Salvina Pizzuoli “Il Viaggiastorie. Racconti fantastici”due commenti, alcuni brani da leggere e l’Indice

 Guardare il mondo con gli occhi del Viaggiastorie. Viaggi fantastici per sorridere, pensare, riflettere in leggerezza. Illustrato da Elena Salucco.

La fantasmagorica copertina sintetizza nei personaggi e nei colori lo spirito del contenuto, non solo leggerezza ma anche metafora dei comportamenti umani, colto in modo personalissimo dall’illustratrice Elena Salucco autrice anche dei disegni all’interno del volume.

Su Amazon in ebook e in cartaceo.

Il commento di Daniela Alibrandi:

“Un viaggio toccante e di grande fantasia, una analisi che riesce a indagare atteggiamenti e significati profondi, attraversando perfino l’accezione delle parole e la grande parte che esse giocano nella definizione di concetti e comportamenti. Il lavoro di Salvina Pizzuoli conferma la sua bravura e induce alla riflessione, rendendo la lettura interessante, avvincente e divertente. Bellissime le illustrazioni. Assolutamente consigliato”

e di Luisa Gianassi

In questi racconti la penna di Salvina Pizzuoli tende a trasformare tutto in gioco. Un gioco di parole, definizioni caricaturali di stati d’animo, dove le emozioni diventano colorate. Le città hanno forma, colore, sapore e spessore, le senti oltre a vederle, sono in movimento., alcune sono virtuali, altre voluttuose. In alcune la puntualità è ossessiva, altre perseguono puntualmente la mancanza di tempo. Tutto si gioca sugli opposti che troverebbero vantaggio da un “contagio” che non si riesce a trovare. E poi c’è il viaggio della vita, che scorre vertiginosa come in un film. Un film che il giovane smemorato non ricorda perché ancora non lo ha visto. C’è sempre un fondo sensibile ed amaro: la difficoltà a comunicare, ad andare d’accordo con la natura, con la società, con se stessi.

Alcuni stralci:

Storie di colla


Sono un viaggiastorie, mi piace girare il mondo,
vedere, guardare e raccontare!

Nel distretto di Abbeh

La foglia

Ho visitato molti luoghi e pochi sono unici come il lontano paese di Sfogliato, ai confini del grande distretto di Abbeh.

“Sfogliato” aveva preso il nome dalla singolarità delle sue piante: gli alberi crescevano sani e i loro tronchi vigorosi e smisurati con i rami tesi verso il cielo e ondeggianti nel vento, ma completamente privi di fogliame.

Gli abitanti ignoravano i sussurri tra le foglie, nessuno aveva mai pensato di nascondersi tra le fronde o godere la frescura all’ombra della loro chioma o aveva potuto ammirare e beneficiare della fioritura; e i frutti direte voi? Non c’erano frutti da cogliere dai rami, ma ciascun raccoglitore sapeva che occorreva scavare con attenzione intorno alla base del tronco per trovarli maturi e succosi.

Si raccontava, perché nessuno al di fuori dei raccoglitori poteva assistere alla raccolta, che erano avvolti in sottile bambagia, una lanugine sviluppata dalle radici che li circondava proteggendoli e li lasciava puliti puliti.

La precisione e la scelta dei tempi era fondamentale perché il frutto non poteva essere guardato o tastato per considerarne lo stato di maturazione, ma solo raccolto in base ad un oculato calendario e ad un’esperienza pregressa.

Il mestiere più prestigioso e retribuito di Sfogliato era sempre stato quello del raccoglitore. Chini sul terreno, quasi inginocchiati come se pregassero, i raccoglitori, una vera casta, “sentivano” la terra imponendo le mani sul terreno o odorando le piccole zolle sminuzzandole tra le dita, ma soprattutto si tramandavano i segreti tra i pochi affiliati alla loro potentissima Gilda.

Per secoli gli scienziati dei diversi paesi del distretto si erano precipitati ad osservare da vicino il fenomeno ed alcuni si erano tanto incaponiti da studiarlo per tutta la loro vita senza però ricavare una benché minima ipotesi, nemmeno inattendibile.

