“Le parole più belle sono fiori: 40 sentimenti dell’alfabeto floreale di Virgola”, presentazione

Volume interamente illustrato.

Ogni fiore, un significato codificato: una storia antichissima nata nel vicino Oriente e importata nella prima metà del Settecento in Europa, dapprima in Inghilterra.

Più illustrato che scritto, brevi testi raccontano il significato storico di ogni fiore accompagnato da una citazione d’autore, nel volume sono raffigurati 39 fiori più uno, che piace particolarmente all’illustratrice: fuori dal linguaggio dei fiori cui però ha trovato una corrispondenza nella fragilità, un fiore che realmente esiste anche se non fa parte della flora europea: il fiore di vetro.

Virginia Di Giorgio, conosciuta come Virgola, è siciliana di nascita ma fiorentina d’adozione, città in cui si è laureata in Storia dell’arte medievale.

[…] Fin dai tempi più remoti si è cercata la fitta rete di corrispondenze tra i sentimenti, gli affetti, gli stati d’animo da un lato e l’infinita varietà di forme e di colori del mondo floreale dall’altra, come per scoprire una lingua nuova, emozionante e suggestiva. La conoscenza del linguaggio dei fiori ha poi avuto una particolare diffusione in Europa tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento ed è giunta fino ai giorni nostri sempre infondendo in chi la avvicina la stessa meraviglia. […] Nelle tavole raccolte in questo volume, Virgola, al secolo Virginia di Giorgio, artista capace di tocchi delicati e di slanci pittorici sorprendenti, interpreta con vera maestria questa elegante tradizione, antica e sempre nuovissima.(da Aboca Edizioni)

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Brevi note biografiche

Virginia Di Giorgio (Messina, 1985) illustratrice, è laureata in Storia dell’arte medievale a Firenze. Nel 2013 ha creato Virgola. Nel 2014 e nel 2015 ha vinto il Premio Igers Award come artista dell’anno e personaggio dell’anno su Instagram. Dal 2018 pubblica una linea stationery di grande successo. Nel 2021 ha disegnato live durante la mostra Inside Dalì nella chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio a Firenze.(da Aboca Edizioni Autori)

Due recensioni in breve: un romanzo postumo, una riedizione

-John le Carré “L’ultimo segreto”

-Alba de Céspedes “L’anima degli altri”

È da oggi in libreria il romanzo postumo del grande romanziere, pubblicato a cura del figlio Nick. La vicenda si svolge nel presente, ma l’indagine riguarda quanto operato dall’agente, ormai in pensione, Edward Avon durante la guerra in Bosnia (1992 – 1995). Un romanzo di spionaggio con un agente che fa il doppio gioco, non per denaro né contro il proprio Paese, con immancabili misteri, sorprese ma anche falsi indizi, cui si affianca un secondo personaggio, Julian Lawndsley, un giovane dalla brillante carriera nella City a cui ha rinunciato trasferendosi in una cittadina di mare e gestendo una libreria.

L’ultimo segreto è la storia affascinante dell’incontro tra innocenza ed esperienza e tra dovere pubblico e morale privata. Nel suo ultimo capolavoro, John le Carré, il più grande cronista della nostra epoca, si chiede cosa si deve al proprio paese quando non lo si riconosce più”(da Mondadori Libri)

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Brevi note biografiche

Poole, Inghilterra, 1931 – 2020. Ha studiato nelle università di Berna e Oxford e ha insegnato a Eton. Durante la Guerra Fredda ha servito per un breve periodo nei Servizi segreti britannici. Negli ultimi cinquant’anni si è dedicato interamente alla scrittura.

Libro d’esordio della scrittrice allora ventiquattrenne, uscito nel 1935 e riedito da Cliquot che lo definisce “il libro dimenticato” proprio perché non ha “mai avuto in tanti decenni neppure una riedizione (questo è il mistero) e anzi ne siano sopravvissute pochissime copie originali (questo è il miracolo), pressoché introvabili nelle librerie antiquarie”.

