Valentina Morelli “Un avanzo di troppi risvegli” presentazione e due recensioni

Recensione da:

Il mestiere di leggere di Pina Bertoli

e mangialibri

Un avanzo di troppi risvegli è il titolo del romanzo d’esordio di Valentina Morelli

Due storie parallele, di un uomo e di un bambino, due storie che finiscono per incontrarsi: l’ uomo, una vita contrassegnata da vent’anni di prigione, sostenuto da un obbligo: tornare in Sicilia perché lo ha promesso. Saro, un adolescente, fa consegne a domicilio per la macelleria del padre ma odia la carne di cavallo che lui macella e sogna un futuro diverso insieme ad Agata di cui è perdutamente innamorato. Due vite difficili, l’una che insegue un obiettivo, l’altra fatta di sogni e di fughe da un presente che attanaglia. La prima vita si muove da Milano, la seconda ha come sfondo Catania.

Dal catalogo di CasaSirio editore

Saro sogna di fuggire. Da Catania, da quelle catene che non lo fanno respirare, dal rischio di diventare come suo padre e suo fratello. Allora Saro studia, e immagina il futuro assieme ad Agata, quella ragazza di cui è follemente innamorato e che prima o poi lo noterà.

A Milano un uomo senza nome sale su un treno. Ha i vestiti stracciati, le scarpe sfondate e una piccola sacca con dentro tutta la sua vita. Deve tornare a casa. Anche se non ha soldi, anche se non ha certezze. Anche se gli ultimi vent’anni li ha passati in carcere. Perché ha fatto una promessa, e non esiste nulla di più importante.

Valentina Morelli è nata a Modena e cresciuta a Milano, vive a Genova da vent’anni dove lavora come project manager. Ha collaborato con la rivista letteraria Cadillac. “Un avanzo di troppi risvegli” è il suo primo romanzo.

Alessandro D’Avenia “L’appello” presentazione

“L’appello” raccoglie da settembre a luglio le notazioni del professore supplente Omero Romeo con il titolo “Alla ricerca del tempo sprecato Diario di un professore cieco”, come si legge nell’Indice. Al supplente viene affidato l’incarico di portare alla maturità un gruppo sparuto di alunni, nove cui si è aggiunta una ragazza ripetente; sono stati messi insieme “per non ridistribuirli in altre classi” fa presente il Dirigente scolastico, ma di fatto una classe-ghetto di ragazzi con varie difficoltà. Si apre con un Prologo in cui il professore si presenta ed è proprio nel prologo che il lettore trova la ragione del titolo, introdotta da una serie di citazioni sul valore del “nome” cui gli antichi davano una valenza augurale e profetica ritenendo “nomen omen”. E anche il nome proprio del docente sa di presagio: è Omero colui che non vede, ma può vedere con tutti gli altri sensi, forse meno fallaci della vista di chi guarda e spesso non vede. É così che l’appello diventa un momento di conoscenza: Sprechiamo la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie a nasconderci, ma sotto sotto vogliamo venire alla luce[…] E un nome ben detto dà luce e dà alla luce ogni angolo dell’anima e del corpo […] Questo è il potere di un nome proprio[…] Questo è il miracolo di un appello ben fatto e anche la stessa etimologia della parola ci conduce a questo significato di spingere verso, come fa una donna quando dà alla luce.

Da Libri Mondadori:

E se l’appello non fosse un semplice elenco? Se pronunciare un nome significasse far esistere un po’ di più chi lo porta? Allora la risposta “presente!” conterrebbe il segreto per un’adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna. Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere. Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l’appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky… Nessuno li vedeva, eppure il professore che non ci vede ce la fa.[…]

