Filippo Tuena “Valzer con mia madre da ragazza” OLIGO Editore

Prefazione di Chiara Fenoglio, con disegni dell’autore

Collana Ronzinante diretta da Marino Magliani

OLIGO

Dal 6 giugno in libreria

In queste pagine intime e private, Filippo Tuena richiama ricordi e memorie, non suoi, ma della giovinezza della madre, convocata dalle nebbie del tempo a presentare un vero e proprio monologo dalla penombra della terza fila di un teatro in rovina, ultimo erede del rinascimentale teatro della memoria di Giulio Camillo, come Chiara Fenoglio mette in evidenza nella prefazione. 
Anni lontani, tra Roma e l’Istria, Trieste, Fiume e Abbazia, nel delicatissimo contesto del confine orientale italiano tra le due guerre mondiali, alla ricerca di un’identità personale da preservare e tramandare.

È proprio ai ricordi che Filippo Tuena dedica queste pagine: non tuttavia ai propri, bensì a quelli della madre. I ricordi dunque si rifrangono, divengono ricordi di ricordi, memorie altrui rivissute attraverso la scrittura: esse alimentano una riflessione sulla madre, certamente, ma anche sull’ars memoriae, sulla connessione di questa con la retorica, col racconto, con la performatività teatrale, infine con la parola letteraria, se è vero – come scrive l’autore nelle prime righe – che «davvero null’altro che l’atto del ricordare si traduce in lingua scritta». (Chiara Fenoglio)

I ricordi che emergeranno o che sono emersi e che io ho riletto in queste antiche pagine e ai quali ho cercato di dare ordine riguardano mia madre e sono quelli che manteneva più cari e che provengono dagli anni dell’adolescenza che trascorse in Istria, ad Abbazia e Fiume. Scrivo di quei luoghi che non ho visitato e ho conosciuto solo attraverso le sue parole. (Filippo Tuena)

Filippo Tuena si è laureato in Storia dell’arte alla Sapienza di Roma e attualmente vive a Milano. Tra i suoi libri ricordiamo Tutti i sognatori (Fazi 1999, Premio Grinzane Cavour), Le variazioni Reinach (Rizzoli 2005, Premio Bagutta), Ultimo parallelo (Rizzoli 2007, Premio Viareggio), In cerca di Pan (Nottetempo 2023, finalista al Premio Campiello).

della stessa Collana su tuttatoscanalibri

Dario Voltolini “Acqua chiusa”

Nella collana Ronzinante, i nuovi titoli di Giorgio Vasta(Sicilia)Pasquale Vitagliano (Puglia)Giorgia Tribuiani (Abruzzo). OLIGO, dall’11 aprile in libreria

Giampaolo Simi “Tra lei e me”, presentazione

Due uomini, l’omicidio di una donna, la notte interminabile prima di un interrogatorio e un narratore di razza che inchioda il lettore in una rete ambigua, una storia di ribaltamenti e colpi di scena nella quale è assai arduo decidere da che parte stare. […]Una lunga notte, un palcoscenico in cui serpeggia una doppia tensione: credere a un uomo accusato di aver ucciso la compagna o al suo avvocato che pretende dall’assistito una sincerità che sembra coincidere solo con una piena confessione? Alla fine, dopo il buio, sarà l’alba a portare finalmente la luce.(dal Catalogo Sellerio)

