’Università di Pechino e con un doppio titolo MBA/MA alla Wharton School of Business, Jasmine ha operato come responsabile del settore licenze mondiali per Gucci, immergendosi nel mondo del lusso. Tuttavia, i suoi viaggi globali la portarono a un confronto diretto e scioccante con la difficile situazione della fauna selvatica. Questa consapevolezza innescò una svolta totale: abbandonò la sua carriera per dedicarsi alla conservazione. In prima linea nel “Progetto Tigre della Cina Meridionale”, un’iniziativa visionaria da lei fondata, Jasmine ha supervisionato per oltre un decennio l’allevamento e l’addestramento di oltre una dozzina di tigri, in un audace esperimento di reintroduzione in natura. Il suo lavoro, presentato da media come BBC e CBS 60 Minutes e raccontato nel documentario Last Chance Tiger, ha aperto una nuova strada per la conservazione dei grandi felini. È autrice di due libri sull’argomento: Rewilded: Salvare la Tigre della Cina Meridionale e Diario della Tigre della Cina Meridionale. Il suo legame profondo con i felini, dai più maestosi ai più domestici, trova una nuova espressione in Zampe in Viaggio. Dopo l’esperienza raccontata in “Il Dono di Gigia”, Jasmine ha intrecciato il suo amore per i gatti e per l’anima dell’Italia in questo libro, ma riconosce umilmente di non essere mai stata la vera narratrice di queste storie. Il suo ruolo è stato principalmente quello di seguire, annotare e fotografare Gigia, la vera autrice spirituale di questo progetto. Insieme, hanno trasformato ogni viaggio in una ricerca della perfezione felina, creando un manifesto per chi crede che un’avventura sia completa solo se condivisa con il proprio gatto.

Sara Bontempi “L’Educatrice”, presentazione

“L’educatrice”, il nuovo thriller psicologico di Sara Bontempi

Un romanzo teso, inquietante, che esplora le zone d’ombra della mente umana e il potere distruttivo della manipolazione psicologica.

Cosa accade quando la paura si annida nella mente, e la libertà diventa un ricordo?
Sara Bontempi trascina il lettore dentro un labirinto mentale fatto di suggestioni, inganni, seduzione psicologica e sopravvivenza.
Al centro della storia tre ragazze sequestrate, costrette a confrontarsi con una donna dall’apparenza irreprensibile, capace di trasformare la fragilità delle sue vittime in terreno fertile per un “percorso di rieducazione” disturbante e metodico.
L’apparente calma della sequestratrice nasconde un passato inconfessabile che l’ha plasmata in ciò che teme e venera allo stesso tempo: un’“educatrice”, convinta di salvare ciò che lei stessa spezza. Attraverso un crescendo di tensione e manipolazione, il romanzo scandaglia ferite invisibili, dinamiche di assoggettamento e una lotta disperata per riconquistare la propria identità.
“L’educatrice” è un thriller psicologico che non parla solo di prigionia fisica, ma soprattutto di quella mentale, di quanto facilmente la mente umana possa essere guidata, distorta, catturata.
E di quanto coraggio serva davvero per spezzare le catene più difficili da vedere: quelle che portiamo dentro.
Un romanzo potente, inquietante, emotivo.
Un viaggio nella psiche dove nulla è come sembra.

L’autrice

Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979 e oggi residente nel Golfo dei Poeti, in Liguria, lavora come freelance offrendo servizi di promozione editoriale ad autori e artisti.
Ha partecipato a diversi concorsi letterari e i suoi racconti sono stati inclusi in antologie come Giappone Desire, Nippomania, Racconti Vol. 3 – Alcova Letteraria e Diventa ciò che sei di Atile Edizioni. Nel 2023 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Il bacio sulla fronte (LFA Publishing), premiato per “Spunti di analisi e dialettica” al XII Premio Letterario Internazionale di Poesie e Narrativa della Città di Sarzana.
Nel 2024 è uscito il suo secondo romanzo, Penny (Atile Edizioni).
L’educatrice è la sua nuova e più intensa prova narrativa, un thriller psicologico che conferma la sua voce originale nel
panorama contemporaneo.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Penny
Il bacio sulla fronte
Il Golfo dei Poeti.A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro.

Cristina Cassar Scalia “Mandorla amara”, nei commenti di Mar

Bentornata, Vanina!

Cristina Cassar Scalia dopo quella che forse è stata una pausa dalle vicende della sua protagonista, il  vicequestore Vanina Guarrasi, con il romanzo “Delitto di benvenuto. Un’indagine di Scipione Macchiavelli”, torna nuovamente a narrare le vicende professionali e non di Vanina con “Mandorla amara” e lo fa, come negli altri romanzi che l’hanno vista protagonista, con un intreccio narrativo accattivante e dinamico, una costruzione linguistica fluida che regala quel piacere unico e particolare che dà la lettura di un testo scritto bene e una capacità di mescolare le caratteristiche strettamente professionali di Vanina con i suoi aspetti più profondamente emotivi. 

