Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani nell’edizione Armando Editore

“Morte a Via Veneto. Storie di assassini, tradimenti e Dolce Vita” Armando Editore

Via Veneto, la Dolce Vita. E tutto il loro corredo di immaginario collettivo. Ma quel ruggente periodo è stato anche altro. È stato, ad esempio, anche cronaca nera. In quegli stessi anni in cui un Sogno Italiano prendeva forma e diventava leggenda, proprio in quella strada avvenivano due delitti destinati ad entrare nella Storia Nera del Novecento Italiano. Uno è il caso Wanninger, l’altro il caso Bebawi. Curioso: in entrambi, le vittime sono straniere. Come a voler provare, dimostrare quasi, lo spessore internazionale che via Veneto aveva assunto in quegli anni. Wanninger è un delitto che sembra uscito dalla penna di uno scrittore. 1963. Un grido scuote un palazzo di via Emilia. La portinaia che sale a vedere incontra per le scale l’assassino e ci parla. Sul pianerottolo trova una giovane tedesca, Christa Wanninger, venuta a Roma a cercare una fortuna non ancora trovata e finita in un lago di sangue. Bebawi è un delitto che fa epoca. 1964. Un facoltoso industriale egiziano, giovane e affascinante, Farouk Chourbagi, viene trovato assassinato e sfigurato nel suo ufficio di via Lazio. La polizia sospetta l’amante della vittima e suo marito. Due delitti successi a trenta metri l’uno dall’altro, entrambi casi limite della Giustizia italiana: Wanninger risolto venticinque anni dopo, Bebawi protagonista di un clamoroso verdetto con annessa fuga degli imputati all’estero… Un libro e un’indagine basati sull’esame dei fascicoli originali delle due inchieste e dei processi che ne seguirono, che nessun altro aveva potuto consultare prima di oggi.

e anche

Omicidio a Piazza Bologna Una storia di sicari, mandanti e servizi segreti Armando Editore

11 settembre 1958. Una donna, Maria Martirano, viene trovata strangolata nel suo elegante appartamento di via Monaci, a Roma, dietro piazza Bologna. Sembra un omicidio per rapina: è solo l’inizio del più straordinario giallo del dopoguerra. Giorno dopo giorno entrano in scena, sempre tallonati da cronisti in cerca di notizie, polizze milionarie, un marito imprenditore in difficoltà economiche, un sicario con la faccia da bravo ragazzo, un commissario che è un mastino. E poi un medico che ha rifiutato di uccidere, un viaggiatore dalla memoria di ferro, una domestica che ha visto tutto, un operaio che non ha impronte digitali, un ragioniere che sapeva da mesi, due uomini che camminano al contrario. La morte della Martirano sembra il risultato di un piano incredibile, giocato sul filo dei minuti di una combinazione di aerei e treni che corrono nella notte; un piano mosso dal desiderio di arricchirsi e da quello di sbarazzarsi di una donna non amata. Spuntano fuori strane prove dopo un anno e mezzo e testimoni che, più che chiarire, confondono la vicenda. Per la polizia i responsabili possono essere incastrati, è tutto chiaro. Ma sarà vero? Ci saranno processi e sentenze, c’è un enorme errore giudiziario, c’è l’ipotesi del coinvolgimento dei servizi segreti. Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani, dopo aver investigato sul caso Girolimoni, su quello Bebawi, sul caso Wanninger, tornano con una nuova indagine, la più completa mai tentata sul più straordinario delitto del Novecento italiano: il caso Fenaroli.

Brevi note biografiche

Armando Palmegiani è nato nel 1965 a Roma. Esperto della Scena del Crimine. Si è laureato in Psicologia Clinica ed ha studiato criminologia con Vincenzo Maria Mastronardi. Nel corso della sua carriera si è occupato di molti casi di cronaca, tra i quali, la bomba di via dei Georgofili, nel 1993 a Firenze, l’omicidio di Marta Russo, l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ha pubblicato in collaborazione con F. Sanvitale Un mostro chiamato Girolimoni.

Fabio Sanvitale è nato nel 1966 a Pescara. È giornalista investigativo, esperto di casi storici della cronaca nera italiana ed internazionale. Ha studiato criminologia con Franco Ferracuti e Francesco Bruno. Ha scritto per “Il Tempo”, “Il Messaggero”, “Detective”. È consulente del Cepic. Ha scritto, con Vincenzo Mastronardi, Leonarda Cianciulli. La Saponificatrice. Nelle nostre edizioni ha pubblicato in collaborazione con A. Palmegiani Un mostro chiamato Girolimoni.

