Cees Nooteboom “533 Il libro dei giorni” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

continua a leggere la recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

 

 

 

 

 

 

 

 

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

L’occhio del monaco

Vanessa Montfort “Il sogno della crisalide” recensione di Francesca Frediani da D La Repubblica 22 febbraio

 

 

Patricia e Greta, due donne in fuga. Una è un’ex giornalista, ora pubblicitaria, afflitta dalla mancanza di tempo e soprattutto dal non riconoscersi. L’altra è un’ex suora, in fuga dal convento e da un passato oscuro, in cerca di se stessa. Si incrociano in volo da New York a Madrid e si riconoscono, e da quel momento la prima comincia a scrivere la storia della seconda, e nel frattempo anche la propria, e diventano l’una lo specchio dell’altra, trasformandosi e dimostrando quanto può essere grande la capacità di cambiare insita in ognuno di noi […] Quando il passato è troppo stretto, credere in sé diventa l’unico futuro possibile (da Francesca Frediani D La Repubblica 22 febbraio)

 

 Quarta di copertina da La Feltrinelli

“Tutti abbiamo almeno un’opportunità per realizzare un grande cambiamento di vita, uscire dalla nostra crisalide e rinascere in una forma più autentica, più forte, più libera.” Un incontro casuale durante un volo intercontinentale. Due donne ribelli a un punto cruciale della loro vita. Un’emozionante storia di amicizia femminile. Un inno alla capacità di sognare e di cambiare.

e notizie sull’autore:

Vanessa Montfort (Barcellona, 1975) è scrittrice e drammaturga. Dopo una laurea in Scienze dell’informazione, ha pubblicato tre romanzi e diretto varie opere teatrali che spaziano dalla commedia al dramma, al musical e al genere fantastico.  Dal 2015 dirige la Compañía Teatral Hijos de Mary Shelley, a Madrid. Per Feltrinelli ha pubblicato Donne che comprano fiori (2017).

 

Marija Stepanova “Memoria della memoria” recensione di Tiziano Gianotti da D La Repubblica 22 febbraio

(da Tiziano Giannotti DLa Repubblica 22 febbraio)

Dalla Quarta di copertina:

Mostrare tutto.

Nascondere tutto.

Custodire per sempre.

La sinossi da catalogo Bompiani 

La morte di una zia, un viaggio nel paese d’origine al limitare della steppa russa, miriadi di oggetti, fotografie e cartoline che si trasformano in grimaldelli per aprire lo scrigno della memoria famigliare e personale: storie d’amore, diari di viaggio, riflessioni sulla fotografia e sul dolore si fondono in una voce unica e ammaliante che ripercorre vicende umanissime ai margini della grande Storia. Al centro di tutto c’è una famiglia di medici, architetti, bibliotecari, commercialisti e ingegneri che hanno cercato di condurre un’esistenza tranquilla, per nulla spettacolare, e che pur vittime di violenze e persecuzioni sono riusciti a sopravvivere agli orrori del XX secolo. Com’è stato possibile? Per rispondere a questa domanda Marija Stepanova ha attinto a una biblioteca perduta e ritrovata di ricordi e li ha messi in dialogo con Barthes, Sebald, Sontag, Blok, Proust, con un linguaggio lirico e lieve che segna un passo avanti nell’evoluzione della forma narrativa contemporanea.

Desy Icardi “La ragazza con la macchina da scrivere” presentazione in breve

Leggi anche la recensione di Maria Anna Patti da CasaLettori

Una vecchia Olivetti, una mp1 rossa, e Dalia sono le protagoniste di un lungo viaggio nella memoria: dall’ascesa del Fascismo a gli anni Novanta.

Dopo L’annusatrice di libri, l’autrice dedica questo secondo romanzo al senso del tatto: Dalia infatti usa le sue dita per ricostruire, battendole sui tasti della sua Olivetti,  la vita e le storie vissute.