Insieme a lei il lettore ritrova alcuni dei protagonisti che ha imparato a conoscere nei loro tratti distintivi come, per citarne solo alcuni, il commissario in pensione Patanè, l’avvocata Maria Giulia De Rosa, il medico legale Adriano Calí, il magistrato Paolo Malfitano e l’insostituibile padrona di casa, Bettina. Il tutto senza mai tralasciare quel viscerale amore per la cucina siciliana, dispensatrice di  benessere fisico ed emotivo che l’autrice riesce a trasmettere al lettore.
Il romanzo ha una conclusione “aperta” che fa presagire che l’autrice ci regalerà presto, speriamo, un altro pezzo di vita professionale e umana di Vanina. 

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

Delitto di benvenuto

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

La banda dei carusi

Il castagno dei cento cavalli

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

Federica Iacobelli “Il paese dei matti”. Premio dei lettori Lucca-Roma 2026

Federica Iacobelli presenta a Lucca il suo libro “Il paese dei matti” sul sopravvivere alla vita e alla guerra, selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026

Appuntamento martedì 9 dicembre a Villa Rossi (Gattaiola, Lucca)

È Federica Iacobelli la prossima ospite di Villa Rossi: il suo romanzo uscito per Bompiani a maggio è stato selezionato dalla Società Lucchese dei Lettori per la 39sima edizione del Premio dei Lettori Lucca-Roma e l’autrice sarà a Villa Rossi (Gattaiola-Lucca) martedì 9 dicembre alle 18 grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca.
Il romanzo, incentrato sulla forza e la luminosità degli affetti in tempo di guerra, sulla solidarietà che va oltre i pregiudizi e travolge le abitudini di un’intera comunità, sarà introdotto da Daniela Marcheschi, critica letteraria, studiosa di letteratura e antropologia delle arti.

Il romanzo. 
Bassa emiliana, maggio 1944. La piccola Gianna, suo fratello Carlo e la sorella Adriana lasciano la città, resa pericolosa dai bombardamenti, per sfollare con la famiglia in un paese che agli occhi della bambina sembra dominato da un castello da fiaba. In realtà il palazzo è un grande manicomio da cui un giorno Gianna vede uscire una bara scortata solo dal vecchio parroco e allora, per compassione, si accoda, suscitando lo sconcerto degli abitanti del paese, perché quando i matti muoiono nessuno li accompagna. È l’inizio del legame tra la bambina e quello strano posto, il castello-manicomio da cui le arrivano piccoli giochi, doni fragili creati da un uomo rinchiuso tra quelle mura. Un romanzo sulla forza e la luminosità degli affetti in tempo di guerra, sulla solidarietà che va oltre i pregiudizi e travolge le abitudini radicate di un’intera comunità.

L’autrice. Federica Iacobelli  lavora da oltre vent’anni con la scrittura in diversi ambiti, muovendosi fra i materiali di realtà e quelli di immaginazione, il pubblico dei ‘grandi’ e quello dei ‘piccoli’, i racconti e romanzi di sole parole, le storie per immagini, le scene del teatro, dei libri illustrati, della televisione. Ha pubblicato racconti lunghi, racconti brevi, testi teatrali e romanzi, spesso dedicati ai lettori giovani, e scritto soggetti, sceneggiature per il cinema documentario e d’animazione e per la televisione, testi per il teatro di prosa e musicale: un lavoro che, quando è scrittura funzionale ad altre arti, nasce in dialogo con altri artisti e professionisti (illustratori, musicisti, attori, registi). Oggi alterna al lavoro di autrice un’attività di insegnamento di sceneggiatura e scrittura drammaturgica. Dal 2019 è ideatrice, direttrice-scout e curatrice della collana di letteratura teatrale per giovani lettori ‘i gabbiani’ (Edizioni Primavera): una collana dalla vocazione internazionale che cerca, sceglie, traduce e pubblica drammaturgie jeune public dall’Italia e dal mondo, e che è arrivata oggi non solo a venti titoli in catalogo ma anche a un Premio Andersen alla miglior collana per ragazzi.

Il Premio dei Lettori è un premio letterario istituito a Lucca nel 1988 dalla Società Lucchese dei Lettori, fondato da Francesca Duranti e Antonio Dini, e destinato alla migliore opera di narrativa presentata nel corso dell’anno sociale nell’ambito delle iniziative dell’associazione. Le attività dell’associazione sono aperti a tutti e l’ingresso è libero.

