Daniela Alibrandi “I delitti della Vergine”, recensione di Salvina Pizzuoli

Un delitto ambientato alla Fontana di Trevi

È notte fonda nella deserta Piazza Trevi. Un’immagine sconquassa l’armonia dell’idilliaco scenario. Nella vasca galleggia a faccia in giù un corpo sinuoso, nudo e affusolato, dai capelli lunghi e scuri. Com’è giunto quel cadavere nella splendida Fontana di Trevi? Chi ha visto tutto è un clochard ubriaco, ma si è dileguato, lasciando solo bottiglie vuote e il proprio cappotto sdrucito. Sarà il commissario Rosco a dipanare la fitta matassa, ora che è tornato a Roma e cerca di ricostruire la sua storica squadra, mentre è alle prese con la fragile salute della moglie. Intanto nei sotterranei dell’acquedotto Vergine, da cui è alimentata la fontana, si muovono strane e inquietanti presenze, impossibili da individuare (da Morellini Editore)

Fetore, olezzo, cosa c’è di più vero nell’abisso dell’animo umano? Ed è proprio questo effluvio a farmi apprezzare le fragranze che sublimano l’essere, l’odore di puro, di intoccato, di intatto e vulnerabile, il profumo di una vergine…

Il commissario Rosco è a Roma da tre giorni ma la felicità connessa al rientro nel suo precedente commissariato è subito funestata da un nuovo caso che già si presenta difficile: una giovanissima è stata rinvenuta cadavere nella Fontana di Trevi.
In attesa che l’ispettrice Porzi possa raggiungerlo a Roma, esiguo è il nucleo della vecchia squadra, costituito solo da Malvani, “un mago nell’indagare” gli ambienti in cui si muovono gli eventuali sospettati,  e manca anche Loverso, sostituito al femminile dalla nuova allieva agente Licia Germani.
Colpisce subito la struttura del romanzo dove non manca, tratto tipico di molti thriller psicologici della Alibrandi, la “presenza”,  sottolineata dai corsivo, dell’assassino.
E le indagini hanno inizio con vari interrogatori e dei testimoni oculari  e dei tecnici della Fontana relativamente ai lavori in corso. Porzi è stata trasferita temporaneamente e l’allieva agente Germani impara in fretta: il commissario Rosco può quandi lavorare al caso contando sull’intuito prezioso della sua collaboratrice, cui affida l’analisi di alcuni casi insoluti di scomparsa di minori,  tanto più utile proprio per la contingenza che lo turba e non poco: le notizie sulla salute dell’amata moglie.
E l’indagine si accresce di una nuova scomparsa di minore e di un nuovo ritrovamento: Rosco e i suoi collaboratori sono messi a dura prova; ma c’è Roma, protagonista, l’aria di Roma, la luminosità unica, il candore dei monumenti e il profumo della storia, che sa ammaliare e consolare.
E non solo indagini, ma tante notizie storiche accompagnano le ricerche e vi si intrecciano in un ruolo fondamentale per la soluzione:

“questa scala raggiunge lo speco dell’antico acquedotto Vergine. Era stata progettata da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, ma fu inaugurata il 9 giugno del 19 Avanti Cristo, a servizio dell’impianto delle terme di Agrippa in Campo Marzio…”.

E antiche leggende, come quella della fanciulla che indicò “la sorgente d’acqua ai soldati assetati, spiegando il perché la fonte prese il nome di Aqua Virgo”.
Una Roma luminosa e viva cui fa riscontro una città sotterranea che nel buio accoglie efferatezze e morte.
Le felici intuizioni di Porzi e del commissario Rosco porteranno a nuovi interrigatori, nuove ricerche  e conoscenze anche in ambito storico, su Roma antica e le sue acque sotterranee, e alla soluzione dei casi e, come sempre accade nei noir della Alibrandi, il finale è decisamente imprevedibile, giocato sul filo dei secondi e degli inseguimenti, degli incontri fortuiti e dei comportamenti eroici, in un crescendo di suspanse prima dell’agnizione finale.
Un nuovo romanzo che accresce egregiamente la serie con il Commissario Rosco.

Daniela Alibrandi è nata a Roma e ha vissuto negli Stati Uniti. Nella vita professionale si è occupata di scambi culturali nell’ambito del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea. L’autrice ha pubblicato sedici romanzi, cinque edizioni inglesi e un’antologia. Della sua vasta produzione ricordiamo: I delitti del Mugnone (Morellini Editore, 2024), Delitti sommersi (Morellini Editore, 2023), Viaggio a Vienna (Morellini Editore, 2020), Una morte sola non basta (Del Vecchio Editore, 2016), la pluripremiata Trilogia Crimini del Labirinto (Delitti fuori orario, Delitti Negati e Delitti Postdatati), I Misteri del Vaso Etrusco, Nessun segno sulla neve e Il bimbo di Rachele (Edizioni Universo), Quelle strane ragazze, Un’ombra sul fiume Merrimack e l’antologia I doni della mente. I suoi scritti sono spesso ospiti di testate giornalistiche nazionali e di rubriche letterarie televisive e radiofoniche della RAI. Alcune sue edizioni italiane figurano nelle biblioteche di Harvard e di Yale e nella Public Library di New York. Nel maggio 2024 è stato ufficializzato il suo stile come MultiDimensionCrime. L’autrice ha ottenuto numerosi premi letterari nazionali, tra cui il Premio Poliziesco Gold 2020 e il Premio Women Art Week 2022 alla carriera letteraria.

Vari dei romanzi citati nella biografia sono recensiti su tuttatoscanalibri

NERO COME LA LUNA, a cura di Beppe Mecconi

Nero come la Luna: dodici voci, dodici mesi, un’unica terra da scoprire, la Lunigiana che si veste di noir

12 racconti noir per 12 mesi nella terra di Lunigiana

Introduzione di Marco Ferrari

Testi di Massimo Ansaldo, Roberto Bologna, Sonia Cocchi, Marco Della Croce, Raffaella Ferrari,  Patrizia Fiaschi, Vanessa Isoppo, Beppe Mecconi, Corrado Pelagotti, Susanna Raule, Giorgio Tognoni e Daniela Tresconi

Gammarò Edizioni ( OLTRE)

in libreria dal 14 giugno

Una antologia che è anche anche un progetto solidale:tutti i diritti d’autore maturati dalle vendite saranno devoluti al Centro Antiviolenza Irene della Spezia, a sostegno delle donne vittime di violenza

Dopo  Giallo come il Golfo, la narrativa noir torna con Nero come la Luna, la nuova antologia firmata da dodici autori e autrici , Massimo Ansaldo, Roberto Bologna, Sonia Cocchi, Marco Della Croce, Raffaella Ferrari, Patrizia Fiaschi, Vanessa Isoppo, Beppe Mecconi, Corrado Pelagotti, Susanna Raule, Giorgio Tognoni e Daniela Tresconi,  che danno voce, mese dopo mese, ai misteri e alle ombre della Lunigiana storica: una terra antica e affascinante che si fa protagonista e scenario di dodici racconti inediti.
Ogni racconto, ambientato in uno dei suggestivi paesi, vie e città della Lunigiana, esplora le infinite sfumature del noir, restituendo al lettore un viaggio letterario che attraversa il tempo e lo spazio di una regione dove il passato si mescola al presente e il mistero è di casa. L’introduzione è affidata a Marco Ferrari, che apre le porte a un universo narrativo capace di sorprendere e coinvolgere.
Nero come la Luna non è solo un omaggio alla narrazione di genere, ma anche un progetto solidale: come già accaduto per il volume precedente, tutti i diritti d’autore maturati dalle vendite saranno devoluti al Centro Antiviolenza Irene della Spezia, a sostegno delle donne vittime di violenza.

Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti. Pittore, sceneggiatore, autore e direttore di film-documentari, regista di teatro e recital musicali, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia. Le sue fiabe illustrate sono pubblicate in Brasile, Francia, Messico, Polonia. Il romanzo Trabastìa (Gammarò), ottiene i premi “Montale Fuori di Casa” e il “Manfredo Giuliani”. Alcuni altri titoli: Il manoscritto di Laneghè; Laneghè – Isola del mar tenebroso (premio Scaramuzza); I proverbi della Signorina Celide. Suoi racconti sono presenti in varie raccolte e antologie. Diploma ufficiale dell’UNICEF nel 1994. Nel 2019 un suo progetto viene esposto nell’Euro Parlamento di Bruxelles. Nel 2022 ottiene l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica per meriti artistici e culturali.

Giallo come il golfo da Tellaro a Portovenere. 12 racconti gialli per 12 mesi, a cura di Beppe Mecconi

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

Einaudi

Con l’ultimo romanzo “Delitto di benvenuto ” Cristina Cassar Scalia  abbandona ( o lascia temporaneamente?) la mitica Vanina per proporre al lettore un protagonista molto diverso: il commissario Scipione Macchiavelli. 

L’ambientazione è sempre siciliana, ma dalla convulsa Catania, la Scalia ci porta nella molto più lenta e provinciale Noto. E questa “lentezza” caratterizza un po’ tutta la narrazione; mancano, rispetto ai romanzi precedenti, quelle dinamiche frizzanti che coinvolgevano il lettore; manca o fa sentire la sua assenza la briosa vitalità di Vanina, compreso quel suo sano e accattivante amore per il cibo “buono”.
L’incedere del nuovo romanzo e del suo protagonista è un po’ lento e sonnacchioso, con un maggiore guizzo e dinamismo nelle battute finali.
Insomma un personaggio quello di Scipione tutto da costruire e da costruirsi. La scrittura sempre eccellente della scrittrice fa sì che il lettore prosegua nella lettura, anche forse nella speranza di ritrovare un po’ delle dinamiche narrative precedenti e quella intrigante vitalità, personale e professionale, a cui era stato abituato dalla protagonista Vanina.

“Delitto di benvenuto” : la presentazione di Salvina Pizzuoli

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Einaudi

Noto, Natale 1964, un nuovo commissario, Scipione Macchiavelli romano, e un nuovo protagonista, dal nome impegnativo, come quello dei suoi fratelli che paiono tutti “usciti da un libro di storia dell’Impero Romano”,  per una tradizione di famiglia cui il padre, Cesare, manco a dirlo, tiene molto.
 Arriva a Noto a Natale, dal commissariato “Via Veneto” di Roma che ha diretto negli ultimi quattro anni: un trasferimento di cui sa le motivazioni, una comunicazione scritta a cui è costretto a rassegnarsi.
Effetto di una condotta che gli ha fruttato un soprannome, il Paparazzo, legato a quella Via Veneto, a pochi passi dal suo commissariato, di cui è “assiduo frequentatore” attratto dalla dolce vita romana “celebrata dal cinema e dai rotocalchi”.

Questi gli ingredienti relativi al protagonista e personaggio principale del nuovo romanzo della Scalia. L’ambientazione e la scelta datata non sono certo casuali: siamo nella “Provincia babba” che significa “ingenua, priva di malizia” senza organizzazioni mafiose. “Un’ingiuria che in questo caso diventa un complimento”; ma in questa provincia sonnolenta, come recita il titolo “Delitto di benvenuto”, il nuovo commissario, subito dopo il lungo viaggio da Roma, si trova a dover dirimere una strana matassa di fatti, spesso complicati o chiariti dalle voci e dai pettegolezzi,  le cui notizie “nel giro di due ore” riescono a  circolare per il paese, che sa tutto di tutti, del presente e del passato, e sui quali costruisce ipotesi e conseguenze. Un paese accogliente dove prima la scomparsa del direttore della banca Trinacria e poi la scoperta del suo cadavere stanno turbando le festività natalizie.
Ma non è solo, nell’inchiesta Macchiavelli potrà contare sulla presenza e l’apporto di due funzionari locali, il maresciallo Calogero Catalano e il brigadiere Francesco Mantuso nonché sull’intuito di un’affascinante farmacista, e sul compagno di studi, ora giudice giovane e stimato a Siracusa, Giuseppe Santamaria “amico leale dal primo giorno del primo anno alla facoltà di Giurisprudenza, che avevano frequentato all’università La Sapienza. Insieme a Primo Valentini, anche lui collega di studi, era uno dei piú cari amici del commissario”.
Un bel quadro della vita di provincia siciliana negli anni ’60, con i suoi valori atavici ancora imperturbati e Noto con i suoi palazzi, la sua nobiltà fatta di principesse e notabili, provincia chiacchierona e bellissima, regina del barocco con le sue chiese e le sue architetture.
Un nuovo protagonista che sa di esordio in una nuova serie? Dalla lettura così parrebbe…
Un nuovo personaggio, da conoscere più a fondo e a cui affezionarsi, come con Vanina che tanto spazio ha occupato nei gialli della Scalia e nel cuore dei lettori.

Cristina Cassar Scalia “Delitto di benvenuto”, nei commenti di Mar

della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

La banda dei carusi

Il castagno dei cento cavalli

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

Stefano Tofani “La bestia che cercate”, presentazione

[…]Un giallo originale, che sfuma a tratti nella commedia all’italiana, con personaggi a cui ci si affeziona subito. Un noir che ci fa sorridere amaramente delle nostre piccole e grandi meschinità e riflettere sulle maschere che indossiamo ogni giorno. (da Libri Guanda Editore)

 Un paesino della Toscana, Cuzzole, il cortile di una Scuola elementare, una maestra, Sonia, l’ora di ricreazione, uno sparo dal condominio dirimpettaio, Sonia colpita muore.
Questi i primi  ingredienti con cui si apre il giallo di Tofano, un giallo, come scrive Malvaldi in una sua presentazione (La Lettura del 4 maggio 2035),  “in cui è difficile riconoscere i cliché del genere: è un giallo, certo, ammazzano qualcuno subito a pagina uno, ma il tono del racconto dipende da quale personaggio incontrate, e se è sincero o meno. I protagonisti, infatti, non sono gli investigatori, ma il resto del paese, quelli rimasti vivi”.
Sì perché, spiega ancora Malvaldi, è poi il Paese e non solo gli investigatori ad essere personaggi principali “Come nello smarrimento di chi è costretto a fare i conti con qualcosa di completamente inaspettato e insensato, e che come primo impulso ha subito quello di mettere le mani avanti e di dichiarare che lui, o lei, o la sua famiglia in quell’affare non c’entra: si parla di morti ammazzati, roba che succede solo agli altri, la cosa non li riguarda, nessuno disposto a farsi ingabbiare dalla trama di un giallo”.
E così il Paese chatta e, come avviene in tutti i paesi, le voci circolano ma niente appare sicuro, poche le certezze: il colpo mortale è partito dal palazzo di fronte alla scuola, di proprietà del politico Bruconi, che ha un figlio conosciuto per le sue scorribande.
C’entra qualcosa?
E Cuzzole, dov’è e com’è Cuzzole?
Ce lo descrive l’Autore in uno dei primi capitoli:

“Si trovava a Cuzzole, la scuola, pigro paese che poltriva tra una curva del Serchio e spelacchiati cuscini di colline che non avevano nulla a che vedere con la Toscana patinata attira-vip. Per intendersi: quella dei panorami da copertina dai colori saturi, quella dei borghi – non quella dei paesi -, dove ti muovi tra rifugi del lusso, food experience, nuove frontiere del divertimento. Tutte cose che Cuzzole, trasandato e stanco, non voleva offrire, restando orgogliosamente fuori da ogni itinerario per concentrarsi tutt’al più sui suoi abitanti, e sul lento declino di quegli anni: spopolamento (eravamo sui mille come i garibaldini), case abbandonate, negozi e attività in chiusura. Sonnecchiava dunque anche quella mattina, appena un po’ stranito dalle temperature: da sempre novembre portava i primi freddi, i cieli cupi, quest’anno invece c’era un caldo insolito e il cielo era di un azzurro scintillante”.

Stefano Tofani è nato a Cascina, in provincia di Pisa, e vive e lavora a Lucca. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali si è dedicato alla scrittura, pubblicando racconti inseriti in varie antologie. Nel 2013 è uscito il suo primo romanzo, L’ombelico di Adamo, vincitore del Premio Villa Torlonia. Tra gli altri suoi libri ricordiamo Fiori a rovescio (2018), Sette abbracci e tieni il resto (2019), Nuvole zero, felicità ventitré (2021), In fuga col Barone. Nel mondo di Calvino (2023), Il giorno della spensieransa (da Guanda Autori)

Michèle Pedinielli e Valerio Varesi “Il confine della vergogna”, Edizioni le Assassine

Il romanzo Il confine della vergogna è il risultato di una cooperazione tra due grandi autori del romanzo giallo, la francese Michèle Pedinielli e l’italiano Valerio Varesi, da un’idea del festival Quais du Polar e delle edizioni Points nell’ambito della valorizzazione di Lione e Milano, città creative della letteratura dell’Unesco
Si tratta di un progetto di scrittura collaborativa in stile “cadaveri eccellenti”, in cui i due autori si sono alternati nella stesura dei capitoli e in cui i personaggi principali lasciano intravedere in filigrana le differenze culturali tra i due Paesi, secondo l’idea di contribuire a una migliore conoscenza reciproca.

La parte francese è stata tradotta da Barbara Monteverdi

Edizioni le Assassine

In libreria dal 23 aprile

Leonardo Morandi, un contrabbandiere franco-italiano, viene trovato morto in montagna. Il suo viso sfigurato rende inizialmente difficile il riconoscimento: unica traccia lo scontrino di un negozio di Bardonecchia per l’acquisto di un piumino piuttosto costoso, speciale per il freddo intenso. A scoprire il suo corpo è un escursionista francese, Jean Pelissier. Nel frattempo, un giovane burkinabé, che stranamente sta cercando di tornare in Italia quando ormai aveva superato l’agognato confine, viene ritrovato mezzo assiderato in alta quota. Spiegherà che il suo gruppo è stato braccato e catturato dalle forze dell’ordine francesi che lo aspettavano, probabilmente a seguito di una soffiata. L’indagine condotta da un ispettore di polizia di Lione mette in luce un traffico di sigarette su larga scala proveniente dall’Albania, ma non solo: in parallelo ha luogo un vero e proprio traffico di esseri umani. Trovare i collegamenti e la soluzione su quanto succede alla frontiera alpina tra Italia e Francia non è un compito semplice, per cui sarà necessaria la collaborazione delle forze dell’ordine di entrambi i Paesi, anche se non mancheranno sorprese su entrambi i versanti.

Incipit

«Non c’è niente di più triste di una stagione agli sgoccioli su in quota. Gli ultimi escursionisti bagnati e frettolosi nelle già brevi giornate di fine settembre, le nuvole basse a nascondere le cime e i preparativi per la chiusura del rifugio immalinconivano la fine dell’estate. La montagna tornava in solitudine dopo aver concesso i suoi sentieri ancora chiazzati di neve fin da maggio. La domenica successiva sarebbe stato il giorno del congedo. Remo Brusotti, il gestore, completava le ultime operazioni con lo stesso stato d’animo di una ritirata. Carmela Cosentino era invece allegra. Giovane e del sud, non vedeva l’ora di scendere da quei monti freddi e ormai senza più nessuno a percorrerli. Passava lo straccio sui tavoli canticchiando mentre dalla cucina arrivava un sottofondo di stoviglie accatastate. Ancora due giorni e sarebbe tornata nel tepore della costa amalfitana, dopo mesi di clausura. “Qui, settembre è come novembre giù a valle” borbottò Brusotti, pensando alla sua Milano e scrutando il salone dove mangiavano in silenzio tre escursionisti, all’apparenza tedeschi, in un arcipelago di tavoli vuoti. La luce era scarsa, l’atmosfera un po’ cupa e fuori la roccia grigia impregnava dello stesso colore il paesaggio. Alla fine anche Brusotti, che pur amava quei monti, si rassegnò a considerare la chiusura come un sollievo. Pensava di nuovo a Milano ancora immersa nella fine dell’estate coi Navigli pieni di gente che, chiusa la parentesi vacanziera di agosto, era tornata a popolare i locali. A settembre ricominciava anche la vita mondana e culturale»

Michèle Pedinielli, nata a Nizza da un mix di sangue corso e italiano, è stata giornalista per circa quindici anni. Oggi collabora al sito hhh libri di storia, della BNF e al podcast “Séries noires à la Une”. Il suo primo romanzo, Boccanera, è stato premiato con il Lion Noir 2019 al Festival del Libro Poliziesco di Neuilly-Plaisance. Nel maggio 2019 ha pubblicato Après les chiens, un nuovo caso condotto da Ghjulia Boccanera. Seguono La patience de l’immortelle (Premio speciale della giuria dell’Évêché nel 2022), Sans collier (2023) e Un seul œil (2025).

Valerio Varesi, nato a Torino nel 1959, laureato in filosofia, è stato giornalista de La Repubblica per molti anni. È autore di una decina di romanzi. Grande ammiratore di Giorgio Scerbanenco e del duo Fruttero e Lucentini, si inserisce brillantemente nella tradizione del giallo italiano classico e impegnato. Il commissario Soneri è il protagonista di diversi romanzi che si svolgono a Parma e dintorni: Il fiume delle nebbie (nominato al prestigioso premio Strega) ha ricevuto nel 2017 il premio Violeta Negra del Festival Toulouse Polars du Sud, Le ombre di Montelupo, La pensione di via Saffi, Le mani vuote, Oro, incenso e polvere, La casa del comandante, La mano di Dio, È solo l’inizio, commissario Soneri e La strategia della lucertola. Ultimo romanzo pubblicato: L’altra legge (2025).

Alessia Gazzola “Miss Bee e il fantasma dell’Ambasciata”, presentazione

Longanesi

La terza avventura di Miss Bee si ambienta a Londra nel 1925: la giovane figlia del professore universitario Bernabò docente di italianistica all’università di Londra, la ventenne Beatrice detta Bee, partita da Firenze con le sorelle in seguito all’incarico del padre, si è stabilita con la famiglia a Queen’s Gate negli anni tra le due guerre. Presto partecipe nel mondo dell’aristocrazia inglese, tra amori e pasticci sentimentali ma anche omicidi, sui quali si rivela capace di indagare, la giovane viene sistemata dal padre presso l’Ambasciata italiana che spera possa tenerla lontana da ulteriori guai.

Qui, impegnata come segretaria, sarà presto chiamata a organizzare eventi e ricevimenti in onore di ospiti prestigiosi: due membri del comitato scientifico degli Uffizi verranno da lei accolti insieme a Edoardo, figlio dell’ambasciatore italiano, e la sua fidanzata, Elisa. Non mancheranno il visconte Julian Lennox e la sua promessa sposa Lady Octavia, verso il quale i sentimenti della protagonista non sono del tutto spenti. Ed è proprio nel pieno dell’evento e soprattutto di notte che non mancano fenomeni definibili “strani”: rumori improvvisi, sussurri  e presenze. Un  fantasma?

Storie terrificanti si tramandano

«Miss Bernabò, posso farvi un’ ultima domanda?»
«Certo» replicò Beatrice, con uno sguardo su Berkeley Square, una delle sue piazze preferite di tutta Londra.
«Lo sentite mai, voi, il fantasma?»
Beatrice abbandonò il finestrino e si voltò verso Emily. «Fantasma?» ripeté, perplessa.
«C’è un fantasma che infesta l’ambasciata, lo sanno tutti!»
«E la prima volta che ne sento parlare! Che storia c’è dietro?» incalzò quindi Beatrice, che aveva una certa inclinazione verso le storie gotiche (non a caso divorava i romanzi di Carolina Invernizio).
«Una storia tristissima, come tutte le storie di fantasmi» rispose Emily, con aria cospiratoria. «È
il fantasma di Lady Mary Ingham. Era la figlia di un ricchissimo mercante di zucchero ed era arrivata da un’isola lontana per sposare un conte. Viveva li, in quelle stesse stanze dove voi adesso lavorate.»
A Beatrice venne da rispondere: «Da me non si è mai lasciata vedere!»
«Il conte l’aveva fatta internare perché lei diceva di vedere i fantasmi… Ma poi dovette riprenderla in casa perché nel frattempo era rimasta incinta. Mori di parto in una notte da lupi maledicendo il conte e tutta la sua stirpe e da quel momento» concluse la ragazza, abbassando la voce con tono teatrale, «Lady Ingham infesta il palazzo, tetra e spaventosa come i fantasmi che l’avevano perseguitata per tutta la vita.»

Quando gli avvenimenti  si aggravano, anche l’intervento della polizia si rende necessario nella persona dell’ispettore capo Archer Blackburn che Beatrice ha già conosciuto durante le indagini dei casi precedenti. Riuscirà ancora una volta la nostra intraprendente fanciulla a trovare il bandolo della matassa in cui sembrano coinvolte anche le presenze più tenebrose?

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Miss Bee e il cadavere in biblioteca

Miss Bee e il principe d’inverno

Una piccola formalità

La costanza è un’eccezione

La ragazza del collegio

Un tè a Chaverton house

La nuova trilogia con Costanza Macallè

Lena e la tempesta

Premio Bancarella ad Alessia Gazzola

Franco Busato “P.38 Solo i colpevoli devono morire. Solo Molina indaga ancora”, Mursia

MURSIA Collana: Crime & Thriller
Dal 14 aprile in libreria

«Ed è quando l’uomo e la pistola si incontrano che la vita si fa tragedia.»

Una serie di cruenti omicidi, apparentemente slegati tra loro, scuote una Milano che si appresta ad affrontare i primi freddi autunnali. Cosa hanno in comune un anziano musicista emaciato e in pigiama, che suona un pianoforte in una stanza di un ospedale, e una pistola, il cui nome è divenuto triste emblema degli anni di piombo? Uno dona la vita e l’altra regala la morte.
La commissaria De Santis, per riuscire a risolvere questi casi, dovrà seguire la storia della pistola, con il fondamentale supporto di Solo Molina, che dovrà rivivere nella sua mente episodi della sua gioventù da malvivente. Il percorso ci porterà a conoscere aspetti di una Milano fatta di terrorismo e ’ndrina, di droga e violenza, dagli anni Ottanta ad oggi, che ruotano attorno a piazza Prealpi, divenuta da luogo di spaccio a piazza dei diritti con le sue panchine colorate. Le note del pianoforte e i colpi di pistola si intrecciano. La verità è nascosta tra le pieghe della musica e quelle della manchevolezza della giustizia.

La stanza della musica si trovava al secondo piano dell’ospedale San Carlo Borromeo a Milano, salendo le scale che portavano nei vari reparti te la trovavi di fronte, nel mezzo della confluenza di due lunghi corridoi, uno che arrivava da destra e l’altro da sinistra, che parevano le due braccia tese sulla croce, e sui quali si affacciavano molteplici porte, tutte a distanza regolare tra loro e allineate su uno stesso lato. Sopra ad ogni porta vi erano infissi dei cartellini con dei numeri progressivi, insieme a una grossa spia luminosa rossa, che serviva per richiamare l’attenzione degli infermieri in caso di bisogno, mentre all’interno delle stanze vi erano dei letti, dei tavolini, delle apparecchiature mediche, flebo e attacchi per l’ossigeno, il tutto per i degenti ricoverati.

Franco Busato (Milano 1957), scrittore di gialli, direttore di testate giornalistiche, fondatore di un centro culturale, ha conseguito diversi premi letterari internazionali. In Delitto a Villa Arconati (2017) e Balfolk killer (2018), Solo Molina indaga tra giallo, arte e ballo in una Milano affascinante, misteriosa e ricca di storia. Con Mursia ha pubblicato Chi ha ucciso il Pret de Ratanà (2020) e L’ottava maledizione di Ötzi (2022).

In libreria dal 28 marzo una nuova edizione dei romanzi “La musica del Re” e “Il violino noir”del musicologo e musicista Gabriele Formenti

GIALLI IN MUSICA, UN’OPERA TRAFUGATA DI BACH E UN VIOLINO STRADIVARI TESTIMONI DI MISTERIOSI OMICIDI TRA LA PRUSSIA E GLI STATI UNITI

La musica del re. Delitti e misteri alla corte di Potsdam 

Bibliotheka
Due misteriosi omicidi, una composizione di Bach e uno strumento musicale che potrebbe contenere la soluzione del giallo si intrecciano nel romanzo La musica del ReDelitti e misteri alla corte di Potsdam.

La quiete della corte di Federico II, Re di Prussia, viene improvvisamente sconvolta da un misterioso omicidio: Christophe Braumsieger, copista reale, viene ritrovato morto nel suo studio. Anche l’Offerta Musicale, la composizione di Johann Sebastian Bach cui l’uomo stava lavorando per conto del sovrano, è scomparsa. Spetterà a Carl Philipp Emanuel Bach, musicista di corte e figlio prediletto di Johann Sebastian, condurre le indagini. Sulla scia di un secondo, inspiegabile omicidio, inizia così un avventuroso viaggio alla ricerca della verità tra incantevoli città europee, musiche d’altri tempi, personaggi indimenticabili e strumenti musicali come il Fortepiano, prototipo settecentesco del pianoforte.

Il violino noir 

Bibliotheka

Il violino noir inizia invece a Cremona nel 1721. Antonio Stradivari, il più famoso liutaio del suo tempo, riceve la commissione per realizzare un nuovo violino destinato a un anonimo sommo maestro dell’archetto. Oltre quarant’anni dopo, a Parigi, Jean-Marie Leclair, tra i maggiori violinisti dell’epoca barocca e tra i primi a far conoscere lo stile italiano in Francia, viene brutalmente assassinato e il suo prezioso strumento trafugato. La misteriosa vicenda prosegue a San Francisco nel 2013. Uno strano omicidio coinvolge il Teatro dell’Opera. In uno dei camerini viene ritrovata senza vita la violinista Elizabeth Chang. Il suo prezioso strumento, uno Stradivari del 1721, appartenuto a Jean-Marie Leclair, è stato rubato. Gli agenti speciali Michael Turner e Sharon Bliss sono incaricati delle indagini e dovranno risolvere lo strano caso di uno strumento musicale che nel corso dei secoli è stato testimone di più omicidi.

I due gialli in musica portano la firma di Gabriele Formenti, giornalista professionista, musicologo e musicista, diplomato in flauto traverso e in flauto traversiere storico nei Conservatori Statali di Milano e Vicenza. Laureato in Storia della musica all’Università Statale di Milano, collabora con emittenti radiofoniche Radio Classica – Class Editori, RSI-RadioTelevisione Svizzera Italiana e quotidiani. Nel 2009 ha vinto la prima edizione del premio giornalistico Benvenuto Cellini nella categoria miglior servizio radiofonico.

Gabriella Genisi “Una questione di soldi”, presentazione

“16 marzo, Bari. In una delle strade del quartiere murattiano viene rinvenuto il cadavere di una donna, che pare essersi gettata dal balcone del suo appartamento. Quando Lolita Lobosco arriva sul posto, però, capisce subito che non si tratta di un gesto avventato, bensì di un omicidio. La vittima è Margherita Colonna, direttrice della filiale di un istituto di credito, recentemente separata e in una nuova relazione, eppure priva di grandi affetti. Ma c’è dell’altro: la donna è spaventosamente simile a Lolita”[…].( da Sonzogno Editori)

E non solo fisicamente; la vittima, Margherita Colonna, per molti aspetti assomiglia a Lolita: è delusa dagli uomini, non comunica, se non apparentemente, il vuoto che l’attanaglia e che cerca di colmare acquistando abiti e scarpe di lusso, Louboutin comprese, concentrandosi sulla carriera, apparendo avida e insensibile anche nei confronti dei figli; il tutto la rende di fatto una donna sola
Anche Lolita ha concentrato la sua vita sulla carriera, per vendicare il padre carabiniere ucciso, un padre idealizzato che non teme confronti con qualsiasi altro uomo, anche con Giancarlo Caruso, collega e amante, ma che l’ha tradita.

Una questione di soldi è il titolo di quest’ultimo romanzo in ordine di tempo ma che sarà il penultimo, come afferma l’autrice in una recente dichiarazione: il personaggio di Lolita ha ormai vent’anni, è nato nel 2006, è quindi venuta l’ora di chiudere con lei. Probabilmente per questo nel finale di questo penultimo un colpo di scena impensabile precorre l’evento conclusivo?
Agli affezionati non resta che attendere il prossimo anno.
Non manca comunque, come in tutti i precedenti, la parentesi legata ai piatti e alla cucina tradizionale: il cibo e la sua preparazione secondo ricette tramandate e tipiche è accudimento, tradizione, amore per se stessi e per gli altri, e non può mancare

Gabriella Genisi è nata e abita a pochi chilometri da Bari. Ha scritto numerosi libri e ha inventato il personaggio di Lolita Lobosco, protagonista dei romanzi pubblicati da Sonzogno che hanno ispirato la fortunata serie tv trasmessa su Rai 1: La circonferenza delle arance (2010), Giallo ciliegia (2011), Uva noir (2012), Gioco pericoloso (2014), Spaghetti all’Assassina (2015), Mare nero (2016), Dopo tanta nebbia (2017) e I quattro cantoni (2020). Per Rizzoli sono usciti Pizzica amara (2019) e La regola di Santa Croce (2021).