Adriana Casalegno “Arte e passione. Anna e Lello” presentazione

Lello Scorzelli (Napoli 7 Novembre 1921 – Roma 19 Settembre 1997) è stato un artista poco frequentato, ma che ha lasciato un ampio patrimonio di opere, un artista prima naturalista poi visionario (suo il pastorale del Papa), creatore di sculture grandiose e minute oreficerie, visibili in parte in questo lavoro che vuole rendergli omaggio e ricordarlo nel centenario della nascita. Insieme a lui la donna che amò e che ispirò molte delle sue produzioni. Un incontro tra spiriti affini, fatto di passione e d’intesa artistica. Oltre al racconto dell’incontro tra i due protagonisti, il testo è corredato da foto che illustrano le opere dell’artista che raccontano una storia d’amore.

Brevi cenni sui protagonisti tratti dalle biografie:

“La famiglia voleva farne un medico. Iscrittosi alla Facoltà di medicina, attraverso lo studio dell’anatomia giunge all’interesse per il disegno e per la figura umana. Lascia l’università e si iscrive all’ Accademia di Belle Arti”.

Annamaria (Milano 13 gennaio1920 – Napoli 19 settembre 1969)

“Fin da piccola copia quadri, opere nei Musei, figure dalle riviste, scrive racconti, suona il pianoforte della madre. Cacciata dall’Università Cattolica di Milano per essersi rifiutata di indossare i manicotti neri, si iscrive e si laurea in Lettere all’Università di Torino. Lavora come indossatrice e scrive racconti per il settimanale Grazia”.

In ebook su Amazon in ebook e in cartaceo 9,00 euro.

La cinquina dello Strega e le recensioni su tuttatoscanalibri

Emanuele Trevi Due vite (Neri Pozza) ha ottenuto il maggior numero dei voti,256, subito dopo con 221 Edith Bruck Il pane perduto (La nave di Teseo) romanzo che ha ottenuto il riconoscimento assegnato dai giovani, con un minimo distacco, 220 voti, Donatella di Pietrantonio con Borgo Sud (Einaudi) seguita dai 215 di Giulia Caminito L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani), chiude la cinquina Andrea Bajani Il libro delle case (Feltrinelli) con 203 voti.

Bajani e Caminito sono anche finalisti al Campiello.

Di Emanuele Trevi Due vite, la recensione su tuttatoscanalibri così come per Donatella di Pietrantonio con Borgo Sud.

Degli altri una breve presentazione:

Il romanzo della Bruck è un memoir che racconta sul filo del ricordo la sua esperienza di Auschwitz, quindi la salvezza e il tentativo di una nuova vita in Israele; poi le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo, fino in Italia e l’amore con l’incontro con il poeta e regista Nelo Risi. L’oggi è una serie di riflessioni sull’attuale ondata xenofoba e la conclusione è una lettera a Dio in cui manifesta tutti i suoi dubbi e le sue speranze e il desiderio di tramandare ancora alle generazioni future capitoli della storia del Novecento

Di Caminito L’acqua del lago non è mai dolce si ambienta sul lago di Bracciano: la protagonista, l’adolescente Gaia, racconta se stessa e la propria famiglia; la madre Antonia che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli, fiera e indomita crede nel bene comune ma vuole comunque insegnare alla sua unica figlia femmina a contare su se stessa e sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara e risponde non sempre con mezzi adeguati in cerca di un riscatto.

Bajani racconta il protagonista, un uomo chiamato Io, attraverso le case in cui ha vissuto le varie fasi della sua vita, circa quaranta abitazioni, come ad esempio Casa del sottosuolo, Casa sotto la montagna, Casa di Famiglia, Casa di Parenti; non sempre e non propriamente “case” in senso stretto, luoghi in cui accade qualcosa, un modo originale di raccontare la propria storia attraverso i luoghi in cui si è svolta, gli oggetti, i mobili, la metratura…

Per il vincitore l’appuntamento è all’8 luglio.