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Pietro Valvassori è l’avvocato dei deboli e il difensore  di riferimento per donne vittime di violenza: personaggio particolare, è un  ex rugbista, ha 53 anni,  scapolo e solitario. Per la prima volta accetta di difendere un indagato per omicidio e, più precisamente, per il femminicidio di Lorena, agente immobiliare, una giovane donna di 38 anni, molto bella. Il  fidanzato, Leandro, trentacinquenne, è  un ex bancario che dopo essere sfuggito a un omicidio, ora fa il gestore di roulotte che affitta a vacanzieri. La polizia dirige le proprie indagini verso Leandro che, dichiaratosi innocente, affida all’avvocato Valvassori la sua difesa, come già in passato.
La storia si gioca tutta in una notte, quella in cui l’avvocato prepara la linea difensiva insieme all’accusato dalla quale emergerà, tra dialoghi serrati, un mondo di contraddizioni e, nei lunghi flashback, in una narrazione alternata tra tempo trascorso e quello del momento, la sostanziale immagine dei protagonisti: un giallo che di fatto indaga le relazioni umane sullo sfondo della Versilia, tra Torre del lago e Viareggio, quella dei facoltosi, “un’umanità misera e miserabile” come scrive Simone Innocenti su La lettura(25 maggio 2025), un giallo “in cui Simi analizza i rapporti tra esseri umani in maniera implacabile in un’epoca come la nostra in cui l’egoismo sembra essere dominante ovunque. Nei tradimenti, negli omicidi, nei colpi bassi e anche nell’amore. Da questo punto di vista: un giallo che entra a pieno titolo nel territorio del romanzo più puro”.

Giampaolo Simi, soggettista e sceneggiatore di serie come «RIS» e «Crimini», è autore della fiction «Nero a metà». I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann). Con questa casa editrice ha pubblicato Cosa resta di noi (2015, Premio Scerbanenco e 2023), La ragazza sbagliata (Premio Letterario Chianti 2018), Come una famiglia (2018), I giorni del giudizio (2019), Rosa elettrica (2007, Sellerio 2021), Senza dirci addio (2022), Sarà assente l’autore (2023), Il cliente di riguardo (2023) e Tra lei e me (2025).

Anna Mallamo “Col buio me la vedo io”, presentazione

[…]«Amen, amen, – le ho detto. – Tanto lo sappiamo dove va: dassupra», avevo concluso mentre lui spariva in mezzo alla gente e allo scirocco.
L’avevo detto in dialetto per schifo e prepotenza. Ci era vietato parlare in dialetto, i nostri genitori non volevano, che per loro era la lingua dei poveri e dei paesani e noi eravamo nuovi e cittadini, però a noi piaceva, era la lingua dei grandi, gliela spiavamo sulla bocca, ce la pigliavamo di nascosto e la usavamo come i grandi: per colpirci, o per nascondere le cose, come fanno loro.” (da Col buio me la vedo io)

“Ed è anche un libro sulla giustizia e sul Sud lontanissimo da tutti i clichés: quando usa il dialetto (sempre con parsimonia) non è mai per un effetto di colore ma per cercare a tentoni l’unico senso possibile. Perché il dialetto si può usare «per schermare o per chiarire, è la lingua dei grandi, funziona in tutti e due i modi».”(dal Catalogo Einaudi)

La protagonista, Lucia, ha sedici anni, vive a Reggio Calabria. Sono gli anni ottanta, i primi anni Ottanta, e la città,  appena uscita dalla guerra di ‘ndrangheta, è travagliata da scontri tra il Fronte della Gioventù e il collettivo studentesco ed è percorsa da una violenza diffusa.
Anche Lucia ne resta vittima: la nonna omonima è morta da pochi mesi e la zia amatissima è morta assassinata. È per questo, per capire il perché che rapisce il figlio del boss dell’Aspromonte, Rosario, di cui la sua migliore amica, Beatrice, si è innamorata e vuole tenerlo lontano anche da lei. Nonostante il rapimento la sua vita di studentessa liceale si svolge normalmente.
Un romanzo che sa di Sud dove è ambientato e visto da “dentro”, attraverso le sue figure femminili, forti, combattive che come Lucia lottano  e si scontrano e sperano nella verità. Un romanzo di formazione, dove la voce narrante è di un’adolescente che parla  in prima persona usando a volte il “dialetto”, dove luci ed ombre, bene e male, buio e luce sono come il titolo da leggere in chiave: la natura doppia delle cose, delle realtà che ci circondano, tra  il “mondo di sotto”, il buio e la reclusione, e il “mondo di sopra”, quello della luce e della libertà.