Il fenomeno sfidava tutte le leggi di natura. Nemmeno gli studiosi del mondo dell’occulto erano riusciti a trovare una interpretazione nella lettura delle antiche mappe e nei libri dei vaticini; in molti si erano recati a Sfogliato ed alcuni vi erano poi rimasti, magari impigliati in semplici casi della vita. Agli abitanti non piaceva che il mistero non fosse stato risolto, un paese senza alberi frondosi che paese è? Avevano provato di tutto, innesti, potature, fertilizzanti, trapianti, ma nulla.

Quando capitai a Sfogliato nel mio girovagare per il mondo, capitai proprio in un particolare momento: il fenomeno 1, mai risolto, sembrava infittirsi ad opera del numero 2.

La figlia e la foglia

A me capitò di essere testimone del numero 2 che avrebbe attanagliato l’attenzione dei colti e degli incolti: su di un alberello, il meno forte e solido di Sfogliato, un giorno era apparsa una gemma, un embrione di foglia, insomma, aveva gemmato. Quando vi giunsi una fila interminabile di persone venute da ogni dove, ma anche semplici paesani che volevano guardare e riguardare il fenomeno, era lì: tutti in fila e una e due e venti volte, senza stancarsi mai.

Fu così che decisi di fermarmi un po’, per capire o forse solo per guardare anch’io.

I più gridavano al miracolo. Ma si sa, lo scetticismo dei nostri tempi non vuole più dare credito ai fatti sensazionali, per cui molti scartavano l’ipotesi accontentandosi solo di guardare.

L’evento insolito per Sfogliato aveva fatto il giro dei distretti e ciascuno dei membri di rilievo si era sentito in dovere di manifestare la propria opinione; ma girala e rigirala, nessuno aveva compreso il fenomeno numero 2, nemmeno in chiave filosofica, ma la gemma restava.

Il mistero continuava a infittirsi anche perché non cresceva. Le gemme si sa, o crescono o si seccano, quella di Sfogliato così era nata e così era restata.

Sfiorella era la figlia maggiore del vecchio mugnaio. Anche lei come tutti era rimasta affascinata dalla gemma che poteva ammirare tutto il giorno perché era comparsa su quel ramo stenterello a pochi passi dalle finestre di casa sua. Si affacciava e la vedeva. In molti le avevano chiesto di poter usare quella finestra, alcuni addirittura le avevano offerto ingenti somme, ma lei era stata irremovibile. Per la prima volta nella sua vita si era sentita invidiata da grandi e piccini e da chi aveva una posizione importante e di potere. Beh, voleva proprio godersela, mi disse poi un giorno in tutta confidenza. A un viaggiatore si può confidare di tutto, aggiunse poi; non è di lì, conosce poche persone e non ha dimestichezza con usi e costumi del paese e soprattutto non resta; il viaggiatore prima o poi torna al proprio paese o va a visitarne un altro, difficilmente potrà con la sua sola presenza ricordare, a chi gliele ha raccontate, le proprie debolezze.

Bisognava invece guardarsi dai paesani che avevano tutti una memoria di ferro!

Guarda oggi e riguarda domani Sfiorella si convinceva sempre di più che potesse trattarsi di una storia di colla; ma chi era stato a incollare?

Chi è stato a incollare?

Mi raccontò questa volta in gran segreto, perché i segreti sono così, se non si svelano che segreti sono? che il suo vecchio si era stancato di riparare le pale di legno del vecchio mulino azionate dalla forza dell’invaso dell’acqua o di rifarle nuove cesellando e modellando con gran fatica un tronco fresco di quercia; aveva così inventato una colla portentosa che riusciva a incollare saldamente i vari pezzi delle pale senza doverli sostituire. Sfiorella era stata colta dal dubbio, insinuatole da un certo numero di Sfogliesi, che il suo vecchio avesse potuto giocare tutti con la sua colla, una colla di sua invenzione che lei conosceva benissimo per averla sperimentata direttamente; una colla ottenuta con farina e corteccia di albero impastate e mescolate insieme con acqua e vari tipi di sugne, anche se il segreto degli ingredienti era custodito dall’ingegnoso mugnaio.

