Il romanzo, pubblicato da IANIERI EDIZIONI, verrà presentato in Anteprima Nazionale mercoledì 26 agosto alle ore 18.00 presso la Caffetteria gli Autori, Via Roma 29, Santa Marinella (Rm).
L’evento si svolgerà all’aperto in un ambiente incantevole e accogliente
Con l’autrice dialogherà Alessandra de Antoniis. Interverrà Velia Ceccarelli
“Delitti fuori orario”, in libreria dal 3 settembre, è giunto finalista al concorso letterario nazionale Romanzi in cerca d’autore, organizzato da Mondadori Store, Kobo Writing Life e Passione Scrittore.
L’autrice ha pubblicato nove romanzi e un’antologia, tre dei suoi lavori sono stati tradotti nelle edizioni inglesi. Vincitrice di importanti riconoscimenti letterari è presente con le sue opere nelle più importanti fiere del libro nazionali, nel catalogo dell’Italian& European Bookshop di Londra e nelle biblioteche di prestigiose università statunitensi.
Vesta, una donna anziana, è la protagonista di questo romanzo dell’autrice bostoniana, pieno di tensione e di suspance. Rimasta vedova, va a vivere in una casa isolata in mezzo al bosco. Un giorno, durante una passeggiata con il caro Charlie, trova un bigliettino scritto a mano, fermato sotto e sopra da piccoli sassi posizionati con cura “Si chiamava Magda. Nessuno saprà mai chi è stato. Non l’ho uccisa io. Qui giace il suo cadavere”.
Ma non c’era nessun cadavere […] c’era solo quel messaggio a terra”. Una morte già avvenuta ma di cui mancano e il cadavere e indizi che possano far scoprire e il corpo e l’assassino che scatenano supposizioni, dubbi e paure nella protagonista.
Brevi note biografiche
Scrittrice e saggista statunitense ha pubblicato Eileen, il suo primo romanzo, nel 2015. In Italia nel 2019 ha pubblicato con Feltrinelli Il mio anno di riposo e oblio e, nel corrente anno in agosto è stato pubblicato, sempre per la stessa casa editrice, La morte in mano
Questo breve estratto dall’opera in 10 volumi di Jean-Henri Fabre, “Ricordi di un entomologo” è un felice assaggio su un mondo sconosciuto e spesso non indagato dai non addetti ai lavori in quanto ritenuto appunto “specialistico”. Si tratta invece di belle pagine di scrittura nate da osservazioni attente e accurate, protrattesi per mesi e anni e poi ritradotte in un raccontato che rende i protagonisti, in questo caso gli stercorari, analizzati e analizzabili nel loro comportamento così come fossero personaggi di una storia avventurosa, con i propri comportamenti, con le loro stranezze e i loro atteggiamenti spesso indecifrabili. Stupiscono a maggior ragione proprio perché si tratta di scritti a carattere scientifico che insieme alle osservazioni rigorose e precisissime nulla tolgono ad una lettura che sa catturare l’interesse anche del profano avvicinandolo in modo avvincente alla vita di esseri spesso considerati fastidiosi, come gli insetti. Pubblicati tra il 1879 e il 1907, i “Ricordi di un entomologo” hanno rappresentato una rivoluzione verso una nuova entomologia, influenzando anche l’opera dei maggiori etologi del Novecento. Ma la sensibilità e l’amore dell’autore per questo universo da osservare e studiare ha travalicato gli ambiti in cui era relegato conquistando un posto nuovo grazie ad una narrazione brillante, dimostrandosi capace affabulatore, oltre a saper investigare sulla vita e le ragioni del comportamento degli insetti, come in questo caso sullo scarabeo sacro, che riunisce i primi due capitoli della sua opera. Di seguito uno stralcio dalla presentazione del protagonista:
Chi è che sta trotterellando verso il mucchietto, temendo di giungere troppo tardi? Le lunghe zampe eseguono movimenti bruschi e goffi come spinte da un congegno che avesse sede nell’addome dell’insetto; le piccole antenne rosse si aprono a ventaglio, segno di impaziente cupidigia. Sta arrivando, è arrivato, non senza far ruzzolare qualche commensale. È lo scarabeo sacro, tutto vestito di nero, il più grosso e il più famoso dei nostri stercorari. Eccolo a tavola, fianco a fianco con i compagni che, con la parte piatta delle larghe zampe anteriori, danno gli ultimi colpetti per rifinire la palla, o la arricchiscono di un altro strato prima di ritirarsi e andarsi a godere in pace il frutto del loro lavoro.
Un nuovo thriller di Jane Corry la cui protagonista è un’aromaterapeuta, quarantenne divorziata, Vicki. Si apre con una premessa che sottolinea come gli oli per l’aromaterapia non siano innocui ma possono essere tossici se usati nel modo sbagliato. O così dicono alcuni.
