I luoghi della ‘ndrangheta lungo la Statale 106Antonio Talia “Statale 106 – Viaggio sulle strade segrete della’ndrangheta”
I luoghi della ‘ndrangheta lungo la Statale 106
I luoghi della ‘ndrangheta lungo la Statale 106
[…]Nel 2008, per esempio, uno studio dell’Istituto nazionale per la ricerca in Amazzonia ha mostrato che le molecole volatili che esprimono la sete negli alberi tropicali, in caso di grave siccità, possono fungere anche da nuclei di condensazione del vapore acqueo in gocce di pioggia. O ancora: per favorire l’impollinazione il gigaro mangia mosche attrae le mosche della carne fingendosi un animale morto, e riuscendone a imitare alla perfezione l’odore nauseabondo. Il mais invece, per difendersi dai bruchi, emette un odore capace di attrarre gli animali che del bruco sono predatori. E ci sono persino studi che accreditano una specie di telepatia vegetale: sembra ad esempio che le piante d’appartamento emettano segnali, misurabili con sensori, quando s’avvicina loro un estraneo. Infine c’è la musica: avendo scoperto che ogni proteina emette un’onda particolare, non udibile dall’orecchio umano, il fisico Joël Sternheimer ha convertito queste frequenze in melodie e le ha fatte ascoltare alle piante. I pomodori, esposti alle frequenze di una delle proteine con cui fanno fronte alla siccità, l’hanno prodotta in misura tale da poter quasi fare a meno dell’acqua.(da Giulia Villoresi Il Venerdì La Repubblica)
Chernobyl è una lezione non imparata
Difficile recensire questo particolare scritto di Sebastiano Vassalli: un omaggio alla poesia? Un omaggio ai veri poeti e non agli “scrittori di poesie”? Un annuncio, una folgorazione?
Leggendo, immersi nelle cose del mondo dei sette protagonisti, Omero, Qohèlet, Virgilio, Rudel, Villon, Leopardi, Rimbaud, tra vizi virtù e miserie di vite di uomini, tra le loro lacrimae rerum, cogliamo un messaggio che va oltre la realtà contingente che l’autore racconta:
“L’unico miracolo che si compie dai tempi di Omero e da prima ancora, e che non può essere dimenticato o messo in dubbio perché chiunque può farlo rivivere con la lettura, è quello delle parole che trattengono la vita. È la poesia. La poesia è vita che rimane impigliata in una trama di parole” (dalla Conclusione. Qualcosa di divino)
Un testo quello di Vassalli che va letto perché è anch’esso “parola”, per riuscire ad avvertire il “miracolo” attraverso il racconto di momenti di vita, conosciuti o, in mancanza di dati, immaginati, partendo da Omero, passando attraverso Virgilio, il poeta costretto a cantare la Fama, o cercando l’amore lontano con Rudel o immaginando il borghese ingentilito che potrebbe essere diventato Villon per poi concludere con Leopardi e l’adolescente Rimbaud: poeti la cui vita è rimasta impigliata nella trama di parole che hanno intessuto, lasciandoci questo miracolo che “È l’unico miracolo possibile e reale, in un mondo dominato dal frastuono e dall’insensatezza. È la voce di Dio”.
Un messaggio che va oltre le vite dei sette poeti che Vassalli ha scelto di raccontare e forse per questo “Amore lontano” non può definirsi né un saggio o un testo sulla poesia, né una serie di racconti sulla vita di sette poeti, vuole essere un messaggio universale che può raggiungere tutti, perché riguarda tutti, proprio perché “Siamo personaggi di un poema indecifrabile e infinito”.
