Antonella Boralevi “Chiedi alla notte” recensione di Cristina Nadotti da La Repubblica Cultura 5giugno

Quanta polvere sotto i tappeti della mondanità veneziana

Il noir di Antonella Boralevi racconta il dietro le quinte della Mostra del cinema

di Cristina Nadotti 

Un invito a percorrere uno dei tappeti rossi più affascinanti al mondo, accompagnato però da mistero, angoscia, dolore e l’inesauribile varietà di sorprese che soltanto l’animo umano sa regalare. Antonella Boralevi, scrittrice, giornalista e soprattutto curiosa investigatrice di emozioni, segue ancora le vicende del commissario Alfio e dell’inglese Emma, le cui vite si intrecciano, si avvinghiano e si ritraggono.

Chiedi alla notte segue La bambina nel buio e ne è la continuazione per l’ambientazione, ancora Venezia, e per il nuovo incontro di Alfio ed Emma. Come il romanzo precedente, anche quest’ultimo porta in superficie le ombre e la putredine nascoste dal lucore di vite agiate, annoiate e fluttuanti tra eventi mondani e spensieratezza esibita, ma non è necessario conoscere quanto già accaduto tra il commissario e l’inglese per comprendere i loro turbamenti.[…]

Carlos Zanon “Carvalho – Problemi di identità”recensione di Mauretta Capuano da Il Tirreno

Il giallista Carlos Zanon riporta in vita il detective cult creato da Manuel Vazquez Montalban

Pepe Carvalho ritorna ed è in crisi
ma conserva le manie e il suo fascino

di Mauretta Capuano

Più tormentato, invecchiato ma sempre donnaiolo, torna Pepe Carvalho, il famoso investigatore protagonista dei romanzi di Manuel Vasquez Montalban, che ci aveva lasciato nel 2003, alla morte del suo autore, e ora si muove nella Barcellona degli ultimi anni. A riportare in vita il detective spagnolo, ex comunista, ex agente della Cia, appassionato di cucina, è il giallista Carlos Zanon in “Carvalho – Problemi di identità” che esce in Italia giovedì prossimo (6 giugno) per Sem nella traduzione di Bruno Arpaia. Avvocato, poeta e giornalista, autore di oltre quindici romanzi tra cui “Fuori tempo massimo” uscito in Italia per e/o, Zanon ha raccolto la sfida di far rinascere Carvalho in accordo e con il beneplacito degli eredi di Vasquez Montalban, al cui nome Andrea Camilleri ha voluto legare quello del suo commissario Montalbano. L’ultimo caso simile è quello della trilogia “Millennium” di Stieg Larsson, morto nel 2004, a cui ha dato un seguito, con successo, lo scrittore e giornalista svedese David Lagercrantz. Dopo la morte di Vasquez Montalban era uscito postumo in due capitoli, nel 2004 e 2005, “Millennio”, per Feltrinelli, l’editore italiano delle 27 storie di Pepe pubblicate finché l’autore era in vita, che hanno venduto oltre 12 milioni di copie in tutto il mondo. Ora a 16 anni dalla scomparsa dello scrittore catalano, morto il 18 ottobre 2003 in Thailandia, il suo investigatore, che apparve sulla scena letteraria nel 1972 con “Ho ammazzato J. F. Kennedy”, ci regala nuove avventure. Il Carvalho di Zanon è cambiato come la Spagna in cui vive. Ha problemi di identità e si chiede cosa vuole e cosa sta cercando. Siamo nel 2017 e Barcellona è meno gaudente di un tempo, sopravvissuta all’attentato avvenuto sulla Rambla, con i suoi scandali di corruzione, la nascita di nuovi partiti e le istanze del movimento indipendentista. Pepe, che brucia ancora i libri letti e detesta sempre la musica moderna, questa volta è diviso tra Barcellona, dove c’è il suo ufficio e il suo mondo, e Madrid, dove ha perso la testa come non gli era mai accaduto per una donna sposata con un politico di spicco. Tra i problemi con cui sarà alle prese, la scomparsa di una prostituta, l’assassinio di una nonna e della nipotina e il caso di un ragazzino vittima di bullismo. Zanon, che da due anni dirige Barcelona Negra, la rassegna di letteratura noir fondata e animata per dodici anni da Paco Camarasa, leggendario libraio della Negra y Criminal di Barceloneta, rispetta il personaggio, l’ambientazione e la struttura, ma con un tocco personale. —

Annie Ernaux ” Gli anni” l’Orma editore

dal risvolto di copertina:

Come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita?

