Vittoria Baruffaldi “C’era una volta l’amore” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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Chris Ferrie “Fisica quantistica”. Baby scienziati. Ediz. a colori, articolo di Ilaria Amato da D La Repubblica

Storia del padre che insegna la fisica quantistica ai suoi bambini. E anche ai tuoi

Ha 38 anni, 4 figli e un contratto da ricercatore di fisica quantistica all’Università di Sidney. A rendere famoso Chris Ferrie è stata però l’ambizione di spiegare con termini semplici nozioni astruse ai piccolissimi con i libri Baby Scienziati, adottati anche da Zuckerberg per le sue figlie. Ecco i segreti di un padre divulgatore per crescere bambini amanti delle STEM (ndr.: La sigla STEM identifica quattro campi di apprendimento: scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).

Valeria Rossi “I segreti per avere un cucciolo educato” recensione di Flavia Piccini da Il Tirreno 20 gennaio

Diventare grandi amici del proprio cucciolo
di Flavia Piccinni
Esiste un adorabile libro di Charles M. Schultz che si intitola “La felicità è un cucciolo caldo”. In copertina c’è Lucy che abbraccia Snoopy. Ed è a questo meraviglioso libretto – ancora disponibile nell’edizione del 2002 di Dalai Editore – che penso iniziando l’utilissimo libro di Valeria Rossi “I segreti per avere un cucciolo educato” (Paco Editore, pp. 160). Rossi – savonese classe 1953, prematuramente scomparsa nel 2016 – è considerata nella cinofilia italiana come una delle più appassionate e competenti istruttrici; ha alle spalle 25 anni di allevamento e di addestramento, ha firmato oltre cento libri cinofili, curato la serie televisiva “I fedeli amici dell’uomo” e condotto il programma TV “Ti presento il cane”, che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è una rivista online. I suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia ed è in questo testo dedicato ai cuccioli emerge tutto l’amore per la creazione di un rapporto di amicizia con l’amico a quattro zampe, che deve essere alimentato da passione, voglia di stare insieme, comprensione e gentilezza. “Siccome il cucciolo non parla la nostra lingua (almeno per ora, poi in parte la imparerà) dobbiamo parlare la sua”. E Rossi insegna – passando da capitoli pratici, e dando consigli utili che trascendono spesso il rapporto con l’animale – come educare e stare insieme al proprio amico a quattro zampe, uscendo dal rapporto antropocentrico che spesso ha guidato il legame uomo/cane. Il ricavato dell’acquisto è devoluto al Fondo Amici di Paco, associazione nazionale senza fini di lucro nata per promuovere e sostenere attività a tutela degli animali e prevenire il randagismo. Motivazione in più per leggere. —

Franco Cardini “Lawrence d’Arabia” recensione da Il Venerdì La Repubblica 3 gennaio

[…]nato come una serie di trasmissioni radiofoniche, lo storico compie proprio un viaggio nell’enigma, in quella “sorta di sfinge” che fu il colonnello inglese, nato nel 1888 e morto nel 1935 in un incidente di moto, sua grande passione. Chi era in realtà, Lawrence? Erudito, mitomane, eroe, spia, doppiogiochista, “paradossale cultore dell’eccesso attraverso la rinunzia?” Le risposte in questo notevolissimo ritratto,(da AI.Ri. Il Venerdì La Repubblica)

 

 

vedi anche l’intervista di Paolo Mieli a Franco Cardini  su Lawrence d’Arabia   

e anche

vedi anche l’intervista a Franco Cardini su Lawrence d’Arabia

           

               

 

Michele Ferrari “Noi abbiamo futuro” presentazione di Giulia Villoresi da Il Venerdì La Repubblica 27 dicembre

Nel 2012, in un paesino del Bolognese, è nata Radioimmaginaria, la prima radio web europea gestita solo da adolescenti, Oggi ha circa tremila ascolatori al giorno, oltre cinquanta redazioni sparse per l’Europa e trecento speaker dagli undici ai diciassette anni. Dietro tutto questo c’è il regista e autore televisivo Michele Ferrari, classe 1960, che nel libro Noi abbiamo futuro (Marcos y Marcos, pp.320, euro 15) narra, mischiando fiction e cronaca, l’evoluzione di un progetto che ribalta ipso facto l’immagine degli adolescenti isolati e confusi. […] Dopo aver offerto a questi ragazzi”una rampa di sgancio”, Ferrari ha proposto a undici di loro di andare dall’Emilia Romagna a Stoccolma con un’Ape Piaggio allestita come stazione radio, per incontrare Greta Thunberg. C’è una rivelazione elettrizzante in quest’avventura, e in questo libro: abbiamo futuro (da Giulia Villoresi Il Venerdì La Repubblica)

