Elisabetta Moro “Sirene. La seduzione dall’antichità ad oggi” recensione di Lara Crinò da La Repubblica Cultura 29 dicembre

Lasciamoci sedurre dal mito delle sirene

di Lara Crinò

I disegni del Cratere di Vulci, conservati al British Museum e datati alla fine del V secolo a.C., raccontano di quando, nel dodicesimo libro dell’ Odissea , Ulisse su consiglio di Circe si fa legare all’albero della nave per ascoltare le sirene, mentre i suoi compagni — le orecchie chiuse dalla cera — conducono l’imbarcazione lontano dagli scogli dove quegli esseri misteriosi ammaliano i marinai con la loro voce e ne fanno strage. Nell’antica raffigurazione, lo scaltro Ulisse fissa il cielo e le tre creature alate, dal viso di donna e dal corpo d’uccello, che lo sovrastano: una di esse, disperata, si sta gettando in mare.

È con questa immagine che l’antropologa Elisabetta Moro dà avvio al suo Sirene. La seduzione dall’antichità ad oggi , edito dal Mulino. Un percorso tra fonti, trasformazioni, trasfigurazioni di uno tra i miti più affascinanti dell’immaginario mediterraneo, che da Omero arriva fino ai blockbuster per bambini della Disney. Come le sirene siano sopravvissute così a lungo nel nostro pantheon simbolico, cambiando sembianze da donne alate a donne pesce e ispirando per secoli la fantasia di musicisti e scrittori, Moro lo spiega partendo da lontano, dalle radici della civiltà greco romana e del vicino Oriente e dai loro intrecci, fino ad arrivare all’oggi.

Nell’antica Grecia, ai tempi di Omero e ancor prima, ma anche in tutta l’Etruria, le sirene — figlie del fiume Acheloo — sono figure di confine. Nel loro canto (sirena deriverebbe dalla radice semitica sir, che in ebraico vale per musica e cantico) c’è un segreto, che nell’ Odissea lo stesso Omero non svela, ma che riguarda il limite tra vita e morte, tra terra e cielo. Le sirene come creature altre, custodi di un sapere non razionale, pre-logico e pre-storico, compaiono in molte fonti greche, dalle Argonautiche di Apollonio Rodio a Platone.

Ma le sirene sono, da sempre, anche legate all’acqua: secondo il mito, sarà sui resti della sirena Partenope, che si è uccisa dopo la beffa di Ulisse, che verrà fondata Napoli. Da dove arriva quest’altra iconografia? Dalla dea Syria, divinità mediorientale dalla coda di pesce, il cui culto, al seguito degli schiavi di quelle terre, trasmigrò in Occidente e divenne popolare nella Roma imperiale.

Indagando queste connessioni, Moro ci conduce fino a un’ulteriore metamorfosi, in epoca cristiana, quando sarà la loro alterità erotica e “mostruosa” a prevalere su ogni altra valenza, e poi fino alle incarnazioni pittoriche, letterarie (Kafka, Tomasi di Lampedusa, il Malaparte de La pelle ) e cinematografiche contemporanee. Da La sirenetta di Andersen, che Moro definisce «un bricolage fiabesco che rielabora fantasiosamente solo alcuni elementi della mitologia antica », al film Disney in cui la versione «borghese e pessimista» dello scrittore danese si tramuta in apologo positivo della diversità.

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