Tradita e abbandonata dal marito proprio quando era insorta la malattia che l’affligge, una specie di epilessia, aveva divorziato ormai da anni quando la polizia va ad annunciarle la scomparsa del suo ex e a chiederle notizie e chiarimenti. Ma quando tutti gli indizi portano alla conclusione che l’uomo sia morto, Vicki si ritroverà a doversi difendere dall’accusa di omicidio. Ma non sarà semplice, la sua memoria è offuscata dalle medicine che assume.
Dalla presentazione al testo all’interno del volume
[…]Il nuovo thriller bestseller di Jane Corry, con colpi di scena brillanti, coinvolge il lettore fino all’ultima pagina, dimostrando ancora una volta l’abilità di questa autrice nel creare suspense e tensione, e nel costruire personaggi con segreti inimmaginabili.
e anche una breve biografia
Scrittrice bestseller in Inghilterra e in usa, dove con i suoi thriller raggiunge i primi posti in classifica, è l’autrice de “La nuova moglie” ( 2017) “Le tre bambine”( 2018) e l’e-book original “Cattive sorelle” (2018) . Scrive per diversi giornali inglesi, tra cui The Times e The Daily Telegraph, e ha lavorato anche come insegnante di scrittura in una prigione di massima sicurezza – esperienza che spesso ritorna anche nei suoi thriller.
In “Delitti fuori orario” di Daniela Alibrandi non c’è solo il “giallo”, con un maniaco assassino, tre cadaveri, un’indagine e un commissario che indaga in un quartiere che cela nelle fondamenta dei suoi palazzi cunicoli e labirinti anch’essi protagonisti; ma c’è anche un’accurata presentazione dei personaggi che ne scruta i comportamenti e i moti dell’animo, dentro una trama composita e ben articolata che pullula di protagonisti e comparse, di figure di primo piano e secondarie sullo sfondo di una Roma, bella e indifferente, con i suoi cieli tersi e stellati, i tramonti arrossati, il lento scorrere del Tevere, tra il rumore di un traffico incessante di cui pare quasi di avvertire il frastuono, la pioggia e anche tanta solitudine e umane miserie. Le figure portanti si muovono in ambienti limitati ma il racconto delle loro vite, denso e sfaccettato, dove vizi e virtù emergono delineati con mano felice, si integra perfettamente con le indagini e il lettore le segue con lo stesso fervore. Una di queste, con cui si aprono le prime pagine del romanzo, è Alice, personaggio complesso e controverso, dattilografa provetta in un ufficio del Lungotevere nel quartiere Prati. Brutta, sgradevole e quindi scostante, dall’infanzia infelice e senza una vita propria il cui unico affetto è Greta, la gatta, decide di vendicarsi di un’umanità, quella a lei prossima, che la rifiuta valutandone solo l’aspetto esteriore. E lo fa intromettendosi nelle vite dei colleghi di lavoro, cercando di carpirne i segreti. Le basterà però l’attenzione di un uomo, per trasformarsi e accendersi di speranze. Un mondo piccolo e gretto quello in cui si muove Alice, dove ciascuno appare per ciò che non è, in modo da conquistare un proprio ruolo, un piccolo spazio personale, tra maldicenze e segreti.
Sul fronte delle indagini delle morti violente avvenute nel quartiere Prati, dove i personaggi lavorano e vivono, il protagonista è il commissario, Rosco di nome e “roscio” di fatto, altra figura interessante e sfaccettata, che teme di mostrare il suo vero volto ai subalterni e di perdere così la propria funzione, schermandosi dietro modi bruschi e risposte caustiche, anche lui solo, lasciato dalla moglie, e solitario, affidato alle cure di Rita, la signora che si occupa del disordine imperante e della disorganizzazione della sua casa.
E intanto l’indagine procede e percorre un iter che solo Rosco, con l’intuito che tutti gli ammirano e invidiano, sarà in grado di indirizzare e concludere, grazie anche all’impegno profuso dai suoi collaboratori la cui stima e affetto nei suoi confronti traspaiono sempre evidenti anche nella non facile situazione finale che si risolverà con un vero coup de théâtre inatteso e dirompente, come da sempre ci ha abituato la nostra giallista Daniela Alibrandi.
Pubblicato per la prima volta nel 1992 viene editato soltanto ora in Italia. Il tema è quello di un paese martoriato dalla dittatura. Chi l’ha vissuta, come l’autrice, sa che il degrado che ne deriva si estende a molti degli aspetti del vivere: non è solo morale, derivato cioè da denunce elevate a sistema verso tutti, amici, vicini e parenti, ingiustizie e corruzione, ma si riflette anche in scelte estetiche, evidenti nei palazzi del potere o nei quartieri popolari ma anche nelle vetrine dei negozi, manifestazione di un’arretratezza culturale con tutte le sue conseguenze. Di questo racconta l’autrice in pagine che non possono prescindere dall’essere autobiografiche: essa stessa fu vittima di delazione per aver rifiutato di spiare la vita di alcuni amici con conseguenti pedinamenti e interrogatori.
