Diventare grandi amici del proprio cuccioloValeria Rossi “I segreti per avere un cucciolo educato” recensione di Flavia Piccini da Il Tirreno 20 gennaio
Diventare grandi amici del proprio cucciolo
Diventare grandi amici del proprio cucciolo
[…]nato come una serie di trasmissioni radiofoniche, lo storico compie proprio un viaggio nell’enigma, in quella “sorta di sfinge” che fu il colonnello inglese, nato nel 1888 e morto nel 1935 in un incidente di moto, sua grande passione. Chi era in realtà, Lawrence? Erudito, mitomane, eroe, spia, doppiogiochista, “paradossale cultore dell’eccesso attraverso la rinunzia?” Le risposte in questo notevolissimo ritratto,(da AI.Ri. Il Venerdì La Repubblica)
vedi anche l’intervista di Paolo Mieli a Franco Cardini su Lawrence d’Arabia
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vedi anche l’intervista a Franco Cardini su Lawrence d’Arabia


Nel 2012, in un paesino del Bolognese, è nata Radioimmaginaria, la prima radio web europea gestita solo da adolescenti, Oggi ha circa tremila ascolatori al giorno, oltre cinquanta redazioni sparse per l’Europa e trecento speaker dagli undici ai diciassette anni. Dietro tutto questo c’è il regista e autore televisivo Michele Ferrari, classe 1960, che nel libro Noi abbiamo futuro (Marcos y Marcos, pp.320, euro 15) narra, mischiando fiction e cronaca, l’evoluzione di un progetto che ribalta ipso facto l’immagine degli adolescenti isolati e confusi. […] Dopo aver offerto a questi ragazzi”una rampa di sgancio”, Ferrari ha proposto a undici di loro di andare dall’Emilia Romagna a Stoccolma con un’Ape Piaggio allestita come stazione radio, per incontrare Greta Thunberg. C’è una rivelazione elettrizzante in quest’avventura, e in questo libro: abbiamo futuro (da Giulia Villoresi Il Venerdì La Repubblica)
Lasciamoci sedurre dal mito delle sirene
di Lara Crinò
[…]Ulisse su consiglio di Circe si fa legare all’albero della nave per ascoltare le sirene, mentre i suoi compagni — le orecchie chiuse dalla cera — conducono l’imbarcazione lontano dagli scogli dove quegli esseri misteriosi ammaliano i marinai con la loro voce e ne fanno strage. Nell’antica raffigurazione, lo scaltro Ulisse fissa il cielo e le tre creature alate, dal viso di donna e dal corpo d’uccello, che lo sovrastano: una di esse, disperata, si sta gettando in mare.
È con questa immagine che l’antropologa Elisabetta Moro dà avvio al suo Sirene. La seduzione dall’antichità ad oggi , edito dal Mulino. […]
Nell’antica Grecia, ai tempi di Omero e ancor prima, ma anche in tutta l’Etruria, le sirene — figlie del fiume Acheloo — sono figure di confine. Nel loro canto (sirena deriverebbe dalla radice semitica sir, che in ebraico vale per musica e cantico) c’è un segreto, che nell’ Odissea lo stesso Omero non svela, ma che riguarda il limite tra vita e morte, tra terra e cielo. […]
Ma le sirene sono, da sempre, anche legate all’acqua: secondo il mito, sarà sui resti della sirena Partenope, che si è uccisa dopo la beffa di Ulisse, che verrà fondata Napoli. Da dove arriva quest’altra iconografia? Dalla dea Syria, divinità mediorientale dalla coda di pesce, il cui culto, al seguito degli schiavi di quelle terre, trasmigrò in Occidente e divenne popolare nella Roma imperiale.[…](da Lara Crinò La Repubblica Cultura)
Caterina de’ Medici, una fiorentina a Parigi
La biblioteca di Marco Filoni, un piccolo mondo infinito
Nella scandalosa Parigi con Sgorbati Bosi
di Flavia Piccinni
Libertà dei costumi, delle ambizioni e delle speranze. Consumismo sessuale. Dipendenza dal gioco. Intraprendenza negli inetti, e nessun desiderio di faticare. Cortigiane, preti, re, lesbiche, commissari e mantenute. È questa la scandalosa Parigi di cui scrive nello spassoso e sorprendente “Non mi attirano i piaceri innocenti” (Sellerio, pp. 330) Francesca Sgorbati Bosi, che spesso si è occupata di temi affini.«Nei salotti – nota l’autrice – si faceva sfoggio di eleganza, umorismo e belle maniere, e i francesi erano certi di essere la nazione in cui la socialità era assurta a un livello di perfezione irraggiungibile», eppure gli osservatori stranieri non perdevano occasione di notare come “fosse raro incontrare competenza, studio e applicazione, senso del dovere, dedizione al bene pubblico, concretezza». Qualcuno direbbe: corsi e ricorsi di una storia ciclica. Al clima di perdizione si allinearono anche la pittura, che «trascurò i soggetti sacri e mitologici, e si dedicò sempre di più all’erotismo», e la cucina: «i cuochi si adeguarono al dilagante edonismo, con abbondanza di ingredienti afrodisiaci, ricette sempre nuove e complicate». In questo mondo alla rovescia – nel quale l’autrice guida il lettore in modo molto appassionante, accompagnandolo in una narrazione densa di perdizione e di curiosità – il bon ton smette di essere un modo per stare al mondo, e viene sostituito dal libertinaggio più sfrenato, dal conto del «numero di amanti ridotti sul lastrico o di dame compromesse per le spese folli e le perdite del gioco». E, naturalmente, dal cinismo. —
presentazione del libro “per ammazzarti meglio”
I luoghi della ‘ndrangheta lungo la Statale 106
[…]Nel 2008, per esempio, uno studio dell’Istituto nazionale per la ricerca in Amazzonia ha mostrato che le molecole volatili che esprimono la sete negli alberi tropicali, in caso di grave siccità, possono fungere anche da nuclei di condensazione del vapore acqueo in gocce di pioggia. O ancora: per favorire l’impollinazione il gigaro mangia mosche attrae le mosche della carne fingendosi un animale morto, e riuscendone a imitare alla perfezione l’odore nauseabondo. Il mais invece, per difendersi dai bruchi, emette un odore capace di attrarre gli animali che del bruco sono predatori. E ci sono persino studi che accreditano una specie di telepatia vegetale: sembra ad esempio che le piante d’appartamento emettano segnali, misurabili con sensori, quando s’avvicina loro un estraneo. Infine c’è la musica: avendo scoperto che ogni proteina emette un’onda particolare, non udibile dall’orecchio umano, il fisico Joël Sternheimer ha convertito queste frequenze in melodie e le ha fatte ascoltare alle piante. I pomodori, esposti alle frequenze di una delle proteine con cui fanno fronte alla siccità, l’hanno prodotta in misura tale da poter quasi fare a meno dell’acqua.(da Giulia Villoresi Il Venerdì La Repubblica)