Sebastiano Mondadori “Di cosa siamo capaci”, presentazione

[…]Sospese tra la vita come accade e i ricordi con cui la inseguiranno, Adele e Nina si perdono e si ritrovano lungo cinquant’anni di storia italiana mentre Milano diventa il teatro , ora cupo, ora sfavillante ma sempre più presago –,di un’epoca al tramonto.(da la Nave di Teseo)

Adele e Nina, madre e figlia, dentro cinquant’anni di storia italiana: tra le illusioni del prima e i rimpianti del dopo, dove come sottolinea Ursula Beretta (La Lettura, 15 giugno 2025) è proprio la nostalgia il collante della narrazione, quel “segreto che non osiamo pronunciare perché è fatto della stessa materia dei ricordi”, un’eco che ritorna anche quando tutto sembra finito.
Due donne nel momento della loro giovinezza, due estati decisive, quando ancora tutto appare possibile.
E Milano fa da sfondo ad un’età che sempre più affonda nella nostalgia, proprio perché al tramonto, e dove ciascuno riesce a chiedersi di cosa siamo capaci alla resa dei conti.

Sebastiano Mondadori è nato a Milano nel 1970, vive da anni in Toscana. Prima di Di cosa siamo capaci ha scritto nove romanzi (da Gli anni incompiuti, 2001, premio Kihlgren a Il contrario di padre, 2019); il libro-intervista La commedia umana. Conversazioni con Mario Monicelli (2005, premio Efebo d’Oro); la raccolta poetica I decaloghi spezzati (2021). Presso La nave di Teseo ha pubblicato Verità di famiglia. Riscrivendo la storia di Alberto Mondadori (2022, premio Elba-Brignetti per la saggistica, premio Società dei lettori di Lucca, premio della giuria al premio Biella, premio Antonio Semeria Casinò di Sanremo).

Voland: novità in libreria

Georgi Gospodinov Fisica della malinconia (Nuova edizione)

“L’immortalità è possibile solo nell’infanzia”
dal 20 giugno in libreria

Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso.
Questo “io” coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull’autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.
Bestseller pluripremiato in Bulgaria, pubblicato negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Spagna, Austria, Danimarca e in molti altri paesi europei, torna in libreria il romanzo che ha decretato il successo internazionale di Georgi Gospodinov.

L’autore Prosatore e poeta dall’immaginario sconfinato, GEORGI GOSPODINOV (Jambol, 1968) è l’autore bulgaro moderno più acclamato a livello mondiale. Vincitore dell’International Booker Prize e del Premio Strega Europeo con il romanzo Cronorifugio (Voland 2021), le sue opere sono tradotte in venticinque lingue. Tutti i suoi libri dall’esordio Romanzo naturale (2007, 2023) alle raccolte di racconti...e altre storie (2008, 2021), E tutto divenne luna (2018), Tutti i nostri corpi (2020) fino all’antologia Lettere a Gaustìn e altre poesie (2022) e al recente Il giardiniere e la morte (2025) sono pubblicati in Italia da Voland.

Krisztina Tóth Gli occhi della scimmia

“Perché, cosa significa essere felici? Sul serio, cosa?
Non mi sono mai sentita felice in vita mia.”

dal 27 giugno in libreria

In un paese sinistro senza nome e senza tempo, dove una devastante guerra civile ha lasciato la società divisa tra gli agiati filogovernativi
e una massa di poveri confinati in zone ai limiti della sopravvivenza, Giselle e il dottor Kreutzer si incontrano.
La donna, sull’orlo di un crollo emotivo dopo essere stata seguita per settimane da un giovane sconosciuto, si affida alle cure dello psichiatra, e mentre la terapia la spinge a immergersi nella storia della sua famiglia, anche l’uomo rivive la propria, barcamenandosi tra l’eredità della madre appena scomparsa e la fine di un matrimonio.
Un romanzo sofisticato fatto di vite che si sfiorano appena: storie di donne e uomini, mogli e mariti, madri e padri, mentre il potere e i suoi meccanismi lavorano instancabilmente per seppellire il passato. Una distopia dal ritmo di un poliziesco, pervasa da un raffinato umorismo dalle tinte grottesche.

