Francis Scott Fitzgerald “I racconti dell'”Esquire”

Traduzione e prefazione di Silvia Rotondo

Lorenzo de’ Medici Press

Per la prima volta in un unico volume tutti i racconti scritti da Fitzgerald dal 1936 al 1940 e pubblicati sulla rivista «Esquire».

La rivista richiedeva scritti di breve durata e Fitzgerald, in quei veloci lampi di narrativa, dimostra ancora una volta tutta la sua straordinaria capacità di creare situazioni e personaggi che sono, al tempo stesso, avventura e indagine psicologica, mordente satira e lucida introspezione.

Sulle pagine di «Esquire» Fitzgerald pubblicò alcuni fra i suoi migliori racconti degli anni Trenta: Tre atti musicali (maggio 1936), La lunga attesa (settembre 1937), Un caso di alcolismo (febbraio 1937), Teneri amanti (ottobre 1937) e Finanziare Finnegan (gennaio 1938).

Dalla prefazione:

«Considerato uno degli scrittori di maggior influenza dell’‘Età del Jazz’ e di tutto il Novecento statunitense, Francis Scott Fitzgerald viene quasi sempre ricordato per i grandi classici come Il Grande Gatsby, Tenera è la notte, o Il curioso caso di Benjamin Button. In realtà, negli anni Trenta, Fitzgerald era più conosciuto per i racconti che per i romanzi. In vent’anni di carriera come scrittore, Fitzgerald dovette mantenersi economicamente scrivendo racconti – in genere abbastanza brevi – per riviste popolari, in modo da poter avere un reddito e, a suo dire, tempo sufficiente per scrivere e consegnare romanzi di qualità, nonché per pagare le cure psichiatriche della moglie Zelda. In effetti, la maggior parte del denaro che Fitzgerald guadagnò scrivendo, prima di andare a Hollywood nel 1937, venne guadagnato vendendo racconti alle riviste: pubblicò un totale di 164 racconti. Ed è in questo contesto che, nella primavera del 1934, entra in scena «Esquire», una rivista di intrattenimento per uomini, stampata a colori su carta lucida e in formato oversize. Originariamente prevista come trimestrale, «Esquire» doveva essere venduta o regalata nei negozi di abbigliamento maschile, nelle tabaccherie e nelle edicole. Il primo numero della rivista, uscito nell’autunno del 1933, fu un successo immediato e si decise di trasformare la rivista in un mensile. Basti pensare che, quando Fitzgerald iniziò a pubblicare su «Esquire» nel 1934, i lettori erano circa 130.000; alla sua morte, nel 1940, la tiratura era aumentata fino a quasi 470.000 copie. Fitzgerald pubblicò alcuni importanti racconti sulla rivista, soprattutto durante il suo primo periodo come collaboratore, che terminò nell’estate del 1937 quando lasciò Asheville, nella Carolina del Nord (dove si era trasferito da Baltimora), per andare a Hollywood a lavorare come sceneggiatore per la Metro Goldwyn Mayer. Durante questo primo periodo, «Esquire» pubblicò alcuni suoi migliori racconti degli anni Trenta, Three Acts of Music (maggio 1936), The Long Way Out (settembre 1937), An Alcoholic Case (febbraio 1937), The Guest in Room Nineteen (ottobre 1937) e Financing Finnegan (gennaio 1938)».

I racconti: La mattinata di Shaggy – Tre atti musicali – Le formiche di Princeton – Non sono andato al fronte – Durante le feste – L’ospite nella stanza – Un caso di alcolismo – L’onore della Tonta – La lunga attesa – Finanziare Finnegan – Modello in gesso – Il decennio perduto – La ragazza del 21 – Tre ore fra un aereo e l’altro – Sull’onda dell’oceano – Teneri amanti – Appendice – Un giorno libero dall’amore – Un saluto a Lucy ed Elsie.

