Jonathan Franzen “Crossroads” presentazione

Crossroads il nuovo romanzo di Jonathan Franzen arriva in Italia con la traduzione di Silvia Pareschi per Einaudi.

Inaugura una trilogia dal principio degli anni Settanta ai giorni nostri.

Il primo corposo volume si apre con la famiglia del pastore Russell Hildebrandt in una cittadina immaginaria dell’Illinois al tempo della guerra del Vietnam, tra Natale e Pasqua, quando per il protagonista ha inizio un periodo in cui quanto costruito da buon cristiano, seguendo i principi della religione anabattista mennonita improntati al pacifismo, va in frantumi: il ventennale matrimonio con Marion non è più tale, intrattiene infatti una relazione con una parrocchiana più giovane; dei tre figli il maggiore abbandona gli studi per partire volontario, la figlia è incinta di un hippy, il piccolo è già provato all’alcool e alle droghe e sono iscritti entrambi ad un gruppo giovanile cristiano il Crossroads, da cui il titolo del romanzo, di cui è fondatore un altro pastore, Rick Ambrose, carismatico e quindi manipolatore, inviso a Russ

Si prospetta quindi lo scenario di un’America in piena transizione dove i protagonisti sono però capaci di guardare al futuro, di sognare una vita diversa.

“[…]Ancora una volta, con l’ironia e l’empatia che sono la cifra della sua letteratura, Jonathan Franzen racconta una storia unica e insieme universale, sullo sfondo di un paese che non ha mai smesso di rifondare i propri miti”

Crossroads è un romanzo intenso e trascinante, a tratti comico, a tratti drammatico e pieno di dolore, che segna il ritorno di Franzen nel cuore del cuore del paese, il Midwest delle Correzioni, e lo conferma come lo scrittore di punta della sua generazione”.( dal Catalogo Giulio Einaudi Editore)

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Brevi note biografiche

Jonathan Franzen ha scritto sei romanzi (La ventisettesima cittàForte movimentoLe correzioniLibertàPurity e Crossroads), quattro raccolte di saggi (Come stare soliPiú lontano ancoraLa fine della fine della terra e E se smettessimo di fingere?), e l’autobiografia Zona disagio. Ha annotato un compendio di saggi di Karl Kraus nel volume Il progetto Kraus. Inoltre ha pubblicato racconti e saggi su «The New Yorker» e su «Harper’s». In Italia tutte le sue opere sono pubblicate da Einaudi.(da Einaudi Autori)

Olivia Ruiz “Finché tutto resta nascosto in un cassetto”, presentazione

Un comò, tanti cassetti colorati, con i colori dell’arcobaleno, e generazioni di donne con le loro vite, fatte di dolore e di fughe ma anche d’amore, vissute dentro la terribile storia della guerra civile spagnola e delle sue luttuose e terribili lotte e scelte tra restare o espatriare per fuggire alla morte certa. Una storia di sofferenza sorretta da una spinta vitale che non si spegne e conta sul riscatto promosso dagli atti di chi non si è arreso.

“L’idea di riempire i cassetti di quel comò con le nostre vite mi è venuta come una folgorazione […] Voglio che queste donne così diverse, così vive, così complesse possano insegnarti e aiutarti a sapere chi sei […] Spolverare ogni tanto i cassetti del comò permette di mantenere in vita i ricordi, perché non scappino, quei malandrini”

Un romanzo d’esordio in cui l’autrice si ispira in parte alla vita della nonna.

“[…] In ciascun cassetto si cela un oggetto. Un oggetto ordinario che racconta molto più di quello che è. Racconta una storia che le parla della nonna come non l’ha mai conosciuta. Ci sono una medaglietta del battesimo, una chiave, un quaderno di poesie, un atto di nascita, un sacchetto di semi, un foulard azzurro, un biglietto del treno, un barometro e una busta da lettere. Ogni oggetto nasconde una vita intera. Ogni oggetto custodisce un amore profondo, frantumato dalla furia franchista, una donna rimasta sola e incinta che vede la felicità sfuggire sempre più lontano, ma non per questo si arrende. Quella donna era Rita. Solo adesso, lei capisce il vero significato degli insegnamenti della nonna. Solo adesso sa che deve fare in modo che si trasformino in azioni per cambiare la sua vita. Solo adesso decide di avere un suo comò pieno di oggetti importanti, che svelino al mondo la donna che vuole diventare. Perché il monito di Rita abbia un’eco infinita”(da Libri Garzanti)

