Forugh Farrokhzad “Io parlo dai confini della notte”, presentazione

A cura di Domenico Ingenito

Testo a fronte

In un brevissimo arco di vita Forugh Farrokhzad ha lasciato un segno profondo nella cultura non solo del suo paese ma di tutto il mondo: paragonata ad Anna Achmatova e Sylvia Plath, celebrata come una figura di rottura e ribellione, è stata traduttrice e cineasta, ma soprattutto una grandissima poetessa. Letta oggi, nel clima di persecuzione che circonda le donne iraniane impegnate a cambiare le regole del loro mondo, suona come una straordinaria anticipatrice, ma è stata ed è un’artista senza tempo e fuori dal tempo, che ha vivificato la nobilissima tradizione poetica del suo paese raccontando passione e dolore, tormenti intimi e sussulti dell’anima. I suoi versi sono stati a lungo banditi in Iran, pur circolando sempre sottobanco, e sono tuttora fortemente censurati. Questa edizione è la prima al mondo a raccogliere la sua intera opera poetica sia in persiano che in traduzione. (dal Catalogo Bompiani)

Una prima edizione a livello mondiale che raccoglie l’intera opera in versi della poetessa iraniana con il testo in lingua originale a fronte: cinque opere che anche dai titoli sono testimonianza non solo di una situazione al tempo dell’autrice, l’Iran degli scià della dinastia Pahlavi, meno restrittivo nei confronti delle donne di quelli che stiamo attualmente vivendo attraverso le cronache, ma di ribellione e di ricerca di una libertà negata: Prigioniera, Il muro, Ribellione , Una rinascita  scritti tra il 1955 e il 1964 e Crediamo pure all’inizio della stagione fredda pubblicato postumo nel 1974, la libertà più ovvia, quella di esistere come donna e come tale offrire il proprio individuale punto di vista, con un proprio sentire e una propria fisicità, la propria femminilità non riconosciuta ed elusa dentro una visione patriarcale di sudditanza. Una giovane donna coraggiosa come per altro hanno saputo ancora dimostrare e combattere le donne iraniane tra le quali la poetessa è sicuramente un simbolo perché anticipatrice di un riscatto attraverso la sua opera poetica.

«So di non aver fatto nulla di straordinario, se non essere stata la prima donna a muovere un passo per spezzare questa catena di vincoli che legano le donne» ( le parole di Forugh Farrokhzad riportate da Roberto Galaverni nel suo articolo di presentazione del volume su La lettura del 22 ottobre 2023)

Forugh Farrokhzad nasce a Tehran nel 1934 e muore in un incidente d’auto, sempre in Iran, nel 1967. Si sposa giovanissima, poi lascia il marito per dedicarsi interamente alla scrittura e all’arte, sia in patria che in Europa. Nel 1963 scrive e dirige un corto di venti minuti, La casa è nera, ambientato in un lebbrosario, che accende un vivissimo interesse nel mondo cinematografico, mentre le sue raccolte poetiche suscitano scandali ed entusiasmi in un Iran ancora fortemente legato alla tradizione. L’ultimo libro pubblicato in vita, Una rinascita, è considerato un capolavoro del modernismo persiano.

Per saperne di più sull’Autrice da You Tube

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di ottobre 2023

Paolo Cognetti “Giù nella valle”, presentazione

Copertina del romanzo di Paolo Cognetti "Giù nella valle", Einaudi

Paolo Cognetti scende dai ghiacciai del Rosa per ascoltare gli urti della vita nel fondovalle. La sua voce canta le esistenze fragili, perse dietro la rabbia, l’alcol e una forza misteriosa che le trascina sempre piú giú, travolgendo ogni cosa. Lungo la Sesia come in tutto il mondo, a subire il dolore dell’uomo restano in silenzio gli animali e gli alberi.(dal Catalogo Einaudi)

Sei racconti, legati e nello stesso tempo indipendenti. Cognetti torna alla sua montagna, anzi, come ci tiene a sottolineare nella recente intervista di Laura Pezzino (Tuttolibri 21 ottobre 2023) “non è un libro di montagna, ma di bosco, di fiume, potrebbe essere ambientato anche sull’Appennino”.

