Stefano Mancuso “Fitopolis, la città vivente”, presentazione

Le città del futuro, siano esse costruite ex novo o rinnovate, devono trasformarsi in fitopolis, luoghi in cui il rapporto fra piante e animali si riavvicini al rapporto armonico che troviamo in natura. Non c’è nulla che abbia una maggiore importanza di questo per il futuro dell’umanità.(da Editori Latreza)

Ripensare le città, questo suggerisce Mancuso che le ritiene oggi incapaci per la loro costituzione e trasformazione nel tempo di difenderci dal cambiamento climatico legato all’essere divenute uniche aree precipue all’esistenza umana: prima abitanti della terra oggi abitanti delle città. Ma le città proprio perché tali richiederebbero un ambiente stabile mentre oggi le condizioni ambientali sono diventate mutevoli soprattutto il riscaldamento globale potrebbbe costituire una delle condizioni di base  della nostra sopravvivenza: è diventato pertanto vitale riportare la natura all’interno del nostro habitat. Sono infatti le città, sempre più grandi e popolose nel tempo e da qui in avanti, il luogo in cui avviene la maggiore aggressione all’ambiente

“L’unica maniera è de-impermeabilizzarla. Dal 30 al 40 per cento della superficie urbana è coperta da strade e allora dobbiamo prendere il 50 per cento delle strade e sottrarlo al traffico veicolare. De-impermeabilizzare vuol dire togliere l’asfalto, riportare un terreno utilizzabile e realizzare sopra dei parchi, piantarci alberi”.

Così risponde alla domanda di Walter Veltroni, suo intervistatore su il Corriere della Sera (16 Nov 2023), che gli chiedeva il come.

Nell’interessante intervista Mancuso espone la sua città ripensata, de impermeabilizzata e resa vivibile dagli uomini che ne hanno scelto l’ambiente come l’unico in cui insediarsi stabilmente e vivere.

“Ovviamente ci devono essere dei servizi pubblici che funzionino. Le città devono essere ripensate in maniera radicale. […]  una città moderna dovrebbe essere una struttura vegetale, diffusa, ramificata. È il concetto della città dei 15 minuti: dovunque tu sia, nel raggio di 15 minuti a piedi, devi essere in grado di trovare tutto ciò che necessita per la tua vita quotidiana”.

E aggiunge che andrebbe ripensata la superba scala gerarchica che pone la natura in genere al gradino più basso e l’uomo a quello più in alto, quasi fosse “il migliore”, ma aggiunge “In natura non esiste l’idea di “meglio”, non esiste il più forte, il più intelligente, il più furbo; in natura esiste il più adatto, cioè colui che si adatta meglio”

Un testo interessante per la prospettiva tracciata in “Fitopolis, la città vivente”, il cui titolo contiene già un progetto.

Sulla pagina di Laterza un estratto

Dello stesso autore

La tribù degli alberi

Un Edida per Natale?

Piccolo prezzo grandi letture… in cartaceo e in ebook tutti su EDIDA
E per citarne alcuni da non perdere… spy story, racconti, romanzi classici, contemporanei, storici

Quattro spy story di ambientazione storica di successo

O.D.E.S.S.A. L’ora della fuga

O.D.E.S.S.A Caccia in Argentina

O.D.E.S.S.A Operazione Damocle

O.D.E.S.S.A Il tesoro del lago

Racconti e romanzi

Classici

Verne Il conte di Chanteleine

Verne La sfinge dei ghiacci

Stevenson Il diavolo nella bottiglia , con il testo a fronte e illustrazioni di Elena Salucco

Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde con le illustrazioni di Mauro Moretti

Addio a Ulisse fumetto ad opera di Mauro Moretti e testi di Giovanni dell’Olivo

Contemporanei

Dialoghi. Più o meno probabili

Il Viaggiastorie. Racconti fantastici, con illustrazioni di Elena Salucco

Nell’altro giardino

Il tempo smarrito. Memorie di un’ottuagenaria

Il complesso di Arkhàn, fantascienza

Delitti

Cagliostro e il mistero del manoscritto perduto

e non perdetevi i manuali, la saggistica, la poesia, per i giovani lettori… tutti su EDIDA