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Brevi note biografiche

Olivia Ruiz, nata il 1° gennaio 1980 a Carcassonne, è una cantante e attrice francese di origine spagnola. I suoi nonni sono fuggiti dalla guerra civile, ma non ne hanno mai parlato; da questa vicenda prende spunto il suo romanzo d’esordio, Quando tutto resta nascosto in un cassetto. ( da Garzanti Autori )

Vigdis Hjorth “Lontananza” presentazione e con la recensione di Pina Bertoli su il mestieredileggere blog

Vigdis Hjorth, autrice norvegese, nel suo ultimo romanzo “Lontananza” ritorna su tematiche familiari, come nel precedente “Eredità”.

La protagonista è Johanna, affermata pittrice, che torna in Norvegia dopo trenta lunghi anni, dopo aver abbandonato gli studi, il promettente avvocato che ha sposato e la famiglia d’origine che aveva voluto studiasse legge seguendo le orme del padre anch’egli avvocato. Si era trasferita quindi nello Utah con il suo professore d’arte, da cui ha avuto un figlio, seguendo le proprie scelte.

Un allontanamento non indolore, anzi, un conflitto con tutta la famiglia e rimasto insoluto con la madre chiusa nel suo silenzio che, al momento del ritorno in Norvegia della protagonista, è una vedova ottantenne.

Tante le “lontananze” ormai cristallizzate, difficili da colmare anche se il desiderio, di trovare scandagliando i ricordi, è molto forte per assecondare il bisogno di colmare i vuoti dell’anima.

Un romanzo coinvolgente come può esserlo il racconto della ricerca delle motivazioni che conducono agli allontanamenti cercando una risposta all’inspiegabile nelle relazioni umane e affettive.

“Sono tanti gli argomenti rimasti insoluti che hanno condizionato Johanna nella sua vita di figlia, di donna, di artista e di madre: nella sua mente affiorano antichi ricordi di una donna all’apparenza leggera, spensierata, bellissima, ma quando riesce finalmente a spiegarsi alcuni episodi sconcertanti di cui è stata spettatrice, capisce che la madre non faceva che nascondersi dietro una corazza di convenzioni. Finché il lunghissimo silenzio fra le due donne si spezzerà in maniera violenta in un ultimo, spietato confronto”.

(dal Catalogo Fazi Editore)

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Brevi note biografiche

Vigdis Hjorth, nata a Oslo nel 1959, è una delle scrittrici norvegesi più conosciute e stimate. Ha esordito nel 1983 con Pelle-Ragnar i den gule gården, grazie al quale il Ministero della Cultura norvegese le ha attribuito il premio per il miglior romanzo d’esordio. Ha pubblicato più di trenta libri, fra cui una ventina di romanzi, conquistando i premi letterari più svariati. Eredità, vincitore del Norwegian Booksellers’ Prize e del Norwegian Critics Prize for Literature – i due principali riconoscimenti norvegesi –, è il romanzo con cui ha ottenuto la fama internazionale, rientrando nella rosa dei finalisti del National Book Award for Translated Literature nel 2019.(da Autore Fazi Editore)

La recensione su “Il mestiere di leggere” di Pina Bertoli

Un racconto per il fine settimana

BIP-BIP una storia vecchia

Potremmo iniziare con “Tanto tempo fa”, per quanto è vecchia questa storia, ma non importa il periodo in cui si è svolta, se non è più attuale intendo dire, la voglio raccontare lo stesso, perché a me è piaciuta. Non è necessario ambientarla, né collocarla precisamente in un arco temporale, potremmo dire che è avvenuta in una città senza nome e in un lasso di tempo imprecisato.

BIP-BIP era il nomignolo con il quale era stato simpaticamente battezzato il nuovo cervello elettronico installato negli uffici della grande fabbrica.

Tutti avevano aspettato con ansia il suo arrivo e la sua sistemazione nei vecchi locali, non solo perché aveva portato un po’ di trambusto nel tran-tran quotidiano, ma la presenza del cervellone dava anche lustro e prometteva di snellire il lavoro.