Beth Morrey”La seconda vita di Missy Carmichael” presentazione

Una donna in età avanzata, sola nel suo oikos ormai sguarnito, con tanti rimpianti per cose dette male o non dette, esasperate dall’eterno pensiero di chi in solitudine vi si arrovella. Giorni sempre uguali nei gesti e nelle misere aspettative. Ma il caso o forse è meglio dire la vita è spesso piena di sorprese e così anche in quella di Missy, compaiono due figure umane e un cane che la cambieranno piano piano fino ad accendere in lei la possibilità di una prospettiva nuova: una Missy che riesce a trovare uno spazio per sé nel mondo, riluttante e impaurita ma che piano piano lascerà entrare nel suo guscio protettivo chi non vuole solo giudicare gli errori commessi e da sempre celati. Il raccontato dell’autrice, al suo esordio, fa parlare la protagonista in prima persona e i frequenti flashback permetteranno al lettore di ricostruire la figura del personaggio principale. Un banale incontro con due giovani donne,  Angela e Sylvie, un piccolo gesto di partecipazione e di coinvolgimento e l’arrivo, un po’ costretto, di Bobby riaccenderanno quel desiderio di casa, di famiglia, quell’oikos perduto.

Da Garzanti Editore

La mia casa è grande. Troppo grande. Ma io non sento la solitudine. La mia vita mi piace così. Uguale, giorno dopo giorno. Non ho bisogno degli altri. La maggior parte di loro, comunque, non si accorge di me. E io non faccio nulla perché questo accada. Eppure una mattina al parco qualcuno si è avvicinato. Due donne mi hanno vista persa nei miei pensieri e mi hanno offerto un caffè. Niente di che. Un piccolo gesto. Qualcosa che nessuno faceva per me da tanto tempo. Una gentilezza dopo la quale nulla è stato come prima. La mia seconda vita ha avuto inizio. La mia casa non è più così grande, se intorno al tavolo della cucina siamo in tanti. Com’era una volta. […]

Alcune notizie biografiche

Già Direttore Creativo presso RDF Television, vive a Londra con marito, due figli e un cane.

Francesco Abate “I delitti della salina” presentazione e la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Cagliari inizio Novecento, una giovane cronista, una ‘mezzosangue’, incrocio tra un capitano di Marina e una donna cinese, una verità che non piace e la caparbietà a farla riconoscere, il cadavere di un bambino ritrovato alla salina. Questi gli ingredienti del nuovo romanzo di Abate con una nuova figura femminile: Clara Simon, giornalista dell’Unione che non firma i propri pezzi e non solo perché donna ma anche per scontare questo suo desiderio di giustizia e di difesa dei più deboli che l’ha già messa nei guai. Una Cagliari belle époque, fuori da ogni cliché fa da inedita cornice alla vicenda.

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Alcune note biografiche:

Francesco Abate (Cagliari 1964) è giornalista dell’ l’Unione Sarda ed ex DJ nei club dell’isola conosciuto come Frisco. Nel 1998 ha pubblicato il suo primo romanzo Mister Dabolina Nel 1999 vince il premio Solinas con il soggetto Ultima di campionato, pubblicato nel 2004 sotto forma di romanzo Nel 2006 inizia la collaborazione con Massimo Carlotto con il quale pubblica vari lavori tra i quali Catfish nel 2006

Simonetta Agnello Hornby “Piano nobile” presentazione

Una saga familiare nella Palermo tra i primi bombardamenti Alleati del 1942 e il dopoguerra fino al 1955. Si apre con le sensazioni e soprattutto i ricordi, raccontati in prima persona, del barone Enrico Sorci che, sul letto di morte, vede scorrere la sua vita e un mondo familiare, la moglie tradita e mai amata ma riscoperta dopo la morte di lei, figli anche bastardi e amanti, palazzi e dimore, proprietà e desiderio di nuova ricchezza da organizzare, inventare modernizzando sullo sfondo di una città affaccendata con un porto centro di traffici e mercanzie. Dopo Enrico sarà Cola il nuovo capofamiglia che arricchirà insieme ad altre voci di nuove testimonianze il racconto. Un ritratto di famiglia a più voci con una miriade di personaggi, “Piano nobile” di Simonetta Agnello Hornby, vuole essere il seguito di “Caffé amaro” e costituisce il secondo volume di una trilogia costruita attraverso il filo di storie ascoltate, immaginate e di “carte” ritrovate, dove trovano posto anche episodi storici, dal ‘42 al ‘55 un mondo nuovo contrassegnato dai primi segni del miracolo economico, e la lingua, quel dialetto mai dimenticato dall’autrice che compare non solo in alcuni termini riproposti, ma nello stile e nell’impostazione del raccontato che dà un’impronta felice al quadro d’insieme che ne scaturisce . In copertina un ritratto della nonna materna, di Francesco Camarda che l’autrice rammenta tra le pagine del romanzo per la sua capacità di cogliere l’animo di chi ritraeva.

