Animali tutti da scoprire con Mathilda MastersMathilda Masters “321 cose intelligenti da sapere sugli animali”recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 23 settembre
Animali tutti da scoprire con Mathilda Masters
Animali tutti da scoprire con Mathilda Masters
Non credete all’editore questo non è un romanzo ma un diario
I risvolti di copertina come sono e come dovrebbero essere per sapere cosa c’è davvero in un libro
di Piergiorgio Paterlini
Originale
In una domenica piovosa di agosto tra le montagne dell’Alto Adige, un uomo viene travolto da una vacca delle Highlands. Disteso a terra in attesa di soccorsi, ricorda un giorno di ottobre di qualche anno prima, trascorso tra il desiderio di iniziare a scrivere un saggio sull’opera di uno scrittore norvegese e la ricerca di un equilibrio necessario a sopravvivere fra i ritmi del lavoro quotidiano e il mestiere di padre. Cosa l’aveva spinto a trasferirsi dalla provincia a Milano, quindici anni prima, come un Luciano Bianciardi fuori tempo massimo? Dove lo porterà questa specie di luminosa sottovita? Venditore di elettrodomestici, libraio, incerto ma assiduo lavoratore, il protagonista di questa storia si muove fra occupazioni quotidiane (la piccola e smagliante vita da padre), immaginazioni letterarie, concretezze incuneate fra la morbidezza della provincia e lo scatto nevrotico della città. La sottovita è un romanzo dei giorni nostri, una registrazione di eventi “letterale” che accende ironia e grovigli filosofici. Dove bisogna “stare” per “essere”, o per essere un po’ di meno e non farsi male?
Traduzione
Un diario in cui lo scrittore — che si sente un po’ Bianciardi, un po’ Martin Eden, un po’ Walser — si mostra quale è, senza autocensure. Ed è uno che ce l’ha con un bel po’ di mondo. Con gli (altri) scrittori, «straripanti immodestia, talvolta impegnati nel sociale, ma sempre impegnati a sgomitare per ottenere il miglior posto al sole per la loro grande opera» ma che sederini di figli non ne hanno mai puliti, come invece tocca fare a lui, «meglio la merda allora». Con le scrittrici femministe, «tornate con prepotenza alla moda» tutte concentrate sulle battaglie per i diritti delle donne anziché sporcarsi le mani (letteralmente), anche loro, a pulire culetti. Savio ce l’ha con i tour promozionali («assurdi»). Con i festival letterari («noiosi»). Con «gli editori più grandi che non sono quasi mai grandi editori» perché rubano gli autori alle piccole case editrici (e se non lo sa lui, che ha pubblicato quattro libri con piccoli editori e quello che avete in mano con Mondadori). Ma la metafora per eccellenza sono i centri commerciali. E allora, contro Prodi e Berlusconi, indistinguibili perché d’accordo nel «non spendere una parola in merito alla disgrazia culturale e sociale delle aperture degli esercizi commerciali nel giorno che aveva sempre rappresentato il riposo, fisico e spirituale». Contro gli intellettuali, tutti uguali e servi. Contro Corriere e Repubblica, che sono «tutto sommato la stessa cosa». E così via. Verso la fine del libro, ricordando una scena cruciale dei suoi 9 anni, l’Autore scrive: «Un bravo romanziere avrebbe creato il personaggio di quell’attesa, ma questo non è un romanzo e io non sono un romanziere». Il lettore creda a questa affermazione. Sulla fiducia. O, alla peggio, per non farlo arrabbiare.

Ariel Hernández è uno scrittore cinquantacinquenne di una certa fama ma in piena crisi creativa. Disincantato e cinico, è alle prese con una causa di divorzio, non fa vita sociale e ha ormai abbandonato le amicizie di un tempo. Tra le poche persone che ancora lo sopportano c’è il giovane David, aspirante scrittore introverso e irrequieto, che sembra riconoscere in lui un mentore, una guida, e sfida il suo cinismo. Un giorno David è assalito e brutalmente picchiato da alcuni sconosciuti che lo lasciano quasi in fin di vita, e il ragazzo che si risveglia dal coma si rivela un estraneo ossessionato da un unico pensiero: trovare i suoi aggressori per vendicarsi. Ariel viene coinvolto in questo inquietante progetto e trascinato in una spirale di violenza all’apparenza inarrestabile. Non tutto però è come dovrebbe essere: tra un presente indefinito e un passato da risolvere realtà e finzione si intrecciano, si rincorrono e troppo spesso si scambiano di posto.
Da Francesca Frediani D La Repubblica

dello stesso autore:
“L’invenzione dell’amore” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica
e anche:

Le opinioni dei lettori
Il romanzo La noia, pubblicato nel 1960, è costruito attorno ad uno dei punti forti della scrittura di Moravia: l’analisi psicologica di persone sgradevoli. Il protagonista, che parla in prima persona, è Dino, un pittore, che fin da subito si segnala per il carattere indisponente e altero. Racconta infatti che ogni cosa, dopo un po’, finisce per procurargli una noia senza rimedio. Non è semplice mancanza di divertimento: si tratta invece di una condizione esistenziale di distacco dalla realtà, in cui le cose gli appaiono, dice, come fiori che passano in pochi secondi dallo sboccio all’appassimento e alla polvere.
…continua a leggere la recensione di Federica Zani
e anche
Sono su un taxi incolonnato nel traffico quando sento alla radio che, stando a un recente studio americano di psicologia, ciascun individuo, nella propria vita, accumula in media tredici segreti.
Di questi, solo cinque sono inconfessabili.
Mi sembra un numero enorme, se penso che io ne ho soltanto uno.
Così si apre il romanzo Lena e la tempesta, l’ultimo in ordine di tempo di Alessia Gazzola. Un segreto, un ricordo vivo e palpabile di quella drammatica esperienza da quindici anni accompagnano la vita di Lena, la protagonista, segnandone profondamente il percorso. È così che il lettore viene introdotto pagina dopo pagina nelle lotte interiori, nella manifestazioni istintive e conflittuali di una giovane donna di trent’anni.
Ma c’è anche un ritorno, dopo tanti anni, in un’isola, in una villa, in una stanza dove si è consumata la violenza, e incontri che sembrano ricacciare prepotentemente nel passato. E la lotta di Lena continua, interiore, ma anche nella fuga e nel rifiuto a rivedere, a incontrare i personaggi di un’altra estate, nella medesima isola, nella medesima villa, a quindici anni di distanza.
E poi la rivelazione, a poche pagine dalla fine.
Il segreto resterà custodito, inconfessabile ma non più così devastante: il ritorno sull’isola porterà anche nuovi incontri, nuove possibilità. La solitudine e il forzato isolamento, l’arrendevolezza che avevano caratterizzato i quindici anni di vita successivi troveranno nuove prospettive.
S.P.

Le opinioni dei lettori
La gentilezza vola lontano di Fabio Leocata illustrato da Giulia Orecchia
“COLLI LUNGHI STORIE CHE SI PRENDONO CURA DI TE”
Casa Editrice librì
Una lettura dagli 8 anni in poi, da fare da soli o in compagnia di mamma e papà
In classe di Matilde tanti bambini, tanti caratteri, tanti luoghi, tante abitudini, tanti colori di capelli… Naima, Li Peng, Teo, Franz, Piero…quasi tutti, si sa, propendono a combinare guai, ad isolarsi, ad azzuffarsi, a prendere in giro, ad aiutarsi, a ridere, a piangere. Sì, così si vive, così si vive anche in classe. Matilde racconta. Racconta che un giorno la maestra Anna ha parlato dell’effetto farfalla. Un battito d’ali cambia il mondo, così come una lieve gentilezza allarga cuori, sorrisi e vola per sfiorare altri. È difficile essere gentili, specialmente con alcuni. E il percorso si fa accidentato, sì anche in classe, una gentilezza e una bomba d’acqua, una presa in giro e un sorriso a chi non ne riceve.
L ‘alternarsi di situazioni opposte, viste da Matilde, ci fanno ridere, ci fanno sentire in ansia, ci commuovono mentre seguiamo Naima, Li Peng, Teo, Franz, Piero… lungo l’intero anno scolastico. Per tutti, idee, sollecitazioni, per praticare la gentilezza con allegra sensibilità.
La quarta di copertina ci dice che: ” Questo libro fa parte di una campagna educativa rivolta alle bambine e ai bambini della scuola primaria, per parlare in classe di gentilezza e rispetto, favorendo l’acquisizione di abilità e comportamenti corretti. La campagna educativa è promossa da: Cassa di Risparmio – fondazione noi – file
Adriana Casalegno
Ora c’è anche il saggio
che “spoilera” i finali
di classici e bestsellers
MILANO.
Spoiler è un termine molto in voga nel linguaggio comune degli ultimi anni, utilizzato per indicare l’informazione che rovina la fruizione di un film, di una serie televisiva o di un libro, rivelando la trama, il finale e gli effetti più spettacolari, sciupando l’effetto sorpresa. In genere chi spoilera è visto malissimo. Immaginatevi dunque come possono essere viste Silvia Genovese e Martina Sala, le autrici dell’ironico “Spoiler – Il libro sui libri più b*st*rdo del mondo” (Magazzini Salani) in cui vengono svelati i finali e i colpi di scena dei più grandi capolavori e successi della letteratura internazionale, da “La Ricerca del tempo perduto” a “Harry Potter”. Con un bel senso dell’umorismo (ma anche con una punta di perfidia e un grande amore per la lettura) le due autrici hanno sezionato e ridotto in 80 schede quei libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, dai già citati capolavori di Proust e della Rowling alla Bibbia, “Cent’anni di solitudine” ma anche “Guida galattica per gli autostoppisti” e il primo “Diario di una Schiappa”. Di ogni opera ecco quello che serve : un po’ di sano nozionismo ( autore, lingua originale, anno di pubblicazione ) e poi qualche bella citazione da far cadere qua e là, come va a finire e, soprattutto, gli spoiler. Di ogni libro ne sono stati individuati i due o tre fondamentali, quelli perfetti per mandare di traverso la voglia di prendere in mano il volume. E, come in ogni guida blasonata, il grado di “spoilerabilità” più o meno elevato «a seconda che lo spoiler vi tramortisca, vi faccia prudere le mani o semplicemente vi scivoli via come una gocciolina di sudore. Cinque stelle spoiler sono roba da preoccuparsi». — J.P.