Alessandro Barbero “La battaglia di Campaldino” Editori Laterza

in ebook a 0,99 centesimi


11 giugno 1289 ben settecentotrentadue anni fa i fiorentini inauguravano con la vittoria sul campo una nuova epoca: l’egemonia guelfa in Toscana e a Firenze. Una battaglia raccontata da insigni “giornalisti” dell’epoca come Compagni e Villani alla cui Cronica, ricca di dettagli, il testo di Barbero aggiunge un valore in più a questa famosa pagina di storia: risponde a molti quesiti che potremmo porci leggendo le antiche croniche. La Storia quando diventa micro-storia apre un mondo perché ci fa vivere la realtà del tempo descrivendo tutte quelle che erano le effettive difficoltà, esigenze, necessità di quel preciso periodo storico. Scopriamo così che il costo di un cavallo per andare in guerra era davvero esorbitante, ma scopriamo anche le armi, le armature, come si svolgeva un assedio e tanti piccoli particolari che sanno però farci rivivere tempi così lontani.
Le pagine di Storia ci informano e documentano, la micro-storia ci avvicina agli uomini del tempo.
La Storia ci tramanda che nella piana di Poppi, come ancora oggi è segnalato da cartelli che compaiono lungo la strada che conduce al castello, in località Campaldino si affrontarono l’armata aretina ghibellina e quella fiorentina guelfa. Tra i vai cavalieri Dante Alighieri, il “ghibellin fuggisco” combatté tra le file dei guelfi.

I capi ghibellini, tra i quali il vescovo Guglielmo degli Ubertini, Guido Novello dei conti Guidi, Buonconte da Montefeltro, decisero di attendere il nemico allo sbocco della vallata davanti a Bibbiena invece di intercettarlo in luoghi più angusti del percorso, forse per trarre vantaggio dalla geografia del luogo. Così quella mattina dell’ 11 giugno i due eserciti si schierarono sulla piana di Campaldino, nei pressi della chiesa di Certomondo; come scrive Alessandro Barbero, a differenza di quanto accade in epoca moderna, prima di iniziare una battaglia nel medioevo “i comandanti stabilivano una posizione difensiva, di solito appoggiata all’accampamento e ai carriaggi, e suddividevano le loro squadre di cavalieri in un certo numero di reparti o ‘battaglie’, decidendo quali impegnare subito e quali tenere di riserva, perché nello scontro le energie di uomini e cavalli si logoravano in fretta. I comandanti fiorentini selezionarono innanzitutto una forza di 150 ‘feditori’ destinati ad aprire lo scontro, fra i quali secondo la tradizione venne compreso anche Dante; i capitani di ogni sestiere scelsero i cavalieri migliori per questo compito, che era il più pericoloso …” (Alessandro Barbero, 1289. La battaglia di Campaldino, Laterza 2013).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Inventare i libri

Pip Williams “Il quaderno delle parole perdute” presentazione

Le parole danno forma al mondo, chiamando quanto ci circonda e quanto ci appartiene dentro e, come tutto ciò che concerne le creazioni dell’intelletto, non sono neutre e possono dare a quanto chiamano e raffigurano una forma o un’altra, creando una mentalità, un modo di guardare e vedere.

Quando nel 1879 ebbe inizio la compilazione del più imponente dizionario storico della lingua inglese e antica e moderna, l’Oxford English Dictionary, con la direzione di Sir James Murray, le parole entrate a farne parte erano accompagnate da una cronologia che ne indicava la prima comparsa ed erano corredate da citazioni tratte dalla letteratura o da altre fonti. Un lavoro mastodontico che vide la sua pubblicazione quasi cinquanta anni dopo.

Questa la storia vera del dizionario da cui prende spunto l’autrice del romanzo per raccontare delle parole “perdute”. Protagonista è la piccola Esme, figlia di un collaboratore di Murray, che raccoglie le strisce su cui sono scritte le parole scartate e così facendo le salva dalla distruzione. Ma perché sono importanti quelle strisce e da non perdere? Perché sono le voci delle donne, quelle che in un mondo in cui il pensiero era solo maschile, come anche la letteratura ne era appannaggio, significava costruire un dizionario che presentava un univoco punto di vista, nato dalla scelta di uomini con un’esperienza legata ad una precisa società, per colore ed età. Un dizionario delle donne: questo il desiderio della piccola Esme, non da contrapporre, ma da affiancare.

Un romanzo che oltre all’inatteso successo suggella una storia che sa di attualità: una manager italiana ha ottenuto che alcune espressioni sparissero in quanto offensive associate alla parola donna.

Se modifichiamo le parole possiamo davvero migliorare il mondo? Comunque anche una piccola riflessione non guasta.

