

vai all’intervista a Donato Carrisi

Un testo per riflettere e infonderci ottimismo sulle possibilità in serbo per noi.

Libreria On the road, via Vittorio Emanuele II,32A rosso, Firenze, come tutti i libri di viaggio consigliati da Martina Castagnoli:
Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”
Patrick Leigh Fermor “Mani. Viaggi nel Peloponneso”
Mjlienko Jergovic “Radio Wilimowski”
Vito Paticchia “Via della lana e della seta”
Catherine Poulain “Il grande marinaio”
Juan Pablo Villarino e Laura Lazzarino “Vie invisibili”
Lorenzo Barbiè “Pacific crest trail”
Vai alla recensione di Maria Anna Patti

Dal catalogo delle Edizioni Sur:
Acqua di mare, pubblicato per la prima volta nel 1998, è l’ultima opera di un grande scrittore da riscoprire: «un piccolo capolavoro», come lo ha definito il New York Times, una commedia delicata e commovente che SUR ripropone oggi in una nuova traduzione d’autore firmata da Tommaso Pincio.

La dolorosa fuga dal mondo di Fuani Marino
di Flavia Piccinni
Metà pomeriggio. C’è una donna che sta cucinando, e che alza lo sguardo: vede un sacco della spazzatura che si schianta al suolo. Quello che vola, però, non è un sacco. È Fuani Marino, che si è lanciata dal balcone della casa della zia, in una località di villeggiatura a Pescara. È Fuani Marino – giornalista, nata a Napoli nel 1980 – che con una struggente precisione racconta in “Svegliami a mezzanotte” pubblicato da Einaudi (pp. 159, EUR 17) la sua storia, affrontando il disturbo bipolare, il malessere, l’arrivo della notte e il tentativo di morire. «Sono caduta, ma non sono morta. Sono invece rimasta cosciente durante il volo e anche subito dopo, ho sentito qualcuno urlare e voci familiari vicine a me. Ho sentito tutto meno che il dolore». Il dolore arriva con i mesi seguenti, insieme all’ospedale, insieme alla riabilitazione, insieme ai dubbi che già l’autrice aveva raccontato nel suo precedente romanzo, il toccante “Il panorama alle spalle” (Scatole Parlanti, 2017). E ora Fuani racconta della sua vita da adolescente, degli anni dell’università , della vita dopo il master, del lavoro in un’agenzia pubblicitaria a Roma, e di quello in un quotidiano locale, scrive di sé fino all’amore con Riccardo, divenuto negli anni suo marito. Racconta della maternità, della figlia Greta, di una casa a Napoli bellissima che diviene una prigione, del cercare se stessi, del trovarsi nei libri e svela che cosa accade quando la mente si annida nel buio, e non trova luce da nessuna parte se non nell’unica via di salvezza dal mondo: il suicidio. —
Viaggio in giro per il mondo con Giuliani
Un caso giudiziario e un avvocato della difesa sono gli elementi chiave di questo “giallo” o meglio giallo giudiziario o legal thriller come viene etichettato. “Uno dei migliori gialli legali usciti in Italia” lo definì Corrado Augias, ne Il venerdì di Repubblica.
Pubblicato nel 2002 ha rappresentato l’esordio narrativo di Carofiglio, quello che ha aperto la serie “I casi dell’avvocato Guerrieri”, ambientato nel 1999/2000 a Bari.
Non solo un giallo giudiziario: il percorso legale, dal punto di vista di un avvocato, si articola e s’intreccia infatti con una narrazione sfaccettata e ricca di personaggi, anche minori, interessanti e ben tratteggiati non solo legati all’ambiente, e con le vicende private del protagonista che si svela, fin dall’inzio, in una fase difficile e complessa della propria esistenza.
Credevo di aver scritto un romanzo di formazione di un uomo che sbatte contro la vita, contro la sua mediocrità, che appartiene a tutti, e che poi trova se stesso in un’avventura processuale che è in realtà un espediente.
Così Carofiglio chiariva in un’intervista, evidenziando, a ulteriore chiarimento, il suo intento di narratore con la citazione in epigrafe di Lao-Tze “quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”.
In effetti è il protagonista con le sue fragilità e le sue paure, insieme alle scelte o non scelte o che riconosce come tali, a trovare in questo caso giudiziario una chiave di lettura di se stesso e la possibilità di non fuggire più e di accettarsi, confessandosi titubanze e dubbi e incertezze:
“La verità però era un’altra. Avevo fatto l’avvocato per puro caso, perché non avevo trovato di meglio o perché non ero stato capace di cercarlo. […]Mi ero iscritto a giurisprudenza perché pensavo di guadagnare tempo, visto che non avevo le idee chiare. Dopo la laurea avevo pensato di guadagnare tempo andando a parcheggiarmi in uno studio legale, in attesa di chiarirmi le idee […] A poco a poco avevo anestetizzato le mie emozioni, i miei desideri, i miei ricordi, tutto. Anno dopo anno. Fino a quando Sara mi aveva messo alla porta. Allora il coperchio era saltato e dalla pentola erano venute fuori molte cose che non immaginavo e che non avrei voluto vedere. Che nessuno vorrebbe vedere”.
Cui segue la citazione da Dostojevskij:
“Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, e in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente”.
Un testo composito in cui gli interventi arguti sulla requisitoria del Pubblico ministero catturano il lettore nel procedere logico e sottile dell’arringa della difesa.
Dello stesso autore:
“La versione di Fenoglio” e altri scritti su Consigli-it, a cura di Maurizio Amore
“La misura del tempo” recensione di Salvina Pizzuoli
“Non esiste saggezza” recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori


Nel 2012, in un paesino del Bolognese, è nata Radioimmaginaria, la prima radio web europea gestita solo da adolescenti, Oggi ha circa tremila ascolatori al giorno, oltre cinquanta redazioni sparse per l’Europa e trecento speaker dagli undici ai diciassette anni. Dietro tutto questo c’è il regista e autore televisivo Michele Ferrari, classe 1960, che nel libro Noi abbiamo futuro (Marcos y Marcos, pp.320, euro 15) narra, mischiando fiction e cronaca, l’evoluzione di un progetto che ribalta ipso facto l’immagine degli adolescenti isolati e confusi. […] Dopo aver offerto a questi ragazzi”una rampa di sgancio”, Ferrari ha proposto a undici di loro di andare dall’Emilia Romagna a Stoccolma con un’Ape Piaggio allestita come stazione radio, per incontrare Greta Thunberg. C’è una rivelazione elettrizzante in quest’avventura, e in questo libro: abbiamo futuro (da Giulia Villoresi Il Venerdì La Repubblica)

libri
Lasciamoci sedurre dal mito delle sirene
di Lara Crinò
[…]Ulisse su consiglio di Circe si fa legare all’albero della nave per ascoltare le sirene, mentre i suoi compagni — le orecchie chiuse dalla cera — conducono l’imbarcazione lontano dagli scogli dove quegli esseri misteriosi ammaliano i marinai con la loro voce e ne fanno strage. Nell’antica raffigurazione, lo scaltro Ulisse fissa il cielo e le tre creature alate, dal viso di donna e dal corpo d’uccello, che lo sovrastano: una di esse, disperata, si sta gettando in mare.
È con questa immagine che l’antropologa Elisabetta Moro dà avvio al suo Sirene. La seduzione dall’antichità ad oggi , edito dal Mulino. […]
Nell’antica Grecia, ai tempi di Omero e ancor prima, ma anche in tutta l’Etruria, le sirene — figlie del fiume Acheloo — sono figure di confine. Nel loro canto (sirena deriverebbe dalla radice semitica sir, che in ebraico vale per musica e cantico) c’è un segreto, che nell’ Odissea lo stesso Omero non svela, ma che riguarda il limite tra vita e morte, tra terra e cielo. […]
Ma le sirene sono, da sempre, anche legate all’acqua: secondo il mito, sarà sui resti della sirena Partenope, che si è uccisa dopo la beffa di Ulisse, che verrà fondata Napoli. Da dove arriva quest’altra iconografia? Dalla dea Syria, divinità mediorientale dalla coda di pesce, il cui culto, al seguito degli schiavi di quelle terre, trasmigrò in Occidente e divenne popolare nella Roma imperiale.[…](da Lara Crinò La Repubblica Cultura)