Nata a Budapest nel 1967, KRISZTINA TÓTH è un’acclamata scrittrice, poetessa e traduttrice dal francese. È autrice di circa quaranta libri tra prosa, poesia e storie per bambini e vincitrice di importanti riconoscimenti. Gli occhi della scimmia è stata l’opera di narrativa più venduta in Ungheria nel 2022 e si è aggiudicato il Nok Lapja per il miglior romanzo contemporaneo ungherese e il premio del pubblico Merítés-díj.

Isabel Allende “Il mio nome è Emilia del Valle”, presentazione

Una storia di amore e guerra, di scoperta e redenzione, raccontata da una giovane donna coraggiosa che affronta sfide monumentali, sopravvive e si reinventa.(da Feltrinelli)

Traduzione di Elena Liverani

Una nuova eroina della Allende, Emilia del Valle, nasce a San Francisco nel 1866; è una giovane audace e intraprendente cui non manca un’altra virtù, la curiosità che la spingerà ad essere  e a diventare una donna indipendente che sa sfidare le strette norme sociali per realizzare e mettere a frutto la propria passione per la scrittura: scrive romanzi d’avventura con pseudonimi al maschile e prosegue sulla sua strada diventando reporter di guerra in Cile, conflitto che vive in prima linea firmando con il proprio nome i suoi editoriali.
Conoscerà il padre biologico, un aristocratico cileno che aveva sedotto la madre e scoprirà anche l’amore:  una narrazione tra realismo e magia, propria della scrittura della Allende.

L’incipit

Il giorno del mio settimo compleanno, il 14 aprile 1873, mia madre, Molly Walsh, mi mise l’abito della domenica e mi portò a Union Square per farmi fare una fotografia, l’unica della mia infanzia, in cui compaio in piedi accanto a un’arpa con lo sguardo atterrito di un impiccato a causa di tutto il tempo in cui dovetti trattenere il respiro davanti a una scatola nera e dello spavento che mi presi con il lampo del riflettore. Devo precisare che non so suonare nessuno strumento, l’arpa era uno dei polverosi accessori dello studio, oltre a colonne di cartapesta, vasi cinesi e un cavallo imbalsamato.
Il fotografo era un omino baffuto di origine olandese che si guadagnava da vivere con quel mestiere dai tempi della febbre dell’oro. A quell’epoca i minatori, che scendevano dalle montagne per mettere al sicuro le loro pepite d’oro nelle banche di San Francisco, si facevano scattare una foto da inviare alle loro famiglie quasi dimenticate. Quando dell’oro non rimase che il ricordo, i clienti dello studio divennero le persone altolocate che posavano per i posteri. Noi non rientravamo in questa categoria, ma mia mamma aveva le sue buone ragioni per volere un ritratto di sua figlia. Più per principio che per necessità, mercanteggiò sul prezzo. Che io sappia, non ha mai comprato niente senza togliersi lo sfizio di chiedere uno sconto.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Donne dell’anima mia. Dell’amore impaziente,della lunga vita e delle streghe buone”

Maurizio de Giovanni “L’antico amore”, presentazione

Mondadori

L’amore è il ricordo dolce di una tempesta

La frase sopra citata compare in fondo al romanzo ed evidenzia in modo struggente cosa resta nella tempesta del cuore scatenata da Amore: un sentire  dolce e melanconico, come il ricordo.
De Giovanni in questo suo scritto propone tre storie d’amore, tre protagonisti, di età ed epoche diverse, in cui il fil rouge è Amore, che li attraversa e assimila.

Un poeta, mai citato direttamente ma chiaro per la collocazione storica: si tratta di Catullo e del suo amore per Lesbia, così indicata nella finzione letteraria. Un sentimento totalizzante, che travolge e coinvolge: prima appagante nella corrispondenza, poi devastante nel rimpianto.

Il secondo protagonista è un professore universitario con un matrimonio finito e un gruppo di studenti che seguono le sue lezioni distrattamente, situazioni pesanti che non sono riuscite a distoglierlo dall’entusiasmo per lo studio e la ricerca di quanto scritto e ritrovato del “senso di quell’antico amore” che un suo vecchio insegnante al liceo gli aveva trasmesso.

