Gottfried Keller “Specchio il gattino”, presentazione

Giometti & Antonello, Editore

Solo e abbandonato alla morte della sua vecchia padrona, Specchio, il cui nome riflette lo splendore del suo pelo, accetta il patto di  Pineiss, il mastro stregone della città di Seldwyla: sarà rifocillato quotidianamente e quando sarà sufficientemente pingue potrà fornirgli il grasso che è uno degli ingredienti per le sue porzioni magiche. Un patto quindi che deve concludersi con l’uccisione di Specchio. Accettare è stato necessario per non morire di stenti ma da ora in poi occorrerà a Specchio tutta la sua abilità e sagacia per sfuggire a morte certa. Riuscirà nell’intento?

Una fiaba cruda e, nonostante il titolo, non per i più piccoli, corredata dalle belle illustrazioni di Maximilian Liebenwein (Vienna 1869-Monaco di Baviera 1926) di cui una xilografia in copertina.

Tratta dalla raccolta Gente di Seldwyla (1856-1874) viene riproposta nella nuova traduzione di Manlio Mosella, per Giometti&Antonello Editore*

Gottfried Keller (Zurigo 1819-Zurigo 1890) è considerato il più grande scrittore svizzero, il maggiore classico della letteratura di quel paese. Fra le sue opere note in traduzione italiana, ricordiamo il romanzo autobiografico Enrico il verde (1879-80), e i cicli di novelle Sette leggende (1872), Novelle zurighesi (1877), Gente di Seldwyla (1856-1874), da cui è tratta la fiaba di Specchio il gattino che pubblichiamo qui in una nuova traduzione italiana.(da Giometti & Antonello, Editore)

Maximilian Liebenwein (Vienna 1869-Monaco di Baviera 1926), è l’autore di tutte le illustrazioni di questo libro. Operò in una temperie in bilico fra l’impressionismo e lo stile Liberty, e fece anche parte, dal 1900, della Secessione viennese, di cui, nel 1912, divenne vicepresidente.(da Giometti & Antonello, Editore)


*Giometti & Antonello Casa Editrice di Macerata

PROGRAMMA

In un’epoca in cui la produzione e il consumo di testi conosce un ampliamento senza precedenti, ma al contempo l’autorevolezza di autori e opere vacilla in modo quasi irreversibile e la critica tradizionale e le accademie hanno totalmente smarrito la loro funzione di filtro e di indirizzo, il ruolo dell’editore diviene quanto mai centrale. Per questo motivo azzardiamo la creazione di un nuovo marchio editoriale in cui confluiscono due traiettorie diverse: quella di Gino Giometti, filosofo, co-fondatore e co-direttore per vent’anni della casa editrice Quodlibet, e quella di Danni Antonello, poeta, comparatista, e creatore in pochi anni della libreria antiquaria Scaramouche di Macerata. Questi due tipi di percorso ci consentono di osservare la mutevole natura del testo secondo un’ottica capace di creare uno stacco, una visione in prospettiva rispetto a un mondo che, soprattutto in Italia, sembra conoscere solo la monodimensionalità del consumo, e dove ogni testo nasce, per così dire, già morto. Proveremo a selezionare quei testi che, in tutta la tradizione scientifica e letteraria, trovano proprio oggi – e forse per la prima volta, e forse all’oscuro dei più – il loro momento privilegiato di leggibilità. Scritti che sfuggono di mano al loro autore, pagine postume, anche se “pubblicate in vita”, lettere e diari, “appunti sparsi e persi”, e tutti quei frammenti di scrittura che puntellano le rovine della moderna letteratura d’Occidente. Non è più il tempo dell’editore come archivista, la cui funzione era di riempire le biblioteche di volumi in attesa di un lettore che, non importa quando, li avrebbe salvati dalla polvere. Oramai i magazzini digitali sono più che sufficienti. L’editore deve trovare il coraggio di riproporsi come guida.

