L.S.Larson “Igist” un nuovo romanzo e un nuovo modo di leggere recensione di Maria Berlinguer da La Stampa del 13 settembre

L’esperimento di Luke S. Larson

Una app per entrare nel romanzo e parteciparvi come un ologramma

 


Vostro figlio/figlia sta tutto il giorno incollato allo smartphone e non apre un libro neanche se lo pagate? Provate con «Igist». È possibile che cambi idea quando con una speciale app potrà immergersi nella realtà immaginifica del romanzo e trasformarsi in un ologramma, scattarsi dei selfie e interagire con i personaggi. L’idea davvero brillante è di Luke S. Larson, giovane imprenditore e scrittore americano che ha lanciato il suo romanzo di formazione rivolto al pubblico dei ragazzi, già uscito negli Usa con molto successo.
Sul filone degli Harry Potter e di Star Wars Igist narra la storia di Emi, la giovane protagonista che fa di tutto per essere ammessa nella più prestigiosa università: l’Intergalactic Institute of Science and Thecnology (Igist, appunto). Il mondo è in pericolo e la nostra eroina deve trovare l’antidoto per salvarlo. Fin qui niente di straordinario, a parte il fatto che la protagonista del romanzo è una ragazza. […] È il primo romanzo che propone una lettura da realtà aumentata. Acquistando il libro si più scaricare gratuitamente una app che consente al lettore, presumibilmente un ragazzino, di entrare nella trama e interagire con i protagonisti. Una rivoluzione totale nella lettura di un romanzo che presto diventerà una saga.
Appena si apre la app un messaggio ti avverte: «se hai una copia cartacea de libro puoi usare la fotocamera per scansionare le immagini dei capitoli dando loro vita».[…](da Maria Berlinguer La Stampa)

Peter Cunningham “Le conseguenze del cuore”

Un triangolo perfetto accompagnerà per tutta la vita tre vite: Chud e Jach sono amici e innamorati della stessa ragazza, bella Rosa che, a sua volta, non sapendo chi scegliere, li sceglierà entrambi. Sarà Chud, giunto ormai al tramonto della sua esistenza, dopo che l’amico e Rose saranno scomparsi dalla scena della realtà quotidiana, a raccontare l’incredibile storia di un amore a tre, durato per tutta la vita di tre vite.

 

la recensione di Lettrice assorta

Annie Ernaux “Memoria di ragazza” recensione di Salvina Pizzuoli

Non è facile raccontarsi, soprattutto a cinquant’anni di distanza.

Chi eravamo e chi siamo sono la stessa persona?

L’autrice sa spiegare questo “doppio”, così difficile da definire e delimitare, in modo chiaro, incredibilmente semplice, capace di tramutare le immagini e le sensazioni in parole:

“Quella ragazza là, capace di manifestarsi a cinquant’anni di distanza e di provocare un tracollo interiore, è dunque ancora nascosta dentro di me, da qualche parte, irriducibile. Se il reale è ciò che agisce, produce degli effetti, secondo la definizione del dizionario, questa ragazza non è me, ma è reale in me. Una sorta di presenza reale”( in corsivo nel testo).

Un romanzo tentato più volte e realizzato solo molto dopo perché è difficile ripercorrere i fatti che caratterizzano momenti di crescita, di passaggio, animati dall’ansia giovanile che nel frastuono e nell’euforia del vivere frastornano al punto di vivere senza averne la completa consapevolezza, ma ne segnano profondamente il percorso. In questo ritorno all’altra lei, in quel lontano ‘58, c’è la forza e il coraggio di guardare senza filtri, per accettare o meglio fare pace con se stessi, per liberarsi di un fardello riposto nella memoria, ma che c’è e probabilmente fa male, e non solo: “Mi domando cosa possa significare che una donna si metta a ripercorrere scene risalenti a più di cinquant’anni prima alle quali la sua memoria non può aggiungere niente di nuovo. Quale convinzione la sostiene, se non quella che la memoria sia una forma di conoscenza?”