È questo il nodo affrontato da Gli anni, romanzo autobiografico e al contempo cronaca collettiva del nostro mondo dal dopoguerra a oggi, nodo sciolto in un canto indissolubile attraverso la magistrale fusione della voce individuale con il coro della Storia. Annie Ernaux convoca la Liberazione, l’Algeria, la maternità, de Gaulle, il ’68, l’emancipazione femminile, Mitterrand; e ancora l’avanzata della merce, le tentazioni del conformismo, l’avvento di internet, l’undici settembre, la riscoperta del desiderio. Scandita dalla descrizione di fotografie e pranzi dei giorni di festa, questa «autobiografia impersonale» immerge anche la nostra esistenza nel flusso di un’inedita pratica della memoria che, spronata da una lingua tersa e affilatissima, riesce nel prodigio di «salvare» la storia di generazioni coniugando vita e morte nella luce abbagliante della bellezza del mondo.

Lampi, lunghi flash della memoria, sequenze,  immagini compongono le pagine di questo romanzo particolare, segnano gli anni della vita dell’autrice che testimonia ai ricordi un valore non solo emozionale. “Tutte le immagini scompariranno”, la frase con cui si apre. E così si conclude “Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più”.

Annie Ernaux ha vinto con Gli anni il Premio Strega Europeo nel 2016

S.P.

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Sally Rooney, “Persone normali” da Robinson La Repubblica recensione di Maria Anna Patti

Continua a leggere la recensione di Maria Anna Patti

 

Pierre Pachet “Autobiografia di mio padre” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno

Pachet indaga sulla vita di suo padre e scopre se stesso

di Flavia Piccinni

Se amate lo scrittore parigino Emmanuel Carrère – autore di alcuni fra i più bei libri degli ultimi anni, da “L’avversario” a “Limonov” – con grande probabilità Pierre Pachet, parigino a sua volta, professore universitario di filosofia greca e letteratura francese, critico, intellettuale e giornalista, sarà per voi un’eccellente scoperta. Di Pachet, scomparso nel 2016 all’età di 79 anni, adesso la casa editrice romana L’Orma, che ha il grande pregio di pubblicare la straordinaria Annie Ernaux, propone un libro denso e sottile, “Autobiografia di mio padre” (pp. 155, EUR 18).Si tratta di un curioso memoir esile e struggente, che accompagna il lettore nella vita del padre di Pachet: un uomo non troppo alto, dalle labbra sottili, con un viso gradevole ma senza sorriso; un uomo dall’infanzia trascorsa in un piccolo paese nella grande Russia, che si trasferisce adolescente a Odessa per studiare, e dunque prosegue fino in Francia, a Vichy, dove diventerà medico. Un uomo apparentemente qualsiasi, se non fosse per la malattia che ne accartoccia i pensieri, per quel matrimonio in cui si è imbarcato con la profonda convinzione che gli esseri umani vivano nella loro solitudine per sempre, e poi, i figli; dunque, l’ossessione, o la speranza, di cercare sempre negli altri qualcosa di sé.La lezione della grande scrittrice americana Gertrude Stein è qui confermata: raccontare delle vite altrui non è cosa semplice, ma diventa a volte necessario. Se la Stein si occupò con dovizia di particolari della sua compagna Alice, Pachet lo fa con un talento raro e corrosivo indagando i meandri dell’esistenza del padre, scovandone le miserie e i dubbi, interrogandosi sulla sua vita per poi cercare qualcosa di sé – del se stesso bambino, giovanotto e finanche anziano – nelle giornate di un genitore taciturno e misterioso, nelle pieghe di un’esistenza scandita dal giudizio e dunque inesorabilmente dalla scoperta. 

 

Elena Ferrante “L’invenzione occasionale” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

 “L’invenzione occasionale” è una raccolta di più di  cinquanta testi brevi scritti dall’autrice nel corso del 2018 per una rubrica settimanale di The Guardian che ha riscosso un grande successo;  tra i temi:  l’autocensura, il primo amore, l’amicizia fra donne,  il potere patriarcale. Le illustrazioni sono di Andrea Ucini.

