Fabio Stassi “Uccido chi voglio” presentazione

Continuano le avventure di Vince Corso il biblioterapeuta-detective: quaranteseienne, professore precario, un padre di cui non conosce nemmeno il nome, vive a Roma in un sottotetto in via Merulana (ogni coincidenza non è un caso…) una strada del centro storico lungo i rioni Monti e Esquilino, dove esercita un mestiere inventato per sopravvivere: consiglia ai suoi pazienti le pagine di letteratura che possano aiutarli a risolvere i mali del corpo e dell’anima da cui sono afflitti. Se nel primo romanzo (La lettrice scomparsa) sarà un elenco di libri a determinare il chiarimento e la risoluzione, nel secondo (Ogni coincidenza ha un’anima)  presenta il caso di uno studioso di fama afflitto dall’Alzheimer che ripete frasi spezzate e senza senso. In questo terzo romanzo il protagonista, dopo l’avvelenamento dell’amato cane Diango da parte di ladri che gli hanno devastato l’alloggio, sarà testimone diretto di ben sei omicidi divenendo da inquisitore sospettato; ma la soluzione anche in questo romanzo al contrario sarà ancora nei libri o meglio nella letteratura, terra di confine tra il reale e l’immaginario, che insegna a leggere la realtà.

Dal catalogo Sellerio Editore:

 

Questa storia è nata in un carcere. Un detenuto albanese mi rivelò, in un incontro, il vero significato dell’antico soprannome della mia famiglia, Vrascadù. Avevo sempre creduto che volesse dire Braccia Cadute e fosse una contrazione del siciliano. Si trattava invece di una frase arbëreshë; il ragazzo mi consegnò la traduzione su una pagina strappata che ho portato con me per anni: Uccido chi voglio.

F. S.

e anche

le altre avventure di Vince Corso

Ottessa Moshfegh “La morte in mano” presentazione in breve

Ottessa Moshfegh “La morte in mano”.

Vesta, una donna anziana, è la protagonista di questo romanzo dell’autrice bostoniana, pieno di tensione e di suspance.  Rimasta vedova, va a vivere in una casa isolata in mezzo al bosco. Un giorno, durante una passeggiata con il caro Charlie, trova un bigliettino scritto a mano, fermato sotto e sopra da piccoli sassi posizionati con cura  “Si chiamava Magda. Nessuno saprà mai chi è stato. Non l’ho uccisa io. Qui giace il suo cadavere”.

Ma non c’era nessun cadavere […] c’era solo quel messaggio a terra”.  Una morte già avvenuta ma di cui mancano e il cadavere e indizi che possano far scoprire e il corpo e l’assassino che scatenano supposizioni, dubbi e paure nella protagonista.

Brevi note biografiche

Scrittrice e saggista statunitense ha pubblicato  Eileen, il suo primo romanzo, nel 2015. In Italia  nel 2019 ha pubblicato con Feltrinelli Il mio anno di riposo e oblio e, nel corrente anno in agosto è stato pubblicato, sempre per la stessa casa editrice, La morte in mano

Jane Corry “Finché morte non ci separi” presentazione in breve

Jane Corry “Finché morte non ci separi”

Un nuovo thriller di Jane Corry la cui protagonista è un’aromaterapeuta, quarantenne divorziata, Vicki. Si apre con una premessa che sottolinea come gli oli per l’aromaterapia non siano innocui ma possono essere tossici se usati nel modo sbagliato. O così dicono alcuni.

Tradita e abbandonata dal marito proprio quando era insorta la malattia che l’affligge, una specie di epilessia, aveva divorziato ormai da anni quando la polizia va ad annunciarle la scomparsa del suo ex e a chiederle notizie e chiarimenti. Ma quando tutti gli indizi portano alla conclusione che l’uomo sia morto, Vicki si ritroverà a doversi difendere dall’accusa di omicidio. Ma non sarà semplice, la sua memoria è offuscata dalle medicine che assume.

Dalla presentazione al testo all’interno del volume

[…]Il nuovo thriller bestseller di Jane Corry, con colpi di scena brillanti, coinvolge il lettore fino all’ultima pagina, dimostrando ancora una volta l’abilità di questa autrice nel creare suspense e tensione, e nel costruire personaggi con segreti inimmaginabili.

e anche una breve biografia

Scrittrice bestseller in Inghilterra e in usa, dove con i suoi thriller raggiunge i primi posti in classifica, è l’autrice de “La nuova moglie” ( 2017) “Le tre bambine”( 2018) e l’e-book original “Cattive sorelle” (2018) . Scrive per diversi giornali inglesi, tra cui The Times e The Daily Telegraph, e ha lavorato anche come insegnante di scrittura in una prigione di massima sicurezza – esperienza che spesso ritorna anche nei suoi thriller.