Daniela Alibrandi “Delitti sommersi”, recensione di Salvina Pizzuoli

Un giallo ambientato nelle acque sotterranee di Roma nella primavera del 1985. La caccia a un serial killer è l’occasione per scoprire una Roma sconosciuta e affascinante (da Morellini Editore)

Il Commissario Rosco ritorna nelle pagine di Daniela Alibrandi nel nuovo  poliziesco ambientato in una Roma inusitata e sconosciuta, una Roma sommersa, con laghi sotterranei di acque limpide e cangianti, che pochi conoscono “sotto al traffico della Gianicolense […] la grotta grande misura circa 700 metri quadri e il lago è alimentato da una fonte naturale, […]  Il bacino gigantesco, sormontato da un soffitto altissimo e a volta che non incupiva affatto il colore dell’acqua cristallina, di un azzurro che tendeva al verde. Quasi un topazio incastrato nelle viscere della terra”, ma teatro di violenza e di morte.

Una città sconosciuta ai più, tutta da scoprire tra le pagine che la descrivono anche nei diversi luoghi inimmaginabili sotto la superficie di un  intrigo di strade e di traffico, e di monumenti e chiese.

Non manca nessuno della squadra, tutti pronti a seguire le indagini con il loro amato commissario ora felicemente sposato e padre innamorato del piccolo Roberto.

Ingredienti già interessanti cui si aggiungono vicende personali dei membri della squadra di Rosco, il mondo sordido dell’usura, delle sue vittime e dei suoi carnefici, delitti, morti violente, non sempre imputabili alla stessa matrice, che interverranno a complicare le indagini; un omicida seriale, un maniaco che ha fatto dell’assassinio il proprio personale piacere dentro un perseguito disegno di vendetta, il tutto sottolineato dalle scritte in corsivo che concludono alcuni capitoli e che nel corso della lettura accendono la suspense.

C’è una giustizia che conosco solo io, ed è quella dell’acqua. L’acqua lava, purifica, scioglie e soffoca, ama e odia, in lei tutto si compie, dall’inizio e senza una fine. Fresca, profonda, insospettabile, in lei il giusto rinasce, il colpevole perisce

Ancora una volta l’Alibrandi ha saputo dosare il racconto degli avvenimenti intercalandolo con le vicende umane legate ai diversi personaggi, con l’ambientazione in una città luminosa nella primavera incipiente, una Roma amata e conosciuta anche nei suoi anfratti sotterranei, con la presentazione di protagonisti ben cesellati e nel sembiante e nel carattere. Un mix ben riuscito e accattivante.

Un poliziesco che, come tutti quelli che meritano l’etichetta, vedrà alla fine la soluzione del caso, intricato e sotterraneo come l’ambientazione che lo ospita. E ancora una volta il Commissario Rosco e la vice ispettrice rivivranno lo scontro, in alcuni momenti plateale, tra logica presunzione e intuito. Un nuovo caso che come l’autrice ci ha ormai abituato si conclude in modo inatteso e con un supplemento di verità.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

“Quelle strane ragazze”

“Nessun segno sulla neve”

“Una morte sola non basta”

“Un’ombra sul fiume Merrimack”

“Il bimbo di Rachele”

Daniela Alibrandi la trilogia ambientata a Roma

“I misteri del vaso etrusco”

Daniela Alibrandi in Racconti racconti racconti: corti, con brivido, fantastici

Mario Dal Bello  “Lorenzo Lotto, un genio in fuga”, Graphofeel Edizioni

Solo, senza fidel governo, et molto inquieto nella mente”, così si definiva Lorenzo Lotto nel suo testamento, confermando la sua figura di artista romantico ante litteram.

Attraverso le lettere di Lorenzo Lotto e altre fonti dell’epoca, Dal Bello scrive un romanzo biografico che restituisce il carattere melanconico di un artista sempre più isolato e incompreso, all’ombra del successo del suo antagonista Tiziano. La storia si snoda tra Venezia, Treviso, Bergamo, Ancona e Loreto, città dove finirà i suoi giorni come oblato della Santa Casa.

Lotto è un artista del Rinascimento veneziano molto originale, ha una poetica assolutamente sua. Il tratto che lo contraddistingue, accanto alle molteplici influenze riscontrabili – dai nordici a Raffaello e Bramante, da Leonardo ai lombardi ad Antonello, a Tiziano, solo per citarne alcune -, è quello di una emotività forte, una ipersensibilità che lo porta ad essere un grande ritrattista di acume psicologico raro, ad essere un autore dal profondo senso religioso nelle opere di soggetto sacro con un pathos acceso insieme ad un realismo molto accentuato: caratteri che saranno accolti da vari artisti lombardi, fra i quali Caravaggio.

