Christina Dalcher “La classe” presentazione e con la recensione da “Il mestiere di leggere” di Pina Bertoli

La recensione di Pina Bertoli

Christina Dalcher se in Vox , con cui ha esordito nel 2018, racconta una società che, oltre a privare le donne del lavoro e della propria indipendenza economica, impedisce loro di usare più di cento parole al giorno, altrimenti una scarica elettrica glielo ricorderà prontamente, con il nuovo romanzo, titolo originale Master Class, presenta una società fondata sulle disuguaglianze questa volta non di genere ma di Q, il quoziente calcolato in base a test e al comportamento, che determina la divisione degli studenti in tre gruppi in base alle loro risultanze: scuole Argento per i migliori, Verdi per i mediocri e Gialle per gli ultimi. Protagonista è un’insegnante, Elena Fairchild, che vivrà l’esperienza attraverso la figlia Freddie. Entrambi i romanzi possono essere ascritti a quel genere definito “distopico” che ebbe i suoi natali con Orwell in 1984 e oggi ampiamente consolidato. Come per il romanzo di Orwell o della Atwood, le possibili e inquietanti prospettive che vi si evidenziano hanno valore di monito oltre ad essere una lettura che prende e che lascia il lettore travolto e partecipe fino al sorprendente finale.

Da Nord Edizioni

Elena Fairchild ha partecipato alla creazione del sistema Q e lo riteneva la chiave per una società più equa, più giusta. Adesso però, dopo alcuni anni come insegnante in una Scuola Argento, è tormentata dai dubbi: sebbene abbia accolto diversi alunni provenienti dalle Scuole Verdi, non ha mai visto qualcuno tornare dalle Scuole Gialle. I genitori ormai temono quel pullmino che passa di casa in casa il giorno successivo all’esame. E ora anche lei è una di quei genitori: sua figlia Freddie ha ottenuto un risultato troppo basso e le verrà portata via. Senza esitare, Elena si fa bocciare al test Q per insegnanti e viene trasferita nella stessa Scuola Gialla della figlia. […]

Brevi note biografiche

Christina Dalcher  ha insegnato fonologia, fonetica e italiano ed è stata ricercatrice. Si è specializzata in Linguistica alla George Mason University conseguendo successivamente un dottorato sulle variabili fonetiche, fonologiche, lenitive e sociolinguistiche e sulla lingua italiana presso la Georgetown University. Vive negli Stati Uniti .

Laura Calosso “Ma la sabbia non ritorna” presentazione

Laura Calosso dal 14 gennaio in libreria per la casa editrice SEM con il suo ultimo romanzo che, come i precedenti, lega pagine di narrativa a reportage di inchiesta giornalistica. Come “Due fiocchi di neve uguali” e “La stoffa delle donne“, il primo relativo all’indagine sulla sindrome del hikikomori (stare in disparte, il fenomeno giovanile di chi si chiude fuori dal mondo) e il secondo sulla tossicità di alcune stoffe importate dall’estero e presumibilmente utilizzate nel mondo della moda. In questo ultimo romanzo, il cui titolo richiama il tema, “Ma la sabbia non ritorna”, indaga sul fenomeno legato al traffico delle sabbie, utilizzate da grandi città costiere come Dubai e Hong Kong, per conquistare maggiore superficie rispetto al mare. È da qui che l’indagine s’intreccia con la trama del romanzo: la protagonista, una giornalista freelance, che nel suo repertage scopre i traffici illeciti con le sabbie, collega il fenomeno ad avvenimenti del passato familiare quando il padre, autore di varie operazioni scorrette e con il quale ha costruito un forte rapporto traumatico tanto da scegliere un mestiere che la portasse lontano, si era arricchito negli anni ‘60, quando era ancora bambina, proprio estraendo e trasportando sabbia con gravi conseguenze per l’ambiente. La trama si arricchisce con avvenimenti legati alla vita sentimentale di Elena, la protagonista, che traumatizzata negli affetti più profondi, continua una storia d’amore con un uomo di cui, di fatto, conosce pienamente le insicurezze e le fragilità.

Brevi note biografiche

Laura Calosso, laureata in Scienze politiche e in Letteratura tedesca, è una giornalista astigiana. Ha esordito con Mondadori per la narrativa con il romanzo A ogni costo, l’amore. Con la casa editrice SEM ha pubblicato nel 2017 La stoffa delle donne e nel 2019 Due fiocchi di neve uguali.