È ambientato nel 1994 a Fontana Fredda, come già in La felicità del lupo,  “per la nostalgia per il paesaggio in cui sono cresciuto, senza i cellulari, con le cabine del telefono, i bar in cui si fuma

Racconta di due fratelli, Luigi, il primogenito alla cui nascita il padre aveva piantato un larice; il secondo è Alfredo alla cui nascita il padre ha piantato un abete, due fratelli ma diversi come gli alberi che li caratterizzano: uno buono, Luigi, da sempre nella valle, il secondo il cattivo, è Alfredo che alla morte del padre torna nella valle da cui si è allontanato emigrando in Canada, lontano per non fare altri guai, dopo il carcere. E poi c’è Betta, la moglie di Luigi, in attesa della loro bambina.

«Un buono che, forse, è più furbo e meno onesto del cattivo. E un cattivo che, forse, è più puro e coerente. La differenza non è per niente netta» come sottolinea Cognetti nell’intervista.

[…]” Alfredo e Luigi in comune hanno due cose. La prima sta in un bicchiere: bere senza sosta per giorni, crollare addormentati e riprendere il mattino dopo, un bianco, una birra, un whisky e avanti ancora un altro giro, bere al bancone dove si scommette se l’animale che uccide i cani lungo gli argini sia un lupo, un cane impazzito o chissà cosa. Oltre all’alcol però c’è la casa davanti a quei due alberi. Adesso che il padre se n’è andato, Alfredo è tornato in valle per liberarsi dei legami rimasti”[…](dal Catalogo Einaudi)

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Le otto montagne

La felicità del lupo

L’Antonia. Poesie lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti

Lorenzo Barrabino “A cavallo delle due cordigliere”, presentazione

Dialoghi Edizioni

Nella prima metà dell’Ottocento, tra i monti e le vallate che separano il Mancolle dalla Tircuria, si svolgono le vicende di Arcom.

Abbandonato dal padre e orfano di madre, trascorre i primi anni con la nonna e, in seguito alla scomparsa di quest’ultima, viene preso in consegna da Don Ernesto, parroco del borgo. Questi lo affida prima a mastro Attilio e poi, dopo la prematura dipartita dell’uomo, alla corte del Conte Paloroli di Guarnito Burgus. Proprio nel castello il fanciullo si forma e diventa uomo, soprattutto grazie alla dedizione del ragionier Camillo che, notatane la vivace intelligenza, decide di prenderlo sotto la sua ala. Arcom diviene ben presto l’aiutante del cerimoniere Serafino. Iniziano così le sue avventure, che lo porteranno a esplorare nuove terre, a visitare piccoli paesini e una grande città, a stringere amicizia con una temibile banda di fuorilegge e persino a incontrare l’amore.

L’AUTORE

Lorenzo Barrabino è nato a Voghera (PV) nel 1985. Laureato in Geologia presso l’Università degli Studi di Pavia, attualmente lavora come geotecnico in un laboratorio di prove materiali milanese. A cavallo delle due cordigliere è la sua prima pubblicazione, ispirata ai luoghi in cui ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza tra val Borbera e val Curone.

Dal capitolo 1: Un breve stralcio dalla descrizione che introduce all’ambiente, ai luoghi ed alla società contadina, sfondo alla storia narrata