Da Garzanti Libri

Oxford. Lo Scriptorium nel giardino segreto è il luogo preferito della piccola Esme. Lì, nascosta sotto un immenso tavolo di legno, ruba parole scritte su bianchi fogli. Parole che il padre lessicografo scarta mentre redige il primo dizionario universale. Più Esme cresce, più capisce che le definizioni che non compariranno nel lemmario ufficiale hanno qualcosa in comune: parlano delle donne, del loro modo di essere, delle loro esperienze. Parlano della sorellanza, dell’amore che non è solo possesso, dell’essere compagne in una lotta comune. Escluderle significa non dar loro una voce, guardare il mondo da un unico punto di vista, soffocare possibilità e speranze. Eppure c’è chi fa di tutto per farle scomparire per sempre. Anni dopo, Esme è determinata a fare in modo che questo non accada. Per tutta la vita ha collezionato quelle parole con l’intenzione di proteggerle, perché ha un sogno: scrivere un dizionario delle donne, che restituisca a ciò che è andato perduto il rispetto che merita. Per farlo deve combattere contro chi non la pensa come lei. Ma a darle coraggio ci sono tutte le donne che da secoli non aspettano altro che far parte della storia e non essere dimenticate.[…]

Pip Williams, nata a Londra, è cresciuta in Australia dove vive e lavora come scrittrice e giornalista.

Muriel Barbery “Una rosa sola” presentazione e con la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Muriel Barbery, autrice del romanzo L’eleganza del riccio, ritorna in libreria con un nuovo personaggio femminile, Rosa, una donna di quarant’anni, parigina, botanica, con una vita difficile sotto il profilo affettivo: non ha conosciuto il padre, un giapponese che vive a Kyoto, ed è cresciuta con una madre lontana perché chiusa nella propria tristezza. La sua vita trascorre piatta, senza entusiasmi, senza amori se non fugaci. Alla notizia della morte del padre accetta di recarsi a Kyoto per la lettura del testamento. Sarà un viaggio di trasformazione interiore complice l’atmosfera e le vie di Kyoto: grazie a Paul il segretario personale del padre nonché esecutore testamentario visiterà i templi, i vecchi quartieri, le sale da tè, i giardini perfetti, e conoscerà i rituali della cucina giapponese. E la bellezza si farà strada nel suo sentire conquistandola alla vita.

Da E/O Edizioni

Per le vie di Kyōto il viaggio intimo di una giovane donna alla ricerca di se stessa.

Con questo romanzo potente e profondo, un ritorno alla narrativa realista dopo la parentesi fantastica, un’avventura nelle travagliate metamorfosi dell’animo umano, ritroviamo con piacere l’inconfondibile voce dell’autrice dell’Eleganza del riccio.

La recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

E anche:

Della stessa autrice: I gatti della scrittrice

Simona Baldelli “Alfonsina e la strada” presentazione

Simona Baldelli racconta la storia di una donna singolare che nel 1924 riuscì a partecipare prima e unica alla più importante manifestazione ciclistica del nostro paese, il Giro d’Italia. Il romanzo racconta la storia di Alfonsina ricostruendone la biografia e colmando, dove i documenti dell’epoca erano insufficienti, con intuizioni immaginate. Alfonsina nasce nel 1891 nei pressi di Bologna, da una famiglia povera di contadini e con tanti fratelli e nella sua breve vita, morirà a 68 anni, nel 1959, attraverserà due guerre mondiali, la Marcia su Roma, la partecipazione incredibile al Giro d’Italia, otterrà varie onorificenze correndo sempre in competizioni maschili, gareggiando con nomi prestigiosi di atleti e vedendo crescere la fama di campioni come Bartali e Coppi.

Simona Baldelli non si limita a ricostruire le fasi della sua vita ma si sofferma a tratteggiarla come donna e non solo come personaggio: sposa giovanissima di Luigi Strada, di cui mantenne il cognome nonostante il secondo matrimonio, come attrazione si esibisce nei circhi per poi trasferirsi a Milano aprendo un negozio per biciclette dove lavora aggiustando e allenando nuove leve.

Figura dimenticata riemerge in questo romanzo-biografia, un omaggio a chi seppe superare con caparbietà i limiti che le erano stati imposti dalla famiglia e dalla società.

