Eugenio Borgna “Saggezza” recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori da Robinson La Repubblica

 

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Da Il Mulino Editore

Saggezza

Parola antiquata, astratta, scomparsa o quasi dal linguaggio della vita privata e, ciò che è ancora più grave nelle sue fatali conseguenze, dalla vita pubblica. E allora che cosa può significare oggi vivere in modo saggio? Non solo ascolto dell’intelligenza, razionalità nei giudizi e nel comportamento, ma anche capacità di scendere negli abissi della nostra interiorità, lì dove si intrecciano immagini e inclinazioni impensate, passioni ed emozioni

 

 

Grazia Verasani “Come la pioggia sul cellofan” presentazione in breve

 

In questo noir ambientato a Bologna ritroviamo la detective Giorgia Contini che indaga Adele Fussan, una stalker: due donne in ruoli anomali. La prima giunge al traguardo attraverso deduzioni logiche, ma anche il caso ha la sua parte, come spesso accade nella vita reale; l’altra ha una sosia sulla quale Giorgia riceve l’incarico di indagare: qui il coup de théâtre che non stupisce essendo l’autrice anche una drammaturga oltre che scrittrice e musicista. Nell’indagine precedente il lettore aveva già visto Giorgia Contini al lavoro, “Quo vadis, baby” il titolo da cui Salvatore aveva tratto un film e una serie su Sky.

La trama da Marsilio Editore

Giorgia Cantini, investigatrice privata a capo di una piccola agenzia di periferia nella Chinatown di Bologna, è appena stata lasciata da Luca Bruni, dirigente della questura e capo della Omicidi, e sfoga la propria tristezza ubriacandosi nei bar e nei locali della città. È in questa fase non facile della sua vita che incappa in Furio Salvadei, un affascinante cantautore alla soglia dei cinquant’anni che sembra avere tutte le fortune – fama, ricchezza, talento –, ma che al momento è un musicista in piena crisi artistica ed esistenziale. Furio infatti abusa di alcol, è deluso dal mondo discografico, ed è sotto stress a causa di una donna, Adele, una fan insistente che gli dà il tormento seguendolo ovunque e pressandolo con telefonate e messaggi. Furio incarica Giorgia di pedinare la sua persecutrice e di provare a riportarla alla ragione prima che si trasformi in una stalker violenta. Il problema è che Adele dimostrerà di essere un vero e proprio enigma. […]

Manuel Vilas “La gioia, all’improvviso” presentazione

 

A due anni dal successo del romanzo Ordesa, reso in italiano con In tutto c’è stata bellezza, Manuel Vilas torna con Alegria, in italiano La gioia, all’improvviso. Non si tratta di un sequel, ma forse più un tornare a temi come il lutto, la memoria, il passato, il tempo ai quali si aggiunge una nuova voce, l’alegria appunto. Rivelatori i versi di Josè Hierro che l’autore pone in apertura: Sono arrivato alla gioia dal dolore. / Ho imparato dal dolore che l’anima esiste./ Per il dolore, là nel mio regno triste,/ albeggiava un misterioso sole. Nell’intervista di Matteo Nucci comparsa su Il Venerdì del 10 luglio 2020 l’ autore conclude scrivendo che dopo aver provato il dolore possiamo “assaporare la gioia, la profonda potenza dell’alegria” e aggiunge che possiamo anche conquistarla e farla durare più a lungo, come racconta nel suo romanzo, a chiave fortemente autobiografica, infatti a lui figlio orfano la “gioia” si manifesterà con l’ essere padre, attraverso i suoi figli.

La trama da Guanda Editore

Dopo il grande, inaspettato successo del suo ultimo libro, il protagonista di queste pagine parte per un tour mondiale. Da un hotel all’altro – in Spagna, Portogallo, Italia, Francia e Stati Uniti – il suo è un viaggio che ha due facce: quella pubblica, in cui lo scrittore dialoga con i nume­rosi e appassionati lettori, e quella privata, in cui sfrutta ogni momento di solitudine per riflettere, tra improvvise illuminazioni e momenti di dolore e di confronto con il fantasma di sempre, la depressione. Che non vincerà, perché l’esperienza ha portato con sé la consapevolezza che tutto prima o poi, tutto ciò che abbiamo amato e perduto, è destinato a trasformarsi in gioia: la gioia è ciò che resta, l’elemento più incomprensibile ma anche il più sacro di qualsiasi esistenza. […]

Dello stesso autore

In tutto c’è stata bellezza

e anche: di Manuel Vilas l’articolo e l’incipit

Sento nella mia carne l’amore svanito. Il nuovo libro di Manuel Vilas 

 

Madeleine St John “Una donna quasi perfetta” recensione di Salvina Pizzuoli

Tre donne e un uomo: una moglie, l’amante del marito, l’amica della moglie.