Con grande ammirazione e deferenza avevano seguito le operazioni dei tecnici che con il loro camice bianco incutevano reverenziale timore, quasi come il medico al paziente che attende una diagnosi assolutoria.

Quel camice era simbolo di scienza, perfezione, ma anche di prodigio; spesso avviene infatti che tutto ciò che è eccezionale, nel senso che non si verifica tutti i giorni, ci sembri figlio di un portento.

Quando le operazioni furono terminate, BIP-BIP entrò in funzione: con regolarità, precisione instancabile, per giorni e giorni furono collocati nella sua memoria infallibile dati, termini, calcoli, operazioni. Imperturbabile, sembrava non dar segno né di stanchezza, né di saturazione, né di soddisfazione; l’unico tangibile segno della sua presenza e attività era contrassegnata da quel ronzio, costante, strascicato e monotono che gli aveva meritato il nomignolo.

L’impiegato che per mesi aveva seguito i corsi di formazione e specializzazione all’uso del calcolatore si chiamava Biagio Arrigoni.

Il signor Arrigoni era un ometto piccolo di statura, con una pancetta arrogante che si imponeva, sprezzante di ogni minimo senso dell’opportunità, tra bottone e bottone della camicia non disdegnando di straripare anche attraverso altri spazi.

Ma era il suo viso paffuto e quell’aria arguta, che traspariva dietro le spesse lenti degli occhiali, a conferirgli un aspetto giovanile e scanzonato nonostante l’età non più giovanissima.

Solo, senza famiglia e senza impegni si era dedicato anima e corpo allo studio dell’informatica che era divenuta amore e disperazione a un tempo.

L’incontro tra i due segnò per Biagio un vero e profondo cambiamento: poteva riversare tutta la sua dedizione e conoscenza su quel gioiello di perfezione informatizzata rappresentato da BIP-BIP.

Non gli sembrò quindi strano scoprire, con il passare del tempo, di nutrire sentimenti nei confronti di quella che a molti, dall’esterno, poteva apparire solo una macchina.

Gli parlava, si complimentava, restava interdetto dalla velocità di esecuzione o dalla risposta o dai rifiuti a proseguire o eseguire il comando se questo fosse stato registrato come errato. Lo colpiva soprattutto che non vi fossero mai inesattezze, ma solo risposte razionali alla mancanza di dati o di comandi inadeguati a concludere o proseguire le operazioni richieste.

Si era spesso divertito a prenderlo in castagna, come spesso rammentava a se stesso ripercorrendo le operazioni della giornata; macché, BIP-BIP non aveva mai un’esitazione, un cedimento.

Questo sodalizio stava però per concludersi tragicamente.

Un giorno Biagio scoprì una risposta erronea, di un errore banale e macroscopico; sembrava tirata a caso, come fanno spesso gli alunni sorpresi impreparati e sprovvisti del coraggio di ammetterlo.

Provò e riprovò, ma le risposte erano sempre diverse e via via più stravaganti.

Ricontrollò allora il programma, ripercorse tutte le operazioni di apertura e avvio, cercò nelle proprie fasi di svolgimento le eventuali sviste; nulla.

Fu a quel punto che avvilito e sempre più turbato cominciò a chiedersi se per caso non fosse stato contagiato da qualche malattia dei calcolatori.

Come una madre amorosa cominciò allora ad ascoltarlo, osservarlo, accudirlo e sostenerlo circondandolo di cure sollecite ed eccessive, quasi a sfogare l’inquietudine che si stava impossessando di tutto il suo essere.

Glielo avrebbero portato via? Lo avrebbero sostituito con uno funzionante? Era ancora in garanzia; che fare?

Mentire, tacere.

Quando però le pratiche cominciarono a restare inevase e il lavoro cominciò ad accumularsi troppo, fu per necessità costretto a denunciare il cattivo funzionamento del computer.

Il processo di revisione fu subito approntato e un tecnico della ditta costruttrice venne espressamente e sollecitamente a visionare tutti gli apparati: BIP-BIP venne letteralmente spogliato, sezionato e quindi ricomposto.

Il signor Biagio Arrigoni non si era allontanato mai e aveva seguito con trepidazione tutte le fasi di revisione e atteso con angoscia la diagnosi.

