Hans Tuzzi “Nella luce di un’alba più fredda” recensione di Salvina Pizzuoli

Ci sono tutti, amici ritrovati, hanno cambiato il grado, ma sono sempre loro, più cresciuti, come i Dioscuri, o più invecchiati, come lo stesso Melis che, Primo Dirigente, non è più tenuto a trascorrere notti e giorni nel suo Ufficio. Ora trascorre i fine settimana a casa ed ha ripreso ad andare a cavallo. E c’è Milano, “la capitale morale” che da sempre fa da sfondo alle vicende, una Milano datata che cambia anch’essa nei tempi e nei luoghi e in quel tessuto umano che l’attraversa e ci vive. E non per ultimo c’è Tuzzi con la sua prosa perfetta, l’uso della lingua ampio e farcito di modi di dire, di forme dialettali che ben caratterizzano personaggi e comparse, di metafore e citazioni a partire, in questo caso, dai versi di William Blake: Compassione ha volto umano/Crudeltà ha cuore umano; e la lettura è sempre un piacere. La nuova storia si apre sabato 17 novembre del 1990:

«Notte di luna nera… Duca si è messo in ferma e ha cominciato a ringhiare» disse Venchiarutti, accennando al vecchio setter biancoarancio accucciato ai suoi piedi. Anche l’uomo era vecchio. […]«Ho guardato, con prudenza, e ho visto quell’uomo. Pensavo stesse male, o che fosse ubriaco. Gli parlavo, non rispondeva, così raggiunto il bar ho detto di chiamare un’ambulanza».

Lungo la proda il cadavere di un uomo morto senza nome, presumibilmente avvelenato. E altre morti, di due anziane casalinghe, si susseguono. Tanti gli omicidi quell’anno a Milano. C’è un nesso tra queste morti avvenute in luoghi diversi della città? Forse.

E poi ce n’è un altro, quello di un avvocato, violento, troppo, a dimostrazione dell’odio che animava l’assassino e che Melis decide di seguire in prima persona, come ai vecchi tempi. Un’inchiesta difficile mentre il Natale si profila già.

“Poi, giovedì 20 dicembre, giusto per rovinare il Natale, la svolta” che giungerà a conclusione a Natale passato. “E così Santo Stefano. In questura” insieme all’augurio di “buone feste fatte”; indagine conclusa ma finale aperto per la vita privata del Primo Dirigente Norberto Melis.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

La trilogia di Neron Vukcic:

Hans Tuzzi, “Il sesto Faraone” 

Hans Tuzzi “Il Trio dell’Arciduca”

Hans Tuzzi, “Al vento dell’Oceano

I “gialli”

Hans Tuzzi “La belva nel Labirinto”

Hans Tuzzi “La morte segue i magi”

Hans Tuzzi “La vita uccide in prosa”

Hans Tuzzi “Polvere d’agosto”

Hans Tuzzi “La notte di là dai vetri”

Prosa di memoria

Hans Tuzzi, “zaff&rano e altre spezie”

Romanzi

Hans Tuzzi “Nessuno rivede Itaca”

Hans Tuzzi “Vanagloria”

Hans Tuzzi “Morte di un magnate americano”

Saggi

Hans Tuzzi “Il mondo visto dai libri”

Hans Tuzzi “Trittico”

Ayesha Harruna Attah “I cento pozzi di Salaga” recensione di Salvina Pizzuoli

Calato nella realtà territoriale e tribale, è una dettagliata pagina di storia della Costa d’Oro, il nome del Ghana prima dell’indipendenza, che conduce il lettore tra i paesaggi della savana e della foresta, a conoscere bevande e prodotti locali, usanze e tradizioni, nonché la lingua, riportata spesso nei termini originari, un complesso di dialetti sconosciuti a brevi distanze tra tribù e luoghi. Una pagina di storia che racconta un preciso momento della situazione nel Ghana pre-coloniale di fine Ottocento nei villaggi presso le città di Salaga-Kpembe, di Kete-Krachi, tra le genti islamiche dei Gonja e Dagomba: un fiume, il Volta, che segna e separa anche in nome di quell’emancipazione che dalle zone costiere non riesce a penetrare nei territori più interni dove ancora vige il commercio degli schiavi; gli scontri tra capi locali e la presenza degli europei, tedeschi, inglesi e francesi, che hanno sostituito portoghesi e olandesi usando proprio le rivalità esistenti tra i vari gruppi etnici o nei conflitti per il potere tra gli stessi. Richiamandosi all’esperienza della trisavola, l’autrice ricostruisce lo scenario storico attraverso gli avvenimenti focali della vita di due giovani donne, di estrazione sociale molto diversa, che, ciascuna con la propria esperienza e nell’ambito della propria vita associata, cercano in modo combattivo e senza rese di conquistarsi uno spazio più ampio. Il lettore così seguirà le vicende alternando la lettura di quanto riguarderà ora l’una ora l’altra.