 

 

 

 

 

Elisabetta Moro “Sirene. La seduzione dall’antichità ad oggi” recensione di Lara Crinò da La Repubblica Cultura 29 dicembre

Lasciamoci sedurre dal mito delle sirene

di Lara Crinò

[…]Ulisse su consiglio di Circe si fa legare all’albero della nave per ascoltare le sirene, mentre i suoi compagni — le orecchie chiuse dalla cera — conducono l’imbarcazione lontano dagli scogli dove quegli esseri misteriosi ammaliano i marinai con la loro voce e ne fanno strage. Nell’antica raffigurazione, lo scaltro Ulisse fissa il cielo e le tre creature alate, dal viso di donna e dal corpo d’uccello, che lo sovrastano: una di esse, disperata, si sta gettando in mare.

È con questa immagine che l’antropologa Elisabetta Moro dà avvio al suo Sirene. La seduzione dall’antichità ad oggi , edito dal Mulino. […]

Nell’antica Grecia, ai tempi di Omero e ancor prima, ma anche in tutta l’Etruria, le sirene — figlie del fiume Acheloo — sono figure di confine. Nel loro canto (sirena deriverebbe dalla radice semitica sir, che in ebraico vale per musica e cantico) c’è un segreto, che nell’ Odissea lo stesso Omero non svela, ma che riguarda il limite tra vita e morte, tra terra e cielo. […]

Ma le sirene sono, da sempre, anche legate all’acqua: secondo il mito, sarà sui resti della sirena Partenope, che si è uccisa dopo la beffa di Ulisse, che verrà fondata Napoli. Da dove arriva quest’altra iconografia? Dalla dea Syria, divinità mediorientale dalla coda di pesce, il cui culto, al seguito degli schiavi di quelle terre, trasmigrò in Occidente e divenne popolare nella Roma imperiale.[…](da Lara Crinò La Repubblica Cultura)

Alessandra Necci “Caterina de’ Medici, un’italiana alla conquista della Francia”, recensione di Flavia Piccinni Il Tirreno culture 16 dicembre

Caterina de’ Medici, una fiorentina a Parigi
di Flavia Piccinni
Chi era Caterina de’ Medici? Quale storia segreta del suo tempo ha custodito e segretamente indicato? Sono queste alcune delle domande cui risponde nel corso del suo ultimo bel romanzo – che ha il rigore del saggio e la piacevole prosa della narrativa – la scrittrice Alessandra Necci che con “Caterina de’ Medici, un’italiana alla conquista della Francia”, appena uscito per la veneziana Marsilio (pp. 384, EUR 18) guida il lettore nella Firenze del Cinquecento per raccontare della figlia di Lorenzo, sposa di Enrico II e madre di tre monarchi di Francia, donna di straordinaria intelligenza politica e sociale, nonché dotata di grande talento relazionale. Orfana di entrambi i genitori, appena 14enne Caterina arriva a Marsiglia nel 1553 per andare in sposa a Enrico d’Orléans; ed è dal suo arrivo che si apre questa epica narrazione che tratteggia il profilo di una donna colta e guardinga, consapevole della crudeltà del mondo e degli intrighi di corte, instancabile analista dei benefici e dei rischi sottesi alla vita di corte. Paziente, intraprendente, silenziosa e severa, Caterina diventa, pagina dopo pagina, una donna capace di dominare il tempo e le pulsioni per un bene superiore, una donna che da “fiorentina” – come veniva apostrofata – riesce a gestire a suo piacimento la corte francese per oltre trent’anni e che attraverso la cultura e l’arte sa incantare gli alleati ma soprattutto i nemici. La lettura sarà certamente gradita non solo agli appassionati di romanzi storici, ma anche a chi cerca nel passato strumenti per decifrare la nostra oscura epoca. —

Marco Filoni “Inciampi. Storie di libri, parole e scaffali” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno Culture