Là dove la catena montuosa dell’Ilpa, curvando in un susseguirsi di creste e selle, si piega a congiungersi a quella dei Pennacchini, fiumi e torrenti dalle acque cristalline, nel corso dei tempi, attraversando arenarie e conglomerati, avevano scavato e modellato, con la cura minuziosa che solo la natura sa porre nelle sue opere, lussureggianti vallate bordate da verdi colline, che in seguito erano state dolcemente accudite e coltivate dalla sapienza contadina. Il sole faceva capolino ogni mattina e nel suo percorso giornaliero irradiava differentemente per tempo ed intensità ciascuna delle valli a seconda dell’orientamento cardinale di quelle, così che la vegetazione, sensibile ad ogni minimo cambiamento delle caratteristiche dell’ambiente a cui deve adattarsi, variava ad ogni scostamento. Si passava da zone boscose a latifoglie sui fianchi delle colline, dove prosperavano castagni, noccioli, roveri e cerri, carpini e robinie ed anche frassini, a ad altre in cui, salendo progressivamente di quota, le suddette essenze venivano sostituite da faggi, abeti rossi e bianchi, larici e betulle. Lungo tutta la fascia collinare quei boschi finivano per essere, più o meno frequentemente, intervallati da formazioni marnose dette calanchi. Aree spoglie, nei quali le rocce affioranti, finemente fratturate a scaglie e periodicamente dilavate ad opera degli agenti atmosferici, complice la pendenza dei ripidi fianchi, non fornivano sufficiente agio ai vegetali che avrebbero voluto conquistarli. Solo alcuni tipi di abeti riuscivano ad attecchire su quella inospitale superfice, attenuandone la colorazione grigiastra predominante miscelandovi un po’ di verde scuro, cui si aggiungeva il vivido giallo dei fiori di ginestra che, raccolti a giunchi, riuscivanoanch’essi ad aggrapparsi all’instabile substrato sfidando, impavidi, la forza di gravità. Le restanti zone risultavano pervase dalla macchia mediterranea, che diffondeva nell’aria dell’intera regione deliziosi profumi aromatici, mutevoli in base alle stagioni ed ai periodi di fioritura.[…]

Francesco Boselli “Gli avventurieri dell’Apocalisse. Il prete, il pastore e l’antico medaglione”, NeP Edizioni

In un futuro imminente minacciato da tempeste solari e violente rivolte socio-politiche, due uomini dalle virtù inconciliabili sono chiamati a risolvere un antico mistero che cambierà le sorti del Pianeta.
In tutta Roma non potrebbero esserci due figure più diverse e incompatibili, eppure i membri della segreta Commissione Apocalisse del Vaticano non hanno dubbi: don Diego Mensa e il pastore protestante Alexander Nesti sono i prescelti che dovranno ritrovare il “manoscritto perduto” di San Giovanni e fermare la venuta dell’Anticristo.
Il romanzo si inserisce a pieno titolo nella lunga tradizione internazionale del fantastico apocalittico, in quanto ricorda nei suoi sorprendenti colpi di scena cinematografici le atmosfere delle fortunate saghe letterarie “Shadowhunters” e “Divergent”.
L’eterna dicotomia tra il bene e il male si tinge così di preziose riflessioni sull’impatto che ogni singolo individuo può avere sulle sorti del mondo in cui vive, e ciò che in principio era parsa
una mera spedizione alla ricerca di un tesoro perduto della cristianità diventa a tutti gli effetti un viaggio di redenzione alla riscoperta di sé.
Si aggiungono inoltre aneddoti ironici sui protagonisti e sagaci intrusioni autoriali capaci di stemperare la tensione narrativa a favore di una leggerezza confidenziale, seppur mai dissacrante, rivolta agli amanti di questo genere letterario di tutte le età.

L’AUTORE
Francesco Boselli nasce a Milano nel gennaio del 1977.
Dopo aver completato gli studi in Comunicazioni Visive, si dedica al mondo della televisione, specializzandosi in montaggio video e lavorando da oltre vent’anni presso un’emittente satellitare dai contenuti religiosi. Appassionato di cinema e spiritualità, tra il 2010 e il 2013 si dedica alla creazione di storie e sceneggiature.
Nel 2014 pubblica il suo primo saggio, “Il Riscatto”, con la casa editrice Sion. Nel 2019 esce “Come cambiare il mondo, guida pratica per giovani profeti”, editrice Segno.

Cose spiegate bene

Il settimo volume di Cose spiegate bene, la rivista di carta del Post realizzata in collaborazione con Iperborea, dal titolo allusivo Voltiamo decisamente pagina propone una disamina del funzionamento dei nostri organi di informazione: i giornali.