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di novembre 2023

Giovanni Luca Valea “Una vecchia valigia”, NeP Edizioni

NeP Edizioni

La sinossi

La vita ordinaria di Domenico Ferraro, vecchio professore in pensione ormai stanco e insofferente, viene turbata dalla consegna di una vecchia valigia. Una lettera accompagnatoria annuncia l’imminente arrivo di un misterioso ragazzo, con la richiesta gravosa di prendersene cura. L’irrompere del giovane Lupo diviene una imprevedibile deviazione del destino, che cambia radicalmente l’esistenza del professore. Domenico è un uomo emarginato e solo, abituato a porsi di fronte alla vita con l’atteggiamento di un ospite silenzioso e indifferente. Un silenzio dovuto alla rassegnata accettazione, che divora gran parte delle parole che si vorrebbero dire, nella costrizione di soccombere davanti all’impossibilità di opporsi.

Viviamo così insieme al protagonista i suoi dubbi e le frustrazioni dei suoi fallimenti, ma anche il febbricitante sopraggiungere di nuove sensazioni per la vicenda rocambolesca in cui si trova, suo malgrado, coinvolto. La vecchia valigia si rivela essere un bagaglio di ambizioni per evadere dal grigiore di un’esistenza calpestata e vissuta costantemente come un’ombra.

Giovanni Luca Valea nasce a Firenze nel 1988. Docente di Lettere, ha all’attivo tre raccolte poetiche: “Canzoni di rabbia, poesie d’amore” (2015), “Una storia che credevo di avere dimenticato” (2019) e “Una rosa al padrone” (2021). Come cantautore, si ricorda il successo di critica de “La disciplina del sogno”. In uscita, a novembre, l’album “Canzoni”. “Una Vecchia Valigia” è il suo primo romanzo.

Qui un’anteprima

Massimiliano Milesi “Charlie sotto i portici”, Pandilettere Edizioni

Pandilettere Edizioni

“Un libro enigmatico, che lascia nel lettore tanta curiosità e desideri di approfondimento anche musicale.
Un racconto che si lascia leggere tutto d’un fiato e non cessa di stupirci.
Da leggere per rimettere “tutto” o “quasi tutto” in discussione… se non altro, proprio le nostre convinzioni più radicate.”
(dalla postfazione di Antonella Antonelli)

Un breve estratto

“Dopo cinque minuti arriva la sorveglianza. Qui, dopo la bomba di quel pazzo di qualche anno fa, adesso si sta parecchio attenti. Mi aprono tutte le stanze, e io -da solo – mi preparo all’articolo più importante della mia vita.”

Di cosa parla Charlie sotto i Portici?
Un misterioso concerto a Roma nel 1953.
Realtà o invenzione?
Un vecchio nastro perso e ritrovato.
Foto inspiegabili.
Chi c’era quella sera a sentire Parker in Piazza Nicosia?


Note biografiche
Massimiliano Milesi nasce a Roma nel 1965. Autore, regista, insegnante di teatro, saggista. È anche un Monaco Buddhista e insegnante di Dharma della Scuola Kempon Hokke International. Fonda la Permis de Conduire, formazione produzione teatrale, nel 1992, successivamente la compagnia TeatroDaViaggio, nella quale porta avanti da anni una ricerca sul Teatro di Carlo Goldoni. Ha diretto diversi teatri negli ultimi trent’anni; nel 2021 fonda, con la dramaturg e attrice Antonella Antonelli, il politecnico del monologo, presso il Teatro Elettra che entrambi dirigono assieme ad Alberto Buccolini.,Le sue regie hanno spaziato dal Teatro di ricerca negli anni ’90, alla commedia classica di Carlo Goldoni sino agli autori contemporanei europei e giapponesi. Ha alle sue spalle anche una lunga attività di saggista, giornalista e conduttore radiofonico.Pubblica “Teatro e Zen” nel 2014 (reality book), “Teatro 1” nel 2015 (edizioni Permis de Conduire),
“Dinamica gesto carattere, il metodo DGC” nel 2019 (Fefè Editore).

