Salvina Pizzuoli “Il Viaggiastorie. Racconti fantastici”due commenti, alcuni brani da leggere e l’Indice

 Guardare il mondo con gli occhi del Viaggiastorie. Viaggi fantastici per sorridere, pensare, riflettere in leggerezza. Illustrato da Elena Salucco.

La fantasmagorica copertina sintetizza nei personaggi e nei colori lo spirito del contenuto, non solo leggerezza ma anche metafora dei comportamenti umani, colto in modo personalissimo dall’illustratrice Elena Salucco autrice anche dei disegni all’interno del volume.

Su Amazon in ebook e in cartaceo.

Il commento di Daniela Alibrandi:

“Un viaggio toccante e di grande fantasia, una analisi che riesce a indagare atteggiamenti e significati profondi, attraversando perfino l’accezione delle parole e la grande parte che esse giocano nella definizione di concetti e comportamenti. Il lavoro di Salvina Pizzuoli conferma la sua bravura e induce alla riflessione, rendendo la lettura interessante, avvincente e divertente. Bellissime le illustrazioni. Assolutamente consigliato”

e di Luisa Gianassi

In questi racconti la penna di Salvina Pizzuoli tende a trasformare tutto in gioco. Un gioco di parole, definizioni caricaturali di stati d’animo, dove le emozioni diventano colorate. Le città hanno forma, colore, sapore e spessore, le senti oltre a vederle, sono in movimento., alcune sono virtuali, altre voluttuose. In alcune la puntualità è ossessiva, altre perseguono puntualmente la mancanza di tempo. Tutto si gioca sugli opposti che troverebbero vantaggio da un “contagio” che non si riesce a trovare. E poi c’è il viaggio della vita, che scorre vertiginosa come in un film. Un film che il giovane smemorato non ricorda perché ancora non lo ha visto. C’è sempre un fondo sensibile ed amaro: la difficoltà a comunicare, ad andare d’accordo con la natura, con la società, con se stessi.

Alcuni brani da leggere:

Storie di colla


Sono un viaggiastorie, mi piace girare il mondo,
vedere, guardare e raccontare!

Nel distretto di Abbeh

La foglia

Ho visitato molti luoghi e pochi sono unici come il lontano paese di Sfogliato, ai confini del grande distretto di Abbeh.

“Sfogliato” aveva preso il nome dalla singolarità delle sue piante: gli alberi crescevano sani e i loro tronchi vigorosi e smisurati con i rami tesi verso il cielo e ondeggianti nel vento, ma completamente privi di fogliame.

Gli abitanti ignoravano i sussurri tra le foglie, nessuno aveva mai pensato di nascondersi tra le fronde o godere la frescura all’ombra della loro chioma o aveva potuto ammirare e beneficiare della fioritura; e i frutti direte voi? Non c’erano frutti da cogliere dai rami, ma ciascun raccoglitore sapeva che occorreva scavare con attenzione intorno alla base del tronco per trovarli maturi e succosi.

Si raccontava, perché nessuno al di fuori dei raccoglitori poteva assistere alla raccolta, che erano avvolti in sottile bambagia, una lanugine sviluppata dalle radici che li circondava proteggendoli e li lasciava puliti puliti.

La precisione e la scelta dei tempi era fondamentale perché il frutto non poteva essere guardato o tastato per considerarne lo stato di maturazione, ma solo raccolto in base ad un oculato calendario e ad un’esperienza pregressa.

Il mestiere più prestigioso e retribuito di Sfogliato era sempre stato quello del raccoglitore. Chini sul terreno, quasi inginocchiati come se pregassero, i raccoglitori, una vera casta, “sentivano” la terra imponendo le mani sul terreno o odorando le piccole zolle sminuzzandole tra le dita, ma soprattutto si tramandavano i segreti tra i pochi affiliati alla loro potentissima Gilda.

Per secoli gli scienziati dei diversi paesi del distretto si erano precipitati ad osservare da vicino il fenomeno ed alcuni si erano tanto incaponiti da studiarlo per tutta la loro vita senza però ricavare una benché minima ipotesi, nemmeno inattendibile.

Il fenomeno sfidava tutte le leggi di natura. Nemmeno gli studiosi del mondo dell’occulto erano riusciti a trovare una interpretazione nella lettura delle antiche mappe e nei libri dei vaticini; in molti si erano recati a Sfogliato ed alcuni vi erano poi rimasti, magari impigliati in semplici casi della vita. Agli abitanti non piaceva che il mistero non fosse stato risolto, un paese senza alberi frondosi che paese è? Avevano provato di tutto, innesti, potature, fertilizzanti, trapianti, ma nulla.