Molte cose stanno cambiando nel giornalismo, nei giornali, e anche nei lettori: è un periodo intenso e critico per l’informazione italiana e mondiale, presa in mezzo tra un ruolo che non è mai stato così prezioso per il funzionamento e la crescita delle democrazie e un inizio di secolo che ne ha scompigliato la sostenibilità economica. Capire come «leggerli» davvero i giornali, su quali regole e meccanismi si basino le scelte e le decisioni di chi li fa, è prezioso per comprendere quello che ci succede intorno e come viene raccontato. Come si finanziano i giornali? Chi sono le persone che li fanno? Che lingua parlano? Come si diventa «giornalisti»? Cosa sta succedendo ai più famosi quotidiani italiani e stranieri? Come si legge un’intervista? Come si misurano le copie vendute? Cosa dobbiamo pensare quando su un giornale vediamo un testo fra virgolette? E perché l’ira è l’emozione più usata nei titoli? Si può restare sulla superficie dei fatti raccontati, oppure diventare lettori più accorti e informati sull’affascinante e centrale mondo delle news e di chi le produce. Con testi di Annalena Benini, Michela Murgia, Mario Tedeschini Lalli, Carlo Verdelli e della redazione del Post.

Qui il Sommario

Altre Cose spiegate bene su tuttatoscanalibri

La terra è rotonda

E giustizia per tutti

Cose spiegate bene: A proposito di libri

Annie Ernaux “Perdersi”, presentazione

Traduzione di Lorenzo Flabbi.

L’orma Editore

È un romanzo diario le cui pagine si snodano dal 1988 al 1990

Racconta una storia di passione e di attesa memorizzata e fermata tra le pagine che annotano e sottolineano dolore e piacere fermandoli tra le righe che, rilette e rivisitate ne sono specchio e di emozioni e di sentimenti, per capire e appropriarsene, senza più perdersi.

Un romanzo che come in altri l’autrice propone aspetti autobiografici trasponendoli in letteratura.
Durante un viaggio in Unione Sovietica incontra un diplomatico russo, con il quale si intratterrà anche durante la permanenza di lui a Parigi, un uomo che resterà anonimo tra le pagine dei suoi romanzi, giovane e sposato e con il quale vivrà una relazione prettamente fisica, ma coinvologente e sferzante che la porta a un’esperienza totalizzante di cui gli incontri ne sono il folcro, il restante è attesa.

Annie Ernaux è nata a Lillebonne nel 1940 ed è una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese. Studiata e pubblicata in tutto il mondo, nei suoi libri ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita in acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale. Considerata un classico contemporaneo, è amata da generazioni di lettrici e lettori. Nel 2022 è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Memoria di ragazza

Omaggio ad Annie Ernaux vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2022

Gli anni

L’evento

La donna gelata

Guarda le luci, amore mio

Margaret Atwood “Vecchi bambini perduti nel bosco”, presentazione

Traduzione di Guido Calza

Una lettura sorprendente e spiazzante, in cui la morte compare sotto le forme della memoria e, appunto, dell’assenza, come parte naturale e ineluttabile del nostro destino, certo, ma anche come nostalgia di un tempo in cui le utopie sembravano possibilità, mentre adesso è impossibile non vedere ‘l’immensa ondata dell’ignoto che già ci piomba addosso’.(da Ponte alle Grazie Editore)

Quindici racconti articolati in tre sezioni: nella prima i due interpreti, Nell e Tig, una coppia di coniugi  in cui possiamo ravvisare la stessa autrice e il marito Graeme Gibson, scomparso nel 2019; un corpo centrale dal titolo  “Malefici materni”, otto racconti di cui il primo è sul rapporto madre figlia “da strega a strega”, seguono l’intervista ad Orwell e altri sei; nell’ultima delle tre ritornano i personaggi della prima sezione, dove uno dei due, Tig, manca ma occupa un posto importante vissuto nel distacco, nell’assenza, nel ricordo.

In questo mondo narrato e di trasposizione fantastica con l’utilizzo di generi diversi si respira ironia e vigore e, come scrive perfettamente Antonella Lattanzi nella sua recensione (Il Corriere 15 ottobre 2023), “in Vecchi bambini perduti nel bosco c’è una magia. Attraverso ogni pagina si intravede quel sorriso che non porta alcuna traccia di vecchiaia, autocompatimento, rassegnazione, resa – anzi, che sorriso impertinente! – che è il sorriso di Atwood” che nel gioco della vita ha accettato tutte le regole anche le peggiori, rispondendo con la parola e il suo incanto nella forza creativa.

