
Un romanzo breve ma denso e intenso: vari personaggi tratteggiati con maestria anche visti attraverso gli occhi degli altri, un mondo sconosciuto e solo immaginabile, la grande foresta amazzonica ecuadoriana, e forse per questo ancora più coinvolgente, come la lezione che vi si può trarre.
Faremo conoscenza con il dottor Rubicondo Loachamín, il cava denti con la sua poltrona girevole da barbiere e il tappetino cardinalizio dove appoggia e schiera le possibili protesi per le bocche sdentate dei suoi pazienti; il sindaco soprannominato la Lumaca per il sudore copioso di cui è sempre madido; Antonio José Bolivar Proaňo, il protagonista, che ha vissuto con gli indios shuar e ha imparato a conoscere la foresta e che legge solo romanzi d’amore, di cui centellina e ripete le parole per assaporarle meglio o conoscerle incontrandole per la prima volta:
Paul la baciò con ardore mentre il gondoliere, complice delle avventure dell’amico, fingeva di guardare altrove, e la gondola, provvista di soffici cuscini, scivolava dolcemente sui canali di Venezia[…] Che diavolo erano le gondole? Scivolavano sui canali. Doveva trattarsi di barche o di canoe […] Quanto a baciare, come diceva?, “con ardore”, come diavolo si faceva?
Aveva scoperto per caso di saper leggere ed era stata la scoperta più importante di tutta la sua vita perché sapendo leggere “possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia”.
Una bella pagina che scorre nella semplicità della verosimiglianza anche dentro un racconto crudo, un testo che si presta a diverse chiavi di lettura e di riflessione tra le quali la più evidente è l’omaggio ad un mondo naturale che sta scomparendo e ai suoi abitanti migliori, quelli che hanno imparato a conoscere la foresta pluviale davvero e a convivere con essa nel rispetto, senza sopraffazione, senza volontà di dominio e potere. Un racconto che si conclude con una lotta epica, tra l’uomo e il tigrillo, senza vincitori né vinti: c’è solo tanto dolore per i misfatti commessi nei confronti della natura.
Nascita, vita, morte, caduta agli inferi e resurrezione di Grace, protagonista dell’ultimo splendido romanzo di Paul Lynch, ragazzina nata femmina ma a cui la madre impone, rasandole i capelli, una vita da uomo per darle più possibilità di sopravvivere alla durezza della vita e trovare più facilmente lavoro.
Martin Michael Driessen “Fiumi”
Una quarantenne con un nome particolare: Eliete. Due figlie grandi, un marito fissato con i videogiochi online e con il quale fa sesso solo il venerdì, una situazione familiare preceduta da un’infanzia infelice sullo sfondo del Portogallo della rivoluzione; unica figura positiva la nonna ma che Eliete è stata costretta, perché colpita dall’Alzheimer, a ricoverare in casa di cura. Ed è proprio in seguito a questa sofferta decisione che abbandonerà la sua vita fino ad allora “normale”, ovvero vissuta in modo rassegnato e sottomesso anche dalle ipocrisie e dalle convenzioni del Portogallo postrivoluzionario, che Eliete si rifugerà in Tinder, un social dove diventare un’altra.
Valérie Perrin, l’autrice di “Cambiare l’acqua ai fiori”, prima di diventare famosa con questo suo secondo romanzo aveva scritto “Il quaderno dell’amore perduto” un quaderno in cui la protagonista Justine, giovane assistente in una casa di riposo, raccoglierà i ricordi di Hélène, un’assistita, la cui vita è stata piena di coraggio e di un grande amore. L’autrice, impegnata nel suo terzo romanzo, racconta ancora una volta personaggi della provincia francese, les gens de peu, come ama definirli, le persone che hanno poco, ma a suo avviso davvero immense.
Sophia, Miriam, Olivia, Cesare, Pietro, Mauro sono amici che si ritrovano il giovedì sera, con Catania che fa da quinta teatrale, per raccontarsi, in questa fascia di età di quasi ex cinquantenni che è come uno scollinare, un passaggio tra l’età adulta e quella irrimediabilmente adulta adulta… con le paure e le illusioni che l’accompagnano: sono i sessantenni di Elvira Seminara
Può capitare, seduti da passeggeri sui sedili di un treno, di guardare fuori dal finestrino il paesaggio che ci sfreccia davanti agli occhi e, posandosi lo sguardo su qualche abitazione, interrogarsi su chi ci abiti e fantasticare sulle loro vite. Per Rachel, la protagonista de “La ragazza del treno” di Paula Hawkins, questi pochi minuti di intromissione nella quotidianità altrui sono una via di fuga che le permette da un lato di avere un po’ di conforto e dall’altro di allontanarsi dalla propria di realtà, diventata buia e solitaria.
Al suo debutto come scrittrice, Sara Fruner, autrice di Riva del Garda, è arrivata dopo aver pubblicato prima la raccolta di poesie in inglese “Bitter bites from Sugar Hills”, e poi quella in italiano “Lucciole in palmo alla notte” . “L’istante largo” è una storia tra incognito e formazione il cui protagonista principale è un ragazzino quindicenne, Macondo, alla ricerca di notizie della sua nascita, di sapere quale delle tre madri, che ritiene tali ma che non ricorda, sia quella che lo ha messo al mondo, in attesa che la scatola che la nonna, celebre pittrice, tiene in alto nel suo scaffale, gli venga consegnata allo scadere della maggiore età, come ha deciso. Quale verità lo attende? E intanto il giovane impaziente indaga, mette a fuoco indizi e li cerca in quel mondo di artisti che lo circonda, in un intrecciarsi di storie e di ricordi di famiglia, anche tragiche e dolorose.