Gianluca Morozzi “Il libraio innamorato”, Fernandel Editore

Pagine 164, prezzo 13 euro,

in libreria dal 23 settembre

Fernandel Editore

«I libri sanno realizzare magie. Ti fanno viaggiare nel tempo e nello spazio, ti fanno materializzare davanti agli occhi contesse russe e principesse marziane, moschettieri e criminali. Quanti amori sono nati prestando o consigliando un libro? Questa è la storia di due librerie, di un libraio che ama una libraia, di uno scrittore in crisi, di una scrittrice dimenticata, e di alcuni decisamente insoliti lettori.» Gianluca Morozzi.

C’è un libraio che ha un segreto: è innamorato di una ragazza che fa il suo stesso mestiere. Sogna di sposarla, di unire le rispettive librerie e di far giocare i figli che verranno nel reparto libri per bambini, ma per il momento si accontenta di vederla in un’osteria di Bologna per raccontarle dei clienti più strani che incontra.

Per esempio, c’è un uomo che entra nel suo negozio ogni giorno alla stessa ora, scompare tra gli scaffali per trenta minuti esatti, e all’uscita compra il primo libro che gli capita fra le mani. Perché?

Ma anche la libraia ha clienti bizzarri: c’è infatti una ragazza che va da lei in libreria cercando romanzi che non esistono, dei quali però ricorda perfettamente le trame. E quei romanzi, un anno dopo, escono davvero. Come fa?

E poi c’è uno scrittore di successo, anche lui ha un segreto: è riuscito a scrivere solo negli anni in cui nessuno lo voleva pubblicare. Ha accumulato nel cassetto tanti romanzi, che poi ha pubblicato uno alla volta fingendo di averli appena scritti. Ma il cassetto adesso è vuoto. Come farà ad accontentare il suo editore e la sua agente, entrambi in spasmodica attesa del suo prossimo, annunciato best seller?

Infine c’è una scrittrice che pubblica libri di genere erotico tantrico col nome d’arte di Samantha Samsara. Il suo conto in banca è in rosso, e adesso sta cercando chi la mantenga in cambio del privilegio di poterla guardare mentre scrive a piedi nudi. Troverà qualcuno?

Quando il libraio innamorato proporrà alla bella libraia di far incontrare i due insoliti clienti, i destini di tutti loro convergeranno in un modo inaspettato.

«Lui e Monica avevano una cosa in comune: facevano lo stesso mestiere. Librai indipendenti, sia l’uno che l’altra, in due librerie del centro storico di Bologna, due esempi di resistenza culturale in mezzo ai tanti negozi di catena. Navigando nello stesso tormentato mare si erano aiutati a vicenda e avevano finito per fare amicizia. Le due librerie non erano molto distanti fra loro: millequattrocento metri, diciassette minuti a piedi. L’osteria del Sole era più o meno a metà strada di quel chilometro e mezzo scarso. Camere Separate era il nome che Alessio Barbieri aveva dato alla sua libreria. Era stata una scelta facile: dopo lunghe ricerche era riuscito a trovare i locali perfetti in Strada Maggiore, a pochi passi dalla casa-museo del pittore Giorgio Morandi, ma soprattutto dai luoghi bolognesi di Pier Vittorio Tondelli. Per lui era stato quasi automatico dedicare quegli spazi allo scrittore di Correggio»

Gianluca Morozzi è nato a Bologna nel 1971. Autore estremamente prolifico, ha pubblicato per Fernandel una quindicina di libri, a partire dal suo esordio con il romanzo Despero (2001), e altrettanti con editori come Guanda, Tea, Castelvecchi. Colpiscono la sua facilità di scrittura e la capacità di coinvolgere il lettore fin dalle prime righe.