Il racconto che apre la prima parte ad esempio dopo aver ricordato di un corso di primo soccorso vissuto dai protagonisti, prosegue con i ricordi di Nell che rammenta le tante occasioni in cui le più disparate esperienze di vita avrebbero potuto finire male, con e senza interventi e conclude “Davvero erano stati così inconsapevoli, così incoscienti? Sì. Nell’incoscienza si erano trovati benissimo”

E Antonella Lattanzi così acutamente definisce il contenuto dei racconti

“Margaret Atwood dà l’impressione, nella sua nuova raccolta di racconti, di avere letto e riletto il libretto di istruzioni dell’esistenza, dal quale mai nessuno si allontana davvero. E poi di averlo riscritto con coraggio, libertà e fantasia”

perfettamente d’accordo, e aggiungerei con leggerezza!

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Il canto di Penelope

Moltissimo

Tornare a galla

Andrea Pamparana “Un condominio”, presentazione

Prefazione di Carmelo Sardo

Bibliotheka Edizioni

Pensate allo psicoterapeuta che dall’oggi al domani non può più andare a trovare l’amante, si scambiano solo messaggi e videochiamate, ma la moglie se ne accorge e scoppia il dramma nel dramma. O alla giovane escort, che escort non è; all’infermiera che viene travolta dall’emergenza, ma che ha un problema ancor più grave, la figlia anoressica; al Cavaliere obbligato dal figlio a trasferirsi in una casa di riposo; ai due skipper costretti a restare a terra per molti mesi, all’ottico inventore e un po’ matto, simpatico e gran chiacchierone.  Sono le storie di una “commedia umana” sconvolta da un invisibile nemico. Dopo il Covid, infatti, in un luogo imprecisato del deserto, in un giorno altrettanto imprecisato, un cammello ha fatto un gran starnuto, ha infettato quel poco di erba che c’era in un’oasi e, giorno dopo giorno, un virus misterioso è passato da un animale all’altro, fino all’uomo.  E così, nel condominio di una cittadina del Nord, la vita quotidiana dei residenti subisce una svolta improvvisa e traumatica. È ciò che racconta il giornalista e scrittore Andrea Pamparana, già vicedirettore del TG5, nel suo nuovo romanzo “Un condominio”.

«L’ultima volta che ho visto mio padre in vita, eravamo separati da una grata di ferro a cui avevano attaccato un pannello protettivo di plexiglass. Lui seduto su una carrozzina, io in piedi a guardarlo, che altro non potevo fare, neppure tenergli una mano, accarezzarlo. Niente. Le regole, rigide, severe, non lo permettevano. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, non capiva le mie domande e solo se insistevo alzando il tono della voce – “Papà, mi senti? Come stai?” – allora biascicava qualcosa che non afferravo. Aveva subìto un’altra ischemia cerebrale, qualche giorno prima, che lo aveva completamente obnubilato. Era il 24 luglio del 2021. Le mie ferie siciliane erano finite, dovevo rientrare a Roma il giorno dopo. L’ho salutato agitando la mano, seppur fossimo a meno di un metro di distanza. Gli ho mimato un bacio e gliel’ho mandato come si fa con certi detenuti nei colloqui in carcere, separati da uno spesso vetro divisorio. Me ne andai con l’angoscia nel cuore, perché sentivo che sarebbe stata l’ultima volta (…)  Il dolore non ha tempo quando si tratta di un padre, di una madre. E il mio dolore quel giorno era dilatato da una devastante consapevolezza: era morto da solo mio padre.»(Dall’introduzione di Carmelo Sardo)

Dichiara l’Autore: «Un condominio è la commedia umana di un gruppo di persone che affrontano i problemi e i drammi della vita quotidiana sfiorandosi senza mai veramente conoscersi. Sono personaggi in cerca d’autore. Del resto, come scrisse Luigi Pirandello, “ogni realtà è un inganno”».

