I primi 10 nella classifica di tuttolibri dal 18 al 24 gennaio 2021 e le recensioni su tuttatoscanalibri.com

Su tuttatoscanalibri le recensioni per la narrativa italiana:

1 Carofiglio La disciplina di Penelope

6 D’Avenia L’appello

per la narrativa straniera:

1 Perrin Cambiare l’acqua ai fiori

2 Giménez-Bartlett Autobiografia di Petra Delicado

3 Kawaguchi Finché il caffè è caldo

4 Kawaguchi Basta un caffè per essere felici

5 Perrin Il quaderno dell’amore perduto

9 Follett Fu sera e fu mattina

Hans Tuzzi “Nella luce di un’alba più fredda” recensione di Salvina Pizzuoli

Ci sono tutti, amici ritrovati, hanno cambiato il grado, ma sono sempre loro, più cresciuti, come i Dioscuri, o più invecchiati, come lo stesso Melis che, Primo Dirigente, non è più tenuto a trascorrere notti e giorni nel suo Ufficio. Ora trascorre i fine settimana a casa ed ha ripreso ad andare a cavallo. E c’è Milano, “la capitale morale” che da sempre fa da sfondo alle vicende, una Milano datata che cambia anch’essa nei tempi e nei luoghi e in quel tessuto umano che l’attraversa e ci vive. E non per ultimo c’è Tuzzi con la sua prosa perfetta, l’uso della lingua ampio e farcito di modi di dire, di forme dialettali che ben caratterizzano personaggi e comparse, di metafore e citazioni a partire, in questo caso, dai versi di William Blake: Compassione ha volto umano/Crudeltà ha cuore umano; e la lettura è sempre un piacere. La nuova storia si apre sabato 17 novembre del 1990:

«Notte di luna nera… Duca si è messo in ferma e ha cominciato a ringhiare» disse Venchiarutti, accennando al vecchio setter biancoarancio accucciato ai suoi piedi. Anche l’uomo era vecchio. […]«Ho guardato, con prudenza, e ho visto quell’uomo. Pensavo stesse male, o che fosse ubriaco. Gli parlavo, non rispondeva, così raggiunto il bar ho detto di chiamare un’ambulanza».

Lungo la proda il cadavere di un uomo morto senza nome, presumibilmente avvelenato. E altre morti, di due anziane casalinghe, si susseguono. Tanti gli omicidi quell’anno a Milano. C’è un nesso tra queste morti avvenute in luoghi diversi della città? Forse.

E poi ce n’è un altro, quello di un avvocato, violento, troppo, a dimostrazione dell’odio che animava l’assassino e che Melis decide di seguire in prima persona, come ai vecchi tempi. Un’inchiesta difficile mentre il Natale si profila già.

“Poi, giovedì 20 dicembre, giusto per rovinare il Natale, la svolta” che giungerà a conclusione a Natale passato. “E così Santo Stefano. In questura” insieme all’augurio di “buone feste fatte”; indagine conclusa ma finale aperto per la vita privata del Primo Dirigente Norberto Melis.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

La trilogia di Neron Vukcic:

Hans Tuzzi, “Il sesto Faraone” 

Hans Tuzzi “Il Trio dell’Arciduca”

Hans Tuzzi, “Al vento dell’Oceano

I “gialli”

Hans Tuzzi “La belva nel Labirinto”

Hans Tuzzi “La morte segue i magi”

Hans Tuzzi “La vita uccide in prosa”

Hans Tuzzi “Polvere d’agosto”

Hans Tuzzi “La notte di là dai vetri”

Prosa di memoria

Hans Tuzzi, “zaff&rano e altre spezie”

Romanzi

Hans Tuzzi “Nessuno rivede Itaca”

Hans Tuzzi “Vanagloria”

Hans Tuzzi “Morte di un magnate americano”

Saggi

Hans Tuzzi “Il mondo visto dai libri”

Hans Tuzzi “Trittico”