Chi tra queste donne è la donna quasi perfetta? Lydia, l’amica che sa esserlo in modo efficace o Flora che sa essere madre e moglie e che non ha sentore del tradimento del marito o Gillian che pensa di poter trasformare una relazione con un uomo sposato in qualcosa di diverso? Forse in quel “quasi” la risposta che, come scrive Nadia Terranova, nell’incisiva presentazione al romanzo, ha “tutta la forma di una parentesi, di una vacanza dalla vita”.

Quale il finale da attendersi, trattandosi di un triangolo vecchio stile?

Non in linea, non prevedibile, sicuramente fuori dai luoghi comuni che l’autrice sa ribaltare varie volte anche con l’uso di precisazioni chiuse tra parentesi o nella conclusione cui arriva Flora quando, leggendo un romanzo sull’adulterio, precisa rivolta al marito che ci sarebbe ancora tutto da dire dato che “il paesaggio morale è radicalmente cambiato da quando Henry James scrisse il suo capolavoro, o Evelin Waugh il suo”, e aggiunge “sostanzialmente oggi a nessuno interessa l’adulterio”.

Dopo il successo di “Le signore in nero” (1993) Garzanti continua la riscoperta e la pubblicazione delle opere della St John: per la prima volta in Italia “Una donna quasi perfetta” del 1996.

E anche:

l’articolo di Valerio Magrelli da La Repubblica Archivio

Da Omero a Roth ecco tutta la letteratura del tradimento

Cassar Scalia, De Cataldo, De Giovanni “Tre passi per un delitto” presentazione

Tre autori noir concepiscono un giallo a sei mani, concordano la trama essenziale e ci lavorano separatamente per un paio d’anni… e confessano questo “delitto” affidandone la cronaca a Maurizio Crosetti che, sulla pagina di Repubblica Cultura,  lo definisce mostro “nel senso che è portentoso ma fa anche paura”, e racconta un delitto da tre punti di vista, quelli dei tre autori che sperimentano a tre una storia in giallo: una ragazza molto bella viene uccisa e del caso ne parlano, in prima persona, il commissario “Davide Brandi (De Cataldo) il nobile decaduto Marco Valerio Guerra che era l’amante della morta (de Giovanni) e la moglie di quest’ultimo (Cassar Scalia)”. Un esperimento che se sarà riuscito o meno potranno dirlo solo i lettori.(le citazioni sono tratte dall’articolo di Maurizio Crosetti pubblicato da La Repubblica Cultura 14 luglio 2020 )

Da Giulio Einaudi Editore

Il libro

Una giovane bellissima, che lavora nel mondo dell’arte, viene uccisa nel proprio appartamento a Roma. Tre personaggi coinvolti per ragioni diverse nell’omicidio forniscono la loro interpretazione dei fatti. Chi nasconde la verità. Chi la manipola. Chi sembra non curarsene.

Carlo Lefebvre “La fuggitiva” presentazione

La fuggitiva. Il primo caso del commissario Gerard è il primo romanzo di Carlo Lefebvre, professore ordinario fuori ruolo di Geografia Economico-Politica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e autore di saggi e monografie, e rappresenta il primo ingresso sulla scena del noir del commissario Gerard. I fatti narrati si svolgono in un arco di tempo che va dal luglio 2012 allo stesso mese del 2013. Le indagini  muovono da Marsiglia tra vicoli stretti e profumi di spezie in cui il commissario dell’intelligence francese è chiamato ad indagare sulla morte ad Amsterdam di un crittografo originario di Marsiglia. Altre morti seguiranno e i segni lasciati da una bellissima tunisina, la fuggitiva appunto, protagonista di una fuga attraverso l’Europa: spie, attentati hackeraggi informatici, omicidi che paiono slegati sono gli ingredienti che daranno corpo ad un puzzle avvincente.