La biblioteca di Marco Filoni, un piccolo mondo infinito
di Flavia Piccinni
La storia di un libro non è solo quella che racconta fra le sue pagine, ma anche – e soprattutto – quella che si nasconde dietro il suo lavoro, e che è fatta di incontri, ossessioni, appuntamenti mancati e mistero. La storia di una biblioteca, dunque, diviene una moltiplicazione esponenziale di vissuti, narrazioni, ambizioni e frustrazioni. A raccontare questo piccolo, infinito, mondo è Marco Filoni con “Inciampi” (pp. 72, EUR 13), pubblicato di recente dall’editore indipendente Italo Svevo. Filoni – nato a Fermo nel 1975, già dottore di ricerca in Storia della Filosofia e giornalista culturale, nonché autore e curatore di molteplici e rilevanti testi per prestigiosi editori, come Gallimard e Adelphi – guida il lettore in una biblioteca che, come notava Umberto Eco, è scoperta e come ripeteva Roland Barthes genera non poca frustrazione poiché «il libro desiderato non è mai dove lo si cerca». Molteplici, e spesso meravigliose, le storie raccontate – come quella di Henri Cinoc, reale e contemporaneamente invenzione di George Perec, indemoniato dai libri – o le citazioni più disparate. Da apprezzare, oltre il gusto per la raffinatezza dell’autore, la sua sincerità, che con un bonario sorriso mette a nudo la verità dello scrittore: quello «stare lì, seduto, prorogando le parole da scrivere per fare altro – di solito, altro di vanamente infruttuoso e gioiosamente futile. Fino a quando non si avvicina, ineluttabile e arcigna, la data di consegna: ecco allora che alla paura di scrivere qualcosa di brutto subentra la paura di non scrivere nulla». Un pensiero che potrebbe essere applicato a qualsiasi cosa – dal fare i compiti di scuola, al consegnare una relazione a lavoro – e che viene sublimata dalla straordinaria tendenza al procrastinare espressa nella nota massima di Mark Twain: «Non rimandare a domani ciò che puoi fare dopodomani». Come contraddire la straordinaria verità contenuta in quest’unica frase?

Francesca Sgorbati Bosi” “Non mi attirano i piaceri innocenti. Costumi scandalosi nella Parigi del Settecento” da Il Tirreno Culture

 

Nella scandalosa Parigi con Sgorbati Bosi

di Flavia Piccinni

Libertà dei costumi, delle ambizioni e delle speranze. Consumismo sessuale. Dipendenza dal gioco. Intraprendenza negli inetti, e nessun desiderio di faticare. Cortigiane, preti, re, lesbiche, commissari e mantenute. È questa la scandalosa Parigi di cui scrive nello spassoso e sorprendente “Non mi attirano i piaceri innocenti” (Sellerio, pp. 330) Francesca Sgorbati Bosi, che spesso si è occupata di temi affini.«Nei salotti – nota l’autrice – si faceva sfoggio di eleganza, umorismo e belle maniere, e i francesi erano certi di essere la nazione in cui la socialità era assurta a un livello di perfezione irraggiungibile», eppure gli osservatori stranieri non perdevano occasione di notare come “fosse raro incontrare competenza, studio e applicazione, senso del dovere, dedizione al bene pubblico, concretezza». Qualcuno direbbe: corsi e ricorsi di una storia ciclica. Al clima di perdizione si allinearono anche la pittura, che «trascurò i soggetti sacri e mitologici, e si dedicò sempre di più all’erotismo», e la cucina: «i cuochi si adeguarono al dilagante edonismo, con abbondanza di ingredienti afrodisiaci, ricette sempre nuove e complicate». In questo mondo alla rovescia – nel quale l’autrice guida il lettore in modo molto appassionante, accompagnandolo in una narrazione densa di perdizione e di curiosità – il bon ton smette di essere un modo per stare al mondo, e viene sostituito dal libertinaggio più sfrenato, dal conto del «numero di amanti ridotti sul lastrico o di dame compromesse per le spese folli e le perdite del gioco». E, naturalmente, dal cinismo. —

Ilaria Bonuccelli “Per ammazzarti meglio” da Il Tirreno Culture 22 novembre

presentazione del libro “per ammazzarti meglio”

Se lo Stato è complice
della violenza sulle donne
Viareggio. «Sciolgo te e i tuoi figli nell’acido». Non è una minaccia. È una promessa. Pochi mesi dopo, l’uomo prende un coltello e tenta di assassinare la moglie. Ci riesce quasi. Con il figlio di un anno ci riesce. Sette coltellate. Nessun giudice, nessun medico lo aveva ritenuto pericoloso abbastanza da allontanarlo dalla famiglia. Un giudice, invece, c’è che pensa di dover tenere lontano uno stalker dalla sua ex compagna. Forse perché ha già tentato di ammazzarla un paio di volte. Si è anche fatto la galera e non ha mutato d’avviso. Appena uscito ci ha riprovato subito. Allora gli impone un divieto di avvicinamento alla donna. Distanza minima: 3 metri. Di questo parla “Per ammazzarti meglio” (Pozzo di Micene editore), libro inchiesta in 12 storie sulla violenza di genere: di come lo Stato sia complice in tutte le sue declinazioni, dei femminicidi, dei maltrattamenti, degli stupri. L’autrice è Ilaria Bonuccelli, caposervizio de Il Tirreno, ideatrice per la sua testata della campagna che ha portato alla revisione della norma sui braccialetti elettronici anti-stalker. La presentazione del libro è oggi alle 18 a Viareggio, alla libreria la Vela, in via Garibaldi 19. —