Peter Mendelsund “Cosa vediamo quando leggiamo” presentazione

La Presentazione da Corraini Edizioni

Nei libri incontriamo personaggi, luoghi, oggetti che ci sembra di conoscere, come se li avessimo davanti: ma li vediamo davvero? Che immagini nascono nella nostra mente quando leggiamo? Da dove vengono e come le creiamo? Sono nitide o confuse? In questa appassionante conversazione illustrata, Peter Mendelsund ci racconta quello che succede nella nostra immaginazione di lettori, accompagnandoci in un viaggio costellato di incipit classici, mappe e citazioni, alla scoperta di cosa vediamo quando leggiamo.

Il saggio indaga il mondo di percezioni che si apre al lettore che leggendo “immagina” al di là delle parole che costituiscono il brano o la narrazione complessiva. “Leggere nasconde molti enigmi: come fa la nostra immaginazione a ricomporre i diversi elementi di una descrizione letteraria, quelli che Borges chiamava disjecta membra? Qual è la differenza tra vedere e comprendere?” si chiede Marco Filoni nella sua presentazione al volume (Il Venerdì “Scopertine” 12 giugno 2020) e aggiunge che l’autore risponde in maniera egregia, anche come art director, a partire dalla copertina che ne è metafora grafica. E non solo, aggiungiamo infatti che nella pagina di presentazione dell’Editore, sono riportati alcuni esempi di illustrazione che corredano il volume.

Leggi anche l’articolo a presentazione del volume su “La Mente è meravigliosa”

Mathijs Deen “Per antiche strade. Un viaggio nella storia d’Europa” presentazione; stralci da Benedetta Marietti, Il Venerdì La Repubblica

Le strade sono da sempre affascinanti percorsi che nell’immaginario collettivo identificano avventura, incontri, conoscenze, paesaggi, conquiste e invasioni, ma anche unione e unificazione di uomini e territori. Con questa premessa un libro che racconta la storia sottesa alle strade dell’Europa, non può non essere interessante e avvincente, soprattutto quando il racconto si perde nel lontano passato: come sottolinea infatti lo stesso autore, giornalista e scrittore olandese, nel suo reportage storico-narrativo, quelle europee sono strade percorse da tanti e sin dai tempi dei tempi, sicché sotto ogni strada c’è un sentiero, un tracciato che ne ricalca uno precedente. E così sulle orme di viaggiatori sconosciuti, protagonisti dei viaggi sulle antiche strade, la Storia nelle pagine di Deen si fa microstoria: pellegrini e banditi, commercianti, corridori ed esploratori, protagonisti oscuri le cui orme sono difficili da reperire, mancanza a cui fa da contrappeso il paesaggio attraversato con le cui dimensioni fisiche e geografiche i viaggiatori di ieri, come quelli di oggi, hanno dovuto confrontarsi e misurarsi.

Dalla recensione di Benedetta Marietti  Il Venerdì La Repubblica

Quanto contano le vie di transito nella costruzione dell’identità di un continente? E perché in Europa non esistono strade mitiche come la statunitense Route 66, cantata da Nat King Cole e resa immortale da Steinbeck, o la Panamericana? Per quale motivo la creazione di una rete stradale europea, sottoscritta da 27 Paesi nel 1975, non è mai riuscita a vedere la luce? Eppure come ricorda lo scrittore olandese Mathijs […] le strade europee esistono da migliaia di anni e sono state percorse da esploratori, mercanti, profughi […] E proprio nelle storie eccezionali di questi viandanti si immerge Deen, dall’epoca del Pleistocene, con l’arrivo dei primi africani, fino alle gare automobilistiche su strada di inizio Novecento […] (da Benedetta Marietti Il Venerdì La Repubblica 29 maggio)

Dalla Presentazione da Iperborea Libri:

[…]Deen ci accompagna alla scoperta di questi viandanti d’eccezione, personaggi reali dalle vite romanzesche, protagonisti di avventure epiche o curiose che aprono finestre inattese sulla Storia ufficiale: dal lungo cammino che portò il primo uomo, partito dall’Africa, a toccare il suolo europeo nel Pleistocene, all’epopea di Bulla Felix, il leggendario brigante romano che derubava i patrizi e liberava gli schiavi sulla via Appia; dall’ebreo sefardita in fuga dall’Inquisizione che esportò in Olanda il grande teatro spagnolo del Seicento, a un campione inglese delle prime corse d’auto sulle strade d’Europa che a inizio Novecento alimentarono il culto della velocità, destinato presto a esplodere nel primo conflitto mondiale. Ogni capitolo ci cala in una nuova epoca e in un diverso Paese che è sempre teatro di scontri e incontri tra popoli, idee e culture, ogni storia racconta qualcosa di ciò che ci unisce, immergendoci in un grande viaggio nel tempo sulle orme dell’uomo europeo.

Herman Koch “Breve storia dell’inganno” presentazione di Anna Maria Patti da Robinson La Repubblica

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Ilaria Gaspari “Lezioni di felicità” recensione di Maria Anna Patti da CasaLettori

Se per guardare la vita con più leggerezza prendessimo in prestito la saggezza degli antichi? Un viaggio sorprendente alla ricerca di noi stessi e della felicità. (da Giulio Einaudi Editore)

 

 

 

 

 leggi la recensione di Maria Anna Patti “Lezioni di felicità” Ilaria Gaspari

 

Dalla Presentazione da Giulio Einaudi Editore:

[…]Che cosa succederebbe se di punto in bianco decidessimo di conoscere noi stessi al modo degli antichi Greci? E se per farlo ci scegliessimo per maestri Pitagora e Parmenide, Epitteto e Pirrone, Epicuro e Diogene? Potremmo scoprire che le scuole dell’antichità non hanno mai chiuso davvero – non finché penseremo alla felicità come a un destino da conquistarci. Attraverso la cronaca di sei settimane «filosofiche», ciascuna vissuta nel rispetto dei precetti di una diversa scuola, Ilaria Gaspari ci guida in un insolito esperimento esistenziale, a tratti serissimo, a tratti esilarante. Scopriremo così che piegandosi alle regole astruse del pitagorismo si può correggere la pigrizia patologica, mentre i paradossi di Zenone mettono a nudo certe strane contraddizioni nel modo in cui siamo abituati a considerare il ritmo della vita. E se essere epicurei non è così piacevole come sembra, il cinismo può regalare gioie inaspettate. Un esercizio di filosofia pratica che ci insegnerà a sentirci padroni dell’attimo che fugge.

Patrizia Violi “Breve storia della letteratura rosa” presentazione

Chi conosce il romanzo rosa, un genere narrativo così chiacchierato e poco discusso?

Patrizia Violi gli ha dedicato un saggio, Breve storia della letteratura rosa, il saggio che mancava.

Per presentarlo mi piace iniziare dalla Quarta di copertina perché a mio avviso compendia, in quattro nominativi, la lunga fortuna e l’inestinguibile attualità di un genere letterario che si fregia di un suo preciso ed esclusivo colore:

“Avete mai letto un romanzo rosa? No? Probabilmente, invece, lo avete letto eccome, solo che non vi vien facile associare in un unico genere Pamela di Richardson e Liala, Jane Eyre e Twilight. Questo ci dice che il mondo del «rosa», nella sua storia e nelle sue differenti espressioni, è molto più complesso e profondo di quanto forse siamo abituati a pensare. L’autrice, in questo saggio piacevole e leggero, illustra con precisione elementi ricorrenti, evoluzione, nomi celebri e recenti sviluppi della letteratura di consumo più amata di sempre, e non certo soltanto dalle donne”.(Graphe.it Edizioni)

È quindi dal lontano 1740, data di nascita del primo romanzo ascrivibile al genere, il romanzo epistolare “Pamela” di Richardson, passando per Charlotte Brontë, quindi a Liala, nom de plume per Amalia Liana Negretti, che con quell’ “ala” aggiunta al proprio, su proposta di D’Annunzio, è riuscita a volare in alto sulle ali del genere e a siglare una Collana di successo, fino a “Twilight” che ne registra le trasformazioni e gli aggiornamenti ai giorni nostri.