Omaggio a Javier Marías (1951 – 2022)

Ha iniziato a scrivere romanzi a diciannove anni con I territori del lupo e con Un cuore così bianco del 1992 è entrato tra gli scrittori più letti e più tradotti (quaranta traduzioni e oltre due milioni di copie vendute); gli ultimi due, Berta Isla (la presentazione su tuttatoscanalibri) e Tomás Nevinson, il secondo seguito dell’altro: perché “Marías — che usava solo una «bussola» e non aveva già in testa il destino dei suoi personaggi mentre iniziava a scrivere — era «curioso di sapere», proprio come noi, che «fine avesse fatto» il marito della protagonista del suo penultimo romanzo” così scrive Paolo Legri ( Il Corriere 12 settembre ’22)

Il suo ultimo romanzo

Ma cos’è la “bussola”?

Un autore, spiega Lepri, che costruiva un rapporto particolare con i propri personaggi.

In un recente incontro, virtuale, con Claudio Magris, in occasione del premio von Rezzori i due scrittori si sono scambiati pareri e riflessioni sulla letteratura e sulla creatività; è qui che Marías esplicita il suo metodo: Ci sono tanti scrittori – dice – che hanno già deciso esattamente cosa succederà a ogni personaggio. Io invece, scrivo con una bussola. Non è che non sappia esattamente dove voglio andare: voglio andare verso il nord, e questo me lo permette la bussola, ma non conosco davvero la strada che percorrerò. E allora comincio e poi faccio una cosa assurda: non cambio mai nulla dei miei romanzi. Se nella prima versione a pagina 20 ho detto qualcosa e poi mi rendo conto a pagina 200 che mi conveniva dirne un’altra, invece di cambiare come fanno quasi tutti gli scrittori, mi attengo a quello che è scritto, come si attiene uno a quello che ha vissuto: mi governo per lo stesso principio di conoscenza che regola e governa la vita.

Autore di quattordici romanzi e di molte traduzioni e degli articoli settimanali scritti per El País, come ogni scrittore annoverava tra i testi quello cui era particolarmente legato: Tutte le anime, ambientato a Oxford, dove aveva insegnato, anche Vite scritte, (su tuttatoscanalibri la recensione) brevi ritratti di scrittori, ma riteneva Il tuo volto domani il suo libro migliore.

Autore anche di un’interessante raccolta di racconti Tutti i racconti , (la presentazione su tuttatoscanalibri) trenta in totale, organizzati dallo stesso autore in “accettati” e “accettabili”.

Una simpatica curiosità: Marías era re di Redonda con il nome di Xavier I dal 1997. La piccola isola delle Antille esiste nella realtà ma nell’immaginario era diventata il regno delle Lettere da dove il re, dall’alto della sua carica, conferiva titoli: tra i beneficiari Francis Ford Coppola, Alice Munro ma anche Claudio Magris, dal 2003 duca di “Segunda Mano” e Paolo Lepri, cittadino onorario.

Gaja Cenciarelli “Domani interrogo”, presentazione

Un liceo linguistico della periferia romana, Rebibbia. È novembre ed è in quella Scuola scalcinata che la giovane insegnante inizia la propria avventura di docente, di persona, di studiosa, di romana tra romani che parlano solo il dialetto e ai quali dovrebbe insegnare l’inglese. Spaventata ma non passiva saprà reagire e entrare piano piano in quella comunità in cui si sente estranea e spaesata: non scapperà e tornerà l’indomani, “l’inizio di una grande storia d’amore”.

Si apre con una Nota dell’Autrice che raccoglie in 10 punti le leggi fondamentali della vita di un insegnante, di quella metamorfosi a cui va incontro un essere umano quando inizia ad insegnare, procede con un Prologo dove molte sono le domande, durante il girovagare in una Roma che non conosce, che si accavallano nella mente della protagonista prima dell’ingresso in classe: è il 19 novembre, ha accettato una supplenza annuale in una quinta, ma non è all’altezza, non ce la farà, non conosce nessuno, è sola in una scuola enorme, non ha gli strumenti per affrontare i ragazzi di quella zona di Roma con i quali non sa con quale lingua parlerà e lei non sa se conosce la lingua giusta e loro se ne accorgeranno e la uccideranno… Seguirà quindi la Prima Parte con il titolo emblematico “Il Romanticismo”: il primo impatto, difficile, disperante, proprio lei che dovrebbe dare l’esempio, si esprimerà in dialetto usando un’ espressione chiara e volgare.