 

Alla riscoperta di Giorgio Scerbanenco: un inedito e altri scritti

 

 Un libro perduto durante la Seconda guerra mondiale e ritrovato nell’archivio di famiglia, un romanzo inedito nello stile del migliore Scerbanenco: tagliente, ironico, sensuale. Il ritorno del maestro del noir all’italiana.(da La nave di Teseo Editore)

Forse in attesa di pubblicazione intorno agli anni Quaranta, poi se ne persero le tracce, presumibilmente per un trasloco operato dalla casa editrice Mondadori in tempi poco tranquilli. Ritrovato tra i documenti dell’autore, è stato ripubblicato da La nave di Teseo.

Da La nave di Teseo Editore

“Sull’isola della Ginestra, un piccolo scoglio verde al centro di un lago, la villa della famiglia Reffi è il rifugio sicuro per il vecchio Antonio, medico otorino dall’ironia affilata, e i suoi due figli. Carla, la maggiore, si dedica alla scrittura tra le frecciatine del genitore. Celestino, il fratello minore, è diventato medico per esaudire le preghiere del padre ma preferisce rivolgere il suo intuito alla matematica. Con i cugini spiantati Vittorio e Jole e le due domestiche, gli abitanti del Ginestrin sono al completo. La vita sull’isola scorre tranquilla fino a quando sulle sue rive non approdano due ladri d’albergo in fuga dalla polizia: Guido, giocatore d’azzardo con la passione per la pittura e Beatrice, bella, sfacciata e fatale. L’arrivo dei due latitanti e le loro rivelazioni incrinano il mondo perfetto dei Reffi, che si ritrovano l’uno contro l’altro di fronte a un dubbio morale: denunciare i due ospiti o dare loro una possibilità di riscatto?[…]

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Giorgio Scerbanenco “Il terzo amore” 

Giorgio Scerbanenco “Luna di miele”

e anche:

su mangialibri alcune recensioni

e una biografia

Carlo Lefebvre “La fuggitiva” presentazione

La fuggitiva. Il primo caso del commissario Gerard è il primo romanzo di Carlo Lefebvre, professore ordinario fuori ruolo di Geografia Economico-Politica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e autore di saggi e monografie, e rappresenta il primo ingresso sulla scena del noir del commissario Gerard. I fatti narrati si svolgono in un arco di tempo che va dal luglio 2012 allo stesso mese del 2013. Le indagini  muovono da Marsiglia tra vicoli stretti e profumi di spezie in cui il commissario dell’intelligence francese è chiamato ad indagare sulla morte ad Amsterdam di un crittografo originario di Marsiglia. Altre morti seguiranno e i segni lasciati da una bellissima tunisina, la fuggitiva appunto, protagonista di una fuga attraverso l’Europa: spie, attentati hackeraggi informatici, omicidi che paiono slegati sono gli ingredienti che daranno corpo ad un puzzle avvincente.

 

Dal Catalogo Giunti la trama

Amsterdam, luglio 2012. Negli uffici di Seleksoft, azienda olandese specializzata nel crittaggio di informazioni sensibili, viene ucciso Mick Hendriks, un analista esperto di crittologia. Nove mesi dopo, a Châtillon-sur-Marne, il contabile di un priorato precipita alle prime luci dell’alba dal campanile della chiesa. L’ipotesi del suicidio non convince l’ispettore Legrand che parte per Marsiglia, città natale dell’impiegato. Ma la sua vita e la sua inchiesta si fermano dietro la porta di un albergo di terza categoria. Due morti che sembrano appartenere a mondi diversi. François Gerard, commissario della DCRI, l’intelligence francese, che sta collaborando con la polizia olandese sul caso Hendriks, si getta a capofitto nei vicoli di Marsiglia alla ricerca dell’assassino di Legrand, amico di vecchia data. Ma il puzzle è complicato, le tracce ambigue, gli indizi contraddittori. A Marsiglia vive una giovane e bellissima tunisina, Sahar, fuggita dal regime di Ben Alì insieme a Farid, l’uomo che credeva di amare. Lavora in una libreria sul Quai, passa le serate nei bar colorati e chiassosi del Panier e di Cours Julien. Poi, una sera, la sua vita cambia di colpo. Attirata con un tranello in casa di Farid, trova un uomo col cranio sfondato. Non ha altra scelta che la fuga. […] Il commissario Gerard […] è anche un investigatore cerebrale, raffinato e geniale nelle elaborazioni, tenace nel seguire le sue intuizioni. Inseguendo Sahar alla ricerca dell’assassino di Legrand, scopre per merito di lei che dietro le quinte si muove un personaggio che gli darà filo da torcere fino all’ultimo istante e di cui è noto solo il nome: Garcia. Un thriller internazionale con trame e azioni ricche di suggestioni e cariche di implacabile tensione.