Anna Mallamo, strettese, ovvero calabrese di Reggio emigrata a Messina e in continuo andirivieni sullo Stretto, è giornalista, dirige le pagine di Cultura e spettacoli della «Gazzetta del Sud» e gestisce un blog sull’«Huffington Post». Per «l’Unità» ha tenuto una rubrica settimanale che raccontava le gesta semiserie, ma profondamente politiche, di un condominio di anziane donne calabresi. È autrice di Lezioni di tango (Città del Sole 2010), sul mondo del tango e i suoi protagonisti, e suoi racconti sono apparsi in diverse antologie e riviste. Per Einaudi ha pubblicato Col buio me la vedo io (2025).(da Einaudi Autori)

Eleonora Paoletti “Wonderwall. Il muro della meraviglia”, presentazione

1° Premio alla XXX Edizione del Premio Letterario Internazionale  Jacques Prévert 2024

con la seguente motivazione:

La narrazione di Eleonora Paoletti risulta decisamente coinvolgente e riconduce al romanzo sentimentale che fonda la sua struttura su una storia d’ amore più o meno intensa e travagliata.
Ecco allora dipanarsi la storia d’un giovane scrittore carismatico che vive di un “amore assoluto» per la sua agente letteraria che lo segue e lo consiglia in ogni aspetto della carriera: lei è amante, amica, confidente, e anche madre. Dopo il dolore per la morte della sua agente letteraria riuscirà a ritrovare sé stesso e l’entusiasmo di una rinnovata prospettiva esistenziale. Le vicende della vita condurranno lo scrittore verso una relazione d’amore e, al contempo, saranno da stimolo per un romanzo che racconterà la sua nuova storia d’amore.

Eleonora Paoletti dimostra notevole propensione a rendere, nel miglior modo, le peculiarità dei protagonisti del romanzo e, grazie ad una scrittura avvolgente, accompagna il lettore nelle varie fasi narrative. Durante il processo si assiste ad una immersione nelle multiformi sembianze dei sentimenti che sospingono verso una simbolica purificazione che illumina il mosaico d’emozioni e conduce al senso autentico dell’umano esistere»

Massimo Barile

L’incipit:

20 Aprile 2022

Capitolo 1

Cicensi. Pensava affondando in una sedia della libreria.
Scappa adesso, adesso o mai più.
Circensi, siamo solo circensi.
Equilibri instabili, maschere, bluff e pagliacci.

Era salita su quel trapezio da circo anni prima, quando lavorava per una casa editrice ed era stata incaricata di curare la campagna pubblicitaria di alcuni autori più o meno emergenti.
Leonardo era uno di loro, il più famoso, probabilmente anche il più carismatico e questo spiegava il motivo per il quale ogni presentazione di un suo libro contasse sempre il tutto esaurito. Anche quel giorno la libreria era gremita di persone. Sofia aveva scelto uno dei posti più lontani dal piccolo palco allestito per la presentazione. Leonardo non era ancora arrivato, ma più si avvicinava il momento in cui sarebbe dovuto arrivare più le sembrava una follia essere lì. Avrebbe potuto non ricordarsi di lei, in fondo si erano incontrati solamente due volte. La prima nella casa editrice per cui lavorava cinque anni prima. «Dobbia-mo fare una chiacchierata io e te!». Le disse. Era incuriosito da quello che aveva scritto in un comunicato stampa in merito a uno dei suoi libri. «L’autore ha la propensione a disobbedire per colorare fuori dai bordi, e questa e una qualità che richiede una gran dose di coraggio».
Il secondo incontro fu ad una cena dopo un evento in una delle librerie più grandi di Roma, era seduto qualche posto poco distante da lei. A fine serata, mentre gli altri richiamati dalla proprietaria del ristorante avevano preso parte al karaoke, loro erano rimasti al tavolo, come due alieni venuti da Marte, un po’annoiati, un po’ schifati.