Diciotto brevi racconti che trattano “di situazioni d’amore, scene familiari, o perfino buffe vicende forse lette sul giornale che raccontano di un’Italia che sarebbe presto scomparsa e, ancora di più, mostrano in nuce tutta la grandezza di uno dei massimi nomi del Novecento letterario italiano.(da Cliquot Edizioni)

De Céspedes scrive spesso di tradimenti, di abbandoni, di incrinature, di matrimoni quasi mai felici (con un’eccezione, forse due). Sempre nei Quaderni, dirà: «La famiglia è deleteria per la scrittura».(dalla Prefazione di Loredana Lipperini)

Alba de Céspedes (1911-1997), figlia dell’ambasciatore cubano a Roma, crebbe fra Roma e Parigi in un ambiente familiare colto e progressista. Iniziò giovanissima a scrivere racconti per i quotidiani, e nel 1938 pubblicò il suo primo best seller internazionale, Nessuno torna indietro. Dopo la guerra, nella quale prese parte attiva in seno alla Resistenza, portò avanti il suo impegno politico e intellettuale, largamente incentrato sulla posizione della donna nella società, in tutte le sue opere, fra cui ricordiamo Dalla parte di lei (1949), Quaderno proibito (1952) e La bambolona (1967), oltre che nelle numerose stesure per la radio e la televisione.(da Cliquot Edizioni)

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di febbraio 2022

Marta Albertini “Una genealogia ritrovata

Hannah Lynn “Il segreto di Medusa. Tutta un’altra storia”

Hans Tuzzi “Ma cos’è questo nulla?” 

Chandra Candiani “Questo immenso non sapere” 

Peter Cameron “Quella sera dorata”

Un romanzo ispira un cammino

Massimo Oldoni “L’incantesimo della scienza. Storia di Gerberto che diventò papa Silvestro”

Jules Verne “Un inverno tra i ghiacci” 

Piero Scanziani “Entronauti”, 

Jules Verne “Il conte di Chanteleine. Un episodio della Rivoluzione”

Alessandro Barbero “Inventare i libri”

Fabio Fabbiani “Non bestemmiare il tempo – L’ultimo insegnamento di Don Lorenzo Milani”, recensione di Luisa Gianassi

a cura di Sandra Passerotti

con contributi di Francesco Gesualdi, Andrea Bigalli e Gianluca Ferrara

Dissensi Edizioni

“NON BESTEMMIARE IL TEMPO – l’ultimo insegnamento di Don Lorenzo Milani” di Fabio Fabbiani è testimonianza di amore. Amore vero. L’Amore che unisce Fabio e Sandra, l’amore di don Lorenzo per i suoi ragazzi. Tutto ciò che si fa con amore diventa bello, buono ed eterno, mentre è caduco tutto ciò che si fa per solo interesse oppure di malavoglia, per dovere. Don Lorenzo diceva: voi mi chiedete come fare scuola, io vi posso dire solo come bisogna essere! Don Lorenzo conosceva bene l’importanza del tempo, perché i figli dei contadini e dei montanari ne avevano poco per studiare, a 14 anni dovevano lavorare. Insegnava ai suoi ragazzi a non sprecare neppure un attimo e tutto si trasformava in insegnamento. In una lettera alla mamma don Lorenzo scrive “da quando sono a Barbiana, non ho mai letto un libro se non con i miei ragazzi” . Anche la malattia e la morte don Lorenzo la trasforma in lezione. Emblematiche le ultime parole che don Lorenzo dice a Nevio: “Nevio, ti ho insegnato tutto quello che avevo da insegnarti, mi è rimasto solo da insegnarti come si fa a morire!” Ha ragione don Bigalli, ci sono storie che vanno raccontate più volte e da più voci. In passato ho letto molto di don Milani e su don Milani, ma la testimonianza di Fabio fa veramente riemergere in modo vivo l’esperienza di Barbiana e mi riporta a tempi lontani, quando per me salire le pendici del Monte Giovi, incontrare l’Eda e ascoltare i racconti dei “ragazzi di Don Lorenzo” era gioia e speranza per la costruzione di una società più giusta. In una lettera a Papa Francesco la figlia di Fabio e di Sandra scrive: “Ho sempre visto mio padre parlare in pubblico senza il minimo imbarazzo, a prescindere da chi fosse il suo interlocutore. Questo è stato ciò che gli ho sempre invidiato di più e che non sono riuscita ad imparare” Questo neppure io sono riuscita ad imparare, solo i ragazzi che hanno vissuto la scuola di Don Lorenzo sapevano e sanno farlo con pacata sicurezza, perché solo un maestro che fa scuola con l’amore di un padre e con la tenerezza di una madre, può fare miracoli. Spesso sento parlare tanto della durezza di don Lorenzo, che sciocchezza! Solo con la tenerezza di una madre ci si può accorgere che Vilma si è tagliata le treccine!