Javier Cercas “Terra Alta” presentazione

Javier Cercas è stato con Terra Alta vincitore nel 2019 del Premio Planeta, uno dei maggiori riconoscimenti letterari spagnoli. In un articolo a firma dell’autore, comparso recentemente su La Repubblica, racconta e spiega come sia arrivato a costruire questo suo ultimo romanzo, operando scelte narrative diverse determinate “dalla mia trasformazione come persona e della mia urgenza di reinventarmi come scrittore”. E indica la crisi catalana del 2017 come svolta personale da cui è derivata anche quella come scrittore. Ma fino ad un certo punto però, perché scrive “possiamo essere soltanto ciò che siamo. “Terra Alta” è una mescola di thriller e di western, però, a ben guardare, tutti i miei libri precedenti lo sono. “Terra Alta” gira intorno a temi a cui avevo appena accennato negli altri miei libri – la giustizia, la vendetta, l’odio – però alcuni loro temi essenziali – l’eroismo, il passato come dimensione del presente – compaiono anche qui[…]questo libro aspira ad essere diverso […] e radicalmente fedele” a quanto scritto fino ad ora, conclude nel suo articolo di presentazione al suo ultimo lavoro aggiungendo la notazione che spetterà al lettore riconoscergliene o meno la riuscita.  (le citazioni sono tratte da La Repubblica Cultura 2 luglio 2020)

Dalla Presentazione sulla pagina di Guanda Editore

La trama del libro è segnata da un terribile crimine che sconvolge gli abitanti dell’assonnato villaggio di Terra Alta, nella provincia catalana, e la cui dinamica corre lungo tutto il libro, formato da due percorsi che hanno al centro il protagonista Melchor Marín. Un giovane poliziotto che, in seguito allo scontro a fuoco vittorioso contro i terroristi islamici dell’attentato di Barcellona dell’agosto 2017, è allontanato dalla sede militare della capitale e inviato a Terra Alta per indagare su un recente fatto di sangue che ha sterminato i proprietari dell’impresa Gráficas Adell. È l’inizio di un thriller avvincente che si dipana lungo tutto l’arco del romanzo alternando, accanto alla cronaca dell’indagine, la rivisitazione dell’iter biografico del personaggio. Una vita segnata da un oscuro passato vissuto nella criminalità fino al carcere, che ha trovato riscatto grazie al gesto eroico compiuto contro i terroristi musulmani. Sul concetto di eroe vale quanto lo scrittore intende veramente, parafrasando una frase di Roberto Bolaño, che considera l’atto eroico come un’azione coraggiosa guidata da un istinto di verità e giustizia. D’altra parte il percorso privato del protagonista è ricco di oscuri fatti e intricate vicende che iniziano con il periodo della triste infanzia, e continuano con l’assassinio della madre prostituta che lo spinge alla ricerca ossessiva del responsabile.

“I racconti delle tenebre” a cura di F. Genovesi recensione da Casalettori di Maria Anna Patti

“Nebbiose paludi britanniche, magioni abbandonate nello smisurato orizzonte americano, stradine buie dell’Oriente, scure foreste slave e castelli diroccati che dominano cimiteri celtici.
Ma anche un treno che sferraglia tra i monti dell’Appennino.
Perché l’orrore non ha nazionalità e non ha confini”.