Eleonora Paoletti Nasce a Firenze il 23 ottobre 1986. Appassionata fin da bambina all’arte e  alla scrittura, inizia a sei a comporre poesie e racconti. A diciannove scrive un libro ambientato nel 1800, Il profumo dell’anima, con cui si aggiudica il Premio letterario Internazionale Prévert 2008 Nello stesso anno pubblica con l’editore Mauro Pagliai il romanzo Come vento nel tuo petto. Si trasferisce a Roma nel 2007 e ci resta per i tre anni successivi. Il tempo passato nella capitale la aiuta a scrivere due nuovi libri, Quello che resta pubblicato nel 2011, e la raccolta di racconti Il seme dell’umanità, uscito nel 2012. Vanta un altro romanzo edito a settembre 2024 per Accornero edizioni La strada per le stelle.
Wonderwall, Il muro della meraviglia è il suo ultimo lavoro.

Elisabetta Villaggio “Madeira. Storie d’amore in pieno oceano”, Bibliotheka edizioni

ELISABETTA VILLAGGIO RACCONTA STORIE D’AMORE AMBIENTATE NELL’ISOLA PORTOGHESE DI MADEIRA

Una galleria di personaggi più o meno famosi che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla

Dal 23 maggio in libreria

Bibliotheka

“Le più belle storie d’amore nascono in riva al mare. E se il mare e quello di un’isola, allora sono ancora più intense”. Elisabetta Villaggio, figlia di uno dei più originali e apprezzati comici italiani, dedica la sua nuova raccolta di racconti all’isola portoghese scoperta all’inizio del Quattrocento a circa mille chilometri dalla costa, in pieno oceano Atlantico.

I racconti sono frutto di fantasia, anche se alcuni si riferiscono a persone realmente esistite. Il denominatore comune è che sono tutti intrecciati e legati a Madeira. L’isola è una via di fuga lontana dalla terraferma, un luogo sicuro dove la fantasia e la concretezza di intrecciano e dove è possibile nascondersi o cominciare una nuova vita.  Proprio come i protagonisti delle storie di Elisabetta Villaggio, che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla. Persino riuscendoci, talvolta.

Dichiara l’Autrice
«Sono nata sul mare e il mare ha sempre esercitato un enorme fascino su di me. Potrei stare ore ad ammirare un tramonto sulla spiaggia oppure in cima ad una roccia o anche meglio da una barca. Qualche anno fa ho fatto un viaggio a Madeira, quest’isola europea che è il luogo più lontano dal suo continente ma che di fatto, geograficamente, si trova in Africa. Quindi un’isola piena di magia, di mistero, di luce, di una vegetazione imponente e un mare dai mille colori. Così al ritorno ho deciso di scrivere questa raccolta di racconti dove ognuno dei personaggi aveva, in un modo o in un altro, un rapporto con l’isola. C’è chi si è innamorato, chi ha trovato una pace, chi le proprie radici.»

(Dall’incipit di Christian, 1904 a pagina 33)

«Quel sorriso gli era rimasto impresso e non riu­sciva a pensare ad altro. Christian era affacciato alla finestra che guardava il mare dal suo albergo a Madeira, il Reid’s. Era una notte fresca di gen­naio, senza luna. L’aria era talmente limpida che le stelle sembravano vicine e si aveva la sensazione di poterle toccare con un dito. Lo scalo sull’isola non era previsto. Stava viaggiando da New York a Southampton per il suo lavoro, le stoffe e varie altre mercanzie. Di colpo si era alzato il vento. E la tempesta aveva impe­dito alla nave di proseguire. Subito era stato colpito dalla dolcezza dell’isola, dal profumo delle piante verdi e cariche di fiori anche se era pieno inverno