-Caro il mio signor Arrigoni – furono le testuali parole del tecnico al termine delle accurate indagini- la macchina funziona perfettamente!

Sollievo, grande sollievo, seguito subito dopo da una terribile ansia: e allora gli errori a cosa potevano essere attribuiti?

Il suo dilemma inespresso trovò risposta pochi giorni dopo: Biagio Arrigoni venne sostituito da un operatore mandato espressamente dalla Ditta per accertare il buon funzionamento della macchina, in attesa di un nuovo impiegato addetto.

Era accaduto ciò che da Biagio non era stato affatto previsto; la notizia lo scosse a tal punto che se ne ammalò e fu costretto a casa.

Durante i primi due giorni la sua assenza non fu molto notata anche perché BIP-BIP aveva ripreso a funzionare egregiamente, smaltendo l’accumulo precedente.

Fu al terzo giorno che accadde qualcosa di inaspettato.

I segnali di stranezze iniziarono con acuti stridii, seguiti da schermate intere di Error in tutti i caratteri in dotazione, procedendo quindi con la stampa di pagine e pagine, il tutto in modo automatico e imprevisto.

Furono gli stessi tecnici a scusarsi con Biagio Arrigoni chiamandolo a casa e comunicandogli che la macchina sarebbe stata sostituita al più presto. Biagio fu cortese e premuroso e chiese ragguagli precisissimi sui tempi della sostituzione; un chiaro progetto si era fatto strada nella sua mente.

Con il cuore in tumulto e il cervello in fermento, lucidissimo, elaborò un piano degno di un professionista.

Fu così che quella sera Biagio armato di guanti e di una grande borsa si introdusse con fare disinvolto nella stanza dove BIP-BIP era già pronto e inscatolato per la sostituzione.

Nessuno aveva fatto domande; non era anomalo che gli impiegati facessero gli straordinari.

Più difficoltoso fu trasportare i vari pezzi che componevano il computer, ma i viaggi erano stati ben concertati: la luce accesa in ufficio, viveri vari sul tavolo, luce accesa nei bagni, auto parcheggiata in posizione strategica e ben mimetizzata.

Anche nella sua nuova camera in pensione era tutto pronto.

Il salvataggio di Bip-Bip era avvenuto senza problemi ed era stata evitata una possibile rottamazione. Al progetto Biagio aveva dedicato tutto se stesso, incurante dei rischi e delle conseguenze. Non si era soffermato neppure a domandarsi se valesse la pena di buttare via tanti anni di lavoro e di carriera ineccepibile; lo aveva fatto e basta, spinto da una forza che non credeva di possedere.

Ancora oggi Biagio e BIP-BIP sono insieme, vivono nella casa in campagna che fu dei genitori di lui. Biagio gli racconta il variare dei paesaggi che mutevoli si susseguono davanti alla sua finestra nel mutare delle stagioni: i cipressi maschi svettanti e sottili e le femmine più paciose e piene che punteggiano ondeggianti i crinali dei colli e si stagliano nello sfondo a occuparlo tutto, le terre arate, nere di pioggia o grigie e polverose sotto i cieli d’estate, gli steli del grano verdeggianti e le gialle spighe pesanti, il volo pigro di uccelli e le fughe di stormi nei cieli neri d’autunno.

BIP-BIP continua con le sue stranezze; non c’è un grosso nesso tra le parole e i pensieri dell’uno e le stampe e le videate dell’altro, ma nessuno dei due se ne lagna.(da Corti e… fantastici di Salvina Pizzuoli)

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di settembre 2021

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza macallè

Juan Gómez-Jurado “Regina Rossa” 

Jorge Luis Borges “L’Aleph”

Fabio Federici “Il pigiama rosa”

E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Flora Fusarelli “Le deboli”

Pia Rimini una scrittrice riscoperta

Djali Amadou Amal “Le impazienti”

Percival Everett “Telefono”

Hjörleifur Hjartarson, Rán Flygenring, Giorgio Vasta “Fuglar. Inventario non convenzionale degli uccelli d’Islanda”

Gianrico Carofiglio “Testimone inconsaoevole”

Roberto Piumini “Il piegatore di lenzuoli”