Muriel Barbery “I gatti della scrittrice”, presentazione e con la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

“I gatti della scrittrice” è un volumetto a firma Muriel Barbery, è lei la scrittrice in oggetto, autrice di best seller che, sull’onda di note pagine dedicate ai felini, si fa raccontare dai suoi consulenti letterari, ben quattro certosini, grigi con gli occhi arancioni che “ben s’intonano alla casa”…: Ocha, Mizu, Petrus e Kirin, la narratrice, o per meglio dire la voce narrante. Vivono in casa con la scrittrice e il marito musicista, l’una a destra e l’altro a sinistra nelle rispettive stanze, che a volte si incontrano al centro tra le due!

Ma di cosa vorrà raccontarci la dolce Kirin?

Degli scrittori ovviamente di cui ha una conoscenza diretta mettendo in evidenza i difetti tipici dei questa particolare specie umana: l’agitazione, il dubbio, la negazione dell’errore. E da bravi e coscienziosi consulenti, con il loro linguaggio, chiarissimo anche senza le parole, svolgono quell’indispensabile lavoro che è la revisione critica del testo, tanto da chiedere formalmente di partecipare ai “proventi” con tanto di contratto.

Il testo è snello, simpatico e illustrato deliziosamente dalla mano di Maria Guitart.

Da Edizioni e/o

Lo scrittore… un essere misterioso! Eppure se facessimo quattro chiacchiere con i suoi gatti lo capiremmo molto meglio. Attraverso le voci dei suoi alleati dalle zampe di velluto Muriel Barbery svela il dietro le quinte della creazione letteraria. Ognuno dei suoi quattro certosini ha il proprio carattere: c’è Ocha, il capo della banda, un duro dal cuore tenero; l’affettuosa Mizu, sua sorella, con le zampe un po’ storte; il placido e raffinato Petrus, che ama i fiori; e infine la narratrice, la graziosa Kirin. Ciascuno di loro ha anche il proprio ruolo da interpretare nella battaglia della scrittura: scontenti di essere soltanto compagni di svago, infatti, i gatti hanno spinto la propria devozione verso la padrona fino a imparare a leggere, diventando così nell’ombra i consulenti letterari della scrittrice. Un testo deliziosamente leggero sull’eterna poesia della quotidianità, spumeggiante di umorismo felino e filosofia nipponica, accompagnato dalle illustrazioni raffinate di Maria Guitart.

Brevi note biografiche

Muriel Barbery è autrice di L’eleganza del riccio (E/O, 2007), di Estasi culinarie (E/O, 2008) e Vita degli elfi (E/O 2016). Ha vissuto a Kyoto, Amsterdam e Parigi. Attualmente vive nella campagna francese.

Ayesha Harruna Attah “I cento pozzi di Salaga” recensione di Salvina Pizzuoli

Calato nella realtà territoriale e tribale, è una dettagliata pagina di storia della Costa d’Oro, il nome del Ghana prima dell’indipendenza, che conduce il lettore tra i paesaggi della savana e della foresta, a conoscere bevande e prodotti locali, usanze e tradizioni, nonché la lingua, riportata spesso nei termini originari, un complesso di dialetti sconosciuti a brevi distanze tra tribù e luoghi. Una pagina di storia che racconta un preciso momento della situazione nel Ghana pre-coloniale di fine Ottocento nei villaggi presso le città di Salaga-Kpembe, di Kete-Krachi, tra le genti islamiche dei Gonja e Dagomba: un fiume, il Volta, che segna e separa anche in nome di quell’emancipazione che dalle zone costiere non riesce a penetrare nei territori più interni dove ancora vige il commercio degli schiavi; gli scontri tra capi locali e la presenza degli europei, tedeschi, inglesi e francesi, che hanno sostituito portoghesi e olandesi usando proprio le rivalità esistenti tra i vari gruppi etnici o nei conflitti per il potere tra gli stessi. Richiamandosi all’esperienza della trisavola, l’autrice ricostruisce lo scenario storico attraverso gli avvenimenti focali della vita di due giovani donne, di estrazione sociale molto diversa, che, ciascuna con la propria esperienza e nell’ambito della propria vita associata, cercano in modo combattivo e senza rese di conquistarsi uno spazio più ampio. Il lettore così seguirà le vicende alternando la lettura di quanto riguarderà ora l’una ora l’altra.