Gianrico Carofiglio “La disciplina di Penelope” presentazione

In libreria (dal 19 gennaio) il nuovo romanzo di Carofiglio “La disciplina di Penelope” che presenta due novità, una voce narrante al femminile, Penelope appunto, e la città di Milano. Penelope Spada è la protagonista: ex pubblico ministero, carriera che un terribile errore, di cui in questo primo approccio con la nuova protagonista non conosceremo, ha interrotto. Una donna provata dai fatti della vita anche per i suoi comportamenti quindi ma che sa restare in piedi, dura e determinata anche se fragile nel profondo e sensibile, con un desiderio che palesa subito al lettore dopo poche righe: addormentarsi spensierata, come da bambina. Si chiama Penelope come la nonna, ma la chiamano Penny, nomignolo che non sopporta ma a cui si è abituata. Beve, fuma, si allena ai giardinetti facendo flessioni e trascorre le notti tra braccia e letti sconosciuti. È così che il lettore fa il suo incontro con la protagonista. E subito dopo il colloquio con il signor Mario Rossi e l’incarico che quest’ultimo vuole affidarle per trovare il colpevole di un delitto archiviato e insoluto ma che lo ha marchiato. Accettato il caso dopo una prima riluttanza, collaboreranno con lei due fedelissimi dei tempi in cui era pm: un cronista di nera e un vecchio poliziotto. Nel finale la comparsa di un altro personaggio, il cane Olivia.

Da Mondadori Editore

[…] Un giorno si presenta da lei un uomo che è stato indagato per l’omicidio della moglie. Il procedimento si è concluso con l’archiviazione ma non ha cancellato i terribili sospetti da cui era sorto. L’uomo le chiede di occuparsi del caso, per recuperare l’onore perduto, per sapere cosa rispondere alla sua bambina quando, diventata grande, chiederà della madre. Penelope, dopo un iniziale rifiuto, si lascia convincere dall’insistenza di un suo vecchio amico, cronista di nera. Comincia così un’appassionante investigazione che si snoda fra vie sconosciute della città e ricordi di una vita che non torna. Con questo romanzo – ritmato da una scrittura che non lascia scampo – Gianrico Carofiglio ci consegna una figura femminile dai tratti epici. Una donna durissima e fragile, carica di rabbia e di dolente umanità. Un personaggio che rimane a lungo nel cuore, ben oltre l’ultima pagina del sorprendente finale.

Dello steso autore su tuttatoscanalibri:

“La misura del tempo”

“Testimone inconsapevole”

Gianrico Carofiglio “La versione di Fenoglio” e altri scritti 

Joyce Carol Oates “Pericoli di un viaggio nel tempo” presentazione

Una storia tra passato e futuro, di ribellione e anche una storia d’amore. È ambientata nel 2039, in un futuro visto in chiave distopica, dove il libero pensiero o fare semplicemente domande viene punito severamente. La punizione è esemplare, diremmo fantascientifica: si viene esiliati nel passato.

É questo ciò che accade alla protagonista, una giovane e brillante studentessa diciassettenne, Adriane Strohl, che finisce così nel 1959 dove ha un nuovo nome, Mary Ellen Enright, nuove materie da studiare, dove vive con frammentati ricordi della vita precedente e in mezzo a oggetti sconosciuti, ma è lì, in quel nuovo mondo, che si innamorerà del suo professore di psicologia, che si rivelerà anch’egli un esiliato.

Pericoli di un viaggio nel tempo si muove nel passato e nel futuro con rimandi all’oggi e alla recente politica negli U.S.A, relativamente alla chiusura delle frontiere e alla separazione dei nuclei familiari, ma con richiami al totalitarismo orwelliano di 1984 o al racconto dell’ancella della Atwood, con un finale inatteso che si colloca nei “pericoli” del viaggiare nel tempo.

Da La nave di Teseo

Adriane S. Strohl vive negli SNAR (Stati del Nord America Rifondati) una confederazione nata dopo i Grandi Attacchi Terroristici e la conseguente Guerra Contro il Terrore. Uno stato retto da un governo onnipresente e opprimente che non consente nessun tipo di dissenso. Adriane è solo una ragazzina di diciassette anni, idealista e curiosa, quando viene arrestata dalla Sicurezza Interna per aver osato fare delle domande a scuola. La sua condanna è quella di essere rimandata indietro nel tempo di ottant’anni e di scontare la pena a Wainscotia Fall, nel Wisconsin, per studiare nella locale università. Lasciata alla deriva nel tempo in questa idilliaca cittadina del Midwest, viene avviata a un percorso di “riabilitazione” per poter poi tornare a casa, ma non può resistere all’innamoramento per un altro esiliato, che la porterà a riflettere sul mondo di Wainscotia e sulla realtà che è costretta a vivere, con risultati al contempo devastanti e liberatori.[…]