Elisabetta Villaggio ha studiato Filosofia all’Università̀ di Bologna e Cinema e Televisione all’ University of South California di Los Angeles. Insegna alla Rome University of Fine Arts e al Digital Art and Media. Ha lavorato in Tv come assistente alla regia, regista, autrice e consulente per programmi Rai, Mediaset e La7.
Il suo cortometraggio Taxi è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia, mentre il testo teatrale Marilyn, gli ultimi tre giorni ha vinto il premio “Donne e teatro” ed è stato portato in scena nella stagione 2011-2012. Autrice della mise en scene Io sono Virginia, in scena da maggio 2013, è autrice del romanzo Una vita bizzarra, pubblicato nel 2013 da Città del Sole Edizioni (Premio Anassilaos alla narrativa) e Fantozzi dietro le quinte, dedicato alla figura del padre ed edito da Baldini e Castoldi (premio Un mare di libri e premio Aracnea film and book festival). Ha co-sceneggiato il documentario Mostruosamente Villaggio, presentato al Bari International Film Festival e in onda su Rai3 nel marzo 2024, e ha collaborato alla sceneggiatura di Come è umano lei, in onda su Rai1 a maggio 2024.

Gerardo Passannante “Appunti di un colloquio interrotto”, NeP Edizioni

Una sera, un uomo che conduce da tempo una vita ritirata riceve la visita della donna che vent’anni prima aveva amato in maniera clandestina. Si innesca così un lungo e febbrile soliloquio, in cui a dare voce a emozioni contrastanti è la prospettiva di un io narrante, la cui memoria contrasta il fluire inesorabile del tempo, in un viaggio nelle profondità dell’animo umano.
Significativa è la struttura dell’opera, suddivisa in sei nastri, come quelli di una pellicola da avvolgere sull’onda della rimembranza.
Memoria e invenzione si intrecciano così in un romanzo sospeso nel tempo: rivolgendosi direttamente alla donna amata, il narratore porta avanti nel contempo un monologo e un dialogo tacito e silenzioso con la stessa.
L’amore è indagato con lucidità spietata: un’illusione, un pellegrinaggio senza meta, dove la verità sfugge perché forse non esiste. Non vi è soltanto la ricostruzione di un sentimento sul filo del ricordo, ma viene indagata parallelamente la crescita psicologica sia della ragazza amata che del protagonista, finendo così per interrogarsi sulla natura stessa dell’amore.
Con una narrazione intensa e stratificata, il romanzo indaga il desiderio, il disincanto e la lotta contro l’oblio, esplorando anche temi come turbolenze adolescenziali, l’emancipazione femminile e l’impatto di ipocrite convenzioni sociali sulla felicità.
Quella di Passannante è una prosa ricca di risonanze culturali variegate e di mezzi espressivi che oscillano dalla lingua colta a quella parlata, dando origine a una mescolanza verbale fatta di citazioni, termini di origine varia e neologismi. Talvolta ironia e punte di amaro sarcasmo colorano la pagina in quella che appare come una vera e propria resa dei conti
emotiva con un passato ancora sensibilmente presente. L’autore fa vibrare sensazioni, emozioni, paure e interrogativi scomodi a cui non sempre si è pronti a dare una risposta.

Gerardo Passannante è nato a Sicignanode gli Alburni (SA) nel 1951 e vive a Zurigo. È autore di vaste raccolte poetiche (“Canzoniere primo”, “Appunti di un colloquio interrotto”, “Ex Glebula Lux”, “Grumi”), romanzi, racconti, saggi, diari, aforismi, traduzioni dal francese e dal tedesco, e dell’opera teatrale “Sha Nagba Imuru” tratta dall’epopea di Gilgameš.
Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo la silloge poetica “Quasi un canzoniere” (Città del Sole Edizioni, 2017), i racconti “L’ora della mezzanotte” (Edizioni Minerva, 2018), i romanzi “Atto terzo” (Editrice Italia letteraria, 1981), “Atto gratuito” (Montedit, 2013) e i primi cinque libri del ciclo storico in sedici volumi “Il declino degli dèi”, comprendente: “Avvisaglie d’uragano”(2014), “Amore e disamore” (2015) e “Elogio della menzogna” (2017) pubblicati con Città del Sole Edizioni; “Costantino, l’infante di Naissus” (Il Seme Bianco, 2020) e “All’ombra della croce” (Armando editore, 2022).