Un Vecchio e la sua badante sono i protagonisti della terza storia che si alterna e inframmezza senza una precisa successione tra le altre due.

Se per il professore universitario  paiono aprirsi nuove possibili strade per una vita affettiva e di studio appagante, nel prosieguo le tre storie saranno accomunate dal ricordo “dolce di una tempesta”: come quello del Vecchio chiuso nel suo passato ma ancora palpitante e vivo; quello del poeta sincero e franco nelle diverse  e contrarie situazioni; quello di Marco, il professore universitario, e della sua giovane studentessa, potente e forte ma rimasto come un fiore nel suo primo rigoglio e mai appassito.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Volver

Il metodo del coccodrillo

Gli occhi di Sara

Tre passi per un delitto (con Scalia e De Cataldo)

Un volo per Sara

Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi

Sorelle. Una storia di Sara

Soledad. Un dicembre del commissario Ricciardi

Pioggia. Per i Bastardi di Pizzofalcone

Filippo Tuena “Valzer con mia madre da ragazza” OLIGO Editore

Prefazione di Chiara Fenoglio, con disegni dell’autore

Collana Ronzinante diretta da Marino Magliani

OLIGO

Dal 6 giugno in libreria

In queste pagine intime e private, Filippo Tuena richiama ricordi e memorie, non suoi, ma della giovinezza della madre, convocata dalle nebbie del tempo a presentare un vero e proprio monologo dalla penombra della terza fila di un teatro in rovina, ultimo erede del rinascimentale teatro della memoria di Giulio Camillo, come Chiara Fenoglio mette in evidenza nella prefazione. 
Anni lontani, tra Roma e l’Istria, Trieste, Fiume e Abbazia, nel delicatissimo contesto del confine orientale italiano tra le due guerre mondiali, alla ricerca di un’identità personale da preservare e tramandare.

È proprio ai ricordi che Filippo Tuena dedica queste pagine: non tuttavia ai propri, bensì a quelli della madre. I ricordi dunque si rifrangono, divengono ricordi di ricordi, memorie altrui rivissute attraverso la scrittura: esse alimentano una riflessione sulla madre, certamente, ma anche sull’ars memoriae, sulla connessione di questa con la retorica, col racconto, con la performatività teatrale, infine con la parola letteraria, se è vero – come scrive l’autore nelle prime righe – che «davvero null’altro che l’atto del ricordare si traduce in lingua scritta». (Chiara Fenoglio)

I ricordi che emergeranno o che sono emersi e che io ho riletto in queste antiche pagine e ai quali ho cercato di dare ordine riguardano mia madre e sono quelli che manteneva più cari e che provengono dagli anni dell’adolescenza che trascorse in Istria, ad Abbazia e Fiume. Scrivo di quei luoghi che non ho visitato e ho conosciuto solo attraverso le sue parole. (Filippo Tuena)

Filippo Tuena si è laureato in Storia dell’arte alla Sapienza di Roma e attualmente vive a Milano. Tra i suoi libri ricordiamo Tutti i sognatori (Fazi 1999, Premio Grinzane Cavour), Le variazioni Reinach (Rizzoli 2005, Premio Bagutta), Ultimo parallelo (Rizzoli 2007, Premio Viareggio), In cerca di Pan (Nottetempo 2023, finalista al Premio Campiello).

della stessa Collana su tuttatoscanalibri

Dario Voltolini “Acqua chiusa”

Nella collana Ronzinante, i nuovi titoli di Giorgio Vasta(Sicilia)Pasquale Vitagliano (Puglia)Giorgia Tribuiani (Abruzzo). OLIGO, dall’11 aprile in libreria

Giampaolo Simi “Tra lei e me”, presentazione

Due uomini, l’omicidio di una donna, la notte interminabile prima di un interrogatorio e un narratore di razza che inchioda il lettore in una rete ambigua, una storia di ribaltamenti e colpi di scena nella quale è assai arduo decidere da che parte stare. […]Una lunga notte, un palcoscenico in cui serpeggia una doppia tensione: credere a un uomo accusato di aver ucciso la compagna o al suo avvocato che pretende dall’assistito una sincerità che sembra coincidere solo con una piena confessione? Alla fine, dopo il buio, sarà l’alba a portare finalmente la luce.(dal Catalogo Sellerio)