Daniela Alibrandi “L’amore giovane”, il quarto racconto tratto dall’antologia “Storie tra luci e ombre”

Oggi 6 dicembre “L’amore giovane” il quarto racconto di Daniela Alibrandi tratto dalla sua antologia“Storie tra luci e ombre”


È l’amore giovane quello che sento per te e io per prima non riesco a credere che sia trascorso quasi mezzo secolo dal momento in cui lenostre labbra si sono toccate. E non fu un semplice tocco, ma un attorcigliamento di lingua e di carne, di sete che veniva placata dal tuo sapore, dalla tua saliva. Anche se poco più che adolescente io ti avevo sempre cercato e quello fu ritrovarti.
Non c’è nulla di maturo, invecchiato, antico tra noi due. Al tuo tocco la mia pelle freme come allora, quando ti avvicini sento ancora l’emozione di quando guidavi e mettevi la freccia, lasciando la strada principale per entrare in quella stradina, sì quella che costeggiava il campeggio, e io sapevo che volevi stare solo con me, e non mi avresti riportato a casa,
almeno per un’altra ora.
E quando penso che gli anni inesorabili andranno avanti, so già che nel nostro distacco ci sarà ancora la struggente nostalgia di quei baci, la lacerante disperazione che sentivamo quando tu, militare, dovevi partire e io ti venivo a salutare alla stazione. Piangevo e tu mi consolavi, ma avevi gli occhi lucidi anche tu. Poi, quando il treno partiva, tu
continuavi ad agitare il basco finché i convogli sparivano alla curva e io restavo sola, impaurita e, con l’unico desiderio di riaverti vicino, andavo ad aspettarti.

Daniela Alibrandi “Storie tra luci e ombre”

I racconti su tuttatoscanalibri

Daniela Alibrandi “L’ultima prospettiva”, il primo dei quattro racconti

Daniela Alibrandi “Il bacio dei vecchi”

Daniela Alibrandi “L’ultima casa”

Maurizio Zaccaro “Bellissima dea.La storia di Clara Calamai”, Vallecchi

Dal successo travolgente di Ossessione all’ombra del silenzio: la parabola di un mito.

«Clara Calamai fu una vera e propria invenzione di Visconti. Credo non ci fosse allora nel cinema italiano una figura femminile che avesse la possibilità di diventare sullo schermo sesso e simbolo come fece Clara.»  Giuseppe De Santis

Prefazione di Emanuela Martini

Vallecchi

Dal 5 dicembre 2025

Clara Calamai è stata il primo scandalo del cinema italiano. Bellissima, sensuale, altera come una diva francese, nel 1942 osò ciò che nessuna attrice aveva mai fatto prima: apparire a seno nudo ne La cena delle beffe, sca­tenando lo scandalo e la fascinazione di un intero Paese sotto dittatura. Un anno dopo, con Ossessione di Luchino Viscon­ti, rinunciò agli abiti eleganti e al trucco, prestando il volto e il corpo a Giovanna, la bottegaia frustrata che inaugurò il ne­orealismo. Da quel momento divenne il simbolo di una generazione: l’immagine che i soldati italiani portavano al fronte nel portafogli, la donna proibita che incarnava il desiderio e il peccato. Ma Clara Calamai non fu solo la diva con­turbante degli anni Quaranta. Fu anche una donna inquieta, fragile, piena di pas­sioni e paure, che scelse a un certo punto di abbandonare le luci del set per insegui­re affetti e normalità. Un ritiro improvviso che la rese ancora più leggendaria, come una Greta Garbo italiana. Poi, quando sembrava ormai dimenticata, la chiamata inattesa: Dario Argento la volle in Profon­do rosso, restituendole una nuova, inquie­tante immortalità. Bellissima dea è il romanzo di una diva che bruciò di scandalo e desiderio, e che pagò con il silenzio e l’ombra il prezzo della sua unicità.

Scrive l’Autore nella Postfazione: 

Ci sono voluti più di due anni per completare questo libro ma devo dire che sono stati ben spesi, alternando la scrittura alla ricerca delle fonti, alla visione dei suoi innumerevoli film, almeno quelli che ancora si trovano (altri purtroppo sono considerati perduti come “L’adultera” – 1946 – di Duilio Coletti , “Pietro Micca” – 1938 – di Aldo Vergano, o difficilmente reperibili come “Amanti senza amore” – 1948 – di Gianni Franciolini) e soprattutto agli incontri con chi Clara Calamai l’ha conosciuta e frequentata per motivi familiari o professionali. Ora che questa straordinaria macchina del tempo si è fermata e il lavoro è compiuto posso dire che Clara mi mancherà parecchio. Restano queste pagine, è vero, resta la sua voce sottile nella mia memoria, il suo sguardo “orientale”, la sua eleganza “francese” e infine restano le sue parole, a volte allegre, altre velate da una malinconia insanabile: “L’ho sempre presa sbagliata questa vita mia. Ho sempre pensato che non si può essere felici, con il padre e la madre che devono morire, con tutti questi animali che devono essere uccisi, con tutto questo dolore che si vede nel mondo.”

Maurizio Zaccaro è regista e sceneggiatore. Fra i suoi film ricordiamo Dove comincia la notte (1991), David di Donatello come miglior regista esordiente, L’Articolo 2 (1993), premio Solinas per la sceneggiatura, Il carniere Un uomo perbene, Nour (2019). Dal 2000 a oggi ha diretto inoltre numerosi docu­mentari, sceneggiati e film per RaiUno e Mediaset, fra i quali Fernanda. Ha pubblicato Bleu (Maggioli, 2017), La scelta. L’amicizia, il cinema, gli anni con Ermanno Olmi (Vallecchi, 2020) e Sotto il sole. Racconti di uomini animali e ombre (Vallecchi, 2022).