Georgi Gospodinov “Il giardiniere e la morte”, Voland

“Di cosa parliamo quando parliamo della morte?
Della vita ovviamente, di tutta la sua incantevole fugacità.”

Un romanzo su quanto dobbiamo ai nostri padri, su cosa ci fa essere  quelli che siamo e una dichiarazione d’amore struggente: un figlio assiste il padre durante una lunga e crudele malattia. Lo ricorda lavorare in giardino, curare le piante da frutto, i fiori… pian piano il campo visivo si allarga ai vicini, ai conoscenti, all’intera Bulgaria povera e dignitosa.
Con l’abituale maestria Georgi Gospodinov ci racconta la vita di un uomo e le storie che compongono un’esistenza, ogni esistenza. Perché la fine dei nostri padri è la fine di un mondo.

L’autore 

GEORGI GOSPODINOV (Jambol, 1968), poeta, prosatore innovativo e raffinato, è lo scrittore bulgaro contemporaneo più acclamato a livello mondiale. Con il suo esordio narrativo, Romanzo naturale (Voland 2007), ha subito incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo. Con Fisica della malinconia (Voland 2013), finalista al Premio Von Rezzori e al Premio Strega Europeo, si è imposto sulla scena internazionale. Cronorifugio (Voland 2021) ha sancito la sua consacrazione e gli è valso il Premio Strega Europeo 2021 e l’International Booker Prize 2023.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Romanzo naturale

Cronorifugio Premio Strega europeo
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Veronica Galletta “Malotempo”, presentazione

[…]”Dopo Pelleossa, Veronica Galletta torna a Santafarra e, con la maestria che guida la sua penna, dà voce a un luogo martoriato da cui hanno origine tante delle crepe e storture di oggi, restituendoci una parte di Sicilia all’alba del terremoto del 1968″.(da minimum fax)

Paolino Rasura è tornato a Santafarra:  protagonista bambino di Pelleossa, ritorna adulto in Malotempo, ancora a Santafarra, il paesino siciliano, immaginario, dove è nato e cresciuto e da dove era scappato a Palermo per seguire la passione per l’arte e frequentare l’Accademia; una passione nata da una prova di coraggio e sfida dei suoi coetanei quando, entrando nel giardino segreto dell’anziano scultore Filippu, da tutti ritenuto pazzo, fra le sue teste in pietra di artisti, politici, scrittori, Paolino aveva trovato in lui un amico e scoperto la sua inclinazione.

Ora Filippu è morto e, nei giorni a cavallo fra la fine del 1967 e l’anno nuovo, alla vigilia del terremoto, Paolo torna per la prima volta al paese per il funerale dove il giardino e le opere dell’artista rischiano di fare spazio ad una moderna superstrada.
Paolo si aggira quindi per il paese tra vecchio e nuovo, tra sensi di colpa, rimorsi, rabbia tra ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Eppure Filippu ha lasciato proprio a lui foto e documenti preziosi…

Veronica Galletta è nata a Siracusa e vive a Livorno. Con Le isole di Norman (Italo Svevo Edizioni 2020) ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Con Nina sull’argine (minimum fax 2021) è stata finalista al Premio Strega e ha vinto il Premio Letteratura d’Impresa. Con il testo Pelleossa (minimum fax 2023) è stata finalista al Premio Neri Pozza per opere inedite.

Laura De luca “Ma l’amore no. Dialoghi con me stessa su mia madre”, Graphe.it

Un dialogo intimo e doloroso con la madre perduta, per ricucire i fili di un’esistenza spezzata. Un romanzo che ci invita a confrontarci con le nostre ferite più profonde e a trovare la forza di guarire.