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Pietro Valvassori è l’avvocato dei deboli e il difensore  di riferimento per donne vittime di violenza: personaggio particolare, è un  ex rugbista, ha 53 anni,  scapolo e solitario. Per la prima volta accetta di difendere un indagato per omicidio e, più precisamente, per il femminicidio di Lorena, agente immobiliare, una giovane donna di 38 anni, molto bella. Il  fidanzato, Leandro, trentacinquenne, è  un ex bancario che dopo essere sfuggito a un omicidio, ora fa il gestore di roulotte che affitta a vacanzieri. La polizia dirige le proprie indagini verso Leandro che, dichiaratosi innocente, affida all’avvocato Valvassori la sua difesa, come già in passato.
La storia si gioca tutta in una notte, quella in cui l’avvocato prepara la linea difensiva insieme all’accusato dalla quale emergerà, tra dialoghi serrati, un mondo di contraddizioni e, nei lunghi flashback, in una narrazione alternata tra tempo trascorso e quello del momento, la sostanziale immagine dei protagonisti: un giallo che di fatto indaga le relazioni umane sullo sfondo della Versilia, tra Torre del lago e Viareggio, quella dei facoltosi, “un’umanità misera e miserabile” come scrive Simone Innocenti su La lettura(25 maggio 2025), un giallo “in cui Simi analizza i rapporti tra esseri umani in maniera implacabile in un’epoca come la nostra in cui l’egoismo sembra essere dominante ovunque. Nei tradimenti, negli omicidi, nei colpi bassi e anche nell’amore. Da questo punto di vista: un giallo che entra a pieno titolo nel territorio del romanzo più puro”.

Giampaolo Simi, soggettista e sceneggiatore di serie come «RIS» e «Crimini», è autore della fiction «Nero a metà». I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann). Con questa casa editrice ha pubblicato Cosa resta di noi (2015, Premio Scerbanenco e 2023), La ragazza sbagliata (Premio Letterario Chianti 2018), Come una famiglia (2018), I giorni del giudizio (2019), Rosa elettrica (2007, Sellerio 2021), Senza dirci addio (2022), Sarà assente l’autore (2023), Il cliente di riguardo (2023) e Tra lei e me (2025).

Anna Mallamo “Col buio me la vedo io”, presentazione

[…]«Amen, amen, – le ho detto. – Tanto lo sappiamo dove va: dassupra», avevo concluso mentre lui spariva in mezzo alla gente e allo scirocco.
L’avevo detto in dialetto per schifo e prepotenza. Ci era vietato parlare in dialetto, i nostri genitori non volevano, che per loro era la lingua dei poveri e dei paesani e noi eravamo nuovi e cittadini, però a noi piaceva, era la lingua dei grandi, gliela spiavamo sulla bocca, ce la pigliavamo di nascosto e la usavamo come i grandi: per colpirci, o per nascondere le cose, come fanno loro.” (da Col buio me la vedo io)

“Ed è anche un libro sulla giustizia e sul Sud lontanissimo da tutti i clichés: quando usa il dialetto (sempre con parsimonia) non è mai per un effetto di colore ma per cercare a tentoni l’unico senso possibile. Perché il dialetto si può usare «per schermare o per chiarire, è la lingua dei grandi, funziona in tutti e due i modi».”(dal Catalogo Einaudi)

La protagonista, Lucia, ha sedici anni, vive a Reggio Calabria. Sono gli anni ottanta, i primi anni Ottanta, e la città,  appena uscita dalla guerra di ‘ndrangheta, è travagliata da scontri tra il Fronte della Gioventù e il collettivo studentesco ed è percorsa da una violenza diffusa.
Anche Lucia ne resta vittima: la nonna omonima è morta da pochi mesi e la zia amatissima è morta assassinata. È per questo, per capire il perché che rapisce il figlio del boss dell’Aspromonte, Rosario, di cui la sua migliore amica, Beatrice, si è innamorata e vuole tenerlo lontano anche da lei. Nonostante il rapimento la sua vita di studentessa liceale si svolge normalmente.
Un romanzo che sa di Sud dove è ambientato e visto da “dentro”, attraverso le sue figure femminili, forti, combattive che come Lucia lottano  e si scontrano e sperano nella verità. Un romanzo di formazione, dove la voce narrante è di un’adolescente che parla  in prima persona usando a volte il “dialetto”, dove luci ed ombre, bene e male, buio e luce sono come il titolo da leggere in chiave: la natura doppia delle cose, delle realtà che ci circondano, tra  il “mondo di sotto”, il buio e la reclusione, e il “mondo di sopra”, quello della luce e della libertà.

