
…continua a leggere la recensione di Oriana Allegri da Panorama Libri
Ora c’è anche il saggio
che “spoilera” i finali
di classici e bestsellers
MILANO.
Spoiler è un termine molto in voga nel linguaggio comune degli ultimi anni, utilizzato per indicare l’informazione che rovina la fruizione di un film, di una serie televisiva o di un libro, rivelando la trama, il finale e gli effetti più spettacolari, sciupando l’effetto sorpresa. In genere chi spoilera è visto malissimo. Immaginatevi dunque come possono essere viste Silvia Genovese e Martina Sala, le autrici dell’ironico “Spoiler – Il libro sui libri più b*st*rdo del mondo” (Magazzini Salani) in cui vengono svelati i finali e i colpi di scena dei più grandi capolavori e successi della letteratura internazionale, da “La Ricerca del tempo perduto” a “Harry Potter”. Con un bel senso dell’umorismo (ma anche con una punta di perfidia e un grande amore per la lettura) le due autrici hanno sezionato e ridotto in 80 schede quei libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, dai già citati capolavori di Proust e della Rowling alla Bibbia, “Cent’anni di solitudine” ma anche “Guida galattica per gli autostoppisti” e il primo “Diario di una Schiappa”. Di ogni opera ecco quello che serve : un po’ di sano nozionismo ( autore, lingua originale, anno di pubblicazione ) e poi qualche bella citazione da far cadere qua e là, come va a finire e, soprattutto, gli spoiler. Di ogni libro ne sono stati individuati i due o tre fondamentali, quelli perfetti per mandare di traverso la voglia di prendere in mano il volume. E, come in ogni guida blasonata, il grado di “spoilerabilità” più o meno elevato «a seconda che lo spoiler vi tramortisca, vi faccia prudere le mani o semplicemente vi scivoli via come una gocciolina di sudore. Cinque stelle spoiler sono roba da preoccuparsi». — J.P.
Consigli per dimagrire superando la paura di non farcela
di Flavia Piccinni
È estate. Fa caldo. E voi siete in sovrappeso (non dispiacetevi troppo, lo è un italiano su due). Avete evitato con attenzione quasi maniacale tutte le proposte per rimettersi in forma suggerite dal web – dalla dieta dell’avocado sostenuta con un budget pari a quello delle riprese di Ben-Hur su Facebook, a quella meno nota a base di frutti rossi -, e siete perfino riusciti a non leggere le decine e decine di proposte di riviste e libri e app per perdere i fantomatici “chili di troppo guadagnati durante l’inverno”. Se ci siete riusciti fino ad adesso, a fare lo slalom nella grasso-fobia, forse questa lettura non fa per voi. Se invece avete snobbato le proposte, alla ricerca di un’offerta ragionata e allo stesso tempo gestibile, forse vi potrà incuriosire il progetto di Stefano Erzegovesi, psichiatra e nutrizionista, già direttore del Centro per i Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano, che con “Il digiuno per tutti” (Vallardi, pp. 221) sostiene per mano il lettore paziente/lettore in un metodo studiato appositamente per «chi ha paura di non farcela». Erzegovesi propone così di praticare per un giorno intero un semi-digiuno per il corpo, assumendo non le solite quantità di cibo, bensì molte verdure di stagione e molti liquidi, nonché cibo ricco di probiotici; la disintossicazione proposta però non deve essere solo alimentare, bensì anche mentale: qualche ora in meno di telefonino e qualche passeggiata in più, alla ricerca di una concentrazione più mirata e non sconclusionata come quella ai tempi del multitasking a tutti i costi. Molti i consigli interessanti, agevolati dalla snella struttura del libro – che è un mix di storie ascoltate e frequentate dall’autore in anni di lavoro, sublimate in due personaggi fittizi – ed è in linea con i nuovi trend, secondo quella saggistica di imprinting americano che sta trovando crescente spazio negli ultimi anni. La lettura è semplice e molto diretta, capace di coinvolgere e di persuadere che tentare sicuramente non potrà che essere un giovamento.