E in un passo precedente:

“Ho voluto dimenticarla anch’io, quella ragazza. Dimenticarla davvero, ossia non avere più voglia di scrivere di lei. Non pensare di scrivere di lei, del suo desiderio, della sua follia, della sua idiozia e del suo orgoglio, della sua fame e del suo sangue prosciugato”.

“E quale desiderio c’è, oltre a quello di capire, in questo accanirsi a cercare, tra le migliaia di nomi, verbi e aggettivi, quelli che diano la certezza – l’illusione – di aver raggiunto il più alto grado possibile di realtà? Se non la speranza che tra questa ragazza, Annie D., e qualunque altra ci sia almeno una goccia di somiglianza?”

Un testo quello della Ernaux dove l’analisi del ricordo è sempre suffragata dal “reale” dalle foto, dalle lettere, dalle pagine del diario della ragazza del ‘58; è un testo capace di dare risposte non solo alla protagonista ma anche a tutte le giovani donne e a tutte quelle che ripercorrendo tasselli importanti, dirompenti del proprio vissuto, possano ritrovarsi e ritrovarvisi.

“A che scopo scrivere, se non per disseppellire cose […] che sia una cosa che possa aiutare a comprendere – a sopportare – ciò che accade e ciò che facciamo?”

Salvina Pizzuoli

dello stesso autore “Gli anni”

Elena Ferrante, l’incipit del nuovo romanzo, da Simonetta Fiori, La Repubblica Cultura 10 settembre

In libreria dal 7 novembre

Bastano poche righe per allertare le redazioni culturali italiane, e forse non solo le nostre. Un comunicato scarno della casa editrice e/o, subito rilanciato dalle agenzie di stampa. Il 7 novembre uscirà il nuovo romanzo di Elena Ferrante. Del libro al momento si conoscono solo le prime dieci righe, il resto è avvolto nell’oscurità più nera, ma in fondo non c’è da sorprendersi: sulla negazione Ferrante ha fondato parte della sua fascinazione, a cominciare dall’identità misteriosa più volte supposta ma mai dichiarata.

E allora in assenza di autrice e in assenza di romanzo, potremo sono affidarci alle congetture, a cominciare dagli indizi contenuti nell’incipit. Il primo tema in cui ci si imbatte è tipicamente ferrantiano, quello dell’abbandono e del rifiuto, questa volta da parte di un padre nei confronti della figlia, che è anche l’io narrante: «Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta». Uno strappo violento, reso turpe e inaccettabile da quel rifiuto del corpo filiale che il padre pronunciò «sottovoce», ci dice l’autrice, «nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri». Quindi siamo ancora a Napoli, nella geografia sentimentale che fa da sfondo all’intera opera di Ferrante, dall’Amore molesto alla quadrilogia dell’Amica geniale, ma in un quartiere sideralmente distante dal turbolento rione Luzzatti dove è ambientato il ciclo di Lila e Lenù: insediamento di piccola e media borghesia che i napoletani doc associano alla toponomastica di Domenico Starnone in Via Gemito, ma forse è solo una suggestione maligna. «Tutto è rimasto fermo», continua la scrittrice. «Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento». E anche nello sperdimento di chi scrive è facile ritrovare il tema della scrittura non sempre capace di dare forma alla ferocia della vita.

Qui però le congetture si arrestano, dal momento che la narrazione potrebbe subire un’inversione imprevedibile. Né valgono le analogie con i romanzi precedenti.[…] (da Simonetta Fiori in La Repubblica Cultura 10 settembre)

L’incipit:

“Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto – gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole – è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione…“.