In otto capitoli l’autrice ripercorre il lungo cammino di questa forma  narrativa, conosciuta anche come romance novel o semplicemente romance, che a partire dall’emblematica fiaba di Cenerentola fino ai recenti sviluppi tematici, si è  dimostrata quanto mai duttile: trame e protagoniste sono cambiate accogliendo nuovi ruoli sociali e affiancando nuovi generi, il paranormal romance e la letteratura erotica al femminile.

Non solo quindi la storia di un genere narrativo ma una storia di costume: non ha mai conosciuto cadute, sempre in auge e sempre amato; ma perché? Solo per il lieto fine immancabile?

S.P.

Da “Le frasi più belle del Romance Day 2012” a cura di Vivienne (da Romance Magazine 51)

Cos’è il romance per voi?

Se ancora vi chiedete cosa sia il romance ecco alcune delle migliori definizioni elaborate dalle appassionate del genere […]:

Il romance è passione, gioia, qualche sospiro, ansia, emozione, un corrugar di fronte, una risata, il profumo di un gelsomino, tramonti infuocati, il vortice di un ballo, una falce di luna, fruscio lieve di foglie, una lacrima a volte, e poi mare luccicante, venti di terre lontane, uno sguardo di tenebra, un battito di cuore, pensieri ardenti, baci senza respiro, e una felicità che si diffonde come un magico contagio (Ornella Albanese scrittrice)

Il Romance è una finestra aperta sui sentimenti, un cuore palpitante d’amore. È avventura e passione, suspance e divertimento, lacrime e sorrisi. È pura evasione da un mondo grigio e indifferente. Leggere romance ci aiuta a credere nel lieto fine e ci dona la speranza di un futuro migliore (Laura Gay, scrittrice)

 

J.Andersson “Storia meravigliosa dei viaggi in treno”

Sui binari del mondo dall’Orient Express all’Interrail, dalla conquista del West al futuro

“Per due secoli la ferrovia ha contribuito a modellare la lingua:essere sul binario giusto. Filare come un treno. Non perdere il treno. Prendere l’ultimo treno.[…] cerchiamo di non uscire dai binari, di andare avanti a tutto vapore e vedere la luce in fondo al tunnel, purché non si finisca su un binario morto […](dalla Prefazione dell’Autore)

Dalla Quarta di copertina: da Libri UTET

[…] è sia una storia delle ferrovie dalle origini ai giorni nostri, sia un invito a mettersi in viaggio alla riscoperta dello slow travel. Il reporter svedese guida il nostro sguardo fuori dal finestrino e racconta i segreti nascosti sotto la ruggine: dai sanguinosi delitti letterari tra gli scompartimenti dell’Orient Express alla vera e tragica fine del primo finanziatore dell’impresa ferroviaria, travolto sui binari dalla locomotiva Rocket all’arrivo inaugurale in stazione; dalle grandi rapine ai vagoni in corsa sulle praterie nel West più selvaggio al cuore della giungla indiana, dove un treno azzurro arrampicandosi sulle cime del Nilgiri all’incontrario va… E a ritroso sembriamo andare anche noi, trasportati magicamente da un paese all’altro oltre i confini di quella che crederemmo essere solo immaginazione e invece è la Storia che, secondo Andersson, possiamo continuare a scrivere: la Storia meravigliosa dei viaggi in treno.

Dalla Prefazione dell’Autore:

“[…] Per il bene della terra fa’ in modo di muoverti in maniera più sostenibile!