Un impatto forte con la realtà di una classe raccontata da chi la Scuola la conosce e ci si misura.

“Tra i professori di Frank McCourt e Domenico Starnone, passando per gli studenti in piedi sul banco nell’Attimo fuggente, sta la professoressa di Gaja Cenciarelli, convinta sì che la cultura sia qualcosa di quotidiano, convinta sì che certe parole dialettali o certe squadre di calcio, certe sigarette fumate insieme agli studenti prima che la lezione cominci facciano parte del lavoro di chi insegna e di quello di chi impara, ma disillusa che l’istruzione possa – come si sente dire spesso – salvare il mondo. Ciò nonostante, in questo romanzo di Shakespeare e spaccio, la professoressa il mondo lo salva. Perché il mondo è le persone che incontriamo. Specialmente a scuola”.(da Marsilio Editori)

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Brevi note biografiche

Gaja Cenciarelli scrittrice e traduttrice, vive e lavora a Roma. Ha scritto romanzi, racconti, interventi critici. Fa parte dei “Piccoli Maestri” e ha pubblicato, fra gli altri, Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Zona 2006), Sangue del suo sangue (nottetempo 2011), ROMA. Tutto maiuscolo come sulle vecchie targhe (Ventizeronovanta 2015), Pensiero stupendo (Lite Editions 2015). Per Marsilio, nel 2019 è uscito La nuda verità. Insegna lingua e letteratura inglese a Roma.

Filippo Cerri “Di macchia e di morte. Ballata degli ultimi briganti”, presentazione

La storia del brigantaggio post-unitario ha sicuramente un fascino particolare tanto che i suoi personaggi, la loro vita e le loro avventure, di violenza e di sangue, facilmente sono diventate appannaggio di leggenda.

La Maremma annovera nella storia del periodo personaggi legati al fenomeno del brigantaggio come Domenico Tiburzi, sicuramente il più famoso esponente del brigantaggio in Maremma tra l’Ottocento ed il Novecento, che l’autore “Di macchia e di monte. Ballata degli ultimi briganti” conosce essendosi documentato, tra tradizione orale e saggistica, sulla sua figura e su altre storie e fatti realmente accaduti che hanno poi ispirato il romanzo stesso.

Una realtà storica che però viene narrata alla fine, quasi una ballata malinconica di personaggi realmente esistiti, sebbene coperti da nomi immaginari: Ettore Manfredi re dei boschi dei monti dell’Uccellina, Scannafosso il sanguinario, la Dama bella e misteriosa, Consolazione signora della malavita locale, protagonisti di un mondo dimenticato.

“Sono le storie dei luoghi d’Italia illuminati da una luce violenta e tetra, quella Maremma in cui si muovono i briganti: il biondo Bianciardi, il selvatico Manfredi, Tribunale di Grazia e Giustizia, e sopra di tutti, lo sfuggente Bastiani, modellato sulla falsariga del famoso Tiburzi, Re della Macchia, e numerosi altri figuri le cui storie originano dal vero ma finiscono nella leggenda”(da Effequ Edizioni)

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Brevi note biografiche

Filippo Cerri (1991) è sceneggiatore e videomaker. Ha realizzato videoclip musicali, cortometraggi, documentari e ha contribuito alla realizzazione video dell’inchiesta vincitrice del Premio Morrione 2021. Suoi racconti sono pubblicati in riviste (come «In fuga dalla bocciofila») e antologie (come Albinia. 12 vie per raccontare una periferia, effequ 2017).

I disegni di Kafka, a cura di Andreas Kilcher

Disegni di Franz Kafka (1901­1907). The Literary Estate of Max Brod, Na­tional Library of Israel, Jerusalem.

Traduzione di Ada Vigliani
Con una Nota di Roberto Calasso

Apparso in Germania nel 2021, nel testo Adelphi, come si legge nel Risvolto del volume, “è ripro­dotto – sul supporto originale, e quasi sempre a grandezza naturale – l’intero corpus dei dise­gni che si sono conservati”.