Le maldicenze sono come le foglie su un albero a primavera e anche Sfogliato non ne era indenne, anzi erano le uniche foglie che possedeva in abbondanza.

Che fosse stato lui? Il dubbio era forte.

Certo che se fosse stato lui, quel burlone del suo vecchio, aveva giocato a tutti un tiro mancino; bravo era stato, davvero bravissimo, tanto da gabbare fior fior di pensatori e studiosi.

Se era stata la colla di suo padre a tenere attaccata la gemma alla corteccia, il mistero 2 non esisteva e Sfogliato poteva tornare a dormire sonni tranquilli e restare con l’unico mistero insoluto che lo rendeva unico.

In realtà a volere essere pignoli, ci si sarebbe potuti chiedere perché la gemma non marciva ma restava fresca e vigorosa su quel ramo secco e striminzito? E poi, c’era un e poi…

Non l’ho visto con i miei occhi, l’ho sentito con le mie orecchie, me lo raccontò Sfiorella con minuzia di particolari: il vecchio mugnaio non ammise mai e non smentì, nemmeno messo alle strette dalla sua parlantina e dalla logica stringente, non era mai caduto in contraddizione, anzi aveva argomentato con sicurezza, mi raccontava Sfiorella, tanto che pensai ad una difesa preparata.

A Sfogliato in molti avevano reclamato che cambiasse nome in virtù dei nuovi avvenimenti; la casta aveva storto il naso e si era ritirata a meditare; ma le diatribe scemarono insieme all’interesse, come accade a tutte le vicende umane: il fenomeno non procedeva, una gemma c’era e una restava, tale e quale. A poco a poco niente più code, niente più proposte a Sfiorella che, perso il suo ruolo di preminenza, era tornata alle sue faccende e non stava più tutto il giorno affacciata a quella finestra tanto invidiata. Ma si vociferava che il vecchio mugnaio avesse sempre un angolino della bocca sollevato come in un sorriso beffardo.

Per la raccolta dei frutti non era ancora stagione, i fatti prodigiosi avevano un successo calante, non mi restava che ripartire.

Andai via con un mistero, un dubbio e un po’ di colla regalatami da Sfiorella, perché chi viaggia, mi disse con sussiego, può sempre averne bisogno.

Pensai fosse il prezzo del mio silenzio oppure la prova provata.

Mi lasciai i dubbi alle spalle, li avrei trovati magari risolti al mio ritorno, se fossi tornato.

Nei distretti che successivamente visitai mi capitò di scoprire, con sommo stupore, che la colla più venduta era la “Colla Sfogliato, incolla anche le gemme”.

Tanto possono segreti e maldicenza!

Nel distretto di Scol-am

Uno scollo provocatore: la testa scollata

Dico sempre a me stesso che nelle faccende umane non è il caso di usare il superlativo assoluto, ma solo il relativo, anche quando alcune vicende sanno stupirti.

Quanto ho visto e vissuto nel paese di Scol-am non ha niente di umano; si ciancia tanto su mondi paralleli e alieni, ma li abbiamo in casa e non ce ne accorgiamo, anzi vogliamo convincerci che siano di questo mondo.

A Scol-am dopo le cinque della sera e durante la stagione estiva, camminando per le strade incontri pochi o molti esseri viventi, posso definirli anche umani, perché umani sono in tutto e per tutto, con un particolare che li differenzia da tutti gli altri: hanno la testa scollata dal collo.

No, non fluttua come un palloncino sopra i loro colli, ma è proprio scollata dal resto e ciascuno la porta, si fa per dire, sotto il braccio, a destra o a sinistra. Il braccio circonda completamente la testa dell’individuo che la sorregge con la propria mano. L’effetto è in un primo momento sconcertante, poi ci si fa l’abitudine e non ci se ne accorge più.