Scrivere di viaggi per lavoro mi dà sia la responsabilità sia il potere di convincere altri viaggiatori a cambiare il proprio modo di viaggiare. Voglio usare questo potere per spingervi a sognare vagoni ristorante, treni notturni, vedute magnifiche […] A prendere il treno più spesso e riservare i viaggi in aereo alle volte in cui non c’è quasi alternativa. A fare meno viaggi, ma più grandiosi”.

J. Andersson, scrittore e giornalista, cofondatore della rivista  “Vagabond”, autore di numerose guide e reportage, in questo suo viaggio letterario racconta a chi legge percorsi lungo tratte classiche, da oriente ad occidente, e tra storia e storie si sofferma sul valore dei viaggi in treno di ieri, di oggi e soprattutto nel futuro: “Per il bene della terra fa’ in modo di muoverti in maniera più sostenibile!” È autore del romanzo L’incredibile storia dell’uomo che dall’India arrivò in Svezia in bicicletta per amore

e anche:

Il treno nell’immaginario tra storia letteratura e arte: Il treno
marchingegno sconvolgente del diciannovesimo secolo
di Salvina Pizzuoli

La macchina come minaccia, la macchina come aspettativa di un futuro migliore: il treno non si è sottratto a questa doppia prospettiva. Oggi sfreccia e sparisce dentro una galleria con la sua sagoma slanciata e affusolata: due strisce, una rossa e una bianca, si stemperano nel paesaggio; è molto diverso dal bello e orribile mostro che sferragliava tra bagliori di fuoco e nuvole nere di fumo, ma è ancora carico del suo retaggio e preannuncia un futuro prossimo denso di effetti. Oggi si fregia del prefisso iper e la sua tecnologia lo avvicina a quello, allora avveniristico, uscito dalle pagine di Salgari che procedeva con la velocità di trecento, azionato e spinto dentro un tubo di acciaio da pompe mosse da macchine poderose, che iniettano nel tubo correnti d’aria […]

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Invito a rileggere Shakespeare: articolo di E. Franceschini da Robinson La Repubblica

continua a leggere l’articolo di Enrico Franceschini

 

Edizioni in lingua inglese:

Stanley Wells “Looking for sex in Shakespeare” 2004

Stanley Wells “Shakespeare, Sex, and Love” 2010

 

Paolo Preto “Falsi e falsari nella storia” presentazione da Il Venerdì La Repubblica 1Maggio

                  la realtà in 2.000 e più anni di storia […]

Dalla sinossi, da Viella Editore:

I falsi percorrono la storia come un filo rosso, a volte impalpabile, a volte capace di modificare il corso degli eventi. Solo a distanza di anni, se e quando vengono svelati, rivelano la loro efficacia: così la Donazione di Costantino per la storia della Chiesa o i Protocolli dei savi anziani di Sion nel diffondere l’antisemitismo. Si falsificano atti diplomatici, lettere, testamenti, documenti storici, ma anche le antiche epigrafi, e non solo per denaro. […]Dietro i falsi ci sono appunto i falsari, ora nascosti nell’ombra, ora proiettati verso una fama spesso ambiguamente ammirata, come nei casi di Annio da Viterbo, che riscrive una falsa storia antica o di George Psalmanazar che offre agli inglesi una Formosa inesistente

 

 

Enrico Franceschini ” A Londra con Sherlock Holmes” presentazione di Antonello Guerrera da La Repubblica Cultura 4 Maggio