 

Dal Catalogo Giunti la trama

Amsterdam, luglio 2012. Negli uffici di Seleksoft, azienda olandese specializzata nel crittaggio di informazioni sensibili, viene ucciso Mick Hendriks, un analista esperto di crittologia. Nove mesi dopo, a Châtillon-sur-Marne, il contabile di un priorato precipita alle prime luci dell’alba dal campanile della chiesa. L’ipotesi del suicidio non convince l’ispettore Legrand che parte per Marsiglia, città natale dell’impiegato. Ma la sua vita e la sua inchiesta si fermano dietro la porta di un albergo di terza categoria. Due morti che sembrano appartenere a mondi diversi. François Gerard, commissario della DCRI, l’intelligence francese, che sta collaborando con la polizia olandese sul caso Hendriks, si getta a capofitto nei vicoli di Marsiglia alla ricerca dell’assassino di Legrand, amico di vecchia data. Ma il puzzle è complicato, le tracce ambigue, gli indizi contraddittori. A Marsiglia vive una giovane e bellissima tunisina, Sahar, fuggita dal regime di Ben Alì insieme a Farid, l’uomo che credeva di amare. Lavora in una libreria sul Quai, passa le serate nei bar colorati e chiassosi del Panier e di Cours Julien. Poi, una sera, la sua vita cambia di colpo. Attirata con un tranello in casa di Farid, trova un uomo col cranio sfondato. Non ha altra scelta che la fuga. […] Il commissario Gerard […] è anche un investigatore cerebrale, raffinato e geniale nelle elaborazioni, tenace nel seguire le sue intuizioni. Inseguendo Sahar alla ricerca dell’assassino di Legrand, scopre per merito di lei che dietro le quinte si muove un personaggio che gli darà filo da torcere fino all’ultimo istante e di cui è noto solo il nome: Garcia. Un thriller internazionale con trame e azioni ricche di suggestioni e cariche di implacabile tensione.

Oyinkan Braitwaite “Mia sorella è una serial killer” presentazione in breve e recensione da CasaLettori di Maria Anna Patti

L’autrice è inglese-nigeriana al suo esordio, il romanzo, ora tradotto anche in Italia, è pubblicato da La nave di Teseo. L’ambientazione è a Lagos dove le due sorelle sono partner in crime: l’una colleziona fidanzati mentre l’altra la libera dall’ingombro di quelli “eliminati” e degli eventuali indizi. In questo strano sodalizio tutto sembra procedere senza intoppi fino a quando l’arrivo dell’amore non farà da guastafeste.

Leggi anche:

 la recensione di Maria Anna Patti

 

e anche:

 

dal catalogo La nave di Teseo editore

Quando una sera Korede riceve una telefonata della sorella sa già, purtroppo, cosa Ayoola si aspetta da lei: candeggina, guanti di gomma, nervi d’acciaio e stomaco forte. Questo è il terzo fidanzato che Ayoola uccide per autodifesa – dice lei – e la terza scena del crimine che le chiede di pulire. Korede dovrebbe andare dalla polizia ma vuole troppo bene alla sorellina, e la famiglia viene prima di tutto. Almeno finché Ayoola, la figlia prediletta e bellissima di cui tutti si innamorano, non inizia a frequentare il dottore con il quale Korede lavora e di cui è innamorata. Costretta a scegliere tra la complicità e l’amore, Korede dovrà ora decidere fino a che punto è disposta a spingersi per proteggere sua sorella. Affilato, ironico, sfrontato, questo romanzo d’esordio acclamato dalla critica lancia Oyinkan Braithwaite come una delle voci più promettenti della letteratura nigeriana.

Marco Malvaldi “Il borghese Pellegrino” presentazione

Marco Malvaldi, l’autore de “I delitti del Barlume”, ritorna in edicola per Sellerio con questo nuovo giallo che, come nel precedente “Odore di chiuso”, ha per protagonista il famoso gastronomo ottocentesco Pellegrino Artusi autore del celebrato libro “La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene”, un manuale di cucina del 1891 conosciutissimo tanto da diventare proverbiale e vero compendio della tradizione culinaria italiana. Oltre al protagonista tra i personaggi reali Paolo Mantegazza, fisiologo e antropologo che aiuterà Artusi nelle indagini. C’è infatti un omicidio tra gli ospiti convenuti nel castello di Campoventoso dove Artusi  sarà ospite dell’imprenditore  Secondo Gazzolo, proprietario di un’industria conserviera d’avanguardia, che vorrebbe far assaggiare i suoi prodotti e soprattutto aprire rapporti commerciali con il mercato ottomano, un omicidio “a camera chiusa”, un classico del giallo, come Poe insegna ne “I delitti de la Rue Morgue”. L’ironia non manca tra le pagine, come l’autore ha già abituato i suoi lettori, calate nella Belle époque, la felice epoca che  caratterizza il periodo dell’ambientazione

Dal Catalogo Sellerio

Ritorna Pellegrino Artusi, padre della gastronomia italiana, in un giallo dal meccanismo perfetto tra atmosfere gotiche e buona cucina.

