Lia Levi “Ognuno accanto alla sua notte” recensione di Salvina Pizzuoli

Tre storie per non dimenticare un’immane tragedia che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non ha riguardato solo gli ebrei, ma tutta l’umanità perché “gli ebrei sono state le vittime, lo sappiamo” ma, come afferma uno dei protagonisti “è tutta l’Europa che è stata ferita e non è ancora guarita. Altro che dramma ebraico, quello è dramma di tutti: laggiù non è morto solo l’uomo, ma l’idea di cosa è un uomo” (in corsivo nel testo).

Gisella, Doriana e Saul si incontrano casualmente, per Gisella e Doriana è stato un ritrovarsi a distanza di trent’anni e un riprendere a frequentarsi. Tre storie che riportano i tre narratori a tempi distanti dagli attuali in cui ciascuno vive, tre storie che sentono di dover raccontare, come si raccontano ai propri figli come memoria e come monito “Lo racconterai ai tuoi figli, dice il rito ebraico, ma ho capito una cosa – dirà Saul al termine dei racconti di cui il suo sarà l’ultimo – In questo momento “i tuoi figli siete voi”. “I tuoi figli” è chi ti ascolta e ti sente con cuore aperto”. Tre storie diverse per protagonisti e conclusioni, ma legate ad un periodo e ad un luogo ben preciso: Roma 16 ottobre 1943, giornata della retata nazista nei confronti degli ebrei, epilogo delle leggi razziali introdotte nel 1938. Nella storia di Doriana il commediografo Giulio Limentani è costretto a ricorrere ad un “prestanome” per pubblicare i propri scritti e sempre a causa delle leggi razziali anche la moglie Lucilla non insegna più nella Scuola pubblica; la seconda storia raccontata da Gisella è quella di un amore adolescenziale tra Colomba e Ferruccio, lei è una ragazza del ghetto, lui il figlio del fiduciario del Fascio; nella terza Graziano e la sua “ribellione” anche nei confronti della famiglia e del padre Vittorio Sabatello, consigliere della comunità ebraica. Le tre storie come il titolo del romanzo, tratto da un verso di Paul Celan ebreo rumeno nato in Bucovina allora territorio annesso alla Romania, sono legate e vogliono sottolineare la notte che ciascuno si porta dentro; come scriveva Primo Levi nella poesia che apre Se questo è un uomo, “Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore […] Ripetetele ai vostri figli”.

Dalle Edizioni e/o

Roma nel periodo delle leggi razziali. Come è possibile che Giulio Limentani, commediografo di successo, si trovi a seguire un proprio lavoro di scena in un teatro, nascosto in incognito in un angolo del loggione?
E come riusciranno a vivere il loro amore i due quindicenni Colomba e Ferruccio, lei ebrea e lui figlio di un gerarca fascista?
Infine un tragico dilemma: la classe dirigente ebraica di quegli anni è forse colpevole di aver sottovalutato il pericolo? E se è un figlio ad accusare di questa inadeguatezza il proprio padre?…

Lia Levi, di famiglia piemontese, vive a Roma, dove ha diretto per trent’anni il mensile ebraico Shalom. Per le nostre edizioni ha pubblicato: Una bambina e basta (Premio Elsa Morante Opera Prima), Quasi un’estateL’Albergo della Magnolia (Premio Moravia), Tutti i giorni di tua vitaIl mondo è cominciato da un pezzoL’amore mio non puòLa sposa gentile (Premio Alghero Donna e Premio Via Po), La notte dell’oblioIl braccialetto (Premio Rapallo) e Questa sera è già domani, vincitore del Premio Strega Giovani 2018. Nel 2012 le è stato conferito il Premio Pardès per la Letteratura Ebraica.

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