Anna Maria Ortese “L’Iguana” recensione di Federica Zani

Le opinioni dei lettori

Non è un caso che uno dei romanzi più celebri di Anna Maria Ortese parli di un’isola. Un’isola misteriosa, fuori dal comune, quasi esclusa da ogni contatto con la terraferma: un’immagine che si adatta bene, in fondo, anche alla personalità stessa della scrittrice, un’autodidatta vissuta per gran parte della sua carriera ai margini del mondo letterario ufficiale. Nel suo isolamento ha dato vita a libri eccentrici e affascinanti, quasi esotici nella loro diversità rispetto a gran parte della produzione coeva, ma mai chiusi o autorefenziali: Ortese, pur restando sulla sua personale isola, mantiene un dialogo continuo con i grandi temi al centro del dibattito culturale.

Il romanzo in questione è L’Iguana, pubblicato per la prima volta da Vallecchi nel 1965, e poi ristampato da Adelphi nel 1986 (l’immagine di copertina è relativa all’edizione di quell’anno)

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Le pagine più visitate di tuttattoscanalibri nel mese di giugno 2019

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Premio Strega 2019: la cinquina, verso la finale del 4 luglio.
Antonella Boralevi “Chiedi alla notte” 

Maurizio Crosetti “Il suo nome è Fausto Coppi” recensione di Paolo Di Paolo da La Repubblica Cultura

Pedalo quindi sono, Fausto Coppi raccontato da chi lo conosceva bene

di Paolo Di Paolo

Non lo prendevi mai, scappava via. La sua prima bici era di suo fratello Livio, ma troppo grande per lui, dice Angiolina. Portava i pacchetti con la bici e saliva le scale, entrava nelle case e gli ripetevo di salutare bene, dice Domenico. È serio ma non è triste. È vulnerabile, e gli piace stare da solo, dice Biagio.

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Silvia Cassioli “Il figliolo della terrora” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno Culture 24 giugno

di Flavia Piccinni

«Se vuoi vedere la stella, guarda dove non è. Dove la vedono tutti, lì è più facile che non ci sia, perciò non fidarti né di quello che dicono gli altri, né dei libri, né dei tuoi occhi: niente. Piuttosto vai alla cieca. Il caos è tale e il buio è così fitto che avrai maggiori speranze di riuscire». È questa la bussola da tenere a mente mentre si legge il nuovo libro della senese Silvia Cassioli, classe 1971. “Il figliolo della terrora” (Exòrma, pp. 194) è un libro curioso, dalla prosa piana e suadente, che accompagna il lettore nella storia di tre donne fra di loro molto diverse, che raccontano ognuna i tic del tempo che vivono. Ad aprire la narrazione è forse la più riuscita, Rosina Terrosi, che «nasce nel 1926 a Scòrcina, in provincia di Siena, da una famiglia di povera gente. Lavora come operaia al pelificio Itapel, dove conciano il pelo di coniglio per farci i Borsalino, ai tempi in cui i capelli sono signori cappelli». Ma c’è anche Giglia – che «da quando ha la macchina continua a correre avanti e indietro da Milano a Rondole Maderno. A scuola continuano a bocciarla. È la disperazione della sala insegnanti. Esercita sugli uomini un’attrazione magnetica. Vive per dipingere quadri che però butta via» – e Viola, che «la sera va a dormire col proposito di diventare come San Francesco e lanciare dalla finestra tutti i beni di famiglia» e che, alla fine, viene cambiata da quella realtà fatta di «stragi di Stato, Brigate Rosse, e grandi manifestazioni in piazza. La storia corre da un’altra parte, e lei è stufa di poetesse e petrarchisti». Pagina dopo pagina, “Il figliolo della terrora” si rivela un romanzo denso, che profuma di campi con l’erba nuova e riecheggia di Chianti e di Toscana; una Toscana che esisteva un tempo, e che tutt’oggi continua a resistere e si popola di citte (ragazze), di leggende, di paesi e di vita. Quella vita esplosiva e dirompente che tutto travolge, finanche il lettore che resterà sorpreso dalla lingua e dalla storia firmata da Cassioli.

Kareen De Martin Pinter “Dimentica di respirare” recensione di Michele Lauro da Panorama Libri

Leggi la recensione di Michele Lauro da Panorama Libri

e anche a questo link

 

Manuel Vilas “In tutto c’è stata bellezza”

 

la recensione di Fernando Aramburu (traduzione di Bruno Arpaia) da tuttolibri La Stampa

Alfredo Panzini “Il padrone sono me!” recensione di Federica Zani

Le opinioni dei lettori

Il padrone sono me! (fondamentale il punto esclamativo): questo il titolo di un romanzo di Alfredo Panzini che fu un grande successo nell’Italia fra le due guerre: pubblicato la prima volta nel 1922, ebbe varie ristampe e la sua fortuna si prolungò fino al 1955, quando ne venne tratto un film per la regia di Franco Brusati. Rileggendolo oggi, lo si può forse trovare un po’ invecchiato; ma la patina del tempo è parte integrale del suo fascino, perché questo romanzo racconta la storia di un mondo ormai perduto.

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Richard Powers, Premio Pulitzer, l’intervento nell’ambito della Milanesiana, da il Corriere Cultura

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Sullo stesso argomento leggi anche gli articoli dal Corriere e da La Repubblica 

I disegni di Mauro Moretti in mostra al Quadro o,96 a Fiesole fino a settembre

Ci piace segnalare ai nostri lettori la mostra dei disegni del noto illustratore Mauro Moretti a Fiesole al Quadro o,96

 e alcuni dei volumi Edida che si pregiano del suo inconfondibile tratto

Presentazione di Joel Vaucher de-la-Croix su Cultura Commestibile del 15 giugno 2019

I libri Edida, in cartaceo e in ebook, illustrati da Mauro Moretti che potete trovare recensiti sul Sito e in vendita su Amazon

Giovanni Neri “Capraia Akbar” CTL Editore Livorno

Un gruppo di terroristi islamici nascosto a Capraia, un attentato destinato a scuotere il mondo, un vecchio maresciallo dei carabinieri vicino alla pensione, un’isola che annega nel buio e nel gelo di una notte di pioggia torrenziale. A metà strada tra il romanzo e la cronaca, Capraia Akbar racconta quello che potrebbe succedere dopo la sconfitta di Isis in Medio Oriente e l’ondata di attentati dei lupi solitari in Europa.  Serrato come un giallo, spietato come un pulp, Capraia Akbar vi terrà avvinti fino all’ultima pagina  con un finale a sorpresa che non potevate immaginare.
Notizie biografiche
Giovanni Neri è giornalista professionista, scrittore e social media maker. Laureato in Storia Militare all’Università di Pisa, nella sua lunga carriera si è occupato come inviato per quotidiani, settimanali e mensili di terrorismo italiano e islamico e di grandi  storie come il Mostro di Firenze, il naufragio del Moby Prince, l’Anonima Sequestri e il terremoto dell’Irpinia. Appassionato viaggiatore e gastronomo ha scritto  anche  di argomenti di carattere ambientale, turistico, culturale e militare. Ufficiale superiore della Riserva Selezionata dell’Esercito Italiano ha compiuto in questa veste missioni all’estero e in Patria. Ambientalista ante litteram ha ricoperto il ruolo di coordinatore delle Guardie Ambientali Volontarie (Gav) della Toscana.

Giovanni Neri