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Sandra Passerotti “Le ragazze di Barbiana”

Sandra Passerotti “Le ragazze di Barbiana”, recensione di Luisa Gianassi

Il profilo umano di Don Lorenzo Milani resta quello di una delle più limpide coscienze del Novecento, ma come scrive Padre David Maria Turoldo “il fenomeno Don Milani non si spiega che con il segreto della santità”. Del Priore di Barbiana tanto è stato scritto e detto, soprattutto da intellettuali, ma viene dal mondo contadino, tanto considerato da don Lorenzo, l’autrice del libro “Le ragazze di Barbiana”. Si tratta di Sandra Passerotti che con questo scritto contribuisce a chiarire quella che è stata la grande rivoluzione culturale-didattica-pedagogica avviata da don Lorenzo Milani. Molto si è parlato degli allievi di Don Lorenzo, ma pochissimo delle ragazze alle quali ha fatto scuola in un’epoca e in una realtà contadina che considerava inutile far studiare le femmine, che erano per questo le più povere tra i poveri. E si sa che Don Lorenzo è stato sempre dalla parte del “più ultimo”! Dalle appassionate testimonianze rilasciate da queste ragazze emerge la grande attenzione di don Lorenzo per la condizione sociale della donna negli anni ’50 e’60 e il suo impegno a promuoverne l’emancipazione arrivando al limite, per l’epoca impensabile, di prevederne l’impegno politico e sindacale, anticipando così idee e conquiste del nostro tempo.

”Tu sai che il mio scopo principale è di fare la scuola per le bambine piccole e queste sono 6 o 7. Io penso soprattutto a loro perché l’anno prossimo avranno l’Avviamento come ho fatto coi ragazzi (….) Voglio educarle in tutti i modi per farne delle figliole intelligenti, furbe, sveglie, capaci di difendersi, di guadagnarsi il pane, di mandare avanti la famiglia eccetera“.

Questo scrive don Lorenzo a Eugenia, moglie di Maresco Ballini già allievo di don Lorenzo a Calenzano, chiedendole di organizzare un corso di taglio e cucito. In un periodo dove nella scuola pubblica le classi sono rigorosamente divise fra maschi e femmine, a Barbiana si anticipano i tempi e la scuola è mista. Siamo negli anni ’50 e quando i programmi ministeriali Ermini prevedono, fra l’altro, che le bambine nel primo ciclo “vengano addestrate alle più semplici e facili attività della casa” mentre nel secondo ciclo si concede loro di “esercitarsi in più facili lavori di maglia rammendo, pratica dell’igiene e delle più facili attività del cucinare”, Don Lorenzo organizza, cosa assolutamente rivoluzionaria per l’epoca, un viaggio in Inghilterra per due ragazze della sua scuola. Allo stesso modo, rivoluzionaria è la sua idea di dare alle femmine istruzione, coraggio, dignità e capacità artigianali, per sottrarle al destino di doversi sposare e farsi mantenere. Don Lorenzo comunque trovandosi ad operare in una realtà ottusa, piena di pregiudizi e tabù nei confronti della donna è consapevole che qualche volta, con enorme dispiacere, è stato costretto ad “aver lasciato un passo indietro le bambine rispetto ai maschi”. Ma, dalla lettera scritta nel 1966 all’amica Giuseppina Melli, emerge chiara la considerazione che aveva della donna: ”l’unica differenza tra i maschi e le femmine è che le femmine capiscono qualcosa nei fatti altrui mentre i maschi capiscono solo nei loro propri”

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Leonardo Sciascia “Breve storia del romanzo poliziesco”, Graphe.it

a cura e con la prefazione di Eleonora Carta

Edizione illustrata da Giacomo Putzu

€ 6,50 pagine 48.

Graphe.it

Nella sua forma più originale e autonoma, il romanzo poliziesco presuppone una metafisica: l’esistenza di un mondo “al di là del fisico”, di Dio, della Grazia – e di quella Grazia che i teologi chiamano illuminante

Pubblicato per la prima volta nel 1975 su Epoca in forma di duplice articolo, più tardi confluito nella raccolta Cruciverba edita da Adelphi, il breve saggio riproposto in questo volume consente una preziosa visuale su come apparisse il cosiddetto “giallo” all’interpretazione di uno straordinario scrittore come Leonardo Sciascia. Non che quest’ultimo si riconoscesse come appartenente a tale genere letterario, per alcuni aspetti del quale non risparmia anzi le critiche; eppure i lettori appassionati della sua opera si rendono certo conto di come Sciascia abbia sfiorato e talvolta percorso – a suo modo – le strutture del noir e del poliziesco, e troveranno estremamente interessanti le parole che egli spende sul tema. La presente edizione è arricchita dalla curatela di Eleonora Carta, che firma la corposa prefazione.