Anna Mallamo, strettese, ovvero calabrese di Reggio emigrata a Messina e in continuo andirivieni sullo Stretto, è giornalista, dirige le pagine di Cultura e spettacoli della «Gazzetta del Sud» e gestisce un blog sull’«Huffington Post». Per «l’Unità» ha tenuto una rubrica settimanale che raccontava le gesta semiserie, ma profondamente politiche, di un condominio di anziane donne calabresi. È autrice di Lezioni di tango (Città del Sole 2010), sul mondo del tango e i suoi protagonisti, e suoi racconti sono apparsi in diverse antologie e riviste. Per Einaudi ha pubblicato Col buio me la vedo io (2025).(da Einaudi Autori)

Eleonora Paoletti “Wonderwall. Il muro della meraviglia”, presentazione

1° Premio alla XXX Edizione del Premio Letterario Internazionale  Jacques Prévert 2024

con la seguente motivazione:

La narrazione di Eleonora Paoletti risulta decisamente coinvolgente e riconduce al romanzo sentimentale che fonda la sua struttura su una storia d’ amore più o meno intensa e travagliata.
Ecco allora dipanarsi la storia d’un giovane scrittore carismatico che vive di un “amore assoluto» per la sua agente letteraria che lo segue e lo consiglia in ogni aspetto della carriera: lei è amante, amica, confidente, e anche madre. Dopo il dolore per la morte della sua agente letteraria riuscirà a ritrovare sé stesso e l’entusiasmo di una rinnovata prospettiva esistenziale. Le vicende della vita condurranno lo scrittore verso una relazione d’amore e, al contempo, saranno da stimolo per un romanzo che racconterà la sua nuova storia d’amore.

Eleonora Paoletti dimostra notevole propensione a rendere, nel miglior modo, le peculiarità dei protagonisti del romanzo e, grazie ad una scrittura avvolgente, accompagna il lettore nelle varie fasi narrative. Durante il processo si assiste ad una immersione nelle multiformi sembianze dei sentimenti che sospingono verso una simbolica purificazione che illumina il mosaico d’emozioni e conduce al senso autentico dell’umano esistere»

Massimo Barile

L’incipit:

20 Aprile 2022

Capitolo 1

Cicensi. Pensava affondando in una sedia della libreria.
Scappa adesso, adesso o mai più.
Circensi, siamo solo circensi.
Equilibri instabili, maschere, bluff e pagliacci.

Era salita su quel trapezio da circo anni prima, quando lavorava per una casa editrice ed era stata incaricata di curare la campagna pubblicitaria di alcuni autori più o meno emergenti.
Leonardo era uno di loro, il più famoso, probabilmente anche il più carismatico e questo spiegava il motivo per il quale ogni presentazione di un suo libro contasse sempre il tutto esaurito. Anche quel giorno la libreria era gremita di persone. Sofia aveva scelto uno dei posti più lontani dal piccolo palco allestito per la presentazione. Leonardo non era ancora arrivato, ma più si avvicinava il momento in cui sarebbe dovuto arrivare più le sembrava una follia essere lì. Avrebbe potuto non ricordarsi di lei, in fondo si erano incontrati solamente due volte. La prima nella casa editrice per cui lavorava cinque anni prima. «Dobbia-mo fare una chiacchierata io e te!». Le disse. Era incuriosito da quello che aveva scritto in un comunicato stampa in merito a uno dei suoi libri. «L’autore ha la propensione a disobbedire per colorare fuori dai bordi, e questa e una qualità che richiede una gran dose di coraggio».
Il secondo incontro fu ad una cena dopo un evento in una delle librerie più grandi di Roma, era seduto qualche posto poco distante da lei. A fine serata, mentre gli altri richiamati dalla proprietaria del ristorante avevano preso parte al karaoke, loro erano rimasti al tavolo, come due alieni venuti da Marte, un po’annoiati, un po’ schifati.