Kawaguchi Toshikazu “Basta un caffè per essere felici” presentazione

Kawaguchi Toshikazu, nato a Osaka nel 1971, è un regista teatrale e a 44 anni si è cimentato per la prima volta nella narrativa riscuotendo un notevole successo con “Finché il caffè è caldo” di cui propone un sequel, il secondo capitolo della quadrilogia dove ovviamente non manca un nuovo caffè, ma speciale, perché “Basta un caffè per essere felici”. I personaggi sono ancora una volta alle prese con una fase o un episodio della loro vita di cui portano profondo il rammarico e pensano di porvi pertanto rimedio tornando indietro nel tempo, anche se conoscono la regola, il passato non si cambia, ma si può rivivere il momento in cui si sono prese decisioni giudicate in seguito sbagliate e alle quali ricondurre la propria infelicità: Gotaro, Yuchio, Kaausuki e Kiyoshi devono farsi perdonare e perdonare a se stessi di non aver fatto come in seguito sarebbe sembrato loro più giusto. Un sequel in cui si sciolgono i molti misteri lasciati in sospeso nel primo. Una nuova favola magica che vuole aiutarci a guardare avanti senza rimpianti.

Dello stesso autore:

Finché il caffè è caldo

Omaggio a

Leonardo Sciascia

“[…] non ballò mai, non diede mai un calcio a un pallone, non guidò un’auto, non mise piede su una barca da diporto, non fece un bagno di mare. Ma sapeva leggere, quest’uomo, i segni del tempo ( o forse era condannato a farlo): ecco il suo precoce prestigio, la sua fama di “profeta”[…] è stato soprattutto uno scrittore. Capace con la sua sapienza narrativa, di restituire il primato alla letteratura: come unica forma di verità possibile. Con i suoi romanzi e racconti, con le sue “riscritture”, Sciascia ha detto più cose dell’Italia e degli i italiani che non biblioteche di saggi messi insieme. (da Matteo Collura “Il maestro di Regalpetra. Vita e opere di Leonardo Sciascia”)

Leonardo Sciascia (1921 – 1989), siciliano, era nato l’8 gennaio 1921 a Racalmuto, un grosso borgo tra Agrigento e Caltanissetta con un’economia basata sull’estrazione dello zolfo e del sale. Dopo aver conseguito il diploma magistrale lavora prima come impiegato e successivamente come maestro elementare. Da questa esperienza nasceranno Le parrocchie di Regalpetra (Bari 1956) che, come egli stesso ebbe a segnalare, segnarono l’inizio della sua attività di scrittore. Il suo esordio letterario avvenne nel 1961 con il romanzo Il giorno della civetta una storia di mafia che denunciava, in base alla sua convinzione sul compito dello scrittore, un male proprio della realtà siciliana. Ed è fino alla fine degli anni ‘60 che questo diviene tema privilegiato di Sciascia, un tema poco affrontato allora in letteratura e anche poco conosciuto e indagato. Seguirono A ciascuno il suo del 1966, Il contesto, del 1971, Todo modo nel 1974 e Una storia semplice del 1989. Nel 1967 lasciò l’insegnamento e si trasferì a Palermo collaborando con Il Corriere della Sera. È con Il contesto (1971) che la denuncia dei mali della società si allarga a livello nazionale dove, toccando i temi del potere e della giustizia, denunciava connivenze tra associazioni criminali e istituzioni e ogni forma di autoritarismo, denuncia che trova il suo apice con il romanzo Todo modo (Torino 1974): attraverso la struttura del giallo, traccia un’immagine impietosa del sistema politico italiano e del potere democristiano. Accanto alla scrittura narrativa anche quella di saggista, attività e interesse iniziato già prima del suo esordio in campo narrativo con collaborazioni a quotidiani e riviste letterarie di ogni parte d’Italia, dopo una prima fase (1944-51) limitata ai soli periodici siciliani, sui quali continuò a scrivere, come su L’ora quotidiano di Palermo, con assiduità.