Brevi note biografiche

Simonetta Agnello Hornby, palermitana, laureata in giurisprudenza, vive da tempo a Londra. Nel 2002 esordisce con La Mennulara cui seguono La zia Marchesa, del 2004, La monaca, del 2010 e Caffè amaro, del 2016.

Michael Connelly “La morte è il mio mestiere” presentazione

[…] il grande ritorno di Jack McEvoy: uno dei personaggi più iconici creati da Michael Connelly, già protagonista de Il poeta e L’uomo di paglia, due dei bestseller più apprezzati del Maestro del thriller.(da Edizioni Piemme)

In questo nuovo romanzo fa la sua ricomparsa il cronista di nera McEvoy, non più in veste di giornalista, ora lavora per un sito, FairWarning, che opera in difesa del consumatore, ma i casi della vita lo porteranno a ripercorrere vecchie strade e antiche abitudini: Tina Portrero, una giovane donna conosciuta un anno prima ma frequentata una sola notte, viene trovata con il collo spezzato e senza vita, da lì il suo coinvolgimento nella storia come sospettato. Non resta che indagare fino alla drammatica scoperta che l’omicidio della donna rientra in un percorso seriale che lo accomuna ad altre morti misteriose: un maniaco che uccide in base a precisi dati genetici. Ed è così, alla ricerca di nuovi indizi e connessioni, che il protagonista si riappropria in pieno della vecchia e mai obliata abilità di segugio entrando nel dark web, riuscendo a giocare d’anticipo sulle mosse degli sbirri con l’aiuto dell’ex agente dell’Fbi Rachel Walling. Una curiosità: il titolo originale del romanzo è Fair Warning, come il sito per cui McEvoy lavora in apertura del romanzo, e che tradotto sta per giusto avvertimento, ma quel sito esiste davvero e si tratta di un’associazione no-profit, così come il suo fondatore che compare con nome e cognome propri nel testo. Gli amanti del genere e degli scritti di Connelly sapranno perfettamente collegare la figura di McEvoy ai romanzi precedenti ritrovando in lui un personaggio esemplare anche se questa conoscenza non è fondamentale per seguirne le nuove avventure.

Elena Varvello “Solo un ragazzo” presentazione

Protagonista del romanzo della Varvello è un ragazzo adolescente, la sua famiglia, padre e madre e due sorelle, coinvolti tutti, travolti e stravolti a cominciare da una notte di diciannove anni prima  nella quale lui decide di rivelare aspetti di sé che ha sempre taciuto. L’indagine della scrittrice mette a fuoco legami familiari, sensi di colpa, dolori, incomprensioni, scrutando un terreno difficile come l’universo giovanile e non solo, date le fitte relazioni tra i due mondi nell’ambito familiare. La storia si muove nell’arco di vent’anni in un andirivieni legato alle voci che la narrano. La lettura scorre veloce e carica di attesa e tensione: “Il tema è incandescente e misterioso: il vuoto di un figlio che non ha mai trovato il proprio posto nel mondo. Elena Varvello è maestra nell’indagare quel bosco fitto e scuro che è l’adolescenza, e quel terreno scosceso che sono i sensi di colpa dei genitori”(la citazione dal Catalogo Giulio Einaudi Editore)

e anche la recensione su mangialibri

Brevi note biografiche:

Elena Varvello ( Torino 1971) è docente presso la Scuola Holden. Ha pubblicato le raccolte di poesie e racconti: con la raccolta L’economia delle cose (Fandango, 2007) ha vinto il Premio Settembrini.  Nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo, La luce perfetta del giorno (Fandango). Per Einaudi ha pubblicato La vita Felice (2016); tradotto in numerosi Paesi