Francis Scott Fitzgerald (1896-1940) definito «Il primo passo in avanti della narrativa americana dopo Henry James.» da T.S. Eliot, è stato uno dei maggiori scrittori in prosa degli Stati Uniti. La fama lo consacrò giovanissimo dopo l’uscita del primo romanzo Di qua dal Paradiso (1920). In breve Fitzgerald divenne lo scrittore di riferimento della cosiddetta “età del jazz”, e la sua stessa breve quanto travagliata esistenza parve incarnarne atmosfere, simboli e destino. I successivi romanzi, da Belli e dannati (1922) al Grande Gatsby (1925), fino a Tenera è la notte (1934) lo imposero come un maestro indiscusso della prosa del Novecento. Durante la propria carriera, oltre ai romanzi, scrisse anche 164 racconti, testi per il teatro e numerose sceneggiature per il cinema di Hollywood.

Andrea Ravazzini “Fiamma Lucente e Residui di Marea. Frammenti”, presentazione

Transeuropa Edizioni

“Fiamma Lucente e Residui di Marea. Frammenti” è una silloge che raccoglie in ordine cronologico una selezione di componimenti poetici, in versi liberi, da me composti ed elaborati nel corso di un breve periodo di tempo durante l’anno 2023.
Le influenze più significative che hanno improntato in modo preponderante lo stile di composizione dei frammenti e dei componimenti derivano dalla lettura di classici italiani, come
Ungaretti e Pavese, di poetesse della corrente confessional (Sexton, Plath), di Pessoa, ma in particolare dalla lettura dell’opera poetica di Antonia Pozzi e di Cristina Campo.
Le poesie raccolte hanno un carattere intimista-ermetico, senza enfasi su prolissità, retorica e tecnicismi eccessivi, ma invece risultano tese a valorizzare la singolarità della minima parola nella sua densità di senso e di significato profondo.
Affrontano variate tematiche legate ai sentimenti che costellano il mondo dell’interiorità e ai moti dell’animo umano, tra cui la condizione di gettatezza e di angoscia esistenziale, la tristezza esistenziale, la fiamma della speranza e della vita, il potere della poesia e della parola.
La speranza, la parola, la poesia -che sono doni, quindi che richiedono di stare in attesa affinché possano essere ricevuti e germogliare in frammenti-, vengono lette in termini pozziani come ancore di vita a cui aggrapparsi, poiché donano senso e salvezza.

Andrea Ravazzini

Primo canto nel buio

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Naufragi di paesaggi interni. Frammenti

Guido Gozzano “… ma lasciatemi sognare”

Poesie – La via del rifugio – I colloqui

A cura di Maria Teresa Caprile

Presentazione di Francesco De Nicola, Saggio introduttivo di Vincenzo Gueglio

Gammarò/Oltre edizioni

Con Guido Gozzano comincia all’inizio del Novecento una stagione del tutto nuova per la poesia italiana, non più scritta da nobili chiusi nelle loro biblioteche come Leopardi e Manzoni o da professori eruditi come Carducci e Pascoli e neppure da uomini di mondo in cerca di successo come d’Annunzio. No, Gozzano è un ragazzo di famiglia della buona borghesia che ama la lettura condotta da autodidatta, e che cerca nella scrittura di esprimere i suoi stati d’animo: spesso combattuti tra il desiderio della vita semplice in una natura ancora non intaccata dagli uomini e la sua insoddisfacente condizione intellettuale; e per uscire da questo perdurante malessere, ravvivato da un tono ironico fino ad allora quasi assente dalla letteratura italiana, non rimane che la fuga nel mondo dei sogni, raccontati con parole e immagini chiare e coinvolgenti. Nella sua breve vita, Gozzano (1883-1916) ha pubblicato solo due raccolte complete di poesie: La via del rifugio (1907) e I colloqui (1911) che qui ora presentiamo affidate alle cure di Maria Teresa Caprile, con un saggio introduttivo di Vincenzo Gueglio e una presentazione di Francesco De Nicola, che precisa le caratteristiche di questa edizione, ricca di note su personaggi, situazioni storiche e vocaboli oggi non più in uso, ma del tutto priva, tranne qualche breve osservazione alla conclusione di ciascun testo, di interpretazione o classificazione delle poesie di Gozzano che ciascun lettore, come ci sembra indiscutibile, valuterà secondo la sua sensibilità e formazione.