Leggi la recensione da Robinson La Repubblica

Patrizia Cavalli “Con passi giapponesi” presentazione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

 

Patrizia Cavalli, poetessa, il suo primo libro in prosa, tra saggistica e narrativa.

Le pagine più visitate di tuttatoscanalibri nel mese di maggio 2019

Le pagine più visitate nel mese di maggio

Anna Oliverio Ferraris “Sopravvivere con un adolescente in casa”
Delia Owens “La ragazza della palude”
Antonio Moschetta “L’intestino in testa”
Miljenko Jergovic “Radio Wilimowski”
Nadia Fusini “Maria”
Gulia Corsalini “La lettrice di Čechov”
Louise Penny “Case di vetro”
Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”
Halldora Thoroddsen “Doppio vetro”
Richard Powers “Il sussurro del mondo” Premio Pulitzer 2019
Daniela Alibrandi “I delitti negati”
Silvia Volpi “Alzati e corri, direttora”
Fabio Bacà “Benevolenza cosmica”
“Epitaffi greci. La Spoon River ellenica di W. Peek ”
Alessandro Pagani “500 chicche di riso”
E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Madeleine Bourdouxhe “La donna di Gilles”

Dalla Quarta di copertina:

Quando appare nel 1937, fu accolto come una rivelazione. La critica rifiutò di credere che fosse l’opera prima di una trentenne. Simone de Beauvoir elogiò pubblicamente la Bourdouxhe. Ed è stato questo romanzo, da allora sempre ristampato, ad assicurarle una fama che il tempo non scalfisce, così come non ha mutato in nulla il fascino di questa crudele storia d’amore.

Il romanzo è ambientato in una modesta abitazione nella periferia di una città industriale del Nord Europa e indaga, con una prosa incisiva ed efficace, i moti dell’animo della protagonista, Elisa, legata da un amore esclusivo e pervicace a Gilles, il marito, un operaio che lavora agli altiforni nei sobborghi di Liegi, anche se nel romanzo la località resta anonima. Com’è giusto che sia perché la storia di Elisa e Gilles è una storia senza tempo e senza luogo, la  storia di un rapporto coniugale che, vissuto attraverso gli occhi della protagonista, è “perfetto”, fino a quando il cuore di Gilles si accende di passione per un’altra donna, la giovane cognata, sensuale e frivola. Da questo momento la tragedia nel cuore di Elise si consuma nel silenzio, un silenzio tanto dolorosamente grande, quanto il suo amore. “Donna priva d’astuzia e di orgoglio, aliena dalle elucubrazioni filosofiche, Elisa non si domanda se al mondo c’è posto per un cuore come il suo” così scrive l’autrice, quando il suo amore diviene perverso, diventa sofferenza e completa dedizione a Gilles, nell’annullamento di sé, aspettando che Gilles guarisca. Una storia che si riassume volendo in poche righe, ma che investe il lettore catturato non solo emotivamente ma anche dalla struttura della trama che riecheggia quelle classiche, dal binomio di amore e morte, dalle domande che emergono sull’amore e sull’eros.      Considerato un piccolo capolavoro, merita di essere letto.

Chi è Madeleine Bourdouxhe

Scrittrice belga nacque a Liegi nel 1906. Nel 1943, scrisse un secondo romanzo A la recherche de Marie, e un racconto, Sous le pont Mirabeau. Si è spenta all’età di 96 anni. Ma è con La famme de Gilles che la sua fama resta immutata nel tempo al punto che nel 2004 ne fu tratto un film con la regia di Fonteyne, presentato alla Mostra del cinema di Venezia.

Come inizia

«Le cinque… Tra poco sarà a casa…» Pensa Elise, e basta l’idea a farla piombare nell’inerzia più totale.[…] Ogni giorno è così. Quando mancano pochi minuti all’arrivo di Gilles, Élisa è ridotta a un corpo privo di forze, tutto dolcezza e languore – pura attesa».

Salvina Pizzuoli

Donato Carrisi il romanzo d’esordio ed altri scritti a cura di Maurizio Amore su Consigli.it

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La recensione dal blog La Lettrice assorta