Guido Magenta “Il mondo su rotaia.” Gaspari Editore

Il racconto di quanto è avvenuto nel mondo sulle rotaie dei treni, dei tram, delle metropolitane, dagli inizi, con i sistemi ferroviari governati dall’alta tecnologia

Il libro definitivo su tutti i mezzi che scorrono su rotaia

Presentazione di Maurizio Gentile

“Questo volume completa il tema iniziato con i due precedenti libri intitolati I grandi eventi storici e I protagonisti degli episodi di cronaca raccontando non solo di treni, ma anche ponti storici, tram, metropolitane, funicolari, cremagliera e su ghiaccio in tutto il mondo.

Il libro su una delle più importanti realizzazioni umane, illustrato e narrato in tutti i suoi particolari (da Gaspari Editore)”.

Una carrellata di storie, correlate da illustrazioni, su tutto ciò che è avvenuto sulle rotaie in tutto il mondo a partire dagli inizi con la locomotiva di George Stephenson, fino a oggi con i sistemi ferroviari governati dall’alta tecnologia: tram, metropolitane, tram a vapore, ferrovie funicolari, a cremagliera, a monorotaia, impiantate su ghiaccio, ecc. Il tutto inserito nel contesto storico perfettamente documentato. Il libro ha inoltre alcune appendici con approfondimenti tecnici. Sono riprodotte anche due serie d’epoca delle Figurine Liebig, che hanno avuto una irripetibile diffusione in tutta l’Europa dal 1875 al 2000.

Guido Magenta, ingegnere specializzato in trasporti, è tra i maggiori studiosi dei trasporti su rotaia e tiene lezioni didattiche e universitarie al Politecnico di Milano.

Maurizio Gentile Presidente del CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani)

Pagine: 120 Prezzo: € 29,00 Formato: 21 x 29, ill. a colori e b.n.
In libreria il 30 settembre

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Il treno marchingegno sconvolgente del diciannovesimo secolo di Salvina Pizzuoli

“LA VIOLENZA DI GENERE DALLA A ALLA Z” a cura di VIRGINIA CIARAVOLO, Armando editore

Perché un ennesimo libro sulla violenza di genere? Semplicemente perché le donne continuano a morire e, a cadere come mosche sul f(m)iele. La violenza di genere è purtroppo un fenomeno tristemente attuale, quotidiano continuo ed inesorabile. Le riflessioni e gli scritti non sono mai superflui, anzi hanno il pregio di tenere alta l’attenzione. 

La violenza di genere dalla A alla Z vuole essere un vademecum utile e a portata di mano per chiunque voglia approcciare il problema a 360 gradi. È un testo guida per i ragazzi delle scuole e prontuario per i professionisti del settore. Contiene interventi di autori tutti fortemente impegnati nella risoluzione del fenomeno, regalando conoscenze su prassi operative e allargando finestre sulle quali aprire spunti di riflessioni. In un momento di grande confusione, dove piuttosto che fare passi avanti, la china sta scivolando pericolosamente verso il passato, occorre alzare l’asticella dell’attenzione. Il manuale è stato voluto e realizzato da un team di esperti di differenti specialità, proprio e affinché l’approccio sia quanto più multidisciplinare possibile, regalando strumenti psicologici, sociologici, giurisprudenziali e pratici per un proficuo lavoro di rete, di formazione, informazione e prevenzione futura.

Virginia Ciaravolo, Psicoterapeuta criminologa, Presidente dell’Associazione Mai più violenza infinita Onlus, si occupa prevalentemente di Donne e minori. È esperta in reati di violenza di genere, abusi, bullismo e cyber bullismo e ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Laureata in Psicologia, Psicoterapeuta specialista in infanzia, adolescenza ed età adulta. Nel 2010 coniuga la sua passione per la criminologia conseguendo la laurea in Scienze dell’investigazione e sicurezza, presso l’Università di Perugia. Formatrice in numerosi corsi sulle tematiche evidenziate, ha collaborato con la Questura di Napoli ed è stata docente/consulente esterno per la Divisione Anticrimine. Tutti gli autori sono stati concordi nel destinare i proventi del libro alla Associazione Salvabebè – Salvamamme di Roma. Associazione che vanta una esperienza ventennale nell’accoglienza e nella cura di mamme e bambini di tutta Italia e di alcuni paesi esteri.