Desy Icardi nata a Torino, città in cui vive e lavora, è formatrice aziendale, attrice e copywriter. Nel 2004 si è laureata al DAMS e dal 2006 lavora in teatro anche in qualità di autrice e regista. Con Fazi Editore, nel 2019, ha pubblicato L’annusatrice di libri, un romanzo che ha avuto un grande successo di critica e di pubblico e i cui diritti sono stati venduti anche all’estero. (da Fazi Autore)

Della stessa autrice:

La biblioteca dei sussurri

Una Olivetti mp1 rossa è la protagonista insieme a Dalia di un lungo viaggio nella memoria, dall’ascesa del Fascismo agli anni Novanta. Le dita della protagonista battono sui tasti della vecchia Olivetti e ricostruisce le storie vissute.

Andre Dubus “Vasi rotti” recensione di Tiziano Gianotti da DLa Repubblica 25 gennaio

 

(da Tiziano Gianotti  DLa Repubblica 25 gennaio)

 

Dalla Redazione di Satisfiction:

ANDRE DUBUS ANTEPRIMA. VASI ROTTI

Arianna Farinelli “Gotico americano” recensione di Salvina Pizzuoli

 

 

Arianna Farinelli nata a Roma vive dal 2001 negli Stati Uniti dove insegna Scienze Politiche al Baruch College della City University di New York; è questo un aspetto importante della sua biografia per comprendere meglio questo romanzo d’esordio, ambientato durante l’elezione di Donald Trump, in cui presenta vari aspetti della società statunitense contemporanea. Il tema conduttore è quello dei diritti negati siano essi familiari, siano essi sociali o politico-economici, l’esclusione, il diverso, il nemico, l’emarginazione delle minoranze.

Tra le prime esperienze americane di Bruna, la protagonista, una italiana che per amore va a vivere negli Stati Uniti e  che come l’autrice insegna Scienze Politiche, l’incontro-scontro con la famiglia italo americana del futuro marito Tom, studente modello e futuro medico. Qui l’autrice metterà in luce il retaggio di quanto vissuto dagli emigrati italiani per raggiungere, con impegno,  fatica, sacrifici e rinunce, uno status sociale riconosciuto nella buona società, retaggio che influenzerà e peserà non solo sulle loro vite ma anche sulle scelte dei figli condannati a mantenerlo. Interessante e ben tratteggiata la figura della suocera, Amanda, figlia di bottegai divenuta docente universitaria, chiusa negli ideali perbenisti, senza riuscire a vedere oltre questi limiti e limitazioni nonostante l’ alto livello di cultura conquistato, ma che sa solo imporre, coadiuvata dal marito completamente assoggettato. 

Questa prima esperienza accompagnerà la protagonista dentro tutto il romanzo con sviluppi che la vedranno allontanarsi dal marito e dalla famiglia di lui per salvaguardare i due figli, Mario con problemi ad identificarsi in un corpo maschile e la figlia maggiore, Minerva, sensibile e acuta, forse troppo, e candidata ad una maggiore sofferenza.

Bruna conoscerà anche l’amore clandestino nato per caso con uno dei suoi studenti. Nel racconto della sua relazione con Yunus, afro-americano, il romanzo si sofferma sul tema del razzismo, ancora perdurante; attraverso le esperienze e il memoriale di Yunus, “Gotico americano” appunto, saranno messe in luce le vicissitudini infantili e successive che lo hanno deprivato degli affetti fondamentali, la volontà frustrata di riuscire ad emergere, tutti i motivi per cui seguirà, per proteggerlo, l’unico brandello di “famiglia” che gli è rimasto, e partirà con Mohammed verso una guerra non sua, assoldato dell’ISIS.

Dalla Nota dell’Autrice:

[…] come esseri umani siamo tutti titolari degli stessi diritti inalienabili: il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità, proprio come scritto nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America

Pina Bertoli “Infondate ragioni per credere all’amore” recensione di Salvina Pizzuoli

 

Non è stato semplice essere tua figlia: non lo è stato da piccola, né da grande; non perché tu non fossi un buon padre, non saprei neanche come definire “un buon padre”. Eri mio padre e basta; non ti ho scelto, mi sei capitato.

La citazione che mi piace riportare in apertura mette in luce un concetto difficile da accettare: i padri non si scelgono, ma anche quanto sia oneroso questo mestiere, di padri da una parte e di figli dall’altra, come si precisa qualche riga più avanti

Spesso mi sono accanita nel volere giudicare i comportamenti degli adulti con cui sono cresciuta: ora ho capito che giudicare serve a ben poco, meglio provare a capire.