Guido Gustavo Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916 è stato un poeta e scrittore italiano. Il suo nome è spesso associato alla corrente letteraria post-decadente del crepuscolarismo. Nato da una famiglia benestante di Agliè, inizialmente si dedicò alla poesia nell’emulazione di Gabriele D’Annunzio e del suo mito del dandy. Successivamente, la scoperta delle liriche di Giovanni Pascoli lo avvicinò alla cerchia di poeti intimisti…

Margherita Cucco “Anita, una storia romantica”, Robin Edizioni

Robin Edizioni

Esther Bodmeier, un’anziana ebrea che risiede in Italia dalla fine della Seconda guerra mondiale, affida la sua storia a un manoscritto.
A quattordici anni, nel 1942, viene catturata insieme ai genitori e caricata su un treno per la Germania.
Durante il tragitto Esther riesce a fuggire e si apre per lei la possibilità di sopravvivere assumendo un’identità ariana, quella di Anita Koch.
Aiutata da un pastore protestante, trova un rifugio e un lavoro nella tenuta di Tannerhof, proprietà del Freiherr von Tanner, un nobiluomo quarantenne alquanto misterioso.
I due, accomunati dalla passione per i libri e la cultura, a poco a poco imparano a conoscersi.
Nasce un sentimento profondo, tanto più intenso in quanto inconfessato e quasi inconsapevole: un amore impossibile, che però cambierà per sempre la vita di entrambi.

Margherita Cucco ha iniziato a scrivere al termine di una lunga carriera di insegnante liceale.
Con Robin Edizioni ha pubblicato i seguenti romanzi storici: Esca il Britanno (2015), Il centurione fortunato (2019), La ragazza che voleva viaggiare (2019), Antenati barbari (2020)
E i romanzi polizieschi: Tilde e il violinista (2017), Consiglio di classe (2022), la trilogia dedicata a Tim Bergling/Avicii (2018-2021): Il ragazzo luminoso, Avicii, A Study in Darkness e un’altra storia, Tim, partitura a due voci

Antonio Manzini “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America?”, presentazione

In questo miscuglio di thriller e psicologia, è inevitabile che nella mente di Rocco si affollino i tanti ricordi di un’infanzia con la banda a Trastevere, quel piccolo mondo dove solo un fortunato caso ha deciso che Schiavone sia diventato un poliziotto e non un «bandito», una guardia e non un ladro, al pari dei suoi inseparabili compari, uniti in un’amicizia che non c’è più, distrutta dal tempo, dal destino o forse solo da appetiti personali. Ritrovare Sebastiano misteriosamente scomparso in Sud America sarà forse possibile. Impossibile ritrovare l’amico. Antonio Manzini torna a raccontare i fantasmi del suo vicequestore, ma questa volta lo fa per chiudere un cerchio, uno dei più dolorosi della sua vita.(dal Catalogo  Sellerio Editore)

Un titolo lunghissimo che ricorda quello di un noto film di Scola del 1968 che raccontava un viaggio alla ricerca di un amico scomparso in Africa; in questo caso invece Rocco si avventura nell’America latina, con primo approdo a Buenos Aires dopo un viaggio lungo e stressante per la sistemazione, sebbene in prima classe, ma soprattutto per la mancanza di fumo durante le 14 ore della durata. Rocco parte con Brizio alla ricerca di Furio a sua volta alla ricerca di Sebastiano, ma anche in cerca di risposte e non solo:

“Aveva voglia di visitare la capitale argentina, di comportarsi come un qualsiasi turista, ma il tempo per quelle attività era finito da un pezzo per Rocco, spazio per la leggerezza non c’era più. Furio era alla ricerca di Sebastiano da quindici giorni, il vantaggio era incolmabile. E lui voleva trovare Sebastiano prima di Furio. Questo era il nodo del problema, prima che succedesse qualcosa di irreparabile. Le ultime parole di Furio erano state di vendetta, di rabbia e di frustrazione. Non poteva permettere che fra i due succedesse ciò che pareva inevitabile”