Pagine 360, Prezzo 18,00 Armando Editore

Morishita Noriko “La mia vita con i gatti” presentazione e con la recensione di Maria Anna Patti di Casa Lettori e vari articoli correlati

“Osservandoli, vivendo insieme a loro, lasciandosi cambiare la vita da questi gatti indimenticabili, Morishita Noriko si avvicina al segreto che unisce tutte le creature. Un legame che, a prescindere dalla loro specie, non si può che definire amore”.( dal Catalogo Einaudi)

Mi piace presentare questo romanzo con quanto si legge sul sito della casa Editrice proprio perché, per esperienza, trovo molto vero quanto esplicitato nella riflessione conclusiva.

Una vita semplice quella di Noriko, una cinquantenne con la crisi dello scrittore forse perché non tutto scorre come dovrebbe e magari farebbe comodo un intervento dal ”cielo”. E i miracoli si sa a volte avvengono e chi non ci crede li chiama coincidenze: una magnolia abbattuta con estremo dispiacere, una gatta randagia con i suoi piccoli, saranno simbolo di cambiamento e rinascita.

“La delicatezza e la bellezza dei libri di Morishita Noriko stanno proprio in questo: attraverso i piccoli e grandi cambiamenti quotidiani, la scrittrice giapponese, già apprezzata e celebrata per il longseller Ogni giorno è un buon giorno, riesce a intessere un racconto fatto di cose semplici e familiari, che diventa un racconto universale in grado di conquistare centinaia di migliaia di lettori in tutto il mondo”. (dal Catalogo Einaudi)

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Brevi note biografiche

Morishita Noriko nasce a Yokohama nel 1956. Laureata in letteratura giapponese alla Japan Women’s University, mentre era ancora una studentessa ha iniziato a lavorare come giornalista e rubricista. Nel 2002 pubblica Ogni giorno è un buon giorno (Einaudi 2020) che da allora diventa un autentico longseller. Nel 2018 il regista Omori Tatsushi ne trae un film di grande successo

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori.

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Muriel Barbery “I gatti della scrittrice”

Salvina Pizzuoli “Corti e… fantastici” con quattro racconti sui gatti e i bozzetti ( Gatti, Mafì, Le gatte, Non è facile parlare di gatti)

e anche un racconto completo: Non è facile parlare di gatti in Salvina Pizzuoli Corti e fantastici

Gunnar Gunnarsson “L’uccello nero”, presentazione

Ritorna in libreria nella traduzione di Maria Valeria D’Avino per Ipereborea il romanzo dell’islandese Gunnar Gunnarsson, scritto nel 1929 traendo spunto da un fatto di cronaca, un delitto commesso nel 1802.

Liberamente tratto, il romanzo racconta, attraverso la voce narrante in prima persona del giovane cappellano Eiúlvur, di due coppie che vivono in una fattoria isolata in Islanda: i coniugi Jón Torgrimsson e la bella Steinunn Sveinsdótter, Bjarni Bjarneson e la malaticcia lamentosa Guðrún Egilsdóttir.

Entrambe le coppie litigano spesso e le voci di una relazione tra Bjarni e Steinunn sono sempre più insistenti soprattutto quando Improvvisamente Jón scompare, caduto da una rupe nei paraggi della proprietà e quando, dopo poco, Guðrún si ammala gravemente e muore.

Successivamente il corpo di Jón viene ritrovato sulla spiaggia: le ferite non risultano però collegabili a una caduta ma a un colpo contundente. È a questo punto che il governatore Scheving indice un’indagine che sfocerà in un processo contro i presunti amanti.

