
“Questione di Costanza” è il romanzo che apre la nuova trilogia della Gazzola il cui titolo riprende il nome dalla protagonista: chi è questo nuovo personaggio femminile che l’autrice propone e alla quale affida il compito di muoversi e di raccontarsi in una nuova serie di romanzi?
È una giovane donna laureata in medicina che ha accettato temporaneamente il ruolo di ricercatrice per un anno presso l’istituto di paleopatologia di Verona. È partita quindi alla volta di Verona dalla Sicilia, precisamente da Messina, con Flora, la figlioletta di tre anni. Nonostante la giovane età è una madre e single. Ed è proprio nelle vesti di paleopatologa che la protagonista incontra un mondo affascinante, quello dell’indagine storica: si affacciano così sulla scena nuove figure di donna, effettivamente esistite, le cui vicende storicamente documentate si mescolano con quelle immaginate dall’autrice. Vite di donne di ieri e di oggi: ”la sfida più impegnativa è stata”, scrive l’autrice in un recente articolo, “il costruire un raccordo tra una vicenda contemporanea, che è quella della protagonista, e una vicenda storica con la quale la prima si interseca emotivamente”.

E continua aggiungendo “Mi stava molto a cuore che entrambi i romanzi di questa serie avessero una circolarità facilmente individuabile: se in Questione di Costanza era rappresentata da vari aspetti correlati ai legami di sangue (la condizione di illegittimità, il rapporto tra sorelle), in Costanza e buoni propositi è data dal tema centrale della falsa identità – dell’essere, o sentirsi, un’impostora”. La circolarità delle vicende quindi continua anche nel seguito “Costanza e i buoni propositi” dove un’impostora, in questo caso una donna che assumerà un’identità che non le appartiene, è come, o meglio come si sente tale, la rossa protagonista, perché anche lei “o vorrebbe essere e non è, oppure è e non vorrebbe essere- e si sente un’impostora per questo”. (le citazioni sono tratte dall’articolo della Gazzola comparso su tuttolibri La Stampa del 10 ottobre 2020)
della stessa autrice:
La costanza è un’eccezione il terzo volume della trilogia con Costanza Macallè




Quattro amiche e un viaggio: da Napoli alla Turchia. Quattro donne diverse di cui una è voce narrante. Non più giovanissime, partono, stringendosi attorno a chi ha subito un lutto terribile. Non semplici donne in un viaggio, ma amiche, come sorelle, che sanno stare accanto le une alle altre, perché il peso del dolore condiviso aiuta a sopravvivere. Ciascuna con il proprio bagaglio di esperienze, di amori, di dolori nel cui vissuto ci sono stratificate le esperienze e le aspirazioni delle donne, di tante, un’intera comunità che non ti fa sentire solo perché la solidarietà ti salva e libera.
Vincitore del Premio Goncourt 2019
Tre voci narranti: un medico psichiatra Germán Velazquez Martín,
Un romanzo breve “Nives”, lungo una telefonata. Un breve antefatto e poi il dialogo tra la protagonista e il veterinario, la motivazione una telefonata d’emergenza che ha per oggetto una gallina imbambolata per poi diventare, sull’onda dei ricordi, una lunga chiacchierata rivelatrice tra due persone in là con l’età, l’una provata dalla morte recente del marito e dalla solitudine, l’altro che affoga spesso nell’alcool buona parte dei suoi pensieri. Sullo sfondo dei fatti, che pian piano si rivelano e svelano nella rilettura a posteriori e a distanza di tempo, la Maremma e i suoi linguaggi.
Andrea ed Edith, così diversi, così inconciliabili: eppure saranno i protagonisti di una grande storia d’amore, parafrasando il titolo che Susanna Tamaro ha dato al suo nuovo romanzo. Vite studiate e analizzate in una genesi lenta, come dichiara l’autrice in un’intervista sul Corriere. “dieci, quindici anni di lavoro. Ricostruisco la genealogia dei personaggi, i comprimari, tutto”. E in più in questo romanzo aggiunge il mare, grande assente nei suoi altri lavori, strana mancanza per lei triestina di nascita. Capitano di mare lui, lei giovane ribelle, si incontrano su un traghetto diretto in Grecia: e da qui un susseguirsi di incontri e partenze, un trovarsi e un perdersi. Eppure, Andrea, con il cui monologo si apre il romanzo, racconterà ad Edith assente tra ricordi e sofferenza come la solitudine lo attanagli “Forse perché, nella distrazione in cui spesso galleggio, fra tutti i pensieri possibili non era mai comparso questo: che tu te ne saresti andata e io sarei rimasto qui, nella nostra casa, a fare la vestale delle tue api”.