Una trama circolare caratterizza il romanzo che si conclude rileggendo le primissime pagine, dove il cerchio si può chiudere, quando diventano allora chiare al lettore anche le asserzioni citate e nelle quali si enuclea una delle possibili chiavi di lettura di questo racconto sfaccettato e composito, il cui tessuto narrativo, con personaggi ben calibrati, prende e cattura perché procede con maestria, anche quando sa far immaginare e in qualche modo temere l’eventuale prosièguo  delle vicende.

La storia è ambientata in anni ben precisati e inserita in un contesto geografico-storico che fa da sfondo e nel contempo ne è protagonista per la sua implicita connotazione socio-ambientale.

Ci muoviamo tra Lucca e il mare, quella Viareggio della metà degli anni ‘50 che la videro protagonista tra i principali centri di villeggiatura del secondo dopoguerra e poi del boom economico.

Il lettore scorre le vicende, a più voci narranti, dell’esistenza di Francesco, giovane studente fragile e indolente, a partire dal 1955 fino al 1998, che s’intrecciano con quelle della sua famiglia e di altre di agiati borghesi e con quella di Maria, figlia del contado, abituata al duro lavoro dei campi e di fabbrica.

Una famiglia, quella di Francesco, che con le sue convinte e perseguite convenzioni e convinzioni del proprio peso e ruolo sociale, saprà minare il tessuto famigliare e le scelte dei suoi componenti, vittime tutti, convinti e ribelli.

È in questo contesto che s’inserisce l’amore del protagonista per due donne, importanti ciascuna a suo modo, alle quali Francesco sa aggrapparsi in tempi diversi, giustificando spesso a se stesso con alibi e accuse le scelte che ha o non ha saputo operare nella propria esistenza. Un romanzo che lascia al lettore più interpretazioni e possibili risposte, a cominciare dal protagonista: un inetto e un superficiale o una vittima di circostanze imprevedibili e ingestibili? Un incapace o un ribelle? Un egoista o un innamorato che non sa rinunciare ancora una volta all’amore?

Alberto Giuliani “Gli immortali. Storie dal mondo che verrà”recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno Culture 30 dicembre

Viaggio in giro per il mondo con Giuliani
di Flavia Piccinni
Ci sono dei libri che non passano di moda, e che sono chiamati classici. E poi ci sono delle avventure che è bello leggere perché parlano del nostro tempo e ci raccontano qualcosa di noi. Fra queste spicca “Gli Immortali” di Alberto Giuliani, fotografo vincitore dei più importanti premi internazionali. Conoscevo Giuliani per i suoi straordinari scatti, capaci di raccontare storie e luoghi in dettagli e sguardi, ma con questo libro – che è un po’ reportage e un po’ autofiction – pubblicato da Il Saggiatore (pp. 230, EUR 19) ne ho scoperto la profonda anima fin dall’attacco preciso e inquietante: «Anni fa, sulle rive del lago Bajkal, in Siberia, una donna mi lesse la mano. E un paio di anni dopo, nell’autunno del 1999, un bramino della città sacra di Vrindavan, in India, guardò nel mio futuro. Entrambi mi raccontarono le stesse gioie che mi avrebbe riservato la vita. E della morte. Prematura e violenta. Che dovrebbe cogliermi fra poco». Ed è questa rivelazione che guida Giuliani nel suo viaggio in giro per il mondo, in luoghi di struggente bellezza – come il fiume Yamuna, in India, o nella parte più segreta della Norvegia – e capaci di indicare la rotta per il futuro, come l’istituto NASA alle Hawaii. Assecondando la sua storia, di viaggiatore e di pensatore, Giuliani viene sospinto dalle sue domande, come un contemporaneo Dante, negli inferi della nostra vita e del nostro pianeta. Anche questo – insieme alla bella scrittura – fa del suo esordio un libro dotato di un senso atavico e necessario, che torna sempre al punto d’origine, in India, perché «l’India è un posto dove tutte le anime in cerca di qualcosa prima o poi passano». —