Il romanzo, oltre a inaugurare il genere definito “noir nordico” (dal dizionario inglese Collins: la narrativa poliziesca scandinava con ambientazioni desolate e narrazioni sinistre), di cui l’autore è indicato come il capostipite, evidenzia le tristi dinamiche che governano le comunità piccole e isolate,

“Mentre gli interrogatori degli imputati e dei numerosi testimoni fanno emergere la drammatica inevitabilità degli eventi, il giovane cappellano vive un tormentato conflitto interiore, combattuto tra la necessità di dare conforto spirituale ai suoi parrocchiani e la ricerca di una verità che soddisfi la giustizia terrena, impersonata da un magistrato intransigente e spregiudicato. E proprio nel confronto dialettico tra il pastore e il rappresentante della legge si rivela la chiave del romanzo di Gunnarsson, una riflessione che indaga sul significato di colpa e di giustizia, di pentimento ed espiazione per arrivare a un senso profondo che coinvolge tutti, vittime e carnefici” (da Iperborea)

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Brevi note biografiche

Gunnar Gunnarsson (1889-1975), plurinominato al Nobel, è uno dei grandi nomi della letteratura islandese. Nato in una famiglia povera ma deciso a seguire la sua vocazione di scrittore, si trasferisce in Danimarca dove riesce a terminare gli studi e comincia a scrivere romanzi che presto gli procurano fama internazionale e i più prestigiosi riconoscimenti. Tutte le sue maggiori opere sono state scritte in danese, tra cui Il pastore d’IslandaLa chiesa sulla montagnaL’uccello nero, e solo in seguito tradotte in islandese dall’autore stesso, che torna in patria nel 1939 per rimanervi fino alla morte. Il pastore d’Islanda ha avuto svariate letture e interpretazioni sia in Islanda che all’estero.(da Iperborea autore)

Jo Nesbø “Gelosia” presentazione

Si sa, è il giallo il colore della gelosia, il giallo scuro che si associa all’infedeltà e al tradimento, un sentimento che porta con sé oltre all’ossessione che lo caratterizza anche il desiderio di vendetta dove spesso alberga il crimine, giusto tema quindi per il maestro di questo genere narrativo: sette le storie, tradotte da Eva Kampmann, che Jo Nesbø ha inserito in questa raccolta che prende il titolo dalla seconda, la più ampia delle sette, di cui alcune molto brevi, in cui due fratelli gemelli sono interessati alla stessa donna. Ma colpisce nella narrazione la presenza dell’”uomo della gelosia” uno strano investigatore, quasi un mago, che viene chiamato quando emergono moventi passionali.

Come nella prima, “Londra”, colpiscono i pensieri e i comportamenti di uno dei due viaggiatori su un aereo, quando viene a conoscenza del “segreto” in cui si dibatte la donna che gli siede accanto. Ma la gelosia non è solo questo, ha due facce come quelle di Jago e di Otello, di vittima e carnefice, due facce che accomunano i protagonisti di vari racconti. Non sfugge al lettore nell’esergo la citazione da Shakespeare “Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre”.

Una serie di racconti il cui fil rouge è il tema della gelosia e le sue diverse facce, ma anche l’utilizzo della prima persona da parte del personaggio che vive l’esperienza, la mancanza di scenari efferati e soprattutto senza la figura da identificare in un killer, in un clima che appare normale e pertanto disturba per l’evidenza della contrapposizione e coinvolge:

“Storie di uomini feroci, di amanti privi di scrupoli, di destini implacabili. Nell’atmosfera ossessiva e perturbante del maestro del crime scandinavo”.( dal Catalogo Einaudi Editore)

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Brevi note biografiche

Jo Nesbø è uno dei più grandi autori di crime al mondo. I suoi libri hanno venduto oltre 40 milioni di copie. È nato a Oslo nel 1960. Ha giocato a calcio nella serie A del suo Paese, ha lavorato come giornalista free lance, ha fatto il broker in borsa. Tutt’oggi suona regolarmente con la band norvegese dei Di Derre. Della serie con protagonista l’ispettore Harry Hole, presso Einaudi ha pubblicato: Il leopardoLo spettroPoliziaIl pipistrelloScarafaggiNemesiIl pettirossoLa stella del diavoloSeteL’uomo di neve e Il coltello. Presso Einaudi sono usciti anche i thriller Il cacciatore di testeIl confessoreSangue e neveSole di mezzanotteIl fratello e Gelosia. Nella uniform edition in Super ET, con le copertine di Peter Mendelsund, sono finora usciti: Il pipistrello,Lo spettroScarafaggiIl leopardoNemesiLa stella del diavoloLa ragazza senza voltoSole di mezzanotteIl confessorePoliziaIl pettirossoSeteL’uomo di neve e Il coltello.(da Einaudi Autori)