Il nuovo libro di Enrico Franceschini
Fare i detective a Londra sulle tracce di Sherlock Holmes
di Antonello Guerrera
Siccome ora ci tocca viaggiare con la mente in una stanza – come era solita Virginia Woolf – perché non approfittarne per farsi un giro A Londra con Sherlock Holmes? È il titolo del nuovo agile baedeker di Enrico Franceschini, per trentacinque anni corrispondente per Repubblica da New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e appunto Londra (da qualche giorno in libreria per Giulio Perrone editore).
È evidente che Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle sia uno dei personaggi letterari preferiti di Franceschini. Ma non solo. Come racconta l’autore, Doyle ha creato un mito di proporzioni colossali e secolari, una passione che ha tracimato oltre ogni limite e ispirato altri e inaspettati protagonisti della letteratura, da Burgess a Stephen King. Naturalmente al numero 221b di Baker Street a Londra Holmes, in quanto personaggio di fantasia, non ha mai vissuto. Inoltre il museo, per qualche stramba ragione, è al 239. Ma come Craven Road n.7 non è mai stata abitata da Dylan Dog, qui collima il pellegrinaggio per l’inimitabile investigatore inglese dalla pipa ricurva e la mantellina a scacchi di tweed.
Perché, come scrive Franceschini, «Sherlock Holmes ha lasciato tracce anche dove non è mai stato. Forse senza rendersene pienamente conto, Arthur Conan Doyle ha dato forma nel suo personaggio allo spirito del tempo: il passaggio fra Ottocento e Novecento nella più grande, dinamica e multietnica città del mondo. L’inizio della modernità. L’investigatore dall’infallibile deduzione poteva venire alla luce soltanto a Londra, in quel momento l’evoluzione della specie».
Non è un caso che, come viene ricordato nel libro, il personaggio Holmes abbia travolto persino lo stesso suo creatore Conan Doyle, medico e scrittore zoppicante fino alla creazione “del padre di tutti i detective”. Così celebre che al suo artefice, alfiere della logica e del razionalismo, venne la nausea, non volle più scrivere di lui, fino a perdere testa e reputazione convertendosi allo spiritismo e al soprannaturale.
Perché con Holmes, «lo scrittore scozzese crea un nuovo tipo di Homo Sapiens, più sapiente, intelligente e moderno dei suoi predecessori, che abbatte gli schemi precostituiti, crede nel progresso» e nel metodo deduttivo. «Se Edgar Allan Poe ha inventato l’horror, Conan Doyle ha insegnato che la paura si può vincere con il ragionamento».
E così questo arguto viaggio nella Londra di Sherlock Holmes parte ovviamente da Baker Street 221b. Prosegue attraverso i luoghi fondamentali dei romanzi e racconti del curioso detective, che esulano dai classici da Lonely Planet, accompagnandoci a Smithfield e nel suo atroce mercato della carne, l’ospedale di San Bartolomeo dove si incontrano per la prima volta Holmes e il fedele Watson e dove tra l’altro venne giustiziato il ribelle Braveheart, la chiesa di Saint Bartholomew the Great, l’allora malfamato Covent Garden, il maestoso Langham Hotel, Montague Street e Bloomsbury, l’accalcata Strand, i suoi tribunali e il ristorante britannico Simpson’s dove il detective «cerca nutrimento», la fu gloriosa Fleet Street dove cominciò la fortuna di Sherlock Holmes, il Café Royal, i club di Pall Mall, i pub di King’s Cross, fino a Scotland Yard.
E a proposito: «Sherlock Holmes non ha mai pronunciato il celebre “Elementare, Watson”». Ma non vogliamo fare “spoiler” perché, come si legge in questa guida, «è come se Sherlock Holmes avesse seminato i germogli della Londra del XX e del XXI secolo».
Dunque, buon viaggio.

Roberto Escobar “Il mondo di Woody” in “Scopertine” di Marco Filoni da Il Venerdì La Repubblica 17 aprile

Copertina di Pablo Lobato, artista argentino

Dalla sinossi Il Mulino Editore:

Nato a Brooklyn il 1° dicembre del 1935, non troppo lontano da Coney Island e dalle montagne russe del luna park, Allan Stewart Königsberg a 17 anni cambia all’anagrafe il nome in Heywood Allen, che presto diventa Woody Allen. A tutto il 2019 ha scritto e girato, e spesso interpretato, quarantotto film per il grande schermo. […] Molto amato, soprattutto in Europa, e molto odiato, soprattutto negli Usa, è stato ed è un grande comico, e al pari di ogni grande comico è stato ed è un grande tragico.

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