Dal Catalogo Sellerio Editore

[…] Alfonsina è stata una pioniera della parificazione tra sport maschile e femminile. Simona Baldelli ha trovato lo sguardo e la voce per trasformare la sua epopea in un romanzo attento alle verità della Storia e sensibile alle sfumature dei sentimenti, creativo nella struttura e libero di intrecciare i fatti concreti con l’invenzione necessaria al gesto letterario.[…]

e anche

Brevi note biografiche

Simona Baldelli è nata a Pesaro e vive a Roma. Il suo primo romanzo, Evelina e le fate (2013), è stato finalista al Premio Italo Calvino e vincitore del Premio Letterario John Fante 2013. Il tempo bambino (2014) è stato finalista al Premio Letterario Città di Gubbio. Nel 2016 ha pubblicato La vita a rovescio (Premio Caffè Corretto-Città di Cave 2017), ispirato alla storia vera di Caterina Vizzani (1735) – una donna che per otto anni vestì abiti da uomo – e nel 2018 L’ultimo spartito di Rossini. Con Sellerio ha pubblicato Vicolo dell’Immaginario (2019) e Fiaba di Natale. Il sorprendente viaggio
dell’Uomo dell’aria 
(2020).

Ilaria Tuti “Figlia della cenere”, presentazione

Teresa Battaglia in questo terzo romanzo affronta un salto nel tempo, un passato richiamato alla memoria da un nuovo delitto: Giacomo Mainardi il serial killer che ben ventisette anni prima lei aveva fatto arrestare è evaso per commetterne uno nuovo e ora, costituitosi e tornato in prigione, chiede di parlare con lei, solo con lei. Un nuovo omicidio e un vecchio assassinio sono i punti di partenza di un nuovo percorso del commissario Battaglia, fatto di dettagli ancora non svelati di un passato lontano quando aveva solo trent’anni. Il Prologo si apre con il titolo “27 anni fa. Alla fine di tutto”:

Aveva poco più di trent’anni e si sentiva polvere […] Chiunque avrebbe potuto soffiare su di lei e spazzarla via. Un uomo che aveva amato aveva gettato le sue ossa su un altare nero. Teresa le sentiva ruotare, mosse dal soffio della vita, come a tentare di ricomporre uno scheletro su cui poter posare un nuovo principio. Scricchiolavano con la voce delle paure che la svegliavano in piena notte, Strepito d’ossa spezzate. Le sue.

Per concludersi con le parole rivelatrici di chi le cura le ferite del corpo:

“Eri polvere, ma la sofferenza è divenuta fuoco” […] Ti ha resa incandescente. E dalla cenere della tua vita precedente sei rinata. Questo è il destino dei comandanti, commissario Battaglia”.

Ora, in un nuovo momento drammatico della sua vita in cui è vicina a lasciare il suo lavoro per la malattia che mina la sua facoltà investigatrice, un vecchio caso torna a riaprire i ricordi e con essi quelle ferite che non riescono a rimarginarsi. E non solo, al centro del romanzo c’è Aquileia con la sua storia millenaria.

Da Libri Longanesi

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me.
È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare.
Eppure, nessun sollievo mi è concesso.
Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero.
Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità.
Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.»

Della stessa autrice:

Ninfa dormiente

Matti Friedman “Spie di nessun paese. Le vite segrete alle origini di Israele”presentazione

In questo saggio, Matti Friedman, giornalista e corrispondente che vive a Gerusalemme, ricostruisce la storia oscura di quattro giovani ebrei, tra i venti e i venticinque anni, due nati in Siria uno nello Yemen e uno a Gerusalemme, nati quindi e vissuti nei paesi musulmani di cui conoscono la lingua e le tradizioni; sono i mista’arvim termine ebraico che designa “coloro che vivono tra gli arabi” che sono “arabizzati”; saranno così inseriti nel Palmach, un’unità con attività di guerriglia e di difesa, per fare le spie.

“Tra azioni spericolate e vicende profondamente umane, nei vicoli di Haifa o sui tetti di Beirut, Matti Friedman segue quattro di queste giovani spie dal gennaio 1948 all’estate 1949. Venti mesi cruciali per la nascita e la futura identità dello Stato ebraico”. (Da Giuntina Editore)

Yitzhak, Yakuba, Havakuk e Gamliel”, questi i nomi dei quattro giovani che torneranno in Israele quando il Palmach fu sciolto dal capo del neonato governo: arruolati da un’organizzazione prima che Israele esistesse erano tornati quando non la riconosceva più, spie di nessun paese.