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Le ossa parlano

Vecchie conoscenze

Gli ultimi giorni di quiete

Rien ne va plus

ELP

Rita Charbonnier “L’amante di Chopin”, presentazione

Marcos Y Marcos

Grandi donne, grandi uomini, come in La sorella di Mozart, e qui si aggiungono grandi amori. Rita Charbonnier in questo nuovo lavoro ci accompagna nella vita di due artisti, allargata all’entourage familiare e intellettuale, una scrittrice le cui scelte e i cui scritti collocano tra le emancipate del secolo XIX, a partire dallo pseudonimo al posto del vero nome, Amandine-Lucie-Aurore Dupin, e un musicista che nella sua breve vita ha lasciato composizioni immortali: George Sand e Fryderyk Chopin. Si incontrano quando lei era ancora reduce da un rapporto tormentato con Alfred de Musset, lui ancora legato ad un amore lasciato in Polonia.

Lui è già cagionevole, tossisce e ha male al petto, morirà di tisi ancora giovanissimo, lei lo accudisce e cerca di proteggerlo dalla malattia con mille attenzioni tra le quali quella di cercare un clima benefico nell’isola di Maiorca o vivere nella villa di campagna di lei. Un amore che durerà a lungo, quasi dieci anni, periodo durante il quale lui scriverà le sue opere maggiori, lei scriverà di notte e lascerà volumi di romanzi e novelle, ma anche commedie e scritti varî mentre si prepara insieme agli amici giornalisti alla rivoluzione, partecipando attivamente ai moti parigini del 1848.

Altri scritti di Rita Charbonnier

Il suo primo romanzo, La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), è stato pubblicato in dodici paesi. La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011) completano un trittico con protagoniste personaggi femminili e la Storia.( da Marcos y Marcos)

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La sorella di Mozart

Leah Hazard “Utero. Storia intima del luogo da cui tutti veniamo”, presentazione

Traduzione di Benedetta Gallo

Ponte alle Grazie Edizioni

[…]A volte è più facile non vedere, non sapere. Lo studio del corpo può procurare in egual misura turbamento e potere – la consapevolezza genera domande che hanno risposte scomode. In questo libro, però, tra queste pagine, siamo più forti e viaggiamo con la mente aperta. Siamo pronti a comprendere l’utero e scoprire da dove siamo partiti. (dall’Introduzione)

Il tema è sicuramente originale soprattutto se si pensa come sia lapalissiano quanto recitato dal titolo: il luogo che ha ospitato tutti indistintamente e come, nonostante questo ruolo basilare e democratico, sia stato ignorato o comunque relegato tra ovvio e naturale, quindi normale.

Ma quanto sappiamo davvero di quest’organo alla base della vita?

È proprio l’autrice a svelarci in modo scientifico le caratteristiche dell’utero a partire dalle dimensioni anatomiche e svelandoci che non tutti gli utero sono uguali  e dedicando gli ulteriori capitoli alle tappe della vita che in esso si sviluppa: cosa accade a questo organo e come si prepara ad ospitare il feto, a partire dal ciclo mestruale per arrivare alla menopausa, anche quando non ospita un bambino o lo partorisce e la fase successiva del suo ripristino dopo questa funzione, ma non l’unica.

“Prepariamoci dunque a guardare con altri occhi cose che davamo per scontate o che, semplicemente, abbiamo rimosso, e a sorprenderci scoprendone di nuove, accompagnati da una scrittura brillante, ironica, vibrante di passione e, in certi momenti, di giusta indignazione”, come si legge nella sinossi all’opera nella pagina della Casa Editrice

Leah Hazard si è laureata all’Università di Harvard. Prima della nascita delle sue figlie lavorava come giornalista, ora esercita la professione di ostetrica e ha fatto nascere centinaia di bambini.(da Ponte alle Grazie Autore)

Judith Mackrell “Le corrispondenti. La seconda guerra mondiale raccontata da sei donne al fronte”, presentazione

Traduzione di Anna Lovisolo

Una serie di appassionanti ritratti interconnessi che raccontano con vivacità un passaggio epocale della nostra storia.(da EDT Libri)