Uomini, donne e stereotipi: viaggio nelle disuguaglianze
Come riconoscere le fake news. E avere dei dubbi
di Flavia Piccinni
Era il 1835. Il New York Sun riportò il racconto dello scienziato John Herschel e di quello che aveva visto sulla Luna attraverso un potentissimo telescopio. Ne uscirono fuori “sei puntate pubblicate a partire dal 25 agosto 1835, che narravano le scoperte dello studioso, peccato che lui fosse all’oscuro di tutto. (…) Le copie vendute dal giornale aumentarono a dismisura, e persino un gruppo di studiosi di Yale cadde nell’inganno. Solo il 16 settembre del 1985 l’editore ammise la bufala”. Da allora sono passati 184 anni, eppure le fake news sono riuscite a resistere. Anzi, sono state in grado di moltiplicarsi a dismisura, colonizzando taluni media e molto il web, arrivando a suggerire non pochi problemi nella quotidianità di tutti noi. Per rispondere con l’arma dell’intelligenza – o, quantomeno, del dubbio – è buona la soluzione offerta dal breviario “Fake news – Cosa sono e come imparare a riconoscere le notizie false” firmato da Michelangelo Coltelli già fondatore di BUTAC (acronimo di “Bufale un tanto al chilo”), molto attivo su facebook, e dalla giornalista e scrittrice Noemi Urso (toscana d’origine, adesso a Roma). Il volumetto, pubblicato da Franco Cesati Editore (pp. 103, EUR 12), è una corsa a ostacoli fra passato e presente per riconoscere non solo le fake news.E aiuta anche a difendersi da queste, ma anche dai meccanismi che sostengono il giornalismo a tesi, la manipolazione e le relative smentite, per non parlare della dieta mediatica necessaria per disintossicarsi. Se pensate di essere immuni da questo “virus”, vi sbagliate di brutto.Chiunque di noi ha ricevuto una catena di Sant’Antonio e ha dubitato, o si è trovato invischiato – suo malgrado – nella diffusione di una notizia che pareva vera. E invece…
La valle del Merse merita un viaggio, anzi più di uno, ricca com’è di antichi borghi e bellezze naturali. Il bacino idrografico, costituito da molti corsi minori, è punteggiato da mulini, testimonianza di una terra fertile e industriosa alle porte di Siena, e da miniere, legate alla varietà di minerali presenti e sfruttate sin dal medioevo, e cave; ma anche architetture cistercensi, tra le prime in terra di Toscana, che hanno lasciato suggestive tracce nel paesaggio e che gli conferiscono, insieme a quelle romaniche e medievali, un fascino armonioso, frutto di sinergie autentiche tra natura e attività umane, in uno scenario che incanta in tutte le stagioni, tra le brume invernali e le frescure estive. In questo contributo sono proposti luoghi e paesaggi, la storia e le leggende e molte immagini per illustrare questa valle, permettendo al visitatore un approccio “a macchie”, a cui si deve il titolo della collana, ma sufficiente a cogliere e l’incanto del paesaggio e le prestigiose architetture, civili e religiose nei centri abitati, che la impreziosiscono: Montieri, Boccheggiano, Chiusdino, Mulino delle Pile e del Palazzo a Brenna, San Galgano e Montesiepi Torri Sovicille, San Lorenzo a Merse, Ponte a Macereto, Tocchi, Bagni di Petriolo.
Nel volume i luoghi e i paesaggi sono organizzati seguendo il percorso del fiume Merse dalle sorgenti alla confluenza con l’Ombrone senese: da Montieri a Bagni di Petriolo.
La Collana Macchie di Toscana di Edida ripropone in cartaceo monografie e raccolte di articoli tratti dalla rivista tuttatoscana.net con lo scopo di diffondere a macchie la storia e le bellezze delle terre di Toscana.
A questo link la pagina Edida su Fb
S.P.
Della stessa collana: leggi la recensione su tuttatoscanalibri
La valle dell’Arno tra storia e geografia. Da Firenze a Pisa: dalle origini al 1333
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La Quarta di copertina con le foto del padule di Fucecchio di Enio Bravi
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La valle dell’Arno tra storia e geografia
“L’invenzione occasionale” è una raccolta di più di cinquanta testi brevi scritti dall’autrice nel corso del 2018 per una rubrica settimanale di The Guardian che ha riscosso un grande successo; tra i temi: l’autocensura, il primo amore, l’amicizia fra donne, il potere patriarcale. Le illustrazioni sono di Andrea Ucini.