Erri De Luca ” A schiovere. Vocabolario napoletano di effetti personali”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Feltrinelli

Una serie di vocaboli e di espressioni in napoletano, per l’autore una serie di “effetti personali” raccontati come tali e illustrati da Andrea Serio.

E, come spiega nella Prefazione, è linguaggio appreso da voci vicine e affettive, legato a ricordi, a letture, ad avvenimenti, fatto di raffigurazioni, espressioni personalizzate  “Le parole qui raccolte sono effetti personali, calli che hanno resistito sotto il guanto dell’italiano” e continua precisando “Il napoletano è un utensile impugnato a mano nuda. Non sta sulla punta della lingua ma nel palmo. Lo maneggio con me stesso, lo canto, mi dico versi e proverbi, lo adopero da sprone e da scoraggiamento, per una collera, per un complimento”.

Centouno vocaboli “estratti dal mio giacimento napoletano”, scrive in chiusura e relativamente all’espressione “a schiovere” che dà il titolo a tutta la raccolta “È la maniera con cui mi vengono le storie, sbucate alla rinfusa da un guizzo di ricordo. Anche le circostanze della mia stessa vita stanno sotto la sigla a schiovere, dove niente è accaduto per progetto, invece sotto impulso di avvenimenti vari. Concludo questi centouno vocaboli estratti dal mio giacimento napoletano. Ringrazio chi mi chiede di proseguire, ma rispondo che da ospite devo lasciare la tavola finché ancora gradito. Qui termina il mio vocabolario a schiovere”

Anche per me che amo i dialetti è stata una scoperta; a parte alcune espressioni che riconosco e che so interpretare, la maggior parte mi sono davvero sconosciute e celano sotto la superficie significati nascosti: oltre agli effetti personali dell’autore, c’è tutta la storia e la filosofia di vita di una terra di grande cultura che li esprime attraverso la lingua che le è propria e dove affonda le proprie radici.

E spigolando e stralciando, per far capire di quel che vi si tratta, ma senza esagerare, perché levando troppo  dal contesto se ne perde l’efficacia

A Napoli era difficile cadere in mezzo alla folla che gremiva le strade. Ci si poteva sempre appoggiare a qualcuno, e in caso di sconocchiamento, cioè di cedimento degli arti inferiori, si veniva subito sorretti. Ora in città c’è meno densità abitativa. Se uno cade si deve alzare da solo. Si uno car’, s’adda aiza’ isso sulo

Nei momenti di tensione e affanno mi esce, puntuale e pronto, il napoletano. Mi protegge.È il mio arricietto (Ndr ovvero rifugio, in tempo di guerra è una parola d’ordine.Si scappava al suono lugubre della sirena di allarme per trovare un arricietto nei rifugi antiaerei)

Un proverbio locale, di genere consolatorio, afferma: “Pure nu càucio arèto è nu pass’ annanz’”. Pure una pedata nel sedere è un passo in avanti. Chi ne ha presi molti non è tanto convinto di essere avanzato gran che, ma i detti popolari hanno spesso ragione.

Zallo fa radice per “’o ’nzallanuto”, il rimbambito. Per mia nonna era sentenza grave e peggiore insulto. Perché non si poteva essere ’nzallanuti a Napoli. Ne andava della vita stessa, oltre che della reputazione. A volte coincidono: per evitare il rischio di passare per tale, si accetta di correre un serio pericolo.