Ian McEwan, “Macchine come me” recensione di Mauretta Capuano da Il Tirreno 8 settembre

Lo scrittore inglese, oggi a Mantova col suo nuovo romanzo,
annuncia anche l’uscita a breve di un racconto sulla Brexit

Esseri umani, robot e la questione morale
McEwan indaga
la civiltà che cambia

di Mauretta Capuano

MANTOVA. È un robot, Adam, bello e potente a dominare la scena nel nuovo romanzo di Ian McEwan, “Macchine come me” (Einaudi, pp. 281, 19,50 euro) dove ci si interroga su che cosa sia la natura umana ma soprattutto sulla responsabilità di gestire il rapporto con le macchine.

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Libri di viaggio: Lorenzo Pini “Lisbona” i consigli di Martina Castagnoli

Ci sono molte destinazioni per perdersi ma poche città dove ci si senta dall’altra parte del mondo pur essendo relativamente vicini. Lisbona concentra in sè storie di popoli e di continenti, storie di
“retornados” e di colonie, e il suo essere “polena” d’Europa le conferisce quell’aria esotica da città d’oltre oceano dove sentirsi davvero forestieri. Di questa città dai mille volti, di un fascino davvero unico , parla l’ottimo scrittore e geografo Lorenzo Pini in una guida letteraria della casa editrice Odoya. Una sorta di
enciclopedia su “vita morte e miracoli” della capitale portoghese a partire dalla sua storia, avvincente e multiforme, per proseguire con capitoli su folkore, sulle famose “azulejos”, sugli scrittori che ne hanno scritto, sui film che le hanno dato vanto e tanto altro ancora, il tutto conducendoci per mano tra i suoi vicoli o sui celebri tranvai per scoprirne l’essenza e l’anima più vera.

La Quarta di copertina:

“Lisbona” collana Ritratto di Città – Casa Editrice odoya
autore Lorenzo PIni

Il libro è disponibile presso la Libreria On the road via Vittorio Emanuele II 32 A/rosso (piazza Giorgini) 50134 Firenze tel 055471461lo

insieme agli altri consigliati da Martina Castagnoli:

Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”

Patrick Leigh Fermor “Mani. Viaggi nel Peloponneso”

Mjlienko Jergovic “Radio Wilimowski”

Vito Paticchia “Via della lana e della seta”

Catherine Poulain “Il grande marinaio”

Juan Pablo Villarino e Laura Lazzarino “Vie invisibili”

Da Consigli.it: presentazione di alcuni romanzi di Toni Morrison a cura di Cinzia Lucchelli

 

 

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e anche da Mangialibri, le pagine dedicate e le recensioni

Stefano Erzegovesi “Il digiuno per tutti” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 2 settembre

Consigli per dimagrire superando la paura di non farcela

di Flavia Piccinni

È estate. Fa caldo. E voi siete in sovrappeso (non dispiacetevi troppo, lo è un italiano su due). Avete evitato con attenzione quasi maniacale tutte le proposte per rimettersi in forma suggerite dal web – dalla dieta dell’avocado sostenuta con un budget pari a quello delle riprese di Ben-Hur su Facebook, a quella meno nota a base di frutti rossi -, e siete perfino riusciti a non leggere le decine e decine di proposte di riviste e libri e app per perdere i fantomatici “chili di troppo guadagnati durante l’inverno”. Se ci siete riusciti fino ad adesso, a fare lo slalom nella grasso-fobia, forse questa lettura non fa per voi. Se invece avete snobbato le proposte, alla ricerca di un’offerta ragionata e allo stesso tempo gestibile, forse vi potrà incuriosire il progetto di Stefano Erzegovesi, psichiatra e nutrizionista, già direttore del Centro per i Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano, che con “Il digiuno per tutti” (Vallardi, pp. 221) sostiene per mano il lettore paziente/lettore in un metodo studiato appositamente per «chi ha paura di non farcela». Erzegovesi propone così di praticare per un giorno intero un semi-digiuno per il corpo, assumendo non le solite quantità di cibo, bensì molte verdure di stagione e molti liquidi, nonché cibo ricco di probiotici; la disintossicazione proposta però non deve essere solo alimentare, bensì anche mentale: qualche ora in meno di telefonino e qualche passeggiata in più, alla ricerca di una concentrazione più mirata e non sconclusionata come quella ai tempi del multitasking a tutti i costi. Molti i consigli interessanti, agevolati dalla snella struttura del libro – che è un mix di storie ascoltate e frequentate dall’autore in anni di lavoro, sublimate in due personaggi fittizi – ed è in linea con i nuovi trend, secondo quella saggistica di imprinting americano che sta trovando crescente spazio negli ultimi anni. La lettura è semplice e molto diretta, capace di coinvolgere e di persuadere che tentare sicuramente non potrà che essere un giovamento.