Rimane un uomo inquieto ed irrequieto, dalla sensibilità acuta che lo porta a vivere da solo, a cambiare spesso città e casa, però bisognoso di affetto e di amicizia. La sua vita è stata raminga, difficile, ha conosciuto la malattia, la solitudine, anche la difficoltà economica. L’ansia religiosa nella vecchiaia lo ha portato a vivere come oblato a Loreto, dove ha creato gli ultimi capolavori.

Lotto trasmette a noi il valore della indagine sull’animo umano, della attenzione ai sentimenti, anche i più intimi, nascosti e dolorosi, ma sempre espressi con una grande dignità e rispetto.

Così è il Rinascimento, la civiltà che indaga l’uomo, il suo valore, la sua dignità, la sua sete di immortalità e di bellezza. (Prof. Mario Dal Bello)

Mario Dal Bello è storico e critico d’arte.

Insegna storia dell’arte alla Pontificia Università Lateranense e all’Università E- campus di Milano. È autore di 50 saggi, tra cui monografie su Michelangelo, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Bellini, El Greco, Antonello da Messina, Guido Reni, Beato Angelico. Dal 1990 al 2022 è stato responsabile del settore arte e spettacolo della rivista Città Nuova. Collabora con Il Sole 24 ore, la Rivista del Cinematografo ed altri siti e riviste.

Alan Parks “Crepare di maggio”, presentazione

Glasgow, 20 maggio 1974: l’ispettore Harry McCoy, creato dalla penna di Alan Parks, scozzese e vivente a Glasgow, è alle pre con una serie di casi che paiono non avere niente in comune. Il romanzo, pubblicato a maggio del 2023 con la traduzione di Marco Drago, per Bompiani, è il quinto di una serie che ha per protagonista un detective rude, violento che, in quest’ultimo, è appena uscito dall’ospedale per curare un’ulcera perforata.

Un incendio doloso, un suicidio, il cadavere di una ragazza rinvenuto senza documenti, sono i tre casi che lo vedono impegnato alla ricerca di soluzioni che scorreranno dentro capitoli brevi ma intensi in cui sono le date a dare il titolo e la scansione degli avvenimenti. A tutti i casi indicati, quasi non bastasse, si aggiunge la scomparsa di Paul, il figlio di un vecchio amico, padre assente, che lo ha perso di vista: ma, nella foto rinvenuta vicino al cadavere della ragazza senza nome, s’intravede proprio Paul.

Come per i precedenti, ciascuno per ogni mese (Gennaio di sangue, Il figlio di febbraio, L’ultima canzone di Bobby March e I morti di aprile), i fatti si svolgeranno nel mese di maggio.

Alan Parks è nato in Scozia e vive a Glasgow. Ha lavorato per oltre vent’anni nel mondo della musica. Gennaio di sangue, romanzo d’esordio pubblicato da Bompiani, ha ottenuto un enorme successo di critica. Sempre Bompiani ha pubblicato gli altri tre romanzi con protagonista l’ispettore Harry McCoy, Il figlio di febbraio, L’ultima canzone di Bobby March e I morti di aprile.(da Bompiani Autori)

Alberto Riva “Ultima estate a Roccamare”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Ultima estate a Roccamare è la storia di un risveglio al sole, un viaggio nella creazione letteraria; un omaggio a un luogo bellissimo, a chi l’ha dipinto, a chi vi è approdato e a chi di lí è salpato.(da Neri PozzaLibro)

Alberto Riva racconta con  “dialoghi a distanza” e una patina di nostalgia, o forse l’ho confusa con la mia, senza abbandonarvisi, un periodo e un luogo che vide scrittori, artisti, critici, in quella pineta toscana, voluta da Ximenes nella seconda metà del ‘700, lungo il litorale tra la Punta delle Rocchette e Castiglione della Pescaia; paesaggisticamente spettacolare, anche nella sua storia passata, da lago Prile e acquitrino alla bonifica, luogo speciale di incontro, scambio e scrittura: Roccamare

In effetti, un certo alone di mistero si diffonde da quella grande ombra, da quella cattedrale vegetale, verdastra e nera, antica, silenziosa, magnifica. Una volta dentro, un labirinto di corridoi le cui pareti sono di pittospori, mirti, ginepri, corbezzoli, lauri, saggine, rosmarini. È il tripudio della macchia mediterranea, a cui l’inverno non riesce a rubare il profumo e il colore, la vivacità di un armonioso disordine, di una vita linfatica che non si spegne mai, che resiste – rabbrividisce ma resiste.