Le bocche ti salutano e ti parlano in quella posizione, proprio come se fossero al loro posto. Lo sconcerto aumenta nuovamente quando al mattino ciascuno indossa la propria testa e va a svolgere le proprie mansioni quotidiane. Alle cinque pomeridiane, quasi un gong suonasse, le popolazioni di Scol-am, senza versare una sola goccia del proprio sangue, passano la propria testa sotto il proprio braccio.

L’ho fatta tanto lunga perché ogni volta che ricordo quel che ho visto lo devo richiamare dalla memoria senza fretta altrimenti stento ancora a credere di aver visto e vissuto a Scol-am ciò che ho visto e vissuto.

Se chiedete agli abitanti come sia possibile il fenomeno, rispondono che a loro viene spontaneo e non ricordano proprio quando lo hanno imparato. Quando volli indagare più approfonditamente sulle motivazioni dello “scol-lamento”, furono evasivi e si mostrarono poco propensi a risposte esaurienti. Mi dissero che era necessario, che non si poteva restare sempre incol-lati, che d’estate faceva troppo caldo; insomma, mi imbandirono un sacco di scuse più che spiegazioni.

L’indice:

I racconti del Viaggiastorie

Nel distretto di Abbeh
Storie di colla
La foglia
La figlia e la foglia
Chi è stato a incollare?
Storie scollate
Nel distretto di Scol-am
Lo scollo provocatore e il mistero della testa scollata
Lo scollo discreto e senza scollo, collo lungo e collo corto
Parole incollate e parole scollate:
Mani di colla e colli di colla
La colla seccata
Chi è seccato non s’incolla
Nel distretto di Monad:
Tante uniche case, tante uniche botteghe
La bottega dove nascono i Monadesi
Io parlo loro no, ma qualcuno mi segue
Parole incollate: Guardare
Parole scollate: Emozioni
Io e le emozioni
Io e l’innamoramento
Storie di città
Culdesac
Pozland
Set
Colori
Vaiuz
Piram
Asex e Bisex
Acronos e Bicronos
Storie di un viaggiatore senza tempo
La montagna incantata
In viaggio
Il mio film
La seconda porta
Lettori e personaggi
Fuori

Omaggio a

Leonardo Sciascia

“[…] non ballò mai, non diede mai un calcio a un pallone, non guidò un’auto, non mise piede su una barca da diporto, non fece un bagno di mare. Ma sapeva leggere, quest’uomo, i segni del tempo ( o forse era condannato a farlo): ecco il suo precoce prestigio, la sua fama di “profeta”[…] è stato soprattutto uno scrittore. Capace con la sua sapienza narrativa, di restituire il primato alla letteratura: come unica forma di verità possibile. Con i suoi romanzi e racconti, con le sue “riscritture”, Sciascia ha detto più cose dell’Italia e degli i italiani che non biblioteche di saggi messi insieme. (da Matteo Collura “Il maestro di Regalpetra. Vita e opere di Leonardo Sciascia”)

Leonardo Sciascia (1921 – 1989), siciliano, era nato l’8 gennaio 1921 a Racalmuto, un grosso borgo tra Agrigento e Caltanissetta con un’economia basata sull’estrazione dello zolfo e del sale. Dopo aver conseguito il diploma magistrale lavora prima come impiegato e successivamente come maestro elementare. Da questa esperienza nasceranno Le parrocchie di Regalpetra (Bari 1956) che, come egli stesso ebbe a segnalare, segnarono l’inizio della sua attività di scrittore. Il suo esordio letterario avvenne nel 1961 con il romanzo Il giorno della civetta una storia di mafia che denunciava, in base alla sua convinzione sul compito dello scrittore, un male proprio della realtà siciliana. Ed è fino alla fine degli anni ‘60 che questo diviene tema privilegiato di Sciascia, un tema poco affrontato allora in letteratura e anche poco conosciuto e indagato. Seguirono A ciascuno il suo del 1966, Il contesto, del 1971, Todo modo nel 1974 e Una storia semplice del 1989. Nel 1967 lasciò l’insegnamento e si trasferì a Palermo collaborando con Il Corriere della Sera. È con Il contesto (1971) che la denuncia dei mali della società si allarga a livello nazionale dove, toccando i temi del potere e della giustizia, denunciava connivenze tra associazioni criminali e istituzioni e ogni forma di autoritarismo, denuncia che trova il suo apice con il romanzo Todo modo (Torino 1974): attraverso la struttura del giallo, traccia un’immagine impietosa del sistema politico italiano e del potere democristiano. Accanto alla scrittura narrativa anche quella di saggista, attività e interesse iniziato già prima del suo esordio in campo narrativo con collaborazioni a quotidiani e riviste letterarie di ogni parte d’Italia, dopo una prima fase (1944-51) limitata ai soli periodici siciliani, sui quali continuò a scrivere, come su L’ora quotidiano di Palermo, con assiduità.