XXXVIII edizione del Premio Letterario Boccaccio, i finalisti. Articolo di Grabriele Rizza da Il Tirreno del 3 settembre

Il premio
“Boccaccio”, a Certaldo
sipario sui grandi nomi
della letteratura italiana
di GABRIELE RIZZA
«Il Premio letterario Giovanni Boccaccio è cresciuto fino al punto di essere diventato un’eccellenza della cultura toscana e un’espressione forte dell’identità locale che è capace di superare i confini regionali e nazionali». Si presenta così, come ha sottolineato il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, l’iniziativa che i prossimi 13 e 14 settembre festeggia a Certaldo la sua trentottesima edizione. La giuria ha individuato quest’anno i nomi di Luigi Guarnieri per la narrativa italiana, André Aciman per la letteratura straniera e Barbara Stefanelli per il giornalismo. Guarnieri, già vincitore all’esordio nel 2000 del Bagutta opera prima con «L’atlante criminale. Vita scriteriata di Cesare Lombroso»”, è salito recentemente alla ribalta con “Il sosia di Hitler” (Mondadori) e “Forsennatamente Mr Foscolo” (La nave di Teseo). Aciman, romanziere e saggista, docente di letteratura comparata alla City University di New York, ha acquisito notorietà in Italia grazie al film “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, tratto dal suo romanzo omonimo pubblicato in Italia nel 2008 da Guanda, con cui James Ivory nel 2018 ha conquistato l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale (il film sarà proiettato venerdì alle 21, ospite il montatore Walter Fasano). Barbara Stefanelli, dal 2009 vice direttore del Corriere della Serta, è attualmente alla guida del settimanale “Sette”. La cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 14 a partire dalle 16,30 presso il Teatro Boccaccio, conduce la giornalista Rai Adriana Pannitteri con Lucia Poli che leggerà brani dalle opere dei vincitori più una novella del “padrone di casa”. Sabato si apre in mattinata a Palazzo Pretorio con l’incontro “Un filo rosso che parte da Boccaccio e arriva sino a Foscolo e Leopardi”, al quale interverranno fra gli altri Luigi Guarnieri e Davide Rondoni. —

Virginie Despentes “Vernon Subutex1” articolo di Leonardo Martinelli da La Stampa 30 agosto

Parigi, il romanzo cult di Virginie Despentes farà rinascere il castello che stava crollando

Leonardo Martinelli
Parigi


Su quella panchina, accanto alla Villa Zilveli, si allungava la sera Vernon Subutex, l’anti-eroe del romanzo di Virginie Despentes, uno dei libri cult della Parigi di oggi: ridotto a un barbone, la deriva metropolitana di un angelo decaduto. Ma da lassù poteva abbracciare tutta la città. «Apre un occhio, all’alba», si legge nel secondo tomo della trilogia, «e resta immobile, sconvolto dall’ampiezza del paesaggio». Anche così i francesi hanno scoperto la Villa Zilveli, edificio modernista terminato nel 1933, da più di dieci anni all’abbandono: quel relitto che Vernon esplorava in giornate senza senso.

A Parigi ringraziano i fans di Vernon Subutex, il libro di una generazione, soprattutto i giovani di questo Est parigino, creativi e cosmopoliti. In Francia il primo tomo fu pubblicato nel 2015, ma siamo ormai a una trilogia, che in Italia uscirà per intero da Bompiani il 25 settembre.

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