Le donne di cui parlo nel libro sono state eccellenti e coraggiose giornaliste, e si sono ritagliate un ruolo di rilievo all’interno del valoroso gruppo di corrispondenti che hanno lottato strenuamente, e talvolta con una buona dose di sofferenza personale, per guadagnarsi un posto sulla linea del fronte tra il 1939 e il 1945 (dalle Note dell’Autrice)

Nel 1939, quando scoppiò la guerra, le corrispondenti erano ancora una novità, ma è pur vero che[…] da quasi un centinaio di anni un esiguo ma combattivo contingente di donne reporter scriveva articoli dalle zone di guerra di tutto il mondo ( dall’Introduzione)

L’autrice, giornalista e scritrice, ci propone in questa ampia trattazione sei ritratti dedicati a sei donne che da reporter hanno vissuto e lasciato la cronaca di momenti salienti del secondo conflitto mondiale: coraggiose, intraprendenti, piene di risorse, hanno registrato nei loro scritti la guerra e nelle zone dei combattimentio e nelle stanze del potere. Delle sei, solo per citarne alcune,  Clare Hollingworth, era riuscita ad ottenere un contratto da freelance dal Daily Telegrapf: sicura di sé e quasi spericolata, venne inviata a Katowice nella Polonia sud-occidentale e fu la prima a dare la notizia dell’attacco alla Polonia. Un vero scoop a rischio della vita o di essere arrestata come spia; Lee Miller, da modella di Vogue a inviata al fronte.

Sei giornaliste, Virginia Cowles, Martha Gellhorn, Sigrid Schultz, Lee Miller, Clare Hollingworth, Helen Kirkpatrick, sei pioniere che avevano dato la possibilità con il loro operato ad altre giornaliste di muoversi e di documentare i teatri di guerra, sarebbe stato il loro lascito.

Judith Mackrell giornalista, critica di danza e scrittrice, negli anni, e attraverso numerose pubblicazioni, si è specializzata nella scrittura di appassionanti biografie femminili. EDT ha già tradotto il suo Il palazzo incompiuto (2018), dedicato alle tre donne celebri che hanno abitato nel palazzo Venier dei Leoni di Venezia, oggi sede della Fondazione Guggenheim.Da EDT Autori)

Il testo è arricchito e documentato con foto dell’epoca.

Per saperne di più

Judith Mackrell racconta LE CORRISPONDENTI

Massimo Baroni “Dizionario acquatico felliniano”, presentazione

UN DIZIONARIO PER OSSERVARE L’OPERA DEL GRANDE REGISTA DA UNA PROSPETTIVA INSOLITA

Oligo Editore

L’acqua è sempre protagonista nei film di Federico Fellini. Anche se questo aspetto non è mai stato studiato, l’acqua compare sin dalle prime pellicole fino alle ultime produzioni, rappresentando la vitalità o l’inconscio, la gioia o l’angoscia del futuro, il bacino fecondo dal quale scaturiscono visioni oppure una sorta di lugubre trama sottile che si posa sulle cose e sulle persone.

Nelle prime pellicole realizzate dal regista vediamo un’acqua viva, anzi vivissima, che esplode in ogni piazza dalle fontane, invade con la sua presenza incontenibile le strade di Roma, rotola giù dal cielo in acquazzoni improvvisi sotto il quale i bambini giocano a rincorrersi (la scena dei “santini” ne La dolce vita) o le prostitute urlano, danzano e scappano nel pieno di una dilagante frenesia di vita. I fiumi scorrono come nastri d’argento attraverso le borgate, le case si allagano, le fontanelle sono in ogni angolo, getti da pompiere annaffiano copiosamente i manifesti pubblicitari… il mondo tracima d’acqua ed essa è gioia pura, fiamma, rinascita. È una grande e infaticabile liquida presenza quella che invade i primi film del regista, sia i lungometraggi, da Luci del varietà fino a La dolce vita, che i mediometraggi, come Un’agenzia matrimoniale e Le tentazioni del dottor Antonio; è un grande turbine di personaggi che lambiscono e tentano di sondare l’acqua, in un moto che, se viene letto al negativo, è fin troppo vorticoso e lascia trasparire il fatto che questo elemento in realtà fatichi a trovare la via della propria espressione. L’acqua è onnipresente, viene evocata in ogni angolo, eppure in pochi sono in grado di comprendere la sua voce. Nel grande frastuono della vita che rinasce dopo la guerra è contenuta anche un’eco di morte e il placido vento che muove le acque, l’Alito che genera la vita, fatica a soffiare in tutto quel caos. (dall’introduzione dell’autore)