Aminah è figlia di un artigiano di Botu, un piccolo villaggio sulle rotte delle grandi carovane che lì si fermano garantendo un certo commercio di cibi preparati a lei e alle sorelle, anche se preferirebbe di gran lunga confezionare scarpe, come fa il padre sebbene sia un mestiere non previsto per le donne dalla società patriarcale in cui vive. La sua vita scorre serena fino alla scomparsa del padre, che non farà ritorno dal suo viaggio verso i mercati cittadini, e successivamente al suo rapimento da parte di una banda di predoni, che bruciano e distruggono il villaggio seminando morte e distruzione, per procurare schiavi da vendere sul mercato di Salaga.

L’altra giovane donna è Wurche, di etnia Gonya, figlia del re di Kpembe Etuto, incline a quanto è considerato sconveniente per una fanciulla: l’uso delle armi e l’interesse verso la politica che vorrebbe indirizzare verso l’unione e la pacificazione consigliando il padre nelle sue decisioni. Ciascuna delle due sarà costretta dagli eventi a subire decisioni contrarie a quanto avevano aspirato: Wurche sarà costretta infatti a sposare un uomo che non ama solo per ottenere per il padre l’appoggio dei Dagomba.

Brevi note biografiche

Ayesha Harruna Attah è nata ad Accra (Ghana) nel 1983, in una famiglia di giornalisti . Ha studiato alla Columbia University e alla New York University, per poi tornare in Africa e cominciare a scrivere.

E anche:

la recensione su mangialibri

e l’intervista a Ayesha Harruna Attah

Voglia di leggere?

A dicembre nuove letture gratis in ebook,

iniziamo con:

Il Viaggistorie. Racconti fantastici di Salvina Pizzuoli

La promozione sarà attiva il giorno 7 e 8 dicembre

 Guardare il mondo con gli occhi del Viaggiastorie. Viaggi fantastici per sorridere, pensare, riflettere in leggerezza. Illustrato da Elena Salucco.

La fantasmagorica copertina sintetizza nei personaggi e nei colori lo spirito del contenuto, non solo leggerezza ma anche metafora dei comportamenti umani, colto in modo personalissimo dall’illustratrice Elena Salucco autrice anche dei disegni all’interno del volume

E buona lettura a tutti!

Dall’Indice

I racconti del Viaggiastorie
Storie di colla
Nel distretto di Abbeh
La foglia
La figlia e la foglia
Chi è stato a incollare?
Storie scollate
Nel distretto di Scol-am
Lo scollo provocatore e il mistero della testa scollata
Lo scollo discreto e senza scollo, collo lungo e collo corto
Parole incollate e parole scollate:
Mani di colla e colli di colla
La colla seccata
Chi è seccato non s’incolla
Nel distretto di Monad:
Tante uniche case, tante uniche botteghe
La bottega dove nascono i Monadesi
Io parlo loro no, ma qualcuno mi segue
Parole incollate: Guardare
Parole scollate: Emozioni
Io e le emozioni
Io e l’innamoramento
Storie di città
Culdesac
Pozland
Set
Colori
Vaiuz
Piram
Asex e Bisex
Acronos e Bicronos
Storie di un viaggiatore senza tempo
La montagna incantata
In viaggio
Il mio film
La seconda porta
Lettori e personaggi
Fuori

Curiosità bibliofile: le copertine

Sia come lettori che come scrittori restiamo molto coinvolti dalla impostazione grafica esterna al libro e al testo che contiene, compendiato o meno, in alcuni casi solo evocato, in quella che chiamiamo “copertina”. Oggi diamo per scontato che rivesta e racchiuda il testo non solo che lo protegga, come era nei tempi dei tempi per i primi volumi (gli incunaboli), intorno a XV secolo, che non avevano copertina ma una pagina a protezione che veniva gettata dopo che il libro era stato rilegato. Oggi non potremmo immaginare un libro senza, ci apparirebbe come spogliato, nudo, senza una veste che lo contraddistingua.