Il volto di Saffo come un epitaffio accompagna tutto il testo nell’apertura di ciascun capitolo e nella copertina delle prime edizioni



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(Da Cristina Nadotti Il Venerdì La Repubblica)
Così nasce l’universo, il fisico Tonelli al Tirreno
LIVORNO. Il professor Guido Tonelli, fisico al Cern di Ginevra e professore all’Università di Pisa, presenterà a un pubblico di lettori del “Tirreno” e di studenti delle scuole superiori livornesi il suo ultimo libro “Genesi”. L’incontro si svolgerà stamani alle ore 11 nella sede del Tirreno (viale Alfieri 5). Tonelli è stato coordinatore e portavoce della ricerca che ha portato alla scoperta del Bosone di Higgs, una scoperta che ha cambiato il modo di leggere la nascita dell’universo e che venne premiata poi con il Nobel per i due fisici, Englert e Higgs, che ne avevano teorizzato l’esistenza. Da qualche anno, all’attività di docente universitario e di ricercatore al Cern, Tonelli affianca con altrettanto successo quella di scrittore e divulgatore come testimoniano i suoi libri “La nascita imperfetta delle cose”, “Cercare mondi. Esplorazioni avventurose ai confini dell’universo”, “La nuova fisica delle particelle e i segreti dell’universo”. Il titolo del suo ultimo libro, “Genesi”, non è ovviamente casuale, ma si rifà all’altra Genesi, quella più nota, dell’Antico Testamento. Se quella era la spiegazione mitica e religiosa della nascita del mondo, creato da Dio in sette giorni, quello di Tonelli è il racconto che la scienza oggi è in grado di fare dell’origine del cosmo, nato insieme dal caos e dal caso, se vogliamo giocare con le parole. Un racconto anche questo articolato in sette “giornate” che hanno però una durata ben diversa tra loro: si va dalle frazioni di secondo delle prime “giornate”, decisive, che indirizzano poi l’evoluzione cosmica, ai miliardi di anni delle fasi successive. Un universo nato dal “vuoto” e della sua energia, diventato quello che è grazie a impercettibili asimmetrie e irregolarità nella sua prima espansione. Tonelli ci guida in questo straordinario viaggio a ritroso nel tempo affiancando alla storia del cosmo riflessioni nate sul terreno della cultura classica, della letteratura, della storia dell’arte e dell’umanità. C’è anche un altro motivo che spiega la scelta di quel titolo e Tonelli lo spiega nell’ultimo capitolo quando cita l’incontro con il gesuita e teologo padre Cesare Geroldi autore di un’osservazione illuminante e apparentemente paradossale con cui definiva la Genesi (quella biblica) come «un libro che parla del futuro». Perché Tonelli ne è convinto: la storia delle origini è una necessità a cui l’umanità non può rinunciare. Di più, è un elemento di identità che rafforza la nostra presenza nel mondo, così emotivamente fragile. Nella storia dell’umanità la narrazione, prima mitica e poi religiosa, delle origini ha aiutato Homo Sapiens nell’affrontare le avversità dell’esistenza ed è diventata un punto di forza evolutivo. Ora il racconto spetta alla scienza. Stamani alle 11 Tonelli sarà nel salone del Tirreno. Dopo l’introduzione del direttore Fabrizio Brancoli, il fisico terrà una sorta di “lectio”, risponderà alle domande e firmerà le copie del libro.
Galateo per ragazze da marito nell’epoca di Tinder
di Flavia Piccinni
«Molte fidanzate ambiziose preferiscono, per l’anello, un’enorme acquamarina a un minuscolo brillante. Ma consultatele in proposito: ce ne sono molte che preferiscono il minuscolo brillante all’enorme acquamarina». Scriveva così, riguardo l’anello di fidanzamento, Irene Brin in quel fortunato volume battezzato “I segreti del successo” alla metà degli anni Cinquanta. E scriveva anche, Irene Brin, di molte fidanzate e di molti fidanzati, del corteggiamento e di quello che vi deve (almeno in un mondo ideale) seguire. Lo faceva con quella prosa leggera e gentile, ma non meno pungente e ironica, che l’ha resa e mantenuta celebre, nonostante i decenni trascorsi e i numerosi emuli. Non è un caso dunque che Irene Brin venga spesso e molto giustamente citata – insieme a Donna Letizia, ma anche a Jolanda o a Elena Canino – nel saggio firmato dalla giornalista appena pubblicato da Bompiani (pp. 256, EUR 17). Il libro – proposto nella collana diretta da Stefano Bartezzaghi – è una sorta di riflessione allargata sul tema del fidanzamento e del matrimonio, ma anche una guida attraverso le pubblicazioni fra il 1861 e il 1968 focalizzate sui costumi. L’ironia di Soave affronta con un piacevole cinismo – che ricorda vagamente l’approccio leggiadro di Samantha in Sex&TheCity – le questioni di cuore e di portafogli, piacevolmente smarrendosi in talune analisi che si dimostrano comiche fino a lambire la tragedia (come la condizione di zitella o la reputazione della stessa), preoccupandosi tanto delle condotte da marito quando delle nuove tecnologie come Tinder che rendono le moderne Biancaneve meno credibili e innocenti. Non si esibisce cattiveria né sociologia da quattro soldi. Anche per questo ne esce fuori una lettura piacevole, sublimata da una degnissima bibliografia.


di Elena Loewenthal
[…]come spiega Moro in queste pagine tanto avvincenti quanto illuminanti, il razzismo, cioè la convinzione che l’umanità sia fatta di alti e bassi separati da confini invalicabili, permea anche la lingua. Varie teorie, del passato quanto del presente, sostengono infatti che vi siano lingue migliori, più evolute di altre. O ritengono che certe culture, certe forme di pensiero, certe vette concettuali siano possibili solo in alcuni universi lessicali e non in altri. La linguistica dimostra invece che la parola non è solo uno strumento di comunicazione ma un vero e proprio «tessuto» del cervello comune a tutta l’umanità, proprio come il Dna.
Animali tutti da scoprire con Mathilda Masters