Matti Friedman ha vinto con questo saggio il Natan Book Award nel 2018

Dal Catalogo Giuntina Editore

Il 14 maggio 1948 la nave Euryalus lascia il porto di Haifa. A bordo c’è l’ultimo Alto Commissario britannico per la Palestina. È la fine del dominio coloniale inglese in Medio Oriente. Da questo momento la tensione tra ebrei e arabi diventa incontenibile, abbandonando le forme più clandestine della guerra civile e trasformandosi in vero e proprio conflitto armato. Sul fronte ebraico, a svolgere un ruolo fondamentale in questa nuova fase furono le operazioni dell’Alba, meglio nota come «Sezione araba», un’unità formata da giovani ebrei provenienti dal mondo arabo e cresciuti a stretto contatto con la cultura islamica. I membri della Sezione «si distinguevano dagli ebrei europei per la tonalità sbagliata della pelle e per l’accento», e potevano così facilmente infiltrarsi nei paesi nemici e svolgere attività di spionaggio, raccolta di informazioni e sabotaggio. Erano i Mistaʻarvim, «quelli che diventano come arabi». Erano i primi agenti segreti di Israele, le radici dimenticate del Mossad.[…]

Matti Friedman collabora con il New York Times ed è stato corrispondente da Israele, dal Libano, dal Marocco e da Mosca. Scrive per numerose riviste ed è considerato uno dei più grandi esperti di storia del Medio Oriente. Nato a Toronto, vive attualmente a Gerusalemme. Di lui la Giuntina ha pubblicato Spie di nessun paese.

“Racconti di demoni russi” a cura di Andrea Tarabbia, presentazione

Racconti di demoni russi fa parte della collana “nuovi classici” del Saggiatore; il volume, a cura di Andrea Tarabbia, presenta al lettore racconti di autori noti e meno noti iniziando con il poema in versi Il demone di Lermontov, un’opera-matrice, come la definisce Tarabbia, proprio perché fu il primo ad introdurre nella letteratura russa “il problema religioso del male”, per concludersi in musica con “Storia del soldato” di Stravinskij.

Al suo interno il contenuto si articola in due parti: “demoni immaginari” legati a figure del folclore e “demoni reali”, spaziando così tra autori che danno una diversa declinazione di “demone”: secondo Puskin, Bulgakov, dai folletti di Gogol, attraverso i grandi della letteratura russa, fino a Cechov, dove si passa dall’essere posseduti dai demoni all’esserne ossessionati, tra la concretezza di Dostoevskij e il realismo di Cechov, fino a Platonov.

“Tra possessioni, sortilegi e forze impure, incubi, ossessioni, violenze e follie, la letteratura russa più di altre sembra aver subito il fascino fatale del maligno, e questa raccolta di Racconti di demoni russi ne è un’oscura testimonianza. Guida d’eccezione in questo viaggio mefistofelico, Andrea Tarabbia ha selezionato e curato i più importanti esempi letterari di questa fascinazione sinistra, da Gogol’ a Čechov a Bulgakov, apparecchiando un banchetto di prelibatezze macabre – tra cui alcune vere rarità – […] e racconto dopo racconto si compone, agli occhi del lettore, il ritratto al nero di un’intera cultura” (Da Il Saggiatore)

Il Sommario

I demoni russi. Un frammento
Andrea Tarabbia

Prologo in versi

Il demone
Michail Lermontov

Parte prima. Demoni immaginari

Scena dal Faust
Aleksandr Puškin

Il Vij
Nikolaj Gogol’

Il concerto dei demoni
Michail Zagoskin

La notte di Pasqua (Leggenda)
Michail Saltykov-Ščedrin

La regina dei baci
Fëdor Sologub

Il sacrificio
Aleksej Remizov

Cosa vidi al sabba
Valerij Brjusov

Il gran ballo di Satana
Michail Bulgakov

Parte seconda. Demoni reali

Il diavolo. Incubo di Ivan Fëdorovič
Fëdor Dostoevskij

Il fiore rosso
Vsevolod Garšin

Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk
Nikolaj Leskov

Il monaco nero
Anton Čechov

L’abisso
Leonid Andreev

Il diavolo
Marina Cvetaeva

Uno spavento
Aleksandr Kuprin

Un satana del pensiero
Andrej Platonov

Epilogo in musica

Storia del soldato
Opera in due parti con musiche di Igor’ Stravinskij e libretto di Charles-Ferdinand Ramuz