Eleonora Paoletti Nasce a Firenze il 23 ottobre 1986. Appassionata fin da bambina all’arte e  alla scrittura, inizia a sei a comporre poesie e racconti. A diciannove scrive un libro ambientato nel 1800, Il profumo dell’anima, con cui si aggiudica il Premio letterario Internazionale Prévert 2008 Nello stesso anno pubblica con l’editore Mauro Pagliai il romanzo Come vento nel tuo petto. Si trasferisce a Roma nel 2007 e ci resta per i tre anni successivi. Il tempo passato nella capitale la aiuta a scrivere due nuovi libri, Quello che resta pubblicato nel 2011, e la raccolta di racconti Il seme dell’umanità, uscito nel 2012. Vanta un altro romanzo edito a settembre 2024 per Accornero edizioni La strada per le stelle.
Wonderwall, Il muro della meraviglia è il suo ultimo lavoro.

Elisabetta Villaggio “Madeira. Storie d’amore in pieno oceano”, Bibliotheka edizioni

ELISABETTA VILLAGGIO RACCONTA STORIE D’AMORE AMBIENTATE NELL’ISOLA PORTOGHESE DI MADEIRA

Una galleria di personaggi più o meno famosi che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla

Dal 23 maggio in libreria

Bibliotheka

“Le più belle storie d’amore nascono in riva al mare. E se il mare e quello di un’isola, allora sono ancora più intense”. Elisabetta Villaggio, figlia di uno dei più originali e apprezzati comici italiani, dedica la sua nuova raccolta di racconti all’isola portoghese scoperta all’inizio del Quattrocento a circa mille chilometri dalla costa, in pieno oceano Atlantico.

I racconti sono frutto di fantasia, anche se alcuni si riferiscono a persone realmente esistite. Il denominatore comune è che sono tutti intrecciati e legati a Madeira. L’isola è una via di fuga lontana dalla terraferma, un luogo sicuro dove la fantasia e la concretezza di intrecciano e dove è possibile nascondersi o cominciare una nuova vita.  Proprio come i protagonisti delle storie di Elisabetta Villaggio, che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla. Persino riuscendoci, talvolta.

Dichiara l’Autrice
«Sono nata sul mare e il mare ha sempre esercitato un enorme fascino su di me. Potrei stare ore ad ammirare un tramonto sulla spiaggia oppure in cima ad una roccia o anche meglio da una barca. Qualche anno fa ho fatto un viaggio a Madeira, quest’isola europea che è il luogo più lontano dal suo continente ma che di fatto, geograficamente, si trova in Africa. Quindi un’isola piena di magia, di mistero, di luce, di una vegetazione imponente e un mare dai mille colori. Così al ritorno ho deciso di scrivere questa raccolta di racconti dove ognuno dei personaggi aveva, in un modo o in un altro, un rapporto con l’isola. C’è chi si è innamorato, chi ha trovato una pace, chi le proprie radici.»

(Dall’incipit di Christian, 1904 a pagina 33)

«Quel sorriso gli era rimasto impresso e non riu­sciva a pensare ad altro. Christian era affacciato alla finestra che guardava il mare dal suo albergo a Madeira, il Reid’s. Era una notte fresca di gen­naio, senza luna. L’aria era talmente limpida che le stelle sembravano vicine e si aveva la sensazione di poterle toccare con un dito. Lo scalo sull’isola non era previsto. Stava viaggiando da New York a Southampton per il suo lavoro, le stoffe e varie altre mercanzie. Di colpo si era alzato il vento. E la tempesta aveva impe­dito alla nave di proseguire. Subito era stato colpito dalla dolcezza dell’isola, dal profumo delle piante verdi e cariche di fiori anche se era pieno inverno