Con un ritratto di Gianni De Luca

Graphe.it

Dal 26 aprile in libreria

Quando la madre, figura centrale nella vita di ogni individuo, viene a mancare, si spalanca una ferita profonda e si accende una ricerca di risposte che solo lei avrebbe potuto dare. Laura De Luca, in questo romanzo, intraprende un dialogo intenso con la sua memoria, dandole la forma di una conversazione tra la “Grande” e la “Piccola”, tra l’adulta e la bambina che un tempo era. La perdita diventa così l’occasione per esplorare il retaggio familiare, il rimpianto e l’amore perduto. Un percorso di riflessione che ci invita a rivedere il nostro rapporto con la crescita, la memoria e il dolore.

Una figlia unica con chi può condividere il dolore della perdita di una madre se non con se stessa, con quella se stessa di un tempo, che della cura e della confidenza della madre ha maggiormente beneficiato grazie alla limpidezza luminosa dell’infanzia?
All’indomani della morte di mia madre sono andata appositamente a cercare la me stessa piccola, ingenua e sapiente, fedele al ricordo e libera dai rimorsi. L’ho fatta parlare e poi maltrattata per gelosia, infastidita dalle sue contraddizioni e dalle sue ingenuità. Dalla sua voce infantile. Per capire alla fine che era molto più vicina di me alla verità. (Laura De Luca)

LAURA DE LUCA (Roma, 1957) radiogiornalista, conduttrice e autrice radiofonica, negli ultimi anni si è dedicata in particolare al recupero dello storico format delle interviste impossibili, sia come autrice che come regista, curandone diverse edizioni librarie e messe in scena teatrali. Ha siglato testi di saggistica, poesia e opere da lei illustrate. Sul sito www.lauradeluca.net firma il blog Cartoline da Marte. Questa qui pubblicata è forse l’intervista più impossibile di tutte: quella con se stessa sul tema irrisolto e struggente del rapporto con la madre.

Salvina Pizzuoli “L’altro giardino”, Edida

Copertina del romanzo "l'altro giardino" di Salvina Pizzuoli, Edida Editore

Nuova Edizione 2025

Dalla Quarta di copertina

Anche l’esistenza apparentemente più facile da descrivere è in realtà intessuta di una sostanza sfuggente, inafferrabile: è il tempo perduto, sparito nei gorghi della quotidianità. Ciò che chiamiamo la storia della nostra vita è solo ciò che emerge da questa massa informe: le parole nere che si stagliano sullo spazio bianco. È l’altro giardino della nostra esistenza, quello che non visitiamo mai.
Questo libro attraverso la sua originale struttura narrativa cerca di ricordarci che esiste, anche se non sempre ci pensiamo, segnalando con Spazio Bianco i momenti smarriti nell’abitudine quotidiana del vivere e riportando invece cronologicamente quanto resta nella memoria proprio perché inusuale, quindi immemorabile e dedicando ciascuna pagina ad ogni protagonista, evidenziando così il percorso personale di ciascuna.
Le storie sono quelle di nonne, madri, figlie, maestre, in una parola donne, alle prese con l’amore e con le sue infinite sfaccettature. Sono alla ricerca di una salvezza possibile, di un equilibrio praticabile, di un modo per affrontare l’eterno problema di vivere. Non tutte le soluzioni sono giuste; qualcuno riesce a trovare la sua via di fuga, altri si perdono.


“L’altro giardino” conclude la trilogia di Salvina Pizzuoli dedicata a protagoniste femminili che raccontano, composta da “Quattro donne e una cucina”, uno zibaldone di ricordi ricette curiosità e storia di alcuni ingredienti, e da “Il tempo smarrito. Memorie di un’ottuagenaria”, un romanzo breve ambientato storicamente nella Sicilia dei primi del Novecendo fino al dopoguerra in Puglia e in Toscana, un viaggio attraverso i ricordi tra storia e romanzo.