A cinque anni di distanza dal suo primo, fortuito, caso criminale (raccontato nel precedente Odore di chiuso), Pellegrino Artusi è ospite di un antico castello che un agrario capitalista ha acquisito con tutta la servitù, trasformando il podere in una azienda agricola d’avanguardia. È stato invitato perché è un florido mercante, nonché famoso autore della Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il libro con cui codificava la cucina italiana e contribuiva anche, con i sapidi aneddoti uniti alle ricette, a diffondere nei tinelli delle case la lingua nazionale. Oltre al proprietario, Secondo Gazzolo, con la moglie, completano il gruppo altri illustri signori. Il professor Mantegazza, amico di Artusi, fisiologo di fama internazionale; il banchiere Viterbo, tanto ricco quanto ingenuo divoratore di vivande; il dottor D’Ancona, delegato del Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico della Turchia; Reza Kemal Aliyan, giovane turco, funzionario dello stesso consiglio; il ragionier Bonci, assicuratore con le mani in pasta; sua figlia Delia che cerca marito ma ancor più avventure. […] viene trovato morto un ospite; è chiuso a chiave in camera da letto ma il professor Mantegazza è sicuro: è stato soffocato da mani umane.[…]

Toshikazu Kawaguchi “Finché il caffè è caldo” recensione di Salvina Pizzuoli

Quattro incontri, quattro storie, un’unica ambientazione: un’antica caffetteria singolare e esclusiva, con pochi posti a sedere di cui uno particolare su cui ci si accomoda rispettando regole stringenti e restrittive, una sedia comunque ambita, e spesso occupata, da chi sente l’urgenza, o l’ha sentita, di lenire in qualche modo i palpiti del cuore, le ansie, i dolori, ricordando scelte sbagliate, possibilità e occasioni non valutate e sfuggite. Tra le regole una è fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si freddi, perché se ciò accadesse le conseguenze sarebbero terribili, si rischia di diventare “fantasmi”.

Quattro storie raccontate con mano felice e spirito esotico, con quel tocco di magico che non guasta in un romanzo che acquieta, apre alla speranza, come solo le buone favole sanno fare; come in tutte le favole l’eroe protagonista dovrà superare una serie di prove per scoprire se stesso e scegliere o saper attendere il proprio futuro o semplicemente superare le proprie difficoltà o valutare con giusto mezzo le occasioni perdute; tra le righe si può leggere anche una morale: la vita, come un caffè, va gustata a piccoli sorsi, cogliendone gli attimi senza i rimpianti che appartengono al passato e non si possono modificare mentre è il presente ancora tutto da giocare e mettere a buon frutto “serve solo cuore”.

Un’estate di avventura e viaggi… di carta, con Edida:

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con i classici

Jules Verne “La sfinge dei ghiacci”

R.L. Stevenson “Il diavolo nella bottiglia” con testo a fronte

R.L. Stevenson “lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde

con i thriller

Alessandro Ferrini Salvina Pizzuoli, “Odessa: l’ora della fuga”

Alessandro Ferrini Salvina Pizzuoli “ODESSA Caccia in Argentina”

Alessandro Ferrini e Salvina Pizzuoli ODESSA Operazione Damocle

con le immagini (e non solo)

Salvina Pizzuoli “La valle dell’Arno tra storia e geografia” 

Ferrini Pizzuoli “La val di Merse. Luoghi e paesaggi”

nel passato e nel futuro

Alessandro Cosi “L’oro di Tolosa”

Tommaso Ferrini, “Il Complesso di Arkhàn: L’altra me che decise di restare”

in giallo

Maria Castellett, “Delitti. Due casi per il commissario Bellantoni”

nel quotidiano inquieto

Salvina Pizzuoli “Il tempo smarrito. Memorie di un’ottuagenaria”

Salvina Pizzuoli “Nell’altro giardino” Cartaceo

Salvina Pizzuoli, “Corti e… fantastici”

Tommaso Ferrini “Dialoghi. Più o meno probabili”

in cucina

Salvina Pizzuoli – “Quattro donne e una cucina” 


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