Copertine di vecchie edizioni Einaudi

e anche :

su mangialibri le recensioni ai romanzi

su consigli.it la presentazione di alcuni romanzi

Matteo Collura “Il maestro di Regalpetra. Vita e opere di Leonardo Sciascia”

e per Sciascia saggista:

Opere a cura di Paolo Squillacioti, Adelphi

2021 anno nuovo, nuovi libri

I volumi nell’edizione francese e spagnola

I nuovi libri saranno anche tanti ritorni al classico, riscoperte, ricorrenze, grandi autori e, se stranieri, nuove traduzioni che, si sa, sono fondamentali e possono dare una veste nuova, sicuramente più attuale, alla pagina originale.

Tra le ricorrenze, oltre all’anno di Dante nel settecentesimo dalla morte, quella del bicentenario di Charles Baudelaire, celebrato da Giunti nelle pagine di Giuseppe Montesano, Baudelaire è vivo con testo a fronte de “I fiori del male” e il commento. Ma anche una rinascita o meglio una rivisitazione di Boccaccio e del suo Decameron: NN Editore porta in Italia Decameron Project, lanciato dal New York Times, 29 racconti dalla pandemia, con grandi firme di autori contemporanei; e HarperCollins in Decameron 2020 dieci scrittori italiani, sette donne e tre uomini, come nel testo originario, lo reinterpretano; e tra i classici, per Einaudi Stile Libero saggistica, Eva Cantarella con Sparta e Atene. Autoritarismo e democrazia.

Per la narrativa straniera la raccolta degli undici racconti dell’autore recentemente scomparso Carlos Ruiz Zafón, che Mondadori propone in La città di vapore. E l’atteso ritorno di Stefania Auci con il secondo volume dedicato alla saga dei Florio.

Ma non solo ritorni, reinterpretazioni e classici.

In attesa di traduzione: Muriel Barbery con Une rose seule e La nave di Teseo a febbraio presenterà in Italia L’anomalia, il romanzo con cui Hervé Le Tellier ha vinto quest’anno il Goncourt. Sellerio presenta a gennaio Alicia Gimenez Bartlett con Autobiografia di Petra Delicado

Tra gli scrittori italiani Laura Calosso con Ma la sabbia non ritorna, racconta di una mafia delle sabbie e del rapporto tra la giornalista protagonista e gli affetti .

il secondo romanzo di Toshikazu Kawaguchi, Basta un caffè per essere felici, dopo il successo di Finché il caffè è caldo

E il panorama si amplia includendo la saggistica: Barbara Mazzolai con Il futuro raccontato dalle piante e Coltivare il giardino della mente di Sue Stuart Smith. La macchina del gene del premio Nobel per la chimica Venkatraman Ramakrishnan; e per superare i facili negazionismi Naomi Oreskes con Perché fidarsi della scienza?