Ma cosa rappresenta la copertina?

Vediamola con gli occhi dello scrittore e a tale proposito mi piace sintetizzare o riportare le diverse e articolate riflessioni emotive che la scrittrice Jhumpa Lahiri raccoglie nel suo breve saggio dal titolo esplicativo “Il vestito dei libri”: quando arriva la copertina sono due le emozioni che prova, definendole ambivalenti, in quanto da una parte si commuove e dall’altra si agita. Perché due controverse manifestazioni?

La commozione nasce dalla consapevolezza che la copertina rappresenta la fase finale del suo lavoro, il libro sta per nascere, mentre l’agitazione è derivata dal tipo di copertina che è stata confezionata come atto finale della lettura di vari rappresentanti delle staff editoriale: chi l’ha letto ha quindi concepito per quel testo quel tipo di vestito che ne rappresenta “la sua prima interpretazione “ non solo visiva ma anche promozionale”. E precisa:

“La copertina giusta è come un bel cappotto, elegante e caldo, che avvolge le mie parole mentre camminano per il mondo, mentre vanno a un appuntamento con i miei lettori. La copertina sbagliata è un costume ingombrante, soffocante. Oppure una maglia troppo leggera, inadeguata. Una bella copertina è lusinghiera. Mi sento ascoltata, intesa. Una brutta copertina mi sembra un nemico, mi è odiosa”.

E se il libro non avesse una copertina?

Secondo la scrittrice mancherebbe una porta per entrare nel testo, mancherebbe il suo viso.

E dalla parte del lettore?

Inutile nascondere che, gironzolando (che bel ricordo!) tra gli scaffali di una libreria, la copertina sia sicuramente un richiamo cromatico e figurativo che può attrarre la nostra attenzione, magari portandoci a sfogliare quel volume che non rappresenta un nostro precipuo interesse. E poi, non va dimenticato, che la copertina continua ad avere la iniziale funzione protettiva a cui si aggiunge quella ornamentale, che ai tempi dei tempi era rappresentata dai materiali pregiati e a tal proposito ne sa molto il bibliofilo, nonché pubblicitaria.

Interessante è a sentire gli studiosi della storia del libro scoprire che non vi fu un vero e proprio inventore, ma che il suo utilizzo è il risultato di un processo graduale che si lega alla diffusione del libro e della lettura a strati sociali sempre più ampi, alla nascita e diffusione delle prime librerie divenendo necessario non solo proteggere ma anche differenziare i libri dando a ciascuno il proprio vestito, un processo che ebbe inizio alla fine del Settecento anche attraverso l’operato intraprendente e imprenditoriale di personaggi come il libraio inglese James Lackington che a Londra dette vita alla prima libreria così come la intendiamo oggi. Una storia lontana quindi, ma perché si diffondesse il fenomeno lettura e libri occorrerà attendere i primi anni Venti del Novecento con i libri economici alla portata di molte tasche, nonché superare la concorrenza e sostenere il volume attraverso un apparato ad hoc: le copertine.

S.P.

Per chi volesse saperne di più:

l’articolo su Libri Panorama

L’articolo su Il LIbraio

Il volumetto di Jhumpa Lahiri

Il saggio di Ambrogio Borsani La claque del libro

e su tuttatoscanalibri la seconda e terza parte:

Curiosità bibliofile: la legatura, la carta, i caratteri tipografici

Curiosità bibliofile: la carta e alcuni tipi di carta

Isaac Asimov “Trilogia della Fondazione”

La Trilogia della Fondazione fa parte ormai dei classici di quel genere che fu definito da Giorgio Monicelli, collaboratore di Mondadori, di “fanta-scienza” etichetta ormai divenuta patrimonio dei dizionari, ma nata come traduzione di science – fiction e comparsa sul primo fascicolo dei “Romanzi di Urania” nel lontano 1952. Fu infatti Urania a favorire la diffusione del genere sotto la guida di Monicelli e poi di Fruttero e Lucentini per la casa Editrice Mondadori. Le opere di Asimov vi furono pubblicate a partire dal 1963, la prima con il titolo “Cronache della Galassia”

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