Elisabetta Villaggio ha studiato Filosofia all’Università̀ di Bologna e Cinema e Televisione all’ University of South California di Los Angeles. Insegna alla Rome University of Fine Arts e al Digital Art and Media. Ha lavorato in Tv come assistente alla regia, regista, autrice e consulente per programmi Rai, Mediaset e La7.
Il suo cortometraggio Taxi è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia, mentre il testo teatrale Marilyn, gli ultimi tre giorni ha vinto il premio “Donne e teatro” ed è stato portato in scena nella stagione 2011-2012. Autrice della mise en scene Io sono Virginia, in scena da maggio 2013, è autrice del romanzo Una vita bizzarra, pubblicato nel 2013 da Città del Sole Edizioni (Premio Anassilaos alla narrativa) e Fantozzi dietro le quinte, dedicato alla figura del padre ed edito da Baldini e Castoldi (premio Un mare di libri e premio Aracnea film and book festival). Ha co-sceneggiato il documentario Mostruosamente Villaggio, presentato al Bari International Film Festival e in onda su Rai3 nel marzo 2024, e ha collaborato alla sceneggiatura di Come è umano lei, in onda su Rai1 a maggio 2024.

Gerardo Passannante “Appunti di un colloquio interrotto”, NeP Edizioni

Una sera, un uomo che conduce da tempo una vita ritirata riceve la visita della donna che vent’anni prima aveva amato in maniera clandestina. Si innesca così un lungo e febbrile soliloquio, in cui a dare voce a emozioni contrastanti è la prospettiva di un io narrante, la cui memoria contrasta il fluire inesorabile del tempo, in un viaggio nelle profondità dell’animo umano.
Significativa è la struttura dell’opera, suddivisa in sei nastri, come quelli di una pellicola da avvolgere sull’onda della rimembranza.
Memoria e invenzione si intrecciano così in un romanzo sospeso nel tempo: rivolgendosi direttamente alla donna amata, il narratore porta avanti nel contempo un monologo e un dialogo tacito e silenzioso con la stessa.
L’amore è indagato con lucidità spietata: un’illusione, un pellegrinaggio senza meta, dove la verità sfugge perché forse non esiste. Non vi è soltanto la ricostruzione di un sentimento sul filo del ricordo, ma viene indagata parallelamente la crescita psicologica sia della ragazza amata che del protagonista, finendo così per interrogarsi sulla natura stessa dell’amore.
Con una narrazione intensa e stratificata, il romanzo indaga il desiderio, il disincanto e la lotta contro l’oblio, esplorando anche temi come turbolenze adolescenziali, l’emancipazione femminile e l’impatto di ipocrite convenzioni sociali sulla felicità.
Quella di Passannante è una prosa ricca di risonanze culturali variegate e di mezzi espressivi che oscillano dalla lingua colta a quella parlata, dando origine a una mescolanza verbale fatta di citazioni, termini di origine varia e neologismi. Talvolta ironia e punte di amaro sarcasmo colorano la pagina in quella che appare come una vera e propria resa dei conti
emotiva con un passato ancora sensibilmente presente. L’autore fa vibrare sensazioni, emozioni, paure e interrogativi scomodi a cui non sempre si è pronti a dare una risposta.

Gerardo Passannante è nato a Sicignanode gli Alburni (SA) nel 1951 e vive a Zurigo. È autore di vaste raccolte poetiche (“Canzoniere primo”, “Appunti di un colloquio interrotto”, “Ex Glebula Lux”, “Grumi”), romanzi, racconti, saggi, diari, aforismi, traduzioni dal francese e dal tedesco, e dell’opera teatrale “Sha Nagba Imuru” tratta dall’epopea di Gilgameš.
Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo la silloge poetica “Quasi un canzoniere” (Città del Sole Edizioni, 2017), i racconti “L’ora della mezzanotte” (Edizioni Minerva, 2018), i romanzi “Atto terzo” (Editrice Italia letteraria, 1981), “Atto gratuito” (Montedit, 2013) e i primi cinque libri del ciclo storico in sedici volumi “Il declino degli dèi”, comprendente: “Avvisaglie d’uragano”(2014), “Amore e disamore” (2015) e “Elogio della menzogna” (2017) pubblicati con Città del Sole Edizioni; “Costantino, l’infante di Naissus” (Il Seme Bianco, 2020) e “All’ombra della croce” (Armando editore, 2022).