Milanese adottato da Roma, Andrea Pamparana è giornalista, scrittore, sceneggiatore, conduttore radiofonico e tv. Ha iniziato la carriera il 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani. Da allora si è occupato di cronaca giudiziaria, politica estera e politica interna. Inviato per il Tg5, già capo della redazione milanese del Tg, ha seguito dal Palazzo di Giustizia di Milano tutte le fasi salienti della vicenda di Tangentopoli. Vicedirettore del Tg5 dal 2000 al 2016, ha condotto la rubrica L’Indignato speciale sia per il Tg5, sia per la radio RTL102,5. Ha scritto oltre venti libri su temi di attualità nazionale e internazionale, oltre a sei romanzi. Collabora con il quotidiano La Ragione, è curatore di mostre di carattere storico per la società Publimedia e on line cura la rubrica Emoticon, opinioni a confronto e Il laboratorio del filosofare. È autore della rubrica Vita da Cronista per la rivista il Millimetro.

Beatrice Fiaschi “La vasca”, presentazione

Il Viandante Edizioni

in libreria il 21 ottobre

“Un filo quasi impercettibile collega tre donne trovate senza vita nelle loro vasche da bagno. Appena un sentore, che solo un fiuto allenato al buon vino riesce a percepire – un istante prima che la pista sia persa per sempre. Il fiuto di Alessio Sala che, pur avendo lasciato il suo lavoro di commissario di Polizia, anche nella sua nuova carriera di giornalista non riesce a mollare quell’ultimo caso: un serial killer sopraffino che nei suoi delitti ripete un trauma atavico, nella speranza di risanarsi.
Lo stesso tentativo che compie Gaia, una donna che ruota accanto ad Alessio in una danza inquieta.
Le vite di Alessio, di Gaia e del serial killer orbitano attorno a una vasca da bagno di cui non è più possibile attutire il gorgoglio e che li sta per risucchiare nelle sue più oscure profondità.”

Agghiacciante. Accattivante. Intensissimo. Noir per eccellenza. Una storia che non vuole semplicemente inserirsi nel genere per cui nasce, ma riesce, al contrario, a raggiungere vette altissime di narrativa scavando nelle più buie profondità della psiche umana, prendendo l’autore per mano e conducendolo, insieme ai personaggi di Alessio e Gaia, nella labirintica complessità delle perversioni del killer. Un killer dalla fredda puntualità, mosso da una precisa azione pianificatrice e che lascia ruotare attorno all’alone mortifero dei suoi omicidi sempre lo stesso oggetto, come fosse un marchio di fabbrica: la vasca.
Quella vasca che, nella narrazione, assume un duplice e ambiguo significato, o meglio, diventa il suo stesso contrario. Da luogo di serena intimità – dove immergere il corpo per godersi l’abbraccio regressivo e amniotico dell’acqua calda – a vera e propria tomba, freddo e agghiacciante sepolcro di corpi che riposano per sempre, tumefatti dalla crudeltà dell’omicida.
Nell’incalzante susseguirsi delle indagini di questo thriller psicologico, siamo portati costantemente a interfacciarci con un mistero che si infittisce e che ci confonde, e ci costringe a ripensare il nostro ruolo di persone come “animali sociali” perché forse, in fondo, la prossima vittima potremmo essere proprio noi.

L’AUTRICE
Scrittrice e giornalista, editor e docente di scrittura creativa, Beatrice Fiaschi ha esordito nel 2021 con il giallo psicologico «L’Essenza Fatale» (Ianieri Edizioni). Alcuni suoi racconti sono pubblicati in antologie e online, così come i suoi articoli di cultura e società, lavoro e psicologia. Si occupa da anni di ricerca spirituale, Reiki e meditazione, che utilizza per i suoi laboratori di scrittura creativa e coaching individuale. Collabora con cooperative sociali impegnate in progetti artistici per utenze speciali.

L’EDITORE
La casa editrice IlViandante nasce nel 2015 e vanta al proprio attivo centinaia di pubblicazioni, principalmente di narrativa, saggistica e poesia.
Fedele al proprio nome, accompagna i propri autori lungo tutto il percorso che va dalla revisione del testo, alla pubblicazione, sino alla complessa fase della promozione.
Conclamata mission aziendale è quella di essere “fucina di talenti”, affiancando autori esperti e già affermati, ad autori esordienti ma dalle grandi potenzialità. A tal proposito organizza corsi, seminari, convegni rivolti ai propri autori, nel corso dei quali affrontare le diverse tematiche della complessa arte dello scrivere, del pubblicare e della promozione.
Distribuita da Messaggerie, fa parte del Gruppo editoriale IlViandante-Chiaredizioni.