“L’inizio del racconto non è facile. scrive nella sua interessante recensione Isabella Bossi Fedrigotti (Corriere della Sera 5 luglio 2020), perché occorre abituarsi alla scrittura rapida e immaginifica dell’autrice […] E in effetti dopo un po’ il racconto rallenta — o forse è il lettore che si è assuefatto al ritmo — e dal caleidoscopio iniziale si sviluppa una limpida narrazione drammatica che accompagna Adina fino a dove il Danubio segna il confine con la Serbia, via di fuga tentata da molti e da molti drammaticamente mancata. Perché gli abitanti di quell’ultimo villaggio tengono tutti quanti oche e cani nei cortili? Perché il loro starnazzare e abbaiare copra il rumore degli spari della polizia di frontiera!.”
Sono gli ultimi tempi prima della caduta del regime di Ceausescu in Romania. Adina fa la maestra, e ha in casa una pelle di volpe. Un giorno si accorge che in sua assenza è scomparsa la coda della volpe. È l’inizio: subito dopo scompare anche una zampa, poi un’altra. Adina è stata presa di mira dai servizi segreti.
Pubblicato per la prima volta in Germania nel 1992 e finora mai tradotto in Italia, questo romanzo si sviluppa attraverso la successione di quadri ed episodi – evocati con straordinaria potenza da una scrittura secca, ipnotica – che raccontano la storia di Adina, dell’amica Clara e del suo amante Pavel, informatore della Securitate, e del musicista Paul. Fino al crollo della dittatura. La minaccia, tuttavia, non cessa: chi è la volpe e chi il cacciatore?
E anche notizie sull’autore:
Herta Müller è nata nel 1953 nel villaggio di lingua tedesca di Nitzkydorf, nel Banato rumeno, regione al confine tra Serbia, Romania e Ungheria. Dopo gli studi di Letteratura all’Università di Timisoara, trova lavoro come traduttrice in un’azienda. In seguito al rifiuto di diventare un’informatrice della polizia segreta è però costretta a lasciarlo, e da allora sarà vessata dalle autorità rumene. Fa il suo esordio nel 1982 con la raccolta di racconti Bassure, uscita censurata in Romania. Nel 1987 è costretta a emigrare dopo aver pubblicamente criticato la dittatura e si trasferisce a Berlino, dove vive tuttora. Nel 2009 ha vinto il premio Nobel per la letteratura.[…]
Un libro perduto durante la Seconda guerra mondiale e ritrovato nell’archivio di famiglia, un romanzo inedito nello stile del migliore Scerbanenco: tagliente, ironico, sensuale. Il ritorno del maestro del noir all’italiana.(da La nave di Teseo Editore)
Forse in attesa di pubblicazione intorno agli anni Quaranta, poi se ne persero le tracce, presumibilmente per un trasloco operato dalla casa editrice Mondadori in tempi poco tranquilli. Ritrovato tra i documenti dell’autore, è stato ripubblicato da La nave di Teseo.
“Sull’isola della Ginestra, un piccolo scoglio verde al centro di un lago, la villa della famiglia Reffi è il rifugio sicuro per il vecchio Antonio, medico otorino dall’ironia affilata, e i suoi due figli. Carla, la maggiore, si dedica alla scrittura tra le frecciatine del genitore. Celestino, il fratello minore, è diventato medico per esaudire le preghiere del padre ma preferisce rivolgere il suo intuito alla matematica. Con i cugini spiantati Vittorio e Jole e le due domestiche, gli abitanti del Ginestrin sono al completo. La vita sull’isola scorre tranquilla fino a quando sulle sue rive non approdano due ladri d’albergo in fuga dalla polizia: Guido, giocatore d’azzardo con la passione per la pittura e Beatrice, bella, sfacciata e fatale. L’arrivo dei due latitanti e le loro rivelazioni incrinano il mondo perfetto dei Reffi, che si ritrovano l’uno contro l’altro di fronte a un dubbio morale: denunciare i due ospiti o dare loro una possibilità di riscatto?[…]
Valérie Perrin, l’autrice di “Cambiare l’acqua ai fiori”, prima di diventare famosa con questo suo secondo romanzo aveva scritto “Il quaderno dell’amore perduto” un quaderno in cui la protagonista Justine, giovane assistente in una casa di riposo, raccoglierà i ricordi di Hélène, un’assistita, la cui vita è stata piena di coraggio e di un grande amore. L’autrice, impegnata nel suo terzo romanzo, racconta ancora una volta personaggi della provincia francese, les gens de peu, come ama definirli, le persone che hanno poco, ma a suo avviso davvero immense.