È propio vero, quando lessi Palomar riconobbi Roccamare, dove la natura dominante è riflessione, ebbi la netta sensazione di un luogo conosciuto e che a maggior ragione mi aveva colpito nelle parole e nelle dissertazioni di un grande scrittore.

«Qualche anno dopo, Calvino venne a trovarli e lo convinsero a comprare un lotto pure lui. All’Einaudi, mio papà e Calvino avevano avuto la scrivania uno di fronte all’altro, l’amicizia veniva da lontano. Italo era un taciturno, con un umorismo quasi stupefacente; quando apriva bocca diceva delle cose fulminanti che non ti aspettavi. Questa era una delle cose che lo accomunava a papà, perché Italo era una persona molto riservata, ma estremamente ironica, di grande intelligenza e sensibilità. Se si pensa a Palomar… Un libro che gli è venuto dalla pineta, il merlo, le onde…»

Così riporta Riva i ricordi nelle parole di Carlotta Fruttero, la figlia di Carlo.

Proprio lì Calvino stava componendo il suo lascito a mio avviso più speciale,  quelle Lezioni americane, sei, la sesta non l’avrebbe terminata, che lui aveva intitolato Six Memos for the Next Millennium, ma rinominate da Citati, titolo con cui saranno editate successivamente, sì perché Calvino morirà proprio in quel settembre dell’85.

Ma non solo Calvino popola le pagine di Riva, che ne è un po’ il fil rouge, ma anche una miriade di personaggi, un  universo culturale al completo, a partire da Rosetta Loy, e pieno di figure correlate; leggerle significa “ritrovare le tracce di una stagione indimenticabile fatta di amicizie struggenti e segrete corrispondenze: Federico Fellini, Mario Tobino, Milan Kundera, Carlo Cassola, Georges Simenon, Nico Orengo, Cesare Garboli, Fruttero & Lucentini e tanti altri. Dialoghi a distanza tra letteratura, cinema, pittura, musica e le voci di chi ancora ricorda, di chi c’era, di chi ci è passato, di chi ha amato e non dimentica”.

“avremmo potuto benissimo immaginare un futuro senza il socialismo e la psicanalisi, ma non senza «l’ascesa irresistibile dei luoghi comuni, i quali, iscritti nei computer, diffusi dai mass media, rischiano di diventare in breve tempo una forza che schiaccerà ogni pensiero originale»”

E mi fermo qui, dopo aver riportato questa citazione da Kundera. Ma mi piace aggiungere: un libro da non perdere e non solo per i nostalgici, come me, ma perché è una carrellata emozionante di personaggi, protagonisti, figure di creativi indimenticabile e datata, dove non mancano curiosità e aneddoti, tutti da scoprire e che mi ha letteralmente catturata e commossa. Lo rileggerò, in un altro momento, più in là, dopo aver sedimentato un po’: grazie Alberto Riva.

Alberto Riva (1970) è scrittore e giornalista. Tra le sue opere, Seguire i pappagalli fino alla fine (2008), Sete (2011), Il samba di Scarlatti (2015). Presso Neri Pozza è apparso anche Il maestro e l’infanta (2021). (da Neri Pozza Libro)