Aminah è figlia di un artigiano di Botu, un piccolo villaggio sulle rotte delle grandi carovane che lì si fermano garantendo un certo commercio di cibi preparati a lei e alle sorelle, anche se preferirebbe di gran lunga confezionare scarpe, come fa il padre sebbene sia un mestiere non previsto per le donne dalla società patriarcale in cui vive. La sua vita scorre serena fino alla scomparsa del padre, che non farà ritorno dal suo viaggio verso i mercati cittadini, e successivamente al suo rapimento da parte di una banda di predoni, che bruciano e distruggono il villaggio seminando morte e distruzione, per procurare schiavi da vendere sul mercato di Salaga.

L’altra giovane donna è Wurche, di etnia Gonya, figlia del re di Kpembe Etuto, incline a quanto è considerato sconveniente per una fanciulla: l’uso delle armi e l’interesse verso la politica che vorrebbe indirizzare verso l’unione e la pacificazione consigliando il padre nelle sue decisioni. Ciascuna delle due sarà costretta dagli eventi a subire decisioni contrarie a quanto avevano aspirato: Wurche sarà costretta infatti a sposare un uomo che non ama solo per ottenere per il padre l’appoggio dei Dagomba.

Brevi note biografiche

Ayesha Harruna Attah è nata ad Accra (Ghana) nel 1983, in una famiglia di giornalisti . Ha studiato alla Columbia University e alla New York University, per poi tornare in Africa e cominciare a scrivere.

E anche:

la recensione su mangialibri

e l’intervista a Ayesha Harruna Attah

Franco Cardini “L’appetito dell’imperatore. Storie e sapori segreti della Storia” presentazione

Questo particolare volume scritto da Franco Cardini, Professore Emerito dell’Istituto italiano di Scienze umane, è un po’ narrativa, un po’ libro di cucina, con ricette sperimentate dall’autore stesso, e un po’ Storia, quella con la S maiuscola; sì perché come scrive in Invito alla lettura che apre la raccolta “Nessuna di queste “storie” è propriamente e totalmente fedele alla Storia: quasi tutte sono, in differente misura, un insieme di “vero storico” […] e di libera immaginazione, tuttavia attenta quantomeno al verosimile”, ma corredate in fondo a ciascuna da Note che ne evidenziano la base propriamente storica, aiutando il lettore più esigente a distinguere tra quest’ultima e l’invenzione; le Note inoltre sono corredate di indicazioni sulle fonti. Come anticipato si tratta infatti di un racconto originale, piacevole, pieno di curiosità proprio perché da storico le va “a scovare tra le pieghe della grande storia”. E non solo è corredato da Note, ma anche di tre Intermezzi semieruditi, sulle castagne, sul caffè e sui tartufi. I personaggi che accompagneranno il lettore in questa curiosa e simpatica carrellata storico-culinaria sono tra i più conosciuti, partendo da San Francesco, il Gran Khan, passando per Balzac e lo stesso imperatore Napoleone, il cui racconto dà poi il titolo a tutta la raccolta. Gran parte della nostra vita ruota attorno al cibo – scrive in Invito alla lettura – ne poetiamo, ne dipingiamo, lo traduciamo in suoni e in canti[…] ci ammaliamo per il cibo, guariamo grazie a lui o nonostante lui e, nonostante quanto documentato nelle pagine del suo testo, non si definisce affatto un gourmet, ma di essere guidato dalla pervicace natura di un contadino toscano che gli fa prediligere cibi semplici.