I più venduti dal 24 al 30 agosto 2020 da Robinson La Repubblica 5 settembre 2020

Su tuttatoscanalibri le recensioni e le presentazioni per la narrativa italiana:

1Riccardino 

2 Veronesi “Il colibrì”

5 Auci “I leoni di Sicilia”

6 Carofiglio “La misura del tempo”

7 Tuti “Fiore di roccia”

8 Simoni “Il segreto del mercante di libri”

Su tuttatoscanalibri le recensioni e le presentazioni per la narrativa straniera:

1 Perrin “Cambiare l’acqua ai fiori”

3 Perrin “Il quaderno dell’amore perduto”

5 Kawaguchi “Finché il caffé è caldo”

Il tempo nelle pagine di Girst e di Mazur e una storiella per sorridere

Il Tempo, il grande tiranno che governa le nostre vite e che, soprattutto nella nostra epoca accelerata, scatena in tutti noi furiose invettive o disarmanti giustificazioni …

Joseph Mazur nel suo recente “Storia del tempo”, in libreria dal 3 settembre, ne traccia la storia evolutiva legata alla sua percezione, dal paradosso di Zenone alla fisica quantistica, e non solo, si sofferma sul tempo soggettivo o meglio, il tempo dentro di noi, quello che sembra accelerare con l’età, ma anche su come fare per calmierarlo, visto che le nostre cellule sono dotate di una consapevolezza temporale che si è modificata nel corso della storia: un racconto divertente carico di intuizioni e consigli. Perché, ad esempio, in un posto nuovo la giornata ci sembra più lunga? Forse perché abbiamo incamerato nuove informazioni? Di conseguenza ci sembra più breve quando la trascorriamo in luoghi abituali? Questo spiegherebbe perché, ma solo in parte, invecchiando ci pare che il tempo passi più in fretta… Un viaggio affascinante in una dimensione di cui in effetti conosciamo poco, ma che sa nel suo scorrere catturarci tenacemente.

Girst si sofferma, con le storie che ci racconta in altrettanti 28 capitoli, soprattutto su un aspetto: rallentare il tempo, per prendersi, come indica il titolo “tutto il tempo del mondo” ovvero tutto il tempo necessario. Impareremo ad essere più felici non pensando che sia così effimera e poco duratura?

Da ADD Editore

[…] In 28 capitoli racconta altrettante storie, personaggi e luoghi che hanno fatto pace con il tempo: dall’architettura folle del postino Cheval, che costruisce il Palais idéal in trentatré anni con le pietre e le conchiglie raccolte durante i suoi giri quotidiani, all’opera di Cage che, tuttora in corso, terminerà di essere suonata nel 2640, dalle capsule lanciate nello spazio in un viaggio potenzialmente infinito, all’esperimento più lento del mondo, ossia quello della caduta della goccia di pece, dal registro delle fioriture dei ciliegi in Giappone, all’opera pittorica di Roman Opalka che passò la vita a dipingere i numeri in sequenza arrivando, prima di morire, a vergare il 5.607.249. Da queste pagine si esce divertiti e incuriositi, coinvolti in un percorso grazie al quale si impara a distinguere tra un tempo “brutto” e frenetico e uno “bello” e rilassato, […] quello di chi si è accorto che non c’è cosa più appagante che lasciar passare il tempo mentre si è impegnati in qualcosa di meraviglioso […]


E per sorridere un po’  da:  Storie di città in “Fiabe a volontà” EDIDA (il testo è scaricabile gratuitamente su Kobo e laFeltrinelli)

Storie di città

Le città hanno forma e colore ma anche sapore e odore, le senti oltre a vederle non solo col naso e con gli occhi: certe fanno paura e vorresti fuggirvi lontano, in altre resteresti per sempre. Alcune sono generose, amicone; altre scontrose ed egoiste, assomigliano agli umani con i loro difetti e i loro pregi. Non sono tutte così, alcune sanno di poco come le minestre scipite, ma quelle di cui vi racconterò sono davvero speciali e uniche.

Io sono un “viaggiastorie” mi piace viaggiare, vedere e raccontare.