Una breve e incompleta carrellata, solo un assaggio sui prossimi libri in libreria e per saperne di più:

Il Libraio

Ayesha Harruna Attah “I cento pozzi di Salaga” recensione di Salvina Pizzuoli

Calato nella realtà territoriale e tribale, è una dettagliata pagina di storia della Costa d’Oro, il nome del Ghana prima dell’indipendenza, che conduce il lettore tra i paesaggi della savana e della foresta, a conoscere bevande e prodotti locali, usanze e tradizioni, nonché la lingua, riportata spesso nei termini originari, un complesso di dialetti sconosciuti a brevi distanze tra tribù e luoghi. Una pagina di storia che racconta un preciso momento della situazione nel Ghana pre-coloniale di fine Ottocento nei villaggi presso le città di Salaga-Kpembe, di Kete-Krachi, tra le genti islamiche dei Gonja e Dagomba: un fiume, il Volta, che segna e separa anche in nome di quell’emancipazione che dalle zone costiere non riesce a penetrare nei territori più interni dove ancora vige il commercio degli schiavi; gli scontri tra capi locali e la presenza degli europei, tedeschi, inglesi e francesi, che hanno sostituito portoghesi e olandesi usando proprio le rivalità esistenti tra i vari gruppi etnici o nei conflitti per il potere tra gli stessi. Richiamandosi all’esperienza della trisavola, l’autrice ricostruisce lo scenario storico attraverso gli avvenimenti focali della vita di due giovani donne, di estrazione sociale molto diversa, che, ciascuna con la propria esperienza e nell’ambito della propria vita associata, cercano in modo combattivo e senza rese di conquistarsi uno spazio più ampio. Il lettore così seguirà le vicende alternando la lettura di quanto riguarderà ora l’una ora l’altra.

Aminah è figlia di un artigiano di Botu, un piccolo villaggio sulle rotte delle grandi carovane che lì si fermano garantendo un certo commercio di cibi preparati a lei e alle sorelle, anche se preferirebbe di gran lunga confezionare scarpe, come fa il padre sebbene sia un mestiere non previsto per le donne dalla società patriarcale in cui vive. La sua vita scorre serena fino alla scomparsa del padre, che non farà ritorno dal suo viaggio verso i mercati cittadini, e successivamente al suo rapimento da parte di una banda di predoni, che bruciano e distruggono il villaggio seminando morte e distruzione, per procurare schiavi da vendere sul mercato di Salaga.

L’altra giovane donna è Wurche, di etnia Gonya, figlia del re di Kpembe Etuto, incline a quanto è considerato sconveniente per una fanciulla: l’uso delle armi e l’interesse verso la politica che vorrebbe indirizzare verso l’unione e la pacificazione consigliando il padre nelle sue decisioni. Ciascuna delle due sarà costretta dagli eventi a subire decisioni contrarie a quanto avevano aspirato: Wurche sarà costretta infatti a sposare un uomo che non ama solo per ottenere per il padre l’appoggio dei Dagomba.

Brevi note biografiche

Ayesha Harruna Attah è nata ad Accra (Ghana) nel 1983, in una famiglia di giornalisti . Ha studiato alla Columbia University e alla New York University, per poi tornare in Africa e cominciare a scrivere.

E anche:

la recensione su mangialibri

e l’intervista a Ayesha Harruna Attah

Naomi Mitchison “Il viaggio di Halla” presentazione

Per la prima volta in Italia un fantasy di metà Novecento della scrittrice scozzese Naomi Mitchison, autrice di molti scritti, che pubblicò nel 1952 Il viaggio di Halla, oggi edito da Fazi nella traduzione di Donatella Rizzati.

Il racconto fantastico percorre le varie fasi della vita della giovane principessa abbandonata nei boschi e sopravvissuta grazie all’intervento della governante che si trasforma in orso per accudirla. Prima tra gli orsi e dopo con un drago fino alla scelta di viaggiare con passo leggero, come recita il titolo originale Travel Light. Cominciano così le straordinarie avventure della fanciulla che sa parlare tutte le lingue esistenti, anche quelle degli animali. Una lettura per ragazzi, e non solo, dai 14 anni in su.