LEONARDO SCIASCIA (1921-1989), maestro di scuola, giornalista e politico, è considerato uno dei migliori scrittori del Novecento.

“Delitto diplomatico. La morte di Attanasio e Iacovacci in Congo”, Paesi Edizioni

Inchiesta di Fausto Biloslavo – Antonella Napoli – Stefano Piazza – Matteo Giusti

Prefazione di Toni Capuozzo

«Per mantenerne vivo il ricordo, per reclamare giustizia attorno alla loro morte,
per diffonderne tra i giovani l’esempio. Ecco le ragioni semplici che stanno dietro
alla realizzazione di questo libro».

dalla Prefazione di Toni Capuozzo

dal 24 febbraio in libreria

Paesi Edizioni

Un’inchiesta giornalistica per non dimenticare il fatto di sangue del 22 febbraio 2021, quando l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere della scorta Vittorio Iacovacci cadono in un agguato lungo una delle strade più pericolose della Repubblica Democratica del Congo. Dopo oltre un anno e nessuna verità, questa pubblicazione a più mani intende onorare la memoria degli uomini delle nostre istituzioni caduti in servizio e soprattutto punta a non far scemare l’attenzione mediatica e della politica su un caso ancora aperto e doloroso, dove la verità manca in toto. All’insabbiamento del governo di Kinshasa e all’impotenza delle Nazioni Unite fanno da contraltare le indagini di un gruppo di giornalisti italiani d’eccellenza. Nel libro sono presenti anche le testimonianze dei parenti delle vittime

Chi li ha uccisi? E perché? Paesi Edizioni manda in libreria a distanza di un anno dall’omicidio, la prima inchiesta giornalistica completa sui fatti misteriosi che ancora avvolgono quella giornata.

Il libro “Delitto Diplomatico. La morte di Attanasio e Iacovacci in Congo”, scritto a più mani, intende onorare la memoria degli uomini delle nostre istituzioni caduti in servizio e soprattutto punta a non far scemare l’attenzione mediatica e della politica su un caso ancora aperto e doloroso, dove la verità non c’è. Se da un lato troviamo la non volontà del Governo di Kinshasa a collaborare e l’impotenza delle Nazioni Unite, questo libro con le indagini di un gruppo di giornalisti italiani d’eccellenza prova a rimettere in ordine i fatti e per la prima volta le testimonianze dei parenti delle vittime

GLI AUTORI
Toni Capuozzo, giornalista, scrittore, reporter di guerra e conduttore televisivo italiano, autore di decine di saggi e inchieste.
Antonella Napoli, giornalista, scrive per Repubblica, Vanity Fair, Limes e Huffington Post, e coordina la campagna internazionale Sudan 365.
Fausto Biloslavo, giornalista e reporter di guerra, scrive per Il Giornale, il Foglio, Panorama.
Stefano Piazza, giornalista, scrittore, esperto di terrorismo internazionale per Panorama e La Verità.
Matteo Giusti, giornalista, autore del saggio L’Omicidio Attanasio (Chiarelettere), scrive per la rivista di geopolitica Limes

Melina Scalise “Favole della notte”, Oltre Edizioni

Dipinti di Francesca Magro
pp. 106 Prezzo € 28.00

Oltre Edizioni


Ti sei mai chiesto perché le favole si leggono la sera, prima di andare a dormire? Perché sono preparatorie alla notte. Perché dietro ogni storia, ogni incantesimo che si rompe, ogni malvagio che sconvolge la scena, c’è la storia dell’Uomo.

La favola, nonostante gli ostacoli e le avversità, ci offre un lieto fine, una possibilità. Quando si è adulti nessuno pensa di toglierci dalla paura della notte leggendoci una favola. Con l’età ci diseducano all’uso dell’immaginazione. Ci lasciamo sempre più stringere dalle braccia della razionalità, ma non sempre la ragione riesce a dare risposte alle grandi incognite della vita. Quando non riusciamo a muoverci nella notte, quando davanti a noi abbiamo il buio, quando alle spalle abbiamo rovine o semplicemente la nostra sedia vacilla, affidarci alla fantasia, al sogno, alla magia può essere l’unico modo, anche solo per poco, “per uscire dal mondo” e per ritrovarlo anche poco diverso da prima, ma quanto basta per farci vedere le porte del possibile. Il sonno, tutte le notti, ci costringe a confrontarci con la notte. Con i sogni, ci trasporta altrove. Lì conserviamo ancora tutto il potere del caos da cui affiorano immagini, parole, ricordi, a volte, anche rivelazioni…

Melina Scalise, giornalista, psicologa, presidente (con grande passione e tenacia) dello Spazio Tadini – centro d’arte e cultura a Milano. Ama l’arte, il design, la creatività, la cultura, e, soprattutto, l’impegno sociale.