Vi sono raccolti i disegni che Kafka aveva disseminato su ritagli di giornale, fogli volanti o all’interno delle pagine di un intero quaderno o di un diario. Li aveva affidati all’amico Max Brod insieme ai suoi scritti perché voleva li bruciasse tutti alla sua morte. L’amico non eseguì il compito ma li conservò accuratamente, come racconta nella Presentazione il curatore e, grazie a questa disobbedienza, oggi possiamo scoprirli e, insieme a loro, un aspetto poco noto dello scrittore-disegnatore che li aveva realizzati.

Li aveva definiti i suoi “geroglifici personali” anche se ai primi del suo secolo aveva preso lezioni di disegno. Umani e altri animali, esseri a passeggio dalle forme allungate, prove di ritratto e caricature, personaggi frutto di una fantasia in cui si può riconoscere la sua scrittura feconda e inquieta. A Felice Bauer, la fidanzata, ne aveva mandati due esempi, perché ci si facesse una risata, sostenendo che nonostante fosse nato con un certo talento gli si era guastato per colpa delle lezioni che aveva preso da una cattiva pittrice e, nel febbraio del 1913, precisava però “quei disegni mi hanno appagato più di qual­siasi altra cosa”.

[…] Pagina dopo pagi­na, incontreremo esili silhouette nere di omini curvilinei che ora camminano frettolosi, ora s’inerpicano chissà dove, ora sembrano danza­re; figure angolose, dal volto appena accenna­to, talvolta comico; e ancora: esseri ibridi, spesso rappresentati con pochi tratti magistrali, imma­gini evanescenti, come in affannoso movimen­to, enigmatiche apparizioni. Ravviseremo così un artista imparentato con lo scrittore, ma che percorre un’autonoma strada parallela – una strada per Kafka non meno vitale […]( da Adelphi Libro)

Massimiliano Di Pasquale “Ucraina terra di confine. Viaggi nell’Europa sconosciuta”, Gaspari Editore

Prefazione di Anna Zafesova, giornalista e saggista

 
Pagine: 288 Prezzo: € 22,00
32 fotografie a colori

Gaspari editore

Straordinaria terra di confine tra Est e Ovest, l’Ucraina è il più grande paese d’Europa per estensione geografica e una nazione ricca di storia in cui si incontrano e dialogano culture composite (ebrea, polacca, armena, tatara, asburgica). L’autore, facendo propria la lezione di grandi narratori di viaggio come Chatwin, Kapuściński e Terzani, attraversa l’Ucraina dai Carpazi alla Crimea: incontra gli ex dissidenti che hanno lottato per l’indipendenza dall’URSS, scrittori dalla cui immaginazione sta nascendo la nuova letteratura nazionale, gente comune che gli parla dei progetti e delle aspettative per il futuro; ci conduce nei caffè asburgici di Leopoli, nei luoghi letterari di Gogol e Chekhov e nelle miniere del Donbas; ci fa ammirare i monasteri ortodossi di Pochayiv e di Kyiv, le facciate secessioniste di Chernivtsi, il gotico stalinista di Zaporizhzhya.

Dalla prefazione di Anna Zafesova:

«Fino a pochi mesi fa, la maggior parte degli italiani non sapeva nulla dell’Ucraina, tranne che è il posto dal quale vengono le badanti e Andriy Shevchenko. Oggi, tutti conoscono Mariupol e la sua tragedia, e la televisione mostra cartine dettagliate di Bucha, Irpin e altri sobborghi di Kyiv dove i soldati russi hanno fatto ripiombare l’Europa nell’incubo del genocidio che contava di non dover mai più rivivere. La guerra lanciata dalla Russia ha svelato all’opinione pubblica occidentale un Paese sorprendente: il coraggio del suo Presidente liquidato ­fino a quel momento come “comico”, l’eroismo e la bravura dei soldati della sua resistenza, la solidarietà e l’orgoglio dei suoi abitanti, la preparazione della sua classe politica che ha mostrato al mondo volti giovani e moderni, tra cui molti volti femminili. Il luogo comune di un Paese piccolo, povero, ma soprattutto lontano, in ogni senso, si è infranto contro i panorami di metropoli moderne e città storiche, di fabbriche gigantesche trasformate in roccaforti della resistenza, come l’ormai leggendaria acciaieria Azovstal, e di metropolitane monumentali diventate rifugio dai bombardamenti per migliaia di cittadini, e chi profetizzava una rapida disfatta si è trovato di fronte a una potenza militare che ha mandato a picco l’ammiraglia della flotta russa. La scoperta che l’Ucraina fosse il più esteso Paese dell’Europa ha ribaltato le gerarchie di un certo immaginario del mondo “extracomunitario” per chi non aveva ancora realizzato bene la geografia lasciata dal collasso dell’Impero sovietico. Gli ucraini avrebbero preferito un altro modo per entrare in Europa, ma è stata la guerra più crudele dopo il 1945 a sconvolgere la mappa del continente, facendo emergere un Paese che già nel 2014 aveva fatto una rivoluzione in piazza sotto le bandiere dell’UE. Massimiliano Di Pasquale fa parte da anni di quello sparuto gruppo di esperti italiani che l’Ucraina l’hanno studiata e presa sul serio, convinti che sarebbe stata un Paese cruciale per le sorti europee, e che nel laboratorio politico di Kyiv si stava elaborando quell’antidoto alle dittature postsovietiche che non a caso Vladimir Putin ha ritenuto necessario annientare prima che venisse esportato a Est. Il suo libro colma una lacuna impossibile – sugli scaffali delle librerie italiane manca tuttora un volume che racconti l’Ucraina contemporanea, perfino l’unica guida turistica è ormai fuori catalogo da anni – e propone al lettore un viaggio in un Paese che era sorprendente ancora prima di sorprendere tutti».

Massimiliano Di Pasquale è ucrainista ed esperto di Paesi post-sovietici. Ricercatore associato dell’Istituto Gino Germani di scienze sociali e studi strategici di Roma dove dirige l’Osservatorio Ucraina, negli ultimi anni si è occupato di disinformazione, guerra ibrida e misure attive. Ha pubblicato Abbecedario ucraino. Rivoluzione, cultura e indipendenza di un popolo (2018) e Abbecedario Ucraino II. Dal Medioevo alla tragedia di Chernobyl (2021).

Jhumpa Lahiri “Racconti romani”, presentazione

Nata a Londra da genitori bengalesi, cresciuta negli Stati Uniti, oggi vive a Roma, da dieci anni, e dal 2014 scrive e pubblica solo in lingua italiana: un vero patrimonio di conoscenza di lingue e di società diverse contraddistingue il suo cammino di donna e di scrittrice. Nell’intervista di Michele Gravino (Venerdì di Repubblica del 26 agosto) dice che Moravia è il primo autore che le ha insegnato a leggere in italiano e ad entrare nella lingua letteraria con la sua prosa limpida, chiara, e del quale ama “il linguaggio puro , preciso ed anche la scelta della forma breve” riferendosi al racconto come genere narrativo, non sempre apprezzato, ma che ritiene adatto a raccontare Roma.

Il riferimento a Racconti romani di Moravia è chiaro come l’omaggio che la stessa scrittrice ha voluto tributare al suo mentore riproponendo per i suoi il medesimo titolo. Esce per Guanda la raccolta di nove racconti che hanno Roma per protagonista con i suoi scorci, un ponte, una villa, una scalinata ma soprattutto luoghi di incontri e di storie di personaggi “spaesati” e aggiunge, rimarcando la giustezza della sua scelta narrativa della forma breve: “qui tutti raccontano, anche da un incontro per strada di due minuti vai sempre via con una piccola storia, un regalo da riportare a casa”.