Quando capitai a Sfogliato nel mio girovagare per il mondo, capitai proprio in un particolare momento: il fenomeno 1, mai risolto, sembrava infittirsi ad opera del numero 2.

La figlia e la foglia

A me capitò di essere testimone del numero 2 che avrebbe attanagliato l’attenzione dei colti e degli incolti: su di un alberello, il meno forte e solido di Sfogliato, un giorno era apparsa una gemma, un embrione di foglia, insomma, aveva gemmato. Quando vi giunsi una fila interminabile di persone venute da ogni dove, ma anche semplici paesani che volevano guardare e riguardare il fenomeno, era lì: tutti in fila e una e due e venti volte, senza stancarsi mai.

Fu così che decisi di fermarmi un po’, per capire o forse solo per guardare anch’io.

I più gridavano al miracolo. Ma si sa, lo scetticismo dei nostri tempi non vuole più dare credito ai fatti sensazionali, per cui molti scartavano l’ipotesi accontentandosi solo di guardare.

L’evento insolito per Sfogliato aveva fatto il giro dei distretti e ciascuno dei membri di rilievo si era sentito in dovere di manifestare la propria opinione; ma girala e rigirala, nessuno aveva compreso il fenomeno numero 2, nemmeno in chiave filosofica, ma la gemma restava.

Il mistero continuava a infittirsi anche perché non cresceva. Le gemme si sa, o crescono o si seccano, quella di Sfogliato così era nata e così era restata.

Sfiorella era la figlia maggiore del vecchio mugnaio. Anche lei come tutti era rimasta affascinata dalla gemma che poteva ammirare tutto il giorno perché era comparsa su quel ramo stenterello a pochi passi dalle finestre di casa sua. Si affacciava e la vedeva. In molti le avevano chiesto di poter usare quella finestra, alcuni addirittura le avevano offerto ingenti somme, ma lei era stata irremovibile. Per la prima volta nella sua vita si era sentita invidiata da grandi e piccini e da chi aveva una posizione importante e di potere. Beh, voleva proprio godersela, mi disse poi un giorno in tutta confidenza. A un viaggiatore si può confidare di tutto, aggiunse poi; non è di lì, conosce poche persone e non ha dimestichezza con usi e costumi del paese e soprattutto non resta; il viaggiatore prima o poi torna al proprio paese o va a visitarne un altro, difficilmente potrà con la sua sola presenza ricordare, a chi gliele ha raccontate, le proprie debolezze.

Bisognava invece guardarsi dai paesani che avevano tutti una memoria di ferro!

Guarda oggi e riguarda domani Sfiorella si convinceva sempre di più che potesse trattarsi di una storia di colla; ma chi era stato a incollare?

Chi è stato a incollare?

Mi raccontò questa volta in gran segreto, perché i segreti sono così, se non si svelano che segreti sono? che il suo vecchio si era stancato di riparare le pale di legno del vecchio mulino azionate dalla forza dell’invaso dell’acqua o di rifarle nuove cesellando e modellando con gran fatica un tronco fresco di quercia; aveva così inventato una colla portentosa che riusciva a incollare saldamente i vari pezzi delle pale senza doverli sostituire. Sfiorella era stata colta dal dubbio, insinuatole da un certo numero di Sfogliesi, che il suo vecchio avesse potuto giocare tutti con la sua colla, una colla di sua invenzione che lei conosceva benissimo per averla sperimentata direttamente; una colla ottenuta con farina e corteccia di albero impastate e mescolate insieme con acqua e vari tipi di sugne, anche se il segreto degli ingredienti era custodito dall’ingegnoso mugnaio.

Le maldicenze sono come le foglie su un albero a primavera e anche Sfogliato non ne era indenne, anzi erano le uniche foglie che possedeva in abbondanza.

Che fosse stato lui? Il dubbio era forte.

Certo che se fosse stato lui, quel burlone del suo vecchio, aveva giocato a tutti un tiro mancino; bravo era stato, davvero bravissimo, tanto da gabbare fior fior di pensatori e studiosi.

Se era stata la colla di suo padre a tenere attaccata la gemma alla corteccia, il mistero 2 non esisteva e Sfogliato poteva tornare a dormire sonni tranquilli e restare con l’unico mistero insoluto che lo rendeva unico.

In realtà a volere essere pignoli, ci si sarebbe potuti chiedere perché la gemma non marciva ma restava fresca e vigorosa su quel ramo secco e striminzito? E poi, c’era un e poi…

Non l’ho visto con i miei occhi, l’ho sentito con le mie orecchie, me lo raccontò Sfiorella con minuzia di particolari: il vecchio mugnaio non ammise mai e non smentì, nemmeno messo alle strette dalla sua parlantina e dalla logica stringente, non era mai caduto in contraddizione, anzi aveva argomentato con sicurezza, mi raccontava Sfiorella, tanto che pensai ad una difesa preparata.