 

continua a leggere la recensione di Maria Anna Patti da Casalettori

Gigi Paoli “Il rumore della pioggia” recensione di Salvina Pizzuoli

Nel romanzo d’esordio del 2016, Gigi Paoli, nei panni del giornalista Carlo Alberto Marchi della cronaca giudiziaria del Nuovo di Firenze, racconta la redazione, la città e soprattutto il mondo che ruota e vive attorno al Palazzo di Giustizia, quello nato ex novo a Novoli,  che non piace a molti e dal protagonista ribattezzato Gotham per una certa somiglianza delle sue torri con i palazzi della città di Batman. Proprio nel Palazzo il cronista Carlo Alberto Marchi trascorre molto tempo della sua giornata alla ricerca di notizie e di casi, come quello trattato nelle pagine di Il rumore della pioggia: un delitto in via Maggio, la via degli antiquari, che seguirà con spirito di segugio.

E la vicenda scorre tra le pagine, lieve e ironica nel racconto di un toscano verace, tra gli impegni al giornale, non mancano scorci impietosi sulla nuova forma di giornalismo non dovuta solo agli addetti, e quello più oneroso di padre single. E vi si mescolano sapientemente gli ingredienti di un giallo che si tinge di nero, tra i misteri e per le strade della città “più bella del mondo”, riportando aneddoti e leggende legate alle sue antiche architetture, sotto un’incessante pioggia che solo a Firenze, a novembre, sa essere così ostinata e portatrice, come è avvenuto nel tempo, di veri disastri ad opera del suo fiume.

 

GigiPaoli (notizie biografiche  tratte dal sito Giunti Editore )

Gigi Paoli – (Firenze, 1971), giornalista, è stato dal 2001 e per 15 anni il responsabile della cronaca giudiziaria della redazione di Firenze del quotidiano La Nazione. Dal marzo 2016 è caposervizio della redazione di Empoli. Vive a Prato assieme alla figlia teenager, una gatta nera e tanti libri.

 

S.P.

Donato Carrisi “La casa delle voci” di Lara Crinò da La Repubblica Cultura 19 gennaio

Appennini da incubo il thriller è senza sangue
Una bambina in un casolare di campagna, sola con i suoi genitori. Intorno, un Appenino quasi disabitato dove è facile perdere la cognizione del tempo e vivere come si viveva cent’anni fa. Ma non c’è niente di idilliaco né di pastorale nella scena — molto cinematografica — con cui Donato Carrisi dà inizio al suo ultimo romanzo, La casa delle voci, ai primi posti delle classifiche di vendita fin dall’uscita in libreria, avvenuta nella stagione d’oro editoriale che precede le vacanze natalizie. Perché già nelle prime pagine intuiamo che questa bimba, che i genitori hanno educato a diffidare di ogni estraneo, a inventare periodicamente un nuovo nome che nasconda quello vero fino a cancellarlo, a vivere in un’inquietante autarchia contadina, è destinata non alla felicità ma alla tragedia e forse a una sinistra preveggenza.
La ritroviamo infatti adulta, con l’identità (fittizia o reale?) di Hanna Hall, nello studio fiorentino dello psicologo infantile Pietro Gerber, specializzato nell’uso dell’ipnosi sui più piccoli, dopo che una collega l’ha convinto ad accettare il caso di questa trentenne nevrotica, affascinante e turbata, tornata dall’altra parte del mondo per ritrovare se stessa bambina, l’origine dei suoi traumi e quindi il luogo in cui l’utopia campestre si è trasformata in incubo.(Da Lara Crinò La Repubblica Cultura)

Donato Carrisi “La casa delle voci” recensione di Alessandra Farinola da Mangialibri

 

 

“Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure, il più pericoloso”. Cerca di non dimenticarselo mai, Pietro Gerber, quando osserva i suoi piccoli pazienti e aspetta senza fretta che trovino il momento giusto per parlare, perché ognuno di loro ha il suo tempo, come gli ha insegnato “il signor B.”. Nell’antico palazzo del Trecento in via delle Scala a Firenze dove si trova il suo studio, siede a terra accanto a uno di loro, il piccolo Emilian, il bambino spettro, sei anni e pelle diafana, per capire quanto di quella “storia dello scantinato” cui ha accennato tempo prima una sola volta alla maestra, sia vero. Una gran brutta storia. Gerber è uno psicologo infantile specializzato in ipnosi…

…continua a leggere la recensione da mangialibri

e dello stesso autore

Donato Carrisi il romanzo d’esordio ed altri scritti a cura di Maurizio Amore su Consigli.it