Acronos e Bicronos

[…] Sono a pochi chilometri l’una dall’altra, ma sono distanti anni luce.

Acronos persegue puntualmente la mancanza di tempo, Bicronos ne è ossessionata; se si contagiassero, ne ricaverebbero beneficio sia l’una sia l’altra.

Ad Acronos il tempo non si è fermato, non è mai passato di lì.

Voi pensate che ad Acronos, città senza tempo, tutti possano essere felici?

Errore, sembrano felici. Ciascuno ha un proprio tempo e ne segue il ritmo; fin qui tutto liscio, anzi sembrerebbe una delle migliori invenzioni.

Ma cominciamo da quello che ho visto.

Non ci sono orologi ad Acronos, né grandi né piccini, né da polso né digitali, nessuno si occupa del tempo.

Ciascuno si sveglia in base al proprio orologio biologico, senza curarsi degli orologi biologici altrui; se ti viene fame e vuoi un panino, corri il rischio di trovare tutti i venditori di panini assenti dal loro posto vendita o magari presenti, ma senza pane.

Perché? Perché il panettiere non ha fatto ancora il pane, magari dopo un po’ c’è un’invasione di panini, ma quando tu hai fame magari non ce n’è nessuno.

Ad Acronos non dici mai né buongiorno, né buonasera, solo ciao. Non dici ci vediamo tra un’ora, ma solo ci vediamo se ci vediamo. Può sembrare splendido a chi non sa fare a meno dell’orologio ed è contemporaneamente nauseato dal consultare continuamente la propria agenda fitta di impegni a tutte le ore.

Ad Acronos nessuno ha impegni, almeno non con gli altri.

Può sembrare una felice anarchia, ma le conseguenze sono a volte poco esilaranti.

Quello che colpisce quando arrivi è la flemma che avvolge tutta la città, anche le case sembrano accoccolate sulle proprie fondamenta e non ritte su di esse; tutti sono rilassati, non corre mai nessuno, nessuno ti spintona, non ci sono ore di punta, non ci sono orari dei negozi, non si mangia tutti ad una certa ora o più o meno, si mangia o non si mangia, dipende.

I cittadini di Bicronos ogni tanto vengono a sbirciare e se la fanno sotto dalle risate: si riconoscono non solo perché ridono tanto, ma perché guardano spesso l’orologio che hanno al polso o controllano altri strumenti per misurare il tempo e lo fanno tutti contemporaneamente e allora sono i cittadini di Acronos che ridono a crepapelle prendendoli in giro e mimando i loro gesti.

A Bicronos tutto è perfetto e puntuale, gli abitanti si vantano di avere sincronizzato così bene gli orologi di tutta la città che anche Pulcinella qui sarebbe costretto a sposarsi o a trovare una soluzione diversa per restare sempre scapolo.

Una città sincronizzata dà sicurezza e tutti gli abitanti non riuscirebbero a vivere come ad Acronos. Il tempo non è solo dannato, ma è tutto, è il loro idolo, la loro fede. Qui corrono tutti, qui si sbracciano tutti, le pareti delle case sono tappezzate di orologi che registrano le ore di tutti i distretti, la vita scorre puntuale e sincronizzata. Alla stessa ora aprono tutti i bar che devono aprire alle 7, così quelli che devono aprire alle 6 e alle 5 e alle 4, insomma tutte le ore sono contemplate, anzi i Bicronesi avevano deciso di inserire anche le aperture agli scarti dei quarti, ma ancora non hanno perfezionato il meccanismo.

Quale preferire? Difficile a dirsi, ma come recita il vecchio adagio forse ogni estremo è difetto.

Se doveste capitarci per caso in una di queste città, mi raccomando, raccontatemi che impressione vi hanno fatto perché io non ci torno davvero!

S.P.

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Salvina Pizzuoli “Il tempo smarrito. Memorie di un’ottuagenaria” dal 5 al 9 agosto

Salvina Pizzuoli “Nell’altro giardino” dal 5 al 9 agosto

Maria Castellett “Delitti” dal 10 al 14 agosto