Ho incontrato la parola nella canzone “’O Guarracino”, composta nel 1700. Si racconta di un pesce che si agghinda per cercarsi una fidanzata: “Tutto pósema e steratiello, ieva facenno lo sbafantiello”. Tutto in posa e tirato/stirato a nuovo, andava facendo lo sbafantiello, che è un insieme di azzimato, vanesio, esibizionista. Il diminutivo in -iello ridimensiona la pretesa esponendo al ridicolo.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Le regole dello Schangai

Spizzichi e bocconi

The Passenger novembre 2023

“Venezia”

Con il titolo The Passenger , Iperborea annovera una serie di volumi che presentano inchieste, reportage, saggi, narrativa che determinano il ritratto del Paese trattato fornendone un ampio quadro sotto l’aspetto culturale, economico, politico anche attraverso gli scritti di narratori, giornalisti, esperti.

A novembre VENEZIA

Se altrove la modernità e l’urbanizzazione hanno cambiato radicalmente il volto delle città lasciando giusto qualche scorcio dei centri storici vagamente intatto, Venezia ha sempre rassicurato il visitatore: puoi venire oggi, domani o tra dieci anni, il museo a cielo aperto sarà sempre qui. Questa visione cristallizzata e in parte coltivata dagli stessi veneziani, i limiti fisici all’espansione in orizzontale così come in verticale hanno contribuito a dare questa sensazione di immobilità e astoricità: ingannevole e per definizione impossibile in un ambiente anfibio e mutevole come quello lagunare. Le pagine di questo volume dimostrano il contrario… (continua da Iperborea)

Così si apre la presentazione del volume dedicato a Venezia

Gli autori di questo volume: Gianfranco Bettin, Ginevra Lamberti, Vera Mantengoli, Alessandro Marzo Magno, Gianni Montieri, Tiziano Scarpa, Diletta Sereni, Anna Toscano, Eleonora Vio, Clara Zanardi

A questo linK Anteprima e Sommario

“O.D.E.S.S.A. Il tesoro del lago” e la serie

La tetralogia è completa!

Dopo una trilogia di successo!

Ancora una volta Leonard Walder coinvolto in una vicenda complicata e rischiosa. La posta è alta, evitare una guerra che potrebbe incendiare il Medio Oriente.
L’acquisto in asta a Treviri di un volume appartenuto ad un bibliofilo tedesco strapperà Leonard Walder dal lento tran tran della recente vita da antiquario per ripiombarlo in una nuova e pericolosa avventura. I trascorsi legami con Mike, la rete del Mossad e la Cia di Fox, lo porteranno in Israele e in Libano per tentare di sventare i piani criminali di una rete di nostalgici delle SS che si servono dei tesori trafugati nel corso della ritirata dell’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, sepolti o dislocati in segreti nascondigli, per finanziare le loro losche imprese.
Ancora O.D.E.S.S.A. ancora intrighi internazionali, ancora la storia rigorosa del recente passato che riemerge imperiosa e piena di mistero.
Paesaggi, personaggi, luoghi, avvenimenti ben congegnati e articolati con descrizioni e ambientazioni di usi e costumi dei territori in cui si svolge l’azione, giocata sempre sul filo della tensione, in modo vivido e quasi filmico.
Il quarto volume della serie O.D.E.S.S.A. “Il tesoro del lago” continua, anche se a sé stante, la storia da:
“O.D.E.S.S.A. L’ora della fuga”
“O.D.E.S.S.A. Caccia in Argentina”
“O.D.E.S.S.A. Operazione Damocle”

Li trovate tutti e quattro su Amazon in ebook e in cartaceo.

Donato Carrisi “L’educazione delle farfalle”, presentazione

Questo non è semplicemente l’ultimo capolavoro di Donato Carrisi. Perché Serena non è un personaggio come gli altri, e questa non è una storia come le altre. Questo è un viaggio inarrestabile alla scoperta degli angoli più oscuri del nostro cuore e delle nostre paure, al termine del quale il nostro modo di vedere il mondo, semplicemente, non sarà più lo stesso.(da Longanesi Libri)

Serena e Aurora, madre e figlia, una vita tra lussi e uno stuolo di figure che rispondono a tutte le esigenze della piccola. Aurora ha sette anni e somiglia alla madre, come lei biondissima, soprannominata per questo “lo squalo biondo” per il suo essere una broker di successo dell’alta finanza: fredda, distaccata, non le si può attribuire nei confronti della figlia, frutto di un incontro casuale., l’appellativo di madre amorosa e presente.