La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l’una uguale all’altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly – un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia – e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un’esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza. Per Justine, salvare quei ricordi – quell’amore – dalle nebbie del tempo diventa quasi una missione.[…]
Sophia, Miriam, Olivia, Cesare, Pietro, Mauro sono amici che si ritrovano il giovedì sera, con Catania che fa da quinta teatrale, per raccontarsi, in questa fascia di età di quasi ex cinquantenni che è come uno scollinare, un passaggio tra l’età adulta e quella irrimediabilmente adulta adulta… con le paure e le illusioni che l’accompagnano: sono i sessantenni di Elvira Seminara
[…] «Abbiamo 59 anni, alcuni di noi hanno smesso di tingersi i capelli e di fumare, altri hanno cominciato la dieta e la Recherche, però dicendo che la rileggono. Facciamo finta di credere a un sacco di cose: che dimostriamo al massimo 48 anni, che non siamo depressi ma disincantati, che quella non è pancia ma colite. Che il vino rosso fa bene, e il caffè allunga la vita. Abbiamo avuto case allagate e idee geniali, spesso contemporaneamente. Alcuni hanno doppie vite, doppio lavoro, doppio mento, doppia sim. A teatro ci addormentiamo, e in tv vediamo lo stesso Montalbano tre volte, convinti che sia la prima. Abbiamo voglia di ridere, ma ci commuoviamo spesso e diamo la colpa al polline. Ci angoscia l’idea di dimenticare le password. Crediamo ancora negli sconti, piú o meno in Dio, nelle creme antirughe, nei concerti del primo maggio e nei sughi senza conservanti, e quasi tutti nel primo Battisti e nel primo Battiato, il primo Von Trier e il primo Paul Auster. Conviviamo con malattie autoimmuni, vicini razzisti, gatti anaffettivi, pc pieni di virus, aumenti di stipendio, di peso, di autostima, ma combattiamo il colesterolo, la fine della sinistra, gli specchi troppo illuminati, le sanatorie, i leggings di ogni tipo, i bicchieri di plastica, l’irrilevanza, la frenesia del Pil, i rumori di deglutizione. Ogni tanto siamo felici, senza motivo, senza bisogno d’indagare. Ci innamoriamo, andiamo in Messico e poi torniamo. Abbiamo detto milioni di volte le parole stress, motivazioni, analisi, percorso, adesso diciamo piú spesso pillola, spreco, cuore, meraviglia. Il vocabolario si restringe e ansima, nel silenzio troviamo nuove gradazioni. Guardiamo il meteo sull’iPhone, piú volte al giorno, e la notte per quello dopo. Mettiamo in carica. Domani sole». E. S.
Gli ingredienti di questo ultimo romanzo di Osborne: due giovani e ricche donne annoiate, Sam americana Naomi inglese; l’incontro con un giovane profugo siriano ferito alle mani e ai piedi; un’incantevole isola greca, Idra, in cui le due giovani donne trascorrono negli agi la loro lunga vacanza soccorrendo il fascinoso naufrago siriano: stesso mare e destini diversi. Quale spirito muove Naomi, spalleggiata dall’amica, nel dare aiuto al giovane rifugiato? Quali le conseguenze di un piano che ha tutti i presupposti per essere destinato al peggio?
“L’estate dei fantasmi” di Lawrence Osborne è un romanzo di una perfezione disorientante. Aggressivo e carnale, impeccabile e poliedrico.[…]È magistralmente costruito, con una storia che a prima vista si muove orizzontale ma poi ci spiazza sgusciando verso altre linee narrative, tingendosi di elementi appartenenti al noir mediterraneo[…](dalla recensione di Orazio Labbate da Il Corriere 2 luglio 2020)
[…] Naomi è tormentata, idealista – o almeno, così le piace far credere; Sam bella, ingenua, acerba. L’intesa è inevitabile; la catastrofe, pure. Quando le due si imbattono in Faoud, un giovane naufrago, Naomi escogita un piano tanto audace quanto sconsiderato per aiutarlo, mossa da un altruismo non del tutto disinteressato, e al tempo stesso dal desiderio di punire l’ipocrisia e la fatuità del padre. Ma Faoud ha troppo da perdere, e non può permettersi di assecondare l’ambiguo zelo umanitario della sua benefattrice. Nel rovinoso precipitare degli eventi, i fantasmi saranno riconsegnati per sempre al loro mondo d’ombra e non ci sarà redenzione per chi è «inconsapevole delle complessità della coscienza».