Dello stesso autore:

Notre-Dame Il cuore di luce dell’Europa

Lawrence d’Arabia

Ivan Doig “L’ultima corriera per la saggezza” presentazione

La recensione su mangialibri

Donal Cameron un ragazzino di 11 anni, orfano di entrambe i genitori, vive con la nonna, cuoca in un ranch nel Montana. I problemi di salute della donna costringeranno il giovane Donal a compiere un viaggio dal Montana al Wisconsin, per raggiungere gli zii Kitty ed Herman, che non conosce. È il 16 giugno del 1951 quando il giovane intraprende il lungo viaggio su una di quelle corriere della Greyhound Line, che attraversano tutti gli Stati Uniti. La nuova vita però si rivelerà difficile e così Donal, questa volta non più da solo ma in compagnia dello zio Herman, che approfitterà per andare alla scoperta dell’amato West, ripartirà, incontrando personaggi d’ogni sorta che appunterà sul libro delle dediche, dove raccoglie pensieri in rima delle persone che incontra, personaggi umili, umani, calorosi, tristi e felici, in un’America dai paesaggi sconfinati. Un viaggio che sarà un percorso di formazione in cui l’autore Doig rivisita e racconta, attraverso i ricordi della sua infanzia, l’America attraverso occhi di bambino. Questo romanzo è l’ultimo scritto prima della morte e rivela mirabilmente l’età dei sogni e delle scoperte nel percorso di crescita per diventare “grandi”

Brevi note biografiche

Ivan Doig (1939-2015) ha ambientato gran parte dei suoi romanzi nel Montana, dove era nato. Più volte premiato per i suoi romanzi, è stato anche finalista al National Book Award con il memoir This House of Sky. Nutrimenti ha pubblicato anche Il racconto del barista nel 2018.

Jón Kalman Stefánsson “Crepitio di stelle” presentazione e la recensione da ilmestieredileggere.com di Pina Bertoli

La recensione da Il mestiere di leggere blog di Pina Bertoli

Un grande romanzo sull’amore, la poesia e la memoria. Una storia famigliare che va dall’inizio del XX secondo fino ai giorni nostri e si snoda in tutta l’Islanda. Quella di Stefánsson è una scrittura che incanta e infonde nuova vita alla grande letteratura islandese. ( da Iperborea Editore)

Islandese nato a Reykjavík, poeta e poi romanziere, Stefánsson esordisce nella prosa con “Crepitio di stelle” che ha per protagonista un bambino di sette anni che racconta, ormai quarantenne, sull’onda del ricordo senza quindi un vero e proprio filo narrativo ma con passaggi e salti, avanti e indietro nel tempo. Il lettore lo segue nell’Islanda del Novecento e in quella degli anni ‘70 ripercorrendo la storia di quattro generazioni nell’arco di centocinquanta anni: quella del bisnonno e quella del padre; con il primo agli inizi del Novecento dentro la sua vita burrascosa e inquieta, in quella del padre e nella propria tornando dove ha vissuto l’infanzia, in un condominio di Reykjavík, ricostruita e rivissuta attraverso i pensieri e i modi di un bambino, resi con sottigliezza psicologica, suscitati e riaccesi dall’impatto con un passato che non trova riscontri nella memoria. Due storie che s’intrecciano e confluiscono insieme alle voci dei personaggi che costellano momenti della quotidianità, inseguendo i guizzi della memoria che sovrappone, dilata, si sofferma o sorvola. E insieme a queste presenze e dentro questi ritagli fissati nel tempo c’è l’Islanda con i suoi paesaggi.

Brevi note biografiche

Jón Kalman Stefánsson (1963), insegnante e bibliotecario, è passato alla narrativa dopo tre raccolte poetiche.
Più volte nominato al Premio del Consiglio Nordico, con Luce d’estate ed è subito notte ha ricevuto nel 2005 il Premio Islandese per la Letteratura.  Paradiso e inferno (Iperborea 2011) è stato definito il miglior romanzo islandese degli ultimi anni, che insieme a La tristezza degli angeli (Iperborea, 2012) e Il cuore dell’uomo (Iperborea, 2014) costituisce una trilogia.

Christiana Moreau “Cachemire rosso” recensione di Salvina Pizzuoli

Ordos, che significa città dai molti palazzi, è nata ex novo nei primi anni del nostro millennio nella Mongolia interna cinese, in pieno deserto, a circa 500 chilometri da Pechino per volontà del governo cinese, nell’ambito di un processo di inurbamento delle masse rurali, e con i capitali derivati dagli enormi giacimenti di carbone del sottosuolo. Una città avveniristica, ma progetto fallito perché oggi Ordos è una città quasi deserta. È qui che si ambienta parte della storia della protagonista, una mongola, costretta dalle decisioni dei fratelli, desiderosi di abbandonare il lavoro faticoso e poco redditizio degli allevatori della steppa, a lasciare la vita nomade per vivere in città.

