Maurizio De Giovanni “Il tempo dell’orologiaio”, presentazione

Copertina del thriller di Maurizio De Giovanni "Il tempo dell'orologiaio", Feltrinelli

Feltrinelli

“Era quello il tempo dell’orologiaio. Sospensione, equilibrio e ricordo, finché tutto tornava a muoversi e a girare. Il tempo dell’orologiaio è un orologio fermo” (dalla Quarta di Copertina)

Il tempo dell’orologiaio continua e conclude la storia iniziata con L’orologiaio di Brest. Pur essendo il naturale seguito del primo romanzo, può essere letto anche autonomamente, perché Maurizio de Giovanni restituisce con abilità gli avvenimenti precedenti, fornendo al lettore tutte le informazioni necessarie per comprendere la vicenda. Tuttavia, leggere entrambi i volumi permette di cogliere pienamente le tematiche affrontate, l’evoluzione dei personaggi, con il peso del passato sul presente, con le sofferenze affrontate, il ritorno e le difficoltà del ritrovarsi.

Per comprendere comunque il secondo romanzo è utile ricucire le due trame.

Nel risvolto di copertina si legge:

«Carlo Malavasi, nome di battaglia “Sergio”, è stato per oltre quarant’anni una primula rossa della lotta armata: latitante imprendibile, custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi, signore dei congegni, ha costruito meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui la vita si spezza. A strapparlo alla copertura anonima dietro cui si è nascosto a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen.
Andrea è un professore universitario, ordinario, metodico, cresciuto con una madre che per tutta la vita gli ha raccontato di un padre lontano, morto in mare. Fino al giorno in cui scopre che quel padre non solo è vivo, ma è un assassino. Vera, invece, è una giornalista ossessionata dalla morte del padre che non ha mai conosciuto, ucciso nel 1984 in un attentato. Vuole la verità, Vera. La vuole da sempre. Ma proprio quando sembra sul punto di afferrarla, la donna scompare nel nulla.»

Il primo volume conduce il lettore negli anni di piombo: una parte fondamentale della vicenda è infatti ambientata in quel periodo storico, segnato dal terrorismo politico e dalle sue drammatiche conseguenze. Il passato dei protagonisti è profondamente legato a quegli eventi, così come quello dell’orologiaio protagonista, rifugiato a Brest, Carlo Malavasi, nome di battaglia Sergio, ex terrorista costretto per decenni alla clandestinità. Da quel passato prendono avvio gli eventi che trovano compimento nel Tempo dell’orologiaio dove emerge il rapporto tra padri e figli; il peso della memoria e del passato; la ricerca della verità, anche quando è pesante; il senso della colpa, o il rimorso o la possibilità o impossibilità di trovarvi l’assoluzione o il  perdono.

Nel secondo volume l’azione è volta a trovare e salvare Vera, alla collaborazione che nasce tra padre e figlio e nipote, Martina la figlia di Andrea, dal carattere simile a quello di nonno Carlo: per trovare Vera, Carlo dovrà cercare i compagni di un tempo, scoprire chi lo ha venduto, quarant’anni prima, consegnandolo a un centro di potere oscuro che ancora proietta la sua ombra.

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