Dal Catalogo Fazi Editore

[…]storia di Halla, figlia di un re che decide di abbandonarla nei boschi. Qui viene accudita dagli orsi e poi cresciuta dai draghi sulle montagne rocciose; ma il tempo dei draghi, minacciati dagli odiosi e crudeli esseri umani, sta per finire. Odino, Padre di tutte le cose, offre ad Halla una scelta: vivere alla maniera dei draghi, accumulando tesori da difendere, o viaggiare leggera e attraversare il mondo con passo lieve? Iniziano così le fantastiche avventure della ragazza, che girovagherà alla scoperta di nuove terre e antiche leggende, in mezzo a creature incredibili, luoghi misteriosi e magie dimenticate. La sua conoscenza di tutti i linguaggi, sia quelli umani che quelli animali, la aiuterà ad andare oltre le apparenze, ma anche a mettere in discussione ciò in cui ha sempre creduto, mentre affronta, una dopo l’altra, le nuove sfide sul suo cammino. […]

Naomi Mitchison (1897 – 1999) nacque in Scozia e viaggiò molto. Autrice prolifica, scrisse più di settanta libri, spaziando dal fantasy alla fantascienza, dalla poesia alla non-fiction. Molto attiva in ambito politico e sociale, aderì alle cause del socialismo e del femminismo. Fu intima amica dello scrittore J.R.R. Tolkien, e tra i primi a leggere le sue opere. Tra i suoi scritti Memorie di un’astronauta donna, The Conquered, e il più famoso The Corn King and the Spring Queen

Patrizio Pelizzi “L’essenza di un sognatore”, 96, Rue de- La- Fontaine Edizioni

Un viaggio dentro se stesso e dal quale emergono ombre, luci e un ventaglio di emozioni: inizia con una valigia vuota e termina con un bagaglio ricco di valori e verità. L’essenza di un sognatore è la prima silloge di Patrizio Pelizzi

Dal Prologo:

Brevi note biografiche:

Patrizio Pelizzi, nato e cresciuto a Roma, ha alle spalle una carriera ventennale tra teatro, cinema e televisione. Attore, doppiatore e sceneggiatore, ha lavorato in numerosi film e fiction televisive. Nel 2019 è stato insignito del Premio Vincenzo Crocitti come miglior attore e sceneggiatore. Nel 2020 gli è stato conferito il Premio Letterario Milano International IV edizione come secondo classificato con la poesia “Volare”

Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di dicembre 2020

e un brindisi al 2021

Buon anno per tutto l’anno!

Brian Phillips “Le civette impossibili”

Anna Sólyom “Il caffè dei gatti” e alcuni bozzetti di Salvina Pizzuoli

E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Peter Cameron “Cose che succedono la notte”

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè

Donatella di Pietrantonio “Borgo Sud”

Su Consigli.it: i migliori 10 romanzi con il commissario Maigret

Dacia Maraini “Trio” recensione

Howard Owen “Oregon Hill”

Daniela Alibrandi “Viaggio a Vienna”

Antonio Tabucchi “Che ore sono da voi?

Simonetta Agnello Hornby “Piano nobile”

Voglia di leggere? Edida augura a tutti buon anno con un ebook gratis su Amazon

il 31 dicembre 2020 e il 1 gennaio 2021

a questo link

Il terzo di una trilogia di successo: (che si può leggere anche separatamente)

La sinossi:

Dopo la sconfitta del Terzo Reich i nazisti trovarono rifugio non solo in America latina ma anche nei paesi arabi, in particolare nella Siria di Assad e nell’Egitto di Nasser: è qui, nell’antica terra dei faraoni, che ancora una volta Leonard Walder sarà chiamato all’azione dall’amico Mike e dal Mossad, per scongiurare un grave pericolo per Israele. Terzo di una trilogia (ODESSA. L’ora della fuga / ODESSA Caccia in Argentina) anche in Odessa Operazione Damocle l’ambientazione e il contesto storico, precisi e rigorosi, saranno come sempre protagonisti sullo sfondo dell’intricata situazione che Walder si troverà a gestire: abbandonata la passione che da sempre lo anima per l’arte e per la bellezza, si voterà alla causa con la segreta speranza di sopravvivere e tornare a coltivare le proprie inclinazioni. Riuscirà Walder nell’intento o lo rivedremo presto in azione?

E buona lettura a tutti!

Su tuttatoscanalibri:

la presentazione, la recensione di Daniela Alibrandi e gli altri volumi della trilogia

The Passenger “Roma” presentazione

A gennaio il volume di “The passenger” di Iperborea sarà dedicato a Roma.