A Sfogliato in molti avevano reclamato che cambiasse nome in virtù dei nuovi avvenimenti; la casta aveva storto il naso e si era ritirata a meditare; ma le diatribe scemarono insieme all’interesse, come accade a tutte le vicende umane: il fenomeno non procedeva, una gemma c’era e una restava, tale e quale. A poco a poco niente più code, niente più proposte a Sfiorella che, perso il suo ruolo di preminenza, era tornata alle sue faccende e non stava più tutto il giorno affacciata a quella finestra tanto invidiata. Ma si vociferava che il vecchio mugnaio avesse sempre un angolino della bocca sollevato come in un sorriso beffardo.

Per la raccolta dei frutti non era ancora stagione, i fatti prodigiosi avevano un successo calante, non mi restava che ripartire.

Andai via con un mistero, un dubbio e un po’ di colla regalatami da Sfiorella, perché chi viaggia, mi disse con sussiego, può sempre averne bisogno.

Pensai fosse il prezzo del mio silenzio oppure la prova provata.

Mi lasciai i dubbi alle spalle, li avrei trovati magari risolti al mio ritorno, se fossi tornato.

Nei distretti che successivamente visitai mi capitò di scoprire, con sommo stupore, che la colla più venduta era la “Colla Sfogliato, incolla anche le gemme”.

Tanto possono segreti e maldicenza!

Nel distretto di Scol-am

Uno scollo provocatore: la testa scollata

Dico sempre a me stesso che nelle faccende umane non è il caso di usare il superlativo assoluto, ma solo il relativo, anche quando alcune vicende sanno stupirti.

Quanto ho visto e vissuto nel paese di Scol-am non ha niente di umano; si ciancia tanto su mondi paralleli e alieni, ma li abbiamo in casa e non ce ne accorgiamo, anzi vogliamo convincerci che siano di questo mondo.

A Scol-am dopo le cinque della sera e durante la stagione estiva, camminando per le strade incontri pochi o molti esseri viventi, posso definirli anche umani, perché umani sono in tutto e per tutto, con un particolare che li differenzia da tutti gli altri: hanno la testa scollata dal collo.

No, non fluttua come un palloncino sopra i loro colli, ma è proprio scollata dal resto e ciascuno la porta, si fa per dire, sotto il braccio, a destra o a sinistra. Il braccio circonda completamente la testa dell’individuo che la sorregge con la propria mano. L’effetto è in un primo momento sconcertante, poi ci si fa l’abitudine e non ci se ne accorge più.

Le bocche ti salutano e ti parlano in quella posizione, proprio come se fossero al loro posto. Lo sconcerto aumenta nuovamente quando al mattino ciascuno indossa la propria testa e va a svolgere le proprie mansioni quotidiane. Alle cinque pomeridiane, quasi un gong suonasse, le popolazioni di Scol-am, senza versare una sola goccia del proprio sangue, passano la propria testa sotto il proprio braccio.

L’ho fatta tanto lunga perché ogni volta che ricordo quel che ho visto lo devo richiamare dalla memoria senza fretta altrimenti stento ancora a credere di aver visto e vissuto a Scol-am ciò che ho visto e vissuto.

Se chiedete agli abitanti come sia possibile il fenomeno, rispondono che a loro viene spontaneo e non ricordano proprio quando lo hanno imparato. Quando volli indagare più approfonditamente sulle motivazioni dello “scol-lamento”, furono evasivi e si mostrarono poco propensi a risposte esaurienti. Mi dissero che era necessario, che non si poteva restare sempre incol-lati, che d’estate faceva troppo caldo; insomma, mi imbandirono un sacco di scuse più che spiegazioni.

L’indice:

I racconti del Viaggiastorie

Nel distretto di Abbeh
Storie di colla
La foglia
La figlia e la foglia
Chi è stato a incollare?
Storie scollate
Nel distretto di Scol-am
Lo scollo provocatore e il mistero della testa scollata
Lo scollo discreto e senza scollo, collo lungo e collo corto
Parole incollate e parole scollate:
Mani di colla e colli di colla
La colla seccata
Chi è seccato non s’incolla
Nel distretto di Monad:
Tante uniche case, tante uniche botteghe
La bottega dove nascono i Monadesi
Io parlo loro no, ma qualcuno mi segue
Parole incollate: Guardare
Parole scollate: Emozioni
Io e le emozioni
Io e l’innamoramento
Storie di città
Culdesac
Pozland
Set
Colori
Vaiuz
Piram
Asex e Bisex
Acronos e Bicronos
Storie di un viaggiatore senza tempo
La montagna incantata
In viaggio
Il mio film
La seconda porta
Lettori e personaggi
Fuori

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