Il racconto si apre con gli spazi, ampi, sterminati, i colori vividi, poi profondamente custoditi nella memoria del cuore, le tradizioni radicate, le abilità coltivate da generazioni, dell’ambiente e della vita nomade. Dopo l’abbandono della terra natia e degli affetti, nell’angustia e nella segregazione della nuova realtà di vita in città che schiaccia e mortifica, l’incontro tra Bolormaa la protagonista con la cinese Xiao Li, sua compagna di lavoro in una moderna fabbrica tessile dove lavorano come operaie tessitrici, sfruttate e schiavizzate: unico desiderio e speranza diventa la fuga, che non sempre realizza quanto si è sperato. E il viaggio verso un altro mondo ha inizio, terribile e pieno di sofferenza, inseguendo le promesse di un filo di lana di cachemire, concretizzatosi in una creazione della protagonista con l’ultima lana del suo gregge e gli insegnamenti della nonna per colorarla, rossa infuocata e di morbidezza impareggiabile venduta a malincuore ad una donna italiana al mercato di Ordos, ma ben pagata.

Le due giovani, fuggono con un viaggio clandestino lunghissimo e pericoloso per ritrovarsi anche in quel nuovo mondo, al di là dei tanti confini e dei chilometri percorsi, chiuse nella stessa prigione. Ma il filo di cachemire rosso non si è ancora spezzato e avvolgerà altri protagonisti con la medesima volontà di realizzare le proprie aspirazioni. Una storia di amicizia, di volontà e di resistenza per superare soprusi e angherie per un progetto di vita migliore e realizzata.

Da Editrice Nord la trama e brevi note biografiche

Nel caleidoscopio di colori del mercato di Ordos, in Cina, ce n’è uno che spicca su tutti. È il rosso, brillante e purissimo, di un maglione di cachemire. Alessandra se ne innamora subito: è quella la perla rara che le permetterà di risollevare le sorti della sua boutique di Firenze. A venderglielo è una ragazza di nome Bolormaa, e lo fa a malincuore. Perché per lei quel maglione è casa. Lo ha infatti realizzato con l’ultima lana del suo allevamento, prima che l’estate troppo torrida e l’inverno eccezionalmente rigido sterminassero il gregge e la costringessero a lasciare la Mongolia. È un incontro fugace, eppure l’immagine di quella signora, libera ed elegante, rimane scolpita nella mente di Bolormaa. A poco a poco, quel ricordo fa maturare in lei il sogno di una nuova vita in Italia. Armata solo del biglietto da visita che Alessandra le ha lasciato, Bolormaa s’imbarca allora in un viaggio rischiosissimo, che la porterà da Pechino a Oulan-Oude, in Mongolia, poi a Mosca lungo la Transiberiana e da lì in Italia, là dove il filo rosso del suo coraggio si ricongiungerà con quello di Alessandra, che ormai sta perdendo la speranza di salvare il suo negozio. E sarà proprio Bolormaa a darle la forza di cambiare un destino che sembra segnato…

Christiana Moreau vive a Seraing, in provincia di Liegi. Pittrice e scultrice autodidatta, è alla costante ricerca di nuovi modi per esprimere la sua creatività. Ha esordito con una raccolta di poesie nel 2014, per poi passare alla narrativa. Cachemire rosso è il suo primo romanzo pubblicato in Italia.

Marco Patricelli “Il partigiano americano” Ianieri Edizioni

Da oggi 10 dicembre in libreria

«Il partigiano americano» è l’originale racconto di una storia vera che vive per la prima volta scorrendo sul binario di uno stile narrativo coinvolgente e il rigore saggistico.

Renato Berardinucci, il protagonista, è nato in America, terra della libertà e delle opportunità per i suoi genitori emigrati dall’Abruzzo, e per lui l’Italia è un luogo dell’anima. Visto da lontano il fascismo gli ha dato l’orgoglio delle origini, ma quando dal college di Philadelphia si ritrova al liceo classico di Pescara, l’amico Hans, ebreo viennese, gli apre gli occhi. Il devastante bombardamento di fine agosto 1943 e il disastro dell’8 settembre seguito dall’occupazione tedesca, lo spingono alla scelta della resistenza. Crea una banda partigiana formata da giovani come lui ai quali trasmette una carica ideale. È abile nei travestimenti, sfida più volte la sorte, e in uno scontro a fuoco uccide un ufficiale tedesco. Con l’arrivo degli Alleati decide di compiere un’ultima missione. La madre ha un presagio e vuole seguirlo. Lo vedrà morire mentre si sacrifica per salvare i compagni dal plotone d’esecuzione.

Abruzzo 1957. Un’auto percorre le strade polverose dell’interno. L’anziano uomo sul sedile posteriore è tornato dagli Stati Uniti per cercare la spia fascista che nel 1944 aveva consegnato il figlio partigiano ai tedeschi. Renato Berardinucci (Philadelphia 1921 – Arischia 1944) era stato ucciso da un plotone d’esecuzione a soli 23 anni. Poco prima della scarica fatale, si era gettato contro i soldati per salvare i compagni, davanti agli occhi della madre impazzita di dolore. Dopo tanti anni, consegnano una medaglia d’oro al valor militare al padre Vincenzo, che invece è in cerca di un’impossibile vendetta. Una storia vera.

Marco Patricelli (Pescara 1963) ha scritto saggi storici per Mondadori, UTET, Laterza, Hobby & Work; in Polonia per Wydawnictwo Literackie, Bellona, Arte, Wydawnictwa Uniwersytetu Warszawskiego; in Francia per JC Lattès e in Repubblica Ceca per Grada. Nel 2010, con la prima biografia del capitano Witold Pilecki, Il volontario, ha vinto l’edizione XLIII del prestigioso Premio Acqui Storia. Dai suoi lavori sono stati tratti docufilm e docufiction per RAI, Mediaset e ZDF. Ha curato diverse consulenze storiche per le maggiori reti televisive e radiofoniche nazionali ed è stato invitato a dare contributi alla realizzazione di documentari in Germania e Polonia. Svolge intensa attività convegnistica in Italia e all’estero. Per un decennio ha insegnato Storia dell’Europa contemporanea all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti. È stato insignito del titolo di Bene Merito, della Croce di Ufficiale al merito della Repubblica di Polonia e del cavalierato dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. È laureato in Giurisprudenza ed è diplomato al Conservatorio. Alla figura di Pilecki ha dedicato nel 2019 una Suite in 8 quadri per grande orchestra sinfonica. Vive tra Praga e Pescara.

Valentina Morelli “Un avanzo di troppi risvegli” presentazione e due recensioni

Recensione da:

Il mestiere di leggere di Pina Bertoli

e mangialibri

Un avanzo di troppi risvegli è il titolo del romanzo d’esordio di Valentina Morelli

Due storie parallele, di un uomo e di un bambino, due storie che finiscono per incontrarsi: l’ uomo, una vita contrassegnata da vent’anni di prigione, sostenuto da un obbligo: tornare in Sicilia perché lo ha promesso. Saro, un adolescente, fa consegne a domicilio per la macelleria del padre ma odia la carne di cavallo che lui macella e sogna un futuro diverso insieme ad Agata di cui è perdutamente innamorato. Due vite difficili, l’una che insegue un obiettivo, l’altra fatta di sogni e di fughe da un presente che attanaglia. La prima vita si muove da Milano, la seconda ha come sfondo Catania.

Dal catalogo di CasaSirio editore

Saro sogna di fuggire. Da Catania, da quelle catene che non lo fanno respirare, dal rischio di diventare come suo padre e suo fratello. Allora Saro studia, e immagina il futuro assieme ad Agata, quella ragazza di cui è follemente innamorato e che prima o poi lo noterà.

A Milano un uomo senza nome sale su un treno. Ha i vestiti stracciati, le scarpe sfondate e una piccola sacca con dentro tutta la sua vita. Deve tornare a casa. Anche se non ha soldi, anche se non ha certezze. Anche se gli ultimi vent’anni li ha passati in carcere. Perché ha fatto una promessa, e non esiste nulla di più importante.

Valentina Morelli è nata a Modena e cresciuta a Milano, vive a Genova da vent’anni dove lavora come project manager. Ha collaborato con la rivista letteraria Cadillac. “Un avanzo di troppi risvegli” è il suo primo romanzo.