“L’andamento della scrittura è riconducibile agli autori italiani del Novecento che Jhumpa Lahiri conosce e profondamente ama, a partire da Moravia che riecheggia nel titolo. Ma i temi di questo libro, il quinto che l’autrice scrive direttamente in italiano, sono tutti suoi: lo sradicamento, lo spaesamento, la ricerca di un’identità e di una casa, il sentimento di essere stranieri e soli ma, proprio per questo, in lotta e vitali”.(da Guanda Libri)

e anche

Brevi note biografiche

Jhumpa Lahiri è nata a Londra da genitori bengalesi. Cresciuta negli Stati Uniti, ha insegnato a Princeton e attualmente insegna al Barnard College della Columbia University. Vive tra Roma e New York È autrice di nove libri, tutti pubblicati in Italia da Guanda: L’interprete dei malanniL’omonimoUna nuova terraLa moglieIn altre paroleIl vestito dei libriDove mi trovo, il primo romanzo da lei scritto direttamente in italiano, Il quaderno di Nerina e Racconti romani. Sempre per Guanda ha curato e introdotto l’antologia Racconti italiani. È inoltre traduttrice, in inglese, di alcuni romanzi di Domenico Starnone. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: Premio Pulitzer, PEN/Hemingway Award, Frank O’Connor International Short Story Award e Guggenheim Fellowship. Nel 2012 è stata nominata membro dell’American Academy of Arts and Letters, e nel 2019 il Presidente Sergio Mattarella l’ha nominata Commendatore dell’Ordine «Al merito della Repubblica italiana». Nel 2022 le è stato conferito il Premio Crédit Agricole FriulAdria “La storia in un romanzo”.( da Guanda Autori)

Christiana Moreau “La dama di creta”, presentazione

Traduzione di Roberto Boi

Una storia quella narrata dalla Moreau che coinvolge quattro donne: si apre a Bruxelles e riguarda Sabrina che, alla morte della nonna Angela, ritrova un busto di creta che raffigura una donna bellissima. Due scritti incisi sul busto la incuriosiscono: La Sans Par si legge sotto la collana sulla quale si attorciglia un serpente che la donna raffigurata porta al collo; sulla parete interna del busto, vicino alla base, una firma e una data Costanza Marsiato MCDXCIV anno fiorentino.

Molti gli interrogativi che si aprono per Sabrina che decide di andare a cercare risposte: essendo restauratrice coglie il valore della scultura stranamente firmata con un nome di donna, Costanza Marsiato, scultrice quando solo gli uomini a quel tempo potevano esserlo. Inizia così un lungo viaggio a ritroso nel tempo in cui troveranno posto la nonna Angela, partita dalla Toscana nel 1952 diretta in Belgio dove il marito lavorerà come minatore e ancora fino al 1494 dove trova posto Costanza che, sotto mentite spoglie, entrerà a bottega con i fratelli Pollaiolo. Tre donne di ieri e di oggi ed un busto, la quarta donna, la dama di creta.

“Questa storia inizia oggi, a Bruxelles, quando, tra gli oggetti appartenuti alla nonna, Sabrina trova un busto di creta elegantemente scolpito. Ritrae una delle donne più belle di tutti i tempi, Simonetta Vespucci, che si dice sia stata la musa ispiratrice della Venere di Botticelli. Incuriosita da quell’enigma, Sabrina va alla ricerca delle origini di quell’opera, in un viaggio che le cambierà la vita”.(da Editrice Nord Libro)

Brevi note biografiche

Christiana Moreau vive a Seraing, in provincia di Liegi. Pittrice e scultrice autodidatta, è alla costante ricerca di nuovi modi per esprimere la sua creatività. Ha esordito con una raccolta di poesie nel 2014, per poi passare alla narrativa. Dopo Cachemire rossoLa dama di creta è il suo secondo romanzo pubblicato in Italia.(da Editrice Nord Autore)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Cachemire rosso