La città eterna festeggia nel 2021 il centocinquantenario del suo essere diventata capitale dell’allora Regno d’Italia. Era il lontano 1871 quando, dopo la Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870) la città fu conquistata dai bersaglieri, avvenne il passaggio da Firenze, consacrata capitale nel 1865, a Roma. La parola per raccontare la Roma odierna, con i suoi contrasti contraddizioni e degrado, è affidata alla penna di grandi scrittori romani di nascita e non, ma anche a studiosi che ne pennellano le diverse facce nella storia contemporanea: come ad esempio l’urbanizzazione selvaggia, la rivolta della periferie, il “calciotto” e molto altro.

La presentazione su Iperborea Editore

E su tuttatoscanalibri:

The Passenger “Svezia”

Per saperne di più

La Collana The Passenger

“Racconti spirituali” a cura di Armando Bonaiuto. Presentazione

Diciotto racconti di autori contemporanei e non, da Buzzati a Maupassant a Herman Hesse, ma anche Guareschi e Grossman, Borges, Natalia Ginzburg, fino a Olga Tokarczuk

Racconti, perché è nel racconto, nella narrazione breve, che si enucleano in poco spazio le tematiche trattate, che si colgono meglio, proprio perché è un concentrato, un narrato con proprie e specifiche caratteristiche, genere in cui molti grandi scrittori si sono cimentati, come evidenza la stessa raccolta, lasciando una traccia precisa nella storia letteraria. In questa, nello specifico, per il curatore non si è trattato di inserire solo racconti, ma racconti “spirituali”, in un’accezione del termine particolare, scelti cioè con l’intento di dare al lettore la possibilità di orientare la propria ricerca interiore, così come la loro lettura ha determinato in lui, tanto da concludere ciascuna sezione con un commento dove esplicita brevemente la tensione spirituale che a suo avviso emerge nelle pagine dei racconti prescelti.

[…]Cosí Maupassant ci mostra un prete dal cuore di pietra ammorbidito da una notte di luna, Hermann Hesse il sacrificio di un uomo mite che forse ha parlato con Dio, Giovannino Guareschi un professore trafitto dalla saggezza nascosta del suo peggiore studente. E mentre Olga Tokarczuk racconta come si possa continuare a prendersi cura anche di chi non c’è più, Vasilij Grossman ci narra l’epopea di un mulo capace d’amore in un mondo in guerra, fino a Natalia Ginzburg che intravede il divino «sotto una coperta sudicia, piena di cimici». Attraverso le loro parole, allora, riconosciamo come familiare quello che in noi non era ancora venuto alla luce, e percorriamo in punta di piedi il ponte tra ciò che si annida nel nostro cuore e ciò che, misteriosamente, lo trascende.( da Giulio Einaudi Editore)

Lo spirituale di Bonaiuto, scrive Massimo Recalcati in un recente articolo, scaturisce “dalla nostra immersione nel mondo finito” […]È proprio dalla cecità del mondo finito, come insegna il prezioso racconto di Raymond Carver titolato Cattedrale riportato nell’antologia, che può sorgere la stupefazione e la visione dell’infinito. È solo dall’amore carnale, erotico, passionale che unisce due giovani innamorati e non nei libri scolastici di teologia e nella morale del sacrificio, che l’assoluto annuncia la sua presenza nel mondo come accade nello splendido racconto di Maupassant titolato Chiaro di Luna. Racconto che potrebbe essere sfilato dagli altri come la chiave di accesso a tutta la raccolta. Il suo protagonista, […] scopre che la bellezza della notte – «poesia profusa dal cielo sulla terra» – è destinata all’amore umano e che senza amore l’intera creazione non ha senso alcuno. La visione gnostica dello spirituale religioso viene drasticamente ribaltata[…] (da Massimo Recalcati “Dio si annuncia dal basso dei cieli anche nell’abbraccio tra due corpi innamorati” articolo su tuttolibri La Stampa 19 dicembre 2020)