Copertine di vecchie edizioni Einaudi

e anche :

su mangialibri le recensioni ai romanzi

su consigli.it la presentazione di alcuni romanzi

Matteo Collura “Il maestro di Regalpetra. Vita e opere di Leonardo Sciascia”

e per Sciascia saggista:

Opere a cura di Paolo Squillacioti, Adelphi

2021 anno nuovo, nuovi libri

I volumi nell’edizione francese e spagnola

I nuovi libri saranno anche tanti ritorni al classico, riscoperte, ricorrenze, grandi autori e, se stranieri, nuove traduzioni che, si sa, sono fondamentali e possono dare una veste nuova, sicuramente più attuale, alla pagina originale.

Tra le ricorrenze, oltre all’anno di Dante nel settecentesimo dalla morte, quella del bicentenario di Charles Baudelaire, celebrato da Giunti nelle pagine di Giuseppe Montesano, Baudelaire è vivo con testo a fronte de “I fiori del male” e il commento. Ma anche una rinascita o meglio una rivisitazione di Boccaccio e del suo Decameron: NN Editore porta in Italia Decameron Project, lanciato dal New York Times, 29 racconti dalla pandemia, con grandi firme di autori contemporanei; e HarperCollins in Decameron 2020 dieci scrittori italiani, sette donne e tre uomini, come nel testo originario, lo reinterpretano; e tra i classici, per Einaudi Stile Libero saggistica, Eva Cantarella con Sparta e Atene. Autoritarismo e democrazia.

Per la narrativa straniera la raccolta degli undici racconti dell’autore recentemente scomparso Carlos Ruiz Zafón, che Mondadori propone in La città di vapore. E l’atteso ritorno di Stefania Auci con il secondo volume dedicato alla saga dei Florio.

Ma non solo ritorni, reinterpretazioni e classici.

In attesa di traduzione: Muriel Barbery con Une rose seule e La nave di Teseo a febbraio presenterà in Italia L’anomalia, il romanzo con cui Hervé Le Tellier ha vinto quest’anno il Goncourt. Sellerio presenta a gennaio Alicia Gimenez Bartlett con Autobiografia di Petra Delicado

Tra gli scrittori italiani Laura Calosso con Ma la sabbia non ritorna, racconta di una mafia delle sabbie e del rapporto tra la giornalista protagonista e gli affetti .

il secondo romanzo di Toshikazu Kawaguchi, Basta un caffè per essere felici, dopo il successo di Finché il caffè è caldo

E il panorama si amplia includendo la saggistica: Barbara Mazzolai con Il futuro raccontato dalle piante e Coltivare il giardino della mente di Sue Stuart Smith. La macchina del gene del premio Nobel per la chimica Venkatraman Ramakrishnan; e per superare i facili negazionismi Naomi Oreskes con Perché fidarsi della scienza?

Una breve e incompleta carrellata, solo un assaggio sui prossimi libri in libreria e per saperne di più:

Il Libraio

The Passenger “Roma” presentazione

A gennaio il volume di “The passenger” di Iperborea sarà dedicato a Roma.

La città eterna festeggia nel 2021 il centocinquantenario del suo essere diventata capitale dell’allora Regno d’Italia. Era il lontano 1871 quando, dopo la Breccia di Porta Pia (20 settembre 1870) la città fu conquistata dai bersaglieri, avvenne il passaggio da Firenze, consacrata capitale nel 1865, a Roma. La parola per raccontare la Roma odierna, con i suoi contrasti contraddizioni e degrado, è affidata alla penna di grandi scrittori romani di nascita e non, ma anche a studiosi che ne pennellano le diverse facce nella storia contemporanea: come ad esempio l’urbanizzazione selvaggia, la rivolta della periferie, il “calciotto” e molto altro.