David T. Blumstein “Paura. Lezioni di sopravvivenza dalla natura selvaggia”, presentazione

Traduzione di Sabrina Placidi

Cosa è la paura e come gestirla in caso di pericolo lo spiega in questo suo saggio l’etologo e biologo evoluzionista Daniel Blumstein che da più di trent’anni si interessa e studia il fenomeno anti-predatorio in diverse specie. La paura è una reazione ancestrale che nel corso di milioni di anni si è affinata permettendo la sopravvivenza e la giusta risposta di fronte al pericolo. In una recente intervista (5 febbraio 2022 di Eleonora Barbieri per Il Giornale) ha dichiarato che la più importante lezione di sopravvivenza ricavata dalla natura allo stato selvaggio è quella di “non sovrastimare i rischi” perché, come natura insegna, una stima erronea è molto costosa per conciliare la sicurezza con il bisogno di acquisire risorse. Imparare quindi a gestire la paura è importante, anche perché essendo una risposta difensiva altamente raffinata dal corso dei millenni non può essere eliminata, e anche perché una sottovalutazione può al contrario alzare il livello di rischio. Una gestione valida è necessaria anche quando non è più la natura selvaggia a circondarci. Come animali moderni siamo sottoposti a paure e pericoli diversi rispetto a quelli dell’ambiente naturale ma una gestione in disequilibrio di questa risposta al pericolo può diventare stress e ansia.

“Approfondendo le origini evolutive e i contesti ecologici della paura tra le specie, Blumstein considera ciò che possiamo imparare dai nostri simili animali, dai loro successi e dai fallimenti. Osservando come gli animali sfruttino l’allarme a proprio vantaggio, possiamo sviluppare nuove strategie per affrontare i rischi senza panico.( da Raffaello Cortina Editore)

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Brevi note biografiche

Daniel T. Blumstein insegna presso il Department of Ecology and Evolutionary Biology e presso l’Environment and Sustainability Institute della University of California, Los Angeles, dove è condirettore dell’Evolutionary Medicine Program. È membro della Animal Behaviour Society.

Massimo Carlotto “Il Francese”, presentazione

Con questo romanzo Massimo Carlotto entra nella storica Collana del Giallo Mondadori. Il protagonista è Toni Zanchetta per tutti “il Francese”, ed è ambientato in patria, ovvero nel Nord-Est, e nel mondo della prostituzione. Zanchetta è infatti un macrò, dal francese maquereau, uno sfruttatore della prostituzione: un protettore quindi che ha dato un tocco francese alla sua “azienda” che chiama Maison e Mademoiselles le dodici donne, tutte di età diverse e con un nome in linea con l’azienda che gestisce una prostituzione d’alto bordo: Valérie, Isabelle, Chantal… Ma un brutto giorno Claire che avrebbe dovuto incontrare un cliente nell’albergo nel quale lo stesso Francese l’ha accompagnata, sparisce. L’inchiesta è affidata ad una poliziotta che non dà tregua a Zanchetta che, per dimostrare la propria innocenza, dovrà entrare in un percorso molto pericoloso.

“Il commissario Franca Ardizzone non gli dà tregua, lo vuole sbattere in galera a tutti i costi. E la sua maison fa gola alle bande che gestiscono la prostituzione in zona. Per salvarsi, il Francese è costretto a cercare la verità, un gioco pericoloso dove nessuno rispetta le regole. Massimo Carlotto, uno degli autori più amati, incisivi e schierati del noir italiano, debutta nel Giallo Mondadori con un nuovo, iconico personaggio, dimostrando per l’ennesima volta il suo talento unico nel raccontare la nostra società e gli scheletri che cerca di nascondere nell’armadio.”(da Mondadori Editore)

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Brevi note biografiche

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956 e vive a Cagliari. Scoperto dalla critica e scrittrice Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, vincitore del premio del Giovedì 1996. Ha inoltre scritto altri undici romanzi: La verità dell’AlligatoreIl Mistero di MangiabarcheLe IrregolariNessuna cortesia all’uscita (premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombianoArrivederci amore, ciao.

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