Livia Manera “Il segreto di Amrit Kaur”, presentazione

A pochi giorni dal funerale del fratello, Livia si ritrova in un museo di Mumbai, davanti all’immagine di una giovane donna avvolta in “un sari impalpabile e traslucido”, una principessa indiana. È vero, come legge nella didascalia che accompagna lo scatto, che la principessa ha venduto i suoi gioielli per salvare vite di ebrei? E che per questo è stata arrestata, ed è morta in un campo di concentramento? *

Livia Manera scopre casualmente la principessa indiana Amrit Kaur vedendone uno scatto in una sala del Prince of Wales Museum a Mumbai: è un’immagine del 1924 che la raffigura in posa con una didascalia che decisamente colpisce per le notizie che riporta sulla vicenda del suo arresto a Parigi da parte della Gestapo per aver aiutato un gruppo di ebrei a fuggire dalla Francia vendendo i suoi gioielli.

Da un incontro casuale un libro che racconta la vita e le scelte operate in quel lontano periodo da una donna indiana, decisamente ribelle e di idee libertarie.

La giornalista ha quindi ricostruito documentandosi il cammino seguito dalla principessa: nata nel 1904, frequenta un collegio inglese dove respira pensieri e aspirazioni di donne che vivono in occidente aderendo successivamente al movimento per i diritti delle donne in India e, liberata dai vincoli matrimoniali, abbandonerà anche la figlia, per un viaggio in Europa da cui non farà ritorno.

Brevi note biografiche

Livia Manera Sambuy è una giornalista letteraria che scrive sul “Corriere della Sera”. Ha realizzato due film documentari su Philip Roth. Ha vissuto tra Milano e New York, ora vive tra Parigi e la Toscana. Philip Roth. Una storia americana è stato pubblicato da Feltrinelli nella collana di dvd “Real Cinema” nel 2013. Ancora per Feltrinelli, Non scrivere di me (2015).*

*da Feltrinelli Editore

Michiko Aoyama “Finché non aprirai quel libro”, presentazione

Tradotto da Daniela Guarino

La signora Komachi è una bibliotecaria ma è anche una persona speciale perché sa ascoltare e capire. Alla domanda “Che cosa cerca?” sa trovare la risposta adatta e la risposta è un libro, quello giusto. L’autrice di questo romanzo che parafrasa nel titolo l’ormai famoso “Finché il caffè è caldo” o il suo seguito “Basta un caffè per essere felici”(che trovate recensiti su tuttatoscanalibri a questo link), non offre trasporti nel passato, né un bar dove provare a ritrovarsi, è una giapponese che propone qualcosa alla portata di tutti: la lettura di un libro.

Reporter ed editor per una società editoriale, l’autrice affida il compito alla signora Komachi di trovare per ciascun personaggio quello che serve: così per Tomoka, commessa in un grande magazzino che si sente fallita, o Ryo, contabile, che aspirerebbe ad una propria attività ma teme di abbandonare il lavoro sicuro, o Hiroya, disoccupato, che ha proprio rinunciato al suo progetto. Personaggi che la letteratura giapponese ci presenta sempre più sovente, soli, frustrati, spaventati e incapaci di reagire in una società sempre più competitiva e stritolante ai quali però la letteratura giapponese contemporanea offre vari rimedi, come nell’altro successo editoriale I miei giorni alla libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa.(anche quest’ultimo recensito a questo link).

“Giappone. Per prima cosa si entra in biblioteca. Poi bisogna trovare la signora Komachi, dalla pelle candida e con uno chignon fissato con uno spillone a fiori. Infine, aspettare che ci chieda “Che cosa cerca?” […] La signora Komachi riesce a intuire quali sono i desideri, i rimorsi e i rimpianti della persona che le sta di fronte. Così sa consigliare il libro capace di cambiarle la vita”(da Garzanti Libri)

Brevi note biografiche

Michiko Aoyama è nata nel 1970 e vive a Yokoama. Dopo la laurea ha lavorato come giornalista in Australia, prima di rientrare in Giappone e intraprendere la carriera di editore scrittrice. I suoi libri hanno ricevuto numerosi riconoscimenti in patria, tra cui il Miyazaki Book Award e il Miraiya Ahoten Grand Prize.(da Garzanti Autori)