Beppe Mecconi “I proverbi della signorina Celide”, Töpffer edizioni

Prefazione di Francesco De Nicola, nota di Giuseppe Conte

Con disegni in bianco e nero dell’autore

Töpffer edizioni

Trovare le origini di un proverbio è come trovare le origini di un mito. Bisogna essere buoni raccontatori di storie, e saper scavare nel passato più favoloso e lontano. In questo libro Beppe Mecconi parte da un dato realistico: una Celide cinquantaseienne, che vive a San Terenzo – Liguria di Levante – che legge Pinocchio e Buzzati, e che incontra festosamente la gente del luogo nell’euforia della libertà ritrovata, siamo nel 1946. Celide conosce la ambiguità contraddittoria dei proverbi, simile a quella delle nostre vite. E ne indaga le fonti quasi smascherandoli, mostrandone la aleatorietà, spesso appesa al filo di una vocale o di una consonante difforme. La fantasia di Mecconi, che i lettori ben conoscono, si sfrena nei racconti e nelle illustrazioni, evocative e a tratti esilaranti. Il lettore partecipa felice a questi giochi di parole che sono anche giochi, salti, balli dell’immaginazione. E alla fine ringrazia Beppe Mecconi per tanta aerea felice grazia inventiva. (Giuseppe Conte)

C’era una volta […] nell’immediato secondo dopoguerra l’abitudine a riunirsi in dieci, venti persone nella casa di un vicino e di ascoltarlo mentre raccontava qualcosa: una storia vera o inventata. E intanto, mentre il racconto andava avanti c’era chi si commuoveva o si metteva a ridere, chi parteggiava per un personaggio e chi lo detestava e intanto qualcuno sbocconcellava o bevucchiava qualcosa; e così, intorno alla metà del secolo scorso, si passavano piacevolmente le serate insieme, ascoltato un bravo affabulatore e con il piacere di incontrarsi. […] Ora, a quel tempo che sembra lontano secoli segnato dal piacere di comunicare e di passare insieme le serate ci riconduce Beppe Mecconi, che ci porta nella cucina di una casa colorata del suggestivo borgo di San Terenzo, affacciato nel Golfo dei Poeti tra Lerici e La Spezia, e qui, stupiti e affascinati, ascoltiamo la signorina (di mezz’età) Celide. Senza dubbio questa donna ha grandi doti di affabulatrice, tanto che chi ascolta viene del tutto coinvolto dalle sue parole e non sa trattenere le sue reazioni mentre segue il racconto fantasioso e bizzarro della nascita dei più noti proverbi. La storia dei proverbi è però solo un abile pretesto per inventare racconti incredibili che mescolano le realtà più certe con le fantasie più favolose per dar vita a imprevedibili racconti [… ] E così, col pretesto di raccontare le vere e misconosciute origini di noti proverbi, Beppe Mecconi, per bocca della vivace signorina Celide, intrattiene il lettore con le più fantasiose trovate narrative, esposte con arguzia e linguaggio diretto e coinvolgente, che fanno di questo libriccino una lettura amena e inconsueta che ha anche il merito di riportarci ad un tempo  in cui la socialità era davvero il piacere indispensabile di trascorrere insieme ad altre dieci, venti persone – uomini e donne, adulti e ragazzi – una bella serata lasciando correre la fantasia…(dall’introduzione di Francesco De Nicola)

Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti. Pittore, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia, sceneggiatore, autore e direttore di film-documentari, regista di teatro e recital musicali. Per 12 anni Presidente e Responsabile culturale del Museo paleontologico nel Castello di Lerici. Collabora con Projeto Libertade, ONG che si occupa dei disagi dell’infanzia nella favela di Vila Vintèm a Rio de Janeiro. Ha ricevuto dall’UNICEF il diploma ufficiale del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. Recentemente è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica italiana per meriti culturali e artistici. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo per  Gammarò Trabastìa – Cent’anni di gente comune, 2017; Il manoscritto di Laneghè, 2020. Per Töpffer edizioni: Il polpo campanaro, (2018); La notte che mio nonno pescò Babbo Natale, (2018).  

Marco Balzano “Café Royal”, presentazione

Milano, via Marghera, una zona elegante, ai tempi della pandemia, e un café, il Royal, un piccolo universo umano che Balzano racconta dedicandolo a diciotto “tipi” che compaiono direttamente o coinvolti in storie di altri.

Racconti brevi, storie di ordinaria normalità, la condizione umana ritratta nella realtà che ci circonda e nel tempo attuale.