La presentazione su Iperborea Editore

E su tuttatoscanalibri:

The Passenger “Svezia”

Per saperne di più

La Collana The Passenger

Simonetta Agnello Hornby e Maria Rosario Lazzati “La cucina del buon gusto” recensione di Salvina Pizzuoli

I libri dedicati alla cucina o che indagano attorno ai piatti e alle pietanze sono davvero tantissimi, corredati di ricette non vogliono essere solo ricettari, ma presentare il proprio punto di vista sul cibo, questo incredibile elemento vitale che ci impegna e continua a impegnarci anche se, come afferma l’autrice, Simonetta Agnello Hornby, il rapporto con il cibo e con il cucinare è davvero cambiato.

La cucina del buon gusto non vuole solo essere un percorso della memoria che indugia e si sofferma sui piatti tradizionali rinnovellando un’infanzia ed una giovinezza in luoghi lontani da quelli in cui le autrici sono poi vissute, vuole essere una riflessione sul cibo, nell’attuale quotidianità dominata da tanta fretta e in cui per necessità il fast food predomina, e sul valore del cucinare per sé e per gli altri: per far questo molti capitoli presentano come introduzione stralci dalle pagine tratte da Anthelme Brillat-Savarin “Fisiologia del gusto”, un autore francese, scritte nel lontano 1825, in cui alterna a riflessioni sui cinque sensi, anche descrizioni, aneddoti, digressioni filosofiche e di costume, insieme a notazioni scientifiche, indagando il mondo del cibo sotto l’aspetto sociale; compito che implicitamente l’ autrice affida al proprio testo scritto a quattro mani con Maria Rosario Lazzati:

Cucinare è il legame benefico con la natura attraverso la scelta e la preparazione degli ingredienti. La consapevolezza di quello che si cucina, del perché lo si cucina e per chi, dà godimento e appaga i sensi[…]Cucinare ci fa sentire umani […] Cucinare è il piacere di prendersi cura dei propri cari […] cucinare le ricette di casa è sentirsi vicini alla propria famiglia e parte della sua storia. Chi vive lontano dal paese d’origine prova un senso d’appartenenza quando condivide un piatto casalingo con la famiglia o con gli amici, ma anche se lo consuma da solo. Cucinare distrae e placa l’ansia.

E non mancano ricordi e riferimenti a quanto si va affermando, a momenti simpatici, a descrizioni di ambienti, all’arte di apparecchiare e ricette ed eventi che intrattengono piacevolmente il lettore. E, soprattutto, questo testo sa di abbracci, calore, affettività, sa di famiglia, fa Natale, quello di una volta e che ci manca molto!

Dal Catalogo Feltrinelli Editore

“Brillat-Savarin è stato per noi una scoperta recente. Avevamo già deciso di scrivere un libro di cucina per esprimere la profonda gioia che ci dà il cucinare e il grande conforto che ne abbiamo tratto vivendo all’estero. Volevamo celebrare la gastronomia e i piaceri dei sensi che si incontrano nel preparare il cibo, nel servirlo e nel mangiarlo. Cucinato, condiviso, consumato da soli, regalato; occasione d’incontro, simbolo di appartenenza a gruppi e a religioni, nutrimento del corpo e della psiche, il cibo è potentissimo antidoto contro l’isolamento e la tristezza. Rosario […]all’estero, cucinava per mantenere la propria identità […]Molte alunne della sua scuola di cucina londinese frequentano i corsi da anni, perché hanno imparato che cucinare aiuta a stare meglio. Simonetta, cuoca per tradizione familiare e per necessità, ha sperimentato attraverso le vicissitudini della vita il valore catartico della cucina. Per lei, la cucina e la tavola, oltre a essere elementi fondamentali dell’esistenza, costituiscono un trionfo dei sensi, della bellezza e dell’ospitalità.”

Brevi note biografiche

Simonetta Agnello Hornby, palermitana, laureata in giurisprudenza, vive da tempo a Londra. Ha esercitato la professione di avvocato aprendo a Brixton lo studio legale “Hornby&Levy” specializzato in diritto di famiglia e minori. Nel 2002 esordisce con La Mennulara cui seguono La zia Marchesa, del 2004, La monaca, del 2010 e Caffè amaro, del 2016.

Maria Rosario Lazzati, milanese, con La cucina del buon gusto (con Simonetta Agnello Hornby; Feltrinelli, 2013) racconta la sua esperienza culinaria, sia in famiglia sia come insegnante di cucina.

Dello stesso autore:

Simonetta Agnello Hornby Piano nobile