E poi la tragedia. In un paesaggio freddo, montano, tra la neve l’incendio di uno chalet in cui Aurora e altre undici bambine alloggiano da una settimana, un soggiorno tra gioco e lezioni di sci. È l’ultima sera prima del rientro a Milano dove vivono lei e la madre.

È da questo momento che Serena inizia il suo lungo e minuzioso viaggio dentro i sentimenti, ora che la destinataria è dispersa. È proprio nella seconda parte del romanzo che la protagonista vivrà un cambiamento lento e diventerà capace di esprimere nell’assenza i propri sentimenti.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La casa senza ricordi

La casa delle luci

La casa delle voci recensione di Alessandra Farinola mangialibri

La casa delle voci di Lara Crinò

Intervista a Donato Carrisi da Panorama di Terry Marocco

Corrado Peli “La maledizione di Fossosecco”

FANUCCI EDITORE

in libreria dal 24/11/2023

Un piccolo paese dove nulla accade, un ragazzo disabile venuto dalla città, cinque improbabili amici e un mistero che ha oltre settant’anni di storia. Risolverlo sarà come aprire uno squarcio nella realtà, sei pronto a immergerti in un racconto fantastico?

È una torrida giornata di inizio settembre quando la famiglia Adani si trasferisce da Genova a Fossosecco, piccolo centro sperduto nella Bassa tra Bologna, Ferrara e Ravenna. Giuseppe Adani ha deciso che quel tranquillo paese di pianura è il luogo ideale per Marco, il figlio tredicenne rimasto paralizzato dalla vita in giù dopo un incidente stradale in cui è morta la madre. Il ragazzo si integra fin da subito nella nuova realtà, sfrecciando lungo le strade del paese in sella alla sua Silver Bullet, un triciclo a motore potenziato. E mentre si salda l’amicizia con i coetanei Andrea e Stefano, Marco si rende conto che a Fossosecco accadono cose strane. A turbare le sue notti è la figura di un uomo che compare ogni volta alle undici a poca distanza dal casolare degli Adani, vaga per mezz’ora tra i campi e infine scende in un lago scomparendo sotto la superficie. Ma l’aspetto più inquietante è che soltanto Marco riesce a vederlo. Il nuovo gruppo di amici, al quale si uniscono le coetanee Lucia e Mirella, si troverà così a indagare su una serie di eventi che risalgono a decenni prima, finanche alla Seconda guerra mondiale.

«Con questo romanzo rimetto al centro del racconto i miei luoghi d’origine e quella fase della vita, l’adolescenza, che ritengo la più interessante dal punto di vista letterario. I misteri da risolvere e le spaventose avventure che il protagonista e i suoi amici si trovano a vivere, sono anche il filo conduttore di una storia di amicizia e formazione in un piccolo paese della Bassa padana.»

Corrado Peli è nato a Castel San Pietro Terme (BO) nel 1974. Scrittore e giornalista, lavora in un’agenzia di comunicazione. Vive a Medicina, in provincia di Bologna. Autore già noto con lo pseudonimo di Corrado Spelli per La stanza del dipinto maledetto (Newton Compton) e L’isola dei dannati (TeZLA Books); con I bambini delle Case Lunghe fa il suo esordio nel catalogo Timecrime (Gruppo Editoriale Fanucci) cui fa seguito Il sangue degli abeti, il suo secondo romanzo. Con La maledizione di Fossosecco, primo volume della dilogia La Balotta dei Tramonti, di cui il secondo, Il ponte dell’impiccato, è di prossima pubblicazione, fa il suo esordio nella collana Young Adult di Fanucci Editore.