MASSIMO BARONI (Reggiolo, 1976) è laureato in Ingegneria Elettrica e lavora in una multinazionale di macchine agricole. Ha scritto svariati racconti pubblicati in riviste e premiati in concorsi. Questo suo primo saggio si è aggiudicato una menzione speciale al concorso ‘Inedito – colline di Torino’ 2022.

Gianluca Morozzi “La morte a colori”, presentazione

FERNANDEL

La sinossi

Felice Venturi ha un dono. Lo ha ereditato dalla madre. Lo chiama: la morte a colori. Toccando un moribondo gli trasmette l’illusione di un lungo, radioso futuro, una dimensione splendida in cui tutti i suoi desideri si realizzano, mentre i pochi minuti di vita che gli restano diventano anni, decenni, come nel tempo dilatato dei sogni. Meglio una realtà breve e orribile o una lunga e appagante fantasia? Ogni volta che Felice ne ha la possibilità dispensa il suo dono, offrendo un’esistenza bella e gratificante. Di tanto in tanto appare in prima persona nell’illusione e chiede: Preferisci tornare nel tuo presente, doloroso ma reale, o vuoi restare qui ancora un po’? E nel frattempo Felice Venturi deve vivere una vita complicata, fra una sceneggiatura da scrivere, una fidanzata che non sa nulla del suo dono, e un’affascinante sosia di Ornella Muti con la passione per i cimiteri monumentali. 

Dal libro: 

Felice Venturi non aveva certo previsto di trovarsi lì nel momento in cui Miro Massari si buttava dal ponte. Era stato un caso. Ma, come sempre, era contento di aver potuto donare la morte a colori. Felice Venturi poteva entrare nella mente dei moribondi, creando un’illusione realistica, tridimensionale e sensoriale in grado di modificare anche la percezione del tempo, un po’ come a volte sperimentiamo nei sogni, per cui pochi minuti di vita possono espandersi fino a diventare decenni. Era un potere che aveva usato per alleviare la dipartita di persone care, ma anche di totali sconosciuti. Un uomo che aveva cercato di soccorrere dopo un incidente d’auto. Un senzatetto in un androne in una freddissima notte d’inverno. E adesso il talentuoso ma incompreso Miro Massari. Era grato al caso per avergli dato la possibilità di donare a quel povero scrittore suicida un’esistenza bella e degna di essere vissuta. Felice Venturi quella domenica mattina era in stazione per motivi ben diversi dalla morte a colori. Aspettava una ragazza di Perugia, una ragazza mai incontrata di persona ma che già gli era entrata nella mente e in quello che i romanzieri pigri definiscono il cuore. Che Felice Venturi fosse fidanzato da ormai due anni con una certa Vanessa, ecco, quello era un problema che avrebbe affrontato in un secondo momento. Comunque, era andato a cercare l’albero che era cresciuto fra il binario tre e il binario quattro per un motivo ben preciso, una richiesta che gli aveva fatto la ragazza di Perugia, e aveva visto precipitare un uomo. Era corso da lui e lo aveva toccato. Il suo dono funzionava solo se c’era un contatto fisico, anche minimo, con la persona che stava morendo. Così poteva regalare un futuro. Un bel futuro. Che importava se non era reale?

Gianluca Morozzi è nato a Bologna nel 1971. Autore generoso e prolifico, per Fernandel ha pubblicato quindici libri, a partire dal suo esordio, Despero (2001), fino al romanzo più recente, Il libraio innamorato (2022).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Il libraio innamorato