
Raccontare e raccontarsi attraverso il cibo, ricostruire momenti e avvenimenti della storia del proprio paese insieme ai propri in un intreccio, sull’onda della memoria, dolce come il ricordo, e con quel sapore mai più incontrato o riconosciuto perché perso tra le labili maglie dei giochi che la memoria stessa sa giocare perfettamente, modificandolo. Sì, perché la memoria inventa, è un’attività creativa che cambia nel tempo insieme a noi così dichiara l’autrice in una recente intervista a Brunella Schisa (su Il Venerdì La Repubblica) e che condivido pienamente in base alla mia personale esperienza legata ai sapori di un’età e luoghi lontani e perduti. Mi ha ricordato un’altra autobiografia costruita attraverso piatti e pietanze e ricordi, più datata, quella della Sereni che nel lontano 1987 pubblicava “Casalinghitudine” il cui titolo mi aveva colpito e che avevo letto con curiosità e poi con piacere, immedesimandomi
Non esiste un’attività più prossima alla scrittura della cucina: entrambe necessitano di tecnica e immaginazione, di ordine e struttura, di esperienza e talento.
Così l’autrice nell’incipit al suo raccontare che prende le mosse da Posillipo negli anni Sessanta scandito dai cibi rifiutati e da quelli simbolo della crescita adolescenziale o delle riunioni politiche fino alle scelte per il gusto e il piacere di un sapore speciale che sa colmare i vuoti o creare nuovi sapori, inventandoli.
La recensione da Il mestiere di leggere di Pina Bertoli
[…] piccolo, saporito romanzo di formazione, Iaia Caputo intreccia le passioni di una vita raccontando attraverso il cibo – assaporato, divorato, rifiutato, gustato, cucinato, condiviso – il dispiegarsi di un’intera generazione. Dall’infanzia anni Sessanta a Posillipo, scandita da riti e divieti, da grandi letture e un sentimento di sostanziale “inappartenenza” che la spingerà a scavalcare impaziente i recinti per correre sempre più avanti, a una giovinezza improntata alla passione politica, condita da arancini afferrati al volo per strada e interminabili riunioni alla nicotina, fino ad approdare a una maturità milanese, laboriosa e inquieta, dove la guantiera di dolci non è che una copia sbiadita delle paste barocche della sua città.


Quattro amiche e un viaggio: da Napoli alla Turchia. Quattro donne diverse di cui una è voce narrante. Non più giovanissime, partono, stringendosi attorno a chi ha subito un lutto terribile. Non semplici donne in un viaggio, ma amiche, come sorelle, che sanno stare accanto le une alle altre, perché il peso del dolore condiviso aiuta a sopravvivere. Ciascuna con il proprio bagaglio di esperienze, di amori, di dolori nel cui vissuto ci sono stratificate le esperienze e le aspirazioni delle donne, di tante, un’intera comunità che non ti fa sentire solo perché la solidarietà ti salva e libera.
Vincitore del Premio Goncourt 2019
Tre voci narranti: un medico psichiatra Germán Velazquez Martín,
Un romanzo breve “Nives”, lungo una telefonata. Un breve antefatto e poi il dialogo tra la protagonista e il veterinario, la motivazione una telefonata d’emergenza che ha per oggetto una gallina imbambolata per poi diventare, sull’onda dei ricordi, una lunga chiacchierata rivelatrice tra due persone in là con l’età, l’una provata dalla morte recente del marito e dalla solitudine, l’altro che affoga spesso nell’alcool buona parte dei suoi pensieri. Sullo sfondo dei fatti, che pian piano si rivelano e svelano nella rilettura a posteriori e a distanza di tempo, la Maremma e i suoi linguaggi.
Andrea ed Edith, così diversi, così inconciliabili: eppure saranno i protagonisti di una grande storia d’amore, parafrasando il titolo che Susanna Tamaro ha dato al suo nuovo romanzo. Vite studiate e analizzate in una genesi lenta, come dichiara l’autrice in un’intervista sul Corriere. “dieci, quindici anni di lavoro. Ricostruisco la genealogia dei personaggi, i comprimari, tutto”. E in più in questo romanzo aggiunge il mare, grande assente nei suoi altri lavori, strana mancanza per lei triestina di nascita. Capitano di mare lui, lei giovane ribelle, si incontrano su un traghetto diretto in Grecia: e da qui un susseguirsi di incontri e partenze, un trovarsi e un perdersi. Eppure, Andrea, con il cui monologo si apre il romanzo, racconterà ad Edith assente tra ricordi e sofferenza come la solitudine lo attanagli “Forse perché, nella distrazione in cui spesso galleggio, fra tutti i pensieri possibili non era mai comparso questo: che tu te ne saresti andata e io sarei rimasto qui, nella nostra casa, a fare la vestale delle tue api”.
Nascita, vita, morte, caduta agli inferi e resurrezione di Grace, protagonista dell’ultimo splendido romanzo di Paul Lynch, ragazzina nata femmina ma a cui la madre impone, rasandole i capelli, una vita da uomo per darle più possibilità di sopravvivere alla durezza della vita e trovare più facilmente lavoro.