Federico è un medico di base disilluso, che durante la seconda ondata della pandemia vorrebbe solo del tempo per sé; Serena combatte con il trascorrere degli anni e per non pensarci esce con le amiche a mangiare il sushi, mentre sua figlia Noemi diventa ogni giorno piú bella, cinica e indipendente; Giuliano è un prete che sogna di tornare a fare il missionario in Africa; Ahmed è a Milano di passaggio e coglie l’occasione per provare a riallacciare i rapporti con Barbara… Un filo invisibile li lega l’uno all’altro e li rende protagonisti o semplici comparse della commedia umana che ogni giorno va in scena al Café Royal.( dal Catalogo Einaudi)

Dopo la raccolta di poesie Nature umane dove cerca sotto le apparenze, dove il dettaglio è concreto e viene interrogato, anche in Cafè Royal l’autore indaga, dietro gli avvenimenti, vite umane di età diverse, tristi e liete, raccontate in prima persona dai protagonisti o in terza dentro le storie degli altri, ma anche attraverso testi di missive o di  email.

Marco Balzano (1978) è nato a Milano nel 1978. Per Sellerio ha pubblicato i romanzi: Il figlio del figlio (Premio Corrado Alvaro Opera prima, Einaudi 2022), Pronti a tutte le partenze (Premio Flaiano) e L’ultimo arrivato (Premio Campiello). Per Einaudi ha pubblicato Resto qui (2018 e 2020) che ha vinto – tra gli altri – il Premio Elba, il Premio Bagutta, il Premio Mario Rigoni Stern, e che è stato finalista al Premio Strega e in Francia ha conseguito il Prix Méditerranée. Per Einaudi ha inoltre pubblicato Le parole sono importanti (2019), Quando tornerò (Premio per la Cultura Mediterranea; 2021 e 2022), Nature umane (2022) e Café Royal (2023). Presso Feltrinelli sono usciti Cosa c’entra la felicità? (2022) e Ti ricordi, papà? (2023, con illustrazioni di Riccardo Guasco). È tradotto in più di trenta Paesi.(da Einaudi Autori)

Matteo Bussola “Un buon posto in cui fermarsi”, presentazione

«Che la vita non è una montagna da scalare, un treno da non perdere, un obiettivo da centrare, ma è una piccola stanza da arredare con cura. Non è una cima da raggiungere a tutti i costi. È la scelta di un buon posto in cui fermarsi».

Così si legge alla fine del capitolo di apertura alle 15 storie di uomini, i protagonisti, i vincenti e i perdenti, di tutte le età, anche bambini, ma maschi, come nel loro corrispettivo al femminile, narrato in Il rosmarino non conosce l’inverno. Ritratti fuori da ogni cliché, vecchi e nuovi. Quindici personaggi, spesso inadeguati alle attese e poco rispondenti all’immagine stereotipa del maschio forte. Stefano, che apre la casistica, a trentasei anni è il più giovane direttore di banca della provincia, tutto il suo cammino è stato perfetto, senza incrinature e senza errori e ora pare proprio animato dalla voglia di sbagliare scelte; Arnaldo è alle prese con una moglie in preda all’Alzahimer; Damiano si prostituisce; Riccardo sta per finire in prigione, alcuni dei protagonisti, per esemplificare come siamo lontani dall’uomo forte e vincente. E anche i dimenticati, i reietti, i migranti: Solomon, ingegnere, che verrà “premiato” per un atto eroico, e, quasi fosse un premio, conquisterà ciò cui aspirava con giusti titoli. Tutti uomini “normali”

“Incrinati, piegati, sconfitti, capaci però di cercare un senso, di intravederlo lí dove mai avrebbero creduto, questi protagonisti trovano ognuno un modo personale, autentico, spudoratamente onesto, di rispondere alla domanda: «Che cosa fa di un uomo un uomo?»” (dal Catalogo Einaudi)

Matteo Bussola (Verona, 1971) ha pubblicato per Einaudi il bestseller Notti in bianco, baci a colazione, (2016 e 2018), tradotto in molti Paesi, Sono puri i loro sogni (2017), La vita fino a te (2018 e 2019), L’invenzione di noi due (2020 e 2022), Il tempo di tornare a casa (2021 e 2023), Il rosmarino non capisce l’inverno (2022) e Un buon posto in cui fermarsi (2023). Per Salani ha pubblicato il libro per ragazzi Viola e il Blu (2021). Conduce una trasmissione radiofonica su Radio 24, Non mi capisci. Tiene una rubrica settimanale su